dicembre 1977
Battaglie Sindacali F Unitarie LM
C.G.I.L. C.I.S. L. U.I.L.
Bollettino del Coordinamento Nazionale dei C.di F.
gruppo G.T.E
Accordo alla GTE Significato delle lotte nella crisi lI 15 ottobre 1977 è stata raggiuntà l'intesa con la Direzione su una ipotesi che è stata poi approvata a larghissima maggioranza dai lavoratori del gruppo G.T.E. La lotta sostenuta per raggiungere questa intesa è durata 6 mesi, con 45 ore di sciopero, ed ha visto la partecipazione, oltre che dei lavoratori della G.T.E., delle rappresentanze dei disoccupati, degli studenti, delle forze politiche democratiche, con l'Assemblea Aperta tenutasi a Marcianise il 20 settembre. I risultati ottenuti sono stati considerati buoni anche se l'intesa registra dei limiti causati dalle difficoltà che il settore delle telecomunicazioni attraversa nella attuale situazione di crisi economica. Le vertenze dei grandi gruppi industriali, e quindi anche quella della G.T.E., da quelle già concluse a quelle che si concluderanno, mettono chiaramente in evidenza le volontà fondamentali del movimento sindacale: da una parte la lotta per il raggiungimento di alcuni obiettivi di fondo che segnino un avanzamento del potere contrattuale e d'altra parte l'arresto della strategia padronale tesa a voler piegare il Sindacato ad un ruolo subordinato alla crisi. La salvaguardia del posto di lavoro fino al 31-12-1978, il non ricorso alla C.I.G. Fino al 30-6-1978, la coerente linea meridionalistica assunta da tutti i lavoratori, le nuove possibilità di controllo sull'organizzazione del lavoro e sull'ambiente sono le basi per una fase nuova e più avanzata della contrattazione aziendale e contemporaneamente rappresentano alcuni risultati nella lotta del Sindacato tendente alla sconfitta della stretegia che il padronato, (Confindustria in testa) con oscure intenzioni •, tenta di costruire cavalcando la tigre della crisi economica. I lavoratori, organizzati e diretti dal Sindacato italiano,
che si caratterizza per forza, autonomia, ed elaborazione propria, stanno dimostrando di avere concepito qualcosa che — per il movimento operaio occidentale, e anche per altri — è « originale «, ossia un modo nuovo di uscire dalla crisi delle strutture e dalla crisi dei valori del mondo capitalistico mediante il massimo sviluppo della democrazia e l'attuazione di una programmazione economica che ponga al centro la politica della piena occupazione. Questa è una operazione di largo respiro in cui il programma definito con l'accordo fra i sei partiti democratici che non deve costituire un limite all'azione e all'autonomia del sindacato, può essere un terreno più avanzato per il confronto e per la necessaria lotta del movimento operaio tesa a raggiungere quegli obiettivi concreti e immediati che segnino una svolta reale nel modo di gestire gli interessi della collettività nazionale.