ECONOMICA, I CONTRATTI E L'ORGANIZZAZIONE DEI LAVORATORI
12 dicembre 1969, chi non ricorda questa data? Iniziò nel nostro Paese la strategia della tensione, proprio quan do i lavoratori italiani ed anche quel li dell'estero, con le loro lotte, con dotte all'insegna dell'unità, si riap7 Propdavano del loro ruolo sulla scena Politica e sociale.
Da quel giorno seguirono innumerevoli date tragiche, che continuano a costel lare il cammino dei lavoratori verso il Progresso sociale, democratico e la pie na attuazione della Costituzione.
Apparve allora chiara la matrice del terrore: erano fascisti dichiarati, ohi muoveva però i fili di quei tragi ci burattini capì che la trama nera realizzava soltanto l'unità sindacale, Politica ed antifascista dei lavoratori. Le masse popolari trovavano così i modi e l'unità d'intenti per battere l'eversione. Quegli stessi burattinai ora Muovono i fili dell'altro terrorismo, quello che si definisce "rosso". Vi fu allora la trasformazione del terrorismo,
abbandonarono i gagliardetti, i manganelli e le bandier'e nere per tentare di coprirsi con le bandiere che sono dei lavoratori; si cominciò ad utilizzare e si usano ora sigle che tentano miseramente di imitare quelle gloriose della lotta partigiana di liberazione.
Fu proprio in quale periodo che i grandi mezzi di comunicazione di mas sa (radio, televisione, stampa varia) iniziarono una campagna di discredito che, per qualche verso, si accumunava all'interesse di chi voleva il terrore: nessuno di noi dimen tica la teoria degli opposti estre7 misti e il tentativo ormai chiaro di coinvolgere partiti che rappresentano massicciamente la classe operaia e i lavoratori.
Questo tentativo cercava di cogliere momenti di rottura all'interno di quella unità antifascista e antiterrorista, di salvaguardia della democrazia, faticosamente costruita dai
dai lavoratori. Solo negli ultimi mesi in modo ine quivocabile, la maschera di questi odiosi assassini è caduta: la bom ba alla F.L.M. nazionale, l'omici dio di Guido Rossa, l'assassinio di Alessandrini, hanno chiarito a tutti coloro che avessere ancora dei dubbi quale era l'obiettivo delle "brigate rosse" e di tutti gli altri gruppi. Il medesimo quin di delle stragi di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia, dell'Ita licus, quello sostanzialmente di cacciare indietro i lavoratori, di incutere loro la paura di par tecipare direttamente alle vicende politiche e sociali del Paese. Quest'atmosfere diede strada libera al fascismo già dal '21.
E' giusto osservare i problemi che abbiamo avuto al nostro interno: qualcuno parlava di scio peri di solidarietà, qualcun'al tro osservava che scioperare 13r ogni azione térroristica poteva essere uno stillicidio; credo però che non sia il caso di sop pesare con la bilancia del farmacista le ore di sciopero per questioni così gravi, nè credo giusto parlare di solidarietà. La strage di via Fani e l'uccisione di Aldo Moro hanno dimostrato, in modo estremamente chiaro, che se non ci fossero stati i lavoratori probabilmente oggi questo foglio non sarebbe uscito. Non fu allora la solidarietà a farci scendere in piazza, ma la consapevolezza di essere gli unici in grado, in quei momenti ed in altri succes sivi, di difendere in concreto la democrazia del nostro Paese.
Abbiamo svolto bene questo ruolo perchè il terreno democratico è quello congeniale alla clas se operaia, quello sul quale avan zare; per questo respingiamo fer mamente slogans assurdi del tipo: "Nè con lo Stato nè con le briga te resse", anche se i vari gover ni che si sono succeduti non ci sono piaciuti e spesso li abbiamo contrastati.
In questo Stato, sancito dalla Costituzione nata con la Resistenza, i lavoratori hanno saputo conquistar si pezzi importanti della loro avanzata (statuto dei lavoratori, sindacato di polizia che si sta faticosamente costruendo ecc.)
Qualcuno che assomiglia a coloro che hanno interesse a far crescere il ter rorismo in Italia, a livello internaizionale aumenta i profitti sulla repressione dei lavoratori: ne sono esem pio gli spostamenti di capitali in Bra sile, in Argentina, la stessa tragedia del Cile insegna con chiarezza chi sono gli oscuri mandanti degli eventi dolorosi di questi tempi.
Bisogna però osservare che di fronte abbiamo altri e cLmplessi problemi: la necessità di cambiare la struttura economica del nostro Paese.
L'assemblea dei delegati dell'EUR ha fatto scaturire la piattaforma program matica di politica economica costruita dai lavoratori: troppe volte però abbia mo pagato con i licenziamenti le scelte di altri, troppe volte il denaro pubblico (soldi dei lavoratori, unici a pagare le tasse) è stato usato in modo speculativo e privatistico dai vari personaggi del tipo di De Tomaso. Vogliamo contare di più nelle decisioni che ci riguardano.
In questo quadro s'inserisce il contrat to dei metalmeccanici, dei chimici, de gli edili e di altre categorie; infatlti la prima parte dei contratti richie de un sistema di informazione sulle aziende, su investimenti e occupazione, informazioni che ci permettono di attrezzarci per evitare eventuali licen ziamenti.
Le richieste di questo contratto tendono, in questo campo, a superare il li mite del contratto nazionale '76: si aggiunge il livello territoriale e di settore per avere una visione più complessiva dell'assetto produttivo del nostro Paese e quindi una linea più rispondente alle varie realtà.
Per raggiungere questi obiettivi si deve però rafforzare l'organizzazione dei lavoratori. L'iscrizione al Sinda
cato non deve essere vista come una specie di assicurazione sulla vita (non si sa, potrebbe essere utile!"), ma come l'unico mezzo per i lavoratori di organizzarsi e partecipare da protagonisti alla vita sociale e poli tica.
In questi ultimi anni abbiamo avuto delle flessioni di iscrizione alla F.L.M. nella nostra zona. Credo che questo dato sia recuperabile con l'impegno di tutti i delegati, gli attivisti, i militanti ed i lavorato-, ri iscritti al sindacato, che devono far conoscere l'Organizzazione Sindacale ed i suoi fini a tutti i lavoratori mediante un'azione capillare. 00000000000000000000000
Alla Metalli Preziosi abbiamo avuto in due reparti qualche disdet ta, motivata con delle esigenze reali che il Consiglio di Fabbri ca in qualche occasione non ha ben compreso. Credo però che abbandonare il campo sia la scelta più deleteria, perchè priva il C.d.F. e gli altri lavoratori del la possibilità di essere criticati per poi cambiare in meglio.
Si deve inoltre aggiungere che vanno poi battuti alcuni atteggiamenti di delega che vedono il Consiglio di Fabbrica come l'organo che risolve tutti i problemi mentre nella realtà è soltanto la partecipazione di tutti i lavoratori che veramente conta; senza di essa nessun sindacalista, nem meno il più illuminato, potrebbe agire con determinazione.
Racconta una storia il vento d'amore, di lotta, d'agonia, di un popolo che rifiorito alla conquista di un tempo nuovo. E l'uomo di tutti i giorni lavorava la speranza con un canto sulle labbra costruendo il futuro. Il canto divenne silenzio, mille mani rimasero fredde, cadde violenta la notte sopra gli sguardi vuoti E l'uomo che camminava fra bandiere fiorite. (Violetta Parra)
Prima di comporre questo giornalino abbiamo fatto delle riflessioni. In questa fabbrica da molto tempo si parla di lotta, di Resistenza, di giustizia, di libertà: più volte questi ideali ci sono stati mostrati come miraggi, qualcosa di lontano ed irraggiungibile, eppure con le nostre lotte ci rendiamo conto che proprio in questo luogo di lavoro ci sono uomini che non hanno paura di continuare, di scor gere nelle piccole conquiste il rinnovarsi della Resistenza, il ra2 . giungimeno della giustizia e della libertà.
Ricordo gli inizi della mia attività sindacale. Guardavo con attenzione, con ammirazione e anche con un pizzico di soggezione alcuni lavoratori: li sentivo parlare sicuri di essere nel giusto, di aver raccolto le indicazioni dalla storia per camminare verso una società migliore, una società che desse spazio a tutti, che permettesse alla gente di sentirsi realizzata.
Ero molto giovane, alla prima esperienza di lavoro; confusa dal desiderio di poter scoprire anch'io il loro mondo, i J)ro ideali, accettavo di far parte del Consiglio di Fabbrica.
I miei maestri erano uomini che avevano lottato sempre, prima nella lotta partigiana nella fabbrica e sulle montagne, poi contro la guerra fredda ed infine negli anni più movimentati di questo ultimo ventennio. Avevano tanto sofferto e sapevano assaporare ciù che di più vero e bello la vita offriva, a Trezzare le conquiste che ai miei occhi sembravano limitate, insufficienti, dare a me e agli al tri giovani del Consiglio di Fabbrica un indirizzo e la volontà di credere in qualcosa di giusto, di continuare con loro a lottare.
Ad uno di questi miei compagni e maestri ho chiesto: PERCHE' CONTI NUI A LOTTARE? Mi ha risposto:
Perchè continuo a lottare? La risposta più semplice e più giusta mi sem bra questa: PERCHE' CONTINUO A VIVE7 RE. Finchè vivrò lotterò, perchè ho dei figli, domani speriamo dei nipoti. Lotto per cambiare in meglio per loro e per me, cioè per noi, per tut ti.
Mio padre ha ormai ottant'anni, ha lottato tutta la vita e ancora non ha detto: "ORA BASTA,HO FATTO ABBASTANZA!".Perchè dovrei dirlo io?
Domani avremo un mondo migliore, Più giusto e dovrei vergognarmi di non aver fatto nulla per renderlo tale?No! Non sono un vile, penso che il dovere di un genitore non Si esaurisca nel nutrire e vestire i figli, questo è solo l'inizio, è necessario educarli con l'sempio e fare tutti qualcosa perchè anch'essi non abbiano a soffrire ciò che abbiamo sofferto noi, perchè chi ha vissuto l'esperienza del fa eciSmo, della guerra e della guerra civile poi, non dovrebbe illudersi che queste tristi esperienze non Possano ripetersi.
Chiudere gli occhi di fronte alla tri ste realtà è da incoscienti, un giorno i nostri figli potrebbero chiederci con to di come abbiamo speSo la nostra esi7 stenza e ne avrebbero tutti i diritti; penso che sbagliano coloro che non fanno altro che lamentarsi dei figli, dei giovani in generale. Ergersi a giudice è fa cile, giudicare se stessi con lo stesso rigore è più difficile, giudicare per nor essere giudicati non è questa la strada giusta.
Se è vero che i figli tendono ad identificarsi nei genitori non c'è da stupirsi se si ribellano, a volte anche in modo sbagliato, irrazionale, non deve eviden temente essere piacevole vergognarsi di chi si vuole imitare.
Ecco ciò che mi premeva di dire nella ricorrenza di questo 25 aprile. Quando penso al 25 aprile di 34 anni fa penso che, malgrado tutto, abbiamo fatto molta strada, ma molta e ancora difficile ne resta da fare.
di Ornella Colleoni e Massimo Marazzi
"LOTTO PERCHE' VIVO. e e li
FASCISMO. TERRORISMO, PER NOI QUALE DIFFERENZA?
12 dicembre 1969, nel mezzo della lotta per i contratti di lavoro, esplode a Milano una bomba in Piazza Fontana lasciando sul selciato sedici morti. Diverse sono le supposizioni sulla pa ternità del crimine: ai lavoratori sal ta però all'occhio immediatamente la sua appartenenza fascista. Da allora l'Italia è bersagliata da continui tragici avvenimenti che tenta no d'oscurare il cammino democratico. Dopo un periodo di fatta di chiara mar ca fascista, intersecati ad alcuni di dubbia provenienza (morte dell'editore Feltrinelli a Segrate), ecco apparire sempre più nitido all'orizzonte il ter rorismo che si definisce "rosso". I la voratori però capiscono anche questa volta di cosa si tratta e respingono il terrorismo d'oggi, come allora respinsero il fascismo.
Terrorismo "rosso" e "nero", atti di delinquenza comune sembrano formare un tutt'uno: unico bersaglio sono la democrazia e la Costituzione Repubblicana.
Molti innocenti perdono la vita: magistrati, uomini politici, studenti,operai, gente comune muoiono per la stessa atroce ragione, vittime innocenti del dilagare della violenza.
Come sarà allora il 25 aprile 1979?
E' un interrogativo che fa pensare, ma che merita immediata risposta: i lavoratori, come sempre, lo celebreran no e difenderanno le istituzioni democratiche.
"Di front quasi att atti poss umane" di 28 maggio piazza de to dopo i chiaro in tifascist
Guardando alla pubblicistica sindacale e del Consiglio di Fabbrica degli anni '70 non si trova tragico avvenimento che non venga respinto con determinazione.
Nel '73 si chiedeva che venissero eliminati fino in fondo "coloro che creano teatri come quello di Piazza Fontana, di Segrate, di Reggio Calabria, dell'uccisione dell'agente Marino, del la strage della Questura di Milano"(2) Nel '78 all'indomani della strage di Via Fani a Roma, dopo aver scioperato, dibattuto e manifestato spontaneamente in tutte le città d'Italia, i lavoratori respingevano "in piena lotta e mo bilitazione ogni e qualsiasi tentativo che scardini le istituzioni democratiche", come allora chiedevano "alle for ze politiche, democratiche ed antifasciste l'impegno più fermo per la difesa della democrazia"(3).
Dopo la notizia della morte di Aldo Moro esprimendo cordoglio alla famiglia della vittima indicavano "l'intenzione di essere fermi e vigilanti di fronte a qualsiasi provocazione o atto che ten ti di scardinare le istituzioni démocra tiche"(4)
(2) Lettera aperta al Presidente del Senato On. Amintore Fanfani, al Presidente della Camera On. Sandro Pertini, p.c. alla stampa: UNITA', AVANTI, GIORNO, MANIFESTO, AVVENIRE, 18.5.1973, Archivio C.d.F. M.P.
e a simili fatti ci si trova oniti, increduli che simili ano essere frutto di gesta cava un nostro volantino del 1974, giorno della strage di lla Loggia a Brescia, ma subi lavoratori proponevano un dirizzo:"Il nostro spirito an (4) a non ci deve lasciare inermi,
il popolo italiano che tanto ha lottato, perdendo migliaia di vite umane durante la Resistenza, per la giustizia,per la democrazia, per la libertà deve respin gere e non permettere più che gruppi settari ed eversivi distruggano il frut to di tante lotte e sofferenze"(1)
(1)Comunicato ai lavoratori della M.P., 28.5.1974, Archivio C.f.F.
Lettera indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Segretari dei Partiti democratici, alle OOSS CGIL-CISL-U.IL, 20.3.1978, Archivio C.d.F.M.P.
Alle sezioni di Paderno D. della D.C. alla Federazione Prov.Milanese della D.C., alla Federazione Nazionale del la D.C., 10 maggio 1978
Questi stral,oi non sono che dei pic coli riferimenti dell'indignazione e dell'impegno di lotta dei lavoratori della Metalli Preziosi. Con occhio vigile e sicuro nei "NAP" e nel le "Brigate Rosse" "rivedono ...(quei gruppi)...che agli inizi del fascismo spargevano paura e disordine nell'Ita hia", e nel loro scopo "portare ad un potere dispotico e assolutista, do ve le istituzioni democratiche soccom bano di fronte ai più brutali mezzi di repressione".(5)
La morte del sindacalista Guido Rossa, di un operaio, ha fatto crescere la volontà di lotta, di giustizia, di pa ce. Era un lavoratore come tanti ed è morto come tutti quelli caduti per la democrazia dagli anni '20 ai nostri tempi, sacrificato anche dalla mancan za di salvaguardia e di controllo da Parte delle autorità.
Quale 25 aprile allora? Torna retorica la domanda. Crediamo debba ritornare allora ferma la risposta: un 25 aprile nella lotta per la giustizia, la pace in Italia e nel mondo, lo sviluppo del Paese e della democrazia, l'abbattimen to del fascismo e del terrorismo; un 25 aprile insomma che ancor più di ieri ci veda gridare il nostro motto "CONTRO IL FASCISMO E IL TERRORISMO, ORA E SEMPRE RESISTENZA".
Attraverso la sequenza di alcuni comunicati dei lavoratori della M.P., abbiamo visto quanto questo grido non si riduca a puro slogan, ma diventi immergersi nel la realtà più dif"icile con la consapevolezza di aver elto la via giusta.
TAVOLA ROTONDA SUL TERRORISMO
parlano i lavoratori della Metalli Preziosi
Abbiamo chiesto la collaborazione di 13 lavoratori perchè questo giornalino fosse più completo e soprattutto raccogliesse il nostro pensiero su un tema scottante co me quello proposto.
Come in occasione del foglio precedente, uscito l'8 mar zo 1978, abbiamo intervistato persone di diversa fede Fo litica ed ideologica, iscritti e non iscritti al Sindaca to, per avere indicazioni più attendibili sull'analisi che i lavoratori fanno del fenomeno e sul moc,, più oppor tuno per combatterlo.
Unanime la condanna e l'impegno di lotta al terrorismo e ad ogni forma di violenza, distinguendosi ciascuno nella discussione delle cause e dello sviluppo del fenomeno.
Riteniamo interessante il quadro dato e proponiamo il di battito nei reparti e negli uffici su questo tema, convin ti che faccia parte della nostra proposta di lavoratori — per battere la violenza ed il terrore.
Domanda: Secondo il vostro parere, da dove proviene il terrorismo?
G. Barbieri - Il terrorismo non è nato semplicemente, è nato perchè ha trovato un certo campo d'azione, è venuta avanti una politica in Italia, inoltre non è nato og gi. Il fascismo è andato al pot e re con la violenza.
Dopo la Resistenza e l'unità che si era formata allora, gli iteliani sono stati divisi. Lo spazio lasciato da questa frattura, l'anticomunismo, la mancanza di riforme sociali, fra le quali quella della polizia e degli organi di sicurezza in genere,hanno dato spazio al terrorismo.Le sue cause non sono riconducibili solo a questi fatti, credo che la borghesia abbia sfruttato durante il fascismo gli eventi e sfrutti ora più che mai il terra risma.
Più passa il tempo e più mi con vinco che chi ha interesse a que ste cose sono i borghesi,le mas7 se popolari invece pagano dura-
mente. Se il Paese andasse a catafascio saprebbero subito come comandare!
Se in tanti anni il governo ha lasciato spazio al terrorismo è perchè si sono create le condizioni: Aldo Moro, con il suo sacrificio, ora più di ieri ha dimostrato che l'interesse alla violenza è soltanto di chi non vuole l'unità delle masse popolari e la politica d'uni tà nazionale.
G. CATTANEO I1 terrorismo per me viene dal non aver attuato la democrazia nella società. Coloro che a maggior ragione dovevano attuarla hanno fatto il pro prio interesse di gruppo o di classe piuttosto che quello comune. Ciò ha por tato la disoccupazione, le mancate rifar me sociali e la sfiducia nelle istituzio ni.
CAMERINI M.Per me proviene da una certa insoddisfazione di tipo sociale ed anche per qualche forma di nostalgia per il passato. E' molto difficile stabilire da dove: la gente che vi è implicata è di provenienza così contrastante che al cittadino risulta molto difficile com
Prendere a fondo. Il fine comunque se tondo me è sempre il medesimo: sovver tire l'ordine dem ocratico attuale.Cre do comunque che t rovi terreno in una società poco atti va: la gente si aspet ta molto di più d i quanto quella in cui viviamo effettiva mente dà.
L. FERRE' - A parte il terrorismo ricon ducibile alla delinquenza comune, mi sembra che il terrorismo politico sia in un certo senso da ricondurre al malcontento che abbiamo per la mancanza di governo. Secondo me, si riporta da una Parte agli atti di terrorismo prettamente fascista, di chi vorrebbe condurci ad una società di quel tipo, con tan to di manganello, dall'altra ad atti di coloro che richia mandosi a tesi marxiste socialiste vorreb bero portare l'Italia ad un potere defi nito "socialista", non ammettendo però i 1 confronto democratico che i partiti della sinistra storica invece ricercano
W. BRAMBILLA - A mio parere, il terrerismo non è nel malessere sociale,perchè se analizziamo b ene le figure dei brigatisti arrestat i (cosa facevano,chi erano ecc.) ci a ccorgiamo che è gente che bene o male poteva avere un certo be riessere economic o e quindi da questo puri to di vista non eranoemarginati. ragione della nascita e crescita del - errorismo, seco ndo me, va ricercata nei otivi politici. Negli ultimi anni c'è del malessere so ciale che può indurre a Pensare che il t erorismo venga da questo fenomeno, credo però, che una certa forma di collaborazione tra cosiddetto Partito armato e alcune frange di estremismo parlamentare sia più di natura inconsapevole che effettivamente voluta. Io cercherei la provenienza nella strut tura della società italiana, nelle cla s si e nei gruppi ai quali interessa que-1sto fenomeno. Sono convinto che la classe conservatrice italiana, da quella più illuminata, a quella più deleteria, lo ha insegnato il fascismo, sia l'origine del terrorismo.
G. BRESCIANINI - E' molto difficile individuare la provenienza ideologica o l'appartenenza ad un gruppo del terrori smo. Abbiamo infatti visto terroristi operai, impiegati, intellettuali ed anche manovalanza attinta dalla malavita.
Non sono neanche convinto che provenga dal malessere sociale; credo piuttosto che ci sia qualche "mente" che voglia nel futuro dimostrare di avere completamente in mano il potere, spadroneggiare ed opprimere. Sono inoltre convinto che il terrorismo abbia grossi finanziatori.
P.E.-Il terrorismo può provenire da diverse parti, ma ha un unico scopo: colpire la democrazia del Paese. Può provenire dai ceti alti, dai ceti medi, da quelli bassi. Certo, chi vuo e questa cosa ha la possibilità - comica e dirigenzia_ le perchè po - possa coinvolgere anche coloro che magari hanno una cer ta difficoltà economica, ha la pos7-sibilità di coinvolgere un po' tutti gli strati sociali. Quindi proviene da coloro che hanno molto dena ro.
A. TAUBER - Nessuno si è mai posto il problema di dove provenga il terrorismo. Io sono molto legato all'eti ca cristiana, credo quindi che lo sgretolamento della famiglia sia la base principale del malessere sociale oggi esistente. Su queste prospet tive ilterrorismo potrebbe attaccare. Non sono d'accordo, nel considerarlo proveniente dai ceti benestanti. Lo collegherei anche al banditismo. Può infatti finanziarsi attraverso le rapine, i sequestri di persone. Quello che ancora non ho capito bene è quale sia la vera mira del terrorismo. Se avesse avuto degli uomini veramente capaci ora non saremm0 a questo punto, probabilmente saremmo sotto la dittatura, non so di quale colore, perchè non si riesce a capirlo. Non penso che sia la tenuta del Paese a mantenere il regime democratico. Quando ci fu l'assai to all'armeria romana era notte ed il Paese stava riposando. Se avessimo un governo forte potrem mo prevenire e combattere il terro rismo. Dobbiamo inoltre dire grazie agli uomini della polizia che hanno ultimamente scoperto dei covi. Ci si può porre però la domanda: "Come mai adesso e non prima?"
P.E. C'è sempre qualcuno c he ha inte- destra. Del resto il processo a Taresse a muoversi solo in m omenti ben nassi, il SID dimostrano poca chiaprecisi. Sono convinta che dietro ci rezza anche negli apparati più alti sia qualcuno di molto "for te". dello Stato.
A. TAUBER Come mai da Piaz za Fontana non si riesce a scoprir e niente di sostanziale.
P.E. A mio avviso, perchè dietro ci sono uomini "insospettabil i", il cer vello manovratore.
A. TAUBER Nasce allora l'esigenza di un governo forte, che tenga conto dei nomi grossi.
P.E. Bisogna però vedere q uali sono i nomi grossi, eh!!
A. TAUBER Non vedo però la mira poli tica del terrorismo, mi se mbra fana7 tismo.Posso capire Alfatah e i Palestinesi, loro combattono p er un territorio, per liberarsi (D. C.del C.d.F.Quello non è trrorismo, é lotta di li berazione, la cosa è sosta nzialmente differente).Allora proprio non capisco.(O.C.- Credo sia quell a di portare ad un potere dispotico, ch e opprima la gente, che eviti le rif orme chie ste più volte dai lavorato ri, che impedisca la politica d'un ità nazionale).Ma le finanze posson o trovarle anche attraverso le rapine , torno a ripetere!!
E.P. Il bandito potrebbe anche farlo per togliersi lo sfizio, ma la conti nuità di queste azioni mi fanno pensa re ad un fine ben preciso che non è certo lo "sfizio" o 1"occasione.Anche la specificità delle azioni terroristi che mi fanno pansare che la mira sia l'ordine democratico: non vede che prima venivano colpiti uomini di primo piano, poi sono scesi all'uomo della strada, all'operaio? Credo che ormai tutti gli italiani vengano impauriti. Si ha perfino la paura di esprimersi, di essere spia ti e poi colpiti.
M. BOLLATI Non ho molta idea sulla provenienza del terrorismo, credo che sostanzialmente si sia sviluppato in seguito alla politica sbagliata di molti anni.
S. SARTI I1 terrorismo è il tenta tivo di sovvertire lo stato demo7 cratico e a tale tentativo concorrono i grandi imprenditori che furono gli iniziatori del fascismo. Strumentalizzano il terrorismo uni tamente alle frange estreme di cer ti partiti di centro e di centro -
M.MARAZZI - Il terrorismo nasce e si sviluppa quando una società arriva ad un punto di massima crisi e non vuole, nè riesce più a risolvere le contraddizioni che ha in sè. Guardando ad esempio alla Rivoluzione Francese e a tutte le vigilie di grandi cambiamenti storici vediamo il terrorismo svilupparsi, attecchire. Ha due origini: una sostenuta da coloro che non vogliono il cambiamento ed una da colo ro che lo vogliono, ma ad un certo pun to non hanno più fiducia nel popolo e decidono di scLoterlo con azioni violen te. Si potrebbe, per un attimo,tornare alla nascita del fascismo, al terrorismo anarchico dei primi del secolo. Quando venne lanciata la famosa bomba al Teatro Diana, il terrorista anar chic° gridò"Scuotiti popolo!!".
Ad un certo punto entrambe le origini si mettono sullo stesso piano; avviene quindi l'intrecCio tra delinquenza comune, terrorismo cosidetto "rosso" e "nero". Il terrorismo è sempre antipopolare.
Noi comunisti abbiamo usato il terrorismo in guerra, ma non in senso indiscriminato. L'atbiamo usato contro rir vasore, contro i fascisti, mai contro vittime innocenti.
Al mio paese è stato fatto un attacco armato alla caserma della Brigata Pappalardo, la brigata nera, che si trovava nelle scuole elementari. Noi par tigiani abbiamo avuto però la premura di spostare tutti gli ammalati dell'ospedale di fronte nelle stanze retrostanti, tutta la gente delle abitazio ni vicine è stata avvisata ed invitata ad andarsene. C'è stato il consenso della popolazione. Solo dopo abbiamo attaccato la caserma. Non eravamo contro tutti, solo contro chi ci opprimeva.
Anche- se dice di essere "rosso" il ter rurismo non ha fiducia nel popolo ed è vile perchè non si mostra e colpisce ogni momento, contro gente impreparata, contro persone disarmate e poi che non sono in guerra; solo i terroristi sono armati, gli altri no.
Siamo addirittura al punto che sparano alla gente 'ferma alla fermata del tram; il loro scopo è mettere paura, dato che si sentono isolati colpiscono vigliaccamente da ogni parte.
G. COLOMBO - Il terrorismo è un fenome no che si può verificare solo quando ci sono premesse strutturali abbastanza precise. Nel nostro caso, è un feno meno derivato dal fatto che in Italia non c'è un governo.Comunque, la tradizione italiana di malgoverno è così lunga da farmi considerare il terrorismo abbastanza normale: direi che è fi siologico.
La mia affermazione potrebbe essere contraddetta; infatti in altri paesi, dove il terrorismo è estremamente presente, ad esempio in Germania, non si può certamente dire che il governo sia assente. Scinderei allora un attimo il discorso: credo che l'humus che ha per messo la sua crescita in Italia, consi derando la mentalità e la tipologia dell'italiano, sia la conseguenza del
malgoverno. Nel caso tedesco credo invece diverse le premesse. Sono convinto quindi che un vero governo avrebbe evitato la crescita del terrorismo e che le manifestazioni ester ne di questo fenomeno (rapine, seque7 stri, attentati) siano proliferate so prattutto per la incapacità del gover no di prendere adeguate contromisure.
Credete che le lotte dei lavoratori di questi anni sia no servite a mantenere in piedi la democrazia nel nostro Paese? Perchè?
Un cittadino come dovrebbe reagire al terrorismo e cosa chiedere allo Stato?
G. BARBIERI - Non c'è dubbio che il Primo pilastro di garanzia per la democrazia siano state le lotte dei lavoratori. L'antifascismo, il '48, gli anni '50 e '60 dimostrano come il bagaglio d'impegno democratico della classe operaia sia infinito. Durante il ventennio fascista ha di mostrato una grossa presenza. Una delle mancanze più gravi in Italia è stata quella di non far conoscere nelle scuole gli ideali antifasci sti e la storia della classe operaia. Cos'è la democrazia, la libertà, l'an tifascismo, la giustizia? Sono interrogativi che non solo non hanno avuto risposta nelle scuole, ma neanche sono stati posti. La scuola è il ful cro dell'educazione, a maggior ragio ne avrebbe dovuto insegnare queste cdse.
Penso che se la democrazia vive ancora nel nostro tormentato Paese è
solo perchè la classe operàia ha lot tato, non certo per volontà di chi ha governato.
Il cittadino può fare molto contro il terrorismo. La Resistenza non è finita con il 25 aprile 1945, continua nella lotta perchè ci sia un governo che veramente comprenda gli interessi del cittadino: soltanto in questo modo avr, la forza di continuare a resistere.Sol) in questa maniera sarebbe al servizio dello Stato.
E' molto difficile cancellare un certo tipo di mentalità alla polizia cresciu ta con gli ordini e la mentalità fasci sta; per questo il Sindacato ha visto bene,nella sua democratizzazione e nel l'aggregazione di questo gruppo alle lotte operaie, un mezzo per unire i la voratori, sempre combattuti nel passato, ad uno strato ugualmente oppresso dalle umili origini della maggior parte dei suoi componenti.
- II-
G. CATTANEO - Se per democrazia intendiamo trattare allo stesso modo ogni cittadino, il Sindacato, pur con i suoi difetti ed errori, ha di feso bene lo Stato democratico.Democrazia significa confronto, difesa della libertà e partecipazione. Su questo terreno,molto hanno fatto le lotte dei lavoratori.
Allo Stato nel suo insieme e ai livelli più alti del Parlamento, sia ai gruppi politici al governo, sia a quelli all'opposizione, chiedo di fare il proprio dovere. I discorsi demagogici sono inutili; è importan te l'unità nella ricerca del bene so ciale.
M. CAMERINI - Penso che le lotte dei lavoratori siano servite per manifestare pubblicamente di non avere paura. Credo che il cittadino potrebbe fare molto da solo, scrollandosi di dosso la paura che ha, reagendo autonomamente con responsabilità, attraverso la denuncia dei fatti. Allo Sta to chiederei di essere salvaguardata. Il fatto di non esserlo, spinge la gente ad avere timore di circolare per le strade. Chiederei inoltre di impegnarsi con tutti i mezzi per smascherare non solo gli esecutori, ma soprattutto i mandanti, coloro che finanziano, al di là del delinquente co mune, gli insospettabili personaggi che nascondono un animo da lupo.
L. FERRE' - Credo che le lotte dei la voratori siano servite in maniera pre ponderante a mantenere in piedi la de mocrazia: democrazia significa libertà , uguaglianza a tutti i livelli, a livel lo scolastico, di lavoro,di inserimento nella vita sociale. Un cittadino dovreb be però interessarsi di più alla vita politica. Mi definisco "un pacifista", nel senso che preferisco stare tranquil lo e non interessarmi di politica, ognu no fa le proprie scelte ed io ho cerca7 to campi diversi d'intervento nel socia le.
Allo Stato chiederei di rinnovarsi: ab biamo da trent'anni di fronte le stes7 se facce, tanta buona volontà dichiarata, ma nulla di fatto. Gli chiederei inol tre di specializzarsi per prevenire e combattere questo fenomeno.
Il cittadino dovrebbe impegnarsi nel li vello sociale in cui è inserito, portando un piccolo ma sostanziale contributo.
W. BRAMBILLA- Le lotte di questi anni hanno portato un significato positivo che ha permesso di dare ancora un senso alla Repubblica e allo Stato e mantenere in piedi la democrazia. A parte la partecipazione alla mani festazione pubblica, nel privato il cittadino dovrebbe essere presente nei problemi reali, non sviato mediante i mezzi di comunicazione. Mi riferisco alla televisione, ai giornali, alla radio, al loro modo scorretto di fornire l'informazione Allo Stato chiederei di evitare la concentrazione delle testate.; chie derei inoltre di non sviare dai pro blemi reali, quali le riforme:patti agrari, riforma di polizia, riconversione industriale.
Chiederei,in sostanza, la linea portata avanti dal Sindacato all'EUR. Non a caso Lama, bersaglia to da sinistra per moderazione, vie ne ancora più bersagliato dalla Confindustria, perchè non vuole scendere a patti su questa linea.
B. BRESCIANINI - Non farei un'azio ne se non ne fossi convinto; per questo credo che le nostre lotte abbiano fatto molto per la democra zia, hanno avuto un grosso signifi cato. Se non le avessimo sostenute ora ci troveremmo in una situazione certamente peggiore. Se ci sedes simo daremmo la possibilità ai terroristi d'avanzare.
Allo Stato chiederei più serietà di chi governa o vuole governare. Ora non c'è. Si devono fare delle leggi, ma soprattutto si devono man tenere.
Ad esempio: se un brigatista viene arrestato e poi subito rilasciato per lungaggini o inadempienze di carattere burocratico, credo proprio che in questo modo non venga considerata la legge e quindi rispettata.
W. BRAMBILLA - Allo Stato chiederei inoltre la tiforma dei servizi segreti. Qualcuno potrebbe obbiettare ma sono stati distrutti? Mi pongo allora una domanda: "Quali servizi segreti?" Ecco perchè vedo positiva la riforma.
Vedrei una grossa lotta al terrorismo anche in questo modo.
A. TAUBER - Non sempre sono d'accordo su tutti i punti della lotta sindacale.Devo
Però ammettere che il Sindacato ha fatto Molto in questi anni. Oserei dire che forse ha"strafatto", perchè non si può avere tutto in poco tempo.
Se lo Stato fosse veramente forte, il cittadino potrebbe almeno chiedergli che le leggi vengano rispettate, che i colpevoli vengano puniti, che i processi vengano effettuati con una certa celeri tà, che la burocrazia venga snellita,che le pene siano più eque. Ad esempio vengono liberati dalle prigioni stracolme anche terroristi o delinquenti comuni che, pur avendo alle spalle una colpa grave, vengono liberati per decorrenza di termini o perchè prima erano incensurati. Questi ritornano poi,naturalmente, nelle file del terrorismo e del banditismo.
M. BOLLATI - Tutto sommato, credo che le lotte dei lavoratori siano servite per mantenere in piedi la democrazia.
SARTI - E' palese che le lotte dei lavoratori siano servite a mantenere in Piedi la democrazia, se i terroristi fossero riusciti a spezzare il fronte democratico dei lavoratori le cose andrebbero in un altro senso.
Il cittadino fra le cose da chiedere allo Stato dovrebbe includere leggi diverse, tenendo conto che alcune sono superate, vecchie di sessant'anni. Non è sufficiente però cambiare le norme di legge, bisogna cambiare le cose: combattere,ad esempio, la disoc cupazione, realizzare le riforme. Il cittadino dovrebbe partecipare di Più alle decisioni.
M. MARAZZI - Penso che le lotte dei lavoratori siano state la prima e ve ra scuola di democrazia. Allo Stato dobbiamo chiedere più impegno e serie tà. Se non si risolve la crisi, se non si cambia strada, se si fa un governo balneare o elettorale e non si risolve veramente il problema, perchè i lavoratori non sono chiamati al governo, peggioreranno le cose. Se un giovane non trova lavoro, sta tutto il giorno con le mani sulla Pancia, con il bisogno di soldi; prima o poi compirà qualche furterello lentamente scivolerà nella malavite e nel terrorismo. Nbn si può pretendere che la gente, i giovani siano onesti quando abbiamo di fronte esem Pi macroscopici di disonestà. Sindo na è stato incriminato addirittura in America per bancarotta fraudolenta
Riva del Cotonificio Vallesusa, fuggito in Libano con miliardi e miliardi, è stato un altro esempio. Si è formata addirittura la mentalità che se vuoi essere furbo devi rubare, assomigliare a questi uomini, devi fare soldi, tanti ed in poco tempo.
Se la gente assume questa forma men tale non lavora più,perchè lavorando non si fanno tanti soldi in fretta, anzi neanche in molto tempo. Occorre allora l'impegno di tutti i cittadini ed in particolare di coloro che hanno interesse al cambiamento delle cose. Starsene appartati significa non risolvere niente. Ci vuole una presa di coscienza del cittadino dei problemi reali del Paese e una effettiva partecipazione alla loro soluzione. Dobbiamo por tare tutti dei mattoni per costruire una nuova società, per avviarci al socialismo. Occorrerà ancora tempo, forse tanto, si passerà prima per un governo progressista, però non c'è altra via.
Il cittadino deve quindi reagire al terrorismo denunciando ed isolando i terroristi ed in particolare impegnandosi perchè si cambi strada.
M. BOLLATI - Ho abba stanza paura del le azioni terroristi che, se continueranno in questo m odo sarà sempre più difficile vivere . Ho paura, in particolare,per'l'av venire dei miei figli, perchè magari nel futuro pos sano essere coinvol ti. Inoltre, mi rendo conto, che moI te sono le persone che non compren dono bene la gra vità di questo fenom eno; in genere, mi pare che la gran parte delle persone sia un po) tr ascinata, in fon do si è individualis ti.
Allo Stato chiederei l'applicazione delle leggi e una gi usta punizione per i colpevoli, ins omma più giusti zia. Alle volte pref erirei vedere — uccisi i terroristi piuttosto che giudicati in tribuna le, anche se, sono convinta, dovre bbero in primo luogo essere distrut ti i mandanti.
E. PUGGIONI Non ho molte opinioni circa il valore delle lotte dei la voratori rispetto al mantenimento in Italia della democrazia.
Il cittadino singolarmente, secondo me, può fare poco, ma allo Stato deve chiedere più sicurezza: sicurezza del posto di lavoro, della casa, del vivere quotidiano, insomma tutto
ciò che il malgoverno non ha dato.
COLOMBO G. - Secondo me, i lavoratori non hanno tenuto affatto in piedi la democrazia; gli strumenti che hanno uniti non sono ancora stati utilizzati per questo scopo. E' stato veri ficato però un fatto: secondo me, in un'occasione abbiamo salvato la demo crazia, dopo l'eccidio di Via Fani il rapimento di Moro.In quell'occasio .ne le Confederazioni Sindacali hanno dimostrato a chiunque che nel giro di quattro ore potevano sollevare, comun que radunare, organizzare qualcosa come 5 milioni di persone. Quella è stata la prova generale, per chi ha in mano le trame del terrorismo, del potere organizzativo, più che della leaderschip, più che del potere cari smatico dei lavoràtori. Questo da un punto di vista operativo.Da un punto di vista più complesso, legato alla dinamica sindacale di questi anni, direi che i Sindacati o i lavoratori non hanno contribuito•a salvaguarda re la democrazia. L'effetto che i lavoratori possono portare è un effetto diminutivo rispetto ad alcune prese di posizione nei confronti di altre; infatti, non hanno ancora in mano la stanza dei bottoni. Ciò dipende dal fatto che le parti in Ita lia si dividono in un certo modo,che la nostra Costituzione prevede alcune e non altre cose.
Secondo il mio parere, dal '68 in avanti il Sindacato ha commesso errori che stiamo pagando ancora ades so; questo perchè non erano maturi, così come non lo erano gli imprendi tori, così come non lo era il gover no ad accogliere le richieste di queste componenti sociali.Non erano pronti per affrontare una situazione così complessa, con quella dinamica di crescita, basata principalmente su un boom economico definito "il gigante con i piedi d'argilla". Il Sindacato ed i lavoratori non hanno gestito nel modo più idoneo la crisi, quindi non hanno salvaguardato, a mio parere, la democrazia. Se la domanda fosse stata: "Ritenete che in futuro i lavoratori e le Confederazioni potranno salvaguardare la democrazia?" avrei risposto:"Ne sono convinto!".D'altra parte le capacità operative ed organizzative del sindacato sono tali da farmi considerare che se non abbiamo vissuto problemi ancora più grossi è perchè il Sindacato ha operato.
Non credo però che il cittadino singolo possa fare qualcosa contro il terrorismo, non ne ha gli strumenti, così come non credo che le elezioni del IO giugno possano cambiare le cose, perchè abbiamo una tra dizioni di paura nei confronti di al-1 cuni cambiamenti, di terrore nei confronti di altri, abbiamo trent'anni di nongoverno.
I Sindacati continueranno la loro azio ne come controaltare, in funzione del le forze che andranno al geverno, ma il singolo non potrà fare niente, anche se, a livello inconscio, sente il bisogno di fare qualcosa.
Ammesso che dietro il terrorismo ci sia qualcuno, questa mente non vuole istillare nell'opinione pubblica delle certeze, ma semplicemente dei ,dubbi. E' il medesimo processo, a mio parere, che nel '20 permise l'avanza ta fascista.Le rivoluzioni, i golpe ecc., del resto, sono sempre nati dai dubbi, dallo scontento.C'è bisogno dí certezza: allo Stato chiedo di essere Stato, di prendere le decisioni quando devono essere prese, anzichè demandarle ad altri.Se esiste il problema della casa, chiedo di intervenire non di fare leggi elettorali che non hanno realtà nella concretezza(vedi il Piano Decennale, finito con 4.000 miliardi congelati, che nel '64 avevano un valore ed ora l'hanno perso). C'è un'inefficienza di base, dovuta soprattutto alla burocrazia, che io considero retaggio borbonico. Secondo me, siamo un paese abbastanza borbonico.
Siete dell'idea che il terrorismo abbia radici nel malessere sociale? Perchè?
G. BARBIERI - Non credo che il terrorismo abbia radici nel malessere so-
ciale, il malessere sociale ha dato
7 piuttosto il terreno favorevole al
1- terrorismo. Se ci fosse stata una cor di retta politica economica e sociale non saremmo giunti a questi livelli, la zio violenza non avrebbe avuto svolgimento
G. CATTANEO - Sono d'accordo con Barbieri.
A. TAUBER - Forse il malessere sociale può essere il terreno sul quale il ter rorismo agisce, anche se per me il più grosso malessere è l'impossibilità per un individuo di poter esprimere se stes so, le proprie idee, i propri valori ecc.
ai Discutevo qualche giorno fa con un sin dacalista. Mentre una volta esistevano molti poveri, molti ricchi ed una clas se di mezzo, ora ci sono poschissimi poveri poveri, forse pochi ricchissimi e molti scontenti. C'è la fascia intermedia che non è nè povera nè ric ca, ma che non potrà mai diventare ve ramente ricca. Le entrate settimanali della Sisal potrebbero essere un riferimento.La gente di mezzo spera di raggiungere un vero benessere, c'è la ricerca del denaro. Questo dimostra il modo sciocco di ragionare di molte persone; il consumismo e la ricerca dei beni da usare ci ha portati a que sto stato.
P.E. Anch'io credo che il desiderio di accumulazione di denaro sia preponderante nelle persone, purtroppo i mezzi per farlo sono dei più meschini in genere e qualche volta si "spera nella fortuna".
A.TAUBER E P.E. Crediamo quindi che il terrorismo non provenga dal males sere sociale, vi trova piuttosto spa zio.
S. SARTI - Credo che una certa forma di malessere sociale abbia dato spazio al terrorismo. Le riforme mancano e la gente, purtroppo, arriva anche a 'ricercare strade illegali e violente. Del resto, l'italiano non subisce solo violenza dal terrorismo dichiarato, c'è una forma di violen-
za sottile che ogni giorno ci colpisce: l'impossibilità di poterci realizzare, di lavorare, di studiare, di avere una casa ecc.
G. COLOMBO - Nel periodo degli scioperi selvaggi, che qualcuno indicò come provocati, si creò il malessere sociale: non si comprese bene da dove veniva il terrorismo.E' necessario prima stabilire se è causa od effetto del malessere sociale.Secondo me è ingiusto che entrambe le cose vi partecipino.
E' vero che il terrorismo attinge dal la manovalanza comune, ma è abbastanza impreciso vedere nel terrorismo qualcosa che assomigli al fascismo o legato alle multinazionali, perchè: I) è nato prima che i comunisti voles sero andare al potere - 2) in una situazione che non era ancora di crisi pesante come quella attuale - 3)quando non si manifestava in modo così puro, quando era ancora allo stadio "teologico", dico "teologico" non a caso, era stato valutato dalle sinistre senza l'attuale determinazione; fatti come quelli di Trento invece erano i prodomi del terrorismo, della sua nascita ideologica..
Poichè non riesco a trovare una connessione di causa ed effetto tra la presenza del terrorismo e l'interesse dei monopoli che vorrebbero governare l'Italia, non riesco a valutare come questi ultimi potrebbero avere interessi in questo campo.Abbiamo inoltre osservato come i vari golpe facessero tenerezza per come erano stati costruiti e mandati avan ti, malgrado la presenza di "illustri" personaggi che gli volevano dare una parvenza di serietà.
Mi rimane un'ultima soluzione: il malessere sociale può avere provocato il terrorismo. Posso crederlo, perchè più aumenta la crisi, più il ter rorismo cresce.Si è iniziato inoltre con un terrorismo di tipo italiano, con molte parole e niente fatti, per arrivare ad un terrorismo di tipo teutonico, germanico con poche parole e tanti fatti.Abbiamo ereditato dall'esperienza tedesca l'organizzazione e l'espressione "cattiva" che un
terrorismo deve avere. Se non ci fossero state interferenze mitteleuropee non saremmo arrivati al punto attuale. (E.M. del C.d.F. - La penso diversamente. Se le multinazionali non avessero interesse al terrorismo e al fa scisma non potrei spiegarmi il Cile, non riuscirei a giustificare il tipo di organizzazione che vi sta dietro. Non è esatta, a mio avviso, la supposizione che alcuni fanno del fenomeno come intreccio tra delinquenza comune e politica.Esistono, secondo me, due centrali che si fondono solo nella manovalanza, non nel loro centro.Non posso spiegarmi altrimenti il Cile e l'Iran. Prima che lo Scià fosse costretto a lasciare l'Iran la risposta era pacifica, la sua partenza ha visto sfociare il terrorismo.Non credo che le 'sette sorelle" siano così tranquille da permettere che si passi altrove per portare il petrolio ai paesi utilizzatori. L'obiettivo non è quindi il terrorismo fine a se stes so,ma la dittatura.)
G. COLOMBO Una delle regole fondamentali dell'economia dell'impresa è il profitto. Carter ha abbandonato lo Scià quando si è reso conto che era un ostacolo ai suoi commerci.In Italia, torno a ripetere, non credo che i capitalisti siano così miopi da non accorgersi che esiste il mo vimento sindacale (E.M.-Parti sempre da una realtà tipicamente italiana , slegata dal contesto inter nazionale. Se il Sindacato italiano avesse attorno realtà come quelle cilene la sua capacità calerebbe. Gli interessi non sono solo legati allo sfruttamento della forza-lavoro italiana e a ciò che produce, vanno oltre; contiamo molto dal pun
to di vista strategico).
Forse hai ragione anche tu, non riesco però a quantificare l'effetto voluto. Siamo una nazione che conta pochissimo dal punto di vista produttivo in un contesto mondiale, ancora meno contiamo dal punto di vista dell'assorbimento. Perchè non farlo allora in altri paesi?Non credo che il consolidarsi del terrorismo potrebbe portarci ad una situazione politica tale da essere mutuata da altri.
E. PUGGIONI - Le radici del terrorismo non sono chiare, tutto è nel dubbio. C'è qualcuno che ha tutte le convenienze ad instaurare la paura per uscire con qualcosa che non si conosce.
R. R.
Come credete che il terrorismo si possa respingere a livello più generale?
G. BARBIERI - Credo che una corret ta politica d'uso dei mezzi d'infor mazione, una migliore conoscenza del fenomeno, dal punto di vista sociale e politico, nelle scuole, la possibilità da parte del Sinda cato e delle forze democratiche di promuovere dibattiti ed incontri potrebbero combattere il terrorismo. Si potrebbero sviscerare meglio le sue cause e gli interessi di coloro che lo manovrano. Credo inoltre che
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non sia solo italiano, ma abbia collegamento internazionale.
G. CATTANEO - Lo sciopero è limitato se non si riesce a far partecipare la gente a tutte le manifestazioni culturali, sociali e politiche. Se alle 9 di sera non finirà il coprifuoco, aumenterà lo spazio per i terroristi.
W. BRAMBILLA - Una grossa lotta al terrorismo la vedrei attraverso l'uso corretto dei mezzi di comunicazione.
In fondo, nei discorsi tra le persone c'è sempre la tendenza a guardare a destra e a sinistra, ad oriente e ad occidente per arrivare meglio a defi_ nire se si è per il russo o per l'ame ricano. Con questo metro di misura ci manca proprio una nostra identità. Fac ciamo parte dell'Europa e abbiamo una nostra storia ed una nostra cultura, quindi dobbiamo trovare una nostra stra da. Non si può continuamente parlare di sistema capitalista e socialista, questo non è il senso delle cose.Bisogna Parlare di una propria identità nell'Europa, una identità culturale, storica, politica, quella a noi peculiare. Questa naturalmente non in senso nazio nalista, ma per arrivare ad avere una Proposta politica e respingere il terrorismo.
B. BRESCIANINI - Come respingere il terrorismo a livello generale? Non riesco a capire come mai i servizi segreti non funzionino; ho la sensazione che vogliano intervenire ad eventi successi; infatti solo dopo l'accaduto in genere si passa all'azio ne.
W. BRAMBILLA - Il caso Feltrinelli spiega chiaramente in questi giorni quali fossero le implicazioni del SID. A questo punto, ci sembra ridicolo cercare le cause nei "rossi" o "neri" come si suol dire, sul malessere sociale o altro. Negli anni '50 c'era Un'altra forma. d'intervento e di rePressione, ora si sono fatti più raffinati, in conseguenza dei passi compiuti dalle masse popolari, per loro è quindi necessario essere illeggibili.
B. BRESCIANINI - Leggevo la scorsa settimana su di un giornale un inter vento di un giudice che parlava del gruppo terroristico "brigate rosse". Diceva che i terroristi potrebbero essere qualche migliaia o forse addirittura centomila. Non si possono muovere tante persone, tante etichette senza grossi finanziatori.Quella che vuole la violenza è quindi gente
che ha potere..
W. BRAMBILLA - L'anno scorso hanno calcolato che esistevano in Italia circa 2.000 sigle. Se contassimo solo 5 persone per gruppo avremmo 10.000 persone. Organizzare nel modo visto tutta questa gente significa avere grosse possibilità. C'è quindi un cervello che organizza a livello professionale.Le persone che poi arrivano alla lotta armata
secondo me si aggregano a questo cervello.I1 qualunquismo ci può arrivare. Individui che non conoscono bene tutta la cultura di sini stra possono usare strumentalmente: alcuni suoi spunti,attraverso slogans vari che nulla hanno a che farE con la storia e l'intendimento di questa cultura.
B. BRESCIANINI - Quando la certezza è così lontana non,credo che tutti sappiano a fondo quello che fanno. Sono convinto che spesso vengano pagati o mandati dall'alto, senza magari conoscere il proprio mandan te.
W. BRAMBILLA - Nella storia italia na abbiamo gr, visto il terrorismo potico aggregarsi alla malavita co mune. Ne è esempio la strage di Por tella della Ginestra e il bandito Giuliano.
W. BRAMBILLA -Se si formasse un governo più autorevole, si ripercuoterebbe ai livelli più bassi in modo positivo. Adesso c'è molta sfiducia. Se la gente avesse una chiara motivazione politica allora sarebbe spinta a partecipare.
A. TAUBER - A livello generale credo che il terrorismo si possa respingere con un governo più sta bile e autorevole. La stampa sareb be indotta a ridur7re la notizia al minimo indisperisabile. Molto ma le hanno fatto i giornali e la te7 levisione ad Aldo Moro_. Ogni giorno riportavano i comunicati dei brigatisti. Secondo me il loro modo di fornire la notizia dà troppo spazio e riconoscimento a chi span de il terrore. Andrebbero invece ignorati questi criminali!!
E.P. - Credo che alcune restrizioni o leggi speciali, che da qualche parte vengono chieste, potrebbero essere necessarie soltanto se conoscessimo bene l'avversario. Poichè ci è sconosciuto, almeno par-' zialmente, alcune misure drastiche peserebbero unicamente sul popolo italiano nel suo complesso.
Bisognerebbe avere un governo più giusto ed usare le leggi che ci sono, un governo capace di condannare i colpevoli, anche quelli che nessuno condannerebbe.
S. SARTI - Bisognerebbe parlare di più, creare dibattiti ed incontri sul terrorismo, comitati di
controllo, comitati antifascisti; si formerebbe così una vera coscien za civica e si respingerebbe a li-
vello più generale il terrorismo. Per me è necessario un controllo più fitto, più capillare.
"Fascista" e "Brigatista" come definiresti ciascuno dei due?
Il quesito ha provocato negli intervistati un momento di irritazione, quasi a voler rispondere con l'atteggiamento:"Che domanda ci fate?" - "E' naturale che risponderemmo sono la stessa cosa, cambia soltanto la sigla". Infatti, la maggior parte ha risposto in questo modo, soltanto alcuni sono scesi nello specifico.
FERRE' - Sono sostanzialmente degli estremisti.Fascista è uno che vorrebbe ripristinare un regime totalitario a suon di manganelli, brigatista è un estremista che vorrebbe raggiungere 'una società cosidetta "socialista", ma non si presta a com promessi democratici di ogni genere.
CAMERINI - Anche se l'impostazione ideologi ca sembrerebbe diversa en trambi usan o metbdi e fini simili: abbattere 1 a democrazia che, secondo me, va dife sa sopra ogni cosa.
G. BARBIERI - Definirli differenti si gnifica essere ingenui. Fascista era quello degli anni '20, allora serviva in quel modo per la borghesia, ora serve colorato di"rosso". Sono entrambi strumenti della borghesia: i capitalisti italiani vogliono la divisione dei lavoratori, l'unica solu zione è quindi trovare l'unità non so lo di lavoratori di ideologia diversa, ma anche l'unità politica democratica.
G. CATTANEO - Il fascista l'abbiamo co nosciuto, il brigatista si sta facendo conoscere, si comporta come il fascista degli anni '20. Entrambi sono antidemocratici. Se si vuole poi fare una distinzione, si può dire che il fascista era dichiaratamente di destra, il brigatista si potrebbe definire di pseudo-sinistra, ponendosi però fuori dalla storia del socialismo. Credo ab biano le stesse radici.
M. MARAZZI - La fine della mia analisi non può concludersi che in questo modo: se "fascisti" e "brigatisti" so no partiti da poli opposti sono arri-1 vati all'equatore e fanno lo stesso gioco, sono manovrati a secondo che al burattinaio faccia comodo tingerli di rosso o di nero.(E.M. - Avevano capito che le brigate nere mettevano assieme l'unità antifascista, quindi Marino cambiato rotta.)
G. COLOMBO - Se vogliamo fare delle distinzioni sulle origini, penso non sia il caso, se vogliamo giudicare quello che fanno sono entrambi dei farabuttoni maledetti: i primi per quello che hanno fatto, i secondi per quello che stanno facendo.
Direi che "fascista" e "brigatista" sono termini abbastanza abusati.Il primo fa del male, il secondo pure. Lo Stato che deve affrontare queste cose lo deve fare indipendentemente dalla parte da cui provengono.
Se devo invece giudicarli per le origini che hanno avuto potrei dire:"fascista" è uno in teoria che nasce per chè c'è un capitale che lo sorregge, "brigatista" è uno che nasce perchè è perennemente insoddisfatto. Considero però questa definizione diminutiva, sostanzialmente considero i termini abusati.
La gente si abitua a vedere nel "bri gatista" quello che in tribunale alza il pugno e dice "io sono un prigioniero politiOeio stesso alle volte lo associo a quest'immagine più che a quella dell'assassino di Moro; questo è molto grave.Chiarmalo "brigatista", come fanno i mezzi di informazione, significa riconoscerlo, come lui desidera. Io lo definirei "farabutto da strada", solo così sarei cruento e violento nei suoi confronti.
e ttere a)
Avrei alcune cose da dire sotto la voce "critica". Personalmente riscontro un certo disinteresse da parte di molte persone per la lotta con trattuale e il resto dell'atti vità del Sindacato. Alcuni esempi: assemblee retri buite. Il lavoratore smette di lavorare ma non è presente all'assemblea.
Il numero massimo di presenze è di 200 persone. Durante le assemblee la mensa è piccolis sima (sembra)perchè una valan ga di persone resta in fondo: ascolta sì, secondo me però re sta in fondo al locale anche perchè non partecipa attivamente, sembra piuttosto obbli gata a salire in assemblea co me se le discussioni non la riguardassero. Siamo (e dico siamo perchè mi includo) chiu si, timidi,abbiamo ancora una certa paura, una certa inibizione che dobbiamo vincere se vogliamo partecipare e soprat tutto capire le nostre lotte: Personalmente, dopo 6 anni di lavoro alla M.P., non capivo nulla, perchè uscivo (dopo 8 anni di lavoro da una ditta di crica 7-8 persone) senza esserne troppo convinto. Non capivo prima e continuavo a non capire alla M.P.
Non capivo perchè no ero passivo, non seg tentamente nulla. Se non mi toccavano non tivo.
Solo oggi, dopo un e coscienza mi rendo che senza essere sta to) di cosa dicono, fanno per me le pers compongono il C.d.F.
ma l'errore è nostro e solamente nostro...
Se una cosa non la si vuole oppure la si vuole e non ce la danno c'è un det to "volere è potere".
Quando ci sono gli scioperi facciamo vedere la nostra presenza sul posto di lotta e non al bar, cerchiamo di partecipare, in fondo le ore che per diamo non le ritroviamo più, possia m o portarci a pareggio con le ore perse soltanto quando abbiamo ottenuto ciò che vogliamo, ciò per cui lottiamo. Vi dico un'ultima cosa: restiamo uniti, uniti vinceremo la nostra battaglia, anche la storia lo insegna.
Nel contesto delle critiche, permettetemi di rivolgerne una anche al C.d.F.
I lavoratori secondo me debbono obbligatoriamente essere informati su tutti i movimenti o passi che il C.d.F. fa. Per esempio: ferie, ponti, colloquio fra C.d.F. e Direzione. Non è giusto tenere all'oscuro di tutto i lavoratori. Siamo sicuro che il ponte sia accettato dai lavoratori? Perchè non se ne è discusso in assemblea?
Il C.d.F. programma gli scioperi, guardando la realtà però sembra che ci sia un programma da rispettare e che le ore da fare si debbano effettuare ed il resto non conta
Aperto il cancello, lo sciopero si fa altrove, al bar, al caffè, al mercato addirittura.
n volevo uivo atle cose le sen-
same di onto(anto tocca di cosa one che
Molte persone nella vita so no state toccate nel periodo della guerra e dopo, ma non si rendono conto che le ca mice nere non sono sparite, ci sono sempre state, comandavano e imponevano allora, comandano e truffano adesso, Per loro è un gioco come il gatto forte e il topo debole ,
Non penso che quello di ges e assicurarsi quantitativo, di far sentir ai singoli la
il compito del C.d.F. sia tire le ore di sciopero che raggiungano un certo ma penso che sia quello e anche la responsabilità. voratori.
Un lavoratore dell'Amministrazione
Giuseppe VanzatiLa redazione di "Uniti si vince" è lieta di aprire la rubrica "Lettere al giornalino". Solo in questo modo puó diventare il vero mezzo di dibattito per cui è stato creato. Invita pertanto tutti coloro che lo desiderano a mandare il loro contributo al Consiglio di Fabbrica - Reda zione "UNITI SI VINCE.
SPAZIO DEDICATO AL C. R. A . L.
La retta via
A ogni chilometro ogni anno
alcuni vecchi dalla fronte ottusa indicano ai fanciulli la strada con un bel gesto di cemento armato
(Jacques Prévert)
Anche il C..R.A.L. vuole intervenire in quesi:E) ricorrenza del 25 aprile proponendo ai lavoratori l'acquisto di alcuni libri di letteratura e di saggistica:
.ETTERATURA SAGGISTICA
tarlo Levi "Cristo si è fermato ad :boli", Ed. Mondadori
tarlo Levi "L'orologio", Ed. Monda lori
Gabriele De Rosa "Storia del Partito Popolare", Ed. Laterza, Bari
Ezio Santarelli "Sul fascismo" 2 vol., Ed. Riuniti
:no Vittorini "Conversazione in Si Nicola Tranfaglia "Dallo Stato libera dila': Ed. Einaudi le al regime fascista", Ed. FeltrineT1J
Vittorini "Il garofano rosso"
:d. Mondadori
:no Vittorini "Uomini e no", Ed. londadori
;forgio Bassani "Il giardino dei Find- Contini", Ed. economica
F. Jochteu "La magistratura e i conflitti del lavoro nel regime fascista", Ed. Feltrinelli
Sergio Turone "Storia del movimento sindacale in Italia, 1945-69", Ed. Laterza, Bari
'ablo Neruda "Confesso che ho vissuto", Paolo Spriano "Occupazione delle fab Sugar briche 1919-20", Ed. Einaudi
lablo Neruda "Le poesie", Ed.economica
Federico Chabod "L'Italia Contempophael Alberti "Cile nel cuore",Ed.ec. ranea - 1918-1948", Ed. Einaudi
P. Spriano "Sulla rivoluzione italia acques Prévert "Poesie d'amore e di na", Ed. Einaudi ontestazione", ed. economica
Farcia Lorca "Poesie", Ed. economica