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CGE sindacale18

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c. g. e. sindacale

Coordinamento unitario del gruppo CGE

Milano e altre città d' Italia colpite dalla violenza fascista

CRONACA DEI FATTI

Mercoledì 16.4: di ritorno da una manifestazione per la casa viene assassinato Claudio Varalli. L'omicida è Braggion, un fascista con precedenti penali, che ha sparato per uccidere deliberatamente, come ha confermato la dinamica dei fatti.

Giovedì 17.4: sciopero generale degli studenti a Milano. Numerose delegazioni di lavoratori e C.d.F. si recano alla manifestazione.

A Baranzate si sciopera per tutta la mattina. Alla Teomar si radunano lavoratori e C.d.F. della zoha: una folta delegazione si reca

alla manifestazione e gli altri danno vita ad una assemblea aperta in fabbrica.

In via Mancini, dove ha sede la federazione del MSI, si verificano incidenti: la polizia attua una tattica tale da far nascere pesanti sospetti sulla messa in opera di una grave provocazione, tra l'altro facendo uso di armi da fuoco.

Giannino Zibecchi, giovane insegnante militante del MS, viene ucciso da un camion di carabinieri che lo investe mentre risale corso XXII Marzo contromano a forte velocità.

Nella stessa giornata la procura decide di togliere l'inchiesta sull'assassinio di Claudio al magistrato Colato perchè • democratico u.

Venerdì 18/4: manifestazioni e scioperi nelle scuole e nelle fabbriche. A Milano si attendeva l'indicazione di scendere in piazza: si decidono invece due ore di presidio e assemblea in fabbrica.

Esplode la polemica tra PS e Carabinieri: i primi accusano i secondi di aver sparato, durante la manifestazione del 17, senza averne ricevuto l'ordine.

Sabato 19'4: viene ucciso a Firenze dalla PS il compagno Boschi, militante del PCI. E' la terza vittima della stessa provocazione fascitsa.

Domenica 20 4: si svolgono a Baranzate i funerali di Claudio. Nonostante la forma privata i funerali' si trasformano in una grandiosa manifestazione di popolo che testimonia l sua volontà antifascista.

Lunedì 21/4: ancora una enorme mobilitazione popolare in occasione dei funerali di Giannino Zibecchi.

Martedì 22/4: sciopero generale per gli investimenti e l'occupazione. Lavoratori e studenti caratterizzano le manifestazioni in senso antifascista uniti nei cortei dallo slogan ORA E SEMPRE RESISTENZA.

maggio 1975 a cura del

ANCHE OGGI COME NEL 45 SI MUORE DI ANTIFASCISMO

La provocazione fascista è scattata ancora una volta e ha colpito sanguinosamente: 3 morti in tre giorni.

Da troppo tempo ormai siamo abituati ad assistere ad ogni sorta di provocazioni in occasione di ogni momento importante della vita democratica del paese: così anche questa volta a due mesi dalle elezioni un nuovo assassinio fascista cerca di alterare il terreno sul quale deve avvenire il confronto favorendo chi ripropone vecchi ritornelli in tema di ordine pubblico in risposta allo sbigottimento di parte dell'opinione. Ma oggi si deve a ciò assommare il fatto che il movimento operaio e popolare avanza compatto nella sua lotta, ha vinto alcune battaglie. non si ferma perchè è deciso a proseguire e si appresta a sconfiggere e isolare quelle componenti maderate che vorrebbero minare la sua unità.

Per questo la provocazione è scattata a Milano, perchè è qui che deve passare l'eversione per avere effetto a livello politico nazionale. Ma anche questa volta non passerà: è questo l'impegno immediato che assumiamo in memoria dei compagni assassinati.

Tutti noi abbiamo vissuto importanti giorni di mobilitazione pressoche continua e grandiosa. ed è su questo che si deve riflettere.

Protagonisti, a fianco dei lavoratori, sono stati i giovani e sbaglia, vuole mistificare. chi pretende di vedere nelle grandi mobilitazioni il semplice sfogo di una gioventu non ancora investita di responsabilità. Ciò che emerge è invece la testimonianza che sono i giovani ad aver ereditato. e a credere in quegli ideali di libertà

che troppi uomini delle passate generazioni hanno tradito o abbandonato per sfiducia o per opportunismo.

Nella coscienza antifascista di oggi si saldano, con intransigenza si potrebbe dire, gli ideali della Resistenza di ieri con la volontà di lotta per cambiare la società di oggi. Nelle strade e nelle piazze si è sentito urlare « Fiducia nello stato non ne abbiamo, l'antifascismo non lo deleghiamo!

E' un atto di accusa preciso che coinvolge direttamente la DC, che da 30 anni è il principale responsabile del non funzionamento della macchina statale, e che deriva dalle connivenze da troppo tempo denunciate e tuttora Perduranti: un atto di accusa che chiunque si professi sinceramente e coerentemente democratico deve tener presente per comprendere come sviluppare la lotta antifascista. Soprattutto perchè non pensiamo che parolai vecchi e nuovi, pronti a saltar fuori puntualmente dopo ogni strage, la smettano finalmente di dare aria alle proprie corde vocali.

La cosiddetta società civile è oggi in crisi profonda, e non solo economicamente. ma principalmente per la crisi di prospettive e anche di ideali, per la crisi del modello di vita. I giovani si pongono oggi in alternativa a questa crisi, pagando in prima persona, e i lavoratori e gli antifascisti non possono non schierarsi al loro fianco.

Non si può lottare per l'occupazione, il salario, le riforme e lasciare contemporaneamente che il processo per la strage di piazza Fontana non si faccia, che i magistrati democratici vengano repressi, che si cerchi di impedire al democratizzazione deì corpi di poli-

zia, esercito, ecc. Ma queste cose i lavoratori le sanno; il problema che oggi ci sta di fronte è come tradurre in concreto su questi temi il compito di direzione politica che spetta alla classe operaia.

Infatti: le sedi fasciste si chiudono col fuoco?

Faremmo gli struzzi se dicessimo che la risposta alle provocazioni fasciste sono state solo le assemblee e i presidi di fabbrica le manifestazioni del 20, 21 e 22 aprile. Ci sono stati anche assalti alle sedi fasciste: in questo momento si deve discutere a fondo sulle forme di lotta contro i fascisti senza cadere in valutazioni schematiche e frettolose. ed è soprattutto compito nostro prioritario chiederci se, inizialmente, in questa occasione non siamo stati forse meno presenti come movimento operaio di altre volte.

In ogni caso unanime è la condanna delle azioni puramente provocatorie, come quella messa in atto dai cosiddetti « comontisti che hanno assaltato la sede del PSDI. ma è anche necessario denunciare che esiste una precisa responsabilità delle forze di PS (non perchè non presidiavano la 9c'de del oPrtito) che hanno, in modo particolare nel passato, fatto uso di questi tepoistelli manovrandoli giusto a scopo di provocazione.

In quanto al testo: e vero che la forza fondamentale del movimento ooeraio è la costanza dell'azione. è la capacità di lottare anche ,•9n7a vedere immediatamente il risultato. E' altrettanto vero però che oggi la classe ooeraia deve horsi come obiettivo il conseguimento dell'ordine antifascista nelle città. nel paese così come c'è nelle fabbriche.

Nella straarande maanioranza dei posti di lavoro i fascisti non ci sono o sono neutralizzati arazie Pd una iniziativa politica continua che invece alcune volte è carente fuori delle fabbriche.

Il 7 marzo scorso a Milano. e prima ancora a Brescia, a Savona, i lavoratori, i democratici si sono assunti il compito di respinnere nani nossibile provocazione fascista. E' ouesta la strada da battere e non dovremo piu accusare alcuno sbandamento o incertezza nell'assumere la direzione politica della risposta antifascista di massa e unitaria.

GIANNINO ZIBECCHI

Montefeltro: una fabbrica "bella" per che cosa?

Molto schematicamente, ci proponiamo di verificare quale logica e quale atteggiamento politico-culturale sta dietro le ultime scelte della società C.G.E. nei rapporti col personale.

La direzione durante la lotta Per la conquista della piattaforma ha dato un saggio della politica italo-americana sul modo di trattare e condurre i rapporti con il personale.

Le vicende che abbiamo vissuto in quel periodo ci danno un quadro sintomatico: il modo apertamente provocatorio di condurre il negoziato, le note informative al personale — inserendosi arbitrariamente tra i C.d.F. e i lavoratori —, le lettere di ammonimento e il licenziamento (poi rientrato grazie alla lotta) alla Cema di Torino, rappresentano momenti provocatori di una strategia di comportamento più articolata.

A Montefeltro appare con chiarezza quali sono i disegni e l'articolazione della società nei rapporti coi lavoratori.

Tanto per intenderci meglio, indichiamo in due filoni fondamentali le linee della C.G.E.

1) Stpittura dello stabilimento (Uffici e reparti).

Qui al DSD la direzione propone una struttura (uffici, reparti produttivi, banchi di lavoro, sedie, scrivanie ecc.) totalmente diversa dal resto della C.G.E.

Gli uffici sono « particolarmente accoglienti «: il pavimento in moauette, corridoi con l'arco stile società agricola, i fiori negli uffici e nelle entrate, le luci diffuse: non esistono angoli bui: la Pulizia e l'ordine particolarmente curati.

Anche i reparti di produzione non sono da meno: sono stati completamente rinnovati e puliti; lindi dal pavimento al soffitto; le le norte e le finestre cambiate e ...del vecchio edificio non se ne ha che il ricordo.

« Confesso... — diceva un lavoratore — di non aver mai visto come qui da noi una entrata

nei reparti di produzione così bella esteticamente: con fiori, luci, e quella trave a mo' di tavernetta, pensavo che queste cose fossero sempre riservate all'entrata degli impiegati e dei dirigenti ».

Le radicali innovazioni apportate in via Moltefeltro hanno dato luogo ad una sottile polemica sulla necessità o meno di un riadattamento dello stabilimento in maniera così lussuosa per un lungo lavoro.

A questo proposito è importante ricordare che il problema di fondo non sta nel valutare lo spreco o meno del denaro investito per ripristinare Montefeltro, ma nella logica industriale che sta dietro.

Infatti nessuno di noi pensa che l'operaio, l'impiegato, deve lavorare in condizioni ambientali disumane per avere poi un motivo di scontro il padrone.

Nello stesso tempo, però, sosteniamo che non ci importa lavorare dove solo in apparenza l'ambiente è bello, confortevole, se rimane invariato il rapporto tra dipendente e padrone.

A Montefeltro, nonostante esista un ambiente di lavoro nuovo l'uso della forza lavoro (leggi: at-

teggiamento autoritario e/o paternalistico dei capi, ritmi di lavoro, strumentalizzazione del personale) rimane quello tradizionale e di sempre.

Quindi, al di là del modo qui la direzione ha creduto opporttino presentarci il nuovo riassetto di Montefeltro, i lavoratori ed il C.d.F. devono rimettere in discussione l'uso a soli fini produttivi dell'ambiente di lavoro.

2) Organizzazione del lavoro.

L'impostazione della società è basata sull'efficentismo produttivo e sull'uso elastico della forza lavoro.

Il prima dato che emerge chiaramente è l'indiscriminato uso della mobilità e della rotazione del personale.

Con questa elasticità la direzione cerca di:

assorbire l'assenteismo (assenn malattie, permessi) nei reparti nevralgici del ciclo produttiYo. La rotazione garantisce così alla direzione una maggiore programmazione del lavoro; spostare il personale secondo l'esigenza della produzione, realizzando aree di mano d'opera e CONTINUA IN te

DAGLI STABILIMENTI

impiegatizia disponibile da concentrare sulle situazioni più urgenti;

c) per la riduzione dei tempi morti dovuto al riassetto dello stabilimento e al futuro riassetto dei reparti. (Ne sanno qualcosa gli operai trasferiti temporaneamente in via Tortona).

Come diretta conseguenza di questa logica troviamo una sempre più spinta parcellizzazione del lavoro e la frantumazione produttiva con forte decentramento. Negli uffici la divisione del lavoro rimane come era prima alla FIAR e alla ex TEOMR; in officina alcune indicazioni di massima fanno ritenere che la parcellizzazione sarà accentuata.

La divisione dei reparti, le linee, la disposizione dei banchi di lavoro, in alcune aree fatta in un certo modo anzichè in altre fanno pensare che si darà luohb a Ci-

cli di produzione con ritmi molto elevati ed una divisione di mansioni. Questa impostazione dell'organizzazione del lavoro peserà enormemente sui lavoratori: la mobilità, la rotazione, la parcellizzazione hanno il compito esclusivo di aumentare il carico di lavoro, portando con sè non solo un aumento del 'carico di lavoro individuale ma di squadra, di reparto e di ufficio; l'impossibilità di un reale controllo degli organici, con la conseguente difficoltà di nuove assunzioni dove se ne ravvisi la necessità.

Accanto ai problemi che abbiamo prima analizzato, per la C.G.E. rimane la collaborazione di tutto il personale come strumento essenziale per mantenere il nuovo piedestallo dei rapporti con il personale.

A sostegno è bene ricordare che ad una riunione pér la pre-

sentazione del corso per capi linea, Sgorbati (nuovo direttore del DSD) presentò il programma Helip con il chiaro intento di coinvolgere nelle scelte aziendali tutto il personale.

In verità per la direzione e per il Sig. Sgorbati è molto importante che la gente divenga consapevole del fatto di essere dei « fortunati » poichè lavorano attorno ad un progetto produttivo mai fatto in CGE, come se questo potesse essere un naturale motivo di « orgoglio ».

Questo, a grandi linee, è il terreno sul quale ci dovremo confrontare con l'azienda in tema di organizzazione del lavoro per impedire chc a Montefeltro la CGE riesca a mettere in discussione conquiste proprie dei lavoratori sui ritmi, sulle qualifiche, sulla mobilità professionale (e non quella della rotazione dei tappabuchi).

DA BARANZATE : LA GIACCA

Quando uno mangia deve fare attenzione a non sporcarsi la giacca, perchè se ciò avviene può ritornare a casa tutto sbrodolato.

Ma se tutto ciò capita al capo ci sono subito pronti un collaboratore e una segretaria: il primo presta la sua giacca al capo e la seconda prende quella macchiata e corre subito a spalmarla di talco.

Chissà cosa sarebbe successo se il capo si fosse sporcato i pantaloni o le mutande?

- E' giusto che le segretarie facciano il proprio lavoro e non trascorrano la loro giornata:

a Pulire la giacca al capo; servire il caffè ai suoi collaboratori;

a fare la punta alla matita;

a portare le sigarette e le caramelle al capo quando lui resta senza mentre sta facendo un « meeting

Chissà se ai nostri capetti che frequentano il corso per futuri dirigenti insegnano come si tratta la segretaria e la giacca.

NEL XXX DELLA LIBERAZIONE

Lo studio della storia del periodo '45-'48 ha assunto recentemente grande importanza per un parallelo che taluni hanno sottolineato: trenta anni fa la classe operaia avrebbe consapevolmente autolimitato la propria volontà di lotta per offrire la sua collabora-

zione alla « ricostruzione nazionale », così come oggi marcia sulla strada delle riforme, per il nuovo modello di sviluppo.

Abbia riunito testimonianze e documenti di quel periodo senza avere la pretesa di esprimere giudizi definitivi (tra l'altro non si è fatta

una esposizione complessiva delle esperienze e delle lotte dell' immediato dopoguerra), quanto per illustrare un periodo importante della nostra storia mai abbastanza conosciuto o troppo &peto• so rivisto attraverso la nebbia della celebrazione retorica.

Le due « anime » della Resistenza

Non vi sono dubbi che nella lotta politica combattuta tra le forze della sinistra e quelle moderate e conservatrici durante la Resistenza, in modo particolare alla vigilia dell'insurrezione, il tema fondamentale era quello di come sarebbe stato riorganizzato il futuro Stato italiano, il nuovo stato democratico.

Le forze democratiche di sinistra preparano, sempre alla vigilia dell'insurrezione, degli schemi di governo e le linee che indicavano le basi su cui avrebbe dovuto strutturarsi il nuovo Stato. Ad esempio, per quanto riguardava la riorganizzazione delle Forze Armate, nella letter- inviata dal Partito d'azione a tutti i partiti aderenti al CLN si sottoilneava come il futuro ministro della Difesa avrebbe dovuto:

Essere un uomo capace di fare delle formazioni partigiane il nucleo centrale delle Forze Armate italiane e costituire un corpo di ufficiali democratici... ».

Era la linea della completa rottura con il passato ordinamento fascista dello Stato, un programma che, a guerra finita, così era sintetizzato nella dichiarazione di un operaio attivista comunista alla Fiat Grandi Motori:

Mi avevano offerto un posto molto vantaggioso, con una paga tripla di quella che prendevo alla Fiat, ma io rifiutai dicendo: "Si

deve fare il socialismo, è meglio stare alla Fiat".

In molti andavano alla Fiat perchè pensavano che lì si sarebbe fatto il socialismo. Si sarebbe fatto il socialismo e quindi al fabbrica era il posto più adatto dove andare «.

Di questo parere non furono liberali e democristiani; questi ultimi, pur dichiarandosi d'accordo su alcuni punti del programma innovatore, si opponevano a considerare i CLN come organis.mi di base del futuro stato. E queste forze alla vigilia dell'insurrezione, cui si opposero fino all'ultimo, contrapposero altri schemi di governo che lasdavano inalterata la struttura del vecchio stato fascista. tate strutture dei cosiddetti corpi separati: esercito, magistratura, polizia.

In questo furono piiitpfi cknii alleati che durante tutta la guerra di liberazione intervennero sempre per cercare di soffocare In sviluppo della lotta partigiana, affiancati dai gruppi politici e militari monarchici e moderati, come risulta denunciato dal rapporto di Luigi Lonqo alla Conferen7 dei triumvirati insurrezionali a Milano:

Le manovre reazionarie e disgregatirici tentano di penetrare anche nel Corpo dei Volontari per la Libertà cercando di seminare zizzania tra le forze patriottiche, di staccare le forze partigiane dal-

la direzione del CLN per portarle su un terreno di azione antidemocratica e antipopolare, volta a conservare, sotto nuove forme e nuovi nomi, l'esecrato regime fascista. Animatori di queste manovre si dice siano alcuni alti ufficiali ri-

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La giustizia popolare colpisce i maggiori responsabili di un regime che calpestando ogni libertà ha trascinato il Paese alla guerra e alla rovina.

masti sempre in disparte dal movimento di liberazione nazionale, che durante quest'ultimo anno di guerra si sono ben guardati dal fare qualcosa contro tedeschi e fascisti e che ora prenderebbero, in nome delle loro greche, di mettere le mani sul Corpo dei Volontari per la Libertà, di sotttrarlo alla direzione del CLN, di volgerlo contro la ragione stessa della sua esistenza. Pretendono costoro di trovare degli appoggi negli stessi comandi alleati... ».

A guerra finita, il 18 maggio '45, il CLNAI, tuttavia, vota all'unanimità un ordine del giorno in cui si chiedeva tra l'altro: 1) che la composizione del governo venisse designata dal CLN centrale; 2) che il CLNAI, che promosse e diresse e portò a termine l'insurrezione armata, avesse nel governo la libera rappresentanza che gli spettava in riconoscimento al contributo dato alla cacciata dei nazifascisti.

Al quarto punto si chiedeva espressamente che:

« I valorosi Volontari della libertà, dietro loro richiesta, venissero accolti nell'esercito italiano e

nelle forze di polizia e che essi costituissero il germe rinnovatore delle forze armate della patria ».

Ma le poche migliaia di partigiani che furono immessi nelle forze armate non riuscirono certo a mettervi radici: con la rottura dell' unità antifascista furono quasi tutti eliminati dai successivi governi De Gasperi, che fu per l'occasione coadiuvato dagli ultras anticomunisti tipo Scelba e Pacciardi.

Appena a cinque mesi dalla liberazione si annunciano i primi sintomi della inversione di tendenza.

Il gen. Brunetto, comandante l'arma dei Carabinieri, in una circolare inviata ai comandi periferici accusava il PCI di preparare un moto insurrezionale per, settembre e invitava a prendere le opportune misure repressive.

L'ammiraglio Bianchieri, invece, in una circolare invitava i comandi dipendenti a concedere, dopo la liberazione della Venezia Giulia:

« :..a tutti i militari repubblichini di comportamento antislavo, attenuanti e a trattenerli in servi-

La ricostruzione

Recentemente il periodo di crisi attuale è stata paragonata allo stato dell'economia esistente alla fine della guerra: un discorso che si è richiamato a quel periodo sia per ipotizzare uno sforzo comune in nome di una nuova ricostruzione sia per portare avanti proposte tipo governo di unità nazionale per trovare vie di uscita alla crisi. E' attuale perciò esaminare sommariamente alcuni degli avvenimenti che caraterizzarono il periodo '45-'48 senza introdurre meccanismi nell'analisi rapportata al-

Nel pieno della lotta partigiana, I Comitati provvisori costituiscono, nell'Italia settentrionale, Camere del Lavoro unitarie, che agiscono nella clandestinità. Nel marzo dei '45 grandi scioperi hanno luogo a Milano, Genova e in altre città. Preoccupazione del lavoratori e dei sindacati è quella di difendere le fabbriche dai piani di distruzione dei tedeschi. Operai In ar«11.201~0 qUeStO compito, mentre gli industriali el danna alla foga

la situazione attuale, ma per cogliere quegli elementi, quelle scelte compiute trenta anni fa da cui discende il modello di sviluppo oggi fortemente in crisi.

Si è detto che, rispetto ad oggi, la crisi economica nel '45 era più grave sia per i danni subiti dall'apparato industriale, sia per la mancanza di materie prime. Di converso, invece, migliore era la situazione politica che trovava la sua sintesi nel governo di unità nazonale espressione di tutti i partiti antifascisti. Pur concordando

zio servendosene per la propaganda anticomunista in favore della monarchia ».

Fu sufficiente che Parri abbozzasse un tentativo di rinnovare le strutture statali impiegando la rete dei prefetti politici lasciati dalla Resistenza che i liberali, in nome della tesi della continuità dello stato, lanciarono l'offensiva che portò alla caduta del governo, consenzienti i democristiani.

Al governo Parri succedette il primo ministero De Gasperi, nominalmente ancora di unità antifgscista come il precedente, ma la situazione politica era ormai cambiata in modo evidente. Tanto cambiata che il 12 dicembre '45, appena formato il nuovo gabinetto, l'amm. Stone, capo della commissione militare alleata, annunciava a De Gasperi che anche le regioni settentrionali sarebbero tornate sotto l'amministrazione italiana entro la fine dell'anno.

Ormai ali alleati pensavano di poter allentare il loro controllo, dal momento che il governo era ormai passato in mani sicuramente più loro amiche.

in linea di principio con questa analisi, non si può non precisare meglio l'analisi delle contraddizioni di quell'unità antifascista nella quale, come avvenne durante il periodo della resistenza, si scontrarono la linea della rottura con il vecchio stato e quella moderata e conservatrice.

II primo governo Parri, nel quale trovava spazio la politica del . CLN, aveva inizialmente individuato nel ripristino e nel rilancio dell'accumulazione e degli investimenti pubblici, a scapito di quelli pri-

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vati, le condizioni basilari su cui fondare il processo di ricostruzione dell'economia nazionale.

In questa logica si colloca la proposta del cambio della moneta, operazione che avrebbe dovuto consistere nel ritiro e messa fuori corso di tutta la cartamoneta in circolazione e nella contemporanea sostituzione delle vecchie banconote con equivalenti di nuovo tipo.

In questo modo si sarebbe bloccata l'operazione dei capitali, fatto un censimento della distribuzione dei capitali e della proprietà mobiliare e si sarebbero colpiti gli speculatori. In un secondo momento attraverso i dati del censimento sarebbero stati varati i provvedimenti di imposta straordinaria e progressiva sul patrimonio. Il cambio della lira non andò mai in porto. La vicenda assunse coloriture da tragicommedia, come il furto dei cliché e della carta alla vigilia della stampa delle nuove banconote (i cliché non vennero mai trovati).

Fondamentale fu l'opposizione di quella che Parri chiamò la « silenziosa armata » che non voleva misure fiscali che per la prima volta avrebbero fatto luce sui contenuti delle casse private, e da allora purtroppo ancora non si è riusciti a varare provvedimenti validi ed egualitari.

Sulla questione del mancato cambio della lira i! governo Parri non cadde; ma subì il primo colpo che rivelò gli equilibri instabili su cui poggiava la coalizione della cui definitiva caduta sí è già detto.

Con De Gasperi la musica cambia, si abbandona la linea iniziale per scegliere la strada dell'inflazione per ridurre i salari, aumentare i profitti e pilotare in questo modo la ripresa degli investimenti. secondo una linea che conosciamo fin troppo bene per esperienza quotidiana. Successivamente con Einaudi si arriverà all'apologia dell'inflazione che, secondo l'uomo politico liberale, viene definita come « premio per chi ha propensione al risparmio ».

Un'altra svolta fondamentale si ebbe con la liberailzzazione dei cambi nel '47.

In precedenza tutte le richieste di valuta estera erano vagliate e

concesse solo dal governo. Con la liberalizzazione lo stato rinunciò ad effettuare qualsiasi intervento in tema di controllo delle importazioni e condizionando quindi il modello di sviluppo economico sulla base delle esigenze dei gruppi industriali privati.

Tale decisione fu preceduta da un anno, il '46, di crescenti contrasti e diffidenze tra i partiti della coalizione governativa, contrasti che vedevano al centro il problema dello schieramento dell'Italia rispetto ai due blocchi estovest.

Il gran numero di disoccupati senza prospettiva (2 milioni) unito alla carenza di materie prime (nel '46 l'industria riuscì ad avere solo il 45 per cento del carbone che le sarebbe servito) e

svolto con il viaggio negli USA di De Gasperi, da dove tornò con un prestito di 100 milioni di dollari che naturalmente venne reclamizzato oltre misura da tutti gli organi di informazione.

Nel frattempo a Roma, nonostante la vittoria delle liste di sinistra alle elezioni amministrative, la DC rompeva la coalizione antifascista formando una giunta con il partito dell'Uomo Qualunque, la formazione fascista di Guglielmo Giannini che radunava tutti i reazionari nostalgici.

Nonostante questo e nonostante la scissione socialista provocata da Sargat (che formò il Partito socialista dei lavoratori italiani — PSLI — divenuto poi PSDI) De Gasperi non aprì la crisi di governo fondamentalmente per due motivi.

In primo luogo non era stato ancora firmato il trattato di pace (ed era importante che lo firmasse un governo di unità antifascista) e in secondo luogo non era aacora terminata la discussione sull'inserimento nella Costituzione dei Patti Lateranensi. Ma era solo un hreve rinvio.

Concludiamo I' esposizione di questo periodo con un aneddoto ché non è mai stato smentito e che è illuminante in merito alle scelte che furono alla base della cacciata dei socialisti e dei comunisti dal governo.

De Gasperi affermò che oltre alle tre grandi componenti popolari, quella cattolica, la socialista e la comunista, in Italia esisteva un quarto partito senza il quale non si poteva governare: quello dei pa droni.

Gennaio 1947: il presidente del Consiglio e leader della DC, De Gasperi, ripreso durante il suo soggiorno in USA, menale riceve una laurea « honoris causa ».

al conseguente sviluppo delle lotte operaie e contadine per l'occupazione e il caro vita determinarono una crescente instabilità del quadro politico, e questa situazione non sfuggì certo agli Stati Uniti, il cui ministro degli esteri dichiarò:

« ...la penuria di carbone rischia di distruggere ogni parvenza di ordine pubblico in certi paesi europei ».

Nel gennaio '47 il dibattito sull'alternativa est-ovest ebbe un ri-

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a

I CONDIZIONAMENTI INTERNAZIONALI

Recentemente è stato dato ampio spazio e risalto alla pubblicazione di documenti inediti che arricchiscono il quadro di quelle che furono le interferenze degli « alleati » nella politica interna italiana.

Queste interferenze ci furono e influirono pesantemente, ma troppo spesso vengono usate per coprire scelte e responsabilità che furono tutte italiane.

Paradossalmente, infatti, proprio nel periodo '44-'46, il periodo dell'occupazione militare, si compirono le scelte più libere ed autonome. Basta pensare allo sviluppo della guerra partigiana in città e sui monti nonostante gli interventi anglo-americani rivolti al sabotaggio dell'iniziativa popolare (vedi il problema del gen. Alexander), e alla riuscita dell'insurrezione armata.

Schematicamente si possono riassumere nei seguenti fatti gli elementi che maggiormente contribuirono a condizionare le scelte compiute nel dopoguerra:

!a rottura da patre degli alleati. al momento del loro sbarco in Sicilia dell' accordo stipulato con l'URSS nel '43 in merito alle codizioni di armistizio. Quell'accordo prevedeva che ogni armistizio fosse stipulato da una commissione inter-alleata,il cui presidente sarebbe stato a rotazione un americano, un inglese e un sovietico. In quella occasione gli anglo-americani approfittarono della condizione di difficoltà in cui si trovava l'URSS ancora imnennata a respingere i nazisti a Stalingrado;

la dipendenza assoluta o ("oasi dagli alleati per i rifornimenti di materie prime, alimentari e combustibili:

l'ingresso dell'Italia nel sistema monetario di Bretton Woods son il quale veniva accentuata la dipendenza dagli USA.

In questo contesto il piano Marshall, cui si deve l'accelerazione della ripresa capitalistica in Europa. va visto come precisa esigenza degli USA di trovare uno sfogo e un allargamento della propria

economia, che avrebbe subito forti scossoni nel caso di una crisi duratura dell'economia europea. E a questo piano si condizionarono le scelte di sviluppo industriale nel nostro paese con l'attuazione della politica dell'esportazione. Tale politica basata sui progetti di integrazione europea (e ai suoi livelli medi di consumo) portò a concentrare gli sforzi produttivi nei settori della motorizzazione e degli elettrodomestici, e non è quindi casuale che oggi, con la crisi di quel modello di sviluppo, questi settori siano quelli maggiormenti colpiti.

Si è già detto del fallimento del cambio della lira. Alcuni sostengono che decisiva fu l'opposizione degli alleati, ma, almeno in questo caso, l'interferenza anglo-americana non risulta documentata. Ciò che si sa, infatti, è che: gli alleati chiesero di essere informati segretamente un mese prima dell'inizio dell'operazione; gli americani sollevarono perplessità « tecniche » per il cambio nella zona libera di Trieste.

Tra l'altro vi è da notare che in Germania, nonostante la presenza militare alleata, il cambio

del marco si portò a termine nel 1948.

E' più che legittimo quindi affermare l'esistenza di precise responsabilità di partiti e forze italiane in merito al tipo di scelte che si compirono.

Esemplare, a questo proposito, è la Costituzione che venne elaborata nel periodo in cui prendevano decisamente fisionomia le scelte economiche e politiche. A una prima parte che ribadisce principi in netta antitesi con le concezioni del vecchio stato prefascista, fa riscontro una seconda parte che ben poco dice su come attuare quanto espresso nella prìma. E la storia di questi ultimi trenta anni testimoniano l'uso che moderati e reazionari hanno fatto di nuesta seconda parte della Costituzione in funzione anti-orogressiva e a tutfongi l'attuazione dei principi nati dalla Resistenza è obiettivo delle lotte delle masse popolari. dei democratici, degli studenti.

Le interferenze esterne ci furono, ma è altrettanto vero che trovarono eronta e fertile collaborazione all'interno del paese. Alcuni fatti:

agosto '44: Churchill si reca dal papa a discutere dei problemi del comunismo;

marzo '46. Churchill riba-lisce la necessità di Pn, rs"+jr:a di forza nei confronti dell'URSS;

ottobre '46: Pio XII in un colloquio con De Gasperi afferma che non h ammesso protrarre oltre nani collaborazione con i comunisti (come visto De Gasoeri riuscì ad ottenere un breve rinvio);

ottobre '46: Pio XII afferma che nessun cristiano deve accusare stanchezza nella lotta contro il comunismo;

h(); FARINA AMERICANA

AcisATA GRATUITAMENTE

t n' altro inanite-to DC (lel '48

gennaio '47: De Gasperi al ritorno dal viaggio in USA dove si è incontrato con Truman dichiara per la prima volta che gli aiuti si sono ottenuti par l'importanza strategica che ha l'Italia. Successivamente dichiara anche che vi sono state notevoli difficoltà ad ottenere il prestito e conclude dicendo che si deve rafforzare la democrazia. a

PERCHE' MANCO' L' ALTERNATIVA

Nell'affrontare questo problema occorre premettere che, visto il taglio dato all'analisi finora (si sono puntualizzati solo alcuni dei fatti che avvennero nel dopoguerra), saltiamo necessariamente le questioni che stanno a monte delle scelte compiute dalle forze popolari e democratiche dopo la liberazione. Tanto per spiegarsi meglio, è chiaro che un discorso complessivo non potrebbe prescindere ad esempio da Yalta o dalla svolta di Salerno, ma questo implicherebbe un esame delle strategie che sia per capacità, ragioni di spazio e scopo di questo lavoro non possiamo fare. E' possibile però vedere perchè non si concretizzarono gli obiettivi che costituivano l'indirizzo di rinnovamento del primo governo Parri.

Innanzitutto bisogna riconoscere che lo stesso governo Parri nasceva condizionato dalla mediazione che avvenne nel '45, durante il primo ministero Bonomi, all'interno del CLN. In quella occasione si accettò di definire il futuro assetto dello stato italiano prima ancora della liberazione delle regioni del nord, per cui non venne utilizzato il potenziale e la capacità di direzione espresso dalla lotta popolare contro il fascismo. Questa geelta si legò inoltre 01 rinvio del-

la definizione di un concreto piano di riforme all'indomani delle elezioni politiche.

Tutto il periodo di cui si è detto fu caratterizzato dal continuo sforzo delle sinistre a difendere a ogni costo l'unità della coalizione antifascista. E' significativo al proposito che l'« Unità » del i maggio '45 scrivesse:

...la classe operaia e il suo partito non propongono soluzioni proprie della rivoluzione socialista. Il proporre tali soluzioni è contrario agli interessi nazionali, come contrario a questi interessi è il ritorno puro e semplice alla situazione prefascista. I lavoratori sanno che dovranno affrontare sacrifici e lo faranno se ciò non andrà a vantaggio dei ceti parassitari ».

Ma nonostante tale atteggiamento rassicurante e prudente la sinistra fu sempre strumentalmente accusata di voler stare contemporaneamente al governo e nelle piazze, mentre in realtà erano le forze centriste e moderate a volersi servire dei partiti di sinistra della coalizione come copertura contro il malcontento delle classi più povere.

Un altro esempio dei tentativi compiuti per difendere l'unità è

rappresentato dal documento presentato e votato dalle correnti socialiste e comunista della CGIL unitaria sul piano Marshall nel dicembre del '47:

Il comitato direttivo della CGIL, constatata la minaccia di crisi che si fa pesare sul movimento sindacale nazionale e internazionale da parte di avversari e sostenitori del piano Marshall, rileva che tale questione non può e non deve essere motivo di incrinatura del movimento sindacale e della sua unità. D1I punto di vista sindacale, infatti, le organizzazioni dei lavoratori non hanno alcun obbilgo di pronunciarsi pro o contro tale piano «.

Questo non riuscì però ad evitare che la corrente democristiana presentasse un suo documento di completa adesione. E' solo un piccolo esempio di come la DC, presentatasi come. partito popolare, .in realtà non svolge un ruolo dirigente, ma si lascia trascinare dalle spinte dei molteplici interessi di cui si • fa rappresentante. diventando alla fine oggettivamente interprete organico degli interessi dei grandi gruppi industriali.

Non è da credere comunque che la sinistra fosse ingenua e completamente cieca.

9
11 Presidente della Repubblica, Enrico De Nicola, firma la Costituzione della Repubblica italiana. Firmano, con lui, Umberto Terracini (a destra) nella sua qualità di presidente dell'Assemblea costituente e Alcide De Gasperi, quale presidente del Consiglio. E' il 27 dicembre 1947.

Si può dire che fosse perfettamente consapevole dei pericoli e del continui slittamenti dell'asse politico verso il moderatismo, e tuttavia le si possono facilmente imputare responsabilità sia in occasione del mancato cambio della lira sia nella modesta difesa del governo Parri.

Così come in campo sindacale si credette troppo a lungo che il favorire una politica di bassi salari avrebbe automaticamente consentito la difesa e lo sviluppo dell'occupazione. Rispondere alle obiezioni che vengono spontanee è tuttora terreno di discussione e di confronto. Qui adii seguito indichiamo schematicamente alcuni spunti.

lnanzitutto sulle organizzazioni del MoVimento Operaio il dram-

matico esempio della feroce repressione degli inglesi contro il movimento comunista greco che fu sanguinosamente soffocato nel dopoguerra e che rappresenta come gli anglo-americani non intendessero concedere il minimo spazio a movimenti che potessero por: tare a un mutamento degli equilibri nel mondo occidentale.

A questo si deve sommare l'impreparazione dei giovani quadri che a volte si trovarono ad affrontare compiti di direzione e di responsabilità avendo pochissima esperienza alle spalle. Così come in campo economico l'assenza di una analisi autonoma e la conseguente influenza di quella neoclassica keynesiana, portò nei fatti a pensare allo sviluppo dei consumi dí massa quasi nello stesso modo

in cui li intendeva Valletta.

L' avanguardia di massa che emerge dal ventennio fascista con una durissima, anche se breve, lotta di liberazione denuncia infine limiti di attendismo (molti ritenevano essere inutile ricercare e indicare cosa e come produrre, limitandosi alla propaganda del modello sovietico e attendendo che la rivoluzione socialista arrivasse a maturazione) o di movimenti spontanei di ribellione.

Concludiamo così questa schematica ricostruzione storica con la quale abbiamo voluto ricordare il 30' della Liberazione in termini problematici e attuali. Infatti oggi, come 30 anni fa, è necessario fare il punto della situazione per chiedersi dove siamo arrivati e dove si deve andare.

BUSTA PAGA : come si calcolano le trattenute

1) Trattenute previdenziali (FAP, INAM, GESCAL)

L'importo sul quale vengono calcolate queste tra'te nute è riportato sulla busta paga nella casella « IM. PONIBILE PREVIDENZIALE ».

Questa somma si ricava DETRAENDO dalla paga lorda, riportato nella casella « TOTALE COMPETENZE », le seguenti voci:

IMPIEGATI E CS

Assenze e permessi Assegni familiari

Scioperi Rimborso INAM

OPERAI

Assegni familiari 500/o rimborso trasferte

Rimborso INAM

Trattenute sul 4" elemento (12.000 mensili come da accordo sulla contingenza del 25-1'75) per malattia o infortunio

50% rimborso trasferte

Indennità di cassa à

Sul totale ottenuto si effettua la trattenuta comples siva del 7,30% così suddiviso: FAP= 6,5%, INAM =0,30%, GESCAL=0,35%.

Per gli impiegati esiste una ulteriore trattenuta di 50 lire per il FPI.

2) Trattenute fiscali

Sulla busta paga è riportata la voce « IMPONIBILE FI SCALE » che si ottiene detraendo dalla paga lorda le seguenti voci: •

IMPIEGATI E CS OPERAI

Assenze e permessi

Scioperi Rimborso trasfetre come per punto 4) impiegati (vedi

Trattenute su 4° elemento per malattia o infortunio

Rimborso trasferte (fino a un massimo di 12.000 lire al giorno; quello che eccede viene tassato)

Alla somma ottenuta vanno detratte ulteriormente le tratenute previdenziali (FAP+INAM+GESCAL, e FPI per gli impiegati) e si ha la cifra su cui vanno calco late le trattenute' fiscali secondo i seguenti scaglioni di reddito:

La trattenuta fiscale lorda va infine sottratta delle detrazioni fisse:

DETRAZIONI FISSE MENSILI PER REDDITO ANNUA LE INFERIORE A 4 MILIONI

REDDITO ANNUALE PAGA MENSILE . TRATTENUTE fino a 2 milioni da 2 a 3 » da 3 a 4 » da 4 a 5 » da 5 a 6 » da 6 a 7 » fino a 166.667 da 166.667 a 250.000 da 250.000 a 333.333 • da 333.333 a 416.667 da 416.667 a 500.000 da 500.000 a 583.333 10% 13% 16°/o 19% 22% , 25%
e
1 Non capofamiglia 7.000 Capofamiglia 10.000 10.583 Capofamiglia + moglie 13.000 13.583 persone a carico 2 3 4 5 11.250 12.083 12.916 15.416 14.250 15.083 15.916 18.916 DETRAZIONI FISSE MENSILI PER REDDITO ANNUO SUPERIORE A 4 MILIONI persone a carico 1 2 • 3 4 Non capofamiglia 4.000 Capofamiglia 7.000 Capofamiglia + moglie 10.000 7.583 8.250 9.083 9.916 10.583 11.250 12.983 12.916 12.416 15.416

Note:

NON CAPOFAMIGLIA = lavoratrici coniugate non separate legalmente; minorenni viventi con i genitori.

CAPOFAMIGIA = maggiorenni (più di 18 anni); minorenni emancipati.

non emancipati con-

Dal 1-1-175 per coloro che hanno un reddito inferiore ai 4 milioni-anno per ogni figlio a carico è prevista una ulteriore detrazione di 333 lire-mese (pari a 4000-anno).

Gli scaglioni di reddito annuo (se maggiore o inferiore a 4 milioni) sono basati su previsioni che fa l'azienda.

Dibattito aperto sul problema della donna

La donna nella storia e nella società italiana

8 marzo 1908 - New York

« Le operaie di una fabbrica tessile sono in lotta da tempo per la riduzione dell'orario di lavoro per la parità salariale. La mattina dell'8 marzo organizzano un corteo per richiedere la solidarietà di altre fabbriche della zona. La pericolosità di questa iniziativa, l'importanza della lotta contro la sperequazione salariale e normativa tra uomini e donne, fonte di profitto e di divisione del proletariato, è ben chiaro ai padroni. Per questo non esitano a rinchiudere le operaie dentro la fabbrica per impedire l'uscita del corteo. All'improvviso scoppia un'incendio: 129 operaie bruciano vive nella fabbrica ».

Nel 1910, durante la I Conferenza Internazionale delle Donne, a Copenaghen veniva fissata nella data dell'a marzo la giornata internazionale della Donna, quale momento di lotta per la propria emancipazione.

Vale la pena di ricordare tutto questo, perchè, da troppe parti, per anni e anni si è tentato di Spazzare via dalla coscienza delle donne e dei lavoratori il significato di questa giornata, infilando nei pugni chiusi delle donne le simboliche mimose, o addirittura trasformando questa giornata in festa » della donna.

Infatti anche quest'anno, al di là della distribuzione delle mimose In fabbrica, non è avvenuta nessuna manifestazione, non è stato fatto alcun discorso sulla donna, evita sua condizione 'in fabbrica e *alla società. Eppure le donne, da Ni lontano 8 marzo, sempre si bono battute accanto agli uomini,

spesso in prima fila, acquistando coscienza dei loro diritti. Come non ricordare gli scioperi delle mondine, nel pavese e nel vercellese nel primo dopoguerra? le lotte per l'occupazione delle terre che vedono nella Pianura Padana le donne in prima fila a sfidare le guardie regie? E anancora sotto la dittatura fascista si opposero alla violenza, aderendo numerose agli scioperi e alle manifestazioni di protesta. Alcuni esempi danno la misura di questa lotta:

« L'11 gennaio 1922, le donne di Sesto Imolese impedirono violentemente a un gruppo di fascisti di propagandare e vendere il loro giornale. Nel settembre le operaie dell' industria muggiana di Intra parteciparono ad un imnortante sciopero e si opposero in quell'occasione all'entrata in fabbrica dei fascisti. Nel 1924. le snínolatrici di Molinella restituirono le tessere ai sindacati fascisti che erano state loro distribuite; gli squadristi ricorsero alla violenza, arrivando a fare uso del vetrieln.

Le oneraie delle Manifatture Tabacchi di Milano e Bologna rifiutarono d'aderire ai sindacati fascisti come pure le tessitrici del salernitano. Nel 1925 le operaie tessili di Biella e le tabacchine di Lecce scioperarono contro i licenziamenti e le riduzioni di salario -.

« E' stato durante la Resistenza che la donna italiana si è congiustata una nuova funzione nella società, è stata la Resistenza a soalancare questa porta. Prima non c'era mal stato un momento della storia italiana che vedesse la donna soggetto attivo, interprete rii un grande movimento popolare. E'

stata la Resistenza ad operare questa svolta, allorchè il popolo umile e generoso, impugnò le armi per conquistare la libertà e le donne furono al fianco degli uomini, e non qualche donna, ma decine di migliaia di donne, centinaia e centinaia di migliaia anzi. se alle staffette alle gappiste, alle partigiane, uniano tutte le donne che parteciparono alla Resistenza italiana, chi nascondendo feriti, prigionieri fuggiti, chi raccogliendo viveri ed indumenti, chi operando nelle fabbriche nei campi o scendendo in piazza in manifestazioni di protesta ii. Così si esprime Luigi Longo alla IV Conferenza delle donne comuniste, il 29 giugno 1965.

nfatti le donne furono veramente numerose nella Resistenza, 70 mila donne appartenenti ai nrun-pi di difesa della donna, 35.000 partigiane combattenti, 4600 donne arrestate e torturate, condannate dai tribunali fascisti, 623 fucilate o cadute in combattimento, 2750 deportate nei campi di concentramento nazisti, 512 commissarie di informazioni partigiane, 16 insignite della massima ono12.

rificenza militare: la Medaglir. d'Oro, 17 insignite della Medaglia d'Argento. Questo il contributo delle donne.

Oggi ancora le donne si battono in prima fila: per la difesa del posto di lavoro occupano le fabbriche, contro la cassa integrazione che le colpisce maggiormente, con la loro attiva presenza nel movimento sindacale, nella lotta contro leggi fasciste che ancora sopravvivono come la legge sull'aborto e sul diritto di famiglia, così come si sono battute nella campagna per il divorzio. E ancora contro il governo che le umilia e tenta di respingerle nel ghetto della casa con la legge fiscale del cumulo dei redditi.

Ma ancora oggi vi sono milioni di donne che accudiscono a milioni di uomini, milioni di vecchi, milioni di bambini... un lavoro da donne. Disprezzato, ripetitivo, gratuito. Parche? Un lavoro che si distrugge ogni giorno. e che si deve ricominciare il giorno dopo. Un lavoro che distrugge la perso-

na che lo compie e che si ripresenta ogni mattina nella solitudine della casa. Condannate all'isolamento, ai giornali femminili, alle canzonette della radio, alle ricette di cucina, ai pettegolezzi delle amiche, all'acquisto di prodotti per mantenere fresca la pelle, all'identificazione col proprio uomo... questo il destino della maggioranza delle donne.

Certe donne, poche per la verità: solo il 27 per cento in Italia, si sono « emancipate ». Vi hanno trovato una doppia fatica, da aggiungerse a quella casalinga e quotidiana dalla quale nessuno l'affianca. Diversa, anche come forza lavoro, queste donne hanno imboccato la strada dell'emancipazione.

La grande industria ha inserito su larga scala la manodopera femminile nella produzione. Una forza lavoro utile più che mai al capitale. Maneggevole, sottomessa, più facile da sfruttare, più facile da rispedire a casa, alla sua « naturale » collocazione. Sottopc..'gate e relegate nelle categorie più bas-

Dio è un uomo o una donna ?

Un luogo comune, il salotto, domenica sera, dopo cena, ... una famiglia normale discute; ... emergono due voci... la mia e quella di mia madre...

P: Di. mamma, il femminismo, come lo intendi tu?

M Beh. Se per femminismo intendi quell'emancipazione giuridica, politica e sociale sorta, mi pare, al tempo dell'illuminismo, 0.K., ne sono pienamente d'accordo. E' infatti grazie a questo se ora abbiamo il diritto di voto ed il libero accesso a suasi tutte le carriere professionali.

P: Ma no, dai « incalzo io » vieni ai giorni nostri, a femminismo di oggi... Che ne pensi delle rivolta delle massaie? Della schiavitù dal marito? eh? della voglia di smettere di lavare i piatti?

M: Oh. Dio che discorso che hai imbastito! Non penso sia guasto il femminismo puro. D'accordo non è detto che la donna sia nata per Pulire la casa e curare i figli ma penso che « questa rivolta delle massaie » non sia veramente mai esistita.

Non credo che una donna con un po' di coscienza vada sulla Piazza con dei carteloni spifferando a tutti che dopo 15 anni non ha più voglia di lavare i piatti nè di rammendare le calzette di suo marito e che dichiari guerra a lui e a tutti gli uomini, invogliando anche altre solo perchè l'ha letto su STOP!!! o NOVELLA 2000.

P: Ho capito. Il vero problema sarebbe la stessa parità di diritti fra la nostra EVA e il nostro ADAMO. E' così? Questo Adamo che vuol sempre portare i calzoni...

M: Ma che calzoni. E' uomo, è giusto che li porti ma non è giusto che la donna non faccia altrettanto...

Il pentii sesso di cui stiamo parlando non è più come prima, facci caso, sarà la contestazione, sarà quel che sarà ma abbiamo sfasato coni tradizione, ogni modo di vivere. Anche la donna era una tradizione purtroppo...!

P: Questo mamma, sbuffando le dico io. non è altro che sentimentalismo.

Mi sembra esattissimo che la

se, le donne cercano invano, nel lavoro, • l'essenza della persona umana ».

Di tutte queste cose in fabbrica poco si parla o niente del tutto. Non si dicechiaramente che anche da noi circa 1'80 per cento delle donne, sia operaie che impiegate, sono relegate nelle categorie più basse, che il loro lavoro è quasi sempre più faticoso, monotono, ripetitivo. Poco si parla della mancanza di asili nido, di asili, di scuole a tempo pieno.

Da millenni ci hanno educato che la politica è cosa da uomini, anche se le conseguenze della politica degli uomini poi le paghiamo sempre noi, che per il doppio lavoro, la sottomissione al marito, il poco tempo le allontanano oggettivamente dalla politica. Se le d'orme hanno espresso e sempre niù esprimono la loro ribellione e la loro volontà di lottare, tronpo spesso hanno dovuto conciliare o scegliere tra la loro professione di donne e la lotta.

B.A., operaia - Via Tortona

donna si ribelli, voglia un'emancipazione ma non solo questa. Ora vogliono la legalizzazione dell'aborto.

M: Sì, mia madre calmissima, sì, ma solo per egoismo.

Egoismo e contraddizione Vogliono la legalizzazione dell'aborto? Diamogliela. E poi? Ma le senti cosa vogliono fare quelle pazze sfrenate... Vogliono annullare l'uomo non vogliono più l'uomo. E... sinceramente cosa ve ne fate dopo della legalizzazione dell'aborto?

P: Mamma tu stai parlando di di casi patologici, gente che va all'eccesso. Dovresti saperol anche tu che ogni corrente ha i due estremi.

... Un attimo di silenzio... si apre la porta entra un'amica di famiglia, una zitella inacidita femminista al 2000 x 1000.

Di che parlate? s'intromette subito.

Di femminismo.

Ah! Giusto. Voi dite Dio è onnipotente. Dio è buono Dio è bravo Dio è bello, e se Dio fosse una donna???

Ora... è meglio accendere il televi-sore!!!

FREECKLY impiegata di Montefeltro

DUE ASPETTI DELLA CRISI I PREZZI... E I PROFITTI

Gli ultimi dati ISTAT

Prezzi all'ingrosso febbraio più 0,20%

In un anno sono cresciuti del 17,9% Più colpiti i redditi modesti - Rincari più forti per i beni di lusso

ROMA. 27 marzo

I prezzi all'ingrosso in febbraio sono saliti dello 0,2%, il che ha portato l'incremento rispetto ad un anno prima al 17,9%. Ne dà notizia l'Istituto centrale di statistica, precisando che l'aumento di febbraio è dovuto a un rincaro dello 0.6% dell'indice relativo ai prodotti agricoli (non necessariamente alimentari) e dello 0,2% di quello relativo ai prodotti non agricoli (tra i quali quelli delle industrie alimentari).

Già in precedenza lo stesso istituto centrale di statistica aveva comunicato le variazioni subite nello stesso mese dai due indici dei prezzi al consumo. In particolare, quello relativo ai consumi delle famiglie impiegante e operaie è salito nello stesso mese dell'1,2% e quello relativo a tutti i consumi della intera comunità nazionale dell'1,5%.

Mira Lanza:

fatturato +43%

La Mira Lanza ha chiuso l'esercizio '74 con un utile di 1.4 miliardi. dopo aver fatto ammortamenti per 3,1 miliardi. Il dividendo è di 500 lire; inoltre in sede di assemblea (26 o 29 aprile a Genova) verrà proposta l'assegnazione di una azione gratuita ogni 50 possedute. Il fatturato è salito a 92,8 miliardi con un incremento del 43 per cento

Immobiliare agricola

Vittoria: 170 lire il dividendo

Il consiglio di amministrazione dell'Immobiliare agri- cola Vittoria (gruppo Bonomi ) proporrà all' assemblea degli azionisti (convocata a Genova per il 24 aprile in prima e per il 26 in seconda convocazione) la distribuzione di un dividendo lordo di 170 lire per ciascuna delle 2 milioni e 130 mila azioni (valore nominale 1000 lire.

Nell'esercizio 1974, l'Immobiliare agricola Vittoria ha realizzato — come informa un comunicato del consiglio di amministrazione della società, — un utile netto di oltre 391 milioni di lire, contro 231 nel 1973.

II consiglio, nella sua riunione, ha sottolineato i favorevoli risultati derivanti dal programma di investimenti che prevede. nel corso di un triennio. una spesa di circa 3700 milioni nei settori cernalzolo, pioppicolo e zootec Mica

Cassa di Risparmio delle

Provincie Lombarde: utile di 7400 milioni

Si è riunito il comitato esecutivo della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde per esaminare le risultanze del bilancio dgl 1974. Il presidente, Giordano Dell'Amore, ha illustrato le varie poste del bilancio, rilevando che, mentre si è verificata una pausa forzata nella raccolta di fondi a mezzo di titoli di diretta emissione, i depositi a risparmio e in conto corrente hanno subito una confortante espansione, passando da complessivi 3.051 miliardi a 3.701 miliardi, con un incremento di circa 650 miliardi, corrispondente al 21,30 % in un solo anno.

Ancora più significativo è il fatto che il numero dei conti di deposito delle varie categorie abbia raggiunto al 31 dicembre 1974 ben 3.801.912 unità. con un aumento nel corso dell'anno di oltre 92 mila nuovi conti.

L'utile dell'esercizio per le quattro gestioni dell'Istituto risulta così suddiviso: Cassa di Risparmio 2.744,3 milioni, Credito Fondiario 2.700.8 milioni, Sezione Opere Pubbliche 1.800,3 milioni, Sezione di Credito Agrario 220.5 milioni con un totale di 7.465,9 milioni. Al fondo erogazioni benefiche, da utilizzare nel 1975, risulta quindi una disponibilità complessiva di 3.622 milioni. Rispetto al 1973 l'utile netto è diminuito di 852 milioni.

Alivar: 220 lire di dividendo

L'Alivar spa annuncia un utile netto d'esercizio di lire 3 miliardi 497 milioni 227.851 lire a fronte di ammortamenti per 3 miliardi 197 milioni 238.539 lire. Ai soci verrà proposto un dividendo di lire 220 per azione. L'assemblea della società è convocata a Novara per il giorno 30 aprile alle ore 10.30.

Eridania: utile di oltre 2 miliardi

Il consiglio di amministrazione della Eridania, ha definito il bilancio dell'esercizio 1974, il quale chiude con un utile di L. 2.440.307.917 (con-

Isvim: dividendo da 150 a 170 lire

L'Iavim (Isolato San Vincenzo Immobiliare) ha portato a termine l'esercizio '74 con un utile di 218,2 milioni (213,4 nel '73). Il dividendo sale da 150 a 170 lire per azione. Cooptati nel consiglio Giuseppe Dondona e Guido Accorsero.

Magneti: dividendo di 70 lire

Il consiglio di amministrazione della Magneti Marelli, riunitosi sotto la presidenza dell'avvocato Giorgio Garino. ha approvato il bilancio 1974, che chiude con un utile di 511 milioni 930.401 lire dopo avere effettuato ammortamenti ordinari ed anticipati per circa 8 miliardi (contro 6250 milioni del 1973). La cifra d'affari è stata di 163 miliardi contro 125,8 miliardi dell'esercizio precedente: l'aumento è dovuto sia ad un effettivo incremento delle vendite, soprattutto nel settore del ricambio, sia alle revisioni di prezzo. Gli investimenti realizzati nell'anno 1974 ammontano a circa 9 miliardi (di ccui 3 miliardi nel Mezzogiorno). D consiglio proporrà all'assemblea, convocata per il 30 aprile, di distribuire un dividendo lordo di 70 lire alle azioni privilegiate e di 48 lire alle azioni ordinarie

Aumenta il dividendo alle Falck: 190 lire

Il consiglio di amministrazione della Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck ha approvato il progetto di bilancio per l'esercizio 1974,.che verrà sottoposto all'assemblea ordinaria degli azionisti il prossimo 29 aprile alle 16.30 presso il Banco di Roma, in prima convocazione. I risultati dell'esercizio permetteranno di distribuire a ciascuna azione (privilegiata e ordinaria) un dividendo di 190 lire (170 lire l'anno scorso).

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