ittilliatto
UNIPOL ASSICURAZIONI Agente Generale
GINO M AZZOLA
Mensile di informazioni politica e cultura della Zona 19 Anno IX - N. 10 - Ottobre 1985
Via Oeoppo.13
L. 600
Secondo il PCI
Eletto il presidente dopo quattro mesi di attesa
Pentapartito in Zona 19, Milano dal fascismo ma senza alcun programma a piazza Fontana A t' \OkiT
Tel. 02/40.80.980
Si è fatta violenza al decentramento
Un franco tiratore nella neo formata maggioranza che ricalca il modello governativo
Preannunciata un'opposizione seria, precisa che non concederà alcun sconto
Habemus papam! Abbiamo il papa, o meglio il presidente del Consiglio di Zona 19, il socialista Gianpiero Chioccola eletto il 20 settembre con 19 voti dei gruppi del pentapartito (PSI, DC, PSDI, PRI e DC), che finalmente hanno raggiunto un accordo sul nome (ma soltanto sul nome, come vedremo più avanti) da votare, dopo lunghe trattative protrattesi per quattro mesi, durante i quali il Consiglio di Zona non ha potuto funzionare proprio per la mancanza di un presidente. La seduta del 20 settembre (la prima valida dopo le elezioni del 12 e 13 maggio, dato che nelle precedenti era mancato il numero legale, pari a metà più uno dei consiglieri, vale a dire 17) convocata dal comunista Claudio Calerio nella sua qualità di consigliere anziano (ossia di consigliere che nelle elezioni del 12-13 maggio ha ottenuto il maggior numero di preferenze) ha visto la partecipazione di tutti i 32 consiglieri e si è aperta la convalida della loro elezione. Subito dopo si è passati all'elezione del presidente. Per il gruppo socialista il consigliere Brescia ha presentato la candidatura del suo compagno di partito Gianpiero Chioccola. Si è quindi aperta la discussione. Pnmo fra tutti ha preso la parola il consigliere Inglese, che dopo aver comunicato di non rappresentare più il PSDI essendo passato all'Unione Socialista Democratica, si è detto d'accordo con la proposta del PSI proponeva il suo candidato alla presidenza. La liberale Minore ha comunicato l'adesione del suo gruppo alla proposta socialista, subordinandola soltanto alla richiesta che le fosse garantita la formazione nel Consiglio di Zona di una maggioranza pentapartita. Il socialista Zaccaria le ha risposto assicurandole che il presidente proposto dal suo gruppo avrebbe avuto una maggioranza pentapartita, ma si è astenuto dal precisare su quale programma, limitandosi a dire che verifiche si sarebbero fatte più avanti "passo per passo". Coscelli ha replicato ricordando che la vecchia maggioranza (PCI, PSI, PSDI e PRI) era uscita rafforzata dalle elezioni del 12-13 maggio conquistando un consigliere in più, ciò dimostrava la chiara volontà degli elettori che tale maggioranza fosse riconfermata anche nella presente legislatura, ma di tale volontà non hanr.o tenuto alcun conto i partiti del pentapartito, che hanno deciso nelle segreterie cittadine come doveva essere il decentramento e come dovevano essere spartite le poltrone, arrivando a presentarsi in Consiglio di Zona, dopo quattro mesi dalle elezioni, senza alcun programma. Per il gruppo comunista è intervenuto il consigliere Romano Chiovini che, dopo aver detto di comprendere benissimo il
re i deficit e da qui recuperare innanzitutto le risorse derivate dalla gestione degli affitti per interventi di manutenzione e conservazione del patrimonio più consistenti, non può avvenire senza la certezza riguardo alla volontà di raggiungere biettivo, prioritario per il SUNIA, della riforma e del decentramento gestionale, nella tutela degli interessi legittimi degli assegnatari e della collettività. Il piano di vendita, dal momento che una gestione così centralizzata non può che produrre altri deficit, deve essere funzionale e contestuale all'avvio della riforma gestionale degli IACP fondata sul decentramento e sulla diffusione di forme di autogestione. Precise garanzie vanno attuate nei confronti di chi acquista assicurando un prezzo equo rispetto al valore
Nel corso del dibattito che ha preceduto, il 20 settembre, l'elezione del presidente del Consiglio di Zona 19, il consigliere comunista Chiovini ha presentato, a nome del suo gruppo, La dichiarazione di voto (unico documento scritto presentato da un partito dell'arco costituzionale) che qui riportiamo: "La violenza contro le autonomie locali, contro il decentramento è stata portata fino in fondo. Pentapartito al governo nazionale, alla Regione, alla Provincia, imposto a Palazzo Marino. E ora le segreterie cittadine dei partiti della maggioranza di governo lo hanno imposto anche nei Consigli di Zona. Diciassette presidenze al pentapartito. con altrettante ferree maggioranze, tre presidenze all'opposizione, al P.C.I., al primo (avendo avuto nelle elezioni del 12 maggio il maggior numero di voti, n.d.r.)partito della città, non si sa se per umiliarlo o per coinvolgerlo in pratiche spartitorie, o per tutte e due le cose insieme". "Durante la Giunta di sinistra, nel 1980, nelle venti circoscrizioni vi erano quindici maggioranze diverse da quella a Palazzo Marino, con cinque presidenti appartenenti a partiti all'opposizione". La scelta di omologare la maggioranza dei Consigli di Zona a quella di Palazzo Marino è, prosegue la dichiarazione di voto: "una scelta grave, che va contro l'ispirazione più profonda del decentramento amministrativo. Si cerca in questo modo di fare arretrare, di svilire esperienze di lavoro unitarie, programmi ed iniziative che avevano arricchito la vita politica, sociale e culturale della nostra città, della nostra zona; che hanno fatto inoltre maturare, anche a livello di decentramento, un patrimonio autonomistico, di cui noi comunisti siamo stati parte essenziale e decisiva". "Tutto ciò viene messo in discussione dalla volontà di colpire prima di tutto le intese unitarie che si erano raggiunte in va-
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Rischiamo di regalare soldi alfi:sco Impianti sportivi per miliardari Iniziativa popolare batte burocrazia Diciotto giorni di dibattiti al Monte Stella Stop agli insegnanti comunali nelle scuole I mestée de la Milan de semper
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Il Centro Civico, ancora inagibile, del Gallaratese
Gli interessi degli assegnatari vanno tutelati
L'IACP vende 10.000 alloggi per risanare il suo bilancio La Legge Regionale n. 31 del 20 aprile 1985 che stabilisce i criteri e le modalità di cessione degli alloggi di Edilizia Residenziale pubblica costruiti senza il contributo dello Stato è stata oggetto di critiche e riserve, anche in sede di stesura, da parte di forze politiche e sociali che hanno rilevato all'interno della stessa pesanti carenze. Non è certo nelle intenzioni del Sunia "fare la guerra" o scoraggiare chi intende acquistare ma, anzi, fare proposte costruttive e organizzare gli interessati e soprattutto avanzare proposte che permettano di utilizzare al meglio i capitali ricavati. A Milano gli alloggi costruiti senza il contributo dello Stato sono circa 30.000 e quindi tutti potenzialmente interessati alla vendita, ma di questi solo 10.000 saranno venduti privilegiando quegli stabili dove percentualmente la richiesta è maggiore. Tra qualche mese le proposte dello IACP dovrebbero arrivare. La molla che ha dato il via a questa operazione è il pesante deficit di 190 miliardi dello IACP di Milano che pesa sul bilancio gesitonale 1985 con 27 miliardi di oneri finanziari e che impedisce quindi di assicurare agli assegnatari un servizio adeguato e corretto. A ciò va aggiunta l'irrilevanza dell'adeguamento da parte del CIPE della quota di affitto da destinare alle manutenzioni che condanna i quartieri al degrado e aumenta ed esaspera le conflittualità sociali. Non può però non essere denunciata la grave assenza del Governo e del Parlamento, da anni sollecitati, in materia di indirizzi per una riforma razionalizzatrice degli Enti gestori ed a ciò collegato un piano finanzia-
rio con intervento dello Stato per il ripianamento del deficit, e della stessa Regione che pur potendo operare dal 1979 in sostituzione di Governo e Parlamento in merito ad una riforma gestionale degli IACP ha brillato per la sua assenza. Sono oggi più che mai evidenti le difficoltà di una grande e centralizzata Amministrazione come quella dello IACPM ad attuare un tempestivo controllo sull'uso del patrimonio, utilizzo degli alloggi vuoti, recupero di morosità ingiustificate, sanatoria delle occupazioni abusive come previsto dalla Legge Regionale 91-92 che comportano mancati introiti per decine di miliardi. La richiesta annosa delle OO.SS. di un reale decentramento risulta sempre più improrogabile. Di fronte a questa situazione un piano di vendite per ripiana-
Non è tempo di furbizie Alla sospensione sovietica degli esperimenti nucleari, l'America di Reagan ha risposto con un atto preoccupante: la esperimentazione nel cosmo di un'arma antisatellite. La notte del 13 settembre, infatti un aereo Fl 2 levatosi in quota a 12 mila metri da terra ha lanciato un piccolo razzo a due stadi, la cui testata inerte (senza carica esplosiva) ha centrato e distrutto un satellite-cavia in orbita a seicento chilometri di altezza. L'esperimento, realizzato ad appena due mesi dal previsto vertice Reagan-Gorbaciov, ha suscitato non poche polemiche anche negli Stati Uniti, dove 98 parlamentari avevano chiesto di rinunciarvi, considerandolo una "nuova e pericolosa spinta alla competizione militare", e preoccupazioni nel mondo scientifico, mentre i 'falchi" hanno espresso soddi-
stazione ed il capo del Pentagono Weinherger si è detto 'felicissimo per il risultato ottenuto". Ora si attende la contromossa di Mosca, che aveva precedentemente dichiarato che se gli Usa avessero effettuato tale esperimento si sarebbe ritenuta libera di riprendere anche il suo programma. Ma attendere non basta. Se si vuole che le speranze di distenzione si tramutino in realtà e non restino vaga chimera è necessario muoversi, agire concretamente. Non è tempo di furbizie, del dire e non dire, del fingere un dissenso e garantire un consenso. L'Italia deve pronunciarsi nettamente contro una nuova corsa al riarmo e contro la militarizzazione dello spazio. Altri paesi e governi atlantici si sono già pronunciati in tal senso. Perché non può farlo anche l'Italia?