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Il Costruttore24

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Consiglio di Fabbrica della Fit - Ferrotubi -

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LA PIATTAFORMA

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Dopo i primi incontri avuti con la direzione su tale argomento, la mia impressione è che i lavoratori dovranno vigilare e valutare come procedono le trattative. Questo è necessario per dare più forza ai nostri compagni che partecipano alle trattative e per far pesare e quindi far pensare ai nostri dirigenti (quelli padronali) che la pronta mobilitazione di tutto il complesso Fit Ferrotubi è un dato di fatto e che il coordinamento è un passo positivo verso una battaglia generale dei lavoratori per una seria ristrutturazione e di un concreto piano di investimenti sul nostro territorio. Ho detto che dobbiamo vigilare. Perchè? Perchè non dobbiamo dimenticare che il padrone ha sempre cercato di sminuire le nostre richieste, giocando (in special modo in questo momento) la carta della crisi. Noi sentiremo dei discorsi basati sulla loro esigenza di uscire dalla crisi, ma quando la discussione scenderà sui metodi da attuare per risollevare l'economia ecco i loro obiettivi: Togliere la fiscalizzazione sugli oneri sociali aumentando l'Iva quindi facendo pagare ai lavoratori il loro profitto. Sospendere almeno per un anno le rivendicazioni aziendali. Escludere ali scatti della continaenza dal calcolo sugli scatti di anzianità e da tutte le varie voci d'indennità della busta paga. Eliminare le 7 festività anche come recupero. Aumento dello straordinario evitando così di assumere lavoratori disoccupati.

Ripresa del 3° turno dove si manifesta l'esigenza. Combattere l'assenteismo. Una maggiore mobilità interna senza trovare ostacoli, quindi poter fare trasferimenti senza che il lavoratore dia la propria adesione. Questi sono gli obiettivi che il padronato intende raggiungere se (bontà sua) si vuole uscire dalla crisi. Ma di tutto questo una cosa non vogliono affrontare: riportare in Italia i capitali che hanno nei depositi svizzeri! Ebbene, con questo atteggiamento una cosa si può capire ed è quella che se i lavoratori non saranno mobilitati in una dura lotta con obiettivi chiari, queste proposte, con l'avallo di alcuni ministri consenzienti (vedi posizioni di Donat Cattin) passeranno sulle già gravate spalle del popolo italiano

e cioè di quelli che non hanno i soldi in Svizzera. Qualcuno penserà (specialmente la direzione) che non dobbiamo discutere i problemi generali ma quelli della fabbrica. A questa ipotesi dobbiamo rispondere in modo duro e chiaro e quindi far capire che se non sì risolvono i problemi del paese noi cì troveremo ad aver firmato ancora una volta un pezzo di carta senza trovare una applicazione dei punti concordati anche con delle ore di sciopero. Ma la battaglia per far uscire il Paese dalla crisi deve essere una battaglia che parta dalla realtà della fabbrica. Dobbiamo condurre una lotta affinchè a livello aziendale si vada a delle rivendicazioni per la concreta applicazione della prima parte del contratto nazionale che tratcoprnxtuk IN r.

Giochi di mercato o mancanza di volontà ? L'industria tubistica può contare su un andamento della domanda meno condizionato che in altri settori produttivi da possibili mutamenti di modelli di sviluppo. La domanda di tubi, saldati e senza saldatura, è determinata in prevalenza da programmi di utilizzazione che vanno dall'edilizia ad attività energetiche. Le prospettive senza dubbio più interessanti di sviluppo del consumo di tubi bel prossimo quinquennio e prevedibilmente per tutti gli anni -'80 sono offerte dall'atti-

vità petrolifera e dal settore delle centrali elettriche. Ma questo programma deve per forza prevedere interventi a monte delle linee di produzione dei tubi, cioè nel campo degli approvvigionamenti degli acciai richiesto per l'espansione della capacità produttiva. L'aumento del fabbisogno di acciaio necessario per far fronte agli sviluppi sopra indicati non può essere attuato con i tradizionali forni e vi è quindi l'esigenza di sostituirli con forni elettrici a cariCONTINUA IN 3


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