dibattito '71
periodico dei lavoratori della Feal
Egualitarismo e qualifiche
IN QUESTO NUMERO: Egualitarismo e qualifiche - Risposta a una risposta - Lettera a dibattito '71 - Pensiero di Mao - Queste fastidiosissime mosche - Bozza di statuto del Consiglio di fabbrica FEAL - Statuto dei diritti dei lavoratori.
E' chiaro che dal sistema delle qualifiche e delle categorie dipendono le divisioni tra lavoro manuale ed intellettuale, e le divisioni tra gli operai stessi come per gli impiegati.
Queste discriminazioni si specchiano in livelli di retribuzione e di prestigio nell'azienda e nella vita sociale: il loro emblema palpabile è la gerarchia di valutazione del lavoro (scala di qualifiche) e la rigida divisione gerarchica fra lavoro manuale ed intellettuale (scala delle categorie).
Esiste infatti una scala di qualifiche per gli operai, per gli intermedi, per gli impiegati; queste tre grandi ripartizioni sono fra loro Incomunicabili come vere e proprie caste.
Bisogna saper cogliere un aspetto essenziale del problema: e cioè che la natura ideologica e politica di tale divisione è funzionale alla subordinazione sociale del lavorato-e manuale (classe operaia) ed alla frantumazione della grande massa ormai costituita dal lavoro dipendente.
All'interno di ogni singolo gruppo (operai e impiegati) ia qualifica rappresenta una valutazione diversa di - capacità di lavoro, premio o punizione, promozione o umiliazione. Ancora una volta momento di divisione.
In questi ultimi tempi il sistema gerarchico delle qualifiche è sempre di più sotto accusa. L'attuazione di una organizzazione del lavoro estremamente parcellizzata e dequalificante acutizza la contraddizione fra lo sviluppo delle conoscenze e dell'istruzione di massa ed il loro riconoscimento all'interno dell'azienda.
Venendo meno il mestiere tradizionalmente inteso, al lavoratore viene assegnata una mansione il cui contenuto professionale è terminato dal padrone e da una organizzazione del lavoro che porta alle estreme conseguenze la divisione del lavoro, producendo un'area vastissima di occupazioni stupide, parcellizzate, dequalificanti.
Per eseguirle non è necessaria una particolare capacità, possono essere apprese in un tempo variabile tra tre minuti e alcuni giorni; tuttavia questi lavori stupidi sono l'attività quotidiana e, peggio, la loro esecuzione richiede persino la massima attenzione.
Alla noia di questi lavori si aclgiunne la tendenziale caduta delle qualifiche, con il condensamento
degli operai e degli impiegati verso i livelli di classificazione più bassi.
La gerarchia resta però in piedi anche se il giudizio sulla qualità del lavoro non tiene conto di ciò che sei capace di fare, ma di ciò che l'organizzazione del lavoro esige da te.
Della gerarchia di qualifica resta in piedi solo la sostanza politica: il fine di dividere.
La rivendicazione di inquadramento unico non esprime e risolve tutto questo e sarebbe un grave errore limitarsi a chiedere la abolizione della divisione in caste incomunicabili fra operai, impiegati, intermedi mediante un unico sistema gerarchico di valutazione del lavoro basato su pochi livelli, perchè il livello di qualifica rappresenta sempre un giudizio sulle capacità espresse nei diversi tipi di lavoro.
Bisogna invece sempre più avvicinarsi alla reale parificazione fra lavoro manuale operaio e lavoro intellettuale impiegatizio.
A monte della rivendicazione della mobilità verticale c'è il concetto che l'esperienza di lavoro produce cultura e capacità, e perciò ne deriva la conclusione che dopo un determinato periodo di lavoro (anzianità) un operaio o un impiegato accumula capacità nuove tanto da poter passare alla qualifica superiore e ad un posto meno stupido. Bisogna stare attenti a questo concetto di mobilità verticale che, se portato ad un eccesso idealistico. in realtà può tradursi in un travestimento apparentemente concreto di una immaginazione utopistica, perchè questa rivendicazione incorre nel pericolo di subordinare i passaggi di qualifica alle disponibilità effettive di posti di lavoro e di promuovere una lacerante contraddizione di orientamenti ideali. Cioè da un lato può subire l'ideologia capitalista, dando un valore alla prospettiva dell'affermazione individuale tradotta in termini di carriera, dall'altro può essere un tentativo di inserire contenuti egualitari nei quali si riconoscono concetti fondamentali come il rifiuto di ogni discriminazione capitalistica di classe fra lavoro intellettuale e manovale, fra cultura teorica e pratica.
Nonostante la divisione spinta del lavoro sia in molti settori ancora in fase di sviluppo, e non ancora estremizzata, non si esclude
EU ITORA Sa" VCRIeVi k D a N° 5 OTTOBRE 1972
e o L o )a e r-
tuttavia che i lavoro sia sempre più parcellizzato e sostanzialmente dequalificante per la maggioranza.
Ed è questo aspetto dell'attuale organizzazione del lavoro che non è capito nella sua sostanza reale quando si tenta di colpirlo con una strategia che tenta di rilanciare contenuti di professionalità nati in una fase tecnologica precedentr).
Proprio da qui nasce la contraddizione tra il riconoscimento delle gerarchie di valori professionali ed I tentativo di darle contenuti eguaitad attraverso un sviluppo di cariera accessibile a tutti.
Di questi tempi si promuove l'iotesi perdente della possibilità di ndividuare valori culturali e proessionali oggettivamente contenui nelle mansioni, dai quali le caacità soggettive di chi lavora non ono utilizzate e sempre meno rihieste.
Si crede così di attaccare l'oranizzazione parcellizzata del laoro con una contestazione che olpisce una tecnologia vecchia e uperata a difesa di figure operaie impiegatizie che magari sussistoo, ma ai confini del processo prouttivo vero e proprio.
Il fenomeno vero è la dilagante tupidità delle mansioni.
E la contraddizione storicamente alida è quella che oppone una for-lavoro con una capacità di scolazzazione e livello culturale in auento ed una tecnologia produttiche richiede sempre minori reuisiti e che ha contrassegnato lo iluppo delle forze produttive alnterno dei rapporti di produzione capitalistici.
Ci troviamo di fronte ad una crisi di una fase storica della tecnologia industriale, che non può essere superata tornando indietro.
In realtà questo atteggiamento sulle qualifiche finisce per subordinare la valutazione del lavoro ai contenuti più o meno stupidi delle mansioni richieste. E si finisce per avallare e privilegiare l'oggettività del diploma, della laurea, del corso professionale. Con il triste risultato poi di riconoscere, quando si pretende di abbatterla, una razionalità oggettiva dell'attuale organizzazione del lavoro.
Il difetto di fondo è quello di non avere capito che l'egualitarismo non è riconoscibile sostanzialmente ad un fenomeno di puro schematismo ideologico, nè tantomeno si sniega sempre con la presenza di contraddizioni oggettive.
L'egualitarismo è la fotografia esatta del conflitto tra le forze produttive umane e le attuali tecniChe di aopropriazioni della forzalavoro, fra capacità in sviluppo e non utilizzate nel lavoro.
Occorre aggredire le figure più emarginate del processo produttivo. cioè le figure dell'operaio comune e dell'irnpiegeto d'ordine,
proprio là dove più lacerante ed esplosiva è la contraddizione fra capacità e loro utilizzazione.
In caso contrario si arriva all'assurdo di affermare che coloro che sono adibiti a lavori « stupidi » hanno bisogno di corsi professionali per accedere ad una qualifica superiore. Mentre la degenerazione esiste per necessità della tecnologia industriale, che la impone a chi lavora, indipendentemente dalle capacità. Chiunque è capace di fare di più e meglio che il lavoro alienante richiesto in fabbrica. Solo che sappia usare una macchina da cucire, un apparecchio fotografico, una lavatrice o una motocicletta possiede capacità superiori; la verità è che la fabbrica non può usarle. Si arriva così a conclusioni fantasiose che non sono più realistiche ma soltanto meno credibili e meno mobilitanti di una strategia che punti invece alla progressiva induzione del numero di qualifiche, facendosi forte della collettiva e comune capacità di lavoro che la fabbrica non utilizza.
Roberto Harper
Risposta a una risposta
La « risposta di una crumira di 2' categoria » è apparsa in bacheca a seguito dell'affissione di un volantino in cui, ai crumiri che non avevano partecipato agli scioperi per la piattaforma rivendicativa, si proponeva di rinunciare alle migliorie ottenute, mediante comunicazione all'ufficio personale. Riportiamo qui di seguito la risposta, facendo seguire la stessa da un commento.
RISPOSTA DI UNA « CRUMIRA » di 2' categoria.
Colpita dalla comunicazione che trovasi qui accanto e non avendo partecipato alla lotta, per coerenza verso me stessa e verso gli altri
RINUNCIO
Al punto 1 ore riconosciute ai C.d.F.
Al punto 2 categorie: passaggio dalla 3* alla 2' in 6 anni
AI punto 3 intervento di un delegato all'organico del reparto
Al punto 4 migliore attrezzatura della mensa
Al punto 5 malattie ed infortuni
Al punto 6 cottimo
Al punto 8 - 9 - 10 migliorie cantiere.
Per il punto 11 concordo perfettamente con il C.d.F. e per l'acume dimostrato nell'aver aggiunto alla piattaforma questo punto.
PUNTO 7: PREMIO DI PRODUZIONE
Ritengo di non dover rinunciare a questo punto: perchè non ho partecipato alla lotta SOLO per la formulazione errata del punto 2 perchè il premio di produzione è comunque un diritto acquisito e tutelato dal contratto di lavoro inoltre per il premio 1971 lo stesso era difeso da un foglio firmato dalla DIR da una vertenza sindacale da un primo acconto versato dalla DIR. Trattativa questa. antecedente la piattaforma.
POSSO RINUNCIARE INOLTRE A PARTIRE DAL GENNAIO '73 ALLA MIGLIORIA DEL PREMIO DI PRODUZIONE IN BUSTA.
Molte parole per commentare la risposta della crumira di 2' categoria (non sapevamo che i crumiri avessero delle categorie!) non sono necessarie.
Non sono necessarie perché aprire un discorso costruttivo con chi del qualunquismo più gretto e ottuso ne ha fatto una ragione di « coerenza verso se stesso e gli altri » è una impresa veramente faticosa. anche a metterci la più buona volontà e pazienza di questo mondo. Viene da chiedersi invece chi sia questa crumira e dove vi-
va! Così sicura di se stessa e delle sue doti personali da sentirsi appagata e liberata da ogni pur minima esigerga a migliorare e modificare con impegno comune il contesto sociale in cui si è inseriti, vorremmo almeno ci rivelasse (possibilmente con particolari) il segreto per ottener tutto ciò a cui essa già rinuncia, ma che a molti ancora interessa vedere realizzato. Una cosa da notare nella risposta, tra tante rinunce, è invece l'attaccamento al premio di produzione, anche se questo attaccamento costa qualche incongruenza.
Dice la crumira: « non ho partecipato alla lotta solo per la formulazione errata del punto 2°». Il che fa supporre che eliminato il punto 2. avrebbe lottato per tutto il resto. Da questo tipo di risposta non può sfuggire il tentativo ambiguo di mascherare il doppio gioco di chi vuole far credere di essere stato costretto (a causa del punto 2) a fare un certo tipo di scelta (crumiraggio), mentre in realtà avrebbe partecipato volentieri alla lotta (???).
Dice ancora: « il premio di produzione è un diritto acquisito e tutelato dal contratto di lavoro, inoltre è difeso da un foglio firmato dalla direzione ». E qui siamo ancora fuori strada, perchè il contratto di lavoro tutela un premio di produzione pari al 2,5-5% della paga base; il resto, se la crumira è convinta, dobbiamo tutelarcelo noi, con le nostre lotte! Che poi la firma della direzione fatta su un foglio difenda (questa è grossa!!) il premio stesso, è veramente da dimostrare.
L'esperienza ci dimostra invece il contrario: che le firme possono essere degli scarabocchi qualsiasi se non c'è l'onestà e la volontà di • riconoscerne l'impegno e il valore (si ricordi il caso Visentin e i fogli firmati in merito dalla direzione).
Da ultimo, dice ancora la crumira, il premio di produzione è difeso da una vertenza sindacale. E qui viene da chiedersi che razza di opportunismo si nasconda in questa crumira dal cui menefreghismo certo non traspare una «coscienza sindacale», salvo al momento opportuno servirsi del sindacato per i propri interessi.
Il fatto poi di rinunciare alla miglioria del premio di produzione in busta, è strettamente legato alla mentalità: « meglio un giorno da leone » (no comment).
Una cosa certamente manca in nuesta risposta della crumira: la firma: una firma se non altro per coerenza (e questa volta la coerenza ci sarebbe stata a proposito) verso gli altri crumiri molti dei nuali certamente non accettano di essere compresi nel quilunquismo e disfattismo di questa non felien risposta,
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Lettere a Dibattito '71
LOTTA CONTINUA
Sì, va bene, ma per cosa?
Dicono i sindacati per ottenere migliori condizioni di lavoro nella fabbrica, migliori condizioni di vita nelle città, più abitazioni, più scuole.
Tutte rivendicazioni bellissime e sacrosante, ma attenzione.
Il mio discorso potrebbe sembrare reazionario, fascista addirittura, ma se avrete la pazienza dì leggere oltre, vi accorgerete del contrario.
Vi sono alcuni punti dell'attuale politica sindacale che mi lasciano perplesso.
II perchè? Eccolo.
Le organizzazioni sindacali sono nate circa un secolo fa, per moto spontaneo dei lavoratori che desideravano per sè e per i propri figli tutte quelle cose che ho elencato all'inizio di questo - scritto.
4,
E grazie allo sforzo congiunto di tutti i lavo- Eith ratori sono riusciti a spuntarla sui datori di lavoro, a quel tempo veramente padroni e sfruttatori.
Ancora oggi vi sono molti vantaggi da ottenere, e certamente li otterremo perchè è nella logica storica di andare sempre avanti, per stare sempre meglio.
Ma attenzione, non pretendiamo dai datori di lavoro ciò che essi nen possono darci.
Lo smog non lo fanno solo le fabbriche, ma anche le nostre case riscaldate e le nostre automobili.
Le case e le scuole non le costruiscono i datori di lavoro, e neppure gli insegnanti vengono preparati dai datori di lavoro.
E' lo Stato che deve provvedere a tutto questo, e lo Stato è ,lutti noi.
Ripeto: tutti noi, non una categoria o un gruppo d icategorie, ma tutti i cittadini, perché in uno Stato democratico le decisioni vengono prese dai rappresentanti liberamente eletti dei cittadini.
Non ci va la politica attuale? cambiamo gli uomini che la fanno, e questo è un diritto che ci spetta ogni quattro anni. Ma durante questo periodo devono essere i partiti a decidere, e non i sindacati, cui spetta, se mai, di far conoscere, nelle dovute forme, i problemi dei loro rappresentanti.
Se avviene altrimenti, se cioè i rappresentanti di un gruppo, s'a pure importante per forza e numero, vogliono fare politica, si scade nel corporativismo, cioè nel fascismo.
Attenzione quindi alla continue richieste dei sindacati.
Finché si tratta dei rapporti di lavoro appoggiamole, ma quando vogliono entrare nel merito di altre questioni, valutiamole attentamente. E ricordiamoci, soprattutto, che gli estremi si toccano.
Rispondiamo a questo articolo anonimo pervenuto alla redazione di « Dibattito 71 » perchè ci è sembrato che esso contenga alcuni luoghi comuni tipici di un atteggiamento superficiale e qualunquistico di fronte ai problemi attuali del mondo del lavoro e della politica.
Pensiamo sia falso sostenere che soltanto un secolo fa i datori di lavoro erano « veramentd padroni e sfruttatori ».
Oggi come cento anni fa la logica del capitalismo è ancora quello dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Certamente nella società di oggi tutto è attenuato dall'aspetto opulento e consumistico della vita di ogni giorno e dal fatto che alla figura del « padrone delle ferriere » di cento anni fa si sono sostituite quelle, molto più anonime e mediate, dei consigli di amministrazione e delle gerarchie aziendali delle grandi società industriali odierne.
Due aspetti ci sembra confermano questa tendenza allo sfruttamen,to ed alla violenza del capitalismo moderno.
All'interno dei paesi industrializzati le migliaia di morti e le centinaia di migliaia di feriti per incidenti sul lavoro.
All'esterno, nei paesi più poveri, lo sfruttamento delle risorse naturali, il condizionamento Politico con il sostanziale perpetuarsi della miseria e l'appoggio, da parte dei grandi gruppi monopolistici internazionali, alla guerre portata contro i movimenti di liberazione nazionali.
Anche dove si afferma che « lo stato è tutti hoi ». Ripeto: « tutti noi », crediamo si cada in
ECto c 477 j54-1-1 so peeW/0 411/ PeO4V2100e
una di quelle generalizzazioni che non spiegano niente. Lo stato è un insieme di poteri, economico, militare e giudiziario sovente coalizzati tra di loro per governare nell'interesse delle classi dominanti con il consenso di tutti i cittadini ed è pertanto inaccettabile il giudizio, che segue poco dopo, contro i gruppi che « volendo far politica cadono nel corporútivismo, cioè nel fascismo ».
La politica è uno strumento completo per la conoscenza del meccanismi che regolano la vita della società e dello stato.
La lotta politica è un fondamentale diritto dei cittadini e serve a modificare la tendenza che vede lo stato rappresentare, con il consenso di tutti, l'interesse di una parte soltanto della comunità nazionale, nel caso dell'Italia l'interesse della borghesia capitalistica e della burocrazia statale contro quello della classe lavoratrice.
Per questo la lotta politica dei sindacati insieme alle altre forze che agiscono nel paese continua e continuerà per realizzare' quella « logica storica di andare sempre avanti, per stare sempre meglio » che non è attesa messianica di tempi migliori, ma impegno costante per l'affermazione di valori più civili nella società.
ciata come nel deserto del Sahara. Si trovano perfino in alto mare sulle navi come in Feal.
La mosca domestica, o impiegata, una delle 85.000 specie di mosche esistenti, è un insetto di taglia media. Il suo corpo è lungo circa cinque millimetri e così leggero che per fare 1 Kg. di mosche ce ne vorrebbero 200.000.
Dato che e così piccola pochi si rendono conto del suo aspetto orripilante. Grigiastra e coperta di corti, ispidi peli, se venisse ingrandita a proporzioni umane apparirebbe come un mostruoso essere extraterrestre uscito da un vecchio film di fantascienza o ai nostri giorni dalla Feel:
Presso gli occhi ci sono due antenne corte e spesse, dotate di cellule sensoriali. Queste antenne captano qualsiasi movimento nell'aria circostante, avvertendo la mosca dell'approssimarsi di racchette schiacciamosche, elastici, righelli e altri pericoli del genere.
Quando vola procede controvento per captare qualsiasi odore (esclusi naturalmente quelli emessi dagli spray che le mosche trovano quanto mai gradevoli ed energetici).
Le mosche mangiano di tutto, ma specialmente rifiuti (forse per questo in Feal abbondano).
Le mosche sono incredibilmente stupide. Vermi, lumache e scarafaggi imparano (...per lo meno a sottrarsi alla vista), ma nessuno è mai riuscito a scoprire nella mosca la benchè minima capacità di apprendere (leggi nascondersi, cosa che molte persone dovrebbero fare...!!!).
SIAMO AL SERVIZIO DEL POPOLO PERCIO' NON TEMIAMO, SE ABBIAMO DEI DIFETTI, CHE VENGANO MESSI IN EVIDENZA E CRITICATI. CHIUNQUE PUO' METTERE IN EVIDENZA I NOSTRI DIFETTI. SEHA RAGIONE LI CORREGGEREMO. SE CIO' CHE PROPONE GIOVA AL POPOLO, AGIREMO DI CONSEGUENZA. (Presidente MAO TSE-TUNG) Ogni riferimento è puramente casuale. Mille
Queste fastidiossisime mosche
sono odiose, stupide, sudice, e te le trovi sempre intorno nei momenti meno opportuni.
In pratica non c'è persona che non sia mai stata infastidita da una mosca. Questi esasperanti parassiti seguono dappertutto l'uomo. Onnipresenti e quanto mai adattabili, ronzano sui marciapedì delle grandi città come nelle foreste vergini, nella tundra artica ghiac-
E' un insetto molto attivo soltanto quando ha t f raom zampe m i lpree sitaos c dieantdeom p o s e n e penzolare sta e l fermodsuue geu aitnquesto non si differenzia dalla categoria impiegati. Le mosche sono prolifiche: si può avere una nuova generazione ogni dieci giorni (No comment).
Un entomologo calcola che una sola coppia di mosche, in una sola estate, potrebbe mettere al mondo una progenie tale da coprire un Paese come la Germania con uno strato alto quasi quattordici metri e mezzo. Se questo non avviene è grazie ai nemici naturali della mosca: rane, lucertole, ragni, topi, serpenti (questa regola vale per tutto il mondo fatta eccezione per la Feal dove invece la mosca e i suoi nemici naturali coabitano splendidamente), oltre alla mancanza di condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo delle uova e delle larve.
Generalmente gli insetti muoiono al principio dell'inverno, ma ne sopravvivono tanti da assicurare la conservazione della specie (a chi lo dici...!!! E' opinione corrente che quelle sopravvissute siano tutte in Feal).
Una cosa, tuttavia, sappiamo con certezza: dovunque vada, la mosca porta con se sporcizia e malattie. Essa è, nelle parole di un esperto, « uno dei più pericolosi parassiti dell'uomo — e della donna — ». Fra gli altri diffonde i microbi del tifo, del colera, della tubercolosi e della dissenteria (a questo proposito mi spiego da dove provenivano alcuni odori...).
Oggi gli sperimentatori cercano nuovi mezzi: uno dei più promettenti è la sterilizzazione chimica dei maschi (!!??).
Forse non riusciremo a eliminare del tutto le mosche (specialmente in Feal sotto tutti i sensi) ' ma possiamo almeno cercare di eliminare la sporcizia in cui esse prosperano. Ornella (libera riduzione da James B. Shuman)
Bozza di Statuto del Consiglio di Fabbrica Feal
art. 1) FINALITA' DEL CONSIGLIO DI FABBRICA
Il C.d.F. è il nuovo organismo unitario rappresentativo dei Lavoratori e costituisce l'asse su cui si fonda i! nuovo Sindacato Unitario a livello di fabbrica.
Il C.d.F. dirige la politica sindacale in fabbrica; elabora, coordina i problemi aziendali e in accordo con la volontà dei lavoratori espressa in sede di assemblea promuove le iniziative necessarie per la loro soluzione.
E' nel dibattito all'interno del Consiglio che si superano le spinte corporative, contribuendo con la discussione a maturare una nuova coscienza ed a contribuire alle scelte sulle linee di politica rivendicativa e sui problemi generali. Solo nel C.d.F. avviene il confronto sul merito dei problemi e non in altre sedi o raggruppamenti tesi a precostruire delle posizioni.
art. 2) COMPOSIZIONE E FUNZIONI DEL C.d.F.
Il C.d.F. è composto dai delegati di reparto, ufficio od altro gruppo omogeneo e dai Rappresentanti Sindacali.
Alle riunioni del Consiglio fuori dall'orario di lavoro possono partecipare tutti i lavoratori disposti a collaborare attivamente.
Il C.d.F. è l'unico interprete del-
Statuto dei diritti dei lavoratori
Art. 6.
(Visite personali di controllo)
le esigenze dei lavoratori nei confronti della Direzione; come tale è il solo organismo riconosciuto a realizzare collegamenti e confronti con la realtà esterna all'Azienda con autonomia dalle scelte operative e strategiche delle Forze politiche. Nell'intento di evitare che il C.d.F. diventi chiusura corporativa si afferma il diritto del Sindacato ad intervenire sulle questioni che interessano i Lavoratori.
art. 3) ASSEMBLEE
Fondamentali momenti d'informazione, di dibattito e decisionali dei Lavoratori in fabbrica sono l'assemblea di reparto o ufficio e l'assemblea generale. Nell'assemblea di reparto o ufficio sono preminenti l'informazione ed il dibattito che costituiscono l'attività principale del Delegato nei confronti dei Lavoratori che lo hanno eletto. Nell'assemblea generale è preminente l'aspetto decisionale. L'assemblea Generale dovrà essere convocata con un preciso Ordine del Giorno e quando possibile, dovrà essere preceduta da riunioni di reparto o ufficio che informino e consentano di dibattere gli argomenti generali che saranno trattati nell'assemblea.
art. 4) ORTANO RAPPRESENTATIVO
a) Per il coordinamento e l'ese-
cuzione delle proprie decisioni il C.d.F. eleggerà tr ai membri stessi un Organo Rappresentativo.
L'ORGANISMO eletto non avrà nessun potere decisionale (per questioni importanti) se non dietro specifico mandato. componenti dell'Organismo Rappresentativo dovranno avvicendarsi in modo da realizzare una più ampia partecipazione.
art. 5) GRUPPO OMOGENEO E DELEGATI
Per gruppo omogeneo s'intende un insieme di Lavoratori che svolgono attività similari o comunque collegabili fra di loro. Un gruppo omogeneo deve essere composto da non meno di dieci persone.
Ogni gruppo elegge direttamente il proprio delegato; l'e lezione dovrà avvenire su scheda bianca per consentire una più ampia e libera espressione unitaria e sarà attuata da un apposito Comitato Elettorale.
Il delegato è sostituibile in qualsiasi momento con nuove elezioni su richiesta della maggioranza assoluta (50 + 1) del gruppo che lo ha eletto.
Il delegato viene eletto con maggioranza relativa.
La sostituzione per qualsiasi ragione di un delegato deve avvenire tramite una nuova elezione dei lavoratori interessati.
I delegati che rappresentano il sindacato a tutti gli effetti svol-
tate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Esse devono applicare quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esistano.
Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l'addebito e senza averlo sentito a sua difesa lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.
gono funzioni di analisi, controllo e contestazione rispetto alle condizioni di lavoro nel proprio reparto e anche di contrattazione nell'ambito di politiche stabilite dal C.d.F. per una tutela più immediata ed efficace dei Lavoratori.
Ogni due anni si procederà ad una verifica dei delegati tramite nuove elezioni. Le elezioni dei Delegati non dovranno mai avvenire contemporaneamente ma dovranno essere fatte per gruppi ed in tempi diversi onde assicurare un normale avvicendamento. I
a) Per una concreta funzionalità e per sollecitare la partecipazio ne di tutti i lavoratori il C.d.F. nominerà delle Commissioni di Lavoro con lo scopo di approfondire problemi collegati alla vita dei Lavoratori. La partecipazione alle Commissioni è aperta a tutti i Lavoratori.
art. 7) GIORNALE
Il C.d.F. per sviluppare tra i Lavoratori l'informazione, il dibattito, la ricerca, dà vita ad un proprio giornale di fabbrica garantendo il suo autofinanziamento attraverso il contributo di tutti i Lavoratori. Una annosita commissione si occuperà del giornale che deve essere una tribuna aperta al confronto tra tutti i lavoratori e le Organizzazioni sindacali.
Art. 8.
(Divieto di indagini sulle opinioni)
E' fatto divieto al datore dio lavoro, ai fini dell'assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore nonchè su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionale del lavoratore.
Le visite personali di controllo sul lavoratore sono vietate fuorchè nei casi in cui siano indispensabili ai fini della tutela del patrimonio aziendale, in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro o delle materie prime o dei prodotti.
In tali casi le visite personali potranno essere effettuate soltanto a condizione che siano eseguite all'uscita dei luoghi di lavoro, che siano salvaguardate la dignità e la riservatezza del lavoratore e che avvengano con l'applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività o a gruppi di lavoratori.
Le ipotesi nelle quali possono essere disposte le visite personali, nonchè, ferme restando le condizioni di cui al secondo comma del presente articolo, le relative modalità, debbono essere con cordate dal datore di lavoro con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, ìn mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l'Ispettorato del lavoro.
Contro i provvedimenti dell'Ispettorato del lavoro di cui al precedente comma, il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo articolo 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, al ministero del Lavoro e della Previdenza sociale.
Art. 7. (Sanzioni disciplinari)
Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione dell'e ttetse, devono essere por-
Fermo restando quanto disposto dalla legge 15 luglio 1966. n. 604, non possono essere disposte sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro; inoltre la multa non può essere disposta per un importo superiore a quattro ore della retribuzione base e la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per più di dieci giorni.
In ogni caso, i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa.
Salvo analoghe 'procedure previste dai contratti collettivi di lavoro e ferma restando la facoltà di adire l'autorità giudiziaria, il lavoratore al quale sia stata applicata una sanzione disciplinare può promuovere, nei venti giorni successivi, anche per mezzo dell'associazione alla quale sia iscritto ovvero conferisca mandato, la costituzione tramite l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, di un collegio di conciliazione ed arbitrato, composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell'ufficio del lavora.. La sanzione disciplinare resta sospesa fino alla pronuncia da parte del collegio.
Qualora il datore di lavoro non provveda, entro dieci giorni dall'invito rivoltogli dall'ufficio del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui al comma precedente, la sanzione disciplinare non ha effetto. Se il datore di lavoro adisce l'autorità giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa fino alla definizione del giudizio.
Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.
Art. 9.
(Tutela della salute e dell'integrità fisica)
I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.
Art. 10.
(Lavoratori studenti)
I lavoratori studenti, iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali, hanno diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non sono obbligati a prestazioni di lavoro straordinario o durante i riposi settimanali.
I lavoratori studenti, compresi quelli universitari, che devono sostenere prove di esame, hanno diritto a fruire di permessi giornalieri retribuiti.
Il datore di lavoro potrà richiedere la produzione delle certificazioni necessarie all'esercizio dei diritti di cui al primo e secondo comma.
Hanno collaborato a questo numero: Ornella - HarperMilla - Calati - Pavoni - Laura - Botta - C.d.F. Milano - Nucleo Aziendale ACLI - Collettivo Operai e Impiegati.
F ti r tare C mot Il C mer del lo le cari prei fabl razi F.I.1 svo to, te I chi il p il p Feri que nell amr strc gue deg E scoi lane mer resi cial tuar la
art. 6) COMMISSIONI DI LAVORO