battaglia unitaria
N. 37 Dicembre 1978 111~~~~1
IIOLLETTLNO DEL COMITATO DI COORDINAMENTO DEI CONSIGLI DI FABBRICA - GRUPPO FALCI
I nodi della siderurgia vengono al pettine
CONTINUARE LA LOTTA PER IL PIANO DI SETTORE E' innegabile che nel nostro paese la siderurgia abbia avuto un ruolo fondamentale nell'economia. Anche se oggi non abbiamo i problemi di 30 anni fa, quando si trattava di ricostruire il paese devastato dalla guerra e in seguito passare da una economia prevalentemente agricola ad una industriale, la crisi del sistema economico capitalista ci pone obbiettivamente difficoltà che dobbiamo saper superare. Per quanto riguarda la siderurgia, che risente negativamente della situazione internazionale forse più di altri settori è più che mai avvertibile la necessità della programmazione di settore, di un piano che sappia individuare la funzione e il ruolo da dare a questo settore strategico. Il governo ha messo a punto i piani di settore previsti dalla legge 675 per la riconversione industriale .varati dal parlamento come strumento della programmazione. Questi piani però non rispondono alle aspettative del movimneto sindacale nel senso di indicare scelte concrete per lo sviluppo dei settori, per la rinascita del mezzogiorno, per una riconversione delle strutture industriali finalizzate ad un ampliamento della base produttiva e dell'occupazione e che vadano nella direzione del superamento di antiche ingiustizie, capaci di colpire sprechi, clientelismo e parassitismo, cioè che sappiano superare la logica dello stato assistenziale. Quello che il governo chiama « piano Pandolfi » è per il movimento operaio e sindacale solo una bozza di discussione e non un piano triennale, con una sua organicità, poiché non stabilisce concreti criteri di intervento e di controllo sull'utilizzo del denaro pubblico, è preciso solo nello stabilire i sacrifici che spettano alla classe operaia mentre lascia nei fatti alle forze padronali la piena libertà di decidere gli interventi da realizzare e le risorse da impiegare. Questo contrasta con le nostre scelte per uno sviluppo occupazionale e per un impiego delle risorse in senso ista. meridional Ritornando al piano della siderurgia questi atteggiamenti negativi del governo sono evidenti. E' necessario mu-
tare profondamente questi aspetti negativi per una espansione del settore che si colleghi allo sviluppo di altri settori quali l'edilizia, i trasporti, l'agricoltura e tutte le grandi opere necessarie a soddisfare i bisogni sociali. In particolare occorre ribadire nel piano definitivo le nostre scelte per il sud ristrutturando lo stabilimento di Bagnoli mantenendo l'impegno della costruzione di uno stabilimento di produzione di acciai speciali ad Avellino, tutto ciò non in alternativa a; Gioia Tauro. Così pure ve finalmente creato un comparto pubblico per lo sviluppo della produzione di acciai speciali nel quale devono confluire le aziende ex Egam (Breda sid. e Cogne) e le acciaierie di Piombino. Solo così è possibile dare soluzione ai problemi della Breda recuperando la realtà produttiva e dando risposta positiva alla lotta che vede impegnati ormai da anni i lavoratori di questa azienda statale. Le resistenze a queste giuste soluzioni sono forti; nel governo per esempio, il ministro Donat Cattin pretendeva o si illudeva di avere un avallo del sindacato sul suo piano siderurgico, che altro non è che la somma delle richieste del padronato (Falck e Teksid di Agnelli inclusi). Lo sciopero nazionale della siderurgia ael 31 ottobre scorso è stato un importante momento di lotta per battere queste resistenze. La manifestazione davanti alla Falck Unione è stata una risposta non solo al ministro dell'industria e al padronato, ma direttamente a Falck che nel suo piano di ristrutturazione prevede lo smantellamento di due laminatoi allo stabilimento Unione e non prende nessun impegno a favore dello sviluppo del mezzogiorno. Un primo successo è già arrivato. Il parlamento si è già fatto carico nella discussione dei piani di modificare quello che vi è presente di negativo e certamente questo risultato non sarebbe stato possibile senza la lotta dei lavoratori. E' necessario perciò che continuiamo a far pesare tutta la nostra forza per contrastare i tentativi che sicuramente verranno da più parti per impedire una qualificata e positiva definizione del piano siderurgico e degli altri piani di settore, in modo da saper portare a compimento gli obiettivi di trasformazione del paese.