il meccanico
GIORNALE UNITARIO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA DELLA INNSE-MILANO
Un contributo al dibattito per il C.d.F.
INDISPENSABILE UN CONFRONTO SERIO E APPROFONDITO PER RICONQUISTARE L' UNITA' DEI LAVORATORI
Le cose come stanno - cosa fare per cambiare - rapporto fabbrica e societàruolo del sindacato-rilancio dei Consigli-rivalutazione del gruppo omogeneo
LA SITUAZIONE CHE SI E' DETERMINATA ALLA FINE DELLA CONSULTAZIONE PER LA BOZZA CONTRATTUALE nei rapporti tra lavoratori e C.d.F. è certamente di una gravità estrema e richiede che si vada ad una ricomposizione al più presto possibile. Da ciò le dimissioni dei componenti il consiglio dí fabbrica, per far si che il dibattito per il rinnovo dello stesso avvenga senza posizioni precostituite ma in piena libertà, cioè sia un dibattito tra lavoratori senza far pesare nel bene e nel male il ruolo del sindacato. Quindi nessuna forma ricattatoria maschera queste dimissioni, ma al contrario una scelta di liberazione per dar modo a tutti di parlare senza vincolo.
E' necessario, se vogliamo sviluppare positivamente questo dibattito, partire da alcune situazione concrete:
Le ultime dichiarazioni ufficiali della Direzione Generale hanno confermato le sensazioni che già si erano diffuse tra i lavoratori.
Il carico di lavoro, con i re canti ordini acquisiti è abba stanza positivo, rimangono però GROSSE PREOCCUPAZIONI NEL SETTORE SIDERURGICO ed è FERMO IL SETTORE PRESSE.
L'acquisizione della commessa U.R.S.S. per le macchine uten sili apre dei problemi, la cui mancata soluzione può ritorcersi contro tutta la prospettiva futura dell'INNSE.
Per capirci bene, la situazio ne è questa:
Da un lato vi sono ordini acquisiti, anche importanti, con ristretti margini di mano vra, dall'altro una struttura aziendale in termini organiz.. zativi e qualitativi incapace di adeguarsi alle esigenze che di volta in volta si presentano.
Attualmente la condizione oggettiva dei lavoratori a tutti i livelli è tesa ad esalta re l'arte di arrangiarsi del singolo, mancando un disegno generale di programmazione produttiva entro il quale potersi muovere.
L'immediata verifica di quanto andiamo dicendo la si riscontra senza troppa nocessi.. tà di approfondimenti.
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Basta pensare solo al fatto che non è stato previsto , con tutte le conseguenze che ciò comporta, l'elevato numero di pensionamenti avvenuti nel 1978.
Il mancato ripristino del turn-over ha determinato:
L'aggravamento delle condizioni di crescente disagio dei lavoratori, che sono oggettivamente peggiorate.
Il maggior dispendio di ener gie dovute all'esigenza di svolgere le mansioni degli in diretti sempre più carenti in tutti i reparti.
-L'impossibilità di "distogli. re anche per un momento forze produttive dai lavori che sono sempre più urgenti" per potersi dedicare all'aggiorna mento e qualificazione del personale, alla organizzazione, alla ricerca, alle idee nuove, alla revisione delle a2 parecchiature, alla loro stan dardizzazione, alla ottimizza zione dei prodotti.
Tutto questo, accumulato alle carenze organizzative,detormi na un maggior carico di lavoro pro capite.
Conseguenza di ciò è il bloc co di qualsiasi possibilità
di sviluppo professionale, il perenne rincorrere, da parte di tutti i settori, le innova tecnologiche con I conseguenti scompensi produttivi. Nei fatti tutto questo si tra duce in un ristagno dell'inquadramento unico e nel blocco delle possibilità di crescita salariale.
-Il rafforzamento delle tendenze già esistenti a rinchiu dersi in compartimenti stagni dei vari settori, al fine di sfruttare appieno le proprie risorse, chiudendo così le pos sibilità di interscambio di informazioni e conoscenze, nonchè la creazione di gruppi di lavoro intersettoriali. Prova lampante di questo fatto è l'enorme difficoltà del recupero degli indiretti, che
meglio potrebbero essere utiliizzati in attività direttamente produttive.
PER LA SIDERURGIA, al di là della stasi che attualmente esiste sul mercato e quindi le preoccupazioni per il cari co di lavoro, viene sempre più avanti la subordinazione alle ditte cosidette "di progettazione", che acquistano maggior - potere.
Conseguenza di ciò è l'assolu ta impotenza a cui sono ridot ti i progettisti che altro non possono fare se non ridursi a semplici esecutori (copiare di segni, fare modifiche, sbrigare pratiche burocratiche,ecc.)
QUESTO MODO DI LAVORARE ha por tato sfiducia e demotivazione diffusa a tutti i livelli.
Si assiste sempre più a dimie sioni di personale qualificato in settori su cui invece bi I sognerebbe puntare (es. montai , gio elettrico) ed a una mancar za di coinvolgimento soprattut to delle nuove leve che sono, nonostante tutto , negli ulti mi anni entrate in fabbrica. Infine questo malessere si acuisce proprio per la difficol tà di apportare modifiche, di inserire le proprie idee al vecchio modo di lavorare.
La situazione produttiva attua le impone a tutti di riconside rare questo stato di cose, a ; partire dall'organizzazione del lavoro, perchè nel concre to della produzione siano risolti in positivo i problemi con vantaggio a partire dai I singoli, per comprendere poi tutta la prospettiva aziendale.
11111111•1111111.
IL CONSIGLIO DI FABBRICA E' CONVINTO CHE QUESTI SONO I PROBLEMI CHE CI STANNO DI FRONTE.
I lavoratori che leggono questo tipo di righe sono d'accordo?
Se i problemi invece sono altri, allora che vengano avanti nelle assemblee, perchè è quello il momento ido neo per il confronto.
Ma se i problemi sono questi, allora: come pensano i lavoratori di uscirne?
E' POSSIBILE RISOLVERLI NELL'AMBITO AZIENDALE O ADDIRITTURA PERSONALE?
NOI PENSIAMO DI NOI
Cosa fare per cambiare
Proprio perchè questi -stessi problemi sono anche nelle altre fabbriche, a volte in modo più drammatico, vuoi dire che da soli non si può risolverli, che non si può chiuder si in fabbrica; e allora biso gna sapersi collegare con gli altri e trovare terreni di lot ta comuni.
Il movimento sindacale, noi compresi, ha individuato come prioritaria la lotta all'orga nizzazione del lavoro, non so lo per ciò che concerne le sin gole fabbriche. ma a partire dalle singole realtà per ricon durre ad unità tutto il ciclo produttivo (controllo del decentramento, lavoro nero,ecc.)
DOBBIAMO PERO' RICONOCERE, a questo punto, il ritardo che accusiamo come movimento di tutti i lavoratori dell'INNSE e, per conseguenza, come Consiglio di Fabbrica su questo terreno di lotta. Non a caso diciamo che l'orga nizzazione del lavoro è un ter reno di lotta, tanto più duro se consideriamo la crisi econo mica in atto nel paese. Oggi il tentativo del padrona to, sia pubblico che privato, è di uscire dalla crisi rilan ciando il modello di sviluppo degli anni '50/'60, rilancian do cioè la libertà di impresa. In termini più concreti vuol dire, dietro la facciata del contenimento dei costi, liber tà di usare i lavoratori perla mobilità, ma non per cresci ta professionale, bensì per i licenziamenti (intervista proposte di De Benedetti);
inoltre aumento dei ritmi, cu mulo di mansioni partendo dal la riduzione dei cosidetti "improduttivi", ri9Zancio di forme di incentivi
Queste linee di tendenza già sono in atto nella situazione produttiva del paese, basta pensare all'uso spregiudicato fatto degli aumenti dà merito, privilegiando alcune categorie nel tenta tivo di rompere così l'unità dei lavoratori. Inoltre l'uti lizzo di comodo della cassa in tegrazione, l'uso abnorme del lavoro nero, dello straordina rio, della paga "fuori busta", del decentramento: tutti siete mi questi che indicano chiaramente la volontà del padronato di sconfiggere il sindacato a partire dalle condizioni dei lavoratori occupati. -2-
SI DIMOSTRANO VUOTE PAROLE quelle che il Direttore Generale dell'I.R.I. va dicendo. "Per essere competitivo il no atro prodotto deve essere frut to di strutture industiali ef ficenti, di una organizzazione del lavoro aggiornata", quando i comportamenti dell'IRI vanno in realtà in tutt'altro senso. Si comincia con il respingere le posizioni del sindacato sui temi di riorganizzazione, di superamento delle finanziarie e di riaggregazione delle ziende per filoni produttivi, onde continuare a tenere in
piedi una struttura di potere ormai obsoleta e burocratica.
Il non voler aprire il confronto sui piani di settore, il non voler individuare nuovi settori produttivi in portico lare nell'impiantistica,solo oggi finalmente considerato co me settore con valide prospet tive, ma su cui ancora pesa il rifiuto da parte dell'IRI di predisporre le strutture promozionali e le politiche idonee per misurarsi sui mercati esteri, per orientarsi su set tori a rapida evoluzione tonno
logica • su prodotti a elevato valore aggiunto: questo ~chi richiederebbe un massiccio im pegno nella ricerca applicatacon programmi precisi e finalizzati.
Il tutto in nome di un rovino so concetto di "autonomia" aziendale,che porta queste a+ ziende a scontrarsi sui merca ti esteri • a rinunciare ad una propria ricerca o progettazione, che amplierebbe le ca pacità tecnologiche rendendoci indipendenti dalle ditte *tra niere.
EMERGE COSI' LA VALIDITA' DELLA SCELTA CONTRATTUALE DELLA F.L.M., che pone la suo centro la lotta per modificare le condizioni di lavoro a partire dalla fabbrica.
Questa è la dimostrazione che il sindacato è presente, forte e vive nelle fabbriche; ma è necessario impegnarsi nella lotta e vincere questa battaglia se vogliamo dare risposte concrete alle domande che emergono dal paese, dai lavoratori occupati come dai disoccupati, contro le nostalgie della reazione.
L' importanza del contratto
Realizzare questi obbiettivi rende allora necessaria la co sidetta "prima parte" dei con tratti ed importante il saper la gestire, perchè il sistema di informazioni non è un qual cosakdi astratto, ma in concre to vuol dire:
difendere il proprio posto di lavoro partendo dalla veri fica degli indirizzi produtti vi dell'azienda.
modificare il proprio modo di lavorare in positivo e parallelamente lottare per lo sviluppo dell'azienda stessa. possibilità di rivendicare una crescita professionale reale.
possibilità di pretendere assunzioni là dove serve; possibilità di individuare quindi effettuare corsi di aggiornamento e formazione professionale, rimanendo così al passo con le innovazioni tecnologiche;
avere in mano gli strumenti per difendere la propria salo te in fabbrica;
avere in mano i dati sul de centramento ed evitare così che gran parte del lavoro ven ga fatto fuori dal normale ci clo produttivo dell'azienda, magari in una piccola azienda dove di norma si sfrutta il la voro nero; ed, infine, vuol dire sbugiar dare il padronato e chi solo difronte alle nostre rivendica zioni si ricorda del costo deT. lavoro.
PENSANDO A QUESTE COSE si riesce a comprendere che quanto andiamo facendo non à un discorso accademico o astratto
o utile solo "agli altri"; ma è soprattutto un discorso per tutti noi.
Per i lavoratori occupati, i quali devono in prima persona porsi il problema occupaziona le, non solo perchè è un dram ma sociale (le ultime stime parlano di una intera generazione che non troverà posto di lavoro e tra questa generazio ne ci sono anche i nostri figli), ma perchè è soprattutto un dramma economico che condannerebbe il paese al sottosviluppo, ad una endemica seria collettiva, che portoreb be ai lavoratori tutti Macrifi -3-
ci ben più gravi. Sacrifici che potrebbero andare ben al di là di quelli economici, com promettendo la stessa situazio no di democrazia che abbiamo contribuito a costruire in qut sti ultimi anni.
E' palese il tentativo di rivincita non solo del capitali smo, ma anche delle forze con sorvatrici e reazionarie che tentano con tutti 1 mozzi (Int di.le informazioni distorto che sono riusciti a far pomo care tra i lavoratori coma è sucossso por le pensioni) di ricacciare le masso popolari agli anni 130.
Puntuale arriva il terrorismo
IL TERRORISMO E' PIU' CHE MAI PRONTO a diventare complice di questo disegno strategico allorchè scatena tutta una serie di violenze, atti dinamitardi cercando di convogliare il mal contento degli emarginati, in
particolare dei disoccupati, contro il sindacato. Non a caso gli atti terroristi ci più gravi avvengono quando più forte è la pressione popo lare e la presentazione delle piattaforme contrattuali è uno di questi momenti. Le bombe contro la sede nazio nale della FLM e contro i tra licci dell'Alfa Sud dimostrano che la preoccupazione primaria presente nella piattafor ma (allargare l'area- produtti_
va e l'occupazione) é sacrosan tamente giusta anche su questo terreno perchè toglie spazio e motivi al terrorismo, che sem pre ha sfruttato le aree di emarginazione.
Questo, d'altra parte,è il col legamento oggettivo che esiste tra terrorismo e reazione e spiega altresì la difficoltà fin oggi incontrata dal movimento democratico per una lot ta a fondo al terrorismo atee so.
11111~1~1111111~11~~1, LE SCELTE DEL GOVERNO ANDREOTTI NON AIUTANO CERTO A SCONFIGGERE QUESTO DISEGNO REAZIONARIO: la nota Pandolfi, il piano triennale con il loro ribadire la natura liberistica del mercato al di fuori di ogni programma zione, la pretesa assurda di rilanciare il modello di sviluppo "anni 50" come se niente fosse accaduto in questi 20 anni, la volontà conseguente di un blocco dei salari, il taglio indiscriminato della spesa pubbli ca, il tentativo di una ridistribuzione del reddito a favore del profitto, il non agire concretamente per stroncare la piaga dell'evasione fiscale e neppure una revisione delle aliquote tassabili, che a causa della inflazione sono ormai punitive nei confronti dei lavoratori.
L'adesione allo SME è contro i lavoratori
Tutta questa filosofia non por ta certo il paese fuori dalla crisi e tanto meno si esce da questa situazione con scelte avventuristiche come quella di aderire allo SME senza adeguate garanzie.
Una lezione cievenuta su questo argomento dalla Francia: quando ha visto i propri interessi intaccati, con estrema disinvoltura, ne ha bloccato l'attuazione.
Per capire bene tutta la manovra che nasconde l'adesione allo SME, bisogna specificare che questa adesione vuol dire vinco101elle prospettive di evi luppo dell'industria e maggiore squilibrio tra aree forti ed aree deboli, con subordinazione delle scelte italiane a quelle della Germania. Questo vuol dire poter attacca
re quegli istituti che hanno costituito da sempre la difesa del salario quali la contin gerza, l'indennità di liquidazione e dare così un colpo sec co ai lavoratori,
Ma come si rifletta questa scelta in fabbrica?
Per l'INNSE, la cui produzione per l'85% è destinata all'oste ro, l'adesione allo SME vuol dire che, essendo la nostra moneta legata alle monete forti, sarà più difficile contrastare la concorrenza estera a meno di aumentare notevolmente la produttività e/o diminuire fortemente il costo del lavoro, cosa già avanzata dagli stessi dirigenti; ma a spese di chi?
L'esperienza ci suggerisce la risposta: a spese delle condizioni dei lavoratori. Eccoci così tornati alle condi zioni della fabbrica come momento essenziale per la battaglia più generale.
E' chiara quindi l'esigenza di vincere questa lotta a partire dall'organizzazione del lavoro sapendo cogliere l'intreccio con la lotta più generale da svolgere nel paese.
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Per questo il movimento sindacale apre oggi a fianco delle vertenze contrattuali tutta una serie di rivendicazioni tra cui: una generale iniziativa sui piani di settore; una vertenza per il piano a->
gro-alimentare, che dia un diverso ruolo al Mezzogiorno; per la riforma delle PP.SS. con la Fiat, l'Alfa Romeo • grossi gruppi industriali per il plafonamento al Nord e maggiore occupazione al Sud.
LA PRIMA AZIONE A SOSTEGNO DI TALI RIVENDICAZIONI, PER FAR MUTARE ORIENTAMENTO AL GOVERNO, PER STRAPPARE IMPEGNI PRE CISI E CONCRETI E'
lo sciopero generale del 2 febbraio
Alcuni di questi obbiettivi con scadenza immediata che il C.d.F. dimissionario o rinnovato, dovrà affrontare sono:
.11t s .cIronto sulla commessa S.S.;
L'esigenza a questo punto è che i C.d.F. diventino sempre più soggetti attivi per concretizza re questa linea di lotta e di rinnovamento del paese. Per questo è tanto più improro gabile il rinnovo del C.d.F. INNSE.
E questo deve avvenire non cer to eleggendo un compagno di la voro più o meno bravo così tal; to per farlo oppure per scaricare su spalle altrui le proprie responsabilità; ma è neces sario prendere coscienza dei problemi, del compito che spetta ad ogni singolo ed eleggere • un compagno di lavoro capace di formulare la sintesi della volontà di lotta e di cambiamen to del gruppo omogeneo, rappOrtandola alle esigenze della fab brica, della realtà esterna in cui si muove.
UN DELEGATO CHE PORTI AVANTI una serie di obbiettivi e di esigenze dei lavoratori della Innse che si intreccino strettamente con la battaglia contrattuale.
-la definizione ed il ruolo di alcuni reparti, partendo dalle situazioni più urgenti (manuten zione, settore elettrico, picco la torneria);
- il concretizzarsi di tutti i discorsi già in atto per l'ambiente di lavoro a partire dal la carpenteria, respingendo ulteriori tentativi dilatori. L'esempio di questo nuovo modo di lavorare e di affrontare i problemi è dato dalla rivendica zione del montaggio elettrico, elaborata in assemblea da tutto il gruppo omogeneo.
l'avvio dei corsi di riqualificazione con contenuti veramen te validi; un confronto con le direzioni Innse ed Italimpianti, concorda to con il C.d.F. IT., per una definizione dei ruoli che tenga conto anche delle capacità di progettazione Innse;