14 APRILE 1983: un giorno importante per le prospettive della Breda Fucine ed il futuro dei lavoratori della fabbrica
"Cassa" (da morto) o rilancio produttivo e occupazionale?
Il confronto eul piano od! risanamento della direzione aziendale le proposte del Cdf della Flm
Il Cdf e la FIm rifiutava decisamente le proposte di risanamento della direzione ma, riconoscendo la ne cessità di operare per riportare in positivo l'azienda, pena il rischio di una chiusura o di una notevole contrazione
degli organici_ reettava di entrare nel merito del risanamento indicando quali erano a loro giudizio le iniziative da assu mere.
I principali interventi che il Cdf e la FIm indicavano come essenziali per il risanamento della Breda Fucine erano:
a) il mantenimento e l'allargamento della diversificazione produttiva, per diminuire la dipendenza dell'a-
L'accordo e gli impegni del giugno 1982 sul piano di risanamer!o
• Partenuo da questi presupposti il Cdf e la FIm avviavano con l'azienda il confronto e nel mese di giugno '82 veniva concluso un accordo sul piano di risanamento aziendale.
È bene a questo punto ricordare, anche se sinteticamente, i contenuti principali dell'accordo. Se, da un lato, l'azienda otteneva di poter usufruire di una temporanea flessione dei livelli occupazionali (flessione che comunque non doveva durare più di 30 mesi e non doveva fare scendere l'organico al di sotto delle 1.042 unità) dall'altro, vi era l'impegno al recupero occupazionale entro la vigenza del piano di risanamento, grazie allo sviluppo della base produttiva e i mpiantistica..
zienda dall'andamento congiunturale del settore petrolifero; sviluppare la struttura di progettazione onde mettere in grado il settore tecnico di elaborare concretamente i nuovi prodotti; realizzare gli opportuni investimenti in macchinari e strutture che dovevano garantire la realizzazione dei nuovi prodotti e/o una più razionale produzione di quelli in atto.
La volontà di risanamento e di rilancio produttivo e occupazionale era supportata dagli impegni che il Cdf e la FIm avevano fatto assumere all'azienda riguardo al piano degli investimenti ed al potenziamento delle strutture di progettazione e di commercializzazione.
Infatti nell'accordo del giugno '82 è indicata la nuova gamma di prodotti che l'azienda intendeva realizzare per ampliare la sua produzione: nel settore delle macchine industriali, oltre alle presse per estrusione che fanno già parte della produzione e della tecnologia in possesso della Breda Fucine, venivano inserite le presse per produzione di tubi di piombo, per elettrodi, per forgiatura ecc. oltre all'impiantistica relativa alle suddette macchine; nel settore valvolame, oltre all'impegno di creare una linea specifica per la produzione di valvole WKM, l'azienda si impegnava a concretizzare la produzione di valvole a sfera dando inizio alla loro progettazione e alla sperimentazione, impegnandosi ad attrezzarsi per la produzione, già a partire dai primi mesi del 1983.
Assieme all'individuazione dei settori produttivi che l'azienda intendeva sviluppare, nel piano di risanamento venivano indicati i reparti da potenziare per l'elaborazione dei nuovi prodotti (la progettazione attraverso l'assunzione di 5 "specialisti" e il commerciale per ampliare la penetrazione della Breda Fucine sui mercati); veniva inoltre sottoscritto un dettagliato piano quinquiennale di investimenti per un totale di 20 miliardi, specificando il tipo e la tempificazione degli
Aprile 1983
GIORNALE DI INFORMAZIONE DEL GRUPPO EFIM - BREDA DI SESTO S. GIOVANNI
investimenti fino al primo semestre 1985.
Con questi contenuti il piano di risanamento poteva ritenersi valido e credibile.
Occorre però ricordare un altro fattore di primaria importanza sul quale poggiava l'intero piano di risanamento: il settore cardine della fabbrica, quello che da solo copre più del 50% del fatturato, era ed è costituito dalla produzione delle aste di perforazione.
Questo settore (pur diminuendo in prospettiva la sua incidenza produttiva) doveva garantire il fatturato necessario affinché il piano di risana mento venisse attuato senza che la fabbrica attraversasse un periodo di crisi e il riequilibrio tra i diversi settori avvenisse senza eccessivi traumi.
A quasi un anno di distanza un primo e Importante bilancio
Cosa sia successo durante il primo anno di attuazione del piano di risanamento è sotto 911 occhi di tutti. Il settore delle aste di perforazione, che, come si è detto, pur diminuendo di importanza, doveva contribuire a garantire la stabilità dell'azienda durante la realizzazione del piano, è stato quello dove maggiormente si è registrata una situazione di crisi. Nei mesi di gennaio e febbraio sono state effettuate complessivamente sette settimane di cassa integrazione e ora l'azienda ha richiesto altri due mesi di cassa integrazione a zero ore per maggio e giugno e inoltre le prospettive per tutto 1'83 sono negative.
È innegabile che il mercato internazionale delle aste abbia subito una flessione in seguito al calo della richiesta dei prodotti petroliferi; ma questa flessione non ha significato un crollo totale del mercato. La richiesta sarà anche calata, ma non si è azzerata, di contro la Breda Fucine non acquisisce commesse di aste leggere dal marzo '82 (se non qualche briciola per un totale di poche migliaia). Queste considerazioni ci inducono a ritenere che il problema del settore aste non sia essenzialmente legato all'andamento negativo del mercato, ma
che la Breda Fucine incontri forti difficoltà di commercializzazione del prodotto.
Se così fosse sarebbero gravi le responsabilità della direzione aziendale poiché sarebbero venuti meno gli impegni assunti, sia nell'accordo di giugno, sia verbalmente, sulla capacità e volontà di mantenere e rafforzare la struttura commerciale dell'azienda.
Se le dichiarazioni dell'azienda sul settore delle aste cominciano ad apparire come "aria fritta" non meno preoccupante è quanto si registra negli altri settori produttivi e sulla realizzazione del piano di risanamento.
Nell'ultimo incontro in Intersind l'azienda ha annunciato l'intenzione di ricorrere alla cassa integrazione, anche se in quantità diversa, per tutti gli altri settori della fabbrica: anche quei settori che all'inizio dell'anno la direzione, per bocca del suo presidente, aveva dichiarato di poter
coprire con adeguati carichi produttivi, vengono ora inseriti nella richiesta di Cig. Questi erano i settori che l'azienda si era impegnata a potenziare per bilanciare la produzione del settore aste leggere. A questo punto diventa logico chiedersi se la direzione sia in grado o voglia gestire concretamente il piano di risanamento.
Le responsabilità e i ritardi della direzione ci sono e sono innegabili. Più volte al tavolo dell'Intersind ci sono state sottoposte trattative in corso di acquisizione che poi non venivano concretizzate: presse che andavano e venivano, che un giorno erano date come di "molto probabile" acquisizione e il giorno successivo venivano attribuite ad altre società; aste per la cui acquisizione si aspettava soltanto che si sbloccassero i rapporti politico - diplomatici con alcuni Paesi dell'Est e che poi immancabilmente venivano
commissionate ad altre aziende e così via.
Ma ciò che rende meno credibile la volontà dell'azienda di realizzare il piano di risanamento è come ha operato, o per meglio dire, non ha operato, per mettersi in grado di realizzare i nuovi prodotti. Ancora oggi resta un mistero capire come intenda inserirsi nel mercato delle macchine industriali senza potenziare adeguatamente le strutture tecniche: infatti se a tutt'oggi l'organico degli uffici tecnici è stato incrementato, non si è fatto ricorso (se non in minima parte) all'assunzione di quegli "specialisti" necessari per elaborare questi nuovi prodotti, così come ora previsto nell'accordo di giugno e come più volte indicato e richiesto dal Cdf.
Nel settore valvolame, la messa a punto della valvola a sfera viene condotta con scarsa convinzione e con notevoli ritardi e gli investimenti per il macchinario necessario per la sua costruzione vengono messi in dubbio. Inoltre alcuni investimenti per la riorganizzazione e il risanamento delle strutture non produttive (vedi spogliatoi e Magazzini) vengono dilazionati, attribuendo le responsabilità alla mancata concessione delle licenze edilizie da parte dei Comuni, fatto che, da una verifica compiuta dal Cdf, si è rivelato inesatto.
Negli ultimi mesi anche la gestione stessa dell'azienda suscita dubbi e perplessità: tanto per citare un esempio la direzione ha convocato urgentemente il Cdf per richiedere di passare da due turni ad un solo turno sulla vecchia linea di produzione aste leggere, ponendo la risoluzione di questo problema come vitale per l'acquisizione di commesse; di fronte ad alcune osservazioni e proposte di merito in positivo del
Cdf, la direzione sembra aver lasciato cadere nel dimenticatoio la richiesta iniziale, sollevando perplessità sulla presunta importanza di questo problema.
Le cose sopraesposte ci convincono che l'incontro del 14 aprile dovrà servire non tanto a discutere di cassa integrazione ma a verificare la volontà, l'efficacia e la capacità di questa direzione aziendale nel portare a termine il piano di risanamento, coinvolgendo in questo confronto in prima persona chi se ne è fatto garante.
Se questo periodo è servito ai lavoratori, al Cdf e alla Flm per compiere le opportune riflessioni e approfondimenti e quindi non si è aperta una fase conflittuale all'interno della fabbrica, la direzione non si deve illudere poiché se il 14 al tavolo dell'Intersind non sgombrerà in modo più che convincente le perplessità sorte avrà le risposte adeguate, perché la sorte della Breda Fucine sta a cuore ai suoi lavoratori i quali non permetteranno a chicchessia di affossarla.
Cdf Breda Fucine Fim Sesto S. Giovanni
Ta l. 0362 9243 53 Stamp a: Coop. E dit. "NUOV A BRIANZA QUANDO mi HANNO MESSO IN CASSA INTEGRAZIONE MI HANNO SPIEGATO CHE ERA NECE55ARIO PER AVVIARE UNA POUTICA DI RICONVERSIONE INDUSTRIALE QUANDO HANNO COMINCIATO A NON PAGARMI PII)* LO STIPENDIO MI HANNO SPIEGATO CHE, PURTROPPO, ERA NECESSARIO PER ARRESTARE LA SPIRALE INFLAZIONISTICA E ORA CHE MI HANNO LICENZIATO CERCANO DI SPIEGARMI CHE I MIEI SACRIFICI SONO NECESSARI PER SALVARE L INDUSTRIA ITALIANA