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CGE sindacale20

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c. g. ei, sindacale

CONTRATTO NAZIONALE

Coordinamento unitario del gruppo CGE

Inizia la consultazione nelle fabbriche

In questi giorni le strutture orizzontali dei metalmeccanici stanno portando avanti la consultazione sulla piattaforma contrattuale.

Se è ormai indubbio che l'asse portante di questo contratto è il tema dell'occupazione e degli investimenti, credo debbano essere chiarite ulteriormente alcune carenze riscontrate.

L'occupazione non può che essere il centro di questo contratto perchè, senza voler ripetere analisi ormai ampiamente condivise sulla natura della crisi economica e politica nel nostro paese ed in campo internazionale, è fuori discussione che una politica sindacale che non fosse in grado di attaccare il padronato su questo aspetto sarebbe sicuramente suicida e ci si ritroverebbe a discutere di salario o di inquadramento unico nelle fabbriche vuote od occupate dai lavoratori in difesa del posto di lavoro, riscuotendo ben scarsa credibilità.

eSe è giusta quindi la scelta del problema, è necessario verificare i meccanismi ed i modi attraverso i quali raggiungere l'obiettivo proposto.

Come categoria, come metalmeccanici cioè, saremmo presuntuosi se ritenessimo di poter affrontare da soli questo scontro; è necessario quindi creare all'interno dell'intero movimento il massimo dell'unità su questa problematica, ridando concretezza alle iniziative assunte dalla conferenza di Rimini, e cioè le vertenze di settore, con la scelta precisa di andare ad un confronto con il governo in termini di lotta e non di trattativa permanente.

Ed a questo punto credo che alcune precise critiche debbano essere fatte alla gestione verticistica sin qui operata su questo problema.

Su un problema di tale rilievo perchè si abbiano possibilità di successo reale due sono gli elementi da osservare: obiettivi precisi e credibili sui vari aspetti ed una profonda consultazione fra i lavoratori nell'individuazione di tali obiettivi, ridando così spazio alla capacità di elaborazione della classe operaia e facendo realmente partecipare alle scelte i lavoratori.

Allo stato direi che entrambi questi aspetti indispensabili sono stati disattesi: sugli obiettivi le Con-

federazioni non sono andate al di là di fumose e generiche indicazioni o cogliendo solo aspetti parziali di una problematica più ampia, come nel caso del settore dell'elettronica, mentre credo si possa affermare che consultazione non c'è stata neppure fra i quadri sindacali e non solo fra i lavoratori.

E' quindi indispensabile recuperare terreno immediatamente cogliendo l'occasione della consultazione per le piattaforme contrattuali per rilanciare queste vertenze, ridando ai lavoratori ed ai consigli quegli spazi di intervento perchè le alternative di un « diverso modello di sviluppo » nel nostro paese siano una scelta realmente partecipata.

Lo scontro contrattuale che si preannuncia così duro e denso di risvolti politici potrà essere affrontato in modo vincente dalla classe operaia solo se questa sentirà propri gli obiettivi proposti e non li vivrà come un fatto a lei estraneo, sostanzialmente di « vertice ».

ottobre 1975
cura
a
del

LA MISCELA LEONE HA COLPITO ANCORA

Quando eravamo molto poveri e l'Italia non aveva ancora conosciuto il BOOM economico, dato che la gente non aveva i soldi per comprare il caffè « Quotamille », si usavano molto i SURROGATI.

Me ne ricordo uno che si chiamava MISCELA LEONE, nè più nè meno buono di tanti altri: « semi vari », come quelli dell'olio di semi che dà lesioni al cuore, cioè roba tirata su da tutte le parti e poi tostata insieme sino a renderla una cosa indistinta e puzzolente come ben sanno i lavoratori di via Tortona.

Ora, dopo 3 o 4 contratti, i lavoratori sono passati finalmente al caffè.

Ma ecco un bel mattino il nostro presidente, svegliatosi col cuore gonfio di affanni perchè donna Vittoria ha finito il caffè, trovato nella dispensa un barattolo di surrogato, con quella tipica malizia partenopea pensa: « E mo' cha l'ha assaggiata la presidenza, tutti l'hanno da gustare ».

Fu così che tutto il paese quella mattina di fine agosto si vide propinata a tradimento la MISCELA LEONE. La ricetta pretende di essere nuova, ma è sempre lo stesso surrogato. Non si parla della disoccupazione, dell'aumento dei generi di prima necessità, dell'aumento delle tariffe pubbliche; no, i mali dell'Italia sono l'assenteismo, la mancanza di entusiasmo, la criminalità, gli scioperi. Elencati poi così tutti insieme, finiscono inevitabilmente per assomigliarsi: è chiaro che lo scioperante non ha entusiasmo, e che quando non c'è la scusa dello sciopero, ricorre all'assenteismo. Inoltre quando si assenta, per non annoiarsi, sequestra gli industriali, assalta una banca, importuna le ragazze e passa col rosso. Basta un po' di regolamentazione del diritto di sciopero, l'utilizzo degli impianti e qualche nuova legge di polizia che tutto andrà a posto.

Caro Signor Presidente, i lavoratori sono stufi di Surrogati e vorrebbero ricette più serie, vorrebbero che fossero mantenute Urne quelle promesse fatte in 30 anni di malgoverno. Del pieno utilizzo degli impianti non sappiamo cosa farcene se questi impianti servono solo a intasare l'Italia di automobili e frigo-

riferi; della efficienza della polizia non sappiamo cosa farcene se questa polizia la usate per arrestE re chi lotta per il proprio posto di lavoro; alla lotta alla criminalità non ci crediamo quando gli incriminati per concussione e intrallazzo con le compagnie petrolifere siedono tranquilli in parlamento, e i potenti trovano sempre buoni difensori, come quell'avvocato Leone che difese con tanto calore gli assassini del Vaiont. L'anagrafe tributaria non si farà prima dell'ottanta per cui i lavoratori sono stati setacciati accuratamente, ma per imprenditori e professionisti evasori si annunciano ozi dorati per chissà quanti anni; la riforma della RAI-TV viene rinviata da una proroga all'altra per non mettere in discussione i feudi esistenti; la riforma sanitaria non si fa, e non si fa ordine nella giungla delle specialità farmaceutiche per non perdere i consensi della corporazione dei medici e delle case farmaceutiche.

Attendiamo insomma tatti con ansia il miglior utilizzo degli impianti. Al primo posto c'è l'impianto dello stato italiano immobilizzato da quel nuovo feudalesimo fondato da Mussolini ed ereditato, mantenuto e ingigantito da 30 anni di malgoverno DC.

IL MOVIMENTO 5INDACALE DECISO A DIFENDERE I SALA RI DAL' INFLAZIONE...
i
B150G-NA CHE 51A CHIARO, NOI IMPRENDITORI NON P055IAMO AUMENTARE I SALARI !...NEMMENO UNA LIRA PRIMA DEI (ALARI CI ,ONO I DI5OCCUPAil
AUMENYIAMO I DISOCCUPALI

DIMENSIONI E POTENZA ECONOMICA DELLA GENERAL ELECTRIC

Proseguendo l'indagine sulla G.E. vediamo di illustrare più concretamente le dimensioni di questo colosso che sappiamo essere talmente grosso da non averne un'idea esatta.

Per questo può essere illuminante confrontare i dati relativi al fatturato e agli utili netti della G.E. e dei suoi principali concorrenti a livello mondiale:

Il raffronto indica che la G.E. nel '71 aveva da sola un fatturato pari al 61% del totale delle società concorrenti, mentre gli utili netti sono stati il 158% del totale realizzato dalle altre.

Va inoltre considerato che l'aumento del fatturato del '71 rispetto al '70 si è verificato in presenza della tendenza alla diminuzione dei lavoratori occupati, per cui si riscontra un aumento del 18°'o del rapporto fatturato/dipendenti e del 57% del rapporto utili/dipendenti rispetto al '70.

Gli onorari e altri compensi pagati ai dirigenti della compagnia nel '71, come risulta dalla lettera inviata agli azionisti il 7 marzo '72, sono stati i seguenti:

E il '71 non è stato l'anno migliore in assoluto per gli affari della G.E.

Nel '74 il fatturato è stato di 13 miliardi e rotti di dollari con profitti netti per 608 milioni di dollari. Considerando pure l'elevato tasso dí inflazione, le 3

cifre rendono evidente il rafforzamento della posizione della G.E. sul mercato mondiale: se questo sia un bene o un male per le economie e per gli interessi dei lavoratori dei paesi in cui opera la General è un discorso che affronteremo in seguito.

CALI STAIIII_IMENTI DELLA gENERAL ELECTRIC NEL MONDO
IAPPoNC 1~4 Kon04 imcesitztR IRLA iht MESSICO OtANZA,
tot 2714 wkoorniick
PHILIPS 5.188,9 98.2 SIEMENS 3.815,1 63,2 HITACHI 3.633 116,2 AEG 2.690,1 19,8 totale 15.327,1 297,9 GENERAL ELECTRIC 9.425,3 471,8 (i dati si riferiscono all'esercizio 1971).
utili netti fatturato (detratte le tasse) (in milioni di dollari USA)
Titolo « Stipendio Presidente 190.000.000 Vice-presidenti 144.000.000 (in
lire italiane).

CHI E' CHE COMANDA ALLA GENERAL ELECTRIC?

Abbiamo visto come la versione ufficiale vuol far credere che tutto il potere è democraticamente nelle mani degli azionisti, emblematicamente rappresentati dalla vecchietta dell'Oregon.

Nella realtà sappiamo che il potere è invece strettamente nelle mani del consiglio di amministrazione chi fa parte di quello della General Electric in massima parte siede contemporaneamente nel consiglio di amministrazione di altre importanti compagnie industriali (come la Coca-Cola, Chrysler, Texaco, Procter Gamble, Del Monte, Hanna Mining Co) o di banche gruppi finanziari (come il potente Morgan Guaranty Trust o la Wells Fargo Bank).

Altri ancora hanno occupato cariche ministeriali o governative (come ministro dell'esercito o segretario alla difesa) e ci risulta anche un ex capitano del FBI.

Questo testimonia ancora una volta le complesse ramificazioni e gli intrecci finanziari e politici che sono alla base del potere delle società multinazionali. Un potere che mentre mira da un lato a garantirsi commesse e sovvenzioni statali (le commesse militari negli USA sono un redditizio surrogato dell'industria statale nostrana), dall'altro si assicura quegli spazi di intervento che consentono a poche grosse società di condizionare non solo i mercati, ma anche le scelte politiche degli stati in cui si trovano ad operare.

In particolare la G.E. ha sempre puntato ad aumentare la sua partecipazione nei gruppi industriali, in particolare europei, per coprire settori di mercato nei quali non interviene direttamente o attraverso le società controllate al 100%.

Ad esempio detiene 1/3 delle azioni della Osram ed è il principale azionista della AEG (che a sua volta detiene parte delle azioni della Osram): la funzione di queste due industrie è quella di occupare stabilmente i mercati dell'area mediterranea. A fianco di queste partecipazioni stabili si possono ricordare operazioni che oggi non sono più in vigore come l'acquisto della Kuba Imperia) tedesca, della Olivetti LRE e il controllo della Bull francese.

SPREMERE BENE IL LIMONE PRIMA DI BUTTARLO

Sfruttato il momento favorevole la G.E. si è succes-

sivamente liberata delle società citate perseguendo la sua politica di concentrare i suoi interessi in campi più redditizi e meno esposti alla concorrenza internazionale: al di là degli sbagli che possono essere stati commessi si ritrova comunque la logica per cui gli investimenti non sempre sono dettati da una volontà di « progresso ', quanto sono dettati da favorevoli congiunture di mercato.

Naturalmente queste esperienze vengono utilizzate per dimostrare che in realtà la G.E. ha perso un sacco di soldoni in imprese sfortunate, ma un velo di pietosa omertà scende quando si cerca di investigare dei su finanziamenti ottenuti per i vari acquisti. Il caso della Olivetti può servire come esempio.

Tra il '58 e il '64 la Olivetti investì circa 120 miliardi in ricerca e sviluppo del settore elettronico, in particolare grandi e medi calcolatori, terminali, creando la Olivetti LRE. Nel '63 la società si vide negare ogni credito dalle banche e fu costretta a cedere il pacchetto azionario a un gruppo di cui facevano parte la Fiat, Edison e IMI. A sua volta il nuovo padrone conclude un accordo con la G.E. che acquista il 75% delle azioni della LRE con opzione per l'acquisto del rimanente 25% nel giro di due anni. Nasce così la Olivetti-G.E. e ci sono fondati motivi di ritenere che il finanziamento negato alla LRE venne invece concesso alla G.E., naturalmente da banche italiane.

Tutta l'operazione andò in porto nonostante a livello parlamentare si sviluppasse un'azione che tendeva a sollecitare interventi che salvaguardassero gli investimenti realizzati: il governo allora in carica arrivò a smentire, per bocca di Giolitti, ogni voce di cessione della Olivetti LRE agli americani pochi giorni prima che l'affare giungesse a conclusione.

Nel '70 la G.E., essendo ormai in pieno sviluppo l'offensiva della IBM sul mercato dei calcolatori, si liberò della società italiana che veniva assorbita dalla Honeywell (formando la attuale Honeywell ISI di cui la G.E. detiene il 18,5%): la cessione venne pagata con 1.800.000 azioni Honeywell.

Naturalmente pesanti furono i riflessi sull'occupazione in Italia e in Francia, dove anche la Bull-G.E. subiva contemporaneamente la stessa sorte della Olivetti-G.E.

In fondo è solo uno degli esempi della politica degli investimenti e delle ristrutturazioni pesanti che abbiamo subìto anche noi della C.G.E.

4 BANANE O ELETTRONICA LA LOGICA E' LA STESSA
( CONTINUA )

SUGLI STRANI COMPORTAMENTI DELLA DIREZIONE CGE

La nostra direzione che si è specializzata ultimamente nel predicare CONTATTO tra tutti e a tutti i livelli, si sta pericolosamente dimenticando di una forma di contatto.

Si tratta, manco a dirlo. dell'unica forma di contatto possibile tra padroni e lavoratori, l'unica costruttiva e che non sia una mistificata ricerca di “ consensi alla politica aziendale.

Cioè dì quelle riunioni tra esecutivi dei CdF e responsabili di stabilimento sui problemi di reparti o di lavoratori singoli.

Da un anno a questa parte trattare in modo produttivo su questi problemi è divenuta una cosa sempre più impossibile. La ristrutturazione degli uffici di relazione con il personale si è tradotta nella creazione di una serie di diaframmi, di scaricamenti di responsabilità, di doppi giochi e tripli giochi, di dilazioni che non si sa più a chi attribuire, tali che alla fine è impossibile districarsi.

Chi prende gli impegni sovente non ha l'autorità di metterli in pratica; chi dovrebbe metterli in pratica piuttosto preferisce far fare la figura del p... a chi ha preso gli impegni, che tanto, in fondo, è pagato anche per questo. Gli incarichi inoltre ruotano, in modo che alle scadenze non ci sia più quello che le ha fissate.

Ma la direzione non creda di poter continuare su questa strada. In Fiar, sul problema del cibo avariato in mensa, dopo che i responsabili sono sfuggiti a qualsiasi CONTATTO per 1 settimana, il CONTATTO è stato rumorosamente stabilito dall'ingresso di 200 lavoratori in delegazione nell'ufficio del direttore dello stabilimento, dove finalmente la controparte è stata costretta a prendere impegni in un dibattito di massa. Perciò, poichè noi, contrariamente a chi lo sbandiera sui giornaletti, al contatto ci teniamo veramente, sta alla direzione CGE scegliere la forma: riunioni di lavoro produttive o delegazioni di massa con campanacci e fischietti.

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EVVIVA I IL CONTATTO E' STABILITO 5

IN CGE SI ASSUMONO SOLO CAPI DEL PERSONALE CON DOTI SPORTIVE E MIMETICHE

Nella preparazione professionale dei dipendenti particolare cura ha posto la direzione nell'addestramento dei responsabili delle relazioni sindacali di stabilimento. Il programma di addestramento si avvale persino di un calcolatore elettronico in cui sono stati introdotti i dati di migliaia di competizioni sportive nelle più diverse discipline. Attraverso il risultato dell'elaborazione di questi dati, ogni responsabile è entrato in possesso di una sofisticata tecnica personale basata su quanto di meglio lo sport è riuscito a raggiungere in tutti i campi.

Così Binda ha mutuato dal mondo del ciclismo il concetto di « scatto e fuga » davanti ai problemi.

Su Grassi non si sa ancora nulla di preciso, ma pare che si alleni segretamente al lancio del martello. Infatti a parlargli della mensa Fiar afferra rapidamente il problema, lo rotea nell'aria, e lo lancia tra l'entusiasmo dei presenti dritto attraverso la Varesina, nell'ufficio del capo del personale della IRT. A parlargli di profughi cileni, poi, arriva con il lancio addi-i rittura in via Pergolesi.

Per Pozzoli è stato scelto come più congeniale il campo di calcio, dove viene addestrato a passare sempre la palla, soprattutto quando scritta.

Calmi è diventato espertissimo in una tecnica tipica del nuoto: non quello in piscina, troppo banale, bensì quello delle traversate della Manica.

Tutte le mattine, infatti, il nostro si unge accuratamente tutto il corpo di grasso di bue, e l'esecutivo della Fiar tenta inutilmente in match estenuanti che durano ore di placcarlo su un qualsiasi problemino; ogni volta i poverétti escono sempre più paonazzi e sconvolti dalle riunioni.

Per Fornaroli si è pensato ad una scuola militare di « difesa dall'osservazione », in parole povere mimetismo.

I lavoratori stupitissimi vedono di tanto in tanto un cespuglio di frasche girare per via Tortona o per Novara: niente panico, è il rag. Fornaroli.

Soprattutto nessuno si sogni, in caso di insufficienza dei servizi, di evacuare bisogni impellenti su quel cespuglio. Il malcapitato verrebbe immediatamente denunciato e i servizi resterebbero insufficienti.

Due parole sul dott. Bassi, per chiudere, il quale è stato inviato a seguire tutte le fasi del torneo di scacchi per studiare la tecnica dell'armeno Petrosian, famoso per il suo gioco ultra chiuso e prudentissimo che paralizza gli avversari.

Ha persino potuto disputare una partita fuori programma con l'ex campione del mondo, che è uscito clamorosamente sconfitto perchè dopo 18 ore di gioco improduttivo si è addormentato!

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Portogallo

LA DIFFICILE LOTTA PER LA LIBERTA' E IL SOCIALISMO

Viaggio e riflessioni di un lavoratore CGE

Povo MFA » « a Iuta continua ». Queste e altre scritte ci accolsero alla frontiera portoghese di Puentes de Onoro.

Puentes de Onoro portava evidenti i segni del regime salazariano nelle costruzioni imperial-fasciste che sono adibite ad uffici doganali e bancari per prestare la loro attività per i turisti e per gli emigranti.

La frontiera di Puentes de Onoro sembrava però essere lo specchio del nuovo Portogallo: strutture vecchie da abbattere e spirito nuovo da costruire.

L'impatto con questa frontiera dissolse il dubbio della presunta guerra civile incombente in questa parte del mondo.

Il gruppo decise di fare la prima tappa a Guarda, bellissima cittadina pochi chilometri lontana. Prendemmo la strada più breve.

Ai lati della carreggiata, sulle segnalazioni stradali, sui muri, scritte inneggianti il PSP (partito socialista portoghese), indicazioni di voto per il PPD (partito socialdemocratico) ci fecero sentire a casa nostra. Sul tragitto incontrammo giovani che distribuivano volantini di propaganda del PSP. Tutto ciò in barba alla mancata democrazia propinataci dalla stampa borghe-

se nostrana e europea.

Giungemmo a Guarda senza incidenti nè spiacevoli incontri (blocchi stradali, forze dell'ordine, bande armate). Dimenticavo di dire, che durante il tragitto su quella Strada che spaccava in due un territorio delirante di colore, impenetrabile, torrido e affascinante. incontrammo stanchi contadini che portavano i pochi arnesi di lavoro sulle spalle, asini e muli con loro, ma non certo per folclore.

Arrivati a Guarda mangiammo e subito ripartimmo per Lisbona.

Questa, che era una città semivuota, sfruttata e oppressa, ora splendeva di vita, viveva ancora dell'esplosione delle anime, delle bandiere della liberazione, incosciente forse delle difficoltà che si incontrano per costruire una società diversa.

Lisbona è ancora rossa delle scritte che hanno dissacrato i bianchi monumenti del regime fascista.

Tante falci e martello, ma anche fantasia e ironia. Ognuno scrive ciò che pensa a vernice, la città è un grande giornale murale. I chioschi di giornali a ogni angolo o vicolo rigurgitano di pubblicazioni di ogni provenienza politica, culturale, pornografica. E

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tutti i films che per cinquant'anni i portoghesi non hanno potuto vedere, chiamano lunghe file di spettatori.

Tutto in una volta i portoghesi sono stati investiti da una valanga di messaggi trasmessi dai muri, dallo schermo, dai giornali, dalle cento manifestazioni ogni giorno in calendario.

In un anno in Portogallo si sono concentrati trent'anni di dopoguerra europeo.

La piazza Rossa a Lisbona è il centro di continue discussioni politiche. Piazza Duomo alla sera sembra una piazzetta provinciale al confronto.

In Italia si è tanto parlato della libertà di stampa e di pensiero annullata in Portogallo da dare l'idea che ci sia un rigido controllo dell'informazione. Non è così: i giornali sono conquistati e perduti ogni giorno in battaglie di epurazione, non dirette nè controllate dai centri di potere nazionali. La polemica divampata in Italia sul caso « Republica », alla luce di questi fatti, è da considerarsi pretesto per le dispute politiche interne al nostro paese.

A Lisbona restammo alcuni giorni; ogni mattina lasciavamo il campeggio per ritornarvi alla sera tarda dopo aver girato per vie, strade, piazze. Il nostro interesse non era solamente turistico ma anche politico, e la capitale portoghese offriva questo spazio.

Andavamo alla conferenza del PCP (partito comunista portoghese), alla conferenza stampa dell'MFA (Movimento delle forze armate), alla sede del MES (Movimento socialista) per discutere con i compagni della situazione portoghese.

Questi contatti ci permisero di fare alcune considerazioni di carattere generale sul ruolo delle forze politiche, dei partiti, del movimento dei militari.

Un primo dato che emergeva era la assoluta mancanza di tradizione politica; ma questo non deve spaventare, considerando il tatto che ben cinquantatre anni è durato il regime fascista salazariano.

Questa mancanza di tradizione e di partecipazione democratica ha pesato sulla formazione del partito, lasciando al MFA il ruolo politico principale nel paese; in quanto unica forza politica organizzata.

Non a caso la cadute del regime totalitario è opera principale dei militari, diversamente dalla liberazione dal fascismo in Italia, che poggiava principalmente sulle forze politiche organizzate. Ed è per questo che il quadro politico si presenta abbastanza frazionato: sono ben più di una dozzina le forze suddivise tra partiti e movimenti nazionali o locali.

Il PSP seppur forte della maggioranza relativa, manca della tradizione socialista europea: Soares non è Turati, non è Matteotti, e questo fa sì che nel PSP coesistano le più disparate tendenze: dai reazionari agli autentici socialisti. Alcuni operai, dicendomi che « il pugno chiuso, segno del PSP, nasconde troppi legami con la borghesia ' ben rappresentavano il dualismo ancora irrisolto all'interno di questa formazione politica.

Il PPD è il degno rappresentante della borghesia arretrata, degli agrari del nord e di qualche vescovo convinto che la storia si è fermata al Medio evo. Di fatto però queste forze reazionarie si sono assicurate l'appoggio delle masse contadine del nord, con una campagna pesantemente anticomunista.

Infine il PCP, partito più relativamente storico, l'unico (dei tre) legato alle lotte antifasciste, i cui capi hanno passato anni nelle galere della PIDE (famigerata polizia portoghese); ma non hanno ricercato una

maggiore unità con il popolo: la loro preoccupazione maggiore dopo il 25 aprile è stata quella di conquistare spazio nelle istituzioni lasciando in secondo piano l'esigenza di reale legame organico anche con le masse contadine del nord.

Da queste seppur brevi e sommarie riflessioni emergeva in noi la consapevolezza, che in Portogallo la forza che più di tutte le altre potesse coordinare la rivoluzione in questa fase storica era I'MFA. Con queste considerazioni lasciammo Lisbona diretti al sud sulla costa Atlantica per godere il bruciante sole che in città ci tormentava.

Anche quel lungo tragitto che ci condusse all'oceano fu da tutta la compagnia sopportato con piacere. I bagni attesi, inondavano i discorsi che si facevano sul pulmino, e per tutto il giorno non si parlò di politica.

Il clima torrido ci costringeva a numerose fermate per dissetarci: la birra diventava la sostanza più gradita a tutti. Strada facendo decidemmo di andare a Lagos, località turistica dell'Algarve.

Da Lisbona a Lagos la strada si dilungava tra colori violenti e contraddizioni di tinte, le case minuscole e fragili nel loro biancore si perdevano incastrate nelle colline, ogni minuscolo paesino nhe attraversavamo pareva somigliarsi. Spettacolo bellissimo. Questo paese lusitano non finiva di meravigliarci per le sue bellezze naturali e l'Atlantico dominava incontrastato le coste frastagliate. L'unica amarezza era per noi il vedere tanta povertà.

Rimanemmo una settimana in quei luoghi; trovammo anche lì l'incoscienza, l'ebrezza della liberazione che animava Lisbona. Dandoci la riprova che tutto il popolo portoghese viveva intensamente della liberazione avvenuta dopo l'abbattimento del regime autoritario e liberticida.

MFA,POVO POVO,MFA 8
A. P. - delegato Montefeltro

DA VIA TORTONA

IL CIRCOLO AZIENDALE E' UNA REALTA'

Alla CGE di via Tortona, raccogliendo un'esigenza dei lavoratori si è costituito il Circolo Aziendale affigliato al C.I.C.A. (Comitato Interassociativo Circolo Aziendale).

Tale comitato è la fusione dei tre organismi democratici (ARCI-UISP-ENARS-ACLI-ENDAS) per la gestione diretta del tempo libero.

Lo scopo fondamentale che il comitato si propone è quello di favorire una reale gestione autonoma dei circoli aziendali da parte dei lavoratori. Questo si realizza attraverso un costante dialogo con le forze rappresentative della classe lavoratrice (Sindacato e CdF) che porti all'applicazione dell'articolo 11 dello Statuto dei lavoratori e la soppressione dell'ENAL, da sempre uno strumento del paternalismo padronale, creato e mantenuto tutt'ora in vita per aumentare il corporativismo e il distacco dei CRAL dal loro ruolo di stimolo all'interno della società.

E' in questa visione che il nostro Circolo Aziendale intende muoversi, promuovendo iniziative che spaziando in tutti i campi: culturale, ricreativo, sportivo, facilitino l'associativismo e la voglia di partecipare alla sua gestione.

La scelta di aderire è di per sè una dimostrazione che non sono solo gli sconti che interessano ai lavoratori, anche se attraverso il CRAL si possono avere riduzioni per il cinema, teatri, stadi, musei, mostre, negozi ecc. ecc.

Inoltre il Consiglio direttivo, vista la partecipazione all'interno della nostra fabbrica, invita tutti i lavoratori del gruppo CGE a dar vita nei loro stabilimenti ad altri circoli aziendali.

Concludendo avvertiamo tutti i soci che finalmente la Direzione ha messo a disposizione un locale in

via Tortona quale sede provvisoria del Circolo Aziendale. Tale ambiente dovrà servire per creare le iniziative non solo culturali ma anche per iniziare un minimo di attività spaccio per la vendita di generi di prima necessità.

Comunque tutte le attività del C.I.C.A. verranno comunicate appena la sede avrà un minimo di agibilità, si spera al più presto possibile. Certamente la buona riuscita di tale iniziativa dipende molto dalla partecipazione di tutti i lavoratori.

Il Consiglio Direttivo

SPARARE A VISTA SULLE VOLPI

Intenso vía vai di macchine diplomatiche in via Tortona 27. La direzione ha addirittura messo a tempo pieno una guardia a fare il « ghisa » intorno alla fontana del Kinsey per smistare il traffico di banchieri, ambasciatori (si parla persino di John Volpe); mentre si attende con tanta ansia l'arrivo di Kissinger.

Grandi funzionari che si avvicendano in riunioni ad alto livello coi nostri papaveri Fresco, Casini ecc.

I lavoratori della ricevitoria, magazzeno e dei reparti esposti a questo traffico « pesante » stanno diventando sempre più apprensivi di giorno in giorno.

Interrogato da uno di noi sul possibile senso di quel via vai, un lavoratore, di cui è facile indovinare la provenienza regionale, ha sentenziato ad alta voce: •

« CUNZIGL D VUOLP, MUORT D GADDEIN » (riunioni di volpi, morte di galline).

CRONACHE DALLE FABBRICHE

CONCLUSA DOPO UN ANNO L'OPERAZIONE DI VENDITA DELLE LINEE DIMOTROL E BICONTROL ALL'ANSALDO

Con il rientro dell'ultimo lavoratore in prestito al- 1 l'Ansaldo si può cercare di tracciare un quadro sui risvolti che si sono avuti con la cessione di queste linee e della loro futura prospettiva.

E' molto difficile entrare a valutare questa operazione se non si tengono presenti alcuni aspetti che l'hanno caratterizzata:

Aspetto politico: disfarsi di una linea che negli ultimi anni aveva conquistato ampi spazi di controllo sull'organizzazione del lavoro (ritmi, qualifiche e ruolo di avanguardia nelle lotte).

Effettuare una riduzione di personale nel campo impiegatizio in modo indiretto costringendo l'Ansaldo ad assorbire più personale di quanto fosse necessario, pur tenendo in considerazione le valutazioni tecniche.

Disfarsi di linee che non trovavano più collocazione nei piani di ristrutturazione della CGE tendente a sviluppare sempre più il settore militare a sfavore di altri settori che pure rivestono grande importanza nel mercato interno e internazionale (Dimotrol, azionamenti, compatti, confezionatrici).

Aggregare agli impiegati singoli operai o gruppi di operai (provenienti dallo stabilimento di Montefeltro) scelti accuratamente per dare una veste di « verginità » al dipartimento DSD di Montefeltro e per rompere il livello di organizzazione e compattezza raggiunta da questi lavoratori con varie lotte sia all'interno del gruppo Teomr che CGE. Operazione questa non riuscita per la volontà dei lavoratori di far rispettare alla CGE gli accordi raggiunti in materia di trasferimenti dal CdF di Montefeltro e di via Tortona sulla base delle indicazioni del Coordinamento.

Sfruttare il ruolo fortemente passivo delle PPSS nei rapporti con le aziende private (in particolare verso le multinazionali) per rafforzare le debite clientele necessarie per accaparrarsi alcuni settori di mercato nazionale e internazionale.

Tralasciando gli aspetti economici e tecnici che la CGE ha esposto all'atto della vendita, che sono poi subordinati ai motivi accennati prima, resta da analizzare l'aspetto che più interessa i lavoratori e le loro rappresentanze se è vero che un controllo operaio sulle ristrutturazioni significa salvaguardia dell'occupazione, significa parlare in modo corretto di riconversione e utilizzo della produzione.

Infatti se la CGE dovesse continuare sulla strada dello sviluppo di apparecchiature militari sempre meno credibile risulta ogni discorso sulla riconversione. Allora in questo caso due possono essere le strade da seguire: impedire che questo disegno passi all'interno della CGE o svolgere un ruolo di diretto controllo all'interno delle PPSS che veda non un atteggiamento passivo negli assorbimenti di nuove produzioni, ma uno sviluppo ed una integrazione atte a far assumere alle PPSS un ruolo decisivo nell'elettronica industriale nel nostro paese (che attualmente è il settore che vede egemoni le multinazionali). E se questa è la strada da seguire (ed io credo sia questa) allora è necessario che venga mantenuta l'organizzazione di base sulle linee e che non passi il concetto di divisione fatto sulle linee degli azionamenti tra operai e impiegati. Questo, è implicito, richiede anche la capacità dei delegati di saper indirizzare a queste

scelte i lavoratori, affinchè non solo si venga a realizzare quel nuovo modo di porsi rispetto alle PPSS (lotta per un ruolo diverso), ma che veda anche la difesa delle conquiste sindacali costate dure lotte, come le qualifiche o i ritmi di lavoro, e perchè venga smantellata una volta per tutte la teoria che tende a mostrare i lavoratori delle PPSS come autolesionisti in quanto lottando danneggerebbero lo Stato e lo Stato saremmo noi, ecc. ecc.

Ouesto articolo si prefigge innanzitutto di aprire un dibattito costruttivo su questo problema che veda coinvolti oltre che i CdF e le organizzazioni sindacali, in modo particolare i lavoratori affinchè si possa avere un serio confronto di idee e di analisi che trovino quelle convergenze necessarie per realizzare con la lotta questi obiettivi.

Il mancato confronto è uno dei principali motivi che hanno caratterizzato gli aspetti negativi dei trasferimenti all'Ansaldo. ll mancato dibattito con tutti i lavoratori del gruppo, il ruolo passivo delle OOSS e del CdF Asgen, il non aver precisato quindi a livello di Coordinamento CGE gli obiettivi che ci si prefiggeva, indica il grado di superficialità con cui questo fatto è stato affrontato, facendo passare i trasferimenti come secondari rispetto ad altri problemi.

Perchè se è vero che nella piattaforma di Gruppo erano contenuti punti qualificanti sulla ristrutturazione, è altrettanto vero che prima ancora che iniziasse la lotta il problema azionamenti era già stato dimenticato. Questo ha un preciso significato: le sconfitte politiche pesano ed è meglio dimenticarle.

Se fosse questo il nostro atteggiamento di sempre ci basterebbe fare un bilancio annuale, vedere quanto si è guadagnato in una piattaforma, vedere quanto si è perso per gli attacchi del padrone e tirare le somme.

Ma io penso che i bilanci delle lotte non si costruiscono in questo modo ma è necessario analizzare a fondo tutti gli aspetti di uno scontro con il padrone, da quelli negativi a quelli che nell'immediato possono sembrare positivi ma che hanno poi riflessi negativi.

Ruolo che deve svolgere in prima persona il CdF ma che deve trovare riscontro più ampio all'interno del gruppo CGE e delle OOSS e che sia da stimolo ai lavoratori per un sempre più ampio e rigido controllo delle proprie conquiste nella continuità dello scontro con il padronato.

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DA BARANZATE

ANCORA E SEMPRE TRASFERIMENTI

Era aprile dell'anno santo 1975: in una saletta dello stabilimento di Baranzate la direzione ed il CdF discutevano sulla ipotesi ventilata da radio scarpa che dava per venduta alla DE RICA (la fabbrica di pomodori) la sezione sistemi digitali. Nei mesi seguenti ipotesi di questo genere, ed anche più serie si susseguirono a pieno ritmo: in tutte le riunioni con la direzione i delegati del CdF raccomandavano alla direzione di non giungere al mese di settembre, mese di arrivo delle lavorazioni Helip senza decidere nulla di definitivo.

Prima delle ferie, in questa vicenda ci fu una svolta decisiva: parte della Fiar 2, 300 lavoratori circa, e la sezione di Baranzate dei S.D. si sarebbero trasferiti nello stabilimento lasciato libero dalla Postai Market a condizione che la CGE trovasse i soldi necessari per l'operazione.

In quella sede la direzione mostrò al CdF la serie di eventuali lavori di rinnovamento e di adattamento dello stabile. A metà settembre nuovo colpo di scena per i lavoratori dei S.D. I sigg. Bassi e Grassi dell'ufficio personale comunicarono che lo stabile era stato affittato e che i lavori sopra citati avrebbero dovuto terminare a dicembre-gennaio: per i lavoratori di Baranzate però si imponeva un immediato trasferimento nella nuova sede; a precise domande del CdF sulla attuale abitalità, norme di sicurezza, trasporti, servizio mensa la direzione rispondeva tranquillamente che non ci aveva pensato o meglio: per il riscaldamento si pensava di affidare ai lavoratori delle non ben identificate stufette, per la mensa si pensava ad

DA ROVATO

La direzione non stabilisce il contatto

Compagni, credo opportuno informare tutti i lavoratori del gruppo che la situazione di Rovato — per quanto riguarda l'occupazione — è molto preoccupante. In questi ultimi due anni ben diciannove lavoratori hanno lasciato la fabbrica e non sono stati sostituiti.

La mancata assunzione deve farci riflettere sulle intenzioni della direzione.

Penso inoltre che per valutare seriamente questa situazione si debbano fare alcune considerazioni.

La direzione vuole creare all'interno della fabbrica la mobilità della forza lavoro, spostando i lavoratori da un reparto all'altro.

Tutto ciò con la scusa che bisogna tamponare tutte le situazioni che si creano nei reparti, poichè c'è poco lavoro.

Ma questo è falso! A Rovato si vuole produrre la medesima quantità di prodotto con meno lavoratori addetti alla produzione.

Da un anno, nel reparto montaggio, con la scusa del carrello trasportatore si sono creati di fatto, ritmi di lavoro molto pesanti. Non solo, assistiamo anche ad un deplorevole atteggiamento del direttore di fabbrica,

un trasporto negli altri stabilimenti dei commensali, che i servizi igienici ci « dovrebbero essere », per l'antinfortunistica ci avrebbero pensato ecc.

I lavoratori riuniti in assemblea hanno deciso di rifiutare il trasferimento fino a quando la direzione non garantirà una decente permanenza sul posto di lavoro: lo stesso giorno una delegazione di operai ed impiegati (che momentaneamente non sono interessati al trasferimento) compiva un sopralluogo nell'area Postai Market, sopralluogo che ha convinto ancora di più i lavoratori sulla giustezza della decisione presa in assemblea in quanto la situazione ambientale trovata si è rivelata di gran lunga peggiore delle ipotesi più nere...

dalla mensa di via Tortona

che immancabilmente tutti i giorni è presente in reparto con l'evidente scopo di condizionare le lavoratrici.

II CdF visto il perdurare di questa insopportabile situazione, ha diverse volte sollecitato la direzione locale a prendere precisi impegni per la risoluzione di questi problemi.

La direzione non solo elude le richieste del CdF, ma risponde che tutto è dovuto alla crisi economica e che non si vedono sbocchi positivi.

Siamo alle solite: noi sappiamo che la CGE intende far pagare ai lavoratori il costo della crisi che stiamo attraversando.

Questo per noi non è una novità, perchè Fa CGE vuole creare tensioni e paure presso i lavoratori alla vigilia del rinnovo contrattuale. La direzione non s'illuda, sappia che tutti i lavoratori di Rovato daranno una risposta dura e precisa.

LEI OLL-A (Abek bELL4 AA,30 bis i-Le S.Z: , delegato di Rovato

QUESTIONE FEMMINILE

Questo è il primo di una serie di articoli sulla questione femminile che vorremmo pubblicare sul nostro giornale.

Nel numero di maggio in occasione della festa della donna era stato pubblicato un articolo scritto da una :avoratrice, questo e quelli che seguiranno, sono frutto della collaborazione di un gruppo di lavoratrici che insieme cercano di analizzare e capire meglio (per Meglio capire) i problemi della donna, in modo par..icolare quelli della donna che lavora.

L'argomento è talmente vasto che si rischia multo spesso di fare soltanto dei bei discorsi.

Proprio per non incorrere in questo errore che ab• biamo deciso di iniziare il nostro lavoro prendenoo in esame la donna che lavora, in quanto parte integrante dell'attuale sistema produttivo per giungere poi ad analizzare il ruolo della donna nell'attuale società.

Ci auguriamo che questi articoli servano a sviluppare all'interno della nostra fabbrica un ampio dibat tito e una più ampia partecipazione su uno degli argomenti più sentiti e dibattuti.

Come è possibile analizzare la condizione dí una lavoratrice (e di un lavoratore) senza avere chiaro il concetto di cos'è il lavoro? Il lavoro è un'attività difficile da definire. Il lavoro si può definire come una attività il cui fine è distinto e non può confondersi con l'attività stessa. Il risultato del lavoro è la cosa lavorata, non lo stato del lavoratore.

Il lavoro è prima di tutto un'attività di trasformazione; l'uomo sostituisce alla natura una natura lavorata, un manufatto.

ll lavoro manuale serve dunque di archetipo: il contadino e l'operaio sono lavoratori per eccellenza, mentre il monaco contemplatore non lo è per nulla.

Eppure tutti i pensatori tengono a citare l'esempio del panettiere ma nessuno pensa di prendere come prototipo la donna che fa il pane o cucina.

Dipende forse questo dal fatto che l'uomo è considerato un lavoratore solo quando i prodotti della sua attività sono destinati ad altri o quando vive dello scambio di questi prodotti e del prezzo della sua attività?

Anche le donne hanno, per millenni, cucinato e tessuto per altri, coltivato la terra e nutrito le bestie, ma quasi sempre per gli altri abitanti della casa dove vivevano, fossero questi i loro familiari o i loro padroni.

E' forse per questo che tutto l'aspetto etico sociale del lavoro si è sviluppato come al di fuori di loro? E' forse giusto allora parlare del lavoro soltanto quana c'è scambio di servizi o rimunerazione?

Eppure nessuno ha mai pensato di considerare come un lavoratore il contadino che produce per la famiglia. Quindi l'autore del lavoro ne è anche il beneficiario.

La donna è rimasta molto più a lungo dell'uomo in questo quadro di attività di produttrice e consumatrice, ma il più delle volte soggetta all'autorità del maschio, sposo o padrone; per cui il beneficiario della sua attività non era tanto lei stessa, quanto piuttosto la piccola collettività in seno alla quale viveva, ma in seno alla quale non godeva di alcuna autonomia o libertà d'azione.

Fin d'ora si può osservare che l'attività della donna it

in casa ha accumulato a poco a poco una differenza di condizione sempre più accentuata nei confronti del lavoro maschile, il quale, invece, si sviluppava allontanandosi sempre di più dai modelli semplici di produzione-consumo che la donna perpetuava.

Un tempo la famiglia costituiva una unità economica. Vi si filava la lana e il lino, vi si tessevano i vestiti, vi si produceva direttamente dalla natura, non solo per quanto riguardava i pasti quotidiani, ma anche per la produzione di marmellate, conserve, carni salate, ecc. La casa era nello stesso tempo il centro di formazione e di educazione dei figli. La donna non era affatto ai margini, tutt'altro. Quello che era lavoro, non molto tempo fa, diventa ai giorni nostri piuttosto occupazione », e non sembra più nemmeno indispensabile: fare marmellate non è più conveniente e comprare marmellate (o vestiti) non ha nessuna delle virtù dell'attività produttiva. Questa ambiguità è fonte di molta amarezza per molte donne che si dedicano alla vita familiare e che sono sensibili al deterioramento del loro ruolo.

Questo scarto si è brutalme ite allargato ai giorni nostri poichè la donna che lavora in casa non può più essere chiamata produttrice: si è trasformata in consumatrice di prodotti manufatti, e, per il resto, destinata a compiti di manutenzione.

Ai giorni nostri, si mandano i figli a scuola, il marito lavora fuori, se capita che la donna lavori a maglia o faccia delle conserve, è soltanto un resto di una antica tradizione. Il focolare domestico ha perso gran parte del suo ruolo educatore e quasi del tutto il suo ruolo produttivo. I beni che un tempo erano prodotti direttamente: vestiti, birra, candele, ecc., sono oggi ottenuti indirettamente tramite il marito e il suo salario.

La donna in casa, da produttrice che era, è diventata consumatrice. Non si tratta per lei nemmeno più di accrescere il suo ruolo cercando di lavorare, ma semplicemente di evitare di essere messa totalmente ai margini.

Così si è imposto il linguaggio che usiamo: la « donna che lavora » è quella che fornisce una attività remunerata, il più delle volte fuori di casa. L'altra non è più considerata come una lavoratrice e, ìn effetti non lo è più. E' d'altronde sempre meno considerata, e ne consegue un disagio che è difficile eliminare. Non è cuocendo il proprio pane o facendo le tende da sè, per nostalgia del passato. che si è meno ai margini della società.

LE « 150 ORE » AL TERZO ANNO

Sono aperte le iscrizioni ai corsi di alfabetizzazione e di scuola media inferiore (licenza media).

Lavoratori, affrettatevi a dare i nominativi ai rispettivi CdF. Le iscrizioni per la scuola media dell'obbligo si chiudono il 10 ottobre. Riconfermiamo così la validità del diritto allo studio, soprattutto nei confronti di coloro che vorrebbero isolare e ostacolare l'entrata del movimento dei lavoratori nella scuola.

All'interno della CGE oltre un centinaio di lavoratori hanno usufruito di questo diritto contrattuale con ottimi risultati e soddisfazioni.

11 diritto allo studio è una importante conquista sociale dei lavoratori; difendiamolo partecipando e raccogliendo le adesioni ai corsi delle « 150 ore ».

Per qualsiasi spiegazione e chiarimento rivolgersi ai CdF.

QUESTA STORIA DELLE I O ORE NON RIESCO PROPRIO A MANDARLA GIO! MA CHE 5150úN0 C'E' Di MANDARE A SCUOLA G-LI OPERAI ?
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DOPO TU IO QUELLO CHE FACCIAMO PER IIOCCIARE I LORO FIGLI UI

Orrendo rituale Lottiamo per la libertà per l'uccisione della Spagna

Madrid, 27

NOn li hanno uccisi con la garrota perchè mancavano i carnefici . in grado di usare questo barbaro attrezzo e perché c'era" il timore che scoppiasse una rivolta nel carcere dove avrebbe dovuta avvenire l'esecuaione., Hanno ucciso Otaegui al posto di Garmendia, benché *fosse state quest'ultimo secondo `l'accusa a compiere materialmente- il delitto, perché Garmendia ha il cervello ridotto come quello di un bambino dal colpo sparatogli da un poliziotto. Hanno ucciso Garcia e Sanchez al posto delle due ragazze che secondo l'accusa erano le' principali responsabili perchè queste ultime non potevano essere giustiziate in quanto incinte. I particolari raccapriccianti su quest'ultimo orrendo delitto del regime fascista potrebbero riempire una pagina intera, ma non potrebbero ormai aggiungere nulla allo sdegno' degli antifasciati di tutto il mondo.

, Dopo l'annuncio che Franco aveva contesso la grazia a sei dei Cinque con annati a morte, rifiutandola gli altri cinque, il mostruoao i tuale si è compiuta All'alba! l'imbarco sulle camionètte e sui camion, insieme al plotone d'esecuzione, con un: enorme spiegamento di poliziotti e di guardie per tener lontant i parenti e la folla: calci e spirate yrudeli a chi sta per perde0 un figlio, un fratello, un compagrgi.

Gli ultimi istanìi. L'arrivo nei luo i *siiti: per Baena, Garcia e Sanchez è un poligono militare a trentii chilometri da Madrid, O delolanzanares; per Otaegui è Tina 'località isolata nei pressi di'Bulsos; per Paredes è un citnirito alla periferia di Barcellona. Il plotone si schiera; la benda sugli occhi, forse l'ultima sigaretta, forse neanche quella; Paredes sorride, dicono che Ubbia cantato un'antica canzone baica. Ha il volto sereno: chi lo sta. uccidendo trema di certo n*lto pia di lui.

FRANCO; ASSASSINO! MORTE AL FASCISMO!

Estendere il boicottaggio per spazzare via il fascismo

Imponente iniziativa di lotta contro la dittatura franchista

L'ItaliaealtriundiciPaesi richiamanol'ambasciatore

Hanno lasciato Madrid anche i rappresentanti di RFT, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Danimarca, Belgio, Svezia, Norvegia, Portogallo, RDT, Polonia

Il presidente del Messico Echeverria chiede l'espulsione della Spagna dall'ONU

Nella Spagna franchista assassinati 5 antifascisti
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Si leva anche in Spagna d>. Estesa mobilitazione nelle province basche - Manifestazione di giovani cattolici
chiesa di San Isidoro a Madrid: arrestati anche giornalisti stranieri - Ac-
centi 'critici in un articolo del quotidiano « Ya » - Si appresterebbe la con-
a morte di altri esponenti dell'ETA - La polizia spara sulla folla ad

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