Andare avanti
L'accordo ultimamente raggiunto, al di là dei contenuti che riteniamo positivi e sui quali i lavoratori stessi hanno espresso la loro valutazione. ci dà motivo di un momento di riflessione e di verifica che riteniamo possano servire in futuro.
Vorremmo rilevare in proposito i momenti più significativi o meno che immancabilmente ogni lotta sindacale comporta.
Fra gli aspetti che riteniamo positivi dobbiamo annoverare lo spirito di partecipazione che si è evidenziato nella ricerca, nella elaborazione, nel dibattito attraverso le varie assemblee e la volontà di perseguire gli obiettivi posti; obbiettivi che hanno portato al superamento di situazioni discriminan-
Sommario
L'ex Garibaldi...
Siamo razzisti?
Realtà romanzesca
-4- coerenza/ — ambiguità
Club amici del padrone
Violenza e non violenza
LA VOCE DI CASORIA:
La voce di Casoria:
— La calata dello straniero
Unità con gli impiegati
Il cronometrista
Succede...
tì esistenti ed hanno posto le premesse per la soluzione dei problemi inerenti all'ambiente di lavoro e della nocività che dovranno essere oggetto di un continuo controllo da parte dei lavoratori. come motivo prioritario e fondamentale della salvaguardia della salute.
Non sono mancati d'altra parte, nel corso della breve lotta, momenti di incertezza nei quali si sono inseriti motivi di disgregazione e di allarmismo ad oltranza (tanto cari ai padroni) atteggiamenti e posizioni riconducibili sostanzialmente a dare più spazio e potere alla controparte che ad imprimere uno slancio alla lotta per uno sbocco più positivo e concreto della vertenza stessa e che comunque la sostanziale unità dei lavoratori ha
felicemente superato.
Rimane a questo punto l'interrogativo di sempre, e cioè che le conquiste senza una loro naturale proiezione di collegamento a livello di società ossia attraverso le vere riforme (che sono contrastate dai settori più reazionari e conservatori) vengono vanificate o quantomeno rimangono fine a se stesse.
E' solo attraverso la partecipazione e l'impegno che possiamo creare le condizioni migliori per contrastare le rivincite del sistema (tendenti a riassorbire le conquiste fatte) ed a creare le premesse per nuovi avanzamenti.
Un Lavoratore
CRAL - Carrozzone CGS
Il rinnovo del Consiglio di Amministrazione del CRAL ci aveva fatto sperare che finalmente qualcosa sarebbe mutato nella sua struttura organizzativa ed operativa, poichè per la prima volta i lavoratori sarebbero stati la maggioranza nel Consiglio.
Ma la pretesa dell'Azienda di voler applicare un regolamento e uno Statuto chiaramente in contrasto con le norme legislative vigenti ha bloccato ogni possibilità di vero rinnovamento, dimostrando ancora una volta che il nostro direttore non vuoi cedere niente del suo po-
tere.
Così l'immobilismo che pervade la stessa organizzazione aziendale continua a trasmettersi ad ogni altra attività.
Il CRAL ha avuto ed ha tuttora come unici introiti le consumazioni giornaliere di bevande e quella piccola quota annuale che nani lavoratore versa per un importo complessivo di L. 156.000.
Ha ora circa 600 iscritti su 1350 dipendenti, e con gli introiti suddetti, deve contribuire al finanziamento delle attività ricreative e CONTINUA IN 2,
Giornalino uniraniffiio 1971 a cura dei CONSIGLIO DI FABBRICA C. G. S.
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DALLA PRIMA
culturali (sic), organizzare e distribuire i inali ai figli dei dipendenti in occasione delle feste natalizie (di nera memoria), nonchè del rimborso di una piccola quota delle spese dei libri e cancelleria varia per i figli dei dipendenti che frequentano le scuole secondarie e primarie.
E' chiaro che viste le disponibilità risulta evidente la impossibilità dellEnte a contribuire efficacemente alla propria esistenza ed attività, a tanto si è arrivati perchè si è sempre seguita la docile politica aziendale che le presunte difficoltà di bilancio debbono sempre essere equamente distribuite sulle spalle dei lavoratori.
Tutto ciò ha portato al crearsi di uno strano paradosso per cui mentre l'Ente è andato via, via, immobilizzandosi in una sterile politica di conservazione del pareggio del bilancio ad ogni costo, le varie sottosezioni sportive, per opera dello interessamento di alcuni nostri BUROCRATI medi che si riscoprivano improvvisamente sopite velleità sportive, riprendevano vigore gareggiando fra di loro in accesa rivalità per meglio figurare.
Il risultato è stato quello di far sì che esse siano diventate l'improvvisa presa degli strateghi del seggiolino, con la logica conseguenza di diventare i « FEUDI » di piccoli • RAS » la cui sete di potere ha il solo scopo di permettere loro di arrivare per primi alla mano del « CAPO ».
L'esempio tipico del caos che ne .è uscito è venuto recentemente dalla sezione TENNIS, la quale si è data un proprio regolamento nettamente in contrasto con lo statuto stesso del CRAL, salvo poi concedere deroghe e benevolenze al miglior offerente.
Difatti il citato statuto all'art. 5 dice: « gli iscritti al circolo hanno diritto a frequentare le sede sociale, sono ammessi a tutte le manifestazioni e beneficiano di tutte le provvidenze attuate dal circolo, nonchè delle facilitazioni ecc... » ora non si capisce perchè gli iscritti alle varie sezioni possano partecipare dietro pagamento di una tessera particolare alle varie attività, senza iscritti al CRAL, mentre gli iscritti al CRAL legittimi avetrffi diritto non possano partecipare a tali attività se non sono iscritti alla sezione.
Risulta evidente che bisogna
uscire al più presto da questo marasma poichè noi come lavoratori siamo abituati ad agire con chiarezza, è con questo intento che i nostri rappresentanti hanno chiesto il rinnovo del Consiglio di Amministrazione non per altri fini perciò proponiamo: disaffiliarci dall'Enal iscriverci ad altra associazione ricreativa che ci garantisca gli stessi benefici istituzione di una quota obbligatoria di L. 1000 per tutti i dipendenti
Le sezioni devono avere come segretario un consigliere del CRAL.
E' chiaro che solo attraverso lo interessamento di noi tutti sarà possibile far modificare l'atteggiamento negativo dell'Azienda sul problema poichè solo battendoci, i fatti recenti ce lo hanno dimostrato se di dimostrazione avevamo bisogno, siamo in grado di imporre le nostre scelte alla direzione, poichè senza lotta è sempre il padrone che vince.
Un Lavoratore
L'ex « Garibaldi » della scuola media superiore
Noi lavoratori della CGS, non siamo ancora riusciti a focalizzare bene la figura e la personalità del capo settore meccanico.
Forse perchè si tratta di una personalità complessa o per meglio dire contorta, non abbiamo ancora capito se questo individuo sia un gran burlone n invece uno che proprio non c - o non vuoi capire certe cose.
Stà di fatto che la biografia del suddetto INGEGNERE presenta aspetti ed una fluente barba e che per questo suo aspetto fisico e per la mentalità e le idee che professava fosse soprannominato « il Garibaldi della media superiore ». Dopo inizi così fausti, però, questo eroe dei due mondi in potenza ha man mano snaturato i suoi ideali perchè le sue gesta quotidianamente compiute nella nostra ditta, l'hanno fatto scadere al livello di quelle persone che, sposando la causa padronale, passano sopra tutto e a tutti, dimenticando col loro fervore e il loro zelo verso il PADRONE ogni principio di equità e di giustizia.
Questo individuo afetto da vera xenofobia nei confronti dei lavoratori, prototipo perfetto dei CAPI SETTORI che ci sfruttano, portabandiera di coloro che indicano negli scioperi la causa di tutti i nostri mali ed estraneo quindi ad ogni problematica sindacale, questo essere che deve recepire i nostri problemi come la CALLAS quelli degli operai della PHILIPS, ha avuto l'impudenza durante una delle nostre assemblee in cui vi era da de-
cidere se proseguire o meno la nostra lotta rivendicativa, di alzare la mano per esigere la a CONTROPROVA » insoddisfatto dell'esito della votazione.
Ora noi non vogliamo discutere se in quella essemblea fosse più o meno necessario fare la « CONTROPROVA a, ma contestiamo la opportunità che fosse un simile individuo ad esigerla.
Quale controprova voleva questo signore che in un assemblea di lavoratori può capitare solo per cas o perchè mandato dal padrone, che non ha mai fatto un'ora di sciopero, che si oppone all'abolizione del cottimo negli ambienti nocivi, salvo poi trincerarsi in un BUNKER con aria condizionata per ripararsi dall'atmosfera • pura e benefica dell'officina » e che si oppone con tutte le sue forze in sede di trattativa per le qualifiche, al riconoscimento dei giusti meriti dei lavoratori? Senza ricorrere a parole troppo dure, noi vorremmo dargli un consiglio.
Va bene avere una mentalità diversa dala nostra, va bene rinnegare i propri ideali (errori di gioventù, capita) ma, via, in tutte le cose ci vuole misura altrimenti si casca nel ridicolo. Per finire vorremmo che il CAPO SETTORE in questione ci chiarisse un dubbio the ci assilla.
Il dubbio che non ci fa dormire la notte è questo: oggi in Italia per fare l'aguzzino è necessaria la laurea in ingegneria?
alcuni membri del C.D.F.
Siamo tutti razzisti
Parlando con gli amici, con i compagni di lavoro, con la gente in 'tenere, quando il discorso scivla sui meridionali e sui loro problemi, noto spesso nell'interlocutore atteggiamento di imbarazzo, di disinteresse, di critica se non, a, volte, di deplorevole disprezzo. An-.ho ultimamente. andando dai miei compagni di lavoro a offrire le carr.oline sindacali per raccogliere i tondi necessari a pagare, in parte. !e spese di viaggio per quei lavoratori che si sono recati a Roma Per la grande manifestazione unitaria indetta per sensibilizzare governo ed opinione pubblica sui gravi problemi del mezzogiorno, ho trovato in essi, anche in coloro, ed erano la grande maggioranza, che contribuivano, un profondo distacco per questi problemi. Vi è in molti di noi la sensazione e fa convinzione che è inutile programmare o fare qualche cosa di veramente serio per il meridione ed i meridionali. « Non hanno voglia di lavorare la colpa è loro sono solo capaci di accoltellare e di rubare, sono tutti mafiosi »: queste sono le frasi dei tanti che cosi frenano la loro volontà e mettono a tacere la loro coscienza avvallando nel contempo anni di politica governativa sbagliata e le grandi speculazioni che le classi imprenditoriali hanno operato ed attuano nel mezzogiorno. Frasi purtroppo usuali, pieni di saccenza e superficialità, discorsi di gente che si commuove magari per gli amori sfortunati di qualche diva o di qualche pricipessa, gente che biasima comportamento dei bianchi nei confronti dei negri d'America ed in cuor suo odia il meridionale della porta accanto, gente a cui da fastidio che il buon nome d'Italia venga infangato all'estero dalle gesta di questi beoni, di questi Italiani di serie « B » di questi derelitti che Garibaldi, altro discorso ricorrente, mai avrebbe dovuto riscattare dal gioco Borbonico. Ma di quale Ita:ia parlano e si preoccupano queste ,.)ersone?
L'Italia vera non è quella del triangolo in dustriale Monza, Sesto, Milano non è nuella delle autostrade e delle automobili, l'Italia
reale è purtroppo ancora la loro: e l'Italia del benessere fittizio, dietro al quale si nasconde il vuoto delle più elementari norme e previdenze di garanzia sociale, è la Italia delle valigie di cartone e del ritorno a casa una volta all'anno. é l'Italia dei baraccati alle porte delle grandi città, e !l'Italia dei migliaia di disoccupati e sottoccupati, è l'Italia dove viene attuato su larga scala lo sfruttamento minorile. è l'Italia dove l'istruzione e ancora un privilegio, è l'Italia dove a volte si muore su una ambulanza per mancanza di posti letto negli ospedali, e l'Italia dove i salari sono ancora tra i più bassi d'Europa.
Ricordiamoci poi che anche noi padani » così evoluti siamo considerati dai popoli nordici gli « Africani d'Europa ». Ricordiamoci, ce lo dice la storia, che quelli che noi ora mal sopportiamo e a volte deridiamo, un tempo ci furono maestri di etica e di civiltà. Ricordiamoci che nessun uomo è superiore all'altro per volere divino ma è solo il dipanarsi degli eventi storici coi loro corsi e ricorsi a portare gli uomini momentaneamente ed in neriodi diversi a modi di pensare e di vivere più o meno avanzati. Se al mondo tutto ha un perchè ed ogni effetto ha una sua causa, dobbiamo capire che la mentalità ed il comportamento odierno dell'uomo del sud, trae origine e nasce da anni di dominii e di sfruttamento e da ataviche sudditanze alimentate dalla miseria e dalla ignoranza. Cerchiamo almeno noi lavoratori, che nelle nostre lotte tendiamo alla affermazione dei diritti ed all'affrancamento degli strati più umili della società, di non ricalcare nei confronti dei meridionali e dei loro problemi di lavoratori lo atteggiamento scostante che le classi borghesi hanno verso i nostri problemi di lavoratori. Cosa vogliono? » essi pensano, perchè fanno tanto chiasso? » si domandano,quando dall'alto dei loro silenziosi palazzi ci vedono e ci sentono passare nei nostri cortei. Le nostre urla, i nostri slogan offendono le loro orecchie, disturbano la loro quiete dí benpensanti di gente che non ha i nostri problemi e che quindi non riesce e non vuole calarsi nella nostra realtà.
Non facicamo che il nostro atteggiamento, di uomini che vivono e lavorano in un ambiente più avanzato, nei confronti dei nostri
fratelli del SUD sia simile a questo.
Lo so, anche loro i terroni » con i loro modi con le loro manifestazioni plateali, con le loro urgenze. con il loro agitarsi, con la loro miseria che ci ricorda, anzi, ci deve ricordare la nostra non molto lontana nel tempo,a volte ci urtano. ci infastidiscono ma questo non cí deve impedire di fare nostri i problemi, per progredire più velocemente ed insieme per una società più moderna e più giusta.
REALTA' ROMANZESCA
DI UN REGOLAMENTO D'OFFICINA
APPARSO IN UNA FABBRICA
Gli impiegati di questa fabbrica debbono spolverare giornalmente i mobili, pulire le loro scrivanie e spazzare il pavimento del loro ufficio.
Tutte le finestre saranno pulite una volta la settimana.
Ogni impiegato dovrà portare il proprio secchio d'acqua e la razione di carbone, necessaria per riscaldarsi durante le ore d'ufficio.
Ogni giorno dovranno essere puliti i camini e lucidate le lampade.
L'orario di lavoro è dalle 7 del mattino alle 8 di sera, ogni giorno esclusa la domenica. La domenica, ognuno è tenuto a frequPptare la Casa del Signore.
Ogni impiegato deve appuntire i propri pennini.
Ci si attende che ogni impiegato partecipi alle attività della Chiesa e contribuisca spontaneamente all'opera del Singore.
Tutti gli impiegati debbono dimostrare di meritarsi il loro stipendio.
Tutti gli impiegati sono tenuti a coricarsi entro le ore 22, ecceit to gli impiegati maschi aí quali può essere accordata una sera alla settimana a scopo corteggiamento e due sere la settimana per le funzioni in Chiesa.
Dopo che un impiegato è stato con noi per 5 anni, egli riceverà un aumento di 5 centesimi al gior-
DI CARRI E CARROZZE NEL 1878
no, ammesso che la Ditta abbia i mezzi per farlo.
E' Sacro dovere di ogni impiegato di mettere da parte almeno il 10% della sua paga per gli anni della vecchiaia, in modo da non dover mendicare l'altrui carità.
Ogni impiegato che si fa la barba nella sala di riunione, che frequenta sale da gioco o usa tabacco, sarà condotto in Direzione per spiegare per quale motivo dovrebbe continuare a mantenere l'impiego.
poi si rimpiangono « ì bei tempi »
POESIOLA
E' un impiegato ed ha scioperato ora si sente solo e sconsolato negli uffici i suoi pari son netta [minoranza tutti gli altri hanno alzato da tempo [bandiera bianca. Il nostro uomo sí sente avvilito, [isolato l'atteggiamento dei compagni lo [rende sfiduciato. Noi vorremmo stringergli la mano guardandolo negli occhi dirgli: [« Bravo! Non è bianca di paura la tua [bandiera ma è tinta col tuo ardore di persona [dignitosa e fiera ».
Valzasina Roberto
+ coerenza - ambiguità
Noi del consiglio di fabbrica, unanimamente attenti agli ultimi sviluppi della situazione creatasi per la piattaforma rivendicativa.
Siamo rimasti dolorosamente colpiti dalla incoerenza, dall'ambiguità, dal personalismo egoistico che purtroppo ha contaminato una parte dei lavoratori.
Noi non vogliamo mancare di rispetto a costoro, ma è certo che davanti ai fatti nuovi venutisi a creare durante la lotta, essi hanno denunciato una mentalità arretrata assolutamente inadatta alla situazione attuale.
Perluesti nostri compagni, il la-
voro è essenzialmente dovere e la salute fisica non è tenuta abbastanza in considerazione.
Considerando che al datore di lavoro interessa solo la capacità produttiva, ne consegue un rovesciamento dei valori umani, la soluzione dei n dovere di tutti e della coscienza di ciascuno di noi.
Vedi l'ambiguità di quei lavoratori che si sono fatti portatori di un foglio mistificatore inneggiante a un accordo assurdo con la direzione vedi il comportamento bolso ed incomprensibile degli impiegati che si sono assentati anche dalle riunioni del C.d.F. arrogandosi il « diritto democratico « di intervento nelle assemblee con tendenza dissolutista nei confronti degli interessi dei lavoratori stessi.
Vedi l'incoerenza e l'ambiguità di compagni di lotta che si fanno promotori o rinnovatori del rito del cioccolatino, distribuito per loro iniziativa in occasione dell'onomastico del « Divino » capo reparto.
Con tutto questo noi non facciamo altro che assecondare il gioco del nostro datore di lavoro teso a realizzare il maggior profitto anche sulle nostre divisioni.
Una coerenza schietta, senza falsi radicalismi, è la conduzione indispensabile per darci il diritto a continuare la lotta, per una vita più umana, per gli ideali più alti, per avvicinarci a una vera giusti-
zia, altrimenti saremo inevitabilmente strumentalizzati proprio dalle nostre meschinità.
Un Lavoratore
Club - Amici del padrone
Durante la piattaforma ultimamente conclusa, noi del CdF abbiamo avuto molto da fare per rintuzzare le varie voci che i « soliti ignoti » magistralmente facevano circolare con il benestare del « Club Amici del Padrone ». Erano voci intonate ha screditare il CdF come istituto e le persone che ne fanno parte.
Per non cadere nel ridicolo e per brevità, ne citiamo solo due. La prima voce, è che noi del CdF avevamo un documento ufficiale dalla Direzione in merito all'andamento della seconda tornata di trattative e che per strumentalizzare la situazione tenevamo nascosto alle maestranze. La seconda voce emessa dalla « radio clandestina » annunciava su un foglio scritto a mano senza firma e senza indicare la provenienza quanto segue:
Diritti sindacali sta bene
Qualifiche d'accordo
Aumento salariale sta bene Ferie d'accordo
~M i aro/P/Arpe' ~P& FirPwito) roweeeER0
Rtue i Afe" Ai 1359Mo
e cioè la Direzione concedeva tutto quanto da noi richiesto, ma che noi « scioperanti di professione ancora tenevamo nascosto per far lottare i lavoratori per delle cose che a detta di questi già avevamo conquistato. Con molta franchezza, diciamo che sia la prima come la seconda voce erano assolutamente false, non vere, inventate ad arte dai frequentanti il succitato « Club ".
Vorremmo far notare come queste false voci hanno notevolmente danneggiato la compattezza e l'unità della nostra azione ostacolando sen7'altro il raggiungimento di una piattaforma qualitativamente superiore. Da ultimo un imito a queste persone, e cioè abbiano il coraggio di una SMENTITA. Riserveremo loro dello spazio sul prossimo Giornalino, diversamente avremo una prova in più che alle parole di certe persone è meglio credere aì FATTI del Consiglio di Fabbrica. Conoscendo questa massima pensiamo utile scriverla:
Regala un cavallo a chi dice la verità ne avrà bisogno per fuggire
Alcuni delegati di reparto sez. Meccanica
Violenza e non violenza
Partendo dall'esperienza personale di questi giorni, nel corso dell'agitazione a livello rivendicativo nella nostra azienda, mi si è creata l'esigenza di chiarire il concetto di violenza. Mi sembra opportuno, innanzitutto, fare un'analisi del termine, cercarne la ragione e tentare di scoprirne la matrice.
La violenza, in senso più generale, è concepita nell'azione fisica che si fa sulle persone, l'uccidere; ma ci sono molte altre forme meno dirette e fisiche. Innanzitutto provocare condizioni perchè gli uomini siano uccisi (guerre), inculcare sentimenti di odio per gli altri e di superiorità (razzismo, nazionalismo, campanilismo ecc), manipolare le coscienze (mezzi di comunicazioni di massa, la scuola di classe, aumenti di merito) e umiliare le facoltà dell'uomo (provocare o accettare la fame, sfruttare l'uomo e menomarlo nella sua
salute fisica e mentale).
Le cause che generano la violenza, vengono da un sistema sociale ingiusto, che resiste alle spinte di cambiamento e che vede la società sostanzialmente divisa fra chi detiene il potere e chi lo subisce. Questo sistema porta l'individuo ad essere aggressivo.
La società (la scout , la stampa, l'azienda, l'esercito ecc.), proponendoci dei pseudovalori, come la carriera, il successo, i soldi, ci spinge a « possederli » con modelli a carattere competitivo che, quindi, rendono l'uomo aggressivo, castrandolo delle sue componenti più nobili. Per questo vi può essere una violenza positiva che è quella che ogni persona fa su se stessa, superando ogni interesse individualista e liberandosi dalle paure e dai condizionamenti. Si sente spesso parlare di non violenza da molti benpensanti che si lamentano per i vetri rotti, per il disordine, ecc, in realtà queste persone cercano un alibi per coprire il propio egoismo individualista (il crumiro) o cercano di difendere il proprio privilegio da rivendicazioni (il borghese). Queste persone contrappongono alla solidarietà alla lotta che li disturba e che scuote la lolro coscienza, argomenti come la « libertà di lavorare » e la « quiete pubblica ». Quando gli sfruttati si organizzano per eliminare lo sfruttamento non sono loro a scegliere la violenza.
Gli interessi messi in pericolo da questo movimento determinano sempre una reazione per reprimerlo. Qualche volta sappiamo benissimo di fare coercizione nel fare il picchettaggio ma lo facciamo coscientemente perchè vogliamo equilibrare la violenza diretta e indiretta che ogni giorno esercita il padrone e vogliamo impedire che una parte di minoranza vada a rafforzare il suo ricatto.
Sappiamo che il crumiro si rifiuterà sempre di affrontare il problema, di scoprire la violenza che c'è in ogni sfruttamento, che fa della fabbrica un pesante meccanismo di controllo (capi, vice capi, tempisti ecc, messi li per strappare la produzione nel minor tempo possibile); perchè aprire gli occhi di fronte a questo significa agire per cambiare. Esiste anche un atteggiamento superficiale di esaltazione della violenza che certamente non accetto ne tanto meno giustifico; ed è quando la violenza è fine a se stessa, dettata da im-
pulsi isterici ed aggressivi.
Lanciare una pietra contro la polizia, cercare lo scontro ad ogni costo non significa scegliere la linea più incisiva ma spesso significa immaturità e la ricerca di una via più comoda e più breve.
A questo punto non ho certamente la pretesa di dare una soluzione difínitiva al problema ma credo che bisogna aver chiaro di cosa sia la non violenza.
Non è certamente quella invocata dalle persone a cui « l'ordine attuale che c'è nelle fabbriche e nella società va bene; i dirigenti che fino a ieri hanno licenziato gli attivisti, capi che continuamente fanno discriminazioni con ricatti più o meno velati (aumenti, passaggi, trasferimenti, ecc) e che oggi protestano scandalizzati se si impedisce loro di lavorare nel nome di una democrazia che per primi hanno ripudiato non seguendo la maggioranza, e quegli stessi impiegati e operai più previlegiati degli altri che pensano solo al loro rendimento personale e non a quelli più sfortunati di loro.
Essa non significa stare a guardare, ma significa azione e lotta per la giustizia pagando di persona magari, significa costruire un atteggiamento che rifiuta le radici della violenza e significa aiutare gli altri a capire perchè è necessario che questo diventi un discorso cosciente di massa.
La voce di Casoria
DAL C.d.F. DI CASORIA AL C.d.F. DI MONZA
Il consiglio di fabbrica della C.G.S. di Casoria
Amici e colleghi del C.d.F. Vi inviamo alcuni articoli per il registratore.
Considerando il fatto che per la prima volta contribuiamo al giornalino aziendale a voi chiediamo di rivederli.
Cogliamo il momento per ringraziarvi della gentile accoglienza che ci avete riservata nell'occasione della nostra venuta a Monza, rinnovandovi l'invito per una vostra visita in un prossimo futuro.
In attesa di sentirci vi salutiamo cordialmente.
Casoria 14-6-1971
11 Consiglio di Fabbrica
La voce di Casoria
LA CALATA DELLO STRANIERO
Quando nel lontano Dicembre il giornale locale • IL MATTINO » riportava la notizia da Milano della Fusione tra la C.G.S. e la SIEMENS non poche furono le nostre preoccupazioni, anche perchè abbiamo avuto nella zona alcuni esempi moltonegativi in merito alle Fusioni.
.1:1 informammo in sede sindacale per una valutazione della situazione e per dei possibili consigli. L'Azienda tramite il Direttore di Casoria prima e il capo del personale Sig. Ferrari poi ci faceva sapere che le nostre preoccupazioni erano infondate in quanto la fusione era stata fatta per investire nuovi capitali in modo da incrementare la produzione ampliando la fabbrica per la conquista dei mercati esteri. Ci fu assicurato che la fusione non avrebbe alterato in modo concreto lo stato di cose esistenti in quanto alla C.G.S. restavano la maggioranza delle azioni della società C.A.M. che nascerà dalla fusione.
Le decisioni che interessano i lavoratori come si vede passano sulle loro teste senza che essi vengano quantomeno interpellati, questo perchè i problemi del Capitale hanno la prorità sui problemi degli operai che poi pagano per tutto.
Le realtà attuali delle fabbriche della SIEMENS in Italia non lasciano presagire niente di buono per noi. (Ricordiamo per tutti l'occupazione della Siemens di Sulmona dove sono stati sospesi 500 dipendenti all'indomani della presentazione della piattaforma che prevedeva tra l'altro ancora il superamento della 4° e 5° Cat.).
Prepariamoci quindi a far fronte a questa lotta che sarà forse più dura di quelle che abbiamo finora portate avanti, ma adesso come non mai è in gioco il nostro domani.
Un Delegato
zando i loro colleghi ad aprirsi verso di noi.
Un Lavoratore-Studente Di Casoria
IL CRONOMETRISTA
Nell'attuale organizzazione della Fabbrica ci sono varie Categorie di lavoratori da dividere grosso modo in 2 gruppi: quello che lavora con le braccia e quello che lavora col cervello.
Tra uesti ultimi (specie privilegiate) vi sono i Cronometristi che per mezzo di appositi corsi si specializzano nel valutare i tempi di lavorazione sugli operai oltre che sulle macchine.
Naturalmente sappiamo che questi tempi presi sono abbastanza soggettivi e che questo lavoro di conseguenza dev'essere fatto con una certa serietà per essere quanto meno valido.
Succede invece che da noi il tempista è molto più abile a fare il prestigiatore che a prendere i tempi.
Dichiarazioni molte diverse sono state fatte dal Capo personale ed è stata messa in discussione la parità di trattamento con Monza.
Ancora oggi gli impiegati di Casoria non scioperano senza il permesso della Direzione. Durante lo ultimo sciopero di Mercoledì infatti alcuni compagni del C.d.F. hanLe cose sono sostanzialmente ,no dovuto chiedere alla Direzione di far uscire tutti gli Impiegati altrimenti gli n i avrebbero continuato lo sciopero all'interno dello stabilimento. (Forse sarebbe stato bello e costruttivo vedere come lavorano i crumiri).
In assemblea con l'intervento dell'operatore sindacale di zona è stato approvato un documento in cui si ribadisce la volontà dei lavoratori di Casoria di essere uniti a quelli di Monza e che la fusione non deve alterare i rapporti esistenti tra i lavoratori di Casoria e la C.G.S. Nello stesso si richiede un incontro tra il C.d.F., i rappresentanti aziendali e i rappresentanti delle OO.SS. per chiarire la questione della fusione.
Per sollecitare quest'incontro si sta portando avanti una linea di lotta per il momento non molto incisiva.
Ma se entro la prossima settimana l'azienda non avrà aperto con noi un discorso in materia, la situazione diventerà oltremodo seria e si terranno forme di lotta che facciano capire all'azienda la sentita volontà dei lavoratori di ottenere quanto richiesto nel documento.
Resta da considerare che in caso di risposta negativa sui problemi posti, la lotta oltre che essere dura probabilmente sarà pure lunga, ed è quindi meglio essere preparati a tale evenienza.
A tal proposito occorre rilevare il ruolo che la parte impiegatizia potrebbe svolgere nelle lotte contro il Padrone se non gli si asservisse fedelmente rinunciando persino a partecipare alle assemblee retribuite.
Gli impiegati, culturalmente più preparati di noi, potrebbero assolvere un ruolo di guida nel movimento operaio e nelle lotte, ruolo che di fatto dovrebbe già essere loro, se non avessero scelto di allearsi col Padrone per motivi di varia natura che è inutile riportare. Ma molti di quei motivi che determinarono nel passato quella scelta, oggi non sono più validi e ci è difficile capire perchè i nostri impiegati si ostinano a stare allineati sulle stesse posizioni. Sappiamo che fra loro ce n'è più di qualcuno abbastanza sensibile e ricettivo a questi discorsi di unità ed è a costoro che ci rivolgiamo affinchè si facciano coraggio e diano il loro contributo sia dialettico, partecipando attivamente alle nostre assemblee, che costruttivo sensibiliz-
Infatti dopo aver preso i tempi ;er i lavori di linea del CS3 e dopo che questa linea è in funzione da diversi mesi, apporta ancora modifiche (non tecniche) alle lavorazioni spostando particolari delle lavorazioni stesse da una stazione ad un'altra approfittando del fatto che le operaie interessate sono nuove o inflenue.
Ci viene la convinzione che le lavorazioni siano stabilite a Tavolino in ALTO LOCO e che la presa dei tempi sia una farsa.
Ci si augura in materia una maggiore serietà per il buon andamento del rapporti Azienda-Operai.
Il Consiglio di Fabbrica Casoria
Succede....
Ad un Delegato che gli ha chiesto perchè non aderisse allo sciopero, il Caporeparto del CS1 (O' MARCHESE) ha risposto che lui guadagna abbastanza, che non ha bisogno della 14 mensilità e che quando chiede un aumento gli viene facilmente dato. E ci crediamo.
Più di una volta lo si è visto rientrare in Fabbrica verso le ore 20 e rimanerci fino a mezzanotte.
Inutile dire che lavora come uno sgobbone e che è sempre a disposizione dell'azienda per qualsiasi evenienza.
E' il caso di dire che è un tipo CASA-LAVORO. Un Delegato
UNITA' CON GLI IMPIEGATI