c. g. e. sindacale
a cura del consiglio unitario di fabbrica
luglio 1973- ir
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luglio 1973- ir
Oggi più che mai la difesa intransigente dell'orario di lavoro è obiettivo primario per la classe operaia: quei pochi lavorato ri che allettati da poche lire svalutate si prestano al gioco dei padroni, facendo lavoro fuori orario danno al padrone l'arma più efficace per annullare tutte le con quiste aziendali e contrattuali, pagate con duri sacrifici da tutti.
Certo lo sappiamo, e ne siamo consci, che con i nostri compagni di lavoro non è un discorso meramente moralistico sullo straor dinario da farsi per capire e capirsi. Le origini e la ragione di talunicomportamen ti hanno radici ben solide in quella cosidetta "società dei consumi" che ci circonda e distorce il senso e il valore della no stra vita quotidiana: consumi inutili, bisogni fittizzi, senso di frustrazione ecc.; ma non basta. Ci sono anche delle serie ragioni economiche, che l'attuale sistema po litico peggiora, e che costringono gruppi di lavoratori a credere di avere a portata di mano la soluzione dei loro problemi con la prestazione straordinaria senza pensare al diritto del tempo libero ed agli enormi vantaggi del padrone, che in questo modo recupera ciò che è stato costretto a cedere dalle 48 ore prima e poi. E non solo... perzhè la realtà non è solo questa se è vero, come è vero, che la piaga del doppio lavoro aumenta, dove di fatto coloro che si prestano al doppio lavoro
fuori ed in fabbrica ostentano una vergini tà sindacale, in effetti non sono da meno di chi presta lavoro straordinazio in fabbrica; anzi ne hanno più colpa perchè concretamente distruggono altri posti di lavo ro, certo più onerosi per i padroni (paghe più contributi sociali). Ma, si diceva,nón sono discorsi moralistici da farsi, quanto cercare insieme di vedere, capire, discute re sulle nostre condizioni di vita, rese sempre più precarie dal continuo aumento dei prezzi per la casa, i generi alimentari, vestiari ecc.. I soliti buontem poni, danno la colpí di questo alle nostre lotte e buon ultimo, ma certo non per molto, all'aumento della contingenza; questi qualunquisti e funerei personaggi ( a cominciare dal Pasquarelli televisivo) fanno finta di non sapere che la contingenza segue l'aumento del costo della vita e non in tutto e con cifre diverse• fra lavoratori, . per cui la contingenza a malapena ci ridà quello che il caro-vita ha già tolto nei me si precedenti.
Abbiamo tutti insieme individuato le cause di queste distorsioni che si riassumono nel la mancata volontà dei vari governi succedu tesi di affrontare e risolvere nodi struttu rali quali il problema della casa, della sa nità, della scuola, dei trasporti e di un intervento nel campo della grande distribuzione per esercitare una reale azione cal -
mieratrice dei prezzi (altro che calmieri prefettizi), spuntando così le unghie a grossi speculatori: basta pensare al mercato della carne importata che è in mano a 14 ingordi profittatori responsabili dell'aumento indiscriminato del prezzo della carne al minuto.
Ecco compagni lavoratori, e parlo soprattut to a chi fa' lavoro straordinario; questi so. no gli obiettivi che ci poniamo e. non certo di fare la guerra tra noi: abbiamo bisogno sempre della nostra_unità per vincere la re sistenza padronale e garantirci una casa c'T vile ad equo canone, un'assistenza sanitaria per tutti, pensioni non di fame, trasporti degni di tal nome e non carri bestiame ( ogni mattina giungiamo al lavoro già stanchi per spinte, pestate, sballottamenti e ritar di), una scuola nuova e diversa per i nostri figli e per chi fra noi vuole migliora re la propria cultura e professionalita,preT dotti garantiti per qualità e prezzo.
E' necessaria una consapevole unità politica nelle scelte rivendicative che faremo per permettere alla lotta di fabbrica di essere un fondamentale elemento motore che si saldi alle lotte sociali, prima citate, e per un progresso reale del Mezzogiorno e della massima occupazione.
A breve scadenza verificheremo anche l'inten to riformatore del nuovo governo sui temi, inscindibili, della lotta all'inflazione e del rilancio immediato degli investimenti al Sud e nella agricoltura.
Abbiamo bisogno della nostra unità per respingere con fermezza qualsiasi logica dila tatoria che preme per una ripresa economica ad ogni costo ( e cioè sulla pelle dei lavo
ratori con più ore e taglio dei tempi) come condizione per fare le riforme e stanziare subito gli investimenti nel Sud. Su queste scelte possiamo realizzare una saldatura po litica fra lotta di fabbrica e lotta per ma turare il meccanismo di sviluppo.
Per questi impegni e per questa visione di una società diversa dove l'uomo conti di più al Nord come al Sud e realizzando quel. l'unità che abbiamo gridato nelle piazze diciamo NO agli straordinari, all'aumento dei turni di lavoro al Nord.
Non è vero, fra l'altro che al Nord manca la manodopera: la sottoccupazione femminile ( tenendo conto della mancanza cronica di asili nido e scuole materne), la sottoc cupazione di lavoratori che hanno superato i 45 anni e che difficilmente trovano un altro lavoro e il lavoro a domicilio che tende ad aumentare sono una riserva di mano dopera che questo sistema capitalista produce e mantiene in condizioni di avvilimen. to e di sfruttamento esasperato.
Quindi dobbiamo impegnarci prima a por fine a questo processo di degradazione, per poter gestire positivamente la lotta per l'utilizzo diverso e razionale degli ímpian ti e saldare la nostra battaglia per mutare l'organizzazione del lavoro ed imporre un nuovo modo di produrre con una visione generale dell'occupazione.
Ecco le ragioni ideali e sociali del nostro rifiuto allo straordinario, non per toglie re poche lire a qualche lavoratore che magari ne ha bisogno, ma per essere puntuali all'appuntamento con una prospettiva di oc cupazione sicura e dignitosa e che sia di riferimento per i compagni lavoratori del Mezzogiorno, occupati e disoccupati.
AVVISO A TUTTI I LAVORATORI
COMPAGNI LAVORATORI: QUESTO E' IL VOSTRO GIORNALE. ESSO E' APERTO ALLA COLLABORAZIONE DI CHIUNQUE VOGLIA FAR SENTIRE LA
PROPRIA VOCE. VI INVITIAMO A MANDARCI ARTICOLI, VIGNETTE E
CRITICHE; SE SIETE TROPPO PIGRI PER SCRIVERE O VI MANCA LA
VENA POETICA, RIVOLGETEVI AI VOSTRI DELEGATI AI QUALI POTRESTE ESPORRE A VOCE GLI ARGOMENTI, I PROBLEMI CHE DESIDERATE
SIANO TRATTATI SUL GIORNALINO.
°Amai ne//a vecchia C.G.E. vi sono pochi kepakti.
Tutti gli altki 4i sono tha4getiti nella nuova 6abbAica.
Ad mete 3incexo ci sono delle cos e belle. Ad uempio c'è í/ vía/e píeno dii 6íoAí e tna poco metteranno anche /a 6ontana e 6ox.. 4e la pí3cína pere tu6gakci quando avtemo caldo. Andremo in C.G.E. con costume da bagno costi gta un Aumote e l'alt/Lo po temo 6ate í/ bagno.
Chí33a poí petchè mi è venuto in mente que3to RUMORE.
Fotte .sto pen3ando a/ tepatto píantexteno dove tí sono tante tkance, ttapaní ed a/t4e .t/Lance che venkanno da/ tepatto Lazzatíní. In occa3íone dí que3to RUMORE un noto can-tante ADRIANO VALLENTANO ha /ancíato una canzone íntíto/ata UN REPARTO DI 30 TRANCE.
BUM... BUM... BUM... BUM, . .
E' la nostra mania, di farci, lavorare di più. Guarda bene come già conciato è il reparto. Sordi come noi, ben pochi sai, ce n'erano, dicevano, quelli vengono, dalla CGE.
E ridevano, ci schernivano, già sapevano, che ben presto saremo anche noi diventati tutti sordi, tutti sordi, come talpe che, non sentono niente, che non sentono niente, è la legge del più forte fuggire non puoi, sino a quando tu vivi in CGE. Fermo sulle trance, prendevi, il rumore con me, cantavano per noi, le trance, nel reparto. Come in CGE, nella città, i motori, i dirigenti,già ci cantano, la marcia funebre. Ma in compenso, ci hanno messo, anche i torni, questi torni verniciati di grigio che odorano di morte, ma i dirigenti, di-cono che però, la CGE è moderna non ci devi far caso, se il rumore ti spacca anche l'orecchio la nevrosi è di moda, chi non l'ha ripudiata, l'avrà. Io non sento più, mí accorgo, che soffoco un po', sento il fiato che va gíù, va giù, e non torna su, vedo solo che qualcosa sta, nascendo, è una trancia, si è una trancia di trenta colpi.
BUM... BUM... BUM... BUM...
Forse non è la prima volta che affronto que sto discorso ma è la prima volta che scrivo rivolgendomi esclusivamente ai sopraddetti. Come sempre, ma specialmente in questi ulti mi tempi, voi tutti vi state comportando ma le nei confronti di noi lavoratori.
Siamo sempre ( come si suoi dire ) ai ferri corti.
Voi pretendete che la produzione aumenti sempre più riducendoci i tempi, e noi combattiamo sempre più per avere i nostri diritti. (Voi purtroppo avete il coltello dal la parte del manico).
In poche parole, a volte, ci fate rimpiange re di essere nati. .
Eppure siamo nati allo stesso modo, con lo stesso procedimento e se vi guardate sotto il basso ventre ne avete due come del resto tutti noi. Nonostante ciò ci calpestate, ci rovinate la nostra breve vita.
Signori miei, noi tutti viviamo più nella fabbrica che a casa, parliamo molto di più in ditta che fuori.
A volte ritorniamo stanchi e calpestati da voi tutti e siamo nervosi quando ci riuniamo attorno alla nostra famiglia.
Ma a voi poco importa se un lavoratore viene paragonato ad una macchina, l'importanza che la produzione aumenti sempre più per in vestire più capitali il prossimo anno. Certo mi parlate del progresso= Signori! Signori! Guardatevi bene intorno,è veramente progresso tutto ciò?
Voi tutti avete letto la storia di Carlo Ma gno quando fece l'impero. Imperatore m. Diri gente; Vassalli = Direttore; Valvassini = Capo; Valvassori = Capettí; Servi della Gle ba = Operai.
Come potete notare sono cambiati i nomi ma la sostanza resta la stessa. Anzi vi dirò che i servi della gleba non erano considera ti macchine o robot. Questo lo chiamate prO gresso?
Quando facciamo delle richieste, non chie diamo la luna nel pozzo, veniteci incontro così non saremo costretti a lottare continuamente. Ricordatevi che noi non siamo per il sabotaggio della produzione, anzi siamo ben felici quando la fabbrica si ingrandi— sce ed assume nuovi operai. Ripeterò non sia mo in fabbrica per giocare alla guerra (qui:
sti divertimenti li lasciamo ai generali), ma ogni sopruso avrà la risposta che si meri ta.
Tante volte ci siamo altercati con voi ed avete usato il pugno di diamante (non di ferro).
Eppure tanti di voi (capi e capetti) eravate degli operai, operai sfruttati e ripeto anco ra, calpestati.
Tutto questo non vi dice niente?
Invito tutti a socchiudere un attimo gli occhi, quando la sera siete seduti in poltrona e domandarvi: come mi sono comportato durante la giornata? Ho calpestato (come si calpe sta la terra) qualche operalo? Se farete que ste riflessioni coscenziosamente qualcosa cambierà in voi La 5ei-a. quando fra le brac te il vogtro baMbino cia ave pensate se fosse lui ad essere calpestato. Come vi sentireste? Allora capirete la nostra disapprovazione. RICORDATEVI che se voi calpestate noi, un giorno anche i vostri figli saranno calpesta ti dai loro capi.
Un'ultima cosa voglio dirvi. E' una frase che l'avrete sentita almeno migliaia di volte, non leggetela come una parabola, ma come umanità verso se stessi ed il prossimo.
" Non fate agli altri quello che non vorreste che gli altri facciano a voi."
Sono certo che le mie parole non siano servi te solo per riempire il nostro giornalino, ma per far si che qualcuno di voi abbia capi to e specialmente metta in pratica tutto ciò;
Ma operaioA cacusa dí un díAguído típognaíco l'antíco lo che u,gue non è 3tato pubb/ícato 4u/ nu-
muta ptecedente de/ gíatnalíno; andava ín4eAíto nella Aubtíca " da/ C.d.F.".
Come tutti sapete, ci sono state le nuove e lezioni del C.d.F. e nella linea Gas Turbine è stato eletto Petrone.
Il mercoledì successivo alle elezioni si è riunito il consiglio dei delegati.
Petrone ha preso subito la parola dicendo che voleva dimettersi. Gli abbiamo chiesto spiegazioni ed egli ha ribadito che i lavoratori dell'Elettronica, ad eccezione della sua linea, non lo guardavano in faccia (for se perchè è un uomo).
Il comportamento di questi compagni era logico: in lui vedevano il nemico, pronto a schierarsi con il padrone. Infatti il Sig. Petrone è un operalo che fa molte ore STRAORDINARIE.
In un primo tempo abbiamo cercato di fargli capire il compito che ha un delegato. Lo Statuto dei lavoratori dice che un membro del Consiglio non deve avere un comportamen to antisindacale, mentre lui fa straordinal ri a tutto spiano. L'avevamo esortato a pen sarci e a darci una risposta sulla sua posi zione, ma il risultato è stato negativo. A questo punto, dopo ampia discussione, ab-
biamo ritenuto opportuno applicare lo Statu to dei Lavoratori e quello del C.d.F.. Ab1 . bíamo votato per alzata dí mano e il Signor Petrone ha dovuto abbandonare il consiglio. Per noi non è stato certo un piacere far de cadere la sua delega, ma non potevamo fare altrimenti.
Speriamo che un giorno il Signor Petrone apra gli occhi e capisca perchè il Sindacato dice di ao agli straordinari.
In un paese come l'Italia dove soltanto il 35 % della popolazione è attiva, non, ci sí può permettere il lusso che í lavoratori occupati superino l'orario di 40 ore settimanali. La lotta allo straordinario è un aspetto molto importante della nostra battaglia per l'occupazione. Se questa lotta non è ancora patrimonio di tutti i lavoratori, deve però esserlo per ogni delegato che rappresenta agli occhi dei lavoratori la linea sindacale.
Questo piccolissimo sacrificio chiediamo e imponiamo a quanti intendano militare nel Sindacato: attenersi rigorosamente all'orario di settore, essendo in questo da esempio agli altri lavoratori.
°11; 17: 1
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L E ORI h. L A NTS IDE6 bEk "VICE`
Forse non ricorderete ma un anno fa 2 nostri compagni ricevettero una letterina disciplina re per essere andati a bere il caffè fuori dal proprio reparto.
La direzione si mostrò molto ostinata: nonostante tutta la fabbrica entrasse in sciopero,í 2 lavoratori ebbero I giorno di sospensione, ma il tribunale ha ota dato ragione ai lavora tori: la direzione dovrà pagare la giornata.
Il capo reparto protagonista dell'episodio, e responsabile di tanta ostinazione, continua tutt'ora a mostrarsi così cocciuto, e a non perdere occasione per mettersi in mostra.
La settimana scorsa ha tentato di non fare la bolla gialla a un lavoratore che aveva chiuso la sua bolla prima del previsto, costringendo tutta la linea a entrare in sciopero.
Forse sperare che il personaggio impari dall'esperienza a essere un po' più prudente è spe rare troppo.
Speriamo solo che la direzione calcoli quanto gli costa favorire la linea ultrà di certi capi.
Ciao Peppin
Ciao Matiett
Alùra, Peppin, andémm ben?
Mica male, carissim, ultimament ho vinto tri voeult de fila il " Gran Prix del Mezzogiorno".
M. L'è un trofeo Automobilistico o l'è una di quelle marce non competitive che inn inscì de moda, che son così di moda ades so?
P. No, no, altro che non competitiva: l'è a gonostica, e poi l'è minga in automobile l'è a pee, a pedibus,su percorso accíden tato: gh'è de traversà una via con macchine transitanti a velocità elevata, fà una cùrva o dò con "derrepage", imboccare una strettoia, e per finire un tratto a ostacoli con slalom dei paletti e salto dei tavoli.
E poi nel regolamento sono ammesse tutte le scorrettezze come nel Palio dí Siena: culpett de gumbet (colpi di gomito) sgam betti, spintoni, tajà la strada e via di questo passo.
M. Ma l'è minga periculùs?
P. Alterchè: gh'è semper un qualcheduno che s'infortuna. All'ultimo Gran Piix in tre han ciapà la curva a velocità troppo ele vata e sono precipitati in un burrone pieno di immondizia.
M. Spùssaven dopu?
P. Figùres, figurati che han domandato 2 giorni di ferie per fà andà via l'udùr, per far andare via l'odore!
M. Ma Pep, qual'è il premio di tanta fatica St'he vinciù cos'è de trofeo, cos'hai vinto?
P. De vedé el culùr del p2ss, di vedere il colore del pesce, Mariett! Quei che ariva ultim vedono Mozzarella tutta la vita.E come se despéren! Il mio vicino di posto m'ha dì che a cà fa sempre tre quarti d'ora di "futing" per ves alenà, per essere allenato, ma poveraccio, ghe la farà'mai, sai "inter nos",ci manca lo scatto.
M. Ah! perchè c'è anche il pesce in mensa? Mi sun de quei che gan l'abbonament alla vacca.
P. Sii felice Mariett, a Milano si dice "la bocca l'è minga stracca se la sà no de vacca".
M. Sì, ma la vacca a casa mia non va mica a finire solo nei latticini, gh'è anca i macelli, che sono dei posti dove dalla mucca si estraggono le bistecche.
_Comunque la mia bocca anche quando sa
della vacca della mensa non è stracca per niente, anzi continuerebbe la battaglia per un'altra mezz'oretta.
P. Materiale, nonchè a-morale!
M. No, minga a-morale, ma bensì a-famato, e anche a-ccodato, perchè per conquistare la mozzarella straccadenti gh'è de fa an ticamera pesg che parlà cont el papa in Vaticano!
E poi è facile dare dell'amorale con la pancia piena. Mi ricordi certi padroni che parlano d'austerità e di stringere la cinghia tra una sgUatina, sciatina, a Cortina e un giretto in yacht.
P. Hai ragione Mariett, stavolta mi hai fat to tu la lezione.E' vero che la gestione ha fatto uno sforzetto ultimamente di creare un po' di varietà, ma a che cosa serve se più metà fabbrica, cioè tutto il D2 e anche quelli della prima campana che non c'han voglia di fare la gara sono esclusi a vita dalla scelta. Per restare in argomento, t'hee víst che infarto che ci ha preso a tutti "i lecchiní nostrani" per la nostra ultima "ci ciargda"?
Pareven diventà matt! "Dite tutto quello che volete di noi, ma lasciate stare gli americani"!. Sembravano quei soldati valorosi dei racconti per bambini, che si slanciano al volo a ciapà in del stòmegh la la pallottola destinata al loro generale.
M. Forse non han capito che lo Schinsei c'è molto più simpatico di loro.
P. Anzi mi vien il dubbio che se la son pre sa perchè l'han capita benissimo. Ma poi dicevano anche "Ingrati! Con la fidicia che la General ci sta mostrando, con gli investimenti che fanno". Come se la Gene ral Scheletric investisse i soldi per farci un piacere, perchè la gh'à "el coe ur in man" come il commendatore milanese.
M. Già,per loro nun duvarisum vess,dovremmo essere, riconoscenti e felici: un anno la General mette una bandierina sull'Italia e allora acquista stabilimenti e fa inve stimenti, l'anno dopo sposta la bandieri na e qualche migliaio di lavoratori salta.
P. Sai cosa ti dico? I nostri dirigenti, an che se comandano a noi altri, se sunt trop bitaa a fa i magiurdom de la'Merica. Capisen no che si può essere padroni del proprio destino.
M. E allora che regalo ci facciamo?
P. Ma è chiaro: una bandierina americana con su GE da mettere sulla scrivania e un disco della Voce del Padrone.
M. Ciao Peppin