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La Campana22

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la campana

Il rinnovo del Consiglio di Fabbrica nel segno della ripresa dell'unità sindacale

Alla Breda Fucine il rinnovo del Consiglio di Fabbrica costituisce tradizionalmente un momento rilevante di confronto e di riflessione dei lavoratori sulle prospettive della fabbrica e sulle vicende politico-sindacali più in generale.

Ciò ha garantito in tutte le precedenti occasioni una partecipazione dei lavoratori al voto estremamente elevata, auspicabile anche in questa circostanza, al fine di dare una risposta tangibile a tutti coloro che, al di fuori e dentro il sindacato, invece di ricercare seriamente le cause che hanno incrinato il rapporto di fiducia dei lavoratori nell'organizzazione, riconducono questa crisi unicamente ad una presunta non rappresentatività dei Consigli di Fabbrica.

In questi 4 anni, tale ormai è il periodo nel quale l'attuale CdF è in carica, salvo che in episodiche occa-

sioni, la partecipazione dei lavoratori della Breda Fucine alle iniziative sindacali è sempre stata abbastanza elevata, così come è elevata la adesione al sindacato.

L'attività svolta dal Consiglio di Fabbrica uscente può essere suddivisa sommariamente in 2 fasi ben distinte: la prima, che va dall'insediamento nell'ottobre 1982 alla conclusione della vertenza aziendale (10 maggio 1985); la seconda, che investe il successivo periodo e che pare ancor oggi ben presente.

La prima fase è stata caratterizzata da un livello di contrattazione molto elevato che ha portato ad accordi molto positivi in vari reparti che ancora oggi costituiscono in molti casi un saldo ancoraggio di fronte alla strategia della Direzione aziendale di riduzione del personale.

Novembre 1986
GIORNALE DI INFORMAZIONE DEL GRUPPO EFIM-BREDA DI SESTO S. GIOVANNI

La vertenza aziendale, intercorsa nel periodo ottobre 1984 - maggio 1985 ha segnato l'epilogo, certamente positivo, di questa fase.

Prescindendo in questa circostanza dai contenuti di quella vertenza che, peraltro, consentì di introdurre significative novità sul piano contrattuale, riteniamo comunque utile riaffermare la valenza politica più complessiva che ebbe ad assumere.

Ottobre 1984 - Ottobre 1986

La vertenza Breda Fucine infatti costituì ano dei primi momenti di svolta rispetto ad una politica sindacale tendente a relegare i CdF ad un semplice ruolo d'esecutori di accordi realizzati a livello nazionale tra padronato, sindacato e governo espropriando quindi i lavoratori dal diritto di partecipare alle elaborazioni delle linee rivendicative.

In quella circostanza il CdF Breda Fucine fu tra i pochi a mantenere orientamenti unitari e forte di questa unità fu in grado di assumere un ruolo di rilievo, nelle iniziative di lotta per la conquista del contratto aziendale e più complessivamente contro il modello di politica economica e delle stesse relazioni industriali che venivano prefigurate.

Caratteristiche del tutto diverse ha invece assunto la fase successiva all'accordo aziendale, anche perché si è determinata in azienda una situazione diversa in conseguenza soprattutto di due novità:

l'introduzione della legge che consente il prepensionamento;

la crisi, sempre meno congiunturale, che ha colpito

il settore aste leggere.

Il ricorso al prepensionamento, in particolare, ha rovesciato completamente il metodo di contrattazione degli organici nei reparti. Introdotto nella generalità della fabbrica ha determinato scompensi numerici e professionali nei vari reparti, rendendo difficilmente programmabile e governabile il problema occupazionale.

Quasi congiuntamente è maturata la crisi nel settore aste leggere, con la richesta dell'azienda di porre in' mobilità definitiva gruppi di lavoratori sempre più consistenti, con tutti i problemi connessi all'esigenza degli spostamenti.

La concomitanza di questi due fenomeni, bisogna ammetterlo, ha colto il CdF abbastanza impreparato a fronteggiare una situazione tutt'altro che statica.

Nel corso de11985 la mancanza di una linea strategica sufficientemente chiara ha determinato la rincorsa quotidiana dei problemi ed ha finito col restringere progressivamente il raggio dell'iniziativa sindacale in fabbrica e ciò ha comportato un prezzo, molto pesante soprattutto sul piano occupazionale.

Solo nei primi mesi del 1986 si è riusciti a ripristinare un metodo di rapporto con la Direzione aziendale che ha consentito di invertire progressivamente la tendenza.

Non sono mancati risultati immediati sul piano occupazionale che si possono considerare soddisfacenti almeno dal punto di vista numerico ma che sono a tuttora inadeguati rispetto alle esigenze reali della fabbrica.

Alle carenze che si registrano in alcuni settori (manutenzione e servizi) nei quali l'azienda ha esplicitato aper-

tamente le sue scelte di ridimensionamento, tali in molti casi da compromettere le condizioni minime per operare, vanno aggiunte quelle inerenti reparti più direttamente produttivi quali ad esempio la meccanica ed i servizi e quelle ralative ad alcuni settori impiegatizi.

Occorre quindi dare continuità all'azione intrapresa in questi mesi, che ha portato all'assunzione di circa 70 lavoratori, anche perché le alternative perseguite dall'azienda, orientate a risolvere tutti i problemi in termini di maggiore flessibilità (decentramento produttivo, mobilità, ricorso allo straordinario ed al lavoro al sabato) si sono finora dimostrate inefficaci ad affrontare quei problemi di carattere organizzativo, di qualità e di consegna dei prodotti e di fatturazione messi ancor più in risalto dalla presenza in questa fase di un carico di lavoro ragguardevole.

Quali prospettive per la Breda Fucine

Non spetta al CdF uscente definire programmi di laoro e priorità rivendicative per il nuovo organismo sindacale che verrà eletto.

Ci sembra però doveroso indicare all'insieme dei lavoratori alcuni problemi coi quali saremo fin dai prossimi mesi costretti a misurarci.

Il punto di riferimento centrale per qualsiasi incisiva azione sindacale è costituito ovviamente dalle scelte di politica industriale che vengono compiute ai vari livelli direzionali dell'azienda.

La prima esigenza che si pone in tal senso è quella di una rapida verifica della collocazione della Breda Fucine nel gruppo EFIM; ma ancor più specificatamente è necessario aprire il confronto sugli orientamenti che la Finanziaria E. Breda sta maturando rispetto a questa fabbrica.

Dobbiamo infatti constatare un dato negativo: si ha l'impressione netta che in questi ultimi anni la Breda Fucine rivesta un carattere sempre più marginale nel complesso delle scelte strategiche operate dalla Fin. E. Breda.

Se non si inverte questa tendenza, le ripercussioni possono divenire gravissime, anche in considerazione del fatto che le politiche adottate in questi anni per risanare la fabbrica, fondate sul restringimento della base occupazionale, non hanno dato ancora i risultati sperati.

In realtà, si fa sempre più presente per la Breda Fucine, che aveva fino a pochi anni orsono connotati produttivi ben definiti e pertanto una precisa e fondata ragion d'essere il rischio di trasformarsi gradualmente ma inesorabilmente in un supporto dell'OTO MELARA e della BREDA BRESCIANA, le due aziende più redditizie della Finanziaria E. Breda.

Sulla base della situazione che si va delineando per il settore aste leggere, che lascia presagire la decisione di chiudere definitivamente il settore (a meno che si intenda mantenerlo in forma simbolica) nonché per la crisi strutturale che sembra profilarsi per lo stesso settore delle aste pesanti, si pongono perlomeno due seri interrogativi:

1° - come si intende operare per mantenere e consolidare ad un livello quantitativamente e qualitativamente accettabile la parte rimanente del settore

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petrolifero (il ramo di attività che da oltre 30 anni costituisce insieme alle macchine industriali l'elemento produttivo determinante per l'azienda in termini di fatturato e di margine sul mercato)?; 2° - le scelte di diversificazione finora attuate, come si riscontra dal tipo di investimenti effettuati, sono concentrate pressoché esclusivamente nel settore degli armamenti.

Si pensa forse nelle sedi decisionali dell'azienda e del gruppo finanziario che controlla la Breda Fucine di aver esaurito in tal senso gli impegni di diversificazione produttiva?

Le risposte che verranno date a questi interrogativi, ne siamo convinti, segneranno nel bene o nel male il futuro della Breda Fucine.

Proprio perché tali processi sono ormai in corso forse da troppo tempo, riteniamo che si dovranno sviluppare rapidamente sul piano sindacale tutte le iniziative necessarie ad imporre una linea che punti, attraverso l'innovazione e la ricerca, a riqualificare la presenza della Breda Fucine sui mercati anche per riconferire alla fabbrica la necessaria autonomia.

Un utile supporto in questa direzione potrebbe venire da una struttura EFIM, l'Istituto Ricerche Breda, allo stato attuale certamente sottoutilizzata rispetto alle sue potenzialità.

In questi mesi nel vialone Breda si è registrato un fatto estremamente positivo: la vertenza Ansaldo si è conclusa con un accordo che ha suscitato il consolidamento delle attività industriali a Sesto S. G.

Si sono quindi implicitamente determinate condizioni più favorevoli anche per la Breda Fucine.

Ma gli obiettivi del risanamento e dello sviluppo non si realizzeranno automaticamente, determinante sarà anche stavolta la sensibilità e la lotta dei lavoratori per sollecitare le soluzioni più avanzate.

Alle preoccupazioni sopra esposte vanno ricondotte alcune recenti iniziative assunte dal CdF uscente quali lo sciopero e lo stesso comunicato che viene riprodotto in questo numero della «Campana», iniziative decise al preciso scopo di richiamare una adeguata attenzione dei lavoratori, ma anche per denunciare fenomeni di lassismo e incongruenze di rilievo di alcune strutture della Direzione aziendale che oggettivamente concorrono ad affossare la Breda Fucine.

Siamo convinti che al Consiglio di Fabbrica che verrà eletto non mancherà certo la capacità e la volontà di proseguire lungo questa strada unitamente all'impegno per portare avanti le scadenze politico-sindacali più generalizzate a partire dalla lotta per la conquista del nuovo contratto e contro gli orientamenti contenuti nel progetto di legge Finanziaria varato dal Governo.

OCCUPAZIONE

DATI VARI (Fonte: Bilanci aziendali)

DATA OPERAI IMPIEGATI DIRIGENTI TOTALE 31.12.'82 836 230 25 1.081 31.12.'83 793 228 14 1.035 31.12.'84 753 216 12 981 31.12.'85 669 211 13 893 31.10.'86 672 212 11 895 Differ. 1982/86 —164 —18 —4 —186
Anno Fatturato Fatt. per addetto (•) Costo lavoro Costo per addetto (•) Ris. economico 1982 88.600.000.000 81.906.000 20.997.000.000 19.423.000 —868.000.000 1983 56.600.000.000 54.685.000 22.228.000.000 21.476.000 —2.600.000.000 1984 72.100.000.000 73.496.000 24.960.000.000 25.443.000 —3.898.000.000 1985 80.700.000.000 90.369.000 28.000.000.000 31.354.000 —2.845.000.000
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(•) Riferito agli addetti in forza al 31 dicembre.

Per una Direzione che ha sempre sostenuto di operare per il risanamento e il rilancio dell'Azienda non sarà certamente difficile dimostrare la coerenza tra le sue innumerevoli dichiarazioni e i fatti che invece avvengo-

no in Azienda, fatti che spesso risultano incomprensibili ai lavoratori della Breda Fucine; quindi, quanto meno per alcuni episodi, non ci spiacerebbe che qualcuno ne chiarisse le finalità:

Strategie delle consulenze e dei consulenti

È diventata consuetudine che l'Azienda (più o meno liberamente e più o meno a ragion veduta) decide di avvalersi di consulenze esterne (singole persone o Società) per riorganizzare uffici o reparti. Comprendiamo questa esigenza (fa tanto «NUOVO»); quel che è incomprensibile è il perché i risultati degli studi delle consulenze vengono solitamente dimenticati nei cassetti (una stranezza: spesso questi risultati assomigliano ai suggerimenti dati quotidianamente dai lavoratori B.F. e non tenuti in considerazione).

Accade frequentemente che qualche impiegato di alto livello o qualche dirigente venga invitato a dimettersi (prepensionamento e con un «PO' DI INCENTIVAZIONE»). Nulla di strano: in una politica di riduzione dell'organico è «NORMALE» che si usino questi strumenti; meno «NORMALE» è che questi lavoratori escano dalla porta (usando una Legge dello Stato per andare in pensione accompagnati da un «PO' DI BUONA USCITA») per rientrare dalla finestra, ben retribuiti, come CONSULENTI.

Strategia dell'Azienda per la formazione di quadri, tecnici e impiegati di alta responsabilità

(A proposito delle assunzioni di questi ultimi anni)

È possibile sintetizzarla riportando stralci di dichiarazioni dell'Azienda al CdF:

— in fabbrica non si trovano lavoratori preparati e da valorizzare; si potrebbe tentare di aumentare la professionalità di qualcuno, però i corsi di formazione costano molto e inoltre in Azienda non è che ci sia «MATERIALE UMANO SU CUI LAVORARE». Quindi l'Azienda è obbligata a ricorrere alle assunzioni esterne.

Noi non condividiamo questa strategia, potremmo al massimo «Comprenderla», comunque pur comprendendo, alcune perplessità ci rimangono: perché una differenza così notevole di stipendio tra gli ultimi assunti e lavoratori di pari responsabilità, sulla cui professionalità, indubbiamente, non si può discutere?

Perché alcune di queste assunzioni ci vengono presentate come «COLPI DA MAESTRO», «È UN GENIO», «CHE FATICA PER STRAPPARLO A QUELLA AZIENDA», mentre poi si rivelano «ESSERI UMANI NORMALI», a volte (in seguito) considerate dalla stessa Direzione non più idonei per le mansioni per cui sono state fatte?

—È proprio possibile che tra i lavoratori della B.F. non vi sia qualcuno in grado di crescere professionalmente e dare maggiore contributo alla fabbrica?

In attesa di ricevere «lumi», facciamo una riflessione ad alta voce: in B.F. forse non vi sono «GENI» ma neanche «IGNORANTI» (nel senso che ignorano quel che avviene). Quando occorre i lavoratori della B.F. sono in grado di dare le giuste risposte e chiamare le cose col giusto nome...

Questo comunicato, affisso in fabbrica il 6 ottobre 1986 non ha voluto e non vuole essere motivo di divisione tra i lavoratori della Breda Fucine, né creare un solco e una lacerazione tra i «VECCHI» e i «NUOVI» dipendenti.

Il CdF ribadisce che il criterio di valutazione di tutti i lavoratori deve essere la «Professionalità», indipendentemente dalla provenienza o dalle eventuali «amicizie».

Per questo va inteso non come un attacco mosso ai nuovi assunti (tantomeno alla loro professionalità), ma come un preciso richiamo all'Azienda a ripristinare un corretto, e ci auguriamo positivo rapporto con tutti i dipendenti, valutando la reale professionalità di ognuno e non discriminando nessuno né sul piano professionale né su quello salariale.

il dire...
Tra
e il fare
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Patronato: alcune riflessioni su quanto è stato fatto ma ancor più su ciò che occorre fare

Esprimere un giudizio sulla validità e sulla qualità delle varie prestazioni fornite ai lavoratori, pur ritenendo di avere cercato di operare al meglio di quanto fosse nelle nostre possibilità, non spetta ovviamente a chi in questi anni ha gestito all'interno della fabbrica le problematiche connesse al patronato.

Ciò che è possibile affermare con assoluta certezza è che, in questi ultimi due anni, si è avuto un notevole incremento della attività previdenziale e dei vari servizi assistenziali e fiscali, cui si è cercato di far fronte coinvolgendo una parte consistente del CdF in attività che hanno richiesto e richiedono continuamente un impegno di tempo oltre che di approfondimento di alcune questioni legislative spesso di dubbia interpretazione.

Basti pensare a ciò che ha determinato l'introduzione in B.F. del prepensionamento, con un'accelerazione di tutto il processo inerente le ricerche e l'acquisizione di tutta la documentazione necessaria per consentire di inoltrare all'INPS le richieste di pensione nei tempi che ciascun lavoratore si è prefisso.

La pubblicazione della «Campana» ci consente di richiamare l'attenzione dei lavoratori su una serie di novità introdotte sul piano legislativo, che sono parte essenziale della logica governativa di smantellamento del cosiddetto «stato sociale», ovvero del sistema di garanzie e del complesso di prestazioni che i lavoratori hanno gradualmente conquistato nel corso di battaglie di decennale memoria. Ci soffermiamo sinteticamente su alcune questioni rispetto alle quali si può affermare che il movimento sindacale non ha saputo dare finora adeguate e sufficienti risposte di proposta e di lotta:

CONTRIBUTI SOCIALI

Si è passati dall'8,65% all'8,85%; un incremento che, senza migliorare assolutamente le prestazioni fornite dallo Stato, si è aggiunto a tutta una serie di misure antipopolari, ad esempio nel campo della sanità (tickets, ecc.).

PENSIONI E PREPENSIONAMENTI

Il prepensionamento, misura adottata a livello europeo per far fronte alla crisi di alcuni settori industriali (siderurgia, ecc.), se può essere considerato positivamente da chi ne beneficia, determina comunque sul piano dell'occupazione situazioni difficilmente controllabili e consente alle aziende, se non controllato, di operaré lo smantellamento di taluni settori produttivi.

Il sistema delle pensioni, in particolare di quelle che fanno riferimento all'INPS, rientra negli obiettivi di ridimensionamento che il Governo si propone di introdurre con la Legge Finanziaria. Se passassero anche solo alcune delle proposte in discussione (abbassamento del 2%, revisione della base di calcolo utilizzando gli ultimi 10 anni invece degli attuali 5, spostamento dell'età pensionabile da 60 a 65 anni e delle pensioni minime da 15 a 20 anni) ne deriverebbe per i lavoratori una conseguenza beffarda: lavorare di più e percepire di meno.

ASSEGNI FAMILIARI

E ASSEGNI INTEGRATIVI

Il pur giusto principio di erogare gli assegni a secondo delle reali condizioni di reddito, com'era prevedibile, è stato applicato in modo tale da causare per la stragrande maggioranza dei lavoratori una perdita secca degli assegni o di parte di essi. Si può ben dire che il Governo a tal fine abbia escogitato i meccanismi più ingegnosi (fasce di riferimento molto basse, conglobamento nel reddito familiare di entrate temporanee quali l'indennità di liquidazione, ecc.) fino al punto di creare situazioni paradossali (esempio: lavoratori turnisti che per effetto delle maggiorazioni di turno superano la fascia che dà diritto agli assegni e che quindi, perdendo questi, percepiscono cifre inferiori globalmente a quelle di lavoratori di pari categoria operanti sul turno centrale). È facile prevedere chr qualora si accettasse tutto ciò con fatalità e rassegnazione ben altre sono le «stangate» che ci riserva il futuro. Anche ciò che per 1'86 sembra irrimediabilmente perso Può ESSERE MODIFICATO (non perché siano in corso ripensamenti o pentimenti da parte del Governo), se tutti sapremo, su queste tematiche generali, prestare quell'attenzione e quella volontà di lotta che talvolta si esprimono su questioni ben più marginali.

Il nodo da sciogliere è e rimane questo: riusciremo ad invertire la tendenza che in questi anni ha determinato, per ciò che riguarda le lotte e quindi le ore di sciopero, una caduta di combattività che ci riporta ai minimi storici del dopo-guerra?

È una domanda alla quale solo i lavoratori possono dare risposta.

La Commissione Patronato 7

GENERALE

Generale, il tuo carro è potente spiana un bosco e sfracella cento uomini ma ha un difetto: ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente vola più rapido di una tempesta e porta di più di un elefante. Ma ha un difetto: ha bisogno di un meccanico.

Generale, l'uomo fa di tutto può volare e può uccidere ma ha un difetto: può pensare!

INQUADRAMENTO UNICO - RAFFRONTO 31.12.1983 / 30.9.1986

LIVELLO 31.12.'83 30.9.'86 1983 1986 1983 1986 OPERAI IMPIEG. OPERAI IMPIEG. TOTALE TOTALE % 070 1 0 -2° 1 -- 3 -- 1 3 0,3 3° 97 1 22 98 22 9,6 2,5 4° 418 12 73 3 430 76 42,1 8,6 4°S -- -- 41 -- -- 41 -- 4,6 5° 210 88 367 43 298 410 29,2 46,6 5°S 67 -- 83 5 67 88 6,5 10,0 6° 46 78 70 46 148 4,5 16,8 70 48 -- 46 48 46 4,7 5,2 8° 33 45 33 4,5 3,2 5,1 TOT. 793 228 667 212 1.021 879 100 100
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