22 GIUGNO '79
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22 GIUGNO '79
Per riportare ai lavoratori che non hanno potuto partecipare alla manifestazione nazionale dei metalmeccanici, il valore della manifestazione stessa, abbiamo effettuato una serie di interviste che ci permettono di cogliere il clima e le aspettative che i lavoratori si ponevano prima e dopo la manifestazione.
Abbiamo voluto usare questo metodo, che intendiamo utilizzare anche in altre occasioni, per far sì che il nostro giornale sia sempre più espressione diretta di tutti i lavoratori e non del ristretto gruppo che compone la redazione.
D.: Quali sono le vostre aspettative rispetto alla manifestazione?
Le aspettative dei lavoratori della nostra fabbrica, che sono anche le stesse di tutti i metalmeccanici, sono di partecipare ad una grossa manifestazione con- la quale poter spostare l'asse politico dell'imprenditorato.
Ci siamo trovati in grosse difficoltà, dopo una lotta così lunga ed estenuante, anche per la situazione politica che il Paese sta attraversando, con le elezioni sia politiche che per il parlamento europeo, ma sostanzialmente dimostriamo che come classe operaia non ci troviamo con lo spirito fiaccato o con la combattività abbassata. In questi ultimi giorni nelle fabbriche, di fronte ad un continuo arroccamento delle posizioni della Confindustria, i lavoratori sentono quanto mai viva la volontà di concludere entro il più breve tempo possibile il contratto di lavoro.
E proprio per queste motivazioni irrigidiranno il loro clima di combattività nelle fabbriche.
Le loro aspirazioni sono quelle di risolvere non solo i problemi della categoria ma, attraverso la problematica che si è posta nel contratto, affrontare i problemi del Paese nei quali la categoria riesce a dare il suo grosso contributo.
Non voglio solamente agganciarmi alla manifestazione di oggi, ma mi riferisco alle iniziative di questa settimana, in particolare a quella di martedì 19, con le quali mi auguro che il sindacato finalmente intraprenda una strada che è quella di riuscire a porre a soluzione, nei confronti del padronato e del governo, quelli che sono i problemi che ormai da tempo poniamo in discussione, non più attendendo decisioni ai vertici governativi ma ponendo noi delle precise proposte sulle quali attendiamo delle concrete soluzioni.
D.: Da queste prime interviste, sembra emergere la volontà dei lavoratori di dare un colpo di sterzo, con questa manifestazione, all'andamento che queste trattative hanno assunto.
Quello che io m'aspetto è una grande partecipazione dei lavoratori che porti ad uno Sblocco della situazione.
lo sono ottimista per natura, sono fiducioso; però in questo momento sono un po' scettico perché visto come vanno le cose...
Spero con questa manifestazione che si riesca a dare un contributo di forza e di presenza che smuova un po' le cose, perchè, come stanno, tutto ristagna e la mia paura, visto anche l'andamento in fabbrica dove non tutti sono coscienti, poichè non sentono l'importanza di momenti come questo che stiamo attraversando, è che si compia un passo molto grave all'indietro se questo contratto non passerà.
D.: Tu dici che in questo frangente i lavoratori non stanno vivendo questo contratto come i precedenti. Questo fatto da cosa può essere derivato?
Non so se questo può derivare da... ad es. la fabbrica è paragonata alla squadra di calcio dove i giocatori, dopo essere arrivati all'apice della carriera, si limitano ad amministrare quello che hanno avuto; mentre per noi è diverso, noi siamo arrivati sì a conquistare qualcosa, ma con grossi sacrifici e sappiamo benissimo che è più difficile amministrare che conquistare, perchè è più facile conquistare il potere che r2antenerlo.
D.: Ma la mia domanda era un po' diversa. Mi interessava sapere se c'erano deí motivi che hanno determinato questa carenza di partecipazione dei lavoratori alla lotta. Come mai il lavoratore che nel 1975 nella lotta per il contratto ha dato tutto se stesso, oggi solamente con difficoltà si riesce a farlo partecipare?
Innanzitutto è a causa della situazione generale, dove il contratto nazionale si è venuto a trovare.
Poi c'è una questione di ordine ideale che scaturisce da un fattore di cambiamento di politica sindacale: prima si faceva una politica rivendicazionista oggi se ne fa una più responsabile, più politica, tesa allo sviluppo dell'occupazione ed al cambiamento delle strutture economiche.
La ferrotubi è una fabbrica che ha sempre espresso una forte tensione ideale, ma in questi anni, dato determinati fattori d'assunzione, si è stretta un tantino in se stessa e questa è una causa per cui si fa fatica a gestire e ad organizzare la lotta perchè, a volte, i lavoratori non sentono più quel mordente ideale che li spinge a lottare.
Questa situazione non deve comunque destare eccessive preoccupazioni in quanto resta di grande rilevanza l'aspetto ideale, politico e organizzativo, nella Fit, che se tutte le fabbriche l'avessero sarebbe positivo.
Prendendo spunto da quello che diceva MENGARELLI, sono d'accordo che il sindacato sta cercando di superare una certa fase rivendicativa, però vorrei puntualizzare il fatto che il sindacato è espressione di una precisa condizione economica e, checchè se ne dica, è sempre legato a dei
partiti politici, anche se LAMA molte volte ha sbandierato l'indipendenza del sindacato da ogni formazione politica, da ogni schieramento politico.
Noi ci accorgiamo a 3 anni di distanza che si possono notare che ci sono delle differenze nelle lotte dei lavoratori oggi e le lotte di 3 anni fa.
Tutto si può ricondurre alla diversa posizione che il PCI deve mantenere in questo momento della situazione politica e nel ruolo che doveva svolgere 3 anni fa: allora il PCI usciva da una situazione elettorale favorevole che faceva pensare a degli sbocchi e a degli sviluppi in avanti; adesso dopo le elezioni del 3, del 10 e del 17 giugno, il PCI si trova a gestire una situazione di riflusso.
La spiegazione più semplice che si può dare a questo fatto è che in questi 3 anni il PCI ha sbagliato politica e di questo malcontento se ne può avvertire un sintomo in tutti i lavoratori.
Io penso che con questa manifestazione, così, in tono dimesso, anche se abbastanza incazzato, si va a Roma per chiedere finalmente il rinnovo del contratto, anche se è notizia di oggi che la federmeccanica ha bloccato ogni possibilità di sbocco, almeno a tempi brevi, di questo contratto.
Si sa che si deve gestire una situazione di retroguardia: non è più il PCI éd il sindacato, che è il suo latore, che deve chiedere, ma bisogna mediare, mediare molto le posizioni.
Ora andiamo a vedere il perchè di questo fatto, andiamo a vedere perchè il PCI e il sindacato devono comportarsi in una maniera così dimessa, mentre invece 3 anni fa erano molto più in atteggiamento d'offensiva.
lo sono convinto che tinto questo derivi da una sbagliata impostazione politica del PCI, da una macroscopica deviazione del sindacato da quelli che sono gli effettivi interessi dei lavoratori.
Il PCI si è trovato in questi ultimi tre anni in una situazione di gestione più o meno evidente dell'apparato borghese e, anche se non è stato detto apertamente, gli operai hanno trasformato quello che era un consenso alla politica del PCI, in un assenso, cioè quella che era partecipazione, 3 anni fa, si è trasformata in partecipazione molto più passiva in questa fase politica. L'insuccesso del PCI deriva proprio da questa differenziazione tra le esigenze dei lavoratori e l'effettiva realizzazione di questi obiettivi.
In effetti i! PCI ha promesso qualcosa di preciso che non ha potuto ottenere. Non ha potuto ottenere perchè è un Partito che vuole portare avanti una politica di classe in un Paese che è impostato su basi capitalistiche: e questo ogni marxista lo dovrebbe sapere!
Purtroppo sui grandi problemi tipo ristrutturazione, riconversione, mobilità, il PCI è stato assente ed anche il sindacato.
Hanno accettato una interpretazione che poteva andare bene per gli Agnelli e i Visentini, che infatti hanno approvato apertamente la politica del PCI, sottolineando la maturità conquistata da parte dei sindacati che capiscono che la gestione della cosa pubblica non riguarda solo i capitalisti che devono gestire i loro profitti, ma riguarda tutti i
lavoratori che devono gestirla sotto l'idea del siamo tutti sulla stessa barca ».
Il sindacato, il PCI e la grande borghesia hanno fatto accettare a tutti i lavoratori dei sacrifici che solo 3 anni fa erano impensabili e tutto perchè il PCI deve presentarsi agli occhi della DC e della grande borghesia, come un Partito di governo, un Partito che sa amministrare lo Stato.
I lavoratori hanno accettato questo fatto pensando che potesse dare dei risultati, ora si trovano senza risultati, con una disoccupazione che anzichè essere tamponata è aumentata ulteriormente, con delle condizioni di vita e possibilità di... il salario non rispecchia più quello che è l'effettivo costo della vita.
I lavoratori si trovano in una situazione di scetticismo, come diceva il compagno prima, proprio perchè a tante promesse non sono corrisposte delle effettive realizzazioni.
Ma questo non per colpa del PCI o per colpa del sindacato, che secondo me sono delle istituzioni borghesi, ma proprio per una incapacità, in una situazione economica capitalista, di poter rovesciare dei rapporti di produzione che sono ben precisi.
E' impossibile che i PCI, adottando una politica di carattere riformistico, gestendo in maniera capitalistica quelle che sono le istituzioni borghesi, possa uscire dai cardini e nossa rinnovare una situazione che adesso come adesso si dimostra sclerotizzata, proprio perchè non rispecchia una situazione solo italiana ma una situazione mondiale: una situazione di crisi che l'America ha trasbordato nell'Italia per cui ce lo scordiamo che la situazione si possa risolvere.
Anche la manifestazione di oggi secondo me sarà una grossissima strumentalizzazione e non risolverà quelli che sono i problemi dei lavoratori.
Cioè può sembrare demagogico in una situazione come questa, in mezzo a tanti compagni del PCI, in una manifestazione gestita dalla FLM, ragionare in questi termini, però io sono convinto che una posizione di classe vada in ogni modo portata avanti al di fuori di ogni alleanza con le istituzioni borghesi, perchè questo non è il Nostro Stato, perchè questo non è uno Stato che possa garantire i nostri interessi.
Per cui non vedo come questa manifestazione possa risolvere e sbloccare la situazione dei contratti.
Non è senz'altro in questa maniera che si possono risolvere i problemi dei lavoratori.
Volevo sottolineare un aspetto e cioè che il compagno che mi ha preceduto ha esaminato un po' la situazione, però non ha toccato, perchè forse è impossibile toccare, altri punti importanti, saltando un po' determinati aspetti della situazione politica.
Non ha prospettato i lati di fondo della Società, ricordiamoci bene che ci sono dei momenti che ognuno di noi si deve assumere le proprie responsabilità.
Perchè ci sono i problemi di tutti i lavoratori, dei cittadini, di tutti gli italiani e questi non si risolvono a parole.
In fabbrica ci sono due tipi d'aspettativa, ma più che aspettativa si tratta di paura in entrambi i casi.
L'una è data dalla preoccupazione di non chiudere entro le ferie i contratti. La seconda è che, andando oltre le ferie, si rischia di avere una caduta di tensione tale da essere quasi impossibilitati a mettere in piedi movimento serio in breve tempo.
Quindi ci sono in fabbrica questi due tipi di indicazioni, di stati d'animo. Naturalmente si vede questa manifestazione come l'unica possibilità di chiudere la vertenza prima delle ferie.
Un fallimento di questa manifestazione sarebbe visto come un disastro. Perlomeno come un passo indietro rispetto alle consuetudini di lotta che ci sono, tenendo presente che siamo a 90 ore e più di sciopero e che era da tanto tempo che non veniva più fatto uno sciopero generale della categoria con queste caratteristiche, preceduto a breve distanza da un altro sciopero generale. Quindi ha un valore politico, un valore estremamente importante e credo che i lavoratori gli attribuiscano questa importanza decisiva.
D.: Secondo te, cosa determina oggi questa arroganza del padronato per cui ci troviamo dopo 5 mesi di lotta a dover praticamente iniziare la discussione sui punti che la FLM ha presentato nella piattaforma?
Secondo me anche qui ci sono due considerazioni da fare, per quanto riguarda l'arroganza del padronato.
Primo è che il padronato ha aspettato giustamente, secondo la sua logica, il risultato delle elezioni il quale, pur con aspetti articolati, gli ha dato ragione.
I Partiti della sinistra hanno avuto una flessione e questo ha dato vigore a questo tipo d'arroganza, ancne se non siamo a livelli di disfatta o a livelli di muro impossibile da rompere.
La seconda delle cause è più generale e riguarda la crisi del sindacato. Una crisi di credibilità del sindacato dovuta al fatto che non ha saputo dare in questi ultimi anni risposte a quelle che si sono dimostrate delle esigenze prioritarie.
La politica delle riforme, la politica del nuovo modello di sviluppo, cioè vecchi slogans del sindacato che sono stati i fattori portanti di anni di politica sindacale e che di fatto poi sono sfumati.
Poi nella incomprensione della politica déll'EUR che ha determinato uno scollamento all'interno del sindacato.
Rispetto al clima in fabbrica, cioè questa notizia della rottura che è venuta ieri sul tavolo delle trattative, ha lasciato un po' sconcertati i lavoratori.
E' chiaro però che quelli che partecipano alla manifestazione hanno la volontà di dimostrare al padronato che il movimento è ancora in piedi, che siamo disponibili anche a tempi lunghi, anche perchè questo è chiaramente il disegno del padronato.
Il disegno del padronato era quello di arrivare alle elezioni mantenendo la trattativa sul vago, non entrando nel merito delle richieste più qualificanti della piattaforma stessa e quindi credo che il risultato delle elezioni abbia contribuito adesso all'andamento della trattativa e alla rottura di ieri.
La manifestazione di Roma crediamo debba essere una dimostrazione che non siamo disponibili a questo gioco del padronato e di chi è al governo e di chi lo sta sostenendo.
Rilevante è l'atteggiamento dei giornali padronali: per es. oggi il - Corriere della Sera - non portava notizia della rottura, ma portava invece una notizia di Mandelli che si dichiarava disponibile ad entrare nel merito del discorso sulla riduzione dell'orario di lavoro.
Anche la - Repubblica - era su questo tono, affiancando la notizia della rottura all'intervista di Mandelli tendeva a dimostrare come il padronato fosse apertissimo nei confronti delle richieste dei metalmeccanici e dall'altra parte si trovava di fronte una FLM chiusa, ghettizzata nel suo ruolo, intransigente sulle sue posizioni.
Sentiamo una studentessa.
No, non sono una studentessa e non appartengo alla categoria dei metalmeccanici, ma vivo in una famiglia di operai e sono ben felice di rendermi partecipe a questa manifestazione a Roma anche se comporta dei sacrifici, ho dovuto abbandonare per un po' il mio lavoro.
D.: Cosa dà così forza oggi al padronato che rifiuta di discutere i contenuti della piattaforma e che pone tutta una serie di pregiudiziali alternative alle nostre richieste?
I motivi sono molteplici.
Prima di tutto bisogna dire come è cambiato il sistema delle informazioni negli ultimi anni intorno alla piattaforma dei metalmeccanici.
In particolare: sia durante l'elaborazione della piattaforma, sia nello svolgimento delle trattative si è voluto ignorare le lotte che hanno portato avanti i metalmeccanici oppure, peggio ancora, deformare le posizioni del sindacato.
Oltretutto le richieste, per la natura che hanno, vanno ad intaccare direttamente il potere dei padroni all'interno delle fabbriche.
Questo vuoi dire che c'è una resistenza, vuoi dire mollare una fetta di potere importante, nella fabbrica e nella Società conseguentemente.
Poi il clima politico che c'è intorno, vale a dire un noverno inesistente, i risultati delle elezioni che hanno spostato a destra l'asse politico del Paese; anche le elezioni europee hanno avuto la loro importanza nel senso che ha favorito il padronato, che gli consente in questo quadro, interno e internazionale, di avere l'arroganza* che sta avendo.
Di fronte a questo c'è una classe operaia che fino ad ora ha retto bene anche se con qualche scollamento e con qualche segno di stanchezza che comincia a sentirsi.-
Il problema è vedere nel prosieguo delle lotte se questa tensione rimarrà inalterata, tenendo conto che la riuscita dello sciopero di martedì 19 ha visto una presenza in piazza quasi esclusivamente dei metalmeccanici.
Questo è un dato negativo che vuol dire che attorno ai contratti ci sono pochi che si muovono, questo è estremamente grave perchè ci sono stati attacchi molto pesanti anche ad altre categorie.
Siamo di un reparto esterno, soggetto molto alla trasferta.
Abbiamo delle difficoltà di incontrarci anche per quanto riguarda le assemblee che il delegato può fare.
Per quanto riguarda i lavoratori del nostro gruppo le aspettative sono abbastanza positive, per il fatto che la piattaforma sindacale è stata dibattuta ed è stata ritenuta abbastanza credibile, anche se su alcuni punti avevamo proposto delle modifiche nella fase di stesura.
Comunque mi sembra che i punti salienti, specialmente nella prima parte della piattaforma, siano stati recepiti e questo è chiaro riguarda soprattutto il gruppo ristretto che 5 si trova in sede a Milano.
Come ripeto per un gruppo sparpagliato per tutta Italia è molto difficile dare un aspetto generale del reparto, posso parlare per quelli che ci sono a Milano.
Possiamo fare un appunto rispetta a tutta la fabbrica SIT nella quale constatiamo che non c'è Stato lo stesso livello di discussione come c'è stato nel piccolo del nostro reparto. Infatti vediamo che anche nei cdttei interni, in tutte le manifestazioni in cui si richiede un certo impegno personale, non sempre c'è una grande partecipazione e troviamo solo le avanguardie che si sono battute sempre da 10 anni a questa parte.
Nel caso in cui si riesca a fare questo contratto è la cosa più importante che ci sia, perchè non si può andare avanti così.
C'è un clima di agitazione-, troppo agitati, prende bene.
I lavoratori che partecipano a questa manifestazione penso che abbiano ben presente quale sia il livello dello scontro tra il padronato e i lavoratori. Uno scontro che si protrae ormai da troppo tempo e che per troppo tempo è stato lasciato, completamente lasciato, in mano all'iniziativa dei padroni.
La FLM e i lavoratori hanno deciso quindi che è arrivato il momento di una svolta concreta, di una grande svolta della lotta e per questo hanno deciso di andare a questa manifestazione.
A questo punto è chiaro che l'aspettativa di tutti i lavoratori è quella di andare ad una definizione rapida e positiva della piattaforma.
Anche se non vi è la sicurezza che questa manifestazione sia il momento decisivo per la sigla del contratto, è chiaro però che tutti hanno presente che questo è un momento determinante ed importante proprio per la definizione dei rapporti di forza tra lavoratori e padroni.
Oltretutto siamo in presenza di una gravissima provocazione, quella della rottura delle trattative per opera della federmeccanica e quindi siamo ad un momento cruciale della lotta.
Soprattutto siamo anche ad un momento cruciale perchè la fase politica che si sta aprendo con questo scontro con-
quESTA STORIA Pito- RAGioN5E ,ZogN DEI 1RENTANNI DI ORMAI SONO
MALGOVERNO HA -TREKtuNio
51U FATO, C I PPUT i CAMBIA pisco
trattuale, con la non definizione chiara di quali prospettive di governo avrà il nostro Paese, con il risultato del 3 giugno che certamente pesa nello scontro, siamo in una fase estremamente aperta, estremamente ricca ma anche estremamente difficile e questo penso che sia un po' il dato che accompagna questi lavoratori, queste avanguardie di lotta che stanno andando a questa manifestazione.
D.: Secondo te cosa provoca la mancanza di partecipazione attiva da parte dei lavoratori nei confronti cella lotta per il rinnovo oel contratto?
Non è semplice rispondere a questa domanda anche perchè bisognerebbe tirare in ballo tutta una serie di categorie politiche e sociologiche e compagnia bella.
Uloe credo che vi siano dei nati innegabili di difficoltà di tenuta di questo grande movimento operaio, cne comunque resta il piu grande d'Europa.
Questi sono dati dovuti alle difficoltà stesse dello scontro contrattuale, alle difficoltà delle tematicne Gite sono state poste all'interno della piattaforma, al logoramento che il movimento operaio ha avuto in questi anni dovuto essenzialmente ad una dimensione più politica che smuacala dello scontro.
Cioè il 3 giugno è stato un po' la cartina tornasole della situazione cne c'è oggi all'interno delle fabbriche.
lo sono sempre stato ferocemente contrario all'ipotesi e alla teoria dei riflusso, però non dobbiamo negarci cne in realtà ci sono molti segni di questo. Anche andando ad esaminare i risultati eiettoraii troviamo dei cniari fenomeni che indicano che c'è questo dato.
Il problema è come partire ua questo ed andare a recuperare una tenuta di lotta e a recuperare una capacità di lotta in avanti del movimento operaio.
Poi vi è tutta un'altra serie di rattori marginali che sono direttamente collegati ai contenuti della piattaforma, le lacerazioni che ci sono state all'interno dei movimenti sindacali, all'interno delle forze politiche, nella preparazione della piattaforma dei metaimeccanici.
Tutta una serie di fenomeni di opposizione, di contestazioni a quelle che erano le tematiche desia i-LM che hanno inciso ed incidono tuttora all'interno delle fabbriche e soprattutto all'interno di alcuni strati sociali.
All'interno delle fabbriche mi riferisco in particolare agli impiegati, ma non solo, anche all'interno degli strati operai.
Da questo poi occorre ritornare al discorso generale, a quello che è successo in Italia dal '76 ad oggi, da dopo il 20 giugno al 3 giugno 1979, con tutti i fenomeni presenti, del terrorismo, le varie esperienze di formazione di governi, I unita nazionale e l'astensione, come le forze di sinistra si sono poste nei confronti del governo, nei confronti della DC e come, soprattutto, il sindacato sia stato quello che ha pagato, in termini di rapporti con la gente, il prezzo maggiore rispetto a quello che è successo in questi anni.
D.: Nel tuo reparto come è stata presa la notizia della rottura delle trattative?
Io sono di una fabbrica Intersind, quindi la cosa non è stata direttamente palpabile sulla pelle, certo che non ha stimolato salti di gioia questa cosa, ha prodotto ancora di più dei fenomeni pericolosi di rassegnazione, nel senso che la gente dice: • O.K. se rompiamo adesso significa che si va dopo le ferie ». Quindi vuol dire che lo scontro è ancora lungo e che al limite dobbiamo attrezzarci per i tempi lunghi, questo significa disincentivare un attimo la pressione di questi giorni.
D'altra parte c'è il solito fenomeno di radicalizzazione, l'incazzatura: “ qua i padroni rompono, bisogna spaccare qualcosa ».
Questi sono i due capi, in mezzo ci sta di tutto insomma.
I lavoratori resistono ancora bene per quanto riguarda le
lotte, anzi in certe fabbriche c'è una ripresa.
Manca però ancora quella consapevolezza piena dello scontro di classe che abbiamo in questo momento e dei riflessi che si hanno anche sul piano politico e quale tipo di ruolo assolve il nostro contratto di lavoro.
Ci sono alcune difficoltà abbastanza grosse sul piano del rapporto con i lavoratori soprattutto nelle grosse fabbriche come la Sit-Siemens e in alcune fabbriche impiegatizie, dove però manca una nostra capacità di coinvolgimento fino in fondo della gente.
Lo stato del movimento e l'aspettativa che hanno oggi i lavoratori è quello evidentemente di chiudere bene il contratto, però non hanno ancora chiaro che questo scontro è molto più difficile rispetto a quello degli altri anni e per cui è abbastanza sbagliato porci dei termini di scadenza.
Dobbiamo cercare di riuscire, almeno in questo momento, soprattutto a far capire alla gente che lo scontro, anche se il contratto deve andare in porto, deve continuare per il rispetto perchè la stessa difficoltà nell'avere il contratto la si avrà poi nell'applicazione.
Questa manifestazione dovrebbe servire secondo me a ridare slancio e vitalità alla lotta stessa e, se vogliamo, anche a fare un salto di qualità sul tavolo delle trattative.
Certo nella gente c'è la consapevolezza che questa manifestazione non è la manifestazione decisiva per arrivare al più presto al contratto; è la manifestazione dei Metalmeccanici che deve segnare una svolta nella trattativa, come dicevo, e che deve soprattutto ridare slancio, vitalità, discussione ed iniziativa all'interno della fabbrica.
Questa mi sembra l'importanza di questa manifestazione e sí tratta di vedere se a Roma noi riusciremo evidentemente a dare questo significato ed ancora più importante sarà se la gente che partecipa a questa manifestazione, rientrando nelle fabbriche, riuscirà a dare questo senso a tutti i lavoratori che non sono venuti a questa manifestazione. Soprattutto dobbiamo prepararci ad avere un fiato molto più lungo di quello che stiamo dimostrando in questo momento, recuperando i ritardi e soprattutto recuperando il quadro attivo nella capacità di discussione nel merito dei problemi ed affrontarli con i lavoratori in termini dettagliati.
D.: Stiamo riscontrando da parte del padronato una netta chiusura nei confronti delle nostre richieste in materia contrattuale.
Secondo te questa posizione che il padronato ha assunto e che tende ad annullare cinque mesi di lotta da che cosa è originata?
Le sue radici dove si possono ricercare?
Sono tre i motivi di fondo.
Il primo è stata la nostra incapacità, dal passato contratto ad adesso, a rendere concreta la battaglia più complessiva all'interno del paese, Cioè la battaglia di trasformazione del paese: noi abbiamo ottenuto dei risultati, però sono tutti da applicare.
La grossa differenza che la gente ha visto rispetto al passato è evidentemente anche la differenza di problemi che abbiamo voluto affrontare.
Però questa capacità, anche nel nostro interno, di trovare una unità del movimento nel suo complesso ha originato uno scollamento tra quanto ottenuto anche a livello di battaglie parlamentari, che andavano nel segno che noi volevamo, cioè la trasformazione dell'impostazione economica, politica e sociale del paese (riconversione, diritto di famiglia, ecc...), rispetto ai risultati concreti di applicazione.
I risultati, le concretizzazioni delle battaglie fatte, anche a livello aziendale, poi non riuscite ad applicare nella pratica, il discorso dell'organizzazione del lavoro, della maggiore occupazione, del controllo degli investimenti, del decentramento, hanno dato evidentemente un segno negativo alla gente.
Il secondo motivo di questa tracotanza padronale è evidentemente un rapporto maggiore che esiste tra padronato
italiano e padronato a livello internazionale, se vogliamo a livello europeo.
A questa unità di posizioni da parte del padronato, corrisponde la nostra difficoltà ad esportare la nostra capacità di lotta, la nostra politica di unità fra tutte le forze del lavoro europee, in modo da poter contrastare i programmi delle multinazionali.
Evidentemente questa situazione dà al padronato italiano una capacità di reazione ed un aiuto a livello internazionale che gli permette di essere tracotante in questa maniera.
Il terzo motivo è la capacità del padronato di strutturarsi differentemente.
Se è vero come vero, ed è dimostrato, che l'allargamento del decentramento produttivo, del doppio lavoro, quindi (Incapacità nostra di controllare l'organizzazione del lavoro del padrone, dà una possibilità enorme allo stesso di recuperare dei margini, sia per quanto riguarda lo sfruttamento, sia per quanto riguarda la capacità di diminuire i costi, mette noi in difficoltà sul piano del collegamento dei lavoratori stessi, e nel contempo permette al padrone di avere una fetta di prc -Azione senza nessun controllo del sindacato.
Sono questi tre elr nenti di fondo che permettono oggi al padronato oggettivamente di essere forte.
Non ultimo, è logico che il rafforzamento delle posizioni di centro, in queste ultime elezioni del 3-4 giugno, ha dato evidentemente più forza alla parte reazionaria e tradizionale della nostra società e quindi soprattutto alla parte padronale.
I risultati elettorali ed il fatto di non essere riusciti a chiudere, come noi puntavamo, prima delle elezioni, sono due grosse batoste che il padronato è riuscito a darci, sia sul piano delle credibilità che del rapporto con la gente, perchè hanno creato evidentemente forza e resistenza al padronato.
Queste sono le motivazioni che secondo me dobbiamo tenere in considerazione ed essere capaci nell'interno delle fabbriche di chiarirle fino in fondo.
Non è evidentemente facile.
L'annuncio della manifestazione di Roma, indetta dalla CONFERENZA NAZIONALE DEI DELEGATI di RIMINI, è stato colto da parte dei lavoratori in una prima fase senz'altro con vivissima soddisfazione, successivamente sono intervenuti alcuni fattori che hanno magari cambiato questo clima e questo atteggiamento stesso e cioè molti lavoratori hanno inteso lo sciopero del 22 come un fatto definitivo, non come la spallata finale al contratto stesso, ma comunque come un momento particolarmente incisivo. Lo abbiamo notato soprattutto quando abbiamo fatto le assemblee a tappeto in tutta la zona come del resto in tutte le altre zone di Milano. Devo dire che cinque mesi di lotta fatti in questo modo, sono stati vissuti dai lavoratori in modo piuttosto contraddittorio nel senso che esiste oggi nelle fabbriche un clima per cui certamente i lavoratori metalmeccanici delle piccole, delle medie e delle grandi fabbriche non sono disposti assolutamente a rinunciare al loro contratto nazionale di lavoro ed al suo rinnovamento, anche perchè si rendono conto che questo vorrebbe significare una sconfitta complessiva per la classe ed anche un ritorno indietro rispetto alle conquiste degli ultimi 10 anni, ma anche rispetto a quelle più storiche all'interno della classe stessa.
Però dicevo che c'è una contraddizione registrata fra i lavoratori in quanto le lotte vengono fatte in modo massiccio e anche incisivo, ma non con quella partecipazione e quell'entusiasmo che in altre occasioni si era registrato, quali i contratti precedenti, ma anche in momenti di scontro politico vero e proprio come la manifestazione del 2 dicembre 1977.
7 D.: Secondo te da cosa è data questa differenza dl ap-
Credo che comunque, tutti quanti, si aspettino da questa grossa manifestazione, un tangibile segno di cambiamento nelle trattative stesse, soprattutto dopo la notizia di ieri della rottura a livello della Federmeccanica cosa che, probabilmente, si ripercuoterà sulla manifestazione e sul prosieguo delle lotte.
Credo che comunque i lavoratori si aspettino una chiusura del contratto nazionale in termini estremamente positivi anche se l'aspirazione è che questo avvenga in tempi strettissimi, cosa che in questa fase, se( non interverranno fattori nuovi quali la manifestazione può essere, viene ritenuta piuttosto ardua.
Comunque nelle assemblee i lavoratori si dichiaravano disponibili anche a tempi lunghi, perché danno comunque al contratto un valore politico e qualitativo certamente superiore al contratto stesso, e cioè anche un valore che è di scontro anche sulle situazioni più generalizzate.
Del resto credo che il contratto dei metalmeccanici sia un pezzo importante di quello che il movimento dei lavoratori vuoi fare nel nostro paese, rispetto alla programmazione, ad una maggiore oemocrazia, ad un maggior rispetto dei diritti sociali della classe lavoratrice.
Un pezzo importante ed insostituibile direi, anche se certamente non unico e non sufficiente per portare in porto tutte le tematiche. proccio dei lavoratori rispetto alla lotta che si sta svolgendo?
Ma, intanto ad una mutata situazione politica all'interno del nostro paese. ad una serie di condizioni e di condizionamenti che i lavoratori hanno subìto da tre anni a questa parte, anche ad opera del sindacato stesso, rispetto ad una serie di scelte che l'organizzazione sindacale si è data e che non sempre corrispondevano con l'interesse immediato dei lavoratori stessi, soprattutto non hanno poi corrisposto neanche con l'interesse a medio periodo dei lavoratori; per cui c'è stata questa contraddizione che ha determinato un allentamento dei rapporto fra sindacato e lavoratori.
Da qui, pur con la coscienza della necessità di andare avanti comunque, di continuare la lotta, di rinnovare il contratto in questa fase, l'atteggiamento è meno attivo, meno determinato alla lotta stessa, per cui c'è questa discrepanza, c'è questa situazione di attesa messianica.
Cioè i lavoratori si rendono conto che il rapporto lottatrattative è un po' caduto rispetto alle situazioni precedenti; c'è la convinzione che certamente la lotta è necessaria per rimuovere le barriere e le opposizioni che il padronato ha posto al tavolo delle trattative, ma non è certamente più così diretto come lo era negli anni precedenti, perchè all'interno di questo discorso tutta una serie di fattori incidono in un modo molto maggiore.
La mutata situazione politica rispetto al contratto '75-'76, concluso il 1° maggio 1976, prima delle grandi elezioni politiche che determinarono una grossa avanzata delle sinistre, e quel mutamento di clima politico all'interno del nostro paese fece scegliere al• sindacato alcune strade piuttosto che altre, senza però averne le contropartite che pure erano state chieste in quelle occasioni.
Parlo dell'EUR 1 naturalmente.
Quindi c'è questo, c'è un po' questo clima di attesa che però il lavoratore non gestisce più direttamente attraverso la propria lotta, ma che delega in pratica all'organizzazione, quindi ai vertici della stessa. Ne è testimone del resto il metodo della trattativa, che viene fatta certamente con la presenza delle delegazioni, ma attraverso incontri a livello molto ristretto fra le controparti, cioè a livelli nazionali e di presidenza o di segreteria.
Cosa che non sarebbe stata tollerata fino a 3-4 anni fa.
Ecco, devo dire comunque per ritornare sul tema della domanda fattami, che certamente la dichiarazione di sciopero ha prodotto una grossa tensione fra i lavoratori ed un atteggiamento molto più vivo, non solo rispetto alla manifestazione e quindi a tutto quello che è stato necessario fare per condurla in porto, ma anche rispetto alle articolazioni delle lotte all'interno della fabbrica.
D.: La Federmeccanica ha imposto all'FLM come pregiudiziale per poter continuare la discussione, un accordo sul problema della mobilità, tra l'altro non inserito nella nostra piattaforma.
Che tipo di valutazione dai di questo accordo?
Devo precisare che l'accordo sulla mobilità, anche se non esplicitamente posto all'interno del contratto, era citato nell'ipotesi di piattaforma dei metalmeccanici.
Il tipo di accordo che è stato raggiunto, a mio parere è assolutamente insufficiente e parziale rispetto alla problematica in questione.
Certamente è importante che per la prima volta si sia raggiunto un accordo di questo tipo, anche se con un pezzo del movimento e non con tutto il movimento e quindi molto limitato rispetto al problema stesso.
Il problema della mobilità, così come è stato impostato, riguarda unicamente le fabbriche in fase di ristrutturazione, non riguarda tutte le fabbriche indistintamente.
Cioè, l'accordo che è stato raggiunto con la Federmec-
canica, riguarda aziende che hanno necessità di ridurre il personale rispetto ad una loro continuazione, non riguarda aziende che viaggiano verso il fallimento o verso, comunque, situazioni di non produttività.
Perciò, a mio parere, è un pezzo d'accordo insoddisfacente, anche per i termini in cui viene posto.
Naturalmente è la prima volta che si raggiunge un accordo di questo tipo a livello della Federmeccanica e quindi, chiaramente, ha dei limiti che sono stati imposti dal padronato stesso.
Fra le altre cose, questo pone una serie di problemi rispetto al mercato del lavoro.
Se da un lato noi riusciamo a controllare la mobilità per le aziende che mettono in discussione i posti di lavoro, dall'altro noi creiamo un doppio mercato del lavoro che pone in contraddizione il lavoro maggiormente tutelato, che è quello dei lavoratori in mobilità, con gli aspiranti lavoratori, soprattutto giovani disoccupati, che si potrebbero vedere tagliati fuori.
Certo il problema non può essere posto in questi termini perché, per risolvere la questione dell'occupazione è necessario che si verifichino all'interno del nostro paese
una serie di situazioni, di condizioni diverse e cioè una rìpresa degli investimenti produttivi, un'espansione della domanda, soprattutto della domanda interna che invece viene costantemente compressa.
Nel piano triennale e comunque nella relazione del governatore della Banca d'Italia. le condizioni per uscire da questa situazione, nei confronti dei paesi dell'estero, vengono indicate in un contenimento del costo del lavoro, cioè del salario dei lavoratori, e quindi di conseguenza in una contrazione della domanda interna a favore dell'esportazione stessa.
Questo, se da una parte risolve i problemi della bilancia dei pagamenti, dall'altra parte crea problemi per l'occupazione.
Dicevo quindi che per risolvere questa situazione è necessario invertire questo tipo di, tendenza, certamente non liberalizzando i consumi individuali o i consumi voluttuari, ma cercando invece di risolvere i problemi delle riforme che pure abbiamo posto e che a tutt'oggi, o non sono state realizzate o sono state realizzate in modo insoddisfacente.
Questa è la via per creare una condizioni di mobilità effettiva e reale che garantisca tutti i lavoratori.
Questo è il viaggio di ritorno dopo che si è conclusa la manifestazione del 22 giugno, una manifestazione che ha ampiamente soddisfatto le aspettative che i lavoratori si erano posti. Si era partiti con un certo timore di vedere in questa manifestazione una flessione di partecipazione dei lavoratori, timori questi superati in quanto la partecipa-
Io credo che !'esperienza di oggi dei metalmeccanici, del movimento dei lavoratori, non sia una questione momentanea, ma una realtà della nostra categoria che da anni scende in piazza con la capacità combattiva che qualcuno della controparte si illudeva di vedere in diminuzione soprattutto in considerazione dei dati elettorali del 3/4 giugno. Chi si illudeva che con la flessione del movimento di sinistra il movimento dei lavoratori scendeva in ginocchio, ebbene ha sbagliato i propri calcoli.
E' stata, quella di oggi, una manifestazione prima di tutto
zione è stata massiccia ed entusiasmante. Adesso siamo qui con alcuni lavoratori e sentiamo un po' se le aspettative che si ponevano nei confronti di questa manifestazione sono state soddisfatte e cosa può significare per loro la buona riuscita di questa manifestazione per l'andamento delle trattative e per la conclusione del contratto.
di serietà, di compattezza e di unità. Noi abbiamo posto nei confronti della controparte dei problemi seri di occupazione, problemi di investimenti, problemi di andare a controllare le scelte che il padronato fino ad oggi poteva svolgere come e quando voleva.
Credo che i nostri rappresentanti al tavolo delle trattative pongano dei problemi per uscire da questa crisi, che non è voluta da noi, ma è stata generata da trent'anni di contraddizioni di un governo mal gestito, un governo gestito dalla D.C., che ha avallato le scelte programmatiche, le scelte di spopolazione, le scelte di commercializzazione portate avanti dal capitalismo.
9 II recupero della crisi come l'intende il padronato? Lo
intende prima di tutto attraverso un aumento di lavoro ed attraverso una mobilità selvaggia.
D.: Nell'esposizione che tu hai fatto hai richiamato il concetto di unità. La piattaforma ha avuto una fase di nascita piuttosto contrastata, in cui la categoria ha corso il rischio di dividersi su due punti fondamentali. Oggi mi sembra che il dato che emerga da questa manifestazione sia il carattere unitario della stessa, la volontà dei lavoratori dí superare queste divisioni per andare ad uno scontro più duro con il padronato. Voi cosa ne pensate?
lo credo che c'è stato un ampio dibattito durante la stesura della piattaforma dei Metalmeccanici, tanto è vero che è durato un mese e forse più.
C'è stata una grossa discussione sul problema della riduzione dell'orario di lavoro, sul problema del 6 x 6 al Mez2ogiorno che ha portato ad alcuni momenti di scontro al nostro interno. ma importante è essere usciti con la stesura unitaria della piattaforma rivendicativa.
Questo risultato è stato raggiunto al di là delle componenti politiche che esistono all'interno della F.L.M.
Forse qualcuno pensa che lavorare ed operare all'interno del Sindacato con delle posizioni politiche, possa operare una frattura: io dico di no, prova ne è il fatto che i Metalmeccanici con la tuta sono usciti in piazza e sono andati davanti alle stazioni della Metropolitana, davanti alle stazioni della F.S., nei centri nevralgici della città di Milano e provincia.
A Sesto S. Giovanni addirittura hanno fatto una fiaccolata, ha parlato il sindaco e non solo il sindaco di Sesto; hanno aderito le città e le amministrazioni comunali unitarie, di cui magari non fa parte la D.C. (Cinisello e via dicendo), ebbene hanno accompagnato questi lavoratori in corteo alla stazione: credo allora che i Metalmeccanici hanno avuto là possibilità di spiegare ai cittadini i problemi, la tematica di qual è lo scontro in atto, come contratto e come rivendicazione, che in termini globali rappresenta uno scontro di classe nel paese.
Non non vogliamo solo la rivendicazione salariale, i lavoratori e l'opinione pubblica generale devono essere consci di questo: noi non siamo elementi corporativi, noi vogliamo prima di tutto risolvere i problemi dell'occupazione, a Nord ed al Sud.
Credo che sia un discorso serio e non a caso lo slogan a Roma era: « la classe operaia del Nord lotta, la classe operaia del Sud lotta per l'occupazione ».
Non Sono parole buttate là, è la realtà.
D.: Sentiamo un altro lavoratore.
Comunque io dò ragione in parte al compagno Serbandini per quanto riguarda la manifestazione di Roma dove il nostro principale slogan era: « Padroni, Governo eccoci qui a darVi la risposta. non Vi diamo sosta! «. E un altro slogan era quello che abbiamo sempre gridato nelle nostre manifestazioni, anche a Milano: « E' ora, è ora, è ora di cambiare, la classe operaia deve governare! ». A parte il fatto che come coscienza e come cuore vorrei dire: « E' ora, è ora, è ora di cambiare, il PCI deve governare ». Comunque ce lo siamo tenuti in riserva durante la manifestazione di Roma.
D.: A me sembra che oggi gli stessi slogan erano slogan che denotavano una maggiore combattività, cioè una combattività ritrovata. Tutto il modo di svolgersi di questa manifestazione è un modo che a Milano da molto tempo non si verifica.
La domanda che volevo fare è: può esserci una relazione
tra questa ritrovata combattività ed i risultati del 3 giugno; voglio dire i lavoratori, il movimento sindacale che oggi è sceso a Roma, ricercava in questa manifestazione una risposta al 3 giugno?
Per quanto riguarda la giornata odierna, la risposta è ben data all'apparato governativo e padronale.
Tu avevi chiesto un paragone tra il 3 giugno ad arrivare alla manifestazione di Roma.
Abbiamo potuto constatare questa mattina a Roma che c'è stata una grande partecipazione e noi lavoratori, abituati a venire a Roma attraverso altre manifestazioni, altri contratti, abbiamo notato, lo vogliamo rimarcare, una più larga partecipazione non solo di lavoratori, ma anche di bambini, di donne, persone che non avevano nulla a che vedere con il contratto dei Metalmeccanici si sono uniti a noi in corteo ed abbiamo formato una grossa manifestazione che è quella di stamattina: 22 GIUGNO 1979.
Questa manifestazione ha dato una risposta in termini positivi a tutte le paure e problemi che come lavoratori ci eravamo posti nell'affrontarla, tenuto conto del periodo che si sta vivendo in fabbrica dove la partecipazione agli scioperi è molto elevata ma dove il grado di combattività è alquanto ridotto rispetto ad altri momenti di lotta.
D.: Questa manifestazione ha soddisfatto le tue aspettative?
Ecco io penso una cosa, che è da parecchio tempo che si vuole dare un'immagine negativa del movimento sindacale, nel senso che si dice che il movimento sindacale si sta anaosciando, si dice che si sta perdendo il mordente, quindi le aspettative per la risoluzione del contratto. D'altra parta vediamo che soprattutto in questo periodo si è accentuata la lotta contrattuale rispetto alle posizioni intransigenti del padronato.
Carli e tanti altri personaggi che hanno puntato sulle elezioni anticipate sperando in una certa rivincita, ritengono che l'elettorato abbia dato un certo consenso alla loro linea; ma la manifestazione di oggi è la dimostrazione dell'opposto di ciò che pensano.
D.: La manifestazione di oggi, ne abbiamo già discusso con altri lavoratori, ha segnato un punto importante della ritrovata unità della categoria.
Secondo te questa impressione è reale? Serve per ridare slancio a questo processo unitario, quindi per rafforzare la lotta?
Ripeto, il problema sta in questi termini Nell'ultima CONFERENZA NAZIONALE di RIMINI si è voluto precisare questo aspetto, non solo la riaffermazione di tutti i contenuti del contratto, ma soprattutto rilanciare quelli che sono certi princìpi di unità che sono i presupposti fondamentali per l'azione del sindacato e non ci sembra che nel corso di questa vicenda si siano verificati scollamenti da parte del movimento sindacale, anzi tutt'altro.
Il problema sta infatti nei termini che esprimevo, il fatto che oggi siamo riusciti a portare a Roma circa 230 mila lavoratori sulla base di una unità complessiva, è un fatto estremamente positivo che va completamente all'opposto di chi sostiene e di chi vuole dare una certa immagine nel() gativa del movimento sindacale.
Credo che il movimento sindacale in questo periodo della fase contrattuale abbia svolto un'opera eccezionale: non dimentichiamo la questione Moro, gli attacchi alla nostra istituzione e come ha risposto il movimento sindacale.
Quindi non mi sembra ci sia scollamento, o sintomi di angoscia, o di depressione, o di rassegnazione.
D.: Tu dici questo, però sembra che alcuni dati contraddicano questa tua posizione.
Infatti, e questo i padroni lo fanno pesare continuamente, è aumentato il numero dei lavoratori che in occasione degli scioperi si mettono in malattia.
Che valutazione dai a questo fatto?
Noi non trascuriamo affatto questo fenomeno e ci rendiamo conto che ha un'origine abbastanza antica, da ricercare in una società che non ha saputo sviluppare certe aspettative per cui il lavoratore nutre una mentalità di tipo corporativo sotto certi aspetti.
Penso che il problema vada inquadrato in termini politici.
Il fenomeno dell'assenteismo (il fenomeno che la gente bene o male fa un certo tipo di abusivismo di certi istituti) secondo me va visto in un'altra dimensione, cioè come realmente il lavoratore riesce ed esplicare il suo massimo potenziale di professionalità all'interno di una determinata organizzazione del lavoro.
Non dimentichiamoci che c'è un'immagine assolutamente negativa, di sfiducia in senso generale e qui dobbiamo vedere le responsabilità di chi sono; certamente non del movimento sindacale.
Quando parliamo di un qualunquismo così radicato, parliamo di responsabilità che vanno senza dubbio attribuite a trent'anni di malgoverno della D.C., e c'è sicuramente un problema che noi vogliamo risolvere, ma esistono determinate condizioni per poterlo risolvere.
Certamente non può essere ciò che vogliono i padroni: di reprimere e di farci tornare indietro di vent'anni, perché secondo me con questo metodo non risorveremmo mai questi problemi.
D.: Questa forma di assenteismo che denota una certa sfiducia nei confronti delle proposte di lotta che il sindacato avanza, secondo te com'è da valutare?
II padronato si è accorto che ieri c'era il 90%, oggi c'è 1'80% di lavoratori che partecipano agli scioperi: chi perché prende ferie, malattia o permessi. Gli operai devono capire che questo è il sistema per prolungare la lotta di altri mesi.
Noi ci rendiamo perfettamente conto che al nostro in-
temo c'è un certo tipo di assenteismo.
Mi sembra però che il problema non possa essere visto in termini ristretti, solo perché in una fabbrica di 7001720 lavoratori ci possono essere un 2-3% che si comportano in questo modo.
Secondo me anche qui si pecca di fare un'analisi un pochino diversa dalla realtà, perché noi vediamo che negli scioperi, parlo soprattutto nell'ambito della nostra realtà, c'è un'adesione del 100%, ed inoltre che nelle manifestazioni c'è una partecipazione quasi all'80'Yo del lavoratori.
E' chiaro che d'ora in avanti dobbiamo guardarci in faccia, soprattutto quei compagni che in un-certo senso cercano in un modo qualunquistico di svincolare le lotte.
Lo scontro e la sfida che sta lanciando il movimento sindacale è una partita molto grossa che non possiamo permetterci, nella maniera più assoluta, di perdere. Occorre quindi viluppare un processo di moralizzazione e di maggior presa di coscienza politica attorno ,a questi problemi, ribadendo che non accetteremo mai di perdere certi istituti che sono costati decine e decine di anni di lotta e di sacrifici.
D.: lo riprenderei questo tema con un altro gruppo di lavoratori. Tu a proposito che tipo di valutazione dai?
Abbiamo sentito le domande poste agli altri compagni dove si parlava non solo della giornata di lotta di oggi, ma si facevano dei riferimenti al problema dell'assenteismo in generale e di una presa di coscienza della classe operaia nei confrinti degli obiettivi e delle lotte sindacali e sociali. Per me il discorso dovrebbe essere tema di riflessione all'interno delle nostre componenti sindacali; non a caso mi sembra che a volte dimentichiamo che In un recente passato (quando si veniva alla conformazione della proposta dell'EUR e di questa piattaforma contrattuale) si è subìto un lungo periodo di travaglio e di riflessione all'interno del Movimento Operalo, travaglio che ha creato incertezza e confusione tanto da non far cogliere al lavoratore che questo era un fatto di maggior democratizzazione nel sindacato.
E' questo un elemento fondamentale che non ha permesso a pieno di collegare questa scelta di nuovo metodo operativo all'interno del sindacato con dei risultati concreti. Si è così generata una certa confusione a carattere propriamente politico e ne abbiamo visto,1 risvolti nei risultati elettorali che hanno creato, in modo molto evidente, uno spostamento dell'asse dell'attacco padronale nei confronti dei lavoratori.
Vediamo che la Confindustria si è presentata con attacchi precisi verso il movimento sindacale a livello europeo, verso il CES, sui problemi dell'orario di lavoro, su delle posizioni che intendono mostrare la classe operaia italiana, ed in particolare i metalmeccanici, isolati e ricerca nella politica conservatrice europea strumenti che facciano mu-
tare a suo favore i rapporti di forza interni, cercando così di fiaccare la nostra resistenza e potenzialità di lotta. Queste problematiche non sempre vengono recepite e non sempre riescono a trasformarsi in carico di lotta e di coscienza.
Dobbiamo lavorare per chiarire queste cose all'interno delle fabbriche e di quei movimenti, giovanile, studenti, disoccupati, donne ecc. che stanno a fianco del movimento operaio.
Ci troviamo di fronte a grosse difficoltà ed il nostro compito non è facile. Comunque ritengo che da questa situazione si possa uscire con un salto di qualità del movimento, in termini unitari, superando anche le diverse caratterizzazioni politiche con un diverso rapporto fra le varie componenti.
D.: Chiediamo ad una giovane disoccupata che impressioni ha avuto da questa manifestazione e come pensa debba essere affrontata la tematica giovanile nel nostro paese.
Il problema dei giovani è piuttosto grosso ed abbiamo visto ciò che ha comportato nelle ultime votazioni dove è realmente mancata la loro partecipazione. E' un problema al quale il movimento sindacale, ma anche quello politico nel suo complesso, si deve interessare perché il rifiuto dei giovani non è stato quello di un partito o dell'altro, ma è stato proprio un rifiuto delle istituzioni che vigono nel nostro paese dalla liberazione dal fascismo.
Cioè è il rifiuto di questa società da loro vista come una società con strutture borghesi, una società capitalista che quindi va abbattuta e non cambiata. Ciò significa che i giovani si pongono in contraddizione con quelle forze che vogliono trasformare la società mantenendo determinate strutture che poi, in ultima analisi, sono strutture conquistate dal movimento operaio con la battaglia contro il nazifascismo, con la battaglia per le riforme e con la battaglia ai vari tentativi portati avanti dalla Democrazia Cristiana di sconfiggere e di cacciare indietro il movimento operaio.
lo credo che questa sfiducia che esiste nei giovani è reale, e quindi il movimento sindacale si deve porre come primo obiettivo un diverso rapporto verso i giovani, visto nel senso che deve andare a superare questi scollamenti, queste divergenze, tenendo anche presente che certe posizioni che i giovani hanno assunto possono essere negative e non danno alcuna alternativa.
D.: La manifestazione di oggi può essere considerata un punto importante per andare avanti su questa strada?
La manifestazione di oggi io credo sia un punto di riferimento per la lotta dei' lavoratori, soprattutto riferimento alle lotte che fino ad oggi siamo riusciti a mettere in piedi nelle fabbriche e fuori da esse. Però secondo me non è da ritenere un punto fondamentale, il massimo che i lavoratori possono dare, oppure ritenere che questa manifestazione rappresenti la lotta conclusiva dei lavoratori.
Siccome lo scontro in atto è abbastanza duro, c'è ancora bisogno di una grossa mobilitazione dei lavoratori, soprattutto all'interno delle fabbriche dove oggi manca.
La manifestazione di oggi ha dato ai lavoratori soprattutto fiato rispetto alle lotte che si stanno facendo da molti mesi nelle fabbriche. Occorre ora saper coinvolgere l'opinione pubblica nelle lotte, far conoscere quali sono i punti rivendicativi ed il perché i metalmeccanici pongono alcuni problemi nella piattaforma. Soprattutto perché oggi c'è un padronato che è sicuramente più duro rispetto ad al-
cuni problemi, che non è solo l'aumento salariale, ria è un discorso più generale.
La risposta che con questa manifestazione abbiamo saputo dare è di estrema importanza; abbiamo risposto in modo massiccio, ma questa risposta ha anche un altro significato. Vi è all'interno dei metalmeccanici, all'interno delle fabbriche, un movimento che ha mostrato del rilassamento rispetto agli obiettivi che ci poniamo.
Allora questa manifestazione ha voluto significare dare al padronato la risposta certa che comunque i lavoratori sono ancora in piedi ed intendono conquistarsi la loro piattaforma; dall'altro lato credo che ritornati nelle fabbriche, se vogliamo che questa manifestazione abbia un reale seguito politico, nostro compito sia quello di intraprendere un dibattito molto più aperto rispetto a quello che noi chiediamo e rispetto alle controproposte.
D.: Con la compagna parlavamo dei problemi dei giovani. Oggi Lama nel suo intervento ha richiamato la necessità di un confronto con i giovani per cercare di riportarli all'interno del sindacato. Bentivogli ha fatto altrettanto avvertendo il pericolo che questa situazione può rappresentare per la vita futura del sindacato stesso.
Secondo te questo distacco dei giovani dal sindacato e dai problemi che oggi ci sono sul tappeto, da che cosa può essere dato?
Parlare dei giovani diventa un discorso grandioso rispetto ai problemi che vi sono oggi. E' un dato di fatto che i giovani nella vita sindacale e politica sono carenti; io sono da parecchio tempo e non credo che come sindacato abbiamo fatto tutto ciò che avremmo dovuto per impedire questa cosa.
ll problema dei giovani non è solo un discorso di disoccupazione, ma è una situazione molto più complessa, che è molto più difficile da risolvere. Noi non siamo stati in grado attraverso le conquiste fatte, porto il paragone della legge 285 che ha parecchi limiti, ma che era il minimo indispensabile per dare delle prime risposte ai giovani, di concretizzarle in risultati certi e di fronte a questa situazione il giovane che è in crisi profonda, crisi morale dovuta soprattutto al tipo di società in cui vive, tende a distaccarsi dal sindacato e più in generale da un impegno attivo nella società.
Noi dobbiamo riuscire a coinvolgere i giovani nelle nostre lotte e d'altro lato dobbiamo riuscire a creare nei lavoratori una maturazione veramente grossa nei confronti dei problemi giovanili.
Se le cose non mutano di fronte alle aspettative che i giovani hanno e nei rapporti che dovremo avere con i giovani, questi tenderanno a chiudersi sempre più in se stessi allontanandosi ulteriormente non solo dalla vita sindacale, ma dalla vita politica e dall'impegno sociale.