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Meccanico8

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meccanico

GIORNALE UNITARIO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA D ELLA INNSE-MILANO

Il

giornalino può essere un valido strumento

Per un nuovo modo di fare informazione

I commenti all'uscita del n° 1 del giornalino sono stati molti e i più diversi: perplessità, entusiasmo, scetticismo, dubbi, ecc. Vorremmo qui di seguito spie gare perché riteniamo che il giornalino di fabbrica abbia una sua funzione precisa e necessaria.

Noi siamo abituati ad un certo tipo di informazione "diciamo tradizionale" che non ci aiuta a pensare ed a crescere; informazione basata su due capi saldi che noi vorremmo, con questo giornalino e con un modo di verso di lavorare, comincia re ad intaccare sia pure nel nostro piccolo:

1 - l'informazione tradizionale e a senso unico.

I ruoli sono precisi e ben distinti: da una parte c'é chi produce l'informazione e cioé i giornali , la televi sione ecc, dall'altra parte chi riceve le informazioni il così detto pubblico, che non ha alcun potere su chi produce se non di smettere di comperare il tal giornale, oppure di cambiare cana le o di spegnere la televisione. Così gli unici dati di ritorno a chi fa l'infor mazione sono i cosidetti "indici di gradimento" o le "tirature".

Il pubblico non ha molte alternative: potrà comperare il giornale o scegliere il canale in cui più si riconosce ma niente di più. Non può nulla o quasi per incidere sull'informazione. Questo ha abituato il pubblico ad essere passivo, a subire l'informazione, a sen tirsi impotente ed isolato.

2 - L'informazione tradizionale é fatta da un insieme di "opinioni", magari commissionate su misura. Chi fa l'informazione sono poche persone "i giornalisti, quasi sempre isolate dalla realtà sociale di cui scrivono.

Questo fa si che essi più che i fatti esprimano la loro opinione sui fatti senza troppo analizzarli, limitandosi ad esporre gli aspetti più appariscenti e conclusivi e senza soffermarsi sulle cause che li hanno determinati. Chi invece ha effettivamente determinato il fatto quasi sempre é escluso dal processo di produzione dell'informazione.

Le opinioni di pochi però so no diffuse ad alte tirature o ad alti indici di ascolto, diventando così, poiché il pubblico non può decidere nulla, "l'opinione pubblica".

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A titolo di esempio si può qua citare il problema dell'assenteismo, di cui abbiamo visto discutere alla televisione gli operai dell'Al fa Romeo con Giorgio Bocca: a questo che rispondeva che la sua era una semplice opinione e che come tale andava presa, un delegato dell'Alfa rispondeva incazzato che della sua opinione venivano però fatte 100.000 copie ed invece delle opinioni degli operai nessuno si curara, nessuno scriveva nemmeno una riga.

Come possiamo noi invece muoverci con il nostro giornalino di fabbrica per non incorrere negli stessi limiti dell'informazione tradizionale?

1 - il giornalino non può essere appannaggio di Dochi. Se a scrivere sono sempre i soliti (la redazione, il C.d.F., i compagni più politicizzati) facciamo anche noi una informazione a

AL LAVORO PER GESTIRE L'ACCORDO POLITICA DI SETTORE

LA SALUTE NON SI VENDE, SI REGALA

ANCHE L'INNSE NELL'ACCORDO UNIDAL

LA LEGGE SULLA PARITA' UOMO—DONNA

PER UNA LEDICINA PREVENTIVA

CRIMINALITA' GIOVANILE TRUCIOLI (a cura di UP il sovversivo)

NUOVA SERIE n. 2
'78
marzo
in questo numero : ìl

senso unico°, da una parte cioé ci mettiamo noi che scriviamo, dall'altra mettia mo voi che leggete, senza interscambi.

Verissimo che noi,al contrario dei giornalisti, siamo calati nella realtà di cui scriviamo, realtà che possia mo verificare giorno per giorno.

Verissimo che ad ogni articolo si hanno delle reazioni in fabbrica che senz'altro vanno ad incidere su chi scrive. Ma anche questo da solo non basta.

2 - Il giornalino non deve contenere solo delle opinioni, bensì fatti, studi, analisi ben precise.

Questo 6 molto importante perché fa si che produzione di notizie significhi anche scoprire tutta una parte della realtà che ancora non si conosce come ai dovrebbe.

Il lavoro per analizzare, per comprendere, per approfondire questa realtà al fine di trasformarla é assolutamente essenziale. Solo così si ha una continua e reale verifica delle nostre ipotesi, della nostra linea politica, del nostro stesso modo di pensare.

Questo deve anche essere un metodo di vita: le opinioni di una persona valgono poco o nulla se non

gono poco Q nulla se non sono suffragate dai fatti, dalla ricerca e dalla verifica continua.

E' quindi importante che nel giornalino non venga dato spazio solo al risultato finale di un lavoro, ma anche il metodo con cui si é arrivati al risultato (all'opinione).

Senza contare che un metodo corretto di operare é applicabile a qualsiasi realtà.

3 - Le analisi, gli studi, i lavori e quindi gli articoli stessi devono essere di gruppo.

Questa é una diretta conseguenza dei due punti pe cedenti: i buoni scrittori a noi non servono; a noi serve che sempre più persone analizzino la real tà, che discutano su di lo ro, che verifichino le loro opinioni, che si diano da fare per incidere sulla realtà stessa.

L'obiettivo é quello di al largare la base produttiva dell'informazione. Il giornalino avrebbe la fun zione di far conoscere le esperienze fatte: dall'interno delle fabbriche e tra le fabbriche. Invieremo le copie più significative anche ai giornali, per far conoscere effettivamete la nostra fabbrica, così che quando se ne parla lo si faccia con competenza

4 - Il giornalino deve ariche fare da stimolo a lavorare.

Esso deve da un lato riportare e dall'altro suscitare esigenze perché su di esse si lavori.

Un errore del sindacato nella nostra fabbrica é stato quello di far poco discutere la gente, di non elaborare qualche cosa di proprio, di autonomo. Il giornalino può essere uno strumento per far sentire l'esigenza di lavorare!

Le cose comunicate sono un poco il nostro discorso programmatico, i nostri obiettivi. Naturalmente la strada da percorrere é ancora tanta ed é quindi necessario non cadere nella demagogia ed invece darsi delle scaden ze precise con le necessarie verifiche: il primo obiettivo che ci poniamo é quello di fare da stimolo e da portavoce delle comunicazioni di lavoro del consiglio di fabbrica, questo per il fatto che sono per ora l'unico strumento, ancora da perfezionare, che il C.d.F. ed i lavoratori hanno per analizzare, verificare la realtà che ci circonda al fine di incidere effettivamente. Una prima verifica sarà il consiglio di fabbrica a cui porteremo questa posizione, affinché vengano discusse fino in fondo e così che dalla discussione escano idee che siano patrimonio per tutti.

AL LAVORO PER GESTIRE L' ACCORDO

Come commissione organizzazione del lavoro riteniamo indispensabile che l'azione del C. di F. compia un salto di quali tà nel modo di rapportarsi ai lavoratori e nei contenuti di dare alle "battaglie" sindacali (ai vari livelli di conflit tualità),I1 nostro C.di F. deve acqui sire la capacità di formulare delle proposte complessive che impongono un nuovo mo do di lavorare da parte di tut ti i delegati (e non soltanto di una parte di essi).E' tener do presente questo principio che come commissione organizza zione del lavoro ci siamo po7sti l'obbiettivo di appropriarci della conoscienza globale del ciclo produttivo e paralle lamente delle scelte compiute (e che si vogliono compiere) dalla direzione aziendaleallo interno del mercato nel quale è"inserita".Quindi,da un lato, vogliamo riuscire a cambiare i criteri attraverso i quali si determinano la crescita Pr°2essionale,facendo sì che gli umici criteri da seguire Per determinare. là professionalktà siano la verifica del- la funzionalità del gruppo di lavoro ed il parere del gru Ppo stesso sul livello di Professionalità raggiunta dai sin oli com onenti.

questioni senza chiarezza di finalità della produzione e dei profitti dell'azienda.

zione aziendale a partire dal momento della costituzione dell'azienda ad oggi.La finalità di questo lavoro è quella , di consentire l'individuazione dei "fenomeni significativi" della storia dell'IUNSE.

Questa impostazione eliminee rebbe la discrezionalità (quando non addirittura lo arbitrio) del dirigente o della direzione nella concessione di passaggi di categoria dietro i quali spesso mancano i contenuti professionali. Inoltre si consentirebbe al gruppo di esprimere un giudizio obbiettivo sulla professionalità di ognuno con conseguente benficio della qualità e quantità della produzione ed economicità perl'azienda.Certo non vogliamo discutere queste

Al contrario riteniamo fondamentale che l'azienda faccia chiaro riferimento alla programrnazzione economica nazionale (ci pare molto significativo a tal proposito la scelta fatta dal sindacato con l'ormai famoso documento) e che il"profitto" venga finalizzato ad investimenti in coerehza con le linee di sviluppo della programmazione anzidetta.Una volta arrivati alla formulazione di proposte con le finalità già delineate sopra i risultati dipenderanno esclusivamente dalla nostra capacità dirigente a livello di fabbrica (e quando parliamo di capacità dirigente intenditi mo fare riferimento alla capacità dirigente di tutti i lavoratori e non di un'ente). Una condizione essenziale per porci come classe dirigente in 'fabbrica è perciò quella di non 'trattare questioni fondamentali a livello di slogan ma con orga nicità e concretezza che presup pongono uno studio approfondito ed una capacità d'analisi e di sintesi non solo formali'. Per questo come commissione or ganizzazione del lavoro e'riè • istrutturazione ci siamo dati un metodo funzionale di lavoro che consente di verificare igiorno per giorno il lavoro svolto,le carenze di informzio ne Bl'esigenza di rinnovare con maggior forza l'impegno. All'interno della commissione (composta di sei delegati) si è operata una divisione formando due gruppi di lavoro con compiti ben definiti. Il primo gruppo si stà occupando dell'elaborazione di una prima serie di tabelle che consentiranno da un punto di vista " statistico " ila ricostruzione della situa-

'Come compendio a questo lavoro il secondo gruppo stà realizzando un questionario con particolare attenzione alla situazione attuale dell'azien,Ida (organizzazione del lavoro dei gruppi omogenei;che tipo di informazioni e che livello di collaborazione esiste tra i diversi uffici tecnici e tra questi e "l'officina" etc. Per quest'ultimo lavoro sarà indispensabile un contributo di tutti i lavoratori ed in primo luogo di tutti i delegati,se vogliamo approdare a dei risultati concreti.

In paricolare questo secondo gruppo di lavoro si occupa del coordinamento impiantistico (i risultati di questi saranno archiviati e messi a disposizione di tutti i lavoratori) dei rapporti bilaterali con le aziende a P.P.S'.S. del settore in cui opera la nostra azienda,dei coordinamenti MI! BS per questioni inerenti l'or ganizzazione del lavoro'.

f*e

Inoltre all'interno delle azien de pubbliche del settore impian tistica si sono idendificate Al cune esperienze nuove,alternative in tema di organizzazione del lavora.SÙ ciò abbiamo avuto un'incontro a Genova con il C.di P. dell'Italimpianti.

In questa azienda si và delineando infatti un tipo di organizzazione del lavoro del tutto alternativo.Da questo incontro abbiamo ricavato una breve rei lazione che sintetizza i conte, nuti dello stesso incontro. La "relazione" è a disposizione di tutti i lavoratori. aggaromminis

DAL C. d. F. . . . pag. 3

ICk

Quanti fossero interessati possono chiederne una copia

.Questo è in sintesi quello che va maturando (tenendo presente che siamo solo al l'inizio) dal lavoro svolto dalla commissione giorno dopo giorna.Il motivo che ci ha in dotto a scrivere questo artico lo deriva da un principio fon damentale al quale facciamo ri ferimento:tutto il lavoro svol to dal C.di P. e quindi anche dalle commissioni deve diventa re patrimonio di tutti i lavoratori;la"classe dirigente" é il risultato di una maturazio ne di tutti i lavoratori e non di un'élite.

Proprio per questo riteniamo opportuno che ogni delegato renda conto (della "delega" affidatagli) al proprio gruppo e che il gruppo a sua volta solleciti l'impegno del proprio delegato partecipando attivamen te ai dibattiti alle assemblee ed a tutti i momenti decisiona li dell'attività sindacale in fabbrica.Questa è secondo noi la condi. ione essenziale perchè si possano conseguire risul tati ambiziosi come sono quelli da noi posti col presente arti colo.Certo quanto abbiamo detto non costituisce una riposta di quesiti "più importanti" posti dai due lworatori con l'articolo pubblicato nel lo scorso numero:"illusione o realtà di una conquista".

Siamo convinti però di aver posto le premesse per poter daredelle concrete risposte ai due lavoratori.E cogliamo l'occasione per sollecitare sempre più interventi diret ti di lavoratori su "questio ni importanti".

dal Iag000

Politica di settore

La valutazione realizzata nelle esperienze concrete degli ultimi anni e maturata nel lavoro del coor dinamento impiantistica, fa rilevare come gli ostacoli che si contrappongono ad un effettivo decollo del settore (ed in particolare del settore impiantistica delle P.P.S.S.) dipendono in gran parte da una concezione degli investimenti che ha privilegiato la acquisizione di tecnologie straniere. Queste scelte hanno comportato lo svuotamento di larga parte dell'attività di ricerca, l'insorgere di difficoltà nelle fabbriche più specializzate la cui autonomia tecnologica poten ziale è stata sempre sacrificata, il deterioramento progressivo delle aziende non dotate di scelte produttive definite;la riduzione di molte attività del settore impiantistica ad un ruolo prevalente di commercializzazione di tecnologia altrui.

In sintesi si può dire che le P. P.S.S. non hanno assolto e non assolvono a quella funzione assegnatagli (almeno formalmente) da chi compie le scelte a livello governativo.

L'attrezzatura esistente (nelle P. P. S.S. )potrebbe avere secondo me,un ruolo trainante, anche nei confronti di molte aziende private.Al contrario però, le aziende pubbliche del settore seguono una strategia che ha determi nato e determina lo svilimento delle attività di progettazione e riduce a puro spreco le spese di ricerca, favorendo la subordinazione tecnologica a società straniere.

La situazione descritta è evidentemente in contrasto con la frequente dichiarata capacità dell'I.R.I. di esportare impianti.Nessun paese stra niero è disposto ad acquistare tecnologia italiana se questa non è considerata degna di sperimentazione e utilizzazione da parte delle industrie nazionali. Per questo l'impiantistica finisce col vendere all'estero prevalentemente servizi.Que / ste gravissime responsabilità delle P.P.S.S. sono state spesso oggetto di denuncia e

insieme di iniziative da parte dei lavoratori interessati. In tutte le fabbriche si sono aperte lotte molto dure per nuovi investimenti, per la difesa dello sviluppo dei livelli di occupazione, per scelte pro ve serie ed un controllo -.tivo del decentramento, per il potenziamento dell'imoei'no nella ricerca e nella pro get.azione.I risultati acquisiti soffrono però, dei paurosi limiti impliciti nella linea sulla quale si muove il padrone.Si è riusciti ad evitare il peggio sino ad oggi, ma non a determina re un effettivo rovesciamento delle tendenze.I limiti entro cui si sono mosse le lotte ed entro cui si è ridotto il confron to, hanno alcune cause identificabili con chiarezza:il relativo isolamento delle singole lotte aziendali, l'isolamento del settore dal resto del movimento, l'insufficiente presa di coscienza e conoscienza da parte del sindacato.In tutta l'asse dell'iniziativa rivolta verso le P.P.S.S.in questi anni, per modificare i loro indirizzi, il settore dell'impiantistica non ha giocato un ruo lo importante, sia per l'assenza di grandi fabbriche che fossero trainanti, sia per l'assenza di una giusta valutazione delle quei stioni che si ponevano.

Per questo si deve passare ad una costruzione di stabili coordinamenti categoriali, in uno stretto collegamento con le stro.1 ture organizzative dei principali settori utilizzatori.

Per questo si è sentita l'esigenza di un primo confronto allargato con tutte le forze politiche e sociali interessate attraverso un convegno nazionale dell'impiantistica che si dovrà effettua re al più presto.

TRIBUNA APERTA
IER

La salute non si vende, si regala i

Ho fatto un sogno,o meglio ho avuto un incubo:vedevo un enorme casermone di tolla dove centinaia di persone si agitava no, correvano,lavoravano e ogni ora all'urlo della sirena un operaio moriva sfracellato sotto un gancio di gru,oppure squarciato da una pialla, oppure asfissiato da una nube di gas, oppure arso vivo come una torcia;opPure con la frequenza di pochi secondi mani, braccia, occhi, tibie, femori, costole stritolate, consumate, ustionate, gonfie di Pustole e verruche da acque c himiche, vernici al benzolo,toluolo, xitolo, nitro, acidi, venivano gettate in una sacca di rifiuti con la scritta:LA SALUTE SI REGALA.- A chi! ?E poi in una stanza gente con cravatta che rideva e contava le ulc ere, i turnori polmonari, i cancri al fegato, le emorragie cerebrali, alla vesci ca, i collassi cardiaci, gli esaurimenti nervosi, gli aborti 'natura li".Questi con cravatta bollavano tutto con due timbri:

RIDOTTE CAPACITA' LAVORATIVE" e "ASSENTEISTA"; piangevano solo nel vedere che al diminuire degli infortuni e del le malattie corrispondeva una diminuzione dei ritmi ed un aumento delle spese di prevenzione. C omunque una volta contati i malati e bollati con uno dei 2 timbri, venivano stilati degli elenchi per e marginati e fissata la destinazione in altro capannone di tolla, ma questo senza rumore o puzze particolarmente pericolose;era il purgatorio delle anime che non

avevano il 100%delle capacità PRODUTTIVE:i buoni a nulla.

PER FORTUNA MI SONO SVEGLIATO!In realtà i numeri dimostrano che la situazione è ancor più drammatica:18 morti di lavoro, 3600 infortuni da menomazione definitiva, all'anno ?No:al giorno ! I tumori (27%) e le malattie al sistema cardiocircolatorio (35%) hanno raggiunto il 62% della responsabilità nelle morti della popolazione. Questo dato non dice nulla se non si raffronta ad un periodo preciso. Infatti i dati sopracitati si riferiscono al biennio '71 /'72.Se ci rirefiamo ad un biennio di quarant'an ni fa (es.'3 2 / 1 34)scopriamc che le malattie anzidette avevano rispettivamente il 6, 3% ed il 14, 1%, cioè il 20, 4% di responsabilità nella mor te della popolazione.

Che la razza si sia indebolita?Che il servizio sanitario al tempo del duce fosse eccelso nella prevenzione dei tumori e dei collassi?

Che l'industrializzazione forzata nei tempi e nella qualità (l'edilizia, la siderurgica, la petrolchimica, la meccanica pesante) abbia deformato a tal punto strutture e modi di lavorare?

Non diciamo poi che possediamo la struttura sanitaria e mutualistica più numerosa e più costosa che in altri paesi e comunque più inefficiente che altrove. Per irrazionalità?

Non solo. Fin dalle università si insegna al futuro medico ad intervenire solo nella cura delle malattie.

Ma servirebbe avere una struttura sanitaria meglio attrezzata e con una quantità infinita di specialisti se la fonte di queste malattie è ine-

LO STATUTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI

Norme sulla tutela della libertà e dignità del lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento.

(Legge 20 maggio 1970, n. 300 - G. U. n. 131 del 27-5-1970)

Art. 9 - (Tutela della salute e dell'integrità fisica) - I lavoratori, mediante loro rappresentanze, 'hanno diritto dl contrcllare l'ap,plicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, la elaborazione e l'attuazione di tutte le misure Idonee a tutelare la loro salute e la loro Integrità fisica.

sauribile ?Pensiamo all'Innocenti Santeustacchio. Ha tutto ciò che ci vuole per garantire una decina di tumori ai polmoni o alle vie respiratorie (carpenteria e fonderia); asme bronchiali, reumatismo, artriti, infortuni di varia natura, (organizzazione officina, spazi, microclima invernale ed estivo)allienazione psichica (uffici tecnici ed amministrativi). Uno dei tanti dati:45 lavoratori della carpenteria (39%)hanno manifestato un trauma acustico iniziale, 16 un trauma acustico avanzato, 9 ipoacusia da rumore di grado lieve; continuano a lavorare in reparto aspettando da due anni (da quando è intervenuto lo SMAL) che la Direzione attui quei minimi provvedimen ti atti a diminuire il rumore.Molti sono sui 20 anni di anzianità;forse la Direzione aspetta che si pensionino?

Come respirano nel frattempo i lavoratori della carpenteria?Il 39% ha la bronchite cronica ed in più c'è il 5, 8% -cioè 7 operai con bronco pneumopatia cronica ostruttiva con grave impegno funzionale. Che siano le sigarette?Ed i verniciatori?Respi rano trielina? E i sabbiatori mangia no palline di acciaio ?Ma un pò di ghisa nei polmoni cosa fa ?Alle rettifiche mi diceva un operaio che "la doccia in acqua chimica è più efficace con la polvere di smeriglio"; alla tracciatura son felici quando usano la vernice alla nitro e lavano i tovaglioli con petrolio;lo stabilimento si può degnamente chiamare il "palazzo d'inverno", qualche dito sot to la pialla non fa mai male;se si fa i pendolari (70%) il sonno e la familia valgono quanto per chi fa i turni vale il mangiare:un qualcosa da sbri gare in fretta.

Bene!La cosa è seria:prima di questo mese ci sarà un primo incontro tra direzione e commissione ambiente. Dovremo far scena muta?Dovremo chiedere qualcosa di generico?

O dobbiamo arrivare con la massima quantità di dati possibili;con un programma nostro e discusso con i gruppi omogenei, con obiettivi precisi e la voglia di cambiare?

G.S. del Comitato Ambiente.

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ANCHE L' INNSE NELL' ACCORDO UNIDAL

"L'accordo è il massimo che si poteva conquistare dopo tre anni di lotte e 600 ore di scioperi".

Queste sono le prime parole che i compagni Merru e Franzosi del C.d.f. dell'Unidal di Viale Corsica ci dicono.

"Purtroppo non siamo riusciti a far passare le proposte che da anni ormai andavamo via via elaborando come C.d.F.".

"Infatti, aggiunge il compagno Merru, la nostra storia inizia molto tempo fa, quando la SME (Società Meridionale Finanziaria) diventa co-proprietaria della Motta (nel 1965) e dell'Alemagna (nel 1969/70). La SME promuove una politica di espansione indiscriminata, anche costruendo aziende operanti in settori già coperti e creando così deficit su deficit, con evidente spreco di denaro pubblico".

Continuando a fare la cronistoria della vicenda Unidal, il compagno Merru sottolinea come "Anche allora le scelte fatte principalmente dalla SME non venivano operate sulla base di un programma che tenesse fermo il principio dell'efficienza e dell'accumulazione finalizzata alla creazione di nuova occupazione, come oggi si rende indispensabile. Le uniche cose che la gestione dell'Unidal è riuscita ad accumulare sono i debiti e la disoccupazione. Vi è un fatto che desidero sottolineare, poichè risulterà molto importante altre che singolare:

L'Azienda nel 1974 promuove una campagna di assunzioni indiscriminata, assumento 600 dei 1.800 lavoratori stagionali (300 aMilano e 300 a Ferrentino in proVincia di Frosinone) senza però realizzare quanto concordato e cioè lo svolgimento di quelle attività integrative che avrebbero dato un senso alle assunzioni, rendendo continuo il ciclo produttivo, eliminando così le interruzioni stagionali nella lavorazione, che si erano rese consuete allo schema produttivo fin lì adottato.

Per analogia, come non ricordare la stessa strada seguita dal-

la ex Leyland: anche qui assunzioni in massa, programmi fantastici mai pubblicati e fallimento dopo poco tempo. Tanto, c'è mamma Stato che paga col denaro della collettività".

Sulla politica del settore agroalimentare, il compagno Merru ammette che è stato commesso un errore di valutazione: "Anche noi ci siamo illusi di cambiare la politica del settore agroalimentare, sino al momento della crisi. La nostra convinzione derivava dal fatto che in tale settore rappresentavamo la punta di diamante del movimento ope raio, illudendoci sul fatto che si potesse far cambiare la politica arretrata del settore".

Alla domanda sé corrispondessero al vero le voci secondo le quali la mancata consegna dei pacchi natalizi dello scorso mese di dicembre - prenotati per lo più da industriali grossi, piccoli e medi - fosse conseguenza del tipo di lotta seguito dai lavoratori dell'Unidal, i compagni Franzosi e Merru ci descrivono chiaramente come sono andate le cose: "L'addossamento di tutte le col pe ai lavoratori si costruisce gradatamente con una logica tipicamente padronale. I dirigenti della SME-Unidal hanno incominciato col non rispettare gli impegni da loro assunti (si erano concordati 50 miliardi per razionalizzare la produzione e la distribuzione, la quale ultima era rimasta estremamente carente) e si è continuato col sabotare le forniture.

In un'azienda dalle proporzioni della ex Motta di Viale Car sica spesso bisognava ricorrere ad acquisti diretti di materie prime,, tanto che in alcuni casi il direttore ha dovuto tirar fuori i soldi di tasca propria. Addirittura i lavoratori dell'Unidal di Segrate hanno dovuto fare delle collette per comprare burro, farina ed altri ingredienti le cui scorte erano esaurite. E tutto questo per non interrompere la produzione" In merito alle mancate consegne natalizie il compagno Franzosi

sottolinea che "La produzione negli stabilimenti è stata interrotta solo il 27/12/77 e la attività nei negozi il giorno dopo. Per quelle date le consegne dei pacchi natalizi dovevano essere già avvenute da almeno un mese. Se ciò non è succes so, va cercata altrove la respori sabilità di questa negligenza e Is'n va certo addossata ai laatorir.

Sull'accordo siglato il 23/1/78 a Roma, i due compagni, che sy.lzono la loro attività in Viale Corsica e conoscono bene quella situazione, chiariscono i motivi del dissenso verificatosi in una parte dei lavoratori della ex Motta.

Nelle altre fabbriche l'accordo è stato approvato all'unanimità Merru spiega che "E' da un pò di tempo che la direzione azieu dale di Viale Corsica cerca di dimostrare l'ingovernabilità dell'azienda ed in parte ci è riuscita. Ha iniziato col sabotare le forniture ed ha condotto una politica di spostamenti del personale molto "sottile". Si sono introdotte così frange di lavoratori estremisti, contro il sindacato per principio e per partito preso, con la mi' ra esclusiva di sabotare ogni iniziativa del movimento operaio. Non a caso la strategia padronale ha avuto il suo momento più alto con l'incendio dello stabilimento, il quale hs subìto danni per parecchi miliardi. Ecco, tutti questi ele' menti hanno contribuito a far fallire il rinnovamento e la riconversione produttiva".

Risulta chiaro perchè dopo tre anni di dure lotte ed un fardello pesante fatto di 600 ore di sciopero, si è accettato un accordo definito dai due compa' gni il meno peggio, ma anche una buona base su cui partire. In sintesi, i compagni ci descrivono i punti fondamentali dell'accordo commentando ora gli aspetti positivi, ora gli aspetti più ambigui e pericolo' si dell'accordo stesso.

Franzosi, ad esempio, sottolí'

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nea che lo stabilimento di Viale Corsica, dove è previsto l'impiego di 1.147 lavoratori, non può avere futuro se non si creano attività produttive integrative, al fine di diminuire le spese generali per unità di prodotto.

Nell'accordo è compreso l'insediamento di nuovi impianti: nel Mezzogiorno (impianto di surgelati orto-frutticoli con 250 addetti - centro ricerca agro-industriale con 150 addetti - settore distributivosupermercati con 1.400 addetti), Inoltre, sono previste nuove iniziative nel settore distributivo al Nord con 500 addetti. Questi impegni sono ancora tutti da definire.

E' altresì programmata una ristrutturazione occupazionale delle aziende esistenti, nei seguenti termini: lo stabilimento di Cornaredo passa da 1.461 a 1.294 addetti, con una esuberanza di 167 lavoratori; Viale Corsica da 2.286 a 1.147 con un'esuberanza di 1.139, di cui cento saranno gradualmente riassorbiti; Via Silva (ex Alemagna) dagli attuali 606 dipendenti passa a 400 con un laido di 206; il Centro Dir. sP• da 1.107 passa a 584 con una eccedenza di 523 lavoratori 1 totale dei lavoratori da reintegrare attraverso l'accordo sulla mobilità sono, quindi, 2.035.

Su questo punto, pur non essendo ottimisti, i due compagni sottolineano che il rispetto del reintegro dei 2.035 lavoratori nel ciclo produttivo di altre aziende sarà il momento di verifica di un punto importante della strategia sindacale "E questo", dice Merru, "non perchè ci aspettiamo contropartire immediate dal padronato, ma perchè siamo convinti che bisognerà imporre tali contropartite attraverso la lotta, facendo così rispettare gli accordi siglati da tutte quelle aziende pubbliche e private che si sono assunte l'impegno di integrare i lavoratori esuberanti. Per questo - perchè la mobilità da posto di lavoro a Posto di lavoro sia un dato reale - è indispensabile che tutte le aziende pubbliche, che

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già ufficialmente attraverso il governo si sono assunte questo impegno, lo rispettino attraverso la mobilitazione dei rispettivi C.d.F. . Certo le caratteristiche dei nostri organici non facilitano questo compito, però non accetteremo strumentalizzazioni di questo tipo per giustificare mancate assunzioni. Ad esempio da noi ci sono carrellisti, manutentori ecc, che possono essere assunti da aziende come, per esempio, la vostra (la INNSE infatti è tra le aziende pubbliche che si sono assunte l'impegno di assorbire una parte dei lavoratori dell'Unidal).

I due compagni, concludendo la

discussione, ci tengono a sottolineare una questione che per tutti i lavoratori dell'Unidal è essenziale: "Noi vogliamo restare nella sfera della produzione perchè sappiamo quanto dura è la condizione delle migliaia di compagni che oramai da anni sono in cassa integrazione. Per noi lavorare vuol dire vivere e far vivere le nostre famiglie. Un contributo che non è soltanto di solidarietà di classe, può e deve venire da quei compagni che lavorano nelle aziende che si sono assunte precisi impegni (come l'INNSE) facendoli rispettare alle proprie direzioni aziendali".

NESSUNO PENSI DI POTER5I ESTRANIARE DALLO SFORZO COMUNE PER USCIRE DALLA CRISI. -1-1)-(TI DEVONO COLLABORARE! PRIMO DOVERE, PAGARE LE TAs‘2E!
(SECONDO POVERE,2 ON L'ABBIAMO RINUNCIARE AL SUPERFLUO! MAI AVUTO,!... TERZO DOVERE, LAVORARE DI PlUs!
NOI
ABBIAMO SEMPRE PAGATE
SIAMO STATI LICENZIATI !
LAVORATORI LE
!
S 3 . Ba .

Vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso La legge sulla parità uomo - donna

E' stato pubblicato sulla Gazzet ta Ufficiale del 17.12.77 il ti: sto della legge 9.12.77 N. 903 (entrata quindi in vigore il 18 dicembre 77), contenente:

"PARITÀ' DI TRATTAMENTO TRA UOMI NI E DONNE IN MATERIA DI LAVORO"'

Indichiamo qui di seguito il contenuto delle norme di maggior ri lievo contenute nel provvedimento legislativo, riservandoci un esa me più approfondito in altra sede.

PARITÀ' DI TRATTAMENTO TRA LAVORATRICI E LAVORATORI NELL'AVVIAMENTO AL LAVORO E NELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE

L'art. 1 della legge "vieta" qual siasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l'acces so al lavoro, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qua lunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale. In particolare devono considerarsi vietate tutte le iniziative delle imprese tendenti a porre il sesso maschile o femminile come i»equisi to per l'assunzione, sia attraver so inserzioni sui giornali o altre forme di pubblicità, sia attraver so meccanismi di selezione o preselezione dei lavoratori da assumere.

Inoltre gli Uffici di Collocamento dovranno avviare al lavoro indifferentemente uomini e donne a qual siasi posto di lavoro senza attri buire alcun valore al fatto che determinate qualifiche o professio ni siano tradizionalmente riserva te agli uomini, ed altre alle don ne. Uniche eccezioni: lavorazioni particolarmente pesanti, per la cui individuazione la legge fa rinvio alla contrat tazione collettiva (art. 1, IV comma); per le attività inerenti alla moda, alla produzione artistica e allo spettacolo quando si deb ba ragionevolmente ritenere che l'appartenenza all'uno o all'al tro sesso sia essenziale alla natura della prestazione

Le stesse regole (e le stesse ec cezíoní)(art. 1, V comma) valgono per le attività di formazione o di orientamento professionale (art. 1, III comma).

PARITA' DI TRATTAMENTO PER LE LAVORATRICI NEL RAPPORTO DI LAVORO

Gli art. 2 e 3 della nuova legge ribadiscono il principio della pa rità di trattamento economico e normativo tra lavoratrici e lavoratori, già sancito dall'art. 37 della Costituzione. In particolare la lavoratrice ha diritto ad

essere considerata pari al lavora tore:

Della retribuzione (ricordiamo questo proposito, l'orientau.ento giurisprudenziale ormai consolidato secondo il quale il minor rendimento dovuto al sesso Sella lavoratrice non può avere alcuna influenza nella determin!, zione della retribuzione)(art. 2 I comma);

nell'inquadramento: i sistemi di classificazione professionale debbono essere fondati su crite rí comuni per uomini e donne. E' nulla ogni clausola contraria ,(art. 2, II comma); nella distribuzione delle quali fiche e delle mansioni, nonchè nella progressione di carriera (art. 3, I coma).

LAVORO NOTTURNO

L'art. 5 riduce il periodo nottur 'no durante il quale è vietato il lavoro delle donne nelle aziende industriali. Tale periodo era de finito dalla legge N. 653/1934 come"un periodo di almeno 11 ore consecutive, comprendente l'inter vallo tra le ore 22 e le ore 5" (art. 13); ora invece è vietato il lavoro delle donne soltanto dalla mezzanotte fino alle ore 6 del mattino.

Il divieto non si applica alle donne che svolgono mansioni díret tive, nè alle addette ai servizi sanitari aziendali.

Il II coma dell'art. 5 ammette la possibilità che i contratti collettivi, anche aziendali, modem fichino, riducano o aboliscano del tutto il divieto di lavoro notturno per le donne, purchè le parti ne diano comunicazione allo Ispettorato del lavoro precisando il numero delle lavoratrici inte ressate.

In nessun caso possono essere adl bite al lavoro notturno le lavoratrici in stato di gravidanza e le madri fino al compimento del settimo mese di età del bambino (art. 5, III comma).

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COMPUTO DELLE ASSENZE PER MATERNITA' AI FINI DELLA PROGRESSIONE DI CARRIERA

Il II comma dell'art. 3 stabilisce che i periodi di astensione obbli gatoria dal lavoro per gravidanza e puerperio, previsti dagli art. .4 e 5 della legge N. 1204/1971, devono essere considerati come perio di di attività lavorativa ai fini della progressione di carriera del la lavoratrice.

Questa norma vale per tutti i casi nei quali una legge od un contrat to colletivo condiziona la promoT zione del lavoratore ad una categoria superiore soltanto all'effet tivo svolgimento di determinate mansioni per un determinato perio do. E' dubbio, però, se questa non ma possa applicarsi anche alla — promozione per "reggenza" di man sioni superiori, prevista dallo art. 13 dello Statuto dei Lavora tori.

MUTUALIZZAZIONE DELLA RETRIBUZIONE PER I PERIODI DI ALLATTAMENTO

Al fine di ridurre i costi del la voro delle lavoratrici madri, l'art. 8 trasferisce all'Istituto previdenziale competente l'onere relativo alla retribuzione (piena) delle ore di astensione dal lavoro per allattamento, previste dall'art. 10 della legge N. 1204 del 1971.

La retribuzione per tali ore è an ticipata dal datore di lavoro (art. 8, II comma).

ASTENSIONE DAL LAVORO DEL PADRE LAVORATORE

L'art. 7 consente al lavoratore padre di astenersi dal lavoro al posto della madre per sei mesi du rante il primo anno di vita del bambino, ed a percepire per tale periodo l'indennità pari al 30% dell'ultima retribuzione, corrisposta dall'Istituto previdenzia le competente.

La legge implicitamente esclude che tale facoltà possa essere con cessa al lavoratore la cui moglie non sia una lavoratrice subordina ta.

Per godere dell'aspettativa dei sei mesi, il lavoratore padre deve presentare al proprio datore di lavoro una dichiarazione da cui risulti la rinuncia dell'altro ge nitore ad avvalersi dello stesso diritto; entro dieci giorni deve presentare una dichiarazione del datore di lavoro dell'altro geni-

tore, da cui risulti l'avvenuta rinuncia.

Il lavoratore padre può inoltre astenersi dal lavoro al posto del la moglie in caso di malattia del bambino entro i suoi primi tre an ni di vita.

In tale caso non è necessaria la dichiarazione del datore di lavoro dell'altro coniuge; è però necessario, ovviamente, il certifica to medico da cui risulti la malat tia del bambino.

ADOZIONE E AFFIDAMENTO PREADOTTIVO

L'art. 6 della nuova legge colma una lacuna che era stata lasciata dalla legge N. 1204/1971 in mate ria di tutela delle lavoratrici madri adottive.

La lavoratrice che adotta un bambi. no in età inferiore a 6 anni ha ora diritto ad astenersi dal lavo ro per i primi tre mesi dopo l'ef fettivo ingresso del bambino nella famiglia, e ha diritto all'indennità pari all'80% dell'ultima re tribuzione, corrisposta dall'Isti tuto previdenziale competente — (art. 6, I comma).

La lavoratrice madre adottiva può inoltre astenersi dal lavoro per un periodo dí sei mesi entro un anno dall'ingresso del bambino in famiglia, e comunque non oltre il compimento di tre anni del bambino stesso (art. 6, II comma); dal testo di questo II comma, confron tato con quello del I comma sembra doversi dedurre che la lavoratrice non abbia diritto per questo perio do di sei mesi, all'indennità pa-ri al 30% dell'ultima retribuzione prevista dalla legge N. 1204/1971 per le lavoratrici che hanno parto rito il proprio figlio (ma se questa interpretazione fosse esatta, ne conseguirebbe necessariamentea nostro avviso - l'incostituziona lità denna norma).

ETA' PENSIONABILE

Come è noto, la legge N. 604/1966 stabiliva che il raggiungimento del diritto alla pensione di vec chiaia costituiva praticamente giu stificato motivo per il licenziamento e poichè il requisito della età pensionabile per la donna si realizzava a 55 anni ed a 60 per l'uomo, era evidente la disparità di situazione delle lavoratrici. L'art. 4 della nuova legge lascia in modo assoluto alla lavoratrici

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Questa procedura d'urgenza che nel disegno di legge originario era prevista anche per la repressione delle discriminazioni ai danna del; le lavoratrici in materia di retri buzione, mansioni e inquadramento, nel testo definitivo della legge approvato dal Parlamento risulta invece applicabile soltanto alle discriminazioni in materia di assunzione, avviamento al lavoro e formazione professionale, ed alle violazioni dell'art. 5 in materia di divieto di lavoro notturno.

la scelta di voler continuare a prestare attività lavorativa fino ai limiti di età posti per i lavo ratori uomini.

La lavoratrice deve notificare al datore di lavoro tale sua decisio ne almeno 3 mesi prima della data di perfezionamento del diritto al la pensione di vecchiaia.

La dichiarazione non è necessaria, invece, per chi essendo già in pos sesso dei requisiti per il diritto alla pensione di vecchiaia, trovasi ancora in attività lavorativa alla data di entrata in vigore della legge.

PENSIONE AI SUPERSTITI

In materia di pensione ai supersti ti, erogate da qualsiasi istituto, fondo previdenziale o ente, la nuo va legge afferma la parità assolu ta di situazione giuridica tra uo mo e donna (art. 11 e 12).

Perciò tali prestazioni vanno concesse al marito dell'assicurata o pensionata deceduta, alle stesse condizioni previste dalla attuale normativa per la moglie dell'assi curato o pensionato.

ASSEGNI FAMILIARI

Per gli assegni familiari, sia che riguardino i lavoratori attivi che i pensionati, sono abrogate tutte le norme che diversificano la posi zione delle lavoratrici da quelle del lavoratore.

Di conseguenza, è annullata la po sizione di priorità riconosciuta all'uomo con l'art. 3 del T.U, As segni Familiari (DPR 30.5.1955N. 797).

Infatti con l'art. 9 della nuova legge sulla parità si afferma in modo inequivocabile il principio nell'alternativa tra uomo e donna nell'attribuzione di capo famiglia,

agli effetti della corresponsione degli assegni familiari, alle stes se condizioni e agli stessi limiti Al riguardo occorre precisare con molta chiarezza che l'alternativa anzidetta è possibile in ogni caso senza limitazioni e restrizioni, sia quando i genitori siano ambedue lavoratori dipendenti o pensio nati sia quando uno si trovi in tale condizione e l'altro in quel la di lavoratore autonomo o di qualsiasi altra condizione. Soltanto con tale interpretazione della norma di legge si evita il raschio dí limitare il principio di parità tra donna e uomo.

PROCEDIMENTO D'URGENZA PER LA REPRESSIONE DELLE DISCRIMINAZIONI NEI CONFRONTI DELLE LAVORATRICI

Per la repressione delle discrimina zioni nei confrontí delle lavoradiscrimina l'art. 15 della legge istituí sce un procedimento d'urgenza moltc simile a quello istituito dall'art.

28 dello Statuto deí lavoratori per la repressione della condotta antisindacale.

Puó fare ricorso al Pretore, secondo la procedura prevista dallo art. 15, il lavoratore (o la lavo ratríce) che ha subito una discriminazione, oppure l'organizzazione sindacale dietro delega del lavora tore stesso. Il Pretore, verifica ta sommariamente la sussistenza del comportamento illegittimo, ordina con un decreto mptivato immediata mente esecutivo la cessazione del comportamento e la rimozione dei suoi effetti.

Il ricorso può essere proposto anche contro l'ufficio di collocamen to o contro gli uffici regionali preposti alla formazione professio nale, nei casi di violazione dello nrt. 1 della legge.

Tale drastica restrizione del campo di applicazione della nuova pro cedura appare del tutto ingiustifi cata, e non sono chiari i motivi in base ai quali è stata operata. Tutti i divieti contenuti negli artt. 1 - 7 della legge sono mu niti di sanzione penale: la viola zione di tali divieti è infatti punita, a norma dell'art. 16, con una ammenda.

20

febbraio

1978 / l'Unità

Trattenute per sciopero in giornata ex festiva

Tra i problemi riguardanti il trattamento economico per giornate ex festive uno, particolarmente delicato, attiene all'ipotesi che in una giornata ex festiva si sia verificato uno sciopero. Nel caso affrontato e risolto dal Pretore di Bologna con sentenza del 16 febbraio 1978, il datore di lavoro aveva trattenuto ai lavoratori 6 ore di retribuzione per uno sciopero di sole 3 ore effettuato dai lavoratori il 9 giugno '77, giornata in cui una volta sarebbe caduta la festività del Corpus Domini, affermando di poter fare una trattenuta anche sui compenso previsto dall'accordo interconfederale per la festività venuta meno.

Il Pretore ha dichiarato illegittima quest'ultima trattenuta e condannato il datore di lavoro a restituire ai la: voratori 3 ore di retribuzione, in base alla giusta considerazione che il normale trattamento contrattuale già in vigore prima dell'abolizione delle festività deve restare comunque salvo, chè, essendo il 9 giugno ormai per legge normale giornata lavorativa, lo sciopero svolto in tale giorno, come in tutti quelli ex festivi, non può avere alcima particolare conseguenza peggiorativi per i lavorato-

Per una medicina preventiva

E' notevole negli ultimi tempi, l'attenzione che le organizzazio ni sociali stanno rivolgendo alla educazione sanitaria con l'intento di modificare credenze e comportamenti nei confronti della sa Iute e completare quella serie di conoscenze che l'individuo deve sfruttare per il raggiungimento di uno stato psicofisico ottimale.

La scienza medica contemporaneamente affronta sempre con maggiore impegno la medicina preventiva come mezzo per evitare malattie "incurabili" e per assicurare alla società una esistenza più sere na.

Il Fiamli, per quanto concerne i lavoratori dell'Innse ed i loro familiari, non vuole essere estra neo a questo nuovo indirizzo ma, sebbene lentamente, abbandonandola caratteristica di Ente preposto al finanziamento di prestazio ni curative o di convalescenza, sta intraprendendo il cammino del la . medicina preventiva, confortato In questo lavoro da favorevoli pa reti medici e da positive risultan ze scientifiche.

Contemporaneamente non abbandona a se stessa, ma anzi segue con mag giore attenzione, quella parte del la medicina curativa che per i suoi effetti si dimostra in grado di guarire o alleviar,. malanni.

Possiamo dire che, pur attraverso notevoli difficoltà presenti e difficoltà future che potrebbero verificarsi durante la fase di riorganizzazione dell'Inam, tutti gli sforzi del Fiamli sono diretti al ra ggiungimento di questi due obbiettivi attraverso un programma che prevede: l'ammodernamento dello ambulatorio, l'abbandono delle con venzioni esterne, la promozione fra i medici dell'ambulatorio di un la voro di gruppo.

Affínchè i nuovi indirizzi si con cretizzino al più presto e tutto possa funzionare in modo organico e soddisfacente è necessario che gli iscritti conoscano i programmi del Fondo e la sua organizzazione con l'aiuto anche dei delegati del Consiglio di Fabbrica.

Attualmente nel nuovo ambulatorio esistono, oltre al medico generico, i servizi di angiologia, car-

diologia, agopuntura e ginecologia. I medici preposti a questi servizi, unitamente al consulente sani tario e al direttore di un labora torio di analisi convenzionato con Fondo, si sono riuniti col Consiglio del Fiamli per organizzare un sistema di lavoro attraverso il quale si possa avere, sempre aggior nata, la situazione sanitaria gene rale e particolare dí ogni iscritto Si è giunti così all'elaborazione dí una cartella clinica che racco glie, oltre a quelle della visita generica, tutte le risultanze del le varie visite specialistiche in modo da creare quasi un consulto continuo fra i vari professionisti con la partecipazione del pazíen te, il cui aiuto è sempre maggior; mente richiesto dal medico.

L'obbiettivo della "cartella clini ca" è stato possibile raggiungerlo grazie alla presenza in ambulatorio degli specialisti che hanno so stituito quei convenzionati esterr ni il cui lavoro, pur positivo,non lobtegrava quello di altri dottori per l'aggiornamento di una situazione sanitaria generale dell'assi stito.

E' intenzione perciò del Consiglio allargare ad altri specialisti la possibilità di agire direttamente nell'ambulatorio di Fabbrica, dan do la precedenza a quelle speciali tà che vantano, oltre ad mia maggiore richiesta (come appare dal prospetto) una posizione importan te ai fini del completamento della cartella clinica.

In questa occasione era nostra in tenzione dedicare spazio ai soli problemi medici che riguardano il Fiamli, ma non possiamo nascondere ai lavoratori taluni problemi e preoccupazioni che, pur estranei al problema sanitario, potrebbero essere di impedimento a nuove ini ziative.

Primo fra tutti è il problema dell ubicazione dell'ambulatorio. Questi è sorto sfruttando le vecchie strutture di un deposito di biciclette e, pur presentandosi agli occhi dei visitatori abbastan za accogliente, mette in pericolo le attrezzature sanitarie in quan to è rimasto quello idoneo a co prire solo delle biciclette.

Il Consiglio (parte lavoratori) non ha nessuna intenzione di inter venire in opere edili su proprietà altrui anche se, in altra occasione nell'interesse dei lavoratori, ha provveduto ad una modifica interna all'ambulatorio affinchè un nuovo specialista vi si potesse immedia tamente insediare.

Come abbiamo scritto in altra occa sione, le spese per le attrezzature furono tutte a carico del Fondo per molti milioni e non possiamo permettere che questi sacrifici economici naufraghino nel nulla. Inoltre, se è il caso di ricordar lo, anche l'azienda ha la sua con venienza a tenere in vita un Fondo che riducendo l'afflusso dei lavo ratori all'Inam ne riduce ín modo evidentissimo l'assenteismo e quin di i costi che sopporta sono ampi& mente compensati.

• k Fkatui

SERVIZI SOCIALI pag. 11

La società non è esente da colpe LA CRIMINALITA' GIOVANILE

Ogni società tende, o dovrebbe tendere almeno in teoria, alla realizzazione nel proprio ambi to di tutti gli individui che la compongono evitando in modo spontaneo, naturale e non repressivo il sorgere di conflit tualità tra le aspirazioni individuali e necessità di compattezza, organizzazione e ordine a livello sociale.

Ne risulta, data questa premes sa, fondamentale della crimin7 logia moderna, una interpret; zione dell'atto criminale contraria alle caratteristiche ti piche dell'ideologia e della morale borghese, e purtroppo tipica del cattolicesimo istituzionalizzato che vede in esso generalmente un atto inciden talmente prodotto dalla natura, semplicisticamente divisa nel manicheo "buono e cattivo", in dividuale e quindi dissociata dai processi sociali.

In realtà là dove si registra un atto criminale si è prodot to un fallimento dell'organizzazione sociale.

Proposizione immediatamente con seguente è uno degli altri fondamenti dell'attuale scienza criminologica e cioè quella che afferma: "In una società esisto no tanti più criminali e delira quanti quanto più corrotta e delinquente è la società stessa" La criminalità giovanile é quindi un fenomeno che va inter pretato in relazione alla reale situazione sociale ed alla luce dei rapporti di classe esi stenti; naturalmente a sua vol ta però non si devono tralascia re le caratteristiche proprie del soggetto giovanile in quan to tale.

Il giovane è un individuo che più di ogni altro ha un grande bisogno di certezze, certezze che in sostanza sono riconduci bili a due tipi fondamentali: ideologico e morale.

Generalmente la costituzione psicologica del giovane non si è ancora totalmente assestata ed è perciò che esso è facilmente preda di oscillazioni appunto di ordine ideologico 'e morale ed è incline in modo -giù o meno marcato ad un rifiu to dei compromessi. 'butto ciò fa si che il giovane se non trova l'ambiente disponibile a trasmettergli quelle certez ze di cui va, per una spontanea evoluzione, alla ricerca, si trova disponibile al rifiu,s to di ogni legame di ordine mo rale normalmente inteso.

E' la società, nel senso più largo del significato, che de ve porre il giovane nella pos sibilità di avere determinate certezze sulle cuali basare il proprio sviluppo in modo linea re. E' il contrario di quanto sta avvenendo.

Non è affatto un caso che cri si economica e relativo sfaidamento sociale siano accompa grati da un incrudelirsi ed estendersi della delinquenza giovanile.

Di per se stessa una crisi eco nomica accentua la tendenza, sempre latente, della cosidet ta "arte di arrangiarsi", e questo soprattutto negli stra ti di popolazione per età ci: maturi; il che eleva il grado di criminalità non perseguibi le a termini di legge, ma moralmente, intrinsecamente legato ad ogni società.

Diminuisce così la differenza ideale tra il punto di soglia dell'atto criminoso, costante tipica di ogni gruppo sociale e a sua volta di ogni individuo che lo determina, e il livello di degradazione-ambientale per cui l'atto scatenante si produ ce in termini percentuali mol= to più facilmente che non in condizioni normali.

In questo caso ha la sua impor tanza, l'atteggiamento di quella componente sociale che Proprio perchè superata la fase giovanile dovrebbe rivelare L'atteggiamento più consapevole e maturo ed invece agisce da incentivazione al crimine tra le masse giovanili.

In altre parole, è anche l'esa sperazione prodotta da un mondo che gli è ostile, che lo sfrutta col lavoro nero, la sot

toccupazione, la disoccupazione stessa, alimento sostanziale della criminalità giovanile. Non va dimenticata la violenza politica.

Essa nasce, secondo me, proprio dalla natura essenzialmente dua 1j.sttca del giovane e quindi D7 co nsline al compromesso e dal rcs.,rto di essa con l'attuale eltuazione politica e culturale. Pino a una decina di anni fa esi s',.vnno in Italia due blocchi poli,ici ben contrapposti con re lativi modelli culturali; oggi e in atto un grande processo di av vicinamento e di fusione tra cue sti due blocchi e culture col fi ne di isolare, a buona ragione, i reazionari di qualunque tipo) ebbene il giovane che milita nel le file della sinistra si sente tradito (non comprendendo il fenomeno nel quale sta vivendo) e da qui nasce la rabbia ed esplode la violenza, mentre quel lo che milita nelle file di de- ' stra si sente solo e la sua è l'aggressività di chi si sente perduto.

E' chiaro che il modello di svi luppo attuale è inadeguato nei confronti dei problemi posti dalla criminalità giovanile in quanto esso stesso causa, alme no in una buona percentuale,det l'insorgere di quest'ultima, con i suoi miti distorti e la crisi strutturale che investe il sistema economico capitalistico. E' necessario quindi cambiare modello di sviluppo, anche al fl ne di superare la crisi così deleteria nei confronti della delinquenza giovanile ed indirizzarci verso nuovi schemi sociali che attenuin0 lo stato di conflittualità tra i vari stra, ti sociali. F. r.

pag. 12 TRIBUNA APERTA

TRUCIOLI a cura di " UP IL SOVVERSIVO " )

COMUNE SENSO DEL PUDORE

E' passato ormai più di un mese dal"grande evento" (sostituzione Benevento, ecc.) e non vale più la pe na di richiamare la Direzione alla correttezza nei rapporti sindacali.

Ormai ci saremmo dovuti convincere: il Consiglio di Amministrazione e i santi Protettori hanno senza om bra di dubbio seguito cri teri di funzionalità e di economicità per la nostra azienda.

Quindi nessuna necessità di comunicazione ai rappresentanti dei lavoratori E noi così possiamo tran quillamente essere certi che nulla é cambiato, soprattutto in meglio.

UNA PASSIONE RICONOSCIUTA (dal notiziario sindacale Italimpianti)

Già capo del personale in Italimpianti fino al 1972, poi passato con la stessa carica alla INNSE, questo personaggio é stato nei gior

ni scorsi ivi nominato direttore generale. Circa la competenza per questo ruolo in una azienda che produce macchine siderurgiche e meccanica strumentale, vi é da annoverare la passio ne giovanilistica che questo nuovo Manager coltiva divertendosi a fondere motori delle auto.

Una nomina, dunque, che premia un'ambizione.

SOLITO SISTEMA

Ancora una volta si é partiti con due corsi di aggiorna mento (Lingua Russa e FORTRAM) con il solito sistema: hanno deciso le direzioni tenendo all'oscuro il personale degli uffici.

Anche il C.d.F. non é stato messo al corrente (di solito per i corsi operai ci si fa vanto).

Come mai questo continuo terrore del confronto?

I nostri dirigenti saranno an che dei buoni tecnici (qualcu no dubita!), ma dimostrano co me al solito, capacità zero nel dialogo con i propri col-

laboratori. Che non siano tanto sicuri delle proprie scelte?

Oppure temono che la seggiola cominci a scricchiolare?

PREDISPOSIZIONE OPERAIA

La nostra direzione é pienamente fiduciosa delle capaci tà di apprendimento degli operai, invece dubita alquanto di quella dei dirigenti e dei tecnici.

Non esistono altri modi per spiegare perché il corso di lingua russa sia stato aperto solo a tecnici e dirigenti senza l'immissione di alcun operaio. Evidentemente si é sicuri dell'auto apprendimento, visto che poi chi dovrà starci in Russia saranno proprio gli ope rai che là andranno per montarci le macchine.

Ma gli operai sono bravi! E poi (si sa!) hanno una particolare predisposizione soprattutto per le cose russe (!?).

PREMIO

Proponiamo senz'altro un premio giornaliero a chi;da pulman di palazzo schizza fuori come una saetta per raggiungere l'ambito primo posto in fila, incurante di ostacoli vari, tipo porte, persone, pilastri, ecc.... Tanto spirito agonistico va senz'altro premiato almeno con un piatto di fagio li extra!

A PROPOSITO DI MENSA

Un lavoratore ha denunciato che il risotto con i funghi (tra le altre cose veramente buono) conteneva in realtà anche qualche scarafaggio (naturalmente poi trovato nel piat to).

Un altro ha lamentato che l'ottimo brasato fosse insaporito da qualche forbicina (vedi sopra).

E sembra che questi casi non siano gli unici. Non c'é bisogno di commento, ma di spiegazioni e di certezza che non si ripeta..

A questo va aggiunto che la quA lità dei piatti sta lentamente ma costantemente calando.

DALLA FABBRICA
pag. 13

8 Marzo oggi

L'8 Marzo ha sempre rappresentato una • grande giornata di lotta per le donhe in particolare, ma in generale per tut to il movimento operaio, e cioè non se lo per celebrare .'eccidio di 128 ope raie, avvenuto nel 1908 in una fabbr7 ca di NEW YORK, ma perchè ha sempre rappresentato un momento di sintesi della battaglia delle masse femminili. Marzo quest'anno cade in un momen to importante per il movimento delle donne: la crisi ha provocato un re stringimento della base produttiva e le prime ad essere escluse dal proces so produttivo sono proprio le donne.

E si vuole continuare su questa linea. In dicembre è stata approvata la legge che sancisce la parità uomo — donna sul lavoro é vieta qualsiasi discrimi nazione fondata sul sesso.Una legge, quindi, importante, forse più avanzata dello stesso costume.

E' NECESSARIO FARLA APPLICARE. Le resistenze sono tante (basta vedere l'atteggiamento della Fiat e della Ma nifattira Tabacchi) e devono essere su perate. Anche all'INNSE, nonostante la direzione dichiari continuamente la sua disponibilità, verifichiamo conti nuamente le discriminazioni.

Non basta una linea difensiva, che si limiti a battersi per gli attuali orge! : nici femminili. E' necessario lottare perchè le donne vengano inserite con le stesse possibilità degli uomini, con diritto alla formazione ecrescita professionale. Solo così cara possibi le anche un miglioramento dello condi zioni generali del lavoro.

Le prossime scadenze contrattuali non non tener conto di queste cose.

Tutto il sindacato è mobilitato su'que sti temi: in Marzo si terrà un'assem blea delle delegate della provincia di Milano in preparazione di quella nazio male.

E' necessario che anche all'INNSE si apra il dibattito, dando così continui all'assemblea dell'annJécorso.

Il discorso dopo le ferie è un po' passato in secondo piano non per man canza ddi volontà, ma per motivi con tingenti.

Disegno di Renato Guttuso

l'analisi dei questionari può essere un primo importante momento.

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