Consiglio di Fabbrica della Fit - Ferrotubi -
febbraio 1977
Crisi economica politica e morale Che l'Italia sia oggi in crisi sono tutti d'accordo. I più preoccupati sono i più seri, chi questa crisi la prevedeva ed ha sempre cercato di evitarla. Come sempre nei momenti di crisi a pagare sono i più poveri, i disoccupati, i pensionati, i lavoratori a basso reddito. E questa crisi non ha le caratteristiche di quelle passate nelle quali il sistema si è dato una aggiustata e poi ha avuto la capacità di ripresa. L'industria italiana sulla cui espansione deve basarsi la ripresa economica è malata, non è competitiva. Alcuni dicono che è colpa dei salari dei lavoratori, dell'assenteismo, eppure i salari pur essendo aumentati negli ultimi anni sono ancora i più bassi dell'Europa e le percentuali delle assenze sono ai livelli degli altri stati. Altri in modo più onesto dicono che la colpa è del costo del lavoro e quindi anche del livello tecnologico degli impianti produttivi. Certamente in tutto questo un dato è vero, sono venuti al pettine tutti i nodi di un sistema produttivo basato sul consumismo, sui bassi salari, sullo sfruttamento dei lavoratori e tutto questo rende difficile la ripresa economica se non si cambiano gli indirizzi di fondo. In una situazione tanto grave e difficile, in cui la minaccia d'inflazione e le manovre speculative sulla moneta sono un costante perico-
lo è indispensabile che tutto il popolo italiano capisca che sono necessari sacrifici e che sia disposto a farli. Soprattutto i lavoratori che vedono minacciato il loro posto di lavoro questo lo hanno capito, loro sacrifici ne hanno sempre fatti e quindi sono pronti. Ma qui viene la nota dolente. Sacrifici per che cosa? per ridare fiato a questo sistema economico sbagliato? sacrifici per permettere agli speculatori di continuare a speculare? sacrifici per permettere agli industriali, assenteisti negli investimenti, di continuare a portare all'estero i loro guadagni? Oppure sacrifici per cambiare le cose. Oggi tutti o quasi tutti sono d'accordo cte bisogna cambiare, almeno a parole. Ma come si fa ad avere fiducia se a gestire i frutti di questi nostri sacrifici sono i responsabili di questa situazione? Un governo che oggi pretende realismo e confessa tranquillamente che le tasse ai ricchi non è possibile farle pagare con l'attuale sistema fiscale da loro creato, e quindi inventa di volta in volta delle supertasse più o meno ingiuste in nome del realismo e della necessità di urgenza. Il vero problema non è che gli italiani non sono disposti ai sacrifici ma che questo governo manca del prestigio necessario per chie-
derli. Gli italiani non hanno fiducia in questa gente protagonista di tanti scandali sempre impuniti. E tutto questo può sembrare paradossale a così breve distanza dal voto del 20 giugno. Si è creato nel paese un clima dove la solidarietà, lo spirito collettivo, la visione generale dei problemi del paese, i sentimenti che fanno mettere in seconda fila gli egoismi personali e di categoria, sono ingenuità se non stupidità. Il culto che impera oggi è quello del furbo non quello dell'onesto. E non si dica che la colpa è del popolo italiano, della sua natura. Se chi ci governa queste cose le ha capite e vuole veramente cambiare non ha che una strada da percorrere, riconoscere gli errori, isolare e punire i disonesti, dare al paese un governo che rappresenti la stragrande maggioranza degli italiani dove siano presenti i partiti dei lavoratori. Questo è il solo governo che può dare le necessarie garanzie politiche e morali al nostro popolo e che quindi può chiamare il paese ai sacrifici necessari per superare la grave crisi economica, dare ai giovani una prospettiva per la quale lottare, per fare dell'Italia un paese libero e democratico dove la giustizia sociale abbia a realizzarsi. UN LAVORATORE