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CGE sindacale9

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C• g al sindacale

a cura del consiglio unitario di fabbrica

Uniti per il Contratto e le riforme

I metalmeccanici sono duramente impegnati in una lunga lotta per la conquista del contratto. Anzi in diverse aziende (Geloso, Superbox, G.B.M., ecc.) la realtà è ben più drammatica, perchè è in discussione il diritto e la conservazione del posto di lavoro.

Dopo oltre due mesi di sciopero la trattativa ristagna, il grande padronato è chiuso nella sua intransigenza, forte degli appoggi oscuri o palesi che la realtà politica gli consente. La grande stampa « cosiddetta di informazione» e la mamma TV, continuano o a tacere delle nostre richieste o a travisarle di Proposito per farci apparire chissà quali furbastri approfittatori e distruttori dell'economia nazionale che vogliono tutto e subito. La nostra posizione è ben diversa; ci siamo prefissi una piattaforma contrattuale seria e ponderata che raccoglie (ancora in parte per vari punti!) aspirazioni profonde di tutta la categoria.

Quando diciamo con forza che vogliamo realizzare l'inquadramento unico, non siamo animati da nessun proposito punitivo nei confronti sia pur di un solo lavoratore impiegato, al più è il padrone che li ha già dequalificati e che certamente non li tratta affatto meglio e diversamente dai lavoratori opera;. Ci interessa l'inquadramento in una unica scala parametrale di 5 livelli professionali con nuove declaratorie uniche per impiegati, operai e categorie speciali; con riferimento esplicito a criteri di professionaliz-

zazione e di mobilità basati sulla esperienza di lavoro, rotazione, ricomposizione ed arricchimento delle mansioni (altro che parcellizzazione del lavoro...) e sulla formazione professionale.

In poche parole siamo fermamente intenzionati a ribaltare l'attuale visione padronale che ha posto « il proprio interesse e profitto » al centro inamovibile dell'organizzazione aziendale, per cominciare a por mente finalmente all'uomo ed ai suoi problemi che abbia o no il colletto bianco; per accrescerne le capacità professionali e non ridursi ad ingranaggio alienante e frustrato di una potente macchina che lo distrugge ogni giorno in fabbrica. L'elemento di giustizia e di rottura che noi coscienti poniamo, crediamo sia un fatto positivo ed innovatore per costringere le aziende a rinnovarsi tecnologicamente eliminando lo sfruttamento dei lavoratori (già c'è una riorganizzazione padronale, ma intesa solo sulla pel-

le dei lavoratori: Rex, Fiat, Montedison ecc. che han chiesto migliaia di licenziamenti; solo la Rex ne chiede 2500... ecco la loro riorganizzazione!). I padroni questo han capito bene e perciò lo scontro è aspro e si ferma soprattutto alla discussione sull'inquadramento unico.

Vorrebbero d'altronde che noi preso atto del loro sforzo per capire il significato innovatore della nostra proposta (dicono una con: quista degli anni settanta!), stessimo buoni buoni ad aspettare « perchè anche loro vogliono avviarsi su questa strada ». Ma attenzione! avviarsi non vuol dire che già camminano. Per ora accontentiamoci che han vinto l'inerzia dell'avvio, lo slittamento dell'innovazione è segno di prudenza, è una pausa ragionata di riflessione ».

Cari compagni vedete bene che in fatto di parole e formule i padroni non sono affatto rigidi, anzi..., il guaio è che noi vogliamo i fatti.

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Nel frattempo ci sottopongono una loro proposta, sottolineando che è il massimo sforzo, che anzi il « cestello » è ormai vuoto e non hanno altre carte da giocare. In pratica ripropongono il vecchio assetto categoriale in 10 livelli con qualche insignificante intreccio (la IV con la V operai, la IV impiegati con la III operai...) ma contemporaneamente chiedono 2 nuove categorie da realizzarsi sdoppiando la II impiegati e la II operai, così CONTINUA IN ULTIMA

gennaio 1973

Questa pagina è aperta a tutti i lavoratori, i quali possono scrivere di qualsiasi problema della fabbrica

Il fermo di polizia

Si parla tanto in questi giorni del fermo di polizia, ma forse alcuni lavoratori non si rendono conto della gravità di questa legge. Diciamo gravità perchè l'attuale governo non fa mistero della sua ferma intenzione di condurci con un grosso passo indietro verso il fascismo.

La frase sembrerà un po' troppo esplicita, ma vi possiamo garantire che non stiamo esagerando affatto, perchè quando un governo vuole ripristinare una legge cherliminata dalla Costituente ai tempi che governava De Gasperi (certo non sospettabile sovversivo!!) , perchè offendeva le libertà costituzionali e puzzava di fascismo da lontano un miglio, è chiaro che vuole incatenare con la forza quelle azioni che i lavoratori mettono in atto per raggiungere i loro obiettivi.

Naturalmente il governo Andreotti-Malagodi-Rumor si guarda bene dall'esprimere frasi così chiare e genuine come facciamo noi, prima di tutto perchè non sono mai stati dei grandi specialisti in fatto di sincerità, in secondo luogo perchè sanno benissimo che l'opinione pubblica si scatenerebbe contro di loro e questo cercano di evitare. Noi però diciamo loro che quando si dà alla polizia il potere di fermare un cittadino, non perchè “ ha commesso un reato », ma solo perchè in quel momento presumono che il cittadino ne ha l'intenzione, salta evidente che non si vuol colpire solamente il ladro, il rapinatore o il delinquente comune, ma sa-

rà un'arma efficacissima anche contro coloro che, con le azioni o i gesti minacciosi e persino con le parole irriguardose durante le manifestazioni, metteranno in pericolo (secondo loro) l'incolumità delle forze dell'ordine, l'aorarato statale, il governo, ecc...

Cari compagni lavoratori, questa è una legge fascista che si riconduce ai tempi passati e noi siamo decisi a non tornare indietro neppure di un palmo. I vecchi ricordano benissimo quando venivano condotti al commissariato con la faccia gonfia di botte solo perchè avevano detto che quei mascalzoni degli industriali non gli davano una paga bastante a vivere perlomeno decentemente.

Ma il governo Andreotti si tolga completamente dalla testa certi propositi perchè i lavoratori di oggi, al contrario di quelli del 1922, sono molto bene organizzati e sanno benissimo quello che vogliono ed hanno acquisito una coscienza e una esperienza tale da sventare ogni minaccia di ritorno ai sistemi fascisti.

I nostri industriali si mettano pure l'animo in pace, perchè non otterranno mai con la forza ciò che non sono riusciti ad ottenere con la diplomazia e la smettano una volta per sempre di pretendere la regolamentazione degli scioperi per forgiarli a loro piacimento come fanno gli industriali giapponesi, perchè noi non accetteremo mai una imposizione del genere.

Noi siamo dalla parte giusta perchè siamo consapevoli di essere la parte sana e operante in mezzo a tanto marasma egoistico, fatto solo

di odio e d'inganni e comandato a bacchetta da coloro che, invece di costruire case a prezzi popolari, scuole, ospedali, asili ecc., si accaniscono a depositare all'estero quei capitali che sono frutto dei nostri sudori.

Le nostre rivendicazioni sono legittime ed ogni volta che ci riverseremo nelle piazze con le nostre manifestazioni, grideremo a squarciagola tutto quello che abbiamo in corpo con parole povere e semplici perchè non abbiamo studiato, ma con tanta forza e decisione da disorientare industriali e governanti e la bella pensata andreottiana di voler chiedere il ripristino della legge sul fermo di polizia non può certo farci indietreggiare.

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUI LAVORATORI STUDENTI

Indubbiamente oggi quei pochi lavoratori desiderosi di proseguire gli studi, godono di certe agevolazioni impensabili fino a pochi anni or sono.

Vale però la pena di soffermarsi un attimo sulle diverse motivazioni che possono aver causato l'interruzione della carriera scolastica, le ragioni dalla sua prosecuzione e le cosiddette “ agevolazioni » previste dal contratto nazionale di categoria e diversamente realizzate a livello di contrattazione aziendale.

Il giovane che è costretto, per necessità familiari, ad interrompe-

POSTA DAI REPARTI

re gli studi e che, integrato nel sistema produttivo, sente il desiderio, la necessità di riprendere a studiare, di migliorarsi; questo giovane, dicevamo, non è fumosa retorica, ma concreta realtà.

Altrettanto dicasi per quegli altri lavoratori che, vistasi nreclusa ogni possibilità di una meritata quanto impossibile carriera professionale, decidono di reimbarcarsi nell'interrotta e ormai quasi dimenticata vita scolastica. Pensiamo che nessuno possa non riconoscere (e vorremmo dire stimare) il sacrificio e la dedizione di chi, dopo otto ore di lavoro in fabbrica o in ufficio, si assoggetta a tre-quattro ore di lezioni serali, ai disagi di pasti fuori orario, di rapidi spostamenti in tram super affollati, di corse affannose. Tutto ciò, ripetiamo, non è melensa retorica, ma evidente realtà. Qualcuno potrà ora chiedersi: « Ma chi lo fa fare a questi ragazzi di compiere tali sacrifici, perchè non si accontentano di ciò che hanno e anzichè a scuola non si dedicano a "più sani divertimenti?" ”.

Non crediamo che ci sia bisogno di risposta.

Vogliamo solo affermare che ogni cittadino, ancor prima di essere considerato « lavoratore », ha diritto alla realizzazione più completa delle proprie potenziali capacità tecnico-pratiche e intellettuali.

Come agisce, o per meglio dire, reagisce la società e quindi l'impresa industriale a questi stimoli, a questa volontà di lottare per un futuro migliore? E' fin troppo facile constatare che nell'ambito aziendale il lavoratore studente ha diritto a ben misere e sofferte « ag9volazioni ». La struttura economicoorganizzativa dell'azienda dovrebbe, senza cadere nell'atteggiamento pietistico di chi soccorre i deboli e bisognosi, incentivare. dare concretamente una mano a tutti coloro che intendono migliorarsi.

Assistiamo invece a tutta una Se-

rie di concessioni forzate, effettuate col contagoccie: un numero irrisorio di giornate retribuite per prepararsi e sostenere gli esami, permessi non retribuiti dai superiori, rimborso parziale delle tasse e parzialissimo dei testi.

Sembrerebbe quasi che all'azienda disturbi il fatto che suoi dipendenti intendano qualificarsi maggiormente, acquisire nuova sensibilità sulla realtà del controllo politico-organizzativo che la classe dirigente intende mantenere sulla fabbrica e conseguentemente sulle maestranze.

Noi lavoratori studenti della CGE invitiamo la direzione a rendersi maggiormente partecipe dei nostri disagi, delle nostre necessità. Non elemosiniamo niente: vogliamo solo che le nostre richieste, affatto trascendentali, vengano obiettivamente valutate e concretamente realizzate.

Un impiegato

ALLA RAI-TV FICHERA SOSTITUITO CON MATTE!

Con un colpo di mano brusco quanto truffaldino, il Governo Andreotti-Malagodi (dopo aver promesso alla Opposizione che non vi sarebbero stati cambiamenti nella Direzione del maggiore mezzo di informazione in Italia quale è la RAI-TV) ha defenestrato il socialista FICHERA dal Comitato Direttivo ed ha messo al suo posto MATTEI giornalista di destra, collaboratore dei giornali di proprietà del petroliere Monti (Nazione, Il Tempo, Resto del Carlino ecc.).

Questo atto segue altri non meno pericolosi come: l'IVA, la riduzione delle pensioni, aumento sul

telefono, resistenza alle richieste di riforme, ecc. ecc.

Su tali argomenti, tutta la stampa sindacale e democratica, i quotidiani dei Partiti di opposizione ne scrivono tutti i giorni, basta leggerli.

Risulta sempre più chiaro che per difendere i propri privilegi, gli sfruttatori hanno bisogno del potere e per difendere il potere hanno bisogno di formare l'opinione pubblica diffondendo subdole menzogne e notizie tali da fare'', loro gioco. Per questo, al posto di persone di estrazione democratica tirano fuori penne come Mattei per la RAI-TV.

I padroni sembra non siano mai sazi pur di accapparrarsi strumenti a loro uso. Perfino il giornaletto del Gruppo Anziani C.G.E. serve.

Dopo essere stati sfruttati tutta una vita gli anziani C.G.E. vedono sul giornaletto « Lettera informativa ai soci » nel n. 4 di dicembre 1972 un articoletto sull'assenteismo, che altro scopo non ha se non quello di voler irretire i lavoratori, che anche se anziani, sono sempre e ancor più degni di rispetto. Si raccont3 a loro la favola del 14 per cento di media di assenti dal lavoro, senza dire che sono compresi i giovani in servizio militare, le donne in, maternità, gli infortuni «k.o7_ la colpM-ddelle carenze nei mezzi di produzione, i sospesi in cassa d'integrazione ecc. Anche questo fa parte del sistema che usano i padroni per tirare acqua al loro mulino.

Gli ispiratori di tali articoli non si sono accorti che agli « anziani » non manca lo spirito critico per cui sanno per « vita vissuta » che dalla voce del padrone (come al tempo del sommario, detto popolarescamente somaro) non ci si può attendere nè istruzione nè informazione onesta.

Un lavoratore anziano, che non si fa prendere in giro

Pepin e Mariett

M. Ciao Peppin.

P. Ciao Mariett.

M. Come va Peppin?

P. Mah, si tira a campare, si aspetta anche noialtri del DAE la fabbrica nuova, che quella vecchia la m'è mai piasùda tropp... non mi è mai piaciuta troppo. Neanch'io ci farei una passione, ma comunque De gustibus non est desputtanandum », come diseven i latini; basta che non si butti tutto in politico, car el me Mariett! La politica è una cosa sporca!

M. Ti fhe fàa tanta politica oggi?

P. No, perchè?

M. Perché sei tutto vuncio. Sei colorato come una violetta da capo a piedi.

P. Questa non è la politica, è la plastica.

M. Ma non si può lavorare alla plastica senza vonciarsi?

P. Come no? Figùres che c'è una macchina che ci si potrebbe lavorare in frack e la sera andare all'opera senza cambiarsi!

M. Allora volendo potrebbero farti lavorare senza mangiare polvere tutto il giorno, basterebbe la volontà: solo che il padrone del vapore ghe piass pussèe mangiare il formolo che alla sera sembri anche te la scatola di un apparecchio, invece che spendere un po' e farti lavorare al pulito. Te vedet che gh'entra la politica?

P. Va bé, qui però sèmm semper in campo sindacale. E' quando si butta tutto in politica che a me non va. Va chì la stampa sindacale: il fermo di polizia, il Vietnamm... damm a trà, dammi retta: questa qui è politica bella e buona! Lì nel Vietnam, gh'è i Vietnamiti del Nord che han tacàa lit, hanno attaccato briga, con quelli del Sud, e allora quelli del Sud han ciamàa gli Americani.

M. Ma una volta non era unito il Vietnam?

P. Sì, sì... ona volta ghe n'era domà vun, ce n'era solo uno.

M. E han deciso loro di dividersi?

P. No, l'han deciso delle potenze a Ginevra, se la memoria me fa mitiga di schers.

M. Ah, ecco. E chi ha ciamà i Americani?

P. Il Diem, me par, quello là che dopo l'han fà foera.

M. Ma quel Diem lì l'aveven minga mess su i americani dopo aver diviso in due il Vietnam?

P. Me par... però era stato eletto.

M. Ma io ho letto che le elezioni le han fatte solo nel Sud col controllo delle baionette anzichè in tutto il Vietnam e col controllo internazionale come dicevano gli accordi di Ginevra: mi ricordo che Eisenhower ha scritto nelle sue memorie che se si facevano elezioni libere come dicevano gli accordi vincevano di sicuro i « rossi ». Te set, tutti quelli ch'eren minga negher per lui eren ross. Era un po' uno « schematico », come quel alter che diceva sempre « chi non è con me è contro di me! » e alla fin l'han ciapàa alla lettera e l'han picà su in Piassa Lorett.

P. Eh, buono quello! Ma per tornare in argomento, gli Americani la vogliono la pace, tant'è vero che Nixon si è arrabbiato quando lo Schisslingir gli ha detto che la pace non era più a portata di mano, e ha dato un « ultimatum » ai due Vietnam.

M. Già, il giorno prima delle elezioni era a portata di mano, e'l dì dopu, quando è stato rieletto, ghe l'han portà via de man. E poi, per essere imparziale, ha dato un ultimatum a tutt'e due, solo che a uno gli ha mandato 600 bombardieri pesanti con un carico di tritolo uguale all'atomica di Hiroshima, all'altro gli ha detto che se non la smette

gli manda la calza della Befana col carbone.

P. Te set diffident! Ma ammetterai che Nixon ha mandato a casa quasi tutti i soldati, si vede che avrà fatto i tuoi stessi ragionamenti.

M. Ma evacuano tutta la zona del Sud-Est Asiatico?

P. Che ne so se van di corpo e hanno preso l'Asiatica, che adess la se ciama Ingles, comunque se c'è il tempo che fa qua l'han presa di sicuro.

M. Ignoranti Il Sud-Est asiatico son tutti i paesi lì nel circondario, Laos. Cambogia, Tailandia...

P. Ah, ecco, la Tailandia. Sì, sì, lì inn minga andà via, anzi ho letto sul giornale che hanno aumentato le basi e hanno inviato 8000 uomini e centinaia di aerei.

M. Della Pan America?

P. No, 8-52.

M. E' un nuovo aereo da turismo?

P. Sì, ma inn turisti speciali, che a metà volo burlen giù e scioppen.

M. E dov'è che scoppiano?

P. Ma dove vuoi che scoppino? Ma sul Vietnam, no?

M. E allora, dov'è che ritirano gli uomini?

P. Te l'hoo dì! Nel Vietn.... Un mument! sicché: li ritirano dal Vietnam, li manden in della Tailandia, e de lì turnen in del Vietnamm a bumbardà... Orciss... te l'hoo dì che che l'è un problema complesso! l'è minga per gente semplice come noialtri.

UN AMERICANO-CAT T URKUN BAMBINO

M. Pepp, a me pare troppo semplice; e i vietnamiti, che non è gente troppo complicata neanche loro, tirano giù tutti gli aerei che possono, dal Vietnam, dalla Tailandia, e da tutte le portaerei che ghe n'è inscì tant che il Golfo del Tonchino al s'è ingulfà.

P. La sai troppo lunga, mi hai convinto! e dire che ho visto tanti film di guerra, e gli Americani sori sempre bravi e aiutano la gente!

M. Erano girati da Africani, Cileni, Vietnamiti, Messicani?

P. Ma no, erano girati a 011ivud; ah. gh'eren di bei artistùni! gh'era quel marcantòni là, Gionn Waine, che faceva fuori i Vietcong però dava le caramelle alle bambine perchè era un buono quando non lo stuzzicavano.

M. Pepp, te set un disaster! pretendi ch ei produttori di 011ivud parlino male degli Americani? Ma lo sai che anche i Vietnamiti e dei bravi registi eurooei hanno fatto dei film, non con la cartapesta e i dollari, ma girati dal vero? Mai sentito parlare di Yoris Ivens?

P. No.

M. Se frequentassi un po' í Circoli Culturali, le Biblioteche popolari, i Circoli di quartiere, vedresti anche questi film girati in economia ma che mostrano la verità anzichè vendere fumo. E per finire ti regalo il più famoso. e lo regalo anche ai lavoratori della Cigiè: « Il cielo e la terra « di Yoris Ivens. Ciao Peopin!

P. Ciao Mariett!

Per chi è in malattia

Per evitare che in caso di malattia si veda negata l'indennità giornaliera da parte dell' INAM per conseguenza anche da parte della direzione si prega di attenersi a queste norme:

NORME PER IL CONSEGUIMENTO DELLE PRESTAZIONI IN FORMA DIRETTA

Visite mediche.

Per ottenere le prestazioni in forma diretta, l'assicurato è tenuto a sottoporsi a visita medica: recandosi presso l'ambulatorio del medico di fiducia prescelto se l'infermità gli consenta di uscire di casa; chiamando il medico per la visita domiciliare qualora la malattia non gli consenta di uscire di casa.

Notifica della malattia all'Istituto ed al datore di lavoro. a mezzo

" Ra c comanda ta "

La notifica della malattia all'Istituto avviene per mezzo del primo certificato (mod. Sez. 301): A che il medico di fiducia prescelto con segna al lavoratore e che dovrà essere inviato all'I.N.A.M. entro e non oltre il giorno successivo a quello in cui è stata effettuata la prima visita medica.

Nel certificato deve essere esplicitamente indicato, tra l'altro, se l'assicurato puo o meno uscire di casa e, nella prima ipotesi, in quali ore del giorno.

Continuazione della malattia

Il primo certificato medico è valevole per la prognosi in esso indicata.

Agli effetti della liquidazione ai lavoratori dell'indennità giornaliera. il prolungarsi della malattia comportante incapacità lavorativa, oltre la prognosi indicata nel certificato di inizio, deve essere documentato mediante certificati medici di continuazione da inviarsi alla Sezione Territoriale.

Nei casi di ricovero in ospedale il certificato di degenza rilasciato dall' amministrazione ospt -lallera sostituisce, a tutti gli effetti, i certificati medici di continuazione cui si è fatto cenno.

Visita di controllo.

L'assicurato ammalato ha l'obbligo di sottoporsi alle visite mediche di controllo ed agli accertamenti eventualmente disposti dalla competente Sezione Territoriale, la quale provvede a comunicarne tempestivamente l'esito all'interessato.

L'assicurato, qualora non accetti il giudizio emesso dal Primo Medico di Sezione sull'esistenza della incapacità lavorativa o sulla necessità obiettiva di una prestazione. può ricorrere, entro 15 giorni dalla data di comunicazione del giudizio stesso, al Collegio Medico provinciale, tramite il Patronato ix rabbri o&

Il giudizio formulato dal predetto Collegio Medico è definitivo.

MONTAC ik i q irk I SitiNho7ft.01-

Il lavoratore è tenuto a trasmet tere tempestivamente al datore di lavoro la dichiarazione rilasciata dal medico sull'apposito modulo Mod. Sez. 301 a giustificazione dell'assenza dal lavoro per malattia.

In caso di lesioni derivanti da infortuno extra lavoro l'assicurato è tenuto a dichiarare al medico curante le cause dell'incidente e le eventuali responsabilità di terzi al fine di consentire all'Istituto di rivalersi delle spese di assistenza nei confronti del terzo responsabile.

Data di inizio della malattia.

In caso di impossibilità a presentarsi a visita di controllo nella data stabilita, l'assicurato deve far pervenire alla Sezione Territoriale Una circostanziata giustificazione, a firma del medico curante, nella CONTINUA IN 7*

DINTRAL

Per data di inizio della malattia s'intende, a tutti gli effetti, quella risultante dal certificato redatto dal medico di fiducia in occasione della prima visita.

o o )4.
L C*.DEL ItiFitiT0j oVVeR.0 L'GRD6 12.£1 VIONDI i N COM:494mo TRAItAkk,
La ~Ione • ala operai devono cooperava_ • Noi marmo g ardi* • voi eli...! vota ubbidire .1

Gli impiegati e l' inquadramento unico

Metà dei discorsi che girano per gli uffici della CGE quando si parla di contratto, sono sull'inquadramento unico.

L'opinione più diffusa è che si tratti di un atto di giustizia che avvicina gli operai agli impiegati, ma che gli unici che ci guadagnino siano gli operai e che gli impiegati come categoria non ne traggano alcun vantaggio. Altri dicono addirittura che andremo indietro e che questo inquadramento ci appiattirà impedendoci di avanzare.

Salta spesso fuori il vittimismo congenito degli impiegati, nato dall'insoddisfazione del proprio lavoro, dalle frustrazioni accumulate per i mancati avanzamenti, dalle condizioni di vita anche « extra CGE M.

In realtà l'inquadramento unico affronta in modo unitario i problemi di tutti i lavoratori: i vantaggi che gli impiegati ne trarranno saranno i uguali a quelli degli operai, e forse qualitativamente saranno maggiori.

Sotto il profilo dello stipendio, del lavoro di soddisfazione, della possibilità di avanzamento professionale, oggi non si può, come,forse 20 anni fa, separare la categoria degli operai da quella degli impiegati. Da una parte gli operai e la maggioranza degli impiegati, si trovano in condizioni abbastanza simili, unificati nella paga relativamente modesta, nella mancanza di prospettive di carriera, nel tipo di lavoro privo di autonomia; dall'altra parte, stipendi elevati, lavoro di responsabilità, e concrete prospettive di « carriera », sono appannaggio esclusivo di una cerchia abbastanza ristretta e chiusa.

Cerchiamo di descrivere un po' la situazione degli impiegati in CGE (DPI) quale è risultata da un questionario che abbiamo fatto circolare poco più di un anno fa e dall'osservazione diretta della nostra vita.

La divisione di categorie in percentuale al DPI è più o meno questa:

I e I super II III e I V 20% 3,7% 43%

Se si va a vedere separatamente uomini e donne si vede subito una notevole discriminazione: tutta la prima categoria è formata da uomini.

Donne:

I e I super II IIIeIV

O% 13% 87%

(Le uniche lavoratrici impiegate di I cat. fan parte dell'A.C. e lavorano in via Paleocapa o Stilicone)

Cioè quasi il 90°/o delle lavoratrici è condannato alla III categoria, mentre per gli uomini la III interessa il 23°/o circa dei lavoratori, ed è spesso una fase di passaggio alla Il, dove resta arenato il 50% degli impiegati CGE fino alla fine dei loro giorni lavorativi.

Queste categorie hanno un preciso rapporto col lavoro svolto e con lo stipendio? Risposta: il rapporto è del tutto aleatorio.

Come stipendi tutte le categorie si sovrappongono abbondantemente. L'unica dove c'è poco spazio per la fantasia è la IV: tutte le lavoratrici che ancora vi si trovano sono

raggruppate intorno al minimo di fabbrica.

Ma già in III categoria, se da una parte un buon numero di impiegati, soprattutto donne, ha visto aumenti solo sotto forma di scatti biennali, di super-minimi aziendali, di aumenti sindacalié d'altra parte ci sono stipendi che superano abbondantemente i minimi di Il cat.

La seconda categoria: dovrebbe reclutare impiegati che prestano lavoro qualificato allo stesso livello, eppure non ce ne sono due che prendano lo stesso stipendio e abbiamo l'assurdo di trovare inquadrati nella stessa categoria lavoratori con stipendi nel rapporto di uno a due. I più bassi sono intorno alle 150.000; i più alti superano le 300.000 e guardano dall'alto in basso molti stipendi di prima categoria.

Anche la prima è una categoria molto disgregata: non è fatta tutta di stipendi favolosi. Ci sono capi con prospettive amplissime dinnanzi a sè e con stipendi che sfiorano il mezzo milione, ma ci sono anche persone che hanno preclusa ogni via di reale avanzamento, che sono più o meno archiviati e che hanno

Rerinc, vuole, iF s v o Siti pendo i4ètib 1.rt. tAta. I, cActuso.-«, e• stì01...iv L. vowits aivtibre ?

stipendi paragonabili alla 11 categoria.

Quanto al tipo di lavoro svolto nelle diverse categorie, sappiamo tutti come la situazione sia confusa e caotica, come lavori molto simili siano inquadrati in diverse categorie, e d'altra parte convivano nella stessa categoria lavori a qualificazione molto differente. La realtà che salta agli occhi è questa: l'inquadramento in categorie è anacronistico, non corrisponde quasi per nulla alla situazione di fatto e questo stato di confusione non giova certamente ai lavoratori.

Nessun impiegato sa che cosa gli spetta di diritto: siamo tutti nelle provvide mani della direzione. Tutto ciò che abbiamo cade dal cielo, è discrezionale, non si può pretendere in rapporto alle capacità e alle mansioni svolte; occorre fare i primi della classe, sollecitare promesse, attendere con pazienza sentendosi come esaminandi per tutto il periodo (secolare) che precede l'esaudimento dei voti.

Cosa dice l'inquadramento unico agli impiegati? Afferma certi valori professionali, cerca di non far più coincidere la I categoria con i capi ufficio, aprendo a quei lavoratori di 11 che svolgono lavori molto qualificati l'accesso alla prima categoria e togliendo il carattere di ghetto chiuso alla seconda categoria per gli uomini e alla terza per le donne. Tenta di dare a tutti l'inquadramento nella giusta categoria, e rendere più controllabili i superminimi, in rapporto a capacità e a mansioni svolte e anche di garantire a tutti una « mobilità verticale ».

Nella piattaforma contrattuale c'è la richiesta di 150 ore retribuite per tutti i lavoratori da distribuire a discrezione nell'arco di tre anni per studiare, c,ualificarsi, aggiornarsi. Questa richiesta ha un rapporto strettissimo con l'inquadramento unico. Non a caso la federmeccanica su questo punto ha detto un no secco: gli piace troppo il quadretto dei lavoratori che stanno come soprammobili nei posti assegnati a vita con la lodevole eccezione di quelli che studiano alla sera per avanzare; lodevole, finchè resta appunto una eccezione, e questa eccezionalità viene garantita dai sacrifici che bisogna sopportare.

Non si sa ancora come riusciremo a « gestire » queste 150 ore; quel che è certo è che vogliamo affermare il lavoro come attività in cui

si aumentano le conoscenze e ci si allarga la visuale; agli industriali questo secca non perchè sia dannoso alla produzione, ma perchè è dannoso alla loro politica.

Il discorso è appena iniziato, l'inquadramento unico dice agli impiegati solo queste e poche altre_ cose; sarà con la firma del contratto che inizierà il vero lavoro di applicazione e anche di costruzione. E sarà un passo avanti, piccolo ma essenziale sulla strada del controllo da parte dei lavoratori del proprio destino.

Quel soldino buttato là distrattamente nella mano dello strillone, è un proiettile consegnato al giornale della borghesia che lo scaglierà poi, al momento opportuno, contro la massa operaia.

Se gli operai si persuadessero di questa elementarissima verità imparerebbero a boicottare la stampa borghese con quella stessa compattezza e disciplina con cui la borghesia boicotta i giornali degli operai.

GRAMSCI

FIRMATO L'ACCORDO DI PACE IN VIETNAM

CON L'EROICO POPOLO VIETNAMITA HA VINTO LA PACE LA LIBERIA' E LA RAGIONE SULLA VIOLENZA PIU' CIECA E BARBARA . COSCIENTI DI QUANTO OGNI LAVORATORE DEVE ALLA RESISTENZA VIETNAMITA,SALUTIAMO CON ORGOGLIO E GIOIA GLI ACCORDI DI PACE ( E LA FINE DEI BOMBARDAMENTI ) NEL VIET-NAM

Viva il Vietnam libero !

DALLA QUINTA

quale devono essere precisati i motivi che determinano l'impossibilità medesima.

Fine della malattia.

Per data di fine malattia s'intende, a tutti gli effetti, il giorno precedente quello di riacquisto della capacità lavorativa risultante dal certificato redatti dal medico curante. All'atto della guarigione, il medico stesso rilascia il prescritto Mod. Sez. 301 già citato che il

lavoratore interessato deve aver cura di consegnare al datore di lavoro e all'I.N.A.M..

La data di riacquisto della capacità lavorativa può essere stabilita anche in sede di controllo medico disposto dall'Istituto. In tal caso il predetto Mod. Sez. 301 viene rilasciato dalla Sezione Territoriale.

Assistente Sociale

COSE CHE SUCCEbc_No iN CGE... 9 9
-
IL "Soliti ELIE CGE

DALLA PRIMA

avremmo la Il cat. super imp. e la II cat. imp.; la II cat. professionale operai e la II cat. operai.

Soprattutto dicono no alla mobilità, no alla declaratoria unica (ritenendo necessaria una distinzione fra operai e impiegati), infine hanno bisogno di anni (minimo due) per realizzare anche questo tentativo di aborto che è la loro proposta. E diciamo aborto perchè è chiaramente visibile il disegno iniquo di ingabbiare le lotte aziendali chiedendo la realizzazione del loro progetto (i 10 livelli) di semestre in semestre per il minimo di due anni, partorendo così il classico topolino dalla montagna.

Per gli altri punti della nostra piattaforma, nella verifica di quella parte che dicono di poter accettare e l'altra che può essere presa in considerazione, abbiamo una serie di posizioni del tutto negativa. Difatti per i lavoratori studenti sarebbero disponibili a pagare un giorno. precedente oli esami (nelle aziende, anche in C.G.E., ci sono accordi migliori) e sempre che i corsi abbiano correlazione con la attività dell'azienda (come se i lavoratori studenti frequentassero corsi di indossatori di alta moda). Per la mobilità e conservazione del posto non possono accogliere la richiesta se non collegata al problema dell'assenteismo (anche questo problema merita una risposta adeguata innanzitutto per la malafede e lo strumentalismo della posizione nacironale) .

E' incredibile come si Possa parlare di assenteismo quando in questo termine mettono assieme tutte le assenze: per malattia e maternità. per infortunio e militare, per i lavoratori in cassa integrazione e Permessi inniustificati per assemblee sindacali retribuite e permessi giustificati. per scioperi e Persino ner ferie. Bisogna avere delle belle facce di bronzo a non rilevare la profonda differenza che esiste. ad esemnio. fra assenza ingiustificata ed infortunio o maternità o ferie.

Altro motivo che fa riflettere viene dall'esame delle statistiche INAM che per il 1970 — ultimo (lato completo a disposizione — dicono che nella provincia di Milano, su 100 lavoratori se ne sono ammalati 58 mentre erano 72 nel 1969 e 75 nel 1968. Quindi nessun aumento ma una concreta riduzione anche se nel 1970 recepiva già

qualche miglioria contrattuale.

E' vero però che nel 1970 sono aumentati gli infortuni e le malattie professionali: ma è colpa del lavoratore se in fabbrica ci si ammala di silicosi, artrosi, nevrosi, o altre malattie che fanno del lavoratore una vittima di un lavoro mal organizzato e nocivo. Ma avendo espresso con chiarezza la nostra posizione invitando i padroni a rimuovere le cause di nocività in fabbrica e a verificare e dimostrare i dati, non mettendo assieme tutte le assenze etichettandole per proprio uso e consumo, non trovando a questo punto alcuna sensibilità a discutere le nostre proposte; crediamo che l'innesco continuo della cartuccia stonata dell'assenteismo sia una accusa tanto gratuita e volgare che qualifica da sola chi la pronuncia.

Andando avanti nelle risposte padronali abbiamo ancora: nessuna disponibilità per il registro dati ambientali e per il libretto sanitario e di rischi. Per la mensilizzazione, disponibili solo se inteso come fatto amministrativo. Per le trasferte non hanno ancora capito e non hanno idee.

Chiedono i tre turni e lo scorrimento nell'arco della settimana della seconda giornata libera cioè il sabato.

Infine « dulcis in fundo » per le festività, propongono di sdoppiarle perchè ci sarebbero le festività di valore che non toccano e quelle di valore affievolito che invece possono servire per accontentare la nostra richiesta di più giorni di ferie (che generosità!).

Crediamo abbastanza chiaro per tutti che esplicita e negativa è stata la nostra risposta. Perciò compagne e compagni, per la conquista del contratto dei metalmeccanici e non un contratto qualsiasi. dobbiamo essere pronti alla lotta seria e cosciente, dura ma responsabile e disciplinata per far pagare sempre più ai padroni la loro ottusa resistenza.

La controparte padronale è forte, il governo oggi non fa altro che il megafono delle posizioni retrive dei padroni.

Ecco perchè, come sempre. dobbiamo generalizzare lo sciopero articola'o e l'inventiva operaia (che è sempre fertile), sono questi giorni impegnativi per tutti i lavoratori; il 12 gennaio è stata una grande giornata per il rilancio della nostra battaglia per il contratto e per le riforme sociali (casa, trasporti, scuola, riforma sanitaria, prezzi sempre più alti), che sono conquiste tanto e più importanti del solo contratto.

MA i SINOIrCd4T1 NON Si SONO IN•44NAT i A RA S PerrARe c-Li mo &I Li" ?
IL PADRONATO METALMECCANICO HA
LE
TATIVE PER IL
.
UNITI PER FARE UNA GRANDE MANIFESTAZIONE IL 9.2.1973 A ROMA E PER BATTERE l'INTRANSIGENZA PADRONALE .
ROTTO
TRAT-
CONTRATTO
MOBILITIAMOCI TUTTI

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