GIORNALE PERIODICO DI INFORMAZIONE DEL GRUPPO EFIM-BREDA DI SESTO S. GIOVANNI A cura del Coordinamento dei Consigli di Fabbrica della Breda Fucine, Istituto Ricerche Breda e Breda Eldefim
R rinnovo del Consiglio di Fabbrica come riflessione e proposta sui problemi aperti nella fabbrica e nel Paese Nell'accingerci a presentare l'esame del bilancio di lavoro di questi ultimi tre anni del C.d.F., non possiamo sottacere le difficoltà, con le quali abbiamo dovuto fare i conti, delle nuove conquiste conte iute sul contratto nazionale del 1 976 e per l'applicazione della 1° parte dello stesso. Se noi esaminiamo, con una attenta lettura, quanto è stato acquisito in quei sei punti che costituiscono l'asse portante del grosso delle conquiste politico-sindacali, dobbiamo convenire che le nostre capacità di dare corpo a quanto dovevamo gestire hanno richiesto a tutti noi un notevole impegno non sempre suffragato da altrettanti risultati positivi. Del resto, riteniamo che ciò fosse abbastanza logico in quanto oltre a questi importanti temi, ben altri ve ne erano, e ve ne sono purtroppo attualmente, che hanno richiesto tutta la nostra attenzione: la grave crisi economica, politica, sociale, e morale che in questi ultimi anni ha travagliato il nostro paese ha gravato pesantemente su tutta la classe lavoratrice e in particolar modo ha colpito le classi più deboli e conseguentemente si è riflessa nell'attività del nostro C.d.F. Ci siamo scontrati, in questi anni, con fatti tali che mai erano stati, così di un sol colpo, messi sul tappeto del nostro tessuto sociale: l' escalation del terrorismo, il rialzo vertiginoso dei prezzi petroliferi, la crisi monetaria, le elezioni politiche anticipate, da nessuno, a parole, volute ma da noi subite, la recessione che in questi ultimi tempi sta trasformandosi in inflazione, la chiusura sempre più numerosa di tante fabbriche, con il conseguente aumento della disoccupazione, l'emergere, attraverso forme distorte
e aberranti di una criminalità politica legata sempre più strettamente alla criminalità comune e alla mafia, forme scandalose di possesso di ricchezza estranee ai lavoratori e sino allora impensabili per la maggioranza; tutto ciò inevitabilmente ha rallentato da una parte il nostro lavoro, ma ci ha reso nel contempo, più consapevoli che il nostro apporto su tutta questa problematica è sempre più indispensabile se non vogliamo andare allo sfascio. All'interno di questo contesto il ruolo del Sindacato, e quindi dei C.d.F., è stato quello di lottare per una trasformazione della società che andasse verso la conquista di un maggior potere dei lavoratori in fabbrica e fuori. I -temi del contratto del '76 ri-
guardanti gli investimenti, le innovazioni e modifiche dell'assetto produttivo hanno impegnato il nostro C.d.F. con continuità sia a livello aziendale che con l'Intersind. Il frutto di tali lotte è stato l'accordo aziendale strappato dopo numerose ore di sciopero e dopo una vertenza durata vari mesi e conclusasi il 25 ottobre '77. :
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. Giova qui ricordare i punti di maggior risalto, mentre tutto l'accordo è stato affisso in ogni reparto e ufficio: 1°) Sulla prima parte del contratto nazionale una nota dell'azienda nella quale venivano evidenziati i principali investimenti (11 miliardi) tesi a completare la ri(continua in ultima)
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