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CGE sindacale9

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C• g al sindacale

a cura del consiglio unitario di fabbrica gennaio 1973

Uniti per il Contratto e le riforme I metalmeccanici sono duramente impegnati in una lunga lotta per la conquista del contratto. Anzi in diverse aziende (Geloso, Superbox, G.B.M., ecc.) la realtà è ben più drammatica, perchè è in discussione il diritto e la conservazione del posto di lavoro. Dopo oltre due mesi di sciopero la trattativa ristagna, il grande padronato è chiuso nella sua intransigenza, forte degli appoggi oscuri o palesi che la realtà politica gli consente. La grande stampa « cosiddetta di informazione» e la mamma TV, continuano o a tacere delle nostre richieste o a travisarle di Proposito per farci apparire chissà quali furbastri approfittatori e distruttori dell'economia nazionale che vogliono tutto e subito. La nostra posizione è ben diversa; ci siamo prefissi una piattaforma contrattuale seria e ponderata che raccoglie (ancora in parte per vari punti!) aspirazioni profonde di tutta la categoria. Quando diciamo con forza che vogliamo realizzare l'inquadramento unico, non siamo animati da nessun proposito punitivo nei confronti sia pur di un solo lavoratore impiegato, al più è il padrone che li ha già dequalificati e che certamente non li tratta affatto meglio e diversamente dai lavoratori opera;. Ci interessa l'inquadramento in una unica scala parametrale di 5 livelli professionali con nuove declaratorie uniche per impiegati, operai e categorie speciali; con riferimento esplicito a criteri di professionaliz-

zazione e di mobilità basati sulla esperienza di lavoro, rotazione, ricomposizione ed arricchimento delle mansioni (altro che parcellizzazione del lavoro...) e sulla formazione professionale. In poche parole siamo fermamente intenzionati a ribaltare l'attuale visione padronale che ha posto « il proprio interesse e profitto » al centro inamovibile dell'organizzazione aziendale, per cominciare a por mente finalmente all'uomo ed ai suoi problemi che abbia o no il colletto bianco; per accrescerne le capacità professionali e non ridursi ad ingranaggio alienante e frustrato di una potente macchina che lo distrugge ogni giorno in fabbrica. L'elemento di giustizia e di rottura che noi coscienti poniamo, crediamo sia un fatto positivo ed innovatore per costringere le aziende a rinnovarsi tecnologicamente eliminando lo sfruttamento dei lavoratori (già c'è una riorganizzazione padronale, ma intesa solo sulla pel-

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le dei lavoratori: Rex, Fiat, Montedison ecc. che han chiesto migliaia di licenziamenti; solo la Rex ne chiede 2500... ecco la loro riorganizzazione!). I padroni questo han capito bene e perciò lo scontro è aspro e si ferma soprattutto alla discussione sull'inquadramento unico. Vorrebbero d'altronde che noi preso atto del loro sforzo per capire il significato innovatore della nostra proposta (dicono una con: quista degli anni settanta!), stessimo buoni buoni ad aspettare « perchè anche loro vogliono avviarsi su questa strada ». Ma attenzione! avviarsi non vuol dire che già camminano. Per ora accontentiamoci che han vinto l'inerzia dell'avvio, lo slittamento dell'innovazione è segno di prudenza, è una pausa ragionata di riflessione ». Cari compagni vedete bene che in fatto di parole e formule i padroni non sono affatto rigidi, anzi..., il guaio è che noi vogliamo i fatti. Nel frattempo ci sottopongono una loro proposta, sottolineando che è il massimo sforzo, che anzi il « cestello » è ormai vuoto e non hanno altre carte da giocare. In pratica ripropongono il vecchio assetto categoriale in 10 livelli con qualche insignificante intreccio (la IV con la V operai, la IV impiegati con la III operai...) ma contemporaneamente chiedono 2 nuove categorie da realizzarsi sdoppiando la II impiegati e la II operai, così CONTINUA IN ULTIMA


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