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N° 5 OTTOBRE 1972

dibattito '71 periodico dei lavoratori della Feal

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IN QUESTO NUMERO: Egualitarismo e qualifiche - Risposta a una risposta - Lettera a dibattito '71 - Pensiero di Mao - Queste fastidiosissime mosche - Bozza di statuto del Consiglio di fabbrica FEAL - Statuto dei diritti dei lavoratori.

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Egualitarismo e qualifiche E' chiaro che dal sistema delle qualifiche e delle categorie dipendono le divisioni tra lavoro manuale ed intellettuale, e le divisioni tra gli operai stessi come per gli impiegati. Queste discriminazioni si specchiano in livelli di retribuzione e di prestigio nell'azienda e nella vita sociale: il loro emblema palpabile è la gerarchia di valutazione del lavoro (scala di qualifiche) e la rigida divisione gerarchica fra lavoro manuale ed intellettuale (scala delle categorie). Esiste infatti una scala di qualifiche per gli operai, per gli intermedi, per gli impiegati; queste tre grandi ripartizioni sono fra loro Incomunicabili come vere e proprie caste. Bisogna saper cogliere un aspetto essenziale del problema: e cioè che la natura ideologica e politica di tale divisione è funzionale alla subordinazione sociale del lavorato-e manuale (classe operaia) ed alla frantumazione della grande massa ormai costituita dal lavoro dipendente. All'interno di ogni singolo gruppo (operai e impiegati) ia qualifica rappresenta una valutazione diversa di - capacità di lavoro, premio o punizione, promozione o umiliazione. Ancora una volta momento di divisione. In questi ultimi tempi il sistema gerarchico delle qualifiche è sempre di più sotto accusa. L'attuazione di una organizzazione del lavoro estremamente parcellizzata e dequalificante acutizza la contraddizione fra lo sviluppo delle conoscenze e dell'istruzione di massa ed il loro riconoscimento all'interno dell'azienda. Venendo meno il mestiere tradizionalmente inteso, al lavoratore viene assegnata una mansione il cui contenuto professionale è terminato dal padrone e da una organizzazione del lavoro che porta alle estreme conseguenze la divisione del lavoro, producendo un'area vastissima di occupazioni stupide, parcellizzate, dequalificanti. Per eseguirle non è necessaria una particolare capacità, possono essere apprese in un tempo variabile tra tre minuti e alcuni giorni; tuttavia questi lavori stupidi sono l'attività quotidiana e, peggio, la loro esecuzione richiede persino la massima attenzione. Alla noia di questi lavori si aclgiunne la tendenziale caduta delle qualifiche, con il condensamento

degli operai e degli impiegati verso i livelli di classificazione più bassi. La gerarchia resta però in piedi anche se il giudizio sulla qualità del lavoro non tiene conto di ciò che sei capace di fare, ma di ciò che l'organizzazione del lavoro esige da te. Della gerarchia di qualifica resta in piedi solo la sostanza politica: il fine di dividere. La rivendicazione di inquadramento unico non esprime e risolve tutto questo e sarebbe un grave errore limitarsi a chiedere la abolizione della divisione in caste incomunicabili fra operai, impiegati, intermedi mediante un unico sistema gerarchico di valutazione del lavoro basato su pochi livelli, perchè il livello di qualifica rappresenta sempre un giudizio sulle capacità espresse nei diversi tipi di lavoro. Bisogna invece sempre più avvicinarsi alla reale parificazione fra lavoro manuale operaio e lavoro intellettuale impiegatizio. A monte della rivendicazione della mobilità verticale c'è il concetto che l'esperienza di lavoro produce cultura e capacità, e perciò ne deriva la conclusione che dopo un determinato periodo di lavoro (anzianità) un operaio o un impiegato accumula capacità nuove tanto da poter passare alla qualifica superiore e ad un posto meno stupido. Bisogna stare attenti a questo concetto di mobilità verticale che, se portato ad un eccesso idealistico. in realtà può tradursi in un travestimento apparentemente concreto di una immaginazione utopistica, perchè questa rivendicazione incorre nel pericolo di subordinare i passaggi di qualifica alle disponibilità effettive di posti di lavoro e di promuovere una lacerante contraddizione di orientamenti ideali. Cioè da un lato può subire l'ideologia capitalista, dando un valore alla prospettiva dell'affermazione individuale tradotta in termini di carriera, dall'altro può essere un tentativo di inserire contenuti egualitari nei quali si riconoscono concetti fondamentali come il rifiuto di ogni discriminazione capitalistica di classe fra lavoro intellettuale e manovale, fra cultura teorica e pratica. Nonostante la divisione spinta del lavoro sia in molti settori ancora in fase di sviluppo, e non ancora estremizzata, non si esclude


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