Importante scelta dei lavoratori
Crisi economica - programmazione - occupazione - investimenti situazione aziendale. Principali temi del dibattito
L'occasione del rinnovo del Consiglio di Fabbrica, ci offre l'opportunità di aprire un ampio dibattito fra i lavoratori per compiere un esame autocritico del lavoro svolto in questi anni. Soprattutto intendiamo discutere partendo dalle esperienze compiute sui temi della crisi economica, che travaglia il nostro Paese e sui compiti per molti versi nuovi rispetto al passato, che si è assunto il movimento sindacale e all'interno di questi la funzione del C.d.F. L'azione del sindacato in questi ultimi tre anni è stata caratterizzata principalmente dal tentativo di modificare a fondo le scelte di politica economica e l'apparato produttivo del nostro Paese, attraverso l'introduzione di elementi di programmazione, per rispondere in modo propositivo all'attacco durissimo ai livelli occupazionali, all'elevato tasso inflattivo attestato intorno al 20% annuo, alla crescita spropositata della spesa pubblica, al mancato rinnovamento ed adeguamento tecnologico che la crisi economica da una parte e le scelte operate dal governo e dal padronato dall'altra hanno determinato.
Di fronte al perdurare ed all'aggravarsi della crisi economica e dei suoi disastrosi effetti sulle condizioni di vita dei lavoratori e degli strati più deboli del nostro Paese, il movimento sindacale ha elaborato una propria proposta complessiva decisa con l'assemblea dell'EUR del Febbraio 1977, al centro della quale è stato posto l'obiettivo della piena occupazione sorretto dalla definizione della politica di settore quale strumento di cambiamento profondo delle scelte di politica economica adottate finora
nel nostro Paese, dalla definizione di questioni relative alla politica industriale e fiscale, al problema della casa, alla mobilità ed alla politica rivendicativa.
Le scelte adottate dal movimento sindacale all'EUR si sono scontrate in questi anni con le misure di politica economica ed industriale del governo e con gli orientamenti e le scelte del padronato.
Scelte deflazionistiche e processi di ristrutturazione selvaggia, compressione dei consumi a tutti i livelli, massicci finanziamenti pubblici alle imprese fuori da qualsiasi programmazione e controllo, ritardi e forti contraddizioni con i nostri obiettivi dei piani di settore, sono tutti atti che indicano un'oggettiva convergenza fra politica del governo ed iniziativa del padronato contro la proposta di profondo cambiamento adottata dal movimento sindacale.
L'insieme di questa politica economica, accompagnata da un certo ritardo del sindacato di adeguare la propria iniziativa e le proprie strutture alle scelte di fondo adottate, hanno di fatto vanificato e snaturato la linea dell'EUR, che troppo spesso è stata intesa dal padronato e dal governo come ad una riedizione della politica dei due tempi, ad una sorta di concessioni.immediate senza alcuna contropartita.
Sulla linea dell'EUR il movimento sindacale, pur riconfermandone le scelte di fondo, sta sviluppando una profonda verifica sui limiti evidenziatisi in questi anni e sta operando un riadeguamento su alcune questioni quali il rapporto col quadro politico, la politica fiscale e la difesa
degli strati sociali più colpiti dalla crisi, con l'intento di coagulare attorno alle proposte del sindacato i disoccupati, i pensionati e gli emarginati, per riunificare in sostanza ciò che la crisi divide, superando così le contrapposizioni e le lacerazioni manifestatesi in questi anni.
Da ciò scaturisce la necessità che la risposta del sindacato deve caratterizzarsi con una gestione di tutte le iniziative coerenti e capaci di integrare i diversi livelli di scontro tuttora in atto.
In particolare ciò implica la costruzione di un movimento che intrecci lotte settoriali e territoriali per affermare la continuità di una strategia che dia certezze alle priorità dell'occupazione e del Mezzogiorno, e superi la fase prevalentemente difensiva che ha caratterizzato l'iniziativa sindacale di questi anni.
Si rivela inoltre inderogabile la necessità di costruire nuovi e più avanzati progetti organizzativi per rinnovare ed adeguare l'azione del sindacato nella mutata realtà politica e sociale in cui ci troviamo.
Modificare l'organizzazione del sindacato significa, non una pura e semplice operazione organizzativa, ma dare un segno nuovo all'azione rivendicativa del sindacato stesso, privilegiando in concreto obiettivi rispetto ad altri, attraverso un maggior decentramento a livello regionale e territoriale della definizione di scelte di politica economica ed industriale.
Ciò presuppone un concreto potenziamento delle strutture regionali e territoriali ed un progressivo superamento di quelle provinciali, riconfermando così i 4 livelli di contrattazione: NAZIONALE - REGIONALE - TERRITORIALE e di FABBRICA.
Il cambiamento delle strutture organizzative del sindacato, infine, deve significare una reale incidenza nella pratica e nella logica della democrazia sindacale, attraverso la capacità di coinvolgere maggiormente i lavoratori nella discussione e nella determinazione delle scelte e degli obiettivi di fondo, e nella relativa verifica del risultati conseguiti.
Contratto nazionale
La vertenza per il rinnovo del contratto nazionale si è anch'essa inserita all'interno di una fase estremamente instabile e difficile, ma insieme decisiva per la definizione dei futuri assetti politici economici e sociali del ns. Paese.
Il padronato ha giocato la carta dei contratti per affermare di rappresentare l'unica parte sociale in grado di superare la crisi economica che assicurasse ripresa e sviluppo.
Chiedeva in sostanza l'accettazione della centralità dell'impresa come perno fondamentale della ripresa economica, alle cui leggi tutte le parti sociali dovessero sottostare in particolare il sindacato e i lavoratori. Questo disegno politico non è passato. Esso si è scontrato con una grande capacità di lotta, mobilitazione e iniziativa dei lavoratori a sostegno della piattaforma contrattuale al centro della quale stava l'iniziativa del sindacato nella fabbrica (organizzazione del lavoro-riduzione d'orario-inquadramento unico) ma strettamente collegata al controllo ed alla contrattazione delle politiche industriali.
L'insieme di questi elementi ha sbloccato positivamente la vertenza.
Il giudizio complessivamente positivo emerso dalle assemblee di fabbrica sulla conferma ed estensione dei diritti di informazione e controllo, sull'entità e qualità dell'aumento salariale, sull'avvio di una riforma egualita2
ria degli scatti d'anzianità, non ha tuttavia sottratto spazio all'individuazione dei limiti che hanno impedito di conseguire alcuni importanti obiettivi quali la sostanziale battuta d'arresto in tema d'inquadramento unico, la rinuncia forzata alla cosiddetta 5' parte (diritti sindacali) e la mancata estensione dello statuto dei lavoratori nelle fabbriche sotto i 15 dipendenti.
La riflessione della FLM, che deve investire l'insieme dei lavoratori, sulle tematiche innovatrici aperte dal contratto, quali le problematiche relative al controllo delle politiche industriali e delle innovazioni tecnologiche, all'aumento della produttività collegata a concreti interventi di miglioramento delle condizioni ambientali e di professionalità, all'utilizzo delle conquiste in materia di riduzione d'orario e organizzazione del lavoro in collegamento con i diritti di informazione, accompagnata alla capacità di costruire obiettivi validi di una strategia di cambiamento, rappresenta un terreno fondamentale per riaffermare il ruolo del movimento sindacale di soggetto autonomo ed attivo dei processo di trasformazione del Paese.
Vertenza aziendale
La nostra vertenza aziendale ha rappresentato un chiaro esempio di intervento del sindacato sui processi produttivi aziendali collegati alla vertenza di settore ed al piano energetico, un modo concreto di affrontare i problemi di fabbrica in un'ottica più complessiva, consapevoli che i processi di ristrutturazione aziendale iniziati alcuni anni orso no avrebbero trovato e troveranno la loro completa risoluzione all'interno di una riorganizzazione e razionalizzazione del settore elettromeccanico e in una definizione organica ed improrogabile del piano energetico nazionale.
La nostra vertenza è scaturita per far fronte alla pesante crisi finanziaria e al deteriorarsi della situazione produttiva ed occupazionale della fabbrica (II le Stabilimento addirittura presentava una situazione fallimentare mentre al Ile Stabilimento vi erano interi comparti fortemente in crisi quali le Medie Macchine, la Trazione, l'Impiantistica e il condizionamento, inoltre l'indebitamento verso le banche aveva raggiunto livelli altissimi).
L'accordo del 2/2/78 faticosamente e positivamente raggiunto dopo una lotta durata oltre 11 mesi ha rappresentato un nuovo e più avanzato terreno di lotta per il C.d.F. e i lavoratori, ed ha segnato un'inversione di tendenza in atto all'interno della fabbrica, ponendo un freno alla caduta verticale dei livelli occupazionali attraverso il conseguimento di impegni assunti dall'azienda per un potenziamento delle strutture progettuali e di ricerca, con una diversificazione produttiva con l'introduzione di nuove produzioni, con nuovi investimenti, con un forte ridimensionamento del ricorso alla Cassa Integrazione, con interventi sull'ambiente di lavoro, con l'impegno di ricostruzione della fonderia in ghisa e da ultimo, ma non certamente di secondaria importanza, il principio di un confronto fra le parti sui piani di ristrutturazione e riconversione.
Indubbiamente la fase di gestione del nostro accordo ha avuto da parte nostra non pochi tentennamenti, dovuti alla difficoltà nell'affrontare questi problemi ma soprattutto dal perdurare della crisi economica del paese che si ripercuoteva negativamente sull'azienda e dal tentativo della direzione aziendale di proseguire unilateralmente verso la sua linea di ristrutturazione, per vanificare i contenuti dell'accordo, attraverso un aumento massiccio del decentramento produttivo, il rinvio nell'immis-
sione in produzione di nuovi prodotti e di alcuni investimenti, nonché la mancata ricostruzione della fonderia, che hanno prodotto un'ulteriore diminuzione dei livelli occupazionali (al 30/9/79 gli occupati negli stabilimenti di Sesto S.G. erano 4700, 300 in meno in quelli previsti dall'accordo).
Riteniamo sia indispensabile ribadire l'importanza assoluta di questo terreno di lotta, che dimostra la capacità della classe operaia non solo di fare i conti con i nodi imposti dalla crisi, ma di essere portatrice di soluzioni positive sia a livello di fabbrica che generale. Occorre inoltre definire la costituzione di un coordinamento territoriale e regionale delle vertenze aziendali, e la definizione di una politica di settore come punto di riferimento complessivo delle stesse, quali strumenti indispensabili di elaborazione e di direzione dell'iniziativa del sindacato.
In questa fase di aperto confronto con la direzione aziendale sui nodi ancora irrisolti della situazione di fabbrica, è necessario riprendere la discussione su di essi coinvolgendo tutti i lavoratori e portare avanti tutte le conseguenti iniziative per costringere l'azienda all'attuazione degli impegni assunti nell'accordo del 2/2/78, prima fra tutte il mantenimento dei livelli occupazionali e il reintegro in produzione dei lavoratori ancora in Cassa Integrazione.
Funzionamento C.d.F.
Esecutivo e commissioni
Circa il funzionamento del C.d.F. e delle sue articolazioni Esecutivo e Commissioni, l'esperienza fatta nel triennio scorso va valutata attentamente per superare i problemi che si sono evidenziati.
Una certa difficoltà del sindacato di fronte alla complessità dei problemi ha pesato anche sul funzionamento del C.d.F. determinando in alcuni momenti un difficile rapporto con i lavoratori.
È indispensabile pertanto ridare maggiori spazi di intervento al delegato e rivalutare la funzione decisionale delle assemblee con un rilancio della democrazia sindacale, attraverso la costruzione di nuovi strumenti che aumentino la partecipazione dei lavoratori alla elaborazione ed alla definizione delle scelte del sindacato e del C.d.F., unitamente alla verifica dei risultati acquisiti. Relativamente all'esecutivo, pur riconfermandone il ruolo di coordinamento e di esecuzione delle decisioni assunte dal C.d.F., va rimarcata una certa sovrapposizione
di compiti che nei fatti ne ha diminuito la capacità di intervento.
Inoltre è fondamentale consolidare il modo collegiale di gestire il lavoro, di poter contare sulla massima disponibilità di tutti i membri, nonché di adottare alcuni accorgimenti che limitino il distacco permanente dal gruppo omogeneo e ne migliorino il funzionamento, quale la permanenza settimanale di 2 membri a rotazione, come prescritto dal regolamento.
Sulle commissioni di lavoro,che hanno una funzione di elaborazione di proposte da sottoporre al C.d.F., non vi sono da riscontrare limiti veri e propri imputabili alle stesse, vi sono tuttavia alcuni problemi da risolvere che vanno imputati alle carenze proprie del C.d.F. e del movimento sindacale nel suo complesso (mancato coordinamento da parte dell'esecutivo - mancato funzionamento delle commissioni territoriali ecc...)
Problemi prIncipall trattati all'interno della fabbrica in questi tre anni
Vertenza Aziendale.
Revisione e Gestione I.U.:circa 1.600 passaggi di categoria.
Accordo 5S operai: parificati alla 5S circa 220 operai.
Accordo festività e introduzione scaglionamento ferie.
Revisione accordo trasferta.
Ambiente: effettuato interventi al rep. 3H, 3B, 4G, prevalentemente su aspirazione fumi.
Mensa: introduzione Self-Service alla DISTE entro il 31/12/1979 e alla E.M.C. entro lo semestre 1980. Sono in via di definizione con la direzione il menù, la tabella dietetica e i turni mensa.
Ex CRAL: approvata bozza di statuto per l'istituzione del CENTRO CULTURA TEMPO LIBERO (C.C.T.L.) che sarà gestito direttamente dai lavoratori.
FAL: approvato nuovo regolamento che verrà distribuito entro novembre a tutti gli iscritti.
Esame Oncologico: si sta ultimando l'indagine per la prevenzione dei tumori (PAP-TEST) per le lavoratrici degli stab. di Sesto S. Giovanni.
Patronato: il lavoro svolto da questa struttura aziendale conferma l'utilità del servizio reso ai lavoratori nello snellimento delle pratiche relative all'assistenza previdenziale.
Regolamento del consiglio di fabbrica
Ercole Macelli degli stabilimenti di Sesto S.G.
ARTICOLO 1° - IL DELEGATO
a) Gruppo Omogeneo: il delegato è l'espressione diretta e democratica dei lavoratori raggruppati per aree di reparto e uffici, sulla base della struttura produttiva aziendale.
Il gruppo omogeneo ha il dovere di tutelare il proprio delegato. I) Consiglio di Fabbrica definirà l'elenco dei gruppi omogenei sulla base di 1 ogni 65 lavoratori e frazione non inferiori al 50%+1. Ogni gruppo omogeneo elegge un solo delegato e solo per limitatissimi casi eccezionali, dovuti a ragioni oggettive di carattere tecnico e produttivo, si eleggono più delegati.
b) Funzioni e compiti:compito del delegato è:
1°) Dirigere la politica sindacale nell'area in cui è stato eletto
2°) Favorire, mediante la discussione, assemblee e confronti, la crescita organizzativa, sociale e politica dei lavoratori del proprio gruppo
3°) Contribuire, attraverso il proprio apporto personale e sulla base delle indicazioni del proprio gruppo, a costruire con gli altri delegati la linea sindacale aziendale, nell'ambito della linea sindacale generale del Sindacato Unitario.
4°) Riportare ed attuare nel proprio gruppo le decisioni del C.d.F. di cui è politicamente responsabile per conciliare eventuali divergenze e per eliminare posizioni corporative.
5°) Esercitare un potere di controllo e di intervento in merito alle condizioni di lavoro nella squadra, nel reparto, nell'ufficio, nella sezione, nell'ambito della linea sindacale espressa dal Consiglio di Fabbrica.
6) Il delegato ha il dovere di convocare con sistematica periodicità l'assemblea del gruppo omogeneo dei lavoratori che lo hanno eletto.
c) Elezione: il delegato viene eletto su scheda bianca con voto diretto e segreto da parte di tutti i lavoratori appartenenti all'area o del gruppo omogeneo, dopo una discussione sul significato generale del C.d.F. e sul ruolo del delegato.
Per essere eletti in prima istanza sono previste le seguenti modalità:
if gruppo omogeneo procede, su scheda bianca, all'elezione del delegato. Questo per essere eletto dovrà aver ottenuto almeno il 50%+1 dei voti validi.
Nel caso che nessuno raggiunga il 50%+1 dei voti si procederà al ballottaggio fra i due lavoratori che avranno ottenuto il maggior numero di voti.
Qualora più candidati riceveranno il quorum previsto risulteranno eletti coloro che hanno conseguito i maggiori suffragi.
- nei casi eccezionali di gruppi omogenei in cui, per ragioni oggettive di carattere tecnico e produttivo, si devono eleggere più delegati, ogni lavoratore potrà esprimere sulla scheda bianca, un numero massimo di preferenze nella misura dei 2/5 dei delegati da eleggere (in caso di frazioni si arrotonda sempre per difetto), fermo re4
stando il principio di un «quorum» minimo di voti così determinato:
+1 n° delegati x 2
Qualora non si realizzassero queste condizioni, si effettuerà una seconda votazione di ballottaggio fra i lavoratori che hanno riportato i maggiori voti, pari al numero doppio dei delegati da eleggere; anche in questi casi si applicano i criteri sopra indicati.
Il comitato elettorale deve garantire la democraticità, la segretezza del voto e la massima partecipazione dei lavoratori al voto stesso.
d) Revoca del delegato
Il delegato di gruppo omogeneo può essere revocato in qualsiasi momento dopo un dibattito nell'assemblea del gruppo che lo ha eletto e con una votazione palese che sancisca la revoca con una maggioranza pari ai 2/3 degli aventi diritto al voto.
La richiesta di assemblea per la revoca, avanzata al C.d.F. deve essere sottoscritta da un'entità pari al quorum previsto per l'elezione. Dopo tre assenze consecutive ingiustificate di un delegato, il C.d.F proporrà al gruppo omogeneo che lo ha eletto, la sua sostituzione.
Dimissioni e sostituzione del delegato
Qualora il delegato, risolva il rapporto di lavoro, rassegni le dimissioni dal mandato oppure per sopravvenuti impedimenti a svolgere le sue funzioni richieda di essere sostituito, si dovrà procedere alla rielezione entro trenta giorni.
con nuove elezioni nel caso sia l'unico delegato del gruppo omogeneò
— con l'inserimento del primo dei non eletti purché abbia raggiunto il quorum necessario, nel caso eccezionale di un gruppo omogeneo che prevede più delegati. Se nessuno ha raggiunto il quorum si procede a nuove elezioni con le stesse modalità di cui al paragrafo «c».
Articolo 2° - CONSIGLIO DI FABBRICA
a) Poteri e Compiti - Il Consiglio di Fabbrica, struttura di base del sindacato nel luogo di lavoro, realizza la politi-
ca globale della FLM e della Federazione CGIL-UILCISL e ha poteri di iniziativa e di contrattazione dentro e fuori dalla fabbrica.
b) COMPOSIZIONE - Il Consiglio di Fabbrica è composto dai delegati dei gruppi omogenei eletti democraticamente dai lavoratori, secondo il comma “c» dell'art. 1.
c) Compiti e Funzioni - II Consiglio di Fabbrica imposta l'azione rivendicativa e la gestisce, dirige la politica sindacale nella fabbrica, ricerca la sintesi unificante dei problemi che riguardano tutti i lavoratori risponde a quelli specifici della sezione di reparto o di gruppo, li affronta decidendo e coordinando le azioni di mobilitazione dei lavoratori interessati.
Inoltre, il Consiglio di Fabbrica promuove le iniziative necessarie per la sensibilizzazione e la crescita politica dei lavoratori e contribuisce efficacemente per la concreta partecipazione degli stessi alle scelte politiche ed alle decisioni dell'azione del sindacato unitario sui problemi generali.
Il Consiglio di Fabbrica è il solo orgnismo cui spetta di eleggere o nominare:
Il Comitato Esecutivo e di Coordinamento del Consiglio.
La delegazione ufficiale che — unitamente all'Esecutivo partecipa alle trattative ed agli incontri con la Direzione.
I propri rappresentanti negli Enti Sociali aziendali e nei vari comitati ed organismi ove è prevista la partecipazione dei rappresentanti sindacali. Inoltre il Consiglio di Fabbrica ha competenza nella designazione dei suoi membri nel Comitato Direttivo di Zona.
d) Sede - La sede del Consiglio di Fabbrica è presso l'azienda nei locali che la stessa deve mettere a disposizione a norma dell'art. 27 dello Statuto dei diritti dei lavoratori.
e) Verifica del Consiglio - Il Consiglio di Fabbrica, rimane in carica 24 mesi. Al termine di tale periodo si provvederà al rinnovo. Tale termine è prorogabile soltanto da parte dell'assemblea generale.
f) Autonomia finanziaria - II Consiglio di Fabbrica, per le iniziative di cui al comma <,c", possiede una sua autonomia finanziaria. Allo scopo, formula un bilancio e nomina un responsabile.
nenti l'Esecutivo attraverso la rotazione che si effettuerà comunque ogni sei mesi per almeno tre dei suoi componenti.
Allo scopo di garantire un corretto funzionamento dell'attività sindacale, si stabilisce che venga prestata una permanenza nella sede del Consiglio di Fabbrica da parte dei componenti l'Esecutivo nel numero di due con rotazione settimanale. Inoltre l'Esecutivo terrà di norma una riunione settimanale.
Compiti dell'Esecutivo - I compiti dell'Esecutivo sono di coordinamento, operativi, funzionali, e di attuazione delle decisioni prese dal Consiglio di Fabbrica e dalle assemblee dei lavoratori.
Esso deve prendere parte ad ogni incontro o trattativa con la controparte.
Commissioni - Il Consiglio di Fabbrica, nomina di volta in volta, oppure in modo permanente delle commissioni di lavoro e di studio per l'esame e l'approfondimento di specifici problemi in relazione all'esigenza contrattuale, organizzativa e di carattere generale.
Il C.d.F. deve nominare per ogni commissione un responsabile che risponda dell'attività della stessa al C.d.F.
Alle commissioni di lavoro possono venire chiamati a farne parte lavoratori non delegati. Per la loro attività le commissioni di lavoro possono avvalersi di consulenti esterni all'azienda.
Monte ore e distacchi - Il monte ore a disposizione del C.d.F. deve essere gestito collegialmente ed utilizzato da tutti i delegati in relazione all'esigenze e decisioni del C.d.F. e del sindacato.
Articolo 4°CONVOCAZIONE DEL. CONSIGLIO DI FABBRICA
a) Il Consiglio di Fabbrica viene convocato su decisione del Comitato Esecutivo, su richiesta del sindacato, op-' pure su richiesta di almeno 1/4 dei delegati, oppure di una commissione di lavoro.
Il C.d.F. si riunisce ordinariamente una volta al mese e tutte le volte che lo ritiene necessario.
Articolo 3°STRUTTURE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA
Elezione Comitato Esecutivo - Il Consiglio di Fabbrica per assicurare un efficace coordinamento della sua attività, elegge nel proprio ambito un Comitato Esecutivo dopo un dibattito politico sul carattere necessariamente unitario dell'organismo stesso con voto palese, la composizione numerica è decisa dal Consiglio. I componenti dell'Esecutivo possono essere sostituiti in ogni momento dal Consiglio di Fabbrica con una maggioranza di 2/3.
Verifica - Rotazione e Presenza dell'Esecutivo
Per realizzare una più ampia responsabilità dei delegati, si riafferma il criterio della verifica periodica dei compo-
Le riunioni del C.d.F. sono presiedute e dirette dal Comitato Esecutivo, dai dirigenti sindacali. Il relatore, sull'ordine del giorno verrà designato di volta in volta dall'Esecutivo.
In apertura della riunione del Consiglio di Fabbrica si fà l'appello dei componenti dello stesso. La riunione è valida in prima convocazione qualunque sia la percentuale dei presenti.
Le decisioni del Consiglio di Fabbrica saranno prese a maggioranza assoluta (50%+1) dei presenti.
Alla riunione possono partecipare tutti i lavoratori, senza diritto di voto. Su invito del C.d.F. possono partecipare alla riunione persone esterne all'azienda.
Il coordinamento delle consociate e delle filiali della E. Marelli è composto dai C.d.F. espressi nelle varie aziende e filiali.
I gruppi dirigenti del coordinamento saranno eletti nelle aziende. Il coordinamento eleggerà i propri organismi di direzione.
Articolo 5°- ASSEMBLEA
L'assemblea generale dei lavoratori delle fabbriche è lo strumento di crescita e di partecipazione dei lavoratori stessi alle decisioni ed al controllo delle scelte sindacali e costituisce il momento di massima espressione di volontà e di democrazia sui problemi aziendali e genera-
L'assemblea generale dei lavoratori è il massimo organo decisionale a livello di azienda a cui deve rendere conto il Consiglio di Fabbrica. L'assemblea può essere generale o di gruppi di lavoratori e le decisioni che in essa vengono prese devono essere approvate dalla maggioranza.
L'assemblea generale è convocata dal Consiglio di Fabbrica e dal sindacato.
sindacale «Uniti si Vince». La redazione di stabilimento è impegnata a svolgere una funzione di stimolo verso i lavoratori affinché collaborino alla stesura di articoli, notizie, ecc. da inviare alla redazione stessa.
Articolo 6°- BOLLETTINO UNITARIO
Il Consiglio di Fabbrica provvede alla elezione del responsabile della redazione di stabilimento del bollettino
Articolo 7°APPROVAZIONE E MODIFICA DEL REGOLAMENTO
Il regolamento viene elaborato dal Consiglio di Fabbrica che lo sottopone alla approvazione dei lavoratori.
II regolamento può essere modificato su proposta del Consiglio di Fabbrica approvato dall'assemblea generale dei lavoratori.