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CONSIGLIO
Bollettino unitario del Consiglio di Fabbrica FACE -STANDARDGENNAIO 1972
DALLA FABBRICA L' UNITA' SINDACALE DALLE LOTTE IL POTERE DEI LAVORATORI Il 1971, sul piano sindacale, è stato un anno ricco di fatti significativi, alcuni dei quali avranno una incidenza sulla situazione sindacale e politica di questo nuovo anno e degli anni a venire. Tra questi il più importante è la decisione presa nel novembre scorso a Firenze dalle tre Confederazioni che prevede l'attuazione dell'unità sindacale organica entro il febbraio 1973. La conquista più importante del nuovo Sindacato Unitario sarà la sua caratterizzazione di classe nel senso di contestazione del potere padronale in fabbrica, nei quartieri, nelle scuole e nel paese. Per quanto riguarda la nostra categoria, i metalmeccanici, già è stato deciso di convocare il CONGRESSO NAZIONALE del SINDACATO UNITARIO per i giorni 24-29 ottobre 1972: Congresso Nazionale che sarà preceduto dai Congressi unitari di fabbrica, di zona e di provincia. Si tratta di un avvenimento di grande portata, non solo perchè prevede la realizzazione nel 1972 delle tappe conclusive del proces-
so unitario, ma anche perchè tali scelte e decisioni apriranno una nuova fase di lotte tendenti a modificare l'organizzazione del lavoro all'interno delle fabbriche nei suoi peggiori aspetti (cottimo, ritmi nocività, qualifiche) e per una nuova organizzazione della società. Questo processo unitario non è stato semplice e lineare ma caratterizzato da uno scontro politico avvenuto tra forze che lottavano per il conseguimeno di tale importante conquista e forze che tendevano ad ostacolare l'unità dei lavoratori. Tutto ciò si deve inquadrare in un contesto più ampio: contesto che vede da una parte il padronato e le forze conservatrici e reazionarie e dall'altro i lavoratori e le forze politiche e sindacali che si battono per l'emancipazione della classe lavoratrice. Infatti il padronato, attraverso le forze politiche conservatrici e reazionarie ha cercato e cerca di frenare le lotte dei lavoratori per garantirsi quella pace sociale necessaria al grosso capitalista di ristrutturarsi, di darsi cioè una struttura economica competitiva sul piano internazionale. Ciò sta avvenendo con lo spauracchio della « crisi », l'uso strumentale della cassa integrazione, l'esigenza di avere una garanzia politica di « governo forte » (prova ne è l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica con i voti fascisti e della destra governativa). COSA VOGLIONO OGGI I PADRONI? Con la costituzione del M.E.C. e
la conseguente unione dei grossi capitalisti in Europa, si apre per il padronato italiano nuove prospettive. Ci vogliono fabbriche ad un più alto livello tecnologico dove si produce di più e con minor costo, ci vuole l'eliminazione dei settori, arretrati e parassitari del capitalismo e dell'agricoltura, ci vuole una organizzazione statale più efficiente. Per la costruzione di un tessuto economico al servizio del grande capitale assistiamo ad uno scontro tra gli stessi settori del capitalismo: uno più avanzato e paternalistico ed uno più arretrato ed apertamente reazionario. Tutto ciò deve avvenire all'insegna della pace sociale nelle fabbriche e nel paese altrimenti c'è la repressione poliziesca e della magistratura. Tali scelte per i lavoratori significano in sostanza aumento dei ritmi, della nocività, nuove macchine che fanno più lavoro, diminuzione della occupazione; in sostanza un aumento dello sfruttamento. Le recenti vicende presidenziali e le conseguenze che esse potranno avere su tutta la situazione italiana confermano che il disegno di restaurazione autoritaria è tuttora in atto e sarebbe sciocco non prevederne l'estensione sullo stesCONTINUA IN 2•