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Notiziario IBM2

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Notiziario per i lavoratori della B. IM•

A CURA DEL CONSIGLIO DI FABBRICA febbraio

LA STRUTTURA DEL SALARIO IN I. B. M.

Le proposte che il Consiglio di Fabbrica di Vimercate ha portato come base di discussione nelle assemblee di reparto a Vimercate e nelle sedi di Milano sono state formulate tenendo presente il bollettino sindacale “ Analisi dei salari della IBM Italia » del novembre 1971, oltre che la consistenza e la forza del movimento dei lavoratori nella nostra azienda.

Riteniamo però molto utile in questo momento analizzare il legame esistente fra le proposte formulate e l'analisi approfondita ed oggettiva fatta dal sindacato nel Bollettino, per portare ulteriori motivazioni a quanto proposto e per maggiormente chiarire il significato delle proposte oltre che la situazione economico salariale in cui vengono a cadere. Ciò che subito emerge è come alla IBM vengono riprodotte in maniera qualitativa e quantitativa e se mai esasperate quelle stesse differenze e quelle stesse ingiustizie che si riscontrano ovunque esista quella che noi chiamiamo l'organizzazio-

ne capitalistica del lavoro e della società: da una parte la moltitudine di lavoratori che poco ha e che avrà sempre di meno, dall'altra una minoranza che ha molto e che avrà sempre di più. Il nostro non vuoi essere un discorso corporativo contro quei lavoratori che in virtù di una profonda identificazione con l'azienda e con la sua logica godano di benefici che sono il frutto della discriminazione e del maggior sfruttamento compiuto dalla IBM sulla maggioranza dei lavoratori. Sappiamo che essi stessi sono sfruttati e che sono vittime dei disagi e delle distinzioni che sono il prodotto delle contraddizioni del capitalismo (ambiente, trasporti, ecc.), ma la loro scelta e la loro condizione salariale non è tale che essi possano essere interessati, come categoria, dal nostro discorso.

All'interno del mansionario IBM spezzettato in circa un migliaio di piccole attività si possono distinguere agli effetti di un'analisi del salario sei categorie: addetti alla

produzione (attività operaie), impiegati amministrativi (esecutivi, tecnici semiprofessionali, tecnici professionali, sistemisti, capi. Altre categorie, quella dei venditori e quella dei dirigenti non rientrano nell'analisi perchè, per i primi, solo una parte relativamente piccola della loro retribuzione è fissa mentre il resto dipende dalla quota di vendite che viene loro assegnata, e per i secondi la natura del loro lavoro e la loro strutt ura salariale è tale che li colloca oggettivamente fuori da un lavoro salariale strettamente inteso. Se si prendono individualmente i lavoratori all'interno delle categorie accennate si può notare come il ventaglio dei salari sia più o meno ampio e ciò riflette lo spezzeramento delle mansioni così funzionale e vantaggioso alla politica di divisione e di discriminazione fra i lavoratori attuata dalla Direzione, ma nonostante ciò i lavoratori sono raggruppabili nelle due grandi ca-

1972
CONTINUA IN 2' e n Jti ii :0 Io 3: oa. ta ;A ro WHAM IL PADRONATO SCONTRO COI LAVORATORI

tegorie poc'anzi accennate: quella dei lavoratori che hanno poco e che avranno sempre di meno e che è costituita dagli addetti alla produzione, dagli impiegati amministrativi ed esecutivi e dai tecnici semiprofessionali, quella dei lavoratori che hanno molto e che avranno sempre di più e che è costituita dai tecnici professionali, dai sistemisti e dai capi.

Infatti alla prima categoria appartengono 4500 lavoratori che hanno uno stipendio medio mensile di 205.000 lire, alla seconda 1850 individui con uno stipendio medio di 455.000 lire, 2,23 volte in più, il che vuol dire che il 10% dei lavoratori percepisce la metà del monte salari o poco più (53%) l'altro 30°/o l'altra metà o poco meno (47°/o). Alla situazione economica sfavorevole ed insufficiente dei primi fa riscontro anche una condizione di lavoro in genere disagiata e stressante. Vi sono gli operai addetti alla produzione continuamente sollecitati a aumentare i ritmi di lavoro e che subiscono un sistema di controllo da parte dei capi e dei capetti capillare ed inquisitorio, che spesso sono chiamati a cambi di lavoro con una continua dequalificazione e parcellizzazione dello stesso (reparto cavi) e che fra tutti hanno lo stipendio più basso: 170.000.

Gli impiegati amministrativi esecutivi che sono addetti alla catena di montaggio dei tabulati delle informazioni, con un'estrema parcellizzazione del lavoro, nessuna visione di assieme, nessun dominio sulla complessità del professo con scadenze rigorose e predeterminate che li obbligano di frequente a snervanti periodi di ore straordinarie. I tecnici semiprofessionali addetti a mansioni tecniche che non richiedono conoscenze particolari e quindi dotate di un basso contenuto di professionalità per giunta all'interno di un sistema di linguaggi, procedure e tecnologie soggette a rapida obSotescenza e che costringe il lavoratore ad un continuo e duro processo di riapprendimento.

Inoltre se si esclude la mobilità peraltro assai scarsa di queste categorie dì lavoratori verso la categoria superiore, la loro dinamica salariale è tale da far ritenere che la discriminazione salariale nei loro confronti sarà ancora peggiore

in futuro.

Infatti l'aumento medio delle categorie più basse è di circa 18.000 all'anno con minimi assai bassi per perforatrici (6900), operai (7200) e dattilografe (12.800), mentre per le tre categorie superiori l'aumento medio è di circa 48.000, ossia 2,6 volte superiore. Ciò vuol dire che al 70°/o dei lavoratori va il 491)/0 della torta degli aumenti mentre all'altro 30°/o il 51% rimanente. Su queste basi è facile prevedere come la differenza assoluta fra gli stipendi medi delle due grosse categorie, che è ora di 250.000 lire al mese, sarà fra cinque anni di 400.000 con un aumento anche della differenza percentuale.

Un discorso a parte meritano le donne, senza dubbio la categoria più discriminata e peggio trattata alla IBM.

Le donne in IBM sono 1055 con uno stipendio medio di 172.000 il che significa che pur essendo il 17% di tutto il personale percepiscono solo il 10,4% del monte salari.

Di esse solo 65 sono collocate nelle categorie superiori dove peraltro percepiscono uno stipendio mediamente inferiore del 20-30% di Quello dei loro colleghi uomini, delle altre 990 collocate nella categoria inferiore ben 930 aopartennono agli impiegati amministrativiesecutivi con uno stipendio medio di 156.000. I grupni più consistenti sono costituiti dalle perforatrici-verificatrici (194) che percepiscono i salari più bassi. Un altissimo numero di esse (più del 50%) è assunto con contartto a termine. Al basso stipendio corrispondono condizioni di lavoro ornvose, ritmi intensi e continuo controllo da parte dei capi, una soggezione assoluta e la insicurezza del posto di lavoro. Il loro stipendio medio è di 122.000 lire e se resistono tocca loro un aumento ogni due anni. Tutto ciò fa sì che questa categoria sia la peggio trattata all'IBM. L'altro gruppo consistente sono le dattilografe segretarie (464) con uno stipendio medio di 158.000 lire ed un aumento medio di 12.800 lire all'anno. Anche qui le condizioni di lavoro sono tra le peggiori sia per il tipo di lavoro sia per le scadenze che vengono loro imposte, tanto che per molte di esse, si può dire che vengono trattate come se fossero un accessorio della macchina da scrivere e a tutto ciò corrisponde un basso salario ed un ritmo di aumenti che aggra-

va ancora di più la discriminazione. E' chiaro dalle poche note esposte come la retribuzione in IBM venga ispirata da criteri discriminatori fra i più assoluti e come per il futuro la situazione sarà portata ad un veloce e progressivo peggioramento.

Le proposte portate dal Consiglio di Fabbrica nelle assemblee di reparto sono il primo tentativo dei lavoratori della IBM di mettere un po' di ordine in questa situazione: un consistente aumento del premio di produzione che equivale come già visto nel precedente giornaletto a un aumento medio per tutti di 10.000 al mese, la contrattazione di un minimo aziendale, un minimo vitale al di sotto del quale è la fame, per garantire a tutti un minimo dì tranquillità economica senza dover essere sottoposti ai ricatti dei capi ed alle loro vessazioni, l'abolizione dei contratti a termine e della IV categoria impiegati per dare una tutela alle categorie più deboli.

Tutto ciò deve essere l'inizio di un discorso collettivo dei lavoratori della IBM volto ad incidere sulla struttura del salario in una misura semnre più alta per sottrarlo alle discriminazioni della direzione e per sott000rre al proprio controllo almeno il minimo indispensabile per vivere.

L'analisi stinendi ha del resto messo ìn evidenza come ner il 70°/o dei lavoratori della IBM non esista per la soluzione dei loro problemi altra via che quella di una soluzione collettiva di cui l'organiz7a7ione dei lavoratori, il Consiglio di Fabbrica, costituisce lo strumento idoneo Per raggiungere questi obiettivi. Al di fuori di questo vi sono solo le vane guanto interessate promesse dei capi e della direzione che però non migliorano la realtà di un salario che non fa niù dei lavoratori della IBM una categoria di privilegiati ma che li ha resi ormai parte integrante della nrande schiera dei lavoratori che lottano ner avere lin salario migliore e migliori condizioni di lavoro. La fredda logica dei numeri sta lì a dimostrare come si sia scavata una fossa fra i pochi che hanno molto e che avranno sempre di niù ed i molti che hanno POCO e che avranno sempre di meno e (mesto perchì per lungo temo() noi lavoratori della IBM non abbiamo canuto organizzarci per una difesa collettiva dei nostri interessi.

DALLA PRIMA

La nocività

Nel corso delle ultime assemblee è stato portato alla ribalta il problema della nocività che, alla IBM, assume prevalentemente la caratteristica di affaticamento e disturbi psichici e fisici.

Che l'ambiente di lavoro, ma soprattutto la natura del lavoro stesso, porti con sè un fattore di nocività è un fatto evidente; questo si manifesta in esaurimenti nervosi o fisici, gastriti, ulcere, disfunzioni epatiche, infarti con una lunga serie di altre malattie collegate e causate da queste (dai disturbi alla vista. alle forme reumatiche, ecc.).

La malattia però è il segno che la nocività è arrivata a un punto di rottura, ma più comunemente questa si manifesta in ipertensione, disturbi circolatori, continua stanchezza fisica e mentale, depressione psichica (l'uomo IBM è sempre « insoddisfatto »).

Le manifestazioni della nocività però differiscono rispetto all'attività lavorativa svolta; diversa è la condizione della perforatrice che effettua un lavoro ripetitivo e massacrante che la costringe a rimaner seduta per ore, a sopportare il rumore ossessionante delle mac-

chine, a fissare la mente a lungo su dati a lei estranei. Diversa è la condizione dell'operaio d'officina, che passa quasi tutta la giornata in piedi accanto alla macchina utensile svolgendo operazioni ripetitive e tempificate.

E' evidente quindi che le condizioni fisiche in cui si svolge il lavoro sono diverse tra loro e si assommano ai problemi di adattamento mentale, contribuendo così alla nocività.

E' indubbio però che il fattore di nocività principale è quello che coinvolge l'aspetto psicologico da cui derivano sia le malattie nervose che quelle psicosomatiche (gastrite, disturbi cardiaci ecc.). Queste malattie sono predominanti anche tra gli impiegati e i tecnici, la cui attività è ripetitiva e monotona, soggetta al ritmo di esecuzione stabilito dal calcolatore.

Per l'impiegato amministrativo significa sottostare ad un tipo di lavoro che, in concreto, assomiglia sempre più ad una catena di montaggio: attività intensa e rapporto di estraneità e sottomissione allo stesso tempo rispetto al proprio lavoro.

Alla lunga, resistere a queste condizioni significa intaccare la propria salute, il proprio equilibrio interiore.

Gli effetti deleteri della nocività del lavoro si ripercuotono inevitabilmente nell'ambiente famigliare e nella vita privata di ognuno di noi.

Quanti incomprensioni nei confronti dei famighari sono causati, in ultima analisi, dalle ansie e dalle preoccupazioni cui si è sottoposti durante le ore di lavoro? Ognuno è portato a credere che questi problemi rappresentino solo un suo caso personale, mentre la realtà è invece che questi sono problemi generali, che investono tutti e che sono il prodotto dell'ambiente e dei rapporti di lavoro.

Le cause specifiche della nocivita risiedono nell'esasperata competitività che la direzione impone ai lavoratori, dividendoli e spanandoli ad una lotta che porta ad assorbire, in varia misura, aggressività. frustrazione e la solitudine di una battaglia individuale combattuta contro tutto e contro tutti.

Si aggiunga alla competizione esasperata anche il ritmo intenso di lavoro, gli impegni pressanti, gli obiettivi di prestazione (qualità di lavoro, efficienza ecc.) ed avremo una dinamica assurda, senza fine

che produce da un lato il « successo » dell'azienda (i suoi profitti, gli investimenti) e dall'altro l'usura continua del dipendente.

Così l'uomo IBM a 25 anni è un lavoratore sfrenato, a 30 un « uomo arrivato », a 35 un deluso, a 40 un emarginato.

Esistono però dei metodi concreti per impedire che questo processo di deterioramento fisico e mentale si compia sulla nostra pelle, inarrestabile.

Prima di tutto è necessario prendere coscienza che la salute è un problema comune, che non può essere risolto soltanto economicamente, aumentando l'assistenza mutualistica; il problema è quello di evitare di ammalarsi, quindi di combattere le cause e diminuire gli effetti.

Questo sostanzialmente vuol dire:

Ridurre la permanenza nell'ambiente di lavoro, aumentando le pause di recupero, quindi ottenere orari di lavoro meno gravosi. Ridurre l'intensità del lavoro stesso, sottraendosi alla forza degli straordinari e delle prestazioni da campione olimpionico, reintegrando allo stesso tempo con opportune rivendicazioni la pèrdita economica relativa alla riduzione degli straordinari.

Solo la responsabilità dei lavoratori di fronte ai problemi della salute e la loro coscienza comune della necessità di difenderla, sono le uniche garanzie per ottenere modifiche ai rapporti di lavoro che si oppongono concretamente al processo di usura e deterioramento dello stato di salute di tutti.

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Creatività e carriera due parole astratte al servizio dell' Azienda

Molteplici sono le tecniche con cui l'Azienda tende a motivare gli impiegati per ottenere il massimo della ccllaborazione per la realizzazione dei suoi obbiettivi. Gli aspetti principali restano comunque il « privilegio del lavoro impiegatizio » e la « carriera ».

Il privilegio del lavoro impiegatizio deriverebbe dal fatto che si tratta di un lavoro intellettuale, pulito, dove tutto riluce, risplende in confronto con quello prettamente manuale, sporco, dell'operaio.

Vediamo in cosa consiste questo lavoro la cui caratteristica principale, a parere del padrone, sarebbe la creatività!

Prima reazione, a questa affermazione, di molti nostri colleghi e colleghe che lavorano, tanto per fare alcuni esempi. ai centralini, alle varie contabilità (fornitoriclienti - generale - nota speseuff. crediti - retribuzioni) alla perforazione meccanografica, ai reparti vendite e ordini, sarà per lo meno lo stupore e incredulità!

Si domanderanno: allora, sino ad ora non abbiamo capito, non siamo riusciti a individuare la creatività del nostro lavoro.

Ma poi ripensando bene alle loro mansioni giornaliere, alla ripetizione, sino alla nausea e alla soglia dell'esaurimento nervoso, dello stesso compito, per altro non molto ampio, capiranno di non essersi

sbagliati.

Non solo la creatività nei loro compiti non esiste, ma essi devono disimparare ad essere creativi come il soddisfacimento dei loro bisogni umani richiederebbe.

Guai alo ro altrimenti, lo scontro tra le loro esigenze umane e il reale contenuto del lavoro diventerebbe così acuto da portare a conseguenze disastrose.

Ma in questi casi il padrone ha belle e pronto il rimedio.

L'opera di mediazione in questa contraddizione è operata dal capo, che interviene su di essa e la appiana, perchè non può in nessun caso risolverla, con discorsi tanto vaghi guanto falsi: ma, vedremo... capiamo... e bla bla bla.

Ma nessuno, ci risulta, ha mai capito o visto qualcosa perchè, i contenuti di queste mansioni sono sempre uguali quando non peggiorano.

La frustrazione del controllo ossessivo di alcuni documenti sui quali altri hanno deciso e noi mettiamo solo in ordine pinzandoli e archiviandoli. Il ritmo assillante, frenetico, disumano della perforazione, la monotonia dei lavori contabili: è questo il privilegio del lavoro dell'impiegato?

Ma l'azienda non ha ancora esaurito le sue tecniche: dopo averci fatto gonfiare il petto pensando a quanto siamo fortunati a poter u-

sare della nostra creatività, impiega la carota... della carriera.

Infatti il punto di arrivo della vita di molti impiegati è quello di raggiungere una posizione brillante ed invidiata nella società. Questo è in sintesi il concetto di carriera e promozione sociale. I nostri capi sono il simbolo vivente di questo mito; l'occhio umile del piccolo impiegato vede in lui l'aspetto migliore di questa nostra società di disuguali.

Ci dicono: tutti hanno la possibilità di far carriera, basta averne !a capacità.

Ma notiamo che, stranamente, questa azienda è costruita al 90 per cento su persone sostanzialmente incapaci, perchè ben pochi riescono nello scopo.

Un dubbio ci sfiora: forse i nostri capi hanno dei requisiti particolari, delle capacità « assai rare ». Ben presto ci rendiamo conto che, invece, la carriera è soltanto una ombra che si concretizza soltanto per chi lecca il capo, si dimostra ambizioso, per chi è capace di mettersi in mostra, per chi intrallazza, per chi frega i colleghi, per chi dimostra di far suoi gli interessi dell'azienda.

Queste sono in realtà le « qualità » ed i requisiti che si richiedono, e tra coloro che le hanno vi sarà una ulteriore selezione a più alto livello.

La carriera diventa così per la maggioranza una corsa inutile ad un'ombra che non si raggiungerà mai, ma che non è i! solo ad essere in questa situazione, che il suo vicino è simile a lui, vive la sua stessa realtà. Capisce finalmente che si può solo uscirne tutti insieme, unendo i nostri sforzi per capire fino in fondo la nostra realtà e quella dell'azienda che con la sua logica ci sovrasta.

O Tutti con la 1 9 7 L tessera del

ANNO DELL' UNITA' sindacato

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