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La Campana20

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Settembre 1982

la campana GIORNALE DI INFORMAZIONE DEL GRUPPO EFIM - BREDA DI SESTO S. GIOVANNI

IL RINNOVO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA nel segno dell'unità sindacale e della lotta alla crisi In vista del rinnovo è giusto sottoporre all'attenzione dei lavoratori il lavoro svolto dal Cdf durante il suo mandato ed i problemi che il nuovo Cdf dovrà affrontare. Occorre subito ricordare che questo rinnovo cade in un momento particolarmente difficile per l'aggravarsi della crisi economica che colpisce l'intera economia mondiale e quella italiana in particolare, dove si assomma il lento ma inesorabile deteriorarsi dei rapporti sociali, il dilagare degli scandali, dei fenomeni eversivi e malavitosi (mafia, camorra, terrorismo) minando così la struttura democratica del nostro paese. Gli oltre due milioni di disoccupati, il continuo accrescersi delle ore di Cassa integrazione, il tasso di inflazione che ha ormai splafonato il tetto del 16% prefissato dal Governo, il deficit pubblico che appare sempre più come una voragine di cui non si intravede il fondo sono gli elementi che evidenziano come la politica economica del Governo è inadatta per affrontare la situazione di crisi in cui si trova l'Italia. Se è pur vero che la crisi ha una sua origine a livello internazionale (l'aumento del divario tra paesi ricchi e paesi poveri, il tentativo di riinstaurare un ferreo controllo politico ed economico da parte degli Usa, dal quale deriva la scelta di rafforzare il dollaro danneggiando così le economie dei paesi europei, e in via di sviluppo e causando di conseguenza la caduta della domanda mondiale , il rinascere di focolai di guerra fredda — vedi gasdotto siberiano — ed il conseguente abbandono delle politiche di distensione che avevano tra l'altro agevolato lo sviluppo dei rapporti commerciali di interscambio), le decisioni economiche assunte dal Governo vanno nel senso di utilizzare la crisi per colpire le conquiste, sia economiche che sociali, realizzate dai lavoratori e dalle masse popolari in questi anni. Infatti l'aumento delle tariffe pubbliche: luce, telefono, trasporti ecc., dei prodotti di largo consumo: benzina, gasolio, ecc. e delle aliquote Iva e l'aumento del drenaggio fiscale gravano principalmente sui ceti a reddito fisso, in particolare lavoratori e pensionati, immiserendone sempre piu le condizioni di vita, mentre i ceti sociali nei quali si annidano ipossessori di rendite parassitarie, gli speculatori (che attraverso losche manovre finanziarie portano ingenti somme di capitali all'estero per poi provocare bancarotte in Italia — vedi Sindona e Calvi ) e gli arcinoti evasori fiscali non vengono colpiti ed ogni iniziativa nei loro confronti viene costantemente affossata. È inoltre profondamente errato ritenere che si possa rilanciare l'economia italiana attraverso un contenimento

od una riduzione del reddito da lavoro, bisogna attaccare a fondo i redditi privilegiati, parassitari e gli evasori fiscali; questo indirizzo economico di attacco alle condizioni di vita dei lavoratori propugnato da eminenti personaggi governativi (primo tra tutti il ministro Andreatta) non solo non giova a risanare l'economia italiana ma anzi non fa altro che peggiorarla ulteriormente poiché una riduzione e dei redditi da lavoro significherebbe automaticamente una pari diminuzione dei consumi interni e di conseguenza la diminuzione della produzione e dell'occupazione con un processo a spirale di cui si intravede l'origine ma non si può immaginare la fine. Le cose sovraesposte non avvengono per puro caso o per la cattiva volontà di qualche governante ma sono la manifestazione di un concetto vecchio quanto il mondo: lo scontro di classe. Ed è appunto nei momenti di crisi economica, in cui i margini di sviluppo e di conseguente redistribuzione del reddito vengono meno, che lo scontro si fa più acuto e le classi sociali più forti tentano non solo di mantenere i loro privilegi ma anzi di aumentarli utilizzando la crisi per impossessarsi di quote di reddito delle classi più deboli. Ed è proprio in quest'ottica che si colloca la strategia della Confindustria e della stessa Intersind che per bocca di Massacesi va da tempo ripetendo che è giunto il momento che "i lavoratori restituiscano ciò che hanno ottenuto" con anni di dure lotte e sacrifici. Conseguente a questa posizione è la disdetta dell'accordo sulla scala mobile, il martellante e terroristico bombardamento sul problema del costo del lavoro, il rifiuto ad intavolare le trattative per i rinnovi dei contratti di lavoro. I lavoratori sono riusciti sinora a contenere se non a respingere l'attacco portato avanti dal padronato, ma non si può nascondere che le lacerazioni interne al sindacato, l'affievolirsi dello spirito unitario, le lunghe paralisi del1 attività sindacale, l'intervento dei partiti nella vita interna dello stesso hanno pesato negativamente sull'attività del sindacato e spesso vanificato o sminuito il potenziale di lotta che i lavoratori hanno espresso anche recentemente. Diventa pertanto di primaria importanza per i lavoratori e per i Cdf impegnarsi perché nel sindacato si affermino posizioni unitarie che impegnino il Governo ed il padronato a modificare la politica economica, a rilanciare l'occupazione, specialmente tra i giovani, al risanamento sociale e produttivo del Paese. Per fare questo il primo obiettivo da raggiungere è realizzare il Contratto nazionale.

Alcune riflessioni sul terrorismo La Breda fucine è stata una delle fabbriche maggiormente coinvolte dai fenomeni terroristici: troviamo, tra l'altro, tra gli arrestati un ex-delegato, dichiaratosi pubblicamente come appartenente alle Br e imputato per fatti di rilievo. Il ruolo di questo ex-delegato era probabilmente quello di raccogliere informazioni di carattere sindacale (situazione dell'azienda, processi produttivi e ristrutturazioni in atto) da impiegare nella propaganda clandestina per raccogliere consenso tra i lavoratori. Infatti la colonna milanese W. Alasia nella sua ultima risoluzione strategica aveva deciso di intervenire all'in-

temo delle fabbriche non soloper fare assassini (Briano e Mazzanti, ferimento Caramello) ma per accreditarsi come sindacato clandestino che compie analisi sui processi produttivi e che vuole raggiungere obiettivi di carattere sindacale attraverso la lotta armata, che si riduce poi di fatto nell'esecuzione di azioni criminali. Noi siamo per una trasformazione profonda della nostra società, per una realizzazione concreta dei valori di giustizia sociale e di emancipazione economica dei lavoratori, da realizzarsi con le lotte democratiche e di massa dei lavoratori e non con azioni terroristiche di una ristretta minoranza: è questo lo spartiacque che ci separa inequivocabilmente e senza alcuna possibilità di compromesso da tutti i terroristi.

LA MAFIA Come un diverso modello di produzione e organizzazione sociale La morte del gen. Dalla Chiesa, ha fatto tornare alla ribalta il fenomeno della mafia in Sicilia: titoli grandi così sui giornali e su tutti i pollici della Tv hanno gridato alla eccezionale gravità del fatto, riportando la costernazione di molti politici e del Governo e le reazioni della gente più o

meno comune. Alla stessa maniera l'affare Cirillo ha fatto scoprire il segreto di "Pulcinella" della compromissione fra partiti di Governo (o settori di essi, come si dice ultimamente) e servizi segreti. A dire il vero di intrallazzi di ente(segue a pag. 4)


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