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Battaglie sindacali GTE

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Battaglie Sindacali Unitarie Fm L

Bollettino del Coordinamento Nazionale dei C. di F. gruppo G.T.E

Statuti dei C.d.F. e del Coordinamento sindacale nazionale approvati dalla

3' assemblea nazionale dei delegati dei C. d. F. del "gruppo GTE"

Cologno M.se 13 e 14 aprile 1977

Presenti all'assemblea circa 110 delegati (79% di 140) rappresentanti degli stabilimenti GTE di:

Cassina de Pecchi, Milano-Autelco, Installazione, Marcianise, Cologno Monzese, Roma, Telmil-Via Turati, PeroSylvania.

Inoltre i rappresentanti delle fabbriche esterne:

Sit-Siemens (Muller, Sanvito)

Face Standard (Riboldi, Galelli)

Telettra (Beghelli, Casiraghi)

Ice-Imet (Pipola, Reucci) per indotto di Marcianise e rappresentanti delle OO.SS.:

FLM provinciale Milano (Lucetti, Stoppini, Mucci)

FLM zona Gorgonzola (Milani, Toccagni)

FLM zona Sesto S. G. (Nociti)

FLM zona Bovisa (Lucetti).

ORDINE DEL GIORNO

Verifica dell'organizzazione

Proposte di modifica degli statuti

Definizione Vertenza GTE

Comunicazioni e varie

NEL CORSO DEI LAVORI, che hanno visto le relazioni dei responsabili dei C.d.F. e gli interventi di 25 compagni (compresi gli invitati), si sono costituite due commissioni di lavoro composte nel seguente modo:

Commissione Politica - Vertenza GTE:

Cerri, Calabrese, Bresciani, Pisani, Mariani, Bonomelli, Palumbo, Stoppini.

Commissione Aggiornamento Statuti:

Zaffaroni, Grassi, Beretta, Bizzotto, Foglia, Valerio, Allara, Belardinelli.

RISULTATO VOTAZIONI

per ampliamento Coordinamento per ampliamento Segreteria Coord.

per Comm. Naz. Installazione

per modifica Statuti (4 osservazioni) per Documento Politico-Vertenza GTE

giugno 1971
C.I.S.L. U.I.L.
C.G.I.L.
contrario 31 contrari 1 astenuto 1 astenuto 1 contrario 1 astenuto 1 astenuto
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Statuto del Consiglio di Fabbrica del gruppo GTE

PREMESSA

La seconda Conferenza Nazionale Unitaria dei metalmeccanici (Roma 6-7-8-9 marzo 1971), ha sancito nelle sue risoluzioni una serie di norme inerenti le strutture sindacali, l'autonomia, l'incompatibilità nonchè le linee di politica rivendicativa e gli orientamenti sul piano internazionale.

Dette linee ed orientamenti, unitamente a quelle del Consiglio Generale di Modena FLM marzo '72 e della prima Conferenza Nazionale di Organizzazione della FLM di Bellaria — dicembre 1974 — che sono vincolanti, costituiscono la base per la costruzione e l'attività del Consiglio di Fabbrica.

L'elemento di fondo è rappresentato dal fatto che le strutture di fabbrica del sindacato devono essere unitarie e creare il massimo di partecipazione e democrazia tra i lavoratori.

Momenti dell'iniziativa democratica in fabbrica sono:

L'ASSEMBLEA DEI LAVORATORI IL CONSIGLIO DI FABBRICA

RUOLO POLITICO E COMPITI DEL CONSIGLIO DI FABBRICA

Il Consiglio di fabbrica, organismo unitario di base del sindacato, è l'espressione di classe dei lavoratori della azienda e realizza la politica rivendicativa e più generale, decisa nell'ambito della FLM e della Federazione CGILCISL-UIL.

Il Consiglio di fabbrica, realizzando la sintesi unitaria delle indicazioni dei lavoratori, partecipa in prima persona alla elaborazione della linea politica del sindacato ai diversi livelli.

il C.d.F. ha il potere di elaborare la politica rivendicativa aziendale e di gestirne la contrattazione, sulla base delle esigenze espresse dai lavoratori e degli indirizzi delle strutture territoriali del sindacato.

Il C.d.F. nello svolgimento dei propri compiti è impegnato a conoscere ed a sviluppare gli studi sull'organizzazione del lavoro (aspetti produttivi, occupazionali, ambientali, delle condizioni di lavoro e salariali), sulla realtà sociopolitica e sulle strutture della democrazia sindacale, alla luce del contratto e del documenti elaborati dal sindacato.

Nell'ambito dell'iniziativa del Consiglio Unitario di Zona sulle tematiche sociali del territorio, il C.d.F. è impegnato in prima persona a creare, attorno a questa, la partecipazione dei lavoratori.

Il C.d.F. deve inoltre garantire l'espletamento unitario (INCA - INAS - ITAL) delle attività del patronato, anche attraverso la nomina di appositi incaricati sulla base di Intese unitarie da raggiungere tra FLM - Patronato e C.d.F.

COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA

Il C.d.F. è composto dai DELEGATI dei lavoratori, eletti per votazione diretta e segreta, nelle assemblee di gruppo omogeneo.

Il gruppo omogeneo viene costituito, sulla base dell'organizzazione del lavoro esistente in azienda, da lavoratori che operano su un'unica linea produttiva o in un unico reparto oppure aggregando più reparti che svolgano compiti e/o lavorazioni omogenee e affini, evitando tuttavia una eccessiva parcellizzazione numerica e di qualifica.

La scelta operata dalla FLM è che ogni gruppo omogeneo esprima un solo delegato; qualora l'Organizzazione del lavoro non consentisse la suddivisione di gruppi omogenei di dimensione numerica elevata, di comune accordo con la segreteria di zona provinciale della FLM, verrà esaminata dal C.d.F. la possibilità di proporre l'elezione, ìn tali gruppi, di un numero di delegati superiore a uno.

Spetta al C.d.F. uscente, d'intesa con il sindacato, proporre, sulla base delle esperienze maturate, la quantità e la composizione dei gruppi omogenei ed il numero dei delegati da eleggere per ognuno dì essi (sulla base di 1 ogni 40+60).

L'Assemblea aziendale discute e decide le proposte. Nel caso di aziende dove si deve eleggere il C.d.F. per la prima volta il compito di stabilire la quantità e la composizione dei gruppi omogenei spetta ad una commissione proposta dalla FLM di zona ed approvata dalla Assemblea dei lavoratori.

L'ASSEMBLEA

L'assemblea di fabbrica è un momento di elaborazione e di verifica dell'insieme dei problemi e delle decisioni del sindacato e costituisce il momento di massima espressione di volontà e democrazia sui problemi aziendali e generali.

L'assemblea generale dei lavoratori è il massimo organà decisionale a livello d'azienda a cui il C.d.F. deve rendere conto del proprio operato.

Le assemblee in fabbrica possono essere generali o di gruppi di lavoratori; le decisioni devono essere prese dalla maggioranza dei presenti.

In particolare, per consentire il massimo di partecipazione ed un forte collegamento con i lavoratori, l'articolazione in assemblee di reparto, ufficio, gruppo omogeneo, deve avere la più ampia generalizzazione onde costituire il giusto raccordo con l'assemblea generale.

COMPITI DEL DELEGATO

Il delegato ha il compito di tutelare gli interessi del gruppo o dell'area omogenea che lo ha eletto, nell'ambito della linea unificante decisa dal C.d.F.; inoltre ha il compito di concorrere ad elaborare la politica sindacale di tutta l'azienda, della zona, della categoria e della federazione CGIL-CISL-UIL.

A tale scopo il delegato è impegnato ad informarsi sui problemi presenti all'interno del movimento sindacale e a farne partecipi i lavoratori.

Il delegato, in accordo con il C.d.F., riunisce periodicamente l'assemblea del gruppo omogeneo.

5. CRITERI ELETTORALI

L'elezione del C.d.F. viene realizzata in un periodo stabilito al fine di espletare tecnicamente tale operazione.

L'elezione del delegato avviene per votazione diretta e segreta, su scheda bianca, nell'ambito dell'assemblea del gruppo omogeneo ed ha valore qualora abbiano votato almeno i 2/3 degli aventi diritto.

E' compito del C.d.F. uscente nominare con una maggioranza dei 4/5 una commissione elettorale che ha il compito di seguire il corretto svolgimento delle votazioni e di redigerne il verbale.

Il seggio elettorale verrà composto dai membri della commissione elettorale nominata dal C.d.F. uscente e da due lavoratori del gruppo omogeneo.

Criteri elettorali

Nel caso di gruppo omogeneo che preveda l'elezione di un solo delegato, questo per essere eletto dovrà aver ottenuto almeno il 50% + 1 dei votanti.

Nel caso che nessuno raggiunga il 50% + 1 si procederà al ballottaggio fra i due candidati che avranno ottenuto il maggior numero dei voti.

Per l'elezione dei delegati di gruppo o area omogenea in numero superiore a 1, ogni lavoratore potrà esprimere un numero massimo di preferenze nella misura dei 2/5 dei delegati da eleggere (in casi di frazione si arrotonda sempre per difetto), fermo restando il principio di un quorum » minimo di voti espresso attraverso la seguente formula: 100 + 1 numero delegati x 2

Esempi:

Nel caso di DUE DELEGATI DA ELEGGERE il quorum minimo è

100 +1 = 26°/a

2 x 2

il numero massimo di preferenze è 1.

Nel caso di TRE DELEGATI DA ELEGGERE il quorum minimo è

100 + 1 = 17,5%

3 x 2

il numero massimo di preferenze è 1.

Nel caso di QUATTRO DELEGATI DA ELEGGERE il quorum minimo è

100 + 1 = 13,5%

4 X 2

il numero massimo di preferenze è 1.

Nel caso di CINQUE DELEGATI DA ELEGGERE il quorum minimo è 100 +1 = 11%

5 x 2

il numero massimo di preferenze è 2.

Risultano eletti i lavoratori che, superando il quorum, conseguono il maggior numero di voti.

Nelle aree dove si elegge più di un delegato, se in prima votazione non tutti i lavoratori da eleggere superano il quorum previsto, si procede ad una seconda votazione, con gli stessi criteri, per coprire i posti vacanti.

6. SOSTITUZIONE E REVOCA DEL DELEGATO

In caso di sopravvenuto impedimento permanente, per

qualsiasi causa, a svolgere le sue mansioni, il delegato deve essere sostituito entro 30 giorni:

con nuove elezioni, nel caso che sia l'unico delegato del gruppo omogeneo;

con la sostituzione del candidato primo degli esclusi dalla graduatoria (purchè abbia raggiunto il quorum minimo dei voti), nel caso di gruppo omogeneo che preveda più delegati.

In caso di dimissioni del delegato queste dovranno essere discusse ed eventualmente accettate da parte dell'assemblea del gruppo omogeneo perchè siano operanti e quindi si proceda alla votazione del nuovo delegato.

Revoca

Il delegato del gruppo omogeneo può essere revocato in qualsiasi momento dopo un dibattito nell'assemblea di gruppo che lo ha eletto con una votazione palese che sancisca la revoca con una maggioranza pari ai 2/3 per gruppi omogenei con più delegati ed al 500/0 + 1 nei casi di gruppi omogenei con un solo delegato, degli aventi diritto al voto. La richiesta di assemblea per la revoca, avanzata al consiglio di fabbrica, deve essere sottoscritta da una entità pari al quorum previsto per l'elezione.

7. STRUTTURE ORGANIZZATIVE DEL CONSIGLIO DI FABBRICA E LORO COMPITI

a) Comitato Esecutivo o Segreteria

Il Consiglio di Fabbrica, per assicurare un efficace coordinamento della sua attività ed un rapido collegamento tra i delegati, elegge nel suo ambito un Comitato Esecutivo o Segreteria. Le modalità di votazione con voto palese sono decise dal Consiglio medesimo riferendosi ai criteri previsti a livello provinciale.

b) Composizione Esecutivo o Segreteria

Il Comitato Esecutivo o Segreteria è composto da nr. 5-7-9 componenti. I componenti dell'Esecutivo o Segreteria possono essere sostituiti in ogni momento dal Consiglio di Fabbrica. Si riafferma il criterio della rotazione periodica, preceduta da una valutazione politico-sindacale, ogni 6 mesi di 1/3 dei componenti dell'Esecutivo o della Segreteria in modo da realizzare una più ampia responsabilizzazione dei delegati.

c) Compiti dell'Esecutivo o Segreteria

I compiti dell'Esecutivo o Segreteria sono operativi e funzionali quindi limitati alla attuazione delle decisioni prese dal Consiglio di Fabbrica e dalla assemblea dei lavora-

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tori. Esso, o parte di esso, deve prendere parte ad ogni incontro o trattativa con la Direzione unitamente alla delegazione o commissione. In casi eccezionali e quando si è nella impossibilità di convocare il Consiglio di Fabbrica, l'Esecutivo o Segreteria può eccezionalmente prendere decisioni, anche per la proclamazione di scioperi, sempre che sia nell'ambito della linea sindacale stabilita dal Consiglio di Fabbrica, dal Sindacato.

d) Commissioni

Il Consiglio di Fabbrica nomina di volta in volta, oppure in modo permanente, delle commissioni di lavoro e di studio per l'esame e l'approfondimento di specifici problemi in relazione alle esigenze contrattuali ed organizzative. Il Consiglio di Fabbrica deve nominare per ogni commissione un responsabile che risponde dell'attività della stessa al Consiglio di Fabbrica medesimo.

Delle commissioni di lavoro possono venire chiamati a farne parte lavoratori non delegati.

All'attività delle commissioni possono partecipare i lavoratori G.T.E. dello stabilimento.

Per la sua attività le commissioni di lavoro possono avvalersi di consulenti esterni all'azienda (medici, sociologi, legali ecc.).

L'Esecutivo o Segreteria coordina l'attività delle varie commissioni.

APPROVAZIONE E MODIFICA DELLO STATUTO

Lo statuto viene elaborato dai C.d.F. del gruppo che lo propongono alla discussione e alla votazione della Assemblea dei delegati del gruppo e viene approvato con la maggioranza dei 2/3. Verrà poi sottoposto alla ratifica delle assemblee generali dei lavoratori.

Lo statuto potrà essere modificato su proposta dei C.d.F. e la modifica sarà valida qualora approvata da una maggioranza dei 2/3 dell'assemblea dei delegati del gruppo. Verrà poi sottoposto alla ratifica delle assemblee generali dei lavoratori.

BOLLETTINO UNITARIO DI GRUPPO

Il Consiglio di Fabbrica provvede alla elezione del responsabile e della redazione di stabilimento del bollettino sindacale del Coordinamento del gruppo « BATTAGLIE SINDACALI UNITARIE «.

La redazione di stabilimento è impegnata a svolgere una funzione di stimolo verso i lavoratori affinchè collaborino alla stesura di articoli, notizie, ecc., da inviare alla redazione del bollettino sindacale di gruppo.

Norma transitoria

RIUNIONI

DEL CONSIGLIO DI FABBRICA E CONVOCAZIONE

DELLE STESSE

Ogni riunione del C.d.F. viene convocata dal Comitato Esecutivo anche su richiesta di almeno 1/3 dei delegati; è compito del Comitato Esecutivo fornire per iscritto l'ordine del giorno ai delegati e portarne a conoscenza i lavoratori; è altresì compito dell'Esecutivo redigere il verbale della riunione.

A turno i delegati terranno la presidenza delle riunioni del C.d.F.

VERIFICA PERIODICA (O RINNOVO) DEI. C.d.F.

Di norma ogni due anni viene attuato il rinnovo del C.d.F. e quindi il C.d.F. uscente provvederà a espletare i compìti previsti dallo statuto.

INFORMAZIONE

Il C.d.F. deve affrontare tutte quelle iniziative atte a favorire l'informazione tempestiva dei lavoratori (bollettini o giornaletti aziendali, cartelli ecc...).

RAPPORTI CON LA LEGA, CON LA ZONA E CON IL PROVINCIALE

E' compito del C.d.F. tenere settimanalmente i rapporti con la lega, con la zona e col provinciale al fine di avere le informazioni tempestive sulle attività in atto e di portare il necessario contributo.

COORDINAMENTO G.T.E.

II regolamento del Coordinamento del gruppo G.T.E. costituisce parte integrante del presente statuto.

La elaborazione dello statuto dei C.d.F. proviene dalle indicazioni dei Direttivi provinciali della FLM secondo le disposizioni nazionali in atto. Pertanto il suddetto statuto unico dei C.d.F. del gruppo G.T.E. viene approvato dalla Assemblea nazionale dei delegati G.T.E. con l'impegno a tenere in considerazione le eventuali normative che venissero emesse o proposte dalle OO.SS. provinciali di Caserta e altre nel rispetto della loro autonomia territoriale.

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Statuto del Coordinamento del gruppo GTE

1° aggiornamento rispetto a Gazzada - 24 e 25 genn. 1975

PREMESSA

ll Coordinamento del gruppo G.T.E. è sorto dall'esigenza comune a tutti gli stabilimenti, di affrontare assieme i problemi comuni e per eliminare quelle differenze che la Direzione aveva crato soprattutto tra Marcianise e le fabbriche del Nord.

ll Coordinamento deve essere un organismo di gruppo e non la somma degli organismi delle varie fabbriche.

Il punto di partenza per realizzare questo obiettivo deve essere la presa di coscienza della nostra situazione; i lavoratori della GTE fanno parte di un gruppo e pertanto ad un'unica direzione padronale bisogna contrapporre una azione sindacale unitaria e complessiva gestita da un coordinamento e da tutti i delegati dei Consigli di Fabbrica per essere in grado di decidere e di trattare con le controparti a nome di tutto il gruppo e quindi realizzare un coordinamento realmente rappresentativo e con potere decisionale.

Il Coordinamento realizza l'unità dei lavoratori e l'insieme dei loro interessi, pertanto, per la sua natura di classe si batterà per la conquista di migliori condizioni di vita e di lavoro dentro la fabbrica e nella società.

Art. 1 - COMPITI DEL COMITATO DI COORDINAMENTO

Il Comitato di Coordinamento ha il compito di elaborare una linea strategica di politica rivendicativa valida per tutti gli stabilimenti in stretto collegamento con i Consigli di Fabbrica ed i lavoratori, di coordinare gli obiettivi rivendicativi dei singoli stabilimenti, di coordinare le lotte e le trattative aziendali, di stimolare la crescita politico-sindacale dei Consigli di Fabbrica in modo da realizzare una effettiva omogeneità.

Il Comitato di Coordinamento non è nè un organo consultivo, nè sostitutivo delle responsabilità sindacali aziendali, zonali e provinciali, bensì un organismo che trae la propria forza e ne esalta la validità della sua funzione nel rapporto democratico che stabilisce con i sindacati, con i Consigli di Fabbrica, e attraverso questi, con tuttì i lavoratori.

Il Comitato di Coordinamento pertanto si impegna a dare il proprio contributo sui temi più generali del movimento operaio per contribuire alla costruzione delle linee politiche delle OO.SS. nazionali e confederali e in stretto collegamento con le FLM provinciali e zonali coinvolgendo nel dibattito i singoli Consigli di Fabbrica ed i lavoratori.

Art. 2 - AUTONOMIA

Il Sindacato Unitario — antagonista del padronato — per sua natura di classe è pienamente autonomo da qualsiasi organizzazione o raggruppamento politico, dai quali si distingue per natura, finalità e metodo di azione.

Esso, storicamente impegnato nella lotta per lo sviluppo della democrazia e per la democratizzazione di tutte le strutture dello Stato, conquista costantemente la propria indipendenza da qualsiasi influenza esterna e riafferma

la effettiva autonomia dai poteri dello Stato, dal governo, dai partiti, dalle istituzioni e dagli enti locali con i quali realizza un costante confronto democratico.

L'autonomia è intesa come capacità dei singoli Consigli di Fabbrica di affrontare unitariamente i problemi che emergono nelle singole unità produttive e la capacità di individuare, tra questi, quei problemi la cui dimensione e complessità vanno oltre la dimensione della fabbrica ed investono direttamente il Comitato di Coordinamento e quindi tutto il gruppo.

Contemporaneamente, autonomia significa anche capacità di analizzare le varie realtà molto diversificate presenti nel gruppo e capacità di giungere ad una sintesi politico-sindacale, allo scopo di elaborare una reale linea unitaria rispetto alle scelte della Direzione.

Tale linea deve poi rappresentare l'indirizzo verso cui tutti i Consigli di Fabbrica, tutti i delegati e tutti i lavoratori del gruppo devono muovere per conquistare gli obiettivi fissati.

La carica di membro del Coordinamento dei Consigli di Fabbrica è incompatibile con:

le candidature ed i mandati pubblici elettivi a tutti i livelli;

le candidature e le cariche di componenti di organismi direttivi di partiti o movimenti politici a diversi livelli.

Tali candidature, mandati o cariche determinano l'automatica decadenza da quelle dell'organismo dirigente sindacale di cui sopra.

Si sottolinea, inoltre, che condizione prioritaria perchè il Comitato di Coordinamento possa assolvere i suoi compiti è una sempre maggiore capacità, funzionalità ed autonomia dei Consigli di Fabbrica.

Art. 3 - L'ASSEMBLEA DEI DELEGATI

L'assemblea dei delegati dei C.d.F. del gruppo G.T.E. definisce le linee generali della politica sindacale nelle aziende del gruppo ed inoltre affronta e risolve eventuali dissensi all'interno del Comitato di Coordinamento.

Art. 4 - COMPOSIZIONE DEL COMITATO DI COORDINAMENTO

ll Comitato di Coordinamento dei Consigli di Fabbrica è composto da 35 membri eletti dai Consigli di Fabbrica dei rispettivi stabilimenti nelle seguenti proporzioni (tenendo conto del numero dei dipendenti e delle esigenze politico-sindacali):

Il Comitato di Coordinamento, sulla base di esigenze politico-sindacali e a fronte di modifiche del numero degli addetti delle singole unità produttive, aggiornerà l'attuale composizione.

Tale decisione dovrà essere ratificata dall'assemblea ge-

Installazione
Cologno Monzese
Roma
Pero (Sylvania)
Cassina de' Pecchi 13 Marcianise 9 Milano 6
3
2
1
1

aerale dei delegati.

I Consigli di Fabbrica cureranno l'avvicendamento dei propri rappresentanti nel Comitato di Coordinamento in modo da favorire una più ampia esperienza politico-sindacale ai propri delegati.

I membri del Comitato di Coordinamento esprimono le decisioni ed i pareri dei Consigli di Fabbrica che li hanno eletti e rispondono del proprio operato nei loro confronti.

Sono in ogni momento revocabili e sostituibili dal Consiglio di Fabbrica che li ha eletti.

Il Comitato di Coordinamento al fine di garantire la massima funzionalità del suo lavoro, comunica ai Consigli di Fabbrica le eventuali inadempienze (non partecipazione alle riunioni, ecc.) dei membri designati in modo da valutarne la sostituzione.

Art. 5 - SEGRETERIA DEL COMITATO DI COORDINAMENTO

Il Comitato di Coordinamento allo scopo di assolvere ai propri compiti operativi con la massima tempestività ed efficienza, elegge una segreteria composta da 9 membri:

Cassina de' Pecchi 3

Marcianise 2

— Milano 2

Cologno Monzese 1

Roma 1

Si prevede di allargare la suddetta segreteria al settore installazione ed all'unità di Pero (1+1) con rappresentanti coordinatori per casi eventuali e particolari che la segreteria in carica analizzerà di volta in volta.

La segreteria dovrà mantenere i collegamenti fra i membri del Comitato di Coordinamento ed al suo interno.

La segreteria affronta i soli aspetti organizzativi e pertanto: convoca il Comitato di Coordinamento, ne attua le decisioni, formula — sentiti i membri del Comitato di Coordinamento — l'ordine del giorno, incarica il relatore sui temi messi all'ordine del giorno.

L'ordine del giorno deve essere inviato per tempo ai Consigli di Fabbrica affinchè questi possano esprimere una propria valutazione.

Con la decisione di costituire la segreteria viene inoltre adottato il criterio dell'avvicendamento nell'incarico che si attuerà attraverso la rotazione dei componenti del Comitato di Coordinamento.

Art. 6 - COMMISSIONE NAZIONALE INSTALLAZIONE DEL COORDINAMENTO

Viene costituita la Commissione Nazionale Installazione nel seguente modo:

— 3 membri installazione (già designati - Bologna 25 ottobre 1976)

2 membri C.d.F. Milano (da designare tra i coordinatori)

2 membri C.d.F. Cassina (da designare tra i coordinatori)

1 membro C.d.F. Marcianise (da designare tra i coordinatori)

1 membro C.d.F. Roma (da designare tra i coordinatori).

Detta commissione ha il compito di organizzare e coordinare l'attività sindacale all'interno dei delegati delle varie zone (Bologna 25-10-1976).

Ha inoltre il compito di decidere — di volta in volta — la composizione delle delegazioni alle trattative con la direzione (Cologno 13 e 14 aprile 1977).

Art. T - RIUNIONI DEL COMITATO DI COORDINAMENTO

Il Comitato di Coordinamento nella sua attività si fa carico di mantenere stretti collegamenti con le OO.SS. provinciali e di zona che parteciperanno alle riunioni dello stesso.

Il Comitato di Coordinamento per dare continuità al proprio lavoro, si riunisce di norma, ogni trimestre od ogni qualvolta se ne ravvisi la necessità.

Il lùogo di riunione sarà stabilito di volta in volta secondo le varie esigenze. il Comitato di Coordinamento è convocato dalla segreteria di propria inizativa, o su richiesta dei rappresentanti di uno o più stabilimenti o di un Consiglio di Fabbrica o su iniziativa delle OO.SS.

Art. 8 - SEDE

La sede amministrativa del Comitato di Coordinamento è presso Cologno Monzese (sede generale). Presso tale sede, il Comitato di Coordinamento organizza e cura la raccolta di tutto il materiale politico-sindacale e tecnico necessario all'espletamento delle sue attività dei Consigli di Fabbrica.

Art. 9 - ORE A DISPOSIZIONE DEL COMITATO DI COORDINAMENTO

Vedere accordo integrativo aziendale del 31-10-1974, pag. 3, punto 7 — Diritti sindacali — e successive modifiche.

Art. 10 - BOLLETTINO DEL GRUPPO

La elaborazione ed applicazione delle linee politiche e rivendicative necessitano di un ampio legame democratico con i lavoratori.

« Battaglie sindacali unitarie », è il bollettino del Comitato di Uoordinamento del gruppo G.T.E.

Deve quindi non solo essere un organo di informazione, ma uno strumento, una tribuna aperta attraverso il quale si realizza il più ampio dibattito, confronto e partecipazione fra tutti i lavoratori.

Il Comitato di Coordinamento nomina la redazione di « Battaglie Sindacali unitarie » la quale, in collaborazione con le redazioni di stabilimento ed i loro responsabili aziendali, promuove, stimola la partecipazione di tutti gli stabilimenti alla stesura di articoli e notizie per il bollettino.

La redazione con la segreteria di Coordinamento garantisce la periodica pubblicazione del giornale.

Il Comitato di Coordinamento ed i singoli Consigli di Fabbrica devono garantire l'autofinanziamento del bollettino.

Il Comitato di Coordinamento ha la responsabilità politica della redazione di « BATTAGLIE SINDACALI UNITARIE ».

Art. 11 - FINANZIAMENTO

Il Comitato di Coordinamento deve pervenire all'autofinanziamento con adeguate iniziative, che in seguito saranno adottate, sulla scorta delle indicazioni delle OO.SS. provinciali e nazionali.

NOTA ALLEGATA ALLO STATUTO:

L'assemblea Nazionale dei delegati G.T.E. sollecita un chiarimento ed un confronto sulle norme di incompatibilità dei membri dei direttivi di partito a tutti i livelli (cellule e sezioni di fabbrica e strada?) e pertanto ritiene di verificare presso la segreteria provinciale FLM di Milano questa norma, che risulta restrittiva rispetto agli attuali documenti nazionali.

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