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CGE sindacale21

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c. g. e. sindacale

a cura del Coordinamento unitario del gruppo CGE

EDIZIONE SPECIALE SUL CONTRATTO NAZIONALE

AVVIATA LA PIATTAFORMA FACCIAMO

IL PUNTO SULLA CONSULTAZIONE

dicsneìare ff5
IL DIBATTITO TRA I DELEGATI E NELLE ASSEMBLEE DI FABBRICA LA NUOVA STRATEGIA DEI PADRONI CONTRATTO E SCONTRO POLITICO: INTERVISTA Al PARTITI

CRISI ECONOMICA CONTRATTO

NAZIONALE E MOVIMENTO OPERAIO

La consultazione sulla piattaforma contrattuale, che si è collocata in una situazione di grande tensione politica e di crisi economica, ha anzitutto dimostrato un dato molto importante: la tenuta del quadro attivo della nostra categoria, il rifiuto del ricatto della disoccupazione e la scelta di una piattaforma rivendicativa che ci colloca ancora una volta all'offensiva.

Certamente il dibattito ha risentito, nella discussione sulla parte politica della piattaforma, delle enormi diffcioltà tra cui procede il confronto col governo sulla occupazione e gli investimenti e del fatto che certe impostazioni sindacali — come quella sulla riconversioné — in assenza di una politica di programmazione rimangono assolutamente astratte.

A mio avviso la priorità ai problemi dell'occupazione — che tutti abb•amo affermato a più riprese — è uscita con forza dalla consultazione; certamente non come vorrebbero Moro e La Malfa che ci propongono di contenere le rivendicazioni come strada obbligata per avere più posti di lavoro; il movimento sindacale ha dimostrato più volte che non esiste un rapporto diretta tre questi due fenomeni ed

ha consegeuntemente rifiutato la politica dei redditi ».

Priorità ai problemi dell'occupazione significa per noi la convinzione assoluta che la lotta che ci attende sarà in primo luogo indirizzata a sostenere il confronto col governo sui temi degli investimenti, dell'occupazione appunto, del nuovo modello di sviluppo; è su questi punti prioritari della nostra piattaforma generale che metalmeccanici, chimici, edili e le altre categorie impegnate nei rinnovi contrattuali giocano la parte decisiva del loro rapporto di forza, giocano il meglio della forza unitaria che hanno costruito in questi anni; e ciò perchè tutti assieme in questa consultazione abbiamo espresso il giudizio che il contratto più avanzato per un numero sempre inferiore di lavoratori è per noi un cattivo affare, una sconfitta.

Priorità ai problemi dell'occupazione; e gli accordi Alfa e Fiat — dove si riaprono le assunzioni sia al nord che al sud, e si stabiliscono tempi stretti per i nuovi stabilimenti al sud — sono accordi di buon auspicio.

Il d!scorso invece che la categoria ha rifiutato è quello secondo cui si dimostra sensibilità ai problemi dell'occupazione accettando

un ridimensionamento in anticipo delle piattaforme rivendicative.

Certamente le piattaforme rivendicative devono essere realistiche e devono avere un occhio ai problemi che pone la crisi economica; ma non si può pensare di fronte alla mancanza di volontà politica di questo governo di varare un piano di investimenti e di programmare l'economia, di convincelo a fare ciò — nella direzione che vogliamo noi — rinunciando a chiedere la mezz'ora pagata per i turnisti o l'automatismo dal secondo al terzo livello.

i fronte alla crisi politica ed economica che registriamo dobbiamo più che mai avere presenti le priorità nella nostra piattaforma rivendicativa; sappiamo che lottiamo in primo luogo per l'occupazione ed uno sbocco positivo e nuovo alla crisi; ed è su questi temi che principalmente dovremo mettere a punto le forme di lotta e la programmazione degli scioperi; e sempre rispetto a quanto avremo conquistato su questi temi che misureremo la positività degli sbocchi sulla parte prettamente rivendicativa della nostra piattaforma.

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IL DIBATTITO TRA I DELEGATI E NELLE ASSEMBLEE DI FABBRICA

Due dati certamente positivi hanno caratterizzato il dibattito di base.

l'ampiezza e lo sviluppo democratico;

la consapevolezza di un tipo di scontro diverso da altre vertenze contrattuali.

Il dato fondamentale ed innovatore di questo contratto è stato lo sforzo e il tentativo che è stato fatto in tutta la fase preparatoria di raggiungere e consultare tutti i lavoratori con assemblee di fabbrica, di reparto, di gruppi per un maggior coinvolgimento di tutta la classe operaia nei grossi temi del contratto non solo a livello di informazione o di referendum ma a livello di decisione operativa. Credo che nella storia del contratto mai sia stato fatto un lavoro di approfondimento e di discussione così ampio e così democratico in cui i lavoratori, malgrado l'ampiezza e la grossissima, per la loro importanza, portata dei temi, si sono sforzati, anche se con estrema difficoltà ed incertezza, a discuterli.

Nel direttivo provinciale, in qualche intervento, è stato detto che il clima delle assemblee di fabbrica era « fiacco », che non c'era partecipazione alle scelte e alle decisioni. Penso che questo non sia vero e sia frutto di un equivoco. La partecipazione infatti è stata non solo formale ma fortemente interessata ed impegnata. Certamente si sono verificate grosse difficoltà nel dibattito, ma questo dipende da b-n altri motivi che il disinteresse dei lavoratori e cioè:

La frettolosità della fase preparatoria e della consultazione che ha impedito ai lavoratori di poter avere i 'tempo necessario di conoscere e approfondire.

La novità e l'importanza dei problemi trattati per cui il lavoratore si è trovato di fronte ad un impegno non indifferente nell'affrontarli con scarsissimi strumenti.

Da tener presente che ciò è dovuto anche da un modo sbagliato, o troppo verticistico ed inconcludente della conduzione delle vertenze generali sulle riforme, sul fisco, sulle tariffe ecc. e di conseguenza da un aumento della dele-

ga per cui è venuto meno quel rapporto stretto tra lavoratori e dirigenti sindacali.

Questo ha comportato una incapacità di conoscenza, di mezzi e di strumenti necessari per poter scegliere insieme gli obiettivi da conquistare per affrontare in termini chiari i grossi temi della crisi.

Non è che i lavoratori non conoscano la portata della crisi e le difficoltà per uscirne, ma si trovano in questo momento disorientati da una informazione televisiva e padronale e da una scarsità di dialogo e di contatto continuo con le proprie organizzazioni. E' sintomatico il fatto, colto da molti delegati, che in quasi tutte le assemblee, specie nelle piccole e medie fabbriche, sia venuta fuori l'esigenza di un rapporto più stretto e diverso con le proprie organizzaZioni sindacali. Questo certamente è un fatto positivo in quanto dimostra la presa di coscienza dei lavoratori di una maggior unità nella consapevolezza del difficile momento e la volontà di essere i veri protagonisti nella soluzione dei problemi della crisi economica e politica in atto. Questo atteggiamento nasce dalla coscienza dei lavoratori che il padronato e il governo stanno manovrando la crisi in funzione di ricatto antioperaio in cui oltre a do-

ver pagare economicamente, con aumenti delle tariffe, del fisco, dei generi di consumo sociale, si vuole che la classe operaia svenda una delle più importanti conquiste sindacali: la rigidità della forza lavoro. E' questa una delle grosse preoccupazioni che il movimento operaio ha manifestato con una intuizione profonda.

li dibattito di massa complessivo comunque, anche se tra mille difficoltà ed incertezze, ha cercato di addentrarsi nel piano complessivo degli obiettivi, sforzandosi anche di analizzare alcuni aspetti della natura e conseguenze della crisi, rendendosi fortemente consapevole sul tipo di risposta che il sindacato deve dare attraverso una strategia di attacco complessivo; sulla durezza dello scontro per le posizioni assunte dal padronato e dal governo; sul tipo di obiettivi « diversi » rispetto alle passate lotte contrattuali.

Si può comunque affermare che la categoria metalmeccanici nel suo complesso ha confermato la validità della scelta degli obiettivi del contratto.

L'ipotesi di piattaforma nella sua struttura e nella sua impostazione politica ha raccolto un vasto consenso; in essa i lavoratori ríconoscono un momento decisivo per CONTINUA IN

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DALLA TERZA

uscire dalla crisi, far retrocedere l'attacco padronale e acquistare maggior potere all'interno e all'esterno della fabbrica. Non meno dura in molte fabbriche è stata la critica e la condanna della posizione del governo rispetto alle esigenze della classe operaia che si esplica attraverso la politica antisalariale; il rifiuto di prendere in Considerazione le proposte sindacali, le scelte di priorità, il tentativo di ingabbiare il sindacato con il discorso delle compatibilità • delle richieste, sostenere la politica del padronato nel mantenimento del meccanismo di sviluppo tradizionale. Cercare con tutti gli strumenti di indebolire il sindacato, la sua autonomia, la sua libertà, e la sua unità. Da

trollo degli investimenti da parte del Sindacato e dei consigli.

Su tutti questi punti è stato approvato nell'insieme l'indicazione del Direttivo nazionale di porre al centro del contratto la difesa dell'occupazione attraverso un maggior controllo ed intervento dei lavoratori sugli investimenti e sulle scelte produttive del paese, per dare il contributo dei lavoratori alla costruzione di uno sviluppo alternativo della società, fondato non più sui beni di consumo individuali bensì sull'ampliamento dei consumi sociali.

Molti interventi per quanto riguarda gli investimenti, hanno rilevato gli aspetti limitativi di un discorso puramente contrattuale e categoriale; la fondata osservazione dei lavoratori è che le nostre

te nella lotta contro il carovita. La politica economica del Governo e del padronato punta proprio a ridurre i consumi attraverso meccanismi da esse controllati (tasse, inflazione, tariffe, fisco, distruzione di prodotti...). Occorre una lotta per ottenere che le tasse vengano pagate anche dai ricchi, perchè le tariffe non aumentino, perchè il cumulo sia abolito, perchè ci sia un controllo sui prezzi...

Solo così si può parlare di vera conquista salariale.

La piattaforma dei metalmeccanici così come nasce dalla consultazione, conserva in pieno il suo grosso valore politico, ma la sua capacità dí tenuta, il ruolo effettivo che la classe lavoratrice avrà nello scontro sociale e politico nel paese, la possibilità di essere questa una piattaforma vincente, si

qui viene fuori la volontà della classe operaia di lottare decisamente contro il governo per costringerlo a scelte diverse in difesa dei diritti dei lavoratori.

In tutte le assemblee di fabbrica i lavoratori hanno mostrato di cogliere in pieno la particolarità di questo rinnovo contrattuale che si colloca in una situazione politica ed economica così difficile ed impegnativa.

Infatti i temi più discussi vivacemente sono stati quelli generali delle riforme sociali, dei prezzi dei generi di prima necessità, di un giusto meccanismo fiscale, del con-

richieste investono in primo luogo le scelte di politica economica del Governo.

Per la parte contrattuale è stata condivisa nel suo complesso la scelta sindacale; però mi sembra opportuno riportare quali sono stati portuno riportare quali sono stati gli atteggiamenti sul problema salario. E' stato ovunque ribadito che non esiste alcuna contrapposizione tra conquiste salariali e lotte per l'occupazione; anzi lottare per il salario significa acquistare maggior forza per lottare per l'occupazione. Ma la conquista salariale arrischierebbe di svuotarsi se non ci si impegna contemporaneameníi

giuocano nella capacità dei lavoratori di imporsi con una lotta decisa, unitaria e più ampia possibile in uno scontro sociale sui grossi obiettivi dell'occupazione, degli investimenti, per un'alternativa sociale e politica senza cedere ai ricatti governativi o a tentazioni di compromessi che porterebbero a una sconfitta politica del Sindacato. Certamente non è solo con un contratto di lavoro che si riuscirà a battere la politica padronale e governativa, però sarà con un contratto vincente che la classe operaia potrà imboccare con prospettive nuove la strada del cambiamento radicale.

LA NUOVA STRATEGIA DEI PADRONI

ti- La linea del padronato oggi, alla -à vigilia dei contratti. di fronte alla el crisi più grave del dopoguerra, è e- incentrata sui seguenti punti: si a) rivendicazione di un nuovo concetto di imprenditorialità il che significa precisa limitazione dei poteri del sindacato in fabbrica e « libertà di scaricare manodopera eccedente » (Corriere della sera9-11-1975).

b) Libertà di ristrutturazione, on-

d) Moralizzazione fiscale: il padronato e la borghesia « illuminata » si rendono conto di dover offrire una contropartita ed invocano una moralizzazione fiscale che sia valida anche per loro, sapendo benissimo che non potrà essere realizzata proprio perchè ad effettuarla dovrebbe essere quello Stato che oggi si dichiara essere in sfacelo.

COSA SIGNIFICA QUESTA STRATEGIA PER IL MOVIMENTO DEI LAVORATORI

La rivendicazione dei padroni di una nuova imprenditorialità non è che il tentativo di recuperare quanto i lavoratori con dure lotte hanno conquistato in questi ultimi anni: lotta contro la mobilità della manodopera; controllo dei ritmi e dell'ambiente di lavoro ecc. A questo si aggiunga la falsa campagna sull'assenteismo di cui si nascondono accuratamente le cause.

duali e collettivi).

2) Colpire direttamente il movimento dei lavoratori, il sindacato, i partiti della classe operaia, le forme di lotta e di organizzazione.

LIBERTA' DI RISTRUTTURAZIONE

Significa ancora una volta puntare sui settori definiti produttivi in quanto garantiscono maggiori profitti tenendo un occhio (di lince) alle esportazioni e l'altro alla bilancia dei pagamenti invece che ai bisogni dei lavoratori é delle masse.

de rilanciare l'economia e cercando di uscire dalla crisi secondo la logica tradizionale del profitto e della produttività.

c) Efficienza della pubblica amministrazione affinchè non gravi con i suoi sperperi sull'industria e per metterla in grado di gestire razionalmente i consumi sociali, occupando la forza lavoro oggi disoccupata e quella che i padroni hanno in mente di espellere dalle fabbriche. Cosa che sarebbe possibile — secondo il padronato ... se il reddito proveniente da un sistema industriale finalmente più Produttivo ed efficiente bastasse per pagare i disoccupati. » (Corriere della Sera - 9-11-1975).

Ma ciò che più ci deve preoccupare è quello che il corrierone chiama « libertà di scaricare manodopera eccedente », come se i lavoratori fossero carne da macello. Questo eufemismo noi lo traduciamo in libertà di licenziare e ha due conseguenze fondamentali:

1) Le fabbriche dovrebbero continuare a produrre più di quanto facciano ora con un minor numero di addetti per cui diminuendo il monte salari complessivo dei lavoratori diminuirà il consumo sul mercato interno. In conclusione, questo che dovrebbe essere un sistema per ridurre l'inflazione, si tradurrebbe in realtà nella istituzionalizzazione dell'inflazione strisciante (= aumento continuo dei prezzi dei beni di consumo indivi5

EFFICIENZA DELLO STATO

E' singolare che i padroni, che recentemente si lamentavano della

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CONTINUA IN 6• io

DALLA QUINTA

inefficienza dello Stato, non se ne ricordino mai a proposito del costo del lavoro: va detto una volta per tutte che se questo è realmente alto non è imputabile al livello dei salari, ma agli oneri pagati per una struttura che non è in grado di garantire la salute dei lavoratori; che fornisce pensioni da fame; che offre case con affitti immorali e da furto; che svolge servizi sociali scadenti eppure costosi.

A parole dunque tutti sono d'accordo a scagliarsi contro questo Stato: di fatto però i padroni non possono farlo perché significherebbe distruggere quell'apparato clientelare su cui si è retto il potere della borghesia sino ad oggi.

COME IL PADRONATO PENSA DI ATTUARE TUTTO QUESTO

II padronato ha capito che la politica non è più gestibile senza il consenso delle masse lavoratrici, a meno di ricorrere ad una svolta

autoritaria. II disegno è allora quello di tentare di ingabbiare il sindacato attraverso una trattativa istizionalizzata a livello di vertice a Roma, lontano dalle fabbriche e da ogni rapporto con i lavoratori.

» La borghesia vuole la creazione di un organismo dotato di poteri composto da imprenditori, governo e sindacati che elabori sotto la guida del governo la politica economica del paese » (Corriere della Sera - 9-11-1975).

Concludendo, se questa è la politica che padronato e governo intendono portare avanti per uscire dalla crisi, il movimento sindacale per battere questo disegno dalla facciata illuminata, ma dai sentimenti reazionari, deve dare una risposta dura e seria. Non solo, ma in questo scontro contrattuale e di uscita dalla crisi anche i partiti che si richiamano al movimento operaio devono indicare e verificore quale strada bisogna percorrere.

CONTRATTO E SCONTRO POLITICO INTERVISTA Al PARTITI

Per completare l'analisi d'assieme sul contratto ci siamo rivolti alle forze politiche affinchè portassero il loro contributo non solo al nostro giornale, ma più in generale al dibattito-confronto tra partiti e sindacato.

Abbiamo richiesto a tutti gli interpellati un giudizio schietto e apetro sulle giugte ambizioni conte-

nute negli obbiettivi della piattaforma contrattuale e, in relazione a queste, un giudizio sul governo. Giudizio che a noi pare inevitabile considerando che diverse richieste sono - incompatibili » con la politica economica attuata.

Inoltre, per cercare di stimolare maggiormente le risposte, abbiamo 6

posto singole domande specifiche e provocatorie.

Ci siamo rivolti ai partiti e alle organizzazioni che sono presenti nelle fabbriche del gruppo: se ci sono degli esclusi questi sono tali in quanto non ci risulta che ufficialmente svolgano attività organizzata.

COMPIERE I LAVORATORI

Cogliendo l'invito della commissione stampa del coordinamento gruppo C.G.E., siamo lieti di portare il nostro contributo al dibattito in corso fra i lavoratori, proprio in quello spirito di rapporto sindacato-partiti, per un maggiore approfondimento dei problemi e per una crescita politica di tutti i lavoratori.

Nella situazione di crisi che il paese attraversa, a nostro giudizio, il sindacato ha elaborato delle piattaforme contrattuali con rigorosa coerenza. Noi comunisti, ribadendo la scelta autonoma del Sindacato, consapevoli di poter dare il nostro contributo al dibattito e per fare massima chiarezza tra í lavoratori, poniamo come prioritarie tre questioni fondamentali. La prima è la battaglia per l'occupazione e il rilancio produttivo attraverso un nuovo modello di sviluppo, che i lavoratori debbono portare avanti, sia come lotta contrattuale, che come lotta politica. La seconda questione, sono le richieste salariali, che non debbono essere viste in contrapposizione alla questione di fondo prima ribadita, ma anzi salvaguardandone l'intrecc:o, e in rapporto alla situazione attuale, vanno poste in nnot-lo consapevole, come salvaguardia del potere d'acquisto. L'ultima è au'ella dei diritti politici in fabbrica: è ovvio che ciò debba avvenire per iniziativa delle forze politiche, nn-,g riò non tonlie, che da parte del sindacato debba venire lo stimolo, in manto vi è la necessità di un rapporto continuo ed organico con esse, ci pare che in mesto senso vada la vostra iniziativa.

II compito dei comunisti oggi, in fini situazione oggettivamente difficile, come quella che attraversiamo, non è quello di porsi in una e posizione di scontro frontale ed esacr ,rato contro il governo, ma è anzi quello di un confronto de'e MOcratiCO e aperto su tutti i proti blemi, in modo che il nostro contributo costruttivo incalzi continua/i mente il governo ad operare in modo coerente con scelte necessarie ner risolvere i problemi che assillano da sempre il paese, dando al-

lo stesso la fiducia necessaria per affrontarli. Vedi le nostre proposte in Parlamento, che hanno costretto il governo ad un confronto, riuscendo a modificare ed a rivedere la legge sulla riforma fiscale, i de-

collocano invece quelle formazioni che si dicono di ultra-sinistra e che in sostanza sembrano puntare le loro carte sull'aggravamento catastrofico della crisi, sperando ne esca fuori, chissà come, una società nuova.

Certo sarebbe più facile porsi di fronte al governo, in una posizione di pura contestazione e di critica sterile, che servirebbe solo, per mancanza di un confronto democratico, a giustificare le scelte politiche ed economiche del governo, che non andrebbero certo a favore dei lavoratori.

creti anticongiunturali, la legge sul nuovo diritto di famiglia, introducendo degli emendamenti a favore dei ceti popolari.

Tutto questo ha la sua importanza, anche perchè dimostra come la lotta e l'iniziativa unitaria diano frutti e risultati concreti. Noi comunisti lottiamo per il superamento positivo e democratico della crisi, per fare in modo che nel corso di questa stessa lotta, la classe operaia rafforzi e allarghi una rete di alleanze sociali e politiche e diventi sempre più classe dirigente nazionale. Così noi concepiamo il processo di avanzata verso il socialismo. Fuori da questa logica si

La nostra scelta di confronto e non di scontro, non è dettata da chissà quali calcoli politici o da strane alleanze, come alcuni vogliono far credere, ma semplicemente dalla consapevolezza, che una contrapposizione radicalizzata, potrebbe> tradursi in una crisi di governo con il rischio di elezioni politiche anticipate, che lasciando un vuoto politico, con le lotte oggi in atto e cioè vertenza generale confederazioni governo e vertenze contrattuali, impedirebbe di fatto qualsiasi azione necessaria a risanare il paese e farlo uscire dalla crisi. Non bisogna dimenticare anche. che un vuoto di potere oggi, unito alla non sopita strategia eversiva, potrebbe creare condizioni atte a favorire una involuzione di tino autoritario.

Ecco quindi che la nostra posizione di fronte al governo non è ne' rinunciataria, nè di benevola attesa e n'è tantomeno di cauto Pancheacliamento, ma è una posizione di ooposizione reRponsabile, sensibili come siamo alle necessí-

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CAtFiTALE
AL PCI ABBIAMO CHIESTO DI RISPONDERE ALLE ACCUSE DI ECCESSIVO MODERATISMO E CALCARE TROPPO GLI ACCENTI SUI SACRIFICI CHE DOVREBBERO

tà e alle aspirazioni dei lavoratori, che non vogliono certo la lotta fine a se stessa, ma hanno sempre lottato per obbiettivi chiari e giusti, che coinvolgano più larghi strati di popolazione, consapevoli che solo con la partecipazione del-

le tre grandi componenti storiche del nostro paese, comunisti, socialisti, e cattolici, potremo aver una nuova società .

Noi comunisti siamo convinti di essere sulla strada giusta e che le nostre scelte politiche sono capite

e condivise dai lavoratori ed in questo ci conforta la fiducia che il popolo italiano, il 15 giugno ha dato al P.C.I..

lavoratori comunisti della C.G.E. (Tortona)

A DEMOCRAZIA PROLETARIA (D.P.) ABBIAMO CHIESTO DI RISPONDERE ALL'ACCUSA DI ESSERE UNA

ORGANIZZAZIONE OCCUPATA QUASI UNICAMENTE A

RACCOGLIERE ESIGENZE E PROBLEMI DA TUTTE LE PARTI SENZA PREOCCUPARSI TROPPO DI COSTRUIRE SBOCCHI POLITICI ED ECONOMICI

Prima di entrare nel merito delle domande poste è bene, secondo noi, chiarire ulteriormente che cosa è Democrazia Proletaria, quali sono gli elementi che la distinguono, qual'è l'esperienza politica fatta finora e quali sono le prospettive. DP raccoglie al suo interno un vasto schieramento di forze della sinistra rivoluzionaria ed è nata uffiicalmente con la presentazione delle liste alle ultime elezioni amministrative. In effetti l'esperienza che sta alle spalle di questo • cartello elettorale - è molto più vasta essendo l'espressione di larghe masse di proletari che dal 69 in avanti lottano per la propria emancipazione e conseguentemente per l'abbattimento del regime democristiano, per una società socialista.

I compagni di Avanguardia Operaia e dello PdUP per il comunismo si sono fatti promotori di questa lista (DP) a livello nazionale con l'aggiunta, a livello lombi-rio, dei compagni del Movimento Studentesco per una scelta ben precisa che non va nel senso nè del compromesso storico sulla pelle delle masse, nè sul senso di una restaurazione capitalista, ma il fine e la prospettiva è quella di una unità delle masse lavoratrici fatta dal basso. Questa unità dovrà poi 'dare i suoi frutti per la costruzione di un nuovo partito anti-capitadista o comunista rivoluzionario che BAopia battere l'avventurismo dei riformisti e revisionisti italiani i quali oggi vedono in un compromesso con la DC l'unica via al socialismo trascurando però un dato essenziale, e cioè che la DC non è portatrice degli interessi delle

masse cattoliche, bensì di quelli del padrone.

Il dibattito politico tra i lavoratori è oggi intenso non solo perchè in questo periodo milioni di lavoratori discutono e lottano per il loro contratto, ma anche perchè l'attacco che padroni e governo stanno portando ai livelli di occupazione e del tenore di vita delle masse popolari impone una scelta precisa per ognuno di noi. Oggi il movimento operaio, il sindacato, i partiti e le forze che si richiamano alla classe operaia panno di fronte responsabilità storiche e allora la scelta da fare non è quella di farsi carico dei problemi della crisi, ma è quella di farsi carico solamente delle esigenze della classe operaia.

Primo grosso problema è la questione del governo Moro-La Malfa

e a questo proposito noi assistiamo ad una stonatura indescrivibile all'interno del movimento operaio.

I compagni del PSI e del PCI sono unanimi nel giudicare questo governo antipopolare e che ha tra i suoi primi scopi quello di ridurre in modo selvaggio i consumi popolari, il potere di acquisto dei salari, il taglio della base produttiva nel nostro paese. Ebbene, di fronte a questa giusta analisi non consegue un atteggiamento altrettanto giusto quando si paventa la prospettiva del salto nel buoio qualora questo governo dovesse mancare.

A nostro avviso, però, non solo i compagni del PCI e del PSI sbagliano non volendo interpretare la grandiosa avanzata delle sinistre il 15 giugno, e peccano di sfiducia

nei confronti di chi ha già giudicato e sa giudicare il regime democristiano. E allora, fatta salda la premessa che questo governo è antipopolare, la nostra proposta è che si operi affinchè questo governo cada sotto la spinta delle masse e che si realizzi finalmente quello che nel nostro programma è sempre stato dichiarato: il governo delle sinistre.

Si vada cioè ad un governo capace di soddisfare le esigenze popolari, un governo non solo « dalle mani pulite », ma che attui programmi in grado di sviluppare l'occupazione e salvaguardare i consumi popolari. Questo deve essere un momento specifico in cui si dia continuità allo scontro politico in atto nel paese e che, a partire dalle lotte del 69, ha visto crescere la volontà politica dei lavoratori per sviluppare nuove norme di lotta su obbiettivi prettamente politici come possono essere le lotte sul terreno sociale contro la politica antipopolare della DC e dei suoi governi. Pertanto sullo specifico problema della consultazione contrattuale ciò che va sottolineato è che non è stata data continuità a questo tipo di scontro in cui il governo è la controparte da battere. Secondo noi doveva essere messo in evidenza il ruolo che questo governo ha ed avrà nello

scontro contrattuale nel sostenere la politica dei padroni.

La sua politica inflazionistica ha già ridotto di molto il potere di acquisto dei salari, il suo appoggio ai monopoli ha ridotto la base produttiva di decine di migliaia di lavoratori. Gli obbiettivi contenuti

nell'ipotesi contrattuale sono stati portati nelle fabbriche come indicazioni «responsabili » che il movimento operaio pone al governo e al padronato come soluzioni per uscire dalla crisi. Il nostro obbiettivo invece deve essere quello di mettere al primo posto non solo la difesa dell'occupazione in termini contrattuali, ma anche quello di sviluppare le lotte affinchè si realizzino le condizioni sociali per un nuovo modo di produrre e di vivere. Noi critichiamo chiaramente, e a buon diritto visto che non siamo solo militanti di DP ma lavoratori della CGE (oltre che militanti sindacali), alcune decisioni assunte con la piattaforma dei metalmeccanici che non rappresentano certo un passo in avanti: per esempio il 6 x 6 è un'operazione di vertice intesa solo ad offrire garanzie, così come il congelamento della 5* super e la mobilità interaziendale.

Compito dei compagni presenti nel gruppo CGE che si sono riconosciuti in DP il 15 giugno è quello di rafforzare la democrazia all'interno del sindacato, per rilanciare il ruolo autonomo dei CdF e per contribuire dal basso alla costruzione di un sindacato realmente di classe.

Democrazia proletaria della C.G.E.

AL PSI ABBIAMO CHIESTO SE E IN QUALE MISURA IL DIBATTITO APERTO NEL

PARTITO - TESO VERSO IL CONGRESSO DI TIPO NUOVO - È CONDIZIONATO

DALL' ESIGENZA DI PROCURARSI SPAZIO IN OPPOSIZIONE ALLA TENDENZA AL

BIPARTITO DC-PCI

Cari Compagni.

Il dibattito, il confronto, fra compagni, è il solo metodo valido da noi riconosciuto; perciò, senza preamboli veniamo al dunque.

La piattaforma, così com'è, può sembrare AMBIZIOSA, ma è senza alcun dubbio attuale.

Pone in giusta luce problemi che da troppo tempo, purtroppo, sono sul tappeto e talvolta, messi in evidenza più per figurare che per

servirsene; anche perchè, non tutti, pensavano fossero mezzi idonei. Questi problemi, a nostro avviso, vanno affrontati ORA; pena l'arretramento di tutto il fronte POLITICO-SINDACALE-CIVILE. Il fatto che il movimento la discuta con interesse e per quanto ne sappiamo, pone l'accento principalmente sul primo punto è altamente qualificante e per noi del P.S.I. inconraggiante. Incoraggiante perchè, finalmente, vediamo le grandi mas-

se impegnate su temi che sono nostri: PROGRAMMAZIONE - CONTROLLO PARTECIPATO DELLA BASE - MEZZOGIORNO - OCCUPAZIONE - CONSUMI SOCIALI - CASASCUOLA - e TRASPORTI.

Su questo punto fondamentale, il P.S.I. ha dato, come si suol dire, il « LA • e fidando nei metalmeccanici, ci aspettiamo un « CORO ». Un coro di consensi per cambiare le cose, la società, la qualità della vita, per essere l'uomo il protagonista.

Lottare insieme come abbiamo fatto per il divorzio, l'aborto e per le altre battaglie civili da fare CONCORDATO CODICI.

Queste cose, il P.S.I. le ha proposte da tempo. Non sono passate perchè la DC non le voleva (forse neanche altri). Non le voleva allora con il Governo maggioritario e la produzione che tirava e certo non le può accettare oggi nelle condizioni di crisi in cui ha portato il paese.

mere governi all'altezza dei tempi e dei problemi.

A noi pare che questo stia avvenendo, ma non è facile: dipende molto da quello che come lavoratori sapremo fare.

La domanda precisa che ci fate, ci pare « imprecisa ».

Posto che ci fosse, o ci sia la volontà di fare un BIPARTITO PCI • DC rispondiamo che la domanda andava rivolta a loro; insieme o separati e non al P.S.I.

Per quanto ci riguarda circa LE MANOVRE SPAZIALI DEL P.S.I. ci pare pecchi di scarsa informazione.

In ogni occasione, quasi ogni giorno, la DC chiede al P.S.I. di tornare con lei. Il PCI ci ha offerto più di uno spazio, anche il PSDI ci fa certe proposte, perciò non ci sarebbe che l'imbarazzo della scelta. Noi però non siamo imbarazzati, la nostra collocazione è netta, pretisa da 80 anni e parafrasando Bro-

dente.

Queste nostre cose, sono note al paese, prova evidente la piattaforma che il movimento porta avanti.

Oggi, all'interno del P.S.I., che si prepara al congresso, il discorso prevalente è l'alternativa. Alternativa che, ovviamente, non si può fare da soli, richiede uno sforzo comune tra forze che hanno fatto la scelta di campo, ma per alternativa oltre agli obiettivi a lungo termine, si deve saper dire qualche cosa anche sul medio termine, e soprattutto uscire dall'oggi.

Per concludere, crediamo che questa iniziativa di fare domande ai lavoratori che militano in partiti politici sia una ottima cosa, ma proponiamo che per una prossima volta si faccia una tavola rotonda.

Una tavola rotonda per discutere meglio i problemi, per capirci meglio per essere sempre più Corretti, per unirci di più rafforzando la

`ITAMOISt<

Posto che il movimento av- sse la pazienza e la debolezza di aspettare che IL CAVALLO SI RIMETTESSE A BERE DA SOLO, la DC, come altre volte, lo chiamerebbe « Miracolo •, così per avere un posto di lavoro, i lavoratori devono fare penitenza, mettersi in ginocchio; questo è il gioco del governo per non dare risposte positive a tutte le nostre richieste.

Giusto, compagni, questo governo è INCOMPATIBILE, specialmente dopo il 15 giugno ed è obbligo delle sinistre lavorare per un cambiamento.

I partiti devono uscire dalle vecchie logiche, tenere conto del movimento ed essere capaci di espri-

dolini, « il ministro Socialista che ha fatto lo Statuto dei Lavoratori », diciamo come abbiamo sempre sostenuto che siamo da una parte sola: QUELLA DEI LAVORATORI.

Giuste le critiche e le autocritiche, quando necessarie, come sempre, però, siamo schivi alle polemiche inutili e sterili che lasciano le cose come sono, invece il problema è di « CAMBIARE LE COSE ».

Cari compagni, gli spazi non si trovano QUI e LI', come i funghi, si creano con proposte politiche, possibili, credibili e che abbiano senso nel tempo; e che oggi, su nostre analisi e su tempi, a suo tempo proposti al paese dal P.S.I. ci sia convergenza ci pare evi-

sinistra e battere il governo per il nostro SOCIALISMO.

I Compagni del Nucleo Aziendale Socialista C G.E

A COMUNIONE E LIBERAZIONE, CHE LA COMMISSIONE STAMPA HA INDIVIDUATO COME ESPRESSIONE POLITICA PIÙ VICINA ALLA D.C., È STATO CHIESTO DI CERCARE DI SPIEGARE LA SUA COLLOCAZIONE SOPRATTUTTO NEI CONFRONTI

DELLO SCUDO CROCIATO

Il quadro generale in cui si deve collocare la valutazione complessiva dei rinnovi contrattuali e su cui si deve articolare la strategia di lotta, presenta dati di fatto, che nella situazione di persistente stagnazione economica, hanno pesanti risvolti immediati sulle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori.

L'estendersi del ricorso massiccio alla cassa integrazione, l'ampliarsi delle fascie di lavoro precario e in appalto, il sottoutilizzo degli impianti, le manovre di decentramento, e soprattutto il pauroso decremento degli investimenti produttivi si risolvono in un attacco diretto e indiretto (attraverso l'uso di meccanismi di turnover ecc. ai livelli occupazionali esistenti e potenziali, riducendo di fatto la base produttiva. giustamente allora per le Organizzazioni Sindacali, l'occupazione rimane il punto di lotta fondamentale, anche se adesso si accompagna la richiesta di aumenti salariali consistenti, in ogni caso separati da ogni possibile ipotesi di politica dei redditi.

Inoltre fatti come l'interruzione quasi immediata delle trattative per il rinnovo del contratto dei chimici e la violenta reazione della Confindustria alla bozza di piattaforma dei metalmeccanici, indicano la durezza del confronto in atto.

Una situazione difficile quale quella presente richiede, perciò, da parte di tutti i lavoratori un impegno notevole sia di crescita di coscienza sia di capacità di mobilitazione. Queste condizioni hanno posto l'esigenza di strutture adeguate per l'avvio di una lotta corretta ed efficace.

Le modalità con cui la FLM ha svolto la consultazione di base, ha costituito un tentativo di maggiore coinvolgimento decisionale dei lavoratori.Questo metodo di lavoro in linea generale garantisce un più corretto rapporto base-vertice; nell'attuale situazione non è però esente da rischi potendo es-

sere finalizzato a diversi obiettivi quali:

Valutare il tipo di sensibilità e di reazione dei lavoratori alla crisi in corso, e quindi fare un test sulle capacità di lotta che possono produrre.

Strappare un consenso ad una linea precostituita.

Di fronte al permanere di linee diverse ricercare in un confronto diretto con la base il superamento di un arresto che non può protrarsi a lungo.

Sicuramente c'è stato dibattito a livello di base e pure una capacità di elaborare controproposte e di indicare scelte, generali e particolari da compiere; tutto questo è confluito nelle conferenze provinciali e nazionali dell'FLM che si non ha sciolto nodi importanti, ha indicato gli interrogativi che impegnano la realtà sindacale.

Temi quali la riconversione produttiva e la mobilità territoriale del lavoro, anche perchè difficilmente affrontabili in un'ottica settoriale non sono stati dibattuti a fondo, sono tuttavia emerse due tendenze di fondo.

La prima più facilmente contrattabile ed attuabile identifica una inevitabilità di riconversione e di mobilità, che sbocchi in equilibri generali di tipo politico e che può lasciare diversi spazi al mondo imprenditoriale in cambio di alcuni vantaggi per i lavoratori.

Questa linea che si può definire produttivistica » va a sostegno a breve termine della ripresa produttiva, non rispondendo però alla domanda di chi in pratica la gestisce e a chi va a vantaggio, se essa apra veramente la possibilità di mettere in discussione il sistema capitalistico.

Su questa linea si collocano scelte del tipo • 6 x 6 ».

La seconda posizione esprime la necessità di raggiungere obiettivi immediati per affrontare in termini e da posizioni diverse le problematiche più generali di un nuovo sviluppo industriale. Questa linea tende di fatto a creare condizioni solide per sviluppare tematiche e prospettive alternative.

Non possiamo credere che un capitalismo che ancor oggi vive sullo sfruttamento imperialista '1>lblcuizo

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sulla pelle dei lavoratori meridionali, possa ora trasformarsi nel benefattore dei popoli colonializzati e dei lavoratori emarginati ed immigrati.

Per questo è necessario che il Sindacato non sia semplicemente la cinghia di trasmissione di determinate rivendicazioni o di decisioni politiche prese altrove, ma

realtà che si appropria e si costruigli strumenti che rendano efficace ed operativa l'azione dei soggetti popolari di base.

La strategia sindacale non può fare da piedestallo ad opzioni partitiche anche se questa deve necessariamente avere contenuti ed obiettivi non solo rivendicativi ma anche politici.

A questo punto ritorna la domanda di chi saprà gestire nuovi modelli di sviluppo se non soggetti popolari che sappiano indicare risorse, modalità produttive, consumi e beni non mercificati ma legati a bisogni reali e ad esigenze qualitative, alternative a quelle di questa società borghese-capitalista.

Comunione e Liberazione

MOBILITA' DEL LAVORO

Crisi e ristrutturazione nel settore elettromeccanico in CGE

Nell' incontro con la direzione CGE richiesto dalla segreteria del Coordinamento dopo la disdetta dell'accordo sugli straordinari e per sollecitare una verifica della situazione occupazionale del Gruppo, l'ing. Casini ha sollevato, tra le altre cose, il problema della crisi del settore elettromeccanico. Una crisi, è stato detto, che non è solo della CGE, ma che investe tutto il settore a livello nazionale. In conseguenza veniva prospettata la necessità di effettuare un trasferimento di lavorazioni del programma Helip (per un totale di circa 140.000 ore di lavoro) dallo stabilimento di Montefeltro e da ditte

esterne verso gli stabilimenti di Novara, Rovato e via Tortone 27.

In questo modo si faceva fronte da un lato alla copertura della mancanza di ordini nel settore elettromeccanico, e dall'altro alla possibilità di far fronte a scadenze a breve termine del settore elettronico professionale.

li Coordinamento del gruppo ha in seguito assunto la decisione unitaria di non opporsi al trasferimento delle lavorazioni dando mandato alla segreteria di contrattare questo tema con la direzione.

In merito allo spostamento delle lavorazioni le perplessità e le contraddizioni maggiori si verificavano nello stabilimento di Montefeltro sia perchè le proposte iniziali della direzione avrebbero comportato la sparizione completa di un reparto, sia perchè venivano richieste maggiori garanzie occupazionali immediate e relative al dopo programma Helip.

In seguito si è giunti a ottenere garanzie occupazionali (per Montefeltro) fino a metà del 78 e sono state accennate possibilità di altri lavori e commesse. Inoltre veniva modificato il piano di trasferimento originario in modo da non esasperare problemi di mobilità interna relativi alla fabbrica di Montefeltro.

In questa fase il Coordinamento si è trovato a dover affrontare nuovi grossi problemi relativi alla ristrutturazione del gruppo e la soluzione trovata, nonostante le contraddizioni cui si accennava, è una tappa verso nuovi obbiettivi. In

particolare va sottolineato come si è riusciti a limitare la mobilità della manodopera (facendo viaggiare invece il lavoro) e che con questa operazione è stato scongiurato il pericolo di cassa integrazone per alcuni settori produttivi del gruppo.

Carenze, invece, si sono dimostrate nel rapporto con i lavoratori, e queste vanno sup-7, in fretta. Infatti i problemi rimasti aperti e la gestione dello stesso accordo taggiunto impongono un lavoro più intenso del Coordinamento sia nella fase di controllo del trasferimento del lavoro, le modifiche dell'organizzazione del lavoro che ciò comporterà, il controllo dell'appalto. E in ogni caso siamo coscienti che si è solo tamponata una falla e che il discorso sulle prospettive occupazionali e produttive — prioritariamente per il settore elettromeccanico — vanno affrontate decisamente per tutto il gruppo.

Per far questo è necessario anche lavorare per costruire, là dove ancora è insufficiente, la coscienza di gruppo dei lavoratori, in quanto è suicida pretendere di lasciare isolati o risolvere i problemi separatamente secondo la divisione in settori produttivi.

Le giuste esigenze, e anche le paure, dei lavoratori devono essere sempre ricondotte alla logica unitaria di gruppo per la quale lavoriamo da più di due anni.

Segreteria del coordinamento Gruppo C.G.E.

— tirato I Siamo temila sisma barca

DA VIA TORTONA

LA BELLA STORY

La bella story ha origini non troppo remote. Nasce in un ambiente appena distante dall'immenso reparto rumoroso. Isolato e distante dal resto della C.G.E. (o almeno questo dà a pensare).

In questo angolo, in questa pace, in questo Eden, trae origini la ballata della « Bella story ».

Chi descrive questa « Commedia » sono due lavoratori che l'hanno vissuta. Per rendere più facile la lettura mettiamo deí nomi. Aldo e Pino.

Erano le 9.30 e mentre si beveva il solito « ottimo » caffè Frane

Pino - Aldo, hanno assunto un nuovo manovale.

Aldo - Non credo che sia manovale, da come guarda quella scrivania che sta spingendo, gli occhi brillano dal desiderio di possesso.

P. - Può darsi che tu abbia ragione, ma ha una bella lunga vestaglia, spinge con vigore e forza quella scrivania... Aldo, le scrivanie non le danno ai manovali.

A. - Urca come fischia forte.

P. - Sta un po' zitto che voglio ascoltare il motivo. Ta..ta..tata.tata, ma allora è un compagno sta fischiando « Bandiera rossa ».

A. - Va bene, però è stonato da matti, come la fischia lui non sembra neanche rossa.

P. - Ma cosa vuol dire, vndra che sarà un bravo compagno, un giorno o l'altro gli parlerò di politica sindacale così vediamo che tipo è.

Il giorno seguente.

A. - Guarda un po', Pino, quel signore di ieri continua a girare intorno alla scrivania, forse gli piace davvero.

Ci scusi, signore, è da molto che lavora in C.G.E.?

X. - E' da poco tempo, mi sono laureato ed ho trovato lavoro in C.G.E.

P. - Come manovale?

X. - No di certo. Sono stato assunto come ingegnere.

A. - Ma come: è ingegnere e le fanno fare il manovale?

X. - Per me non interessa. A mio modesto avviso un manovale e un ingegnere sono sullo stesso piano umano e di classe, sono tutti e due sfruttati dalla società capitalista.

A. - Ciusca. come parla bene. Hai sentito Pino? Avevi ragione, è un compagno. Scusi, si vuole iscrivere al Sindacato?

X. - Certamente. Credo nel sindacato organismo dei lavoratori che si batte per migliorare le condizioni di tutti gli sfruttati. Costa tanto questa tessera?

P. - No di certo, le mandiamo qualcuno del C.d.F. così le darà la tessera.

Trascorrono i giorni. Aldo è a casa in malattia e per un po' di tempo non viene al lavoro.

Appena rientra va subito a trovare il suo amico Pino.

P. - T'el chi il mio amico Aldo, come stai?

A. - Abbastanza bene. Dimmi un po', chi è quel tale con la barbetta e gli ochiali? Non è forse il nostro ingegnere? Vedo che si è impossessato facilmente della scrivania

che spingeva.

P. - Sì caro Aldo, è il nostro amico in genere. Adesso pensa che un laureato può non essere sfruttato, anzi se aiuta a sfruttare può facilmente fare carriera. Non a caso è dietro una lustra scrivania.

A. - Allora è un « voltagabbana ».

P. - Vedi, lui pensava che anche il padrone fosse uno sfruttato, cosi gli ha dato una mano in difesa degli sfruttati.

A. - Ma chi se ne frega, vorrà dire che in C.G.E. avremo un capo in più. Non è questo che rivoluzionerà il mondo.

P. - Sono d'accordo con te, pero lui non è solo un capo. E' un predicatore, segugio e spia nello stesso tempo.

A. - Ma scusa, come fa a fare tutti questi lavori messi insieme?

P. - Semplice, questo nuovo capo ha un lavoratore e tutte le mattine alle ore 8 gli fa la predica. « Mi raccomando, oggi devi lavorare di più di ieri... ogni giorno sempre di più. infine lo segue quando va a bere il caffè per vedere

CRONACHE DALLE FABBRICHE

se fa in fretta e quando va a fare i bisogni fisiologici gli spia il lavoro. Ti posso garantire che questa orrenda cosa si ripete tutti i giorni (feriali?).

A. - Che forza che ha questo ingegnere, ha fatto veramente dei begli atti.

P. - Ti ricordi di quella tessera del sindacato? In principio l'ha ac-

cettata, poí ha dato la disdetta. Avevi ragione quando dicevi che stonava da matti quando fischiava bandiera rossa. In reparto lo prendono in giro chiamandolo ingegnere bell'ATTO... ingegnere bell'ATTO.

A. - Avrà fatto un bell'ATTO ma non so se potrà continuare la commedia. Caro ingegnere credo che nella vita non ha studiato abba-

IL GIARDINO, LA PULIZIA E . . .

Durante il tempo della prigionia quando bagnavamo il pane, gli inglé§i esclamavano: « italiani essere molto puliti, lavare il pane prima di mangiarlo ».

Macchè pulizia del cavolo: il pane era duro e per non buttarlo lo si ammorbidiva con l'acqua. Dicendo questo non voglio dire che siamo sporchi, anzi, siamo gente pulita limpida, tranne qualche macchia nera, che pian piano puliremo per dipingerlo con colore più vivace.

Ma cosa sto dicendo? Ah già, dicevamo della pulizia; della bella pulizia che stanno facendo in via Tortona 27.

Vetri sempre lucidi, pavimenti con dera glo glo e pareti di mouquettes. Non ci credete? Venite ad ammirare signori, guardate e comprate i Pini. Ma cosa c'entrano i Pini? Calma. Nel bel giardino, dove c'è la fontana del Kinsey ( il signor Kinsey non ce ne voglia se rompiamo le scartoffie con questa fontana, ma cosa vuole, a noi piace tanto) hanno piantato dei pini, forse un giorno mettendo a fianco una pina cambieremo produzione. E il prato? Bellissimo. Stupendo. Prato all'inglese concimato con sterco di mucca. I fili d'erba sono tutti alla stessa altezza. Non ci credete? Guardate voi stessi: c'è anche il timbrò del cosp. OK. Perciò niente reclami: è veramente un bel giardino.

Pensate che l'altra settimana un signore, che non lavora in C.G.E. passando in via Tortona ha visto il parco ed è entrato sdraiandosi su una panchina a leggere un giornale. Roba da chibdi. Credo che

la direzione penserà che la sto prendendo per i fondelli.

Non è vero, per me va anche bene specialmente la pulizia.

Il guaio è che questo lavoro si esercita solo quando arrivano gli americani. (A proposito arriva o non arriva Kissinger?).

Mi dicono che la commissione nocività ha fatto sempre rilevare che i vetri dei reparti sono sporchi ma la direzione ha fatto ben poco fino a quando non sono arrivati i capoccioni.

Speriamo che vengano spesso a trovarci. Chissà se la direzione in quelle occasioni ci darà la camicia bianca. Sono abituato a saltare di ramo in frasca. Quando ci date l'altra vestaglia? Perchè non le date di diverso colore per non confonderci quando andiamo a mangiare?

Azzurro per le 12, rosso per le

stanza per rendersi conto chi sono le persone sfruttate. Ingegnere, non sono quelle che pensa lei. Studi ancora un po' e vedrà che anche sul libro di prima elementare ci sarà scritto chi sono gli sfruttati. Con una bella commedia salutiamo

Due Lavoratori del 27

12,15, bianco per gli impiegati del 28.

A proposito l'altro giorno ne ho sentita una bella.

II capo della posta è veramente un uomo da prendere in considerazione, è laborioso. Ama il suo lavoro come nessuna altra persona al mondo.

Pensate che era in ferie ed è venuto a lavorare gratis per mezza giornata! Non parliamo poi dell'intervallo di mensa tra un boccone e l'altro lavora. Come? Ci sono altri capi che fanno così? Questi sono uomini, queste sono persone che possono fare carriera. Con la lingua tutto si ottiene anche ad appiccicare francobolli per la posta. Questo è un articolo abbastanza scherzoso ma non troppo. Tra non molto ci saranno gli scioperi per il contratto di lavoro e non so se potremo essere così scherzosi.

Un Lavoratore del 27

BELLA
LA
STORY

DA MONTEFELTRO

COOP. AZIENDALE

QUESTIONE FEMMINILE

Analizzando quanto detto precedentemente verrebbe il dubbio che in un passato, magari molto remoto, il ruolo della donna fosse diverso, che ben inserita come produttrice in una economia funzionale alla sua attività e ai suoi fini famigliari, fosse una lavoratrice stimata. Conviene chiarire subito questo dubbio. Indispensabile, questo sì, la donna lo è stata sempre, ma stimata e socialmente onorata come lavoratrice, questo non lo è stata mai.

Lavorano, epoca dopo epoca, faticano, producono, mai mai ricevono un vero riconoscimento sociale per la loro attività. Il loro lavoro non conferisce nè diritto di cittadinanza, nè ricchezza; al contrario e ciò che più conta, non conferisce loro l'indipendenza.

Per di più, ogni volta che le idee sul lavoro si evolvono e che certe attività cominciano ad essere ammirate ed onorate, sembra che le donne abbiano perso il treno. Lavorano molto nelle epoche in cui il lavoro non è un valore, e sempre meno nelle epoche in cui il lavoro apre le porte del vivere sociale.

Perchè le donne sono sempre in ritardo di una svolta nella storia

sociale? Le ragioni sono senza dubbio innumerevoli. Vorremmo tuttavia isolare alcune di queste fonti della sotto-stima continua del lavoro della donna.

Ci sembrano importanti nella misura in cui, con diversa fortuna, hanno inflenzato tutte le epoche, fino ai nostri giorni, e tutte le attività compiute dalle donne. Per motivi di spazio ci limiteremo questa volta ad analizzare uno sola di queste ragioni rimandando le altre alla prossima volta.

L'ARGOMENTO DELLA NATURA

Il più delle volte questa « natura » è descritta partendo dalla norma maschile. Nelle nostre civiltà patriarcali, l'affermarsi di queste distinzioni assicurava soprattutto all'uomo privilegi che l'altro sesso non avrebbe potuto contendergli senza « violare l'ordine ». Questo « ordine », che dettava i ruoli e i compiti di maschi e femmine, come la forma dei rispettivi abbigliamenti, nonchè il loro costume parasessuale, era in gran parte un ordine sociale senza una giustificazione fisiologica costante e indiscutibile. Ma era decretato e sentito come l'ordine stesso della Natura: in conseguenza diventava ed 5-

In questi ultimi tempi si sono sviluppate diverse iniziative di vendita di prodotti di prima necessità nelle fabbriche dell'area milanese. Non si è ancora giunti però alla creazione di veri e propri organismi cooperativi aziendali come in via Tortona.

Si tratta di vendita di carne o di altri generi in collegamento con iniziative sviluppate da altri CdF della zona Sempione.

E' chiaro che in tempi abbastanza stretti si dovrà definire meglio il carattere di queste iniziative. Per questo sarà necessario superare le difficoltà cosiddette tecniche. come ad esempio il reperimento dei locali da adibire a magazzino (altrimenti le sale riunione dei CdF saranno sempre inondate di dete.-sivo, pasta ecc.) Inoltre sarà necessaria la partecipazione dei lavoratori per gestire questi servizi come scelta di associazionismo e di lotta contro il caro-vita.

è tuttora rimasto sacro e intangibile.

Per natura, la donna porta i figli in grembo, nutre i piccoli, è muscolarmente meno forte dell' uomo. L'uomo, oltre a resistere meglio a certi tipi di fatica, non ha nel corso della vita l'handicap della maternità.

Da queste semplici osservazioni dipenderanno divisioni e compiti che, se studiati da vicino, risulteranno nove volte su dieci del tutto arbitrari e per nulla fondati sulla fisiologia. La donna nutre il suo bambino: è forse in conseguenza di questa constatazione che, in intere regioni dell'Africa, solo la donna dovrà occuparsi della cultura dei viveri, cui l'uomo non potrebbe dedicarsi senza sentirsi minorato?

Esempio questo che potremmo moltiplicare all'infinito. Queste divisioni e queste distinzioni sono tuttavia vissute e difese come se fossero volute dalla natura.

L'impossibilità di rimettere in discussione questo stato di cose, di confutarle e di fare esperienze opposte da parte di donne che vivono questo ordine, in parte pro-

. P LI O L 01 L( Ot. W-4 O L e--_o l k ul li li/ t "M1, k" elOL "V3 eH I ANTA rFe C AF n t.fv , 09
)

II Governo ha abbrunato le bandiere per i funerali di Francisco Franco (molti Comuni democratici si sono rifiutati). La scusa del Governo per questa scelta è che quando muore un capo di stato il protocollo prevede le bandiere a lutto.

Ma perchè non l'ha fatto quando hanno assassinato Allende?

Hanno abbrunato le bandiere per un uomo che è responsabile di 1 milione di morti durante la guerra civile spagnola per fermare la Repubblica, il Socialismo e instaurare il più lungo regime fascista d'Eu-

ropa.

Hanno abbrunato le bandiere per un uomo che in tutta la sua vita ha firmato quasi 300.000 condanne a morte ad altrettanti antifascisti.

II suo regime è stato retto con il terrore, la repressione, la galera e la garrota, ma nonostante questo le lotte degli operai, guidati dai partiti clandestini della sinistra, dalle commissioni operaie clandestine, degli studenti e dei Baschi si sono sviluppate in modo poderoso facendo vacillare il franchi-

smo.

E' a questi ultimi che il Governo avrebbe dovuto mandare la propria solidarietà.

L'Esecutivo, facendosi interprete dei sentimenti antifascisti dei lavoratori della FIAR ritiene offensivo la scelta del lutto per Franco.

Ritiene anche che qualsiasi scelta che Juan Carlos farà che vada in direzione della continuazione del franchismo debba essere condannata.

ATTO DI ACCUSA

Sono passati diversi mesi dall'assassina esecuzione dei cinque militanti del FRAP.

Ci sono state manifestazioni a livello internazionale, s'è fatta tanta giusta propaganda e c'è stata anche un'ora di sciopero dei maCalmeccanici, tutto per cercare di dare una luce corretta all'accaduto. Parliamo di questa correttezza, di quello cioè che è passato e soprattutto è rimasto fra la gente. Il crimine non è stato causato dalla follia di un dittatore circondato da succubi avvoltoi che riescono a tenere in mano un intero paese ma è l'espressione d'una normale prassi di un regime fascista perchè basato sulla forza, sulla violenza, sul dominio della classe minoritaria sulla classe lavoratrice. Quello che è successo è grave soprattutto perchè non si tratta di una azione sporadica, un insieme di macabre combinazioni, ma è solo un brutto fotogramma che si in-

serisce in una lunga sequenza di delitti cominciati quando è cominciato il fascismo, cioè da sempre, chiamato magari in altro modo. Senza andare tanto lontano, ancora per la Spagna ricordiamoci del compagno Puig Antich barbaramente ucciso due anni fa con la garrota, dei prigionieri politici e di tutto quello che deve subire il popolo spagnolo. Per il Cile ricordiamoci di Allende, di tutta la repressione, la miseria e le torture che pesano sul suo popolo dopo il colpo di stato. Pensiamo con quante facce, con quanti aspetti si maschera, cresce e si sviluppa in tutto il mondo. E infine da noi senza guardare indietro, partendo da Piazza Fontana, alla strage di Brescia, all'attentato sull'ltalicus con Valpreda, Pinelli, i morti senza nome e poi Varalli, Zibecchi.

La chiamano strategia della tensione ma noi sappiamo bene che nome dargli. Forse a nessuno sfug-

ge a chi fa comodo, chi lo protegge, chi Io sovvenziona e lo alimenta. Pensiamoci...

Fra noi, sempre mesi fa, c'era tanta indignazione, si sono fatti tanti bei discorsi, tanti bei propositi e tutto all'insegna di una gratuita e temporanea solidarietà. Il calore si è spento con la stampa borghese, la televisione, la radio. Ricordiamo.

Facciamo che anche questo crimine costituisca per noi un momento di crescita che ci impegni od andare sempre al fondo delle questioni e che ci veda partecipi della società in cui viviamo e dove non dovremo più dare spazio al formarsi di certe ideologie che minacciano i più elementari principi della democrazia a cui contrappongono il mito della forza, della sopraffazione, dell'arrivismo, dell'agonismo, dell'esaltazione del singolo individuo.

I morti insegnano.

J11 lQ
UN GOVERNO ANTIFASCISTA
L'Esecutivo FIAR-CGE

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