«la ruota dentata ? Che cos'é ? E' forse una nuova trovata pubblicitaria ?)) E' la prima cosa che uno si domanda vedendo questo foglietto.
Nulla di tutto questo. E' semplicemente un giornaletto di fabbrica.
Spieghiamo in poche parole,sempli ci e chiare,il significato,gli obiettivi,la funzione di questo giornalino.
Con questo giornalino il C.d.F., vuole ricercare un nuovo modo di essere a contatto con i lavoratori,affrontando i problemi specifi ci della fabbrica e renderli patrimonio di ciascun lavoratore ( ambiente di lavoro,salario,organizzazione del lavoro, ecc.) .
Il C.d.F. é anche consapevole che i problemi dei lavoratori non si esauriscono dentro la fabbrica; esiste un secondo ordine di temi
di indagine e di conoscenza che sono al di fuori della fabbrica
stessa e che investono le problematiche generali del nostro paese ( carovita,crisi econoaica,acuola, problemi del territorio,sanità, ecc.).
Ma ciò,su cui noi poniamo un accento un pochino più marcato,sono le piccole esperienze personali di reparto,ufficio,macchina, le proprie idee,le proprie valutazioni, che magari ci si scambia col colle
Sommario
Produrre: come? con che cosa?
Tesseramento 1976
Sentenza sul posto di lavoro
Malattia durante le ferie
Accordo 31.3.1976
Accordo 14.4.1976
n
n
o
Luglio 1976
ga o col vicino di macchina,ma che restano patrimonio di pochi intimi senza essere socializzati e resi alla valutazione di tutti i lavora tori. Pertanto il giornalino da questo punto di vista diventa uno strumento di collegamento tra i la voratori ed il C.d.F.,ma soprattut to tra i lavoratori stessi.
Strumento di collegamento in che senso ?
Nel senso che su questo gior nalino possono scrivere e far conoscere le loro idee,punti di vista,opinioni, Tutti i lavoratori della ELLI.
Noi crediamo questo,non solo per democraticiamo,ma perché é un modo per far nascere le idee,far matura re le sintesi,collettivamente,con il contributo di tutti.
Un dibattito aperto dunque, che sia da stimolo per una efficace crescita politico-sindacale ed affinché si acquisisca maggior consa pevolezza sui problemi del movimezitc operaio,partendo dalla realtà della fabbrica per arrivare alle realtà generali, attraverso un confronto aperto tra il sindacato ed i lavoratori.
Il C.d.F.,per quanto possibile, pensa di dare un carattere periodi co a questo giornalino e presume che,per motivi tecnici ed economici,sia necessario un ciclo,diciamo di Istabilizzazionew di tre o quattro pubblicazioni.
Chiudiamo dicendo che questo giornalino può vivere e migliorare solo se c'é il contributo e la criti
ca costruttiva di tutti ed é questo che noi chiediamo e speriamo di ottenere.
Il Consiglio di Fabbrica jepEru,vol NON eGMBWERETFroy KEI(1-5 PbeHe ikrod 00fftluto givotvziohre.
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PRODURRE COME ?
CON CHE COSA ?
Immaginiamo un operaio in una fabbrica, ad esempio una fabbrica siderurgica del gruppo Italsider, che impieghi del minerale di ferro e del coke per estrarre ghise e diverse qualità di ferro e acciaio.
Oggi, questo operaio ritira il suo salario, cioé un certo numero di banconote. A pensarci bene, ciò pone una quantità di domande: cosa rappresenta questo salario ? Il lavoro dell'operaio,si pensa comunemente.
Da chi gli viene versato ? Dai pa droni della fabbrica,che sono dei capitalisti,cioé proprietari di capitale.
Questo rimanda a nuovi problemi. Che cos'é il capitale ? Che cos'é il lavoro ? Perché alcuni hanno potuto accumulare enormi capitali e l'operaio no ? Perché i capitalisti proprietari della fabbrica, delle macchine e dei materiali, delle materie prime e dell'energia impiegate,diventaao anche pro prietari esclusivi del ferro e dell'acciaio che questo operaio e migliaia di suoi compagni vi producono ? I problemi si moltiplica no e bisogna affrontarli uno dopo l'altro.
Innanzitutto,che cos'ha in comune l'operaio con la fabbrica dove la vora ? Questa fabbrica contiene tutto ciò che é necessario per produrre ferro ed acciaio: gli edi fici adatti,le attrezzature appropriate,le riserve di energia, le scorte di materie prime e di prodotti ausiliari.Tuttu ciò é indispensabile,ma anche insufficiente, poiché quando i lavoratori dalla fabbrica se ne vanno tutti in ferie alla stessa data,tutta quanta la fabbrica si ferma.
Solo i lavoratori - la manodopera - possono "" far andare "1 la fabbrica.Ma si deve anche riconoscere che,senza la fabbrica e le sue attrezzature,i lavoratori non potrebbero produrre nemmeno un chi lo di tondino di ferro.
Perciò, lavoratori da una parte, fabbrica,macchine e materie prime dall'altra, hanno in comune il fat to di essere indispensabili per una produzione materiale determinata.
Vengono per questo chiamati FORZE PRODUTTIVE.
Si può dire che le forze produtti ve sono costituite dall'insieme dei mezzi di cui dispone l'uomo per dominare la natura e produrre beni materiali destinati a soddisfare i propri bisogni. Esse comprendono tre tipi di elementi:
e) I=t2íZI DI PRODUZIONE , nei quali si distinguono generalmente da una parte le materie prime uti-
li strappate alla natura ( le ricchezze naturali ) come minerali,carbone,petrolio,legno,acqua ecc., e dall'altra gli strumenti di produzione : utensili,macchine ed installazioni sempre più perfezionati che permettono di estrar re o di raccogliere, e poi di trasportare e di trasformare industrialmente le materie prime natu rali. Questi mezzi di produzione, nel nostro esempio,sono dunque la stessa fabbrica siderurgica con tutto ciò che contiene,riserve di energia,materie prime e scorte di magazzino,macchine ed attrezzature industriali, raccordi ferroviari ecc.
se) LA FORZA LAVORO dell'uomo = = stesso,senza la quale le ricchezze naturali non potrebbero essere estratte dal suolo e dal sottosuo lo, né essere condotte nei luoghi del loro utilizzo, né essere trasformate da attrezzature e macchi ne di qualsivoglia fabbrica.
) Infine LE FORZE PRODUTTIVE comprendono anche ciò , che si chic ma a volte lavoro " non immediato o anche LAVORO UNIVERSALE , che ingloba l'esperienza e le conoscenze acquisite dai lavoratori nel corso delle generazioni, gli apporti via via accumulatisi del le innovazioni scientifiche e tecniche, cosi come la moderna organizzazione del lavoro colletti4, vo. Questi ultimi elementi hanno per effetto quello di accrescere l'efficacia congiunta delle macchine e delle attrezzature da una
parte, e del lavoro dell'operaio dall'altra.
Dopo aver definito sommariamente le forze produttive, dovremmo chiederci quale sia la natura dei rapporti che legano il lavoratore che non dispone che della sua for za lavoro, al capitalista, che, invece, é proprietario di fabbriche con le loro attrezzature ed i loro macchinari e che dispone inoltre di capitali liquidi per acquistare le materie prime e ver sare il salario ai lavoratori.
Poiché questi rapporti si sono 4
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instaurati in funzione della produzione di beni materiali,sono chiamati RAPPORTI DI PRODUZIONE. Ma ci sembra indispensabile chia rire preliminarmente che le forze produttive da una parte ed i rapporti di produzione dall'altra determinano insieme ciò che si chiama un MODO DI PRODUZIONE.
Quando nel linguaggio corrente si parla del sistema o del regime capitalista,ci si riferisce,sebbe ne in un modo più vago ed estensi vo,pressappoco alla stessa cosa che viene espressa dalle parole " modo capitalistico di produzione".
Un modo di produzione viene determinato contemporaneamente da forze produttive pervenute ad un certo livello di sviluppo e da rapporti di produzione di un cer. to tipo.
Esiste del resto una relazione di retta fra le forze produttive ed i rapporti di produzione. Per esempio,nel Medioevo le forze pro duttive e specialmente i mezzi di produzione erano ancora troppo poco sviluppati per permettere 5
nient'altro che una produzione individuale,contadina,o artigianale. In questa situazione,i rapporti di produzione non potevano essere nel la loro essenza che rapporti personali: da servo a signore, da apprendista a maestro. Insieme,forze produttive e rapporti di produzione determinavano un modo di pro duzione chiamato feudale.
Quanto al modo di produzione capitalistico,esso ha cominciato a delinearsi solo quando gli uomini, che avevano accumulato i primi capitali,crearono delle "manifatture* cioé delle imprese dove lavoravano fianco a fianco,per un salario e per conto di un padrone, lavoratori che prima erano indipendenti e padroni del prodotto del loro la VOTO.
Questa forma di organizzazione del lavoro conteneva in germe il modo di produzione capitalistico quale noi l'intendiamo oggi, modo di pro duzione che prese slancio solo quando lo sviluppo del macchinario, reso possibile dai progressi della scienza e della tecnica, trasformò le manifatture in fabbriche e
SCIOPERI
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fece apparire la grande industria. Il modo di produzione capitalistico viene determinato nello stesso tempo da un'alto livello di sviluppo delle forze produttive e da una situazione in cui i mezzi di produzione sono proprietà privata di un numero molto ristretto di ca pitalisti, mentre il lavoro produttivo,che 6 l'unico che permette a questi mezzi di produzione di entrare in azione, 6 la realtà di milioni di lavoratori o di proletari,raggruppati in imprese sempre più gigantesche. Ne risultano dei rapporti di produzione ( ed eccoci ritornati al punto ) sulla base dei quali questi proletari, non possedendo nient'altro che la loro forza lavoro, sono costretti,per vivere; a venderla in cambio di un salario ai capitalisti proprietari dei mezzi di produzione.
Ci si tova dunque in presenza di due CLASSI SOCIALI i cui interessi sono oggettivamente antagonistici: da una parte una classe numericamen te piccola,che detiene la proprietà di quasi tutti i mezzi di produzione; dall'altra una classe, numericamente immensa, che é l'uni
ca ad avere la capacità di utilizzare e di rendere effettivamente produttivi i mezzi di produzione della classe capitalistica. La classe dei proletari senza la quale nessuna produzione avrebbe luogo,si sforza di raccogliere il massimo dei frutti del suo lavoro; la classe dei capitalisti,proprietaria dei mezzi di produzione men za i quali non ci sarebbe più nes cuna produzione,pretende da parte sua di raccogliere il massimo dei profitti da questa proprietà. I rapporti di produzione sono divenuti non più rapporti tra individui,ma rapporti sociali, rappor ti tra due classi legate l'una all'altra da una contraddizione insormontabile. La produzione, nella società capitalistica odier na, é sempre più collettiva o ” sociale * e questo per due motivi : da una parte perché essa si serve di un numero sempre più elevato di produttori - proletari, che in una determinata impresa non sono una semplice somma di lavoratori individuali, ma, per la divisione e l'organizzazione del lavoro,costituiscono veramente un lavoratore *collettivo" ;dall'al-
SIRE, I
QUANTO PAGANO
CONTADINI CHIEDONO" UNA RIDUZIONE DELLE TASSE
6
7 " COSA VOGLIONO ANCO RA ? LE HO GIA' RIDOTTE DEL 2 7.
tra,poiché gli oggetti prodotti so no destinati a tutta la società. Ma,paradossalmente,questa produzione tipicamente sociale é diretta,orientata, ed i suoi profitti fatti propri,non dai produttori o dall'intera società, ma dalla classe numericamente debole dei proprietari privati dei mezzi di produzione. Poiché la produzione é un fatto sociale,il buon senso e la giustizia vorrebbero che essa fosse diretta ed orientata dalla collettività ed al servizio della società, e non da una minoranza di capitalisti e per la soddisfazione dei soli interessi di questa minoranza.
La contraddizione fra il carattere privato della propriétà dei mezzi di produzione ed il carattere sociale della produzione é la CONTRADDIZIONE FONDAMENTALE DEL SIATEMA CAPITALISTICO. Questa contraddizione, lungi dallo scomparire o dall'attenuarsi, si sviluppa e si esaspera via via che si sviluppa il sistema che la fa nascere, cioé il capitalismo. Infatti il numero dei capitalisti, e soprattuto il numero dei più potenti tra di loro, che dirigono in effetti il sistema e si sono appropriati dello Stato, si riduce costantemente, mentre contemporaneamente cresce l'esercito dei produttori e quello dei lavoratori non produttori,i cui interessi ed aspirazioni si identificano sempre di più con quelli della clas-
se operaia.
Questa contraddizione non ha alcuna soluzione possibile nell'ambito del modo di produzione capitalistico poiché riguarda l'essenza stessa di questo modo di produzione. Così la LOTTA DI CLASSE, fra il proletariato ed i suoi alleati da una parte, ed i capitalisti e i loro sostenitori dall'altra, non é una scelta politica, come pretendono i reazionari, ma una necessità oggettiva e ineluttabile che deriva dalla natura stessa del capitalismo.
Zero
r-II 7
IL. FORTE AUMENTO DELLA POPOLAZIONE IMPONE PI CAMBIARE TUTTO QUESTO.
N LURIDI E CROLLANTI TUGURI PI DUE STANZE.
IL POPOLO VIVE SEMPRE IN QUEI LURIDI E CROLLANTI TUGURI DI UNA STANZA?
SEMPRE, MAESTÀ'.
TESSER AM ENTQ 1976
Vorremmo fare alcune considerazio ni sull'andamento del tesseramento di quest'anno e dire due paroline sui diagrammi delle pagine seguenti e già esposti nella bacheca.
Nel 1975 gli iscritti erano 168, di questi 5 si sono dimessi dall'azienda e .2 sono partiti per il servizio di leva; i nuovi iscritti nel 1976 sono 8, più 3 lavoratori che sono rientrati dal servizio di leva, per cui:
168 + 8 + 3 - 5 - 2 = 172
iscritti nel 1976.
Il primo grafico pone in evidenza che più di 3/4 dei lavoratori sono iscritti al sindacato ed il secondo come essi sono ripartiti nelle confederazioni.
Una breve analisi merita soprattutto il grafico del tesseramento visto nelle varie categorie.
Se ci si sofferma un pochino a considerare il rapporto tra lavoratori iscritti rispetto al totale dei lavoratori di ogni singola categoria,si nota che tale rappor to rimane più o meno stazionario dalla 3 alla 5 categoria, mentre dalla 5s in poi scende repentinamente,sino ad arrivare a zero nella 7, come mostra anche la tabellina seguente.
Sono dati che ci devono far riflettere tutti; e la cosa che ci deve far riflettere di più é che in queste categorie sono collocati in maggior parte lavoratori impiegati .
Forse é meglio parlare in modo chiaro; innanzitutto iscriversi al sindacato non vuol dire diventare "sovversivi" o "rossi" , ma solamente prendere coscienza dei propri diritti e della propria dignità in fabbrica.
Per dar vita a queste due parole necessita la partecipazione di tut ti, col proprio contributo personale e nella propria autonomia, in modo che insieme a tutti gli altri contributi, formino una maturazione complessiva.
I valori della tabellina precedente, indicano che vi é una parte (ed una categoria completa) esclusa (o meglio che vuol escludersi) dal dibattito al nostro interno, dalle assemblee, ecc.
Sembra quasi che sopra la testa degli impiegati, aleggi una regola, mai scritta in alcuna parte, per la quale, a certi livelli so-
06 L7 ' Tot..7 le .uvor ./ lcìvo rol f xacri m I i rcen ch9 e 2 . 2 2 100.00 % 3* 50 42 84.00 % e 56 47 83.92 % 67 57 85.07 % 5es 26 20 76.92 % 14 4 28.57 % 71 10 = ==
8
Totale Lavoratori 228 Totale Iscritti 172 75,44X Totale Non Iscritti 56 24,56X Totale Iscritti 172 } Fiom 72 Fiom-Cgil 61 133 77,33% Fim-Cisl 15 } */. Fím 7 22 12,79 1111 8 4,65% Flm 9 5,23% 9
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no tabù certi discorsi sul sindacato, su problemi della fabbrica, certe prese di posizione, sennò si corre il rischio di essere tacciati di connivenze coi "rossi". Sembra quasi che se si esprime la propria opinione su questioni che riguardano tutti i lavoratori, il sindacato e così via, si perde l'elemento fiduciario, non si abbia più credibilità, perché si va contro l'ideologia direzionale corrente.
E' forse la politica dei nuovi quadri (peraltro sempre vecchi) dell'azienda???!!!
Certamente un discorso del genere deve pur avere un punto oltre al quale sussista una confusione totale su che cosa sia un lavoratore,un cittadino,un uomo. La discriminante é questa: il lavoratore quando viene in fabbrica,viene a vendere la sua forza lavoro in cambio del salario.
A parer nostro, é assurdo pensare che si debba vendere la propria dignità di lavoratore, allinearsi a certi dogmi e renderli ragion di vita in fabbrica,infischiandosene di tutti, ed in definitiva vendere la propria autonomia di pensiero politico o sindacale.
Comunque la cosa più pericolosa é seguire la strada della divisiow ne dei lavoratori; abbiamo pagato duramente negli anni passati i suoi effetti con l'espulsione dalle fabbriche dei lavoratori cosidetti "rossi", con i reparti con-
fino, con le repressioni antisindacali, con le discriminazioni. Già da alcuni anni il C.D.F. porta avanti un discorso unitario tra tutti i lavoratori : questo ha dato i suoi piccoli frutti, nel tempo, ma che abbiso gna ancora di essere cementato e reso più uniforme. Per questo, é intendimento del C.D.F. di non lasciar cadere questo discorso di confronto tra tutti i lavoratori, ma anzi potenziarlo ed incentivarlo, per avere una unità più solida.
VoGi.‘o SAPERE PERCHÉ NON AVETE DICHIARATO GUERRA ALLA MI ZERI A.
RAPPQlasENTO COMMISSIONE. CONTADINA PF-R. ABOLIZIONE DE.1..LA POVERI:4R.
11
E ALLORA COnAELA/Vm NOI SIAMO ANCORA POVERI
Assolti dal Pretore di Caste/fiorentino
32 Operai della Laterizi Certaldese
SE SI DIFENDE IL POSTO
DI LAVORO OCCUPARE LA
FABBRICA NON E' REATO
L'importante sentenza in base ad un pronunciamento della Corte costituzionale sull'articolo 508 del Codice penale
NOSTRO SERVIZIO
CASTELFIORENTINO, 22. — L'occupazione dei locali aziendali in una fabbrica in dite sa del posto di lavoro da parte delle maestranze non costituisce reato. Questo importante principio è stato affer mato dal pretore di Castelfiorenbino. ur. Uberto De Lai2 nell'emettere ieri la sentenza di assoluzione con formula piena, cioè perché il fatto non costituisce reato, nei confronti di 32 operai dipendenti della S.p.A. Laterizi Certaldese, con sede nel Comune di Certaleo, imputati del delitto previsto dall'articolo 508 del Codice Penale, per aver occupato locali dell'azienda.
E' l'atto conclusivo di una vertenza che risale al mag gio 1972. quando i dipendenti della Laterizi Certaldese, do po che i dirigenti avevano decretato la sospensione delle attività lavorative, si erano riuniti, in segno di protesta contro il provvedimento. in assemblea permanente al l'interno della fabbrica. L'occupazione durò oltre tre mesi e gli occupanti furono tutti
denunciati all'autorità giudiziaria.
L'allora pretore di Castelfiorentino. dott. Marcello Minasi, non poté che rinviare a giudizio gli stessi sotto la imputazione di aver violato l'articolo 508 del Codice Penale. ma ritenne anche, nel contempo, di sollevare l'eccezione di incostituzionalità di tale articolo. Nel corso del odierno dibatt,tinnto il pre tore ha dato lettura del responso della Corte Costituzionale sull'eccezione a suo tempo sollevata.
Molta attesa per tale responso negli ambienti forensi e sindacali, oltre naturalmente a quella ancor più comprensibile degli imputati, per le implicazioni di carattere generale che esso avrebbe senz'altro comportato.
Orbene, la Corte Costituzio sale nel respingere l'eccezio ne di incostituzionalità dell'art. 508 del Codice Penale ha però precisato che detto articolo punisce l'invasione o l'occupazione dell'altrui azienda se ed In quanto la condotta sia posta in atto « col solo scopo di impedire o tur-
bare -il normale svolgimento del lavoro »; dal che deriva che si è fuori delle previsioni dell'articolo 508 se al momento della occupazione lo svolgimento del lavoro sia già sospeso per effetto di una causa antecedente ed indipendente rispetto all'occupazione stessa, come ad eserr.oio nel caso di serrata e finché Questa duri.
E' una precisazione di notevole Interesse, perché se ne ricava il dato di fatto che nello spirito della nostra Costituzione, espressione di una Repubblica fondata sul lavoro, non può necessariamente sussistere un articolo che punisca chi tale diritto al lavoro cerca di difendere. anche mediante l'occupazione azien date. SIAMO di fronte, dun que. ad una risposta che va ai di là dei limiti di un epi sodio locale ner assumere sienificati e valori di triteres se nazionale, In quanto, come ci ha dichiarato li difensore avv. Giorgio Bellotti, alla fine del processo servirà a sbloccare numerosi procedimenti che erano sospesi in attesa di questo giudizio della Corte Costituzionale.
Sandro Taf i
22 novembre 1975 12
PAESE SERA
I DIRITTI DEL LAVORATORE CHE SI AMMALA DURANTE LE FERIE
1) la malattia del. lavoratore rientra nel normale rischio dell'impresa (art. 2110 codice civile) e nulla autorizza a ritenere che tale. principio non debba valere anche durante Il periodo feriale; 2) 1 contratti collettivi, quando hanno affrontato la questione (vedi quelli dei dipendenti delle aziende di credito, delle esattorie, delle aziende commerciali, delle aziende acquedottistiche private, dell'industria saccarifera), si sono espressi nel senso che la malattia interrompe le ferie, cosi dimostrando che, anche sul piano della dialettica sindacale, la Soluzione di cui sopra è sentita come rispondente al principi dl legge cd alla logica del rapporto di lavoro; 3> la finalità del diritto alle ferie, costituzionalmente garantito, sarebbe frustrata, se esse, anzlchè servire sempre a reintegrare le energie del lavoratore, potessero restare assorbite dal periodo di malattia; 4) la Convenzione n. 52 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, resa esecutiva In Italia con legge 2 agosto 1952 n. 1305, e perciò facente parte dell'ordinamento italiano, dispone, all'art. 3, che non sono computabili nelle ferie annuali retribuite i giorni di malattia, e sembra che tale disposizione; per avere un senso, debba riferirsi alla malattia sopravvehuta durante le ferie, come del resto si deduce dal lavori preparatori della Convenzione stessa.
A tali argomenti il pretore di Genova, con la sentenza 22 novembre 1973 pubblicata nel Foro Italiano del 1974, colonna 571, ne ha aggiunto un altro, fondato sul principio costituzionale dl eguaglianza (art. 3 Costituzione), osservando che creerebbe una ingiustificata diseguaglianza 11 fatto che la malattia, sol perche verificatasi nel periodo fe-, .idale, vada a- carico del lavoratore, mentre sarebbe datore di laIoso a sopportar.' ne 11 rischio sì essa intervenisse pochi giorni prima o dopo rispetto a tale periodo.
Tali 'argomenti, nel loro complesso, consentono' una risposta sufficientemente sicura alla questione in esame. Tuttavia non è inutile riprendere 11 discorso in questa rubrica, sia per precisare qualche aspetto del problema, sta per dimostrare che ii nostro metodo di informazione, mirando effettivamente all'obiettività, è sempre disponibile a tutti i necessari approfondi- menti.
Anzitutto occorre completare l'informazione. Alle sentenze citate nella precedente risposta vanno aggiunte, sempre in senso favorevole al lavoratore, pretura Milano 18 febbraio 1974, pretura Arezzo 12 giugno 1974, pretura Rho 30 ottobre 1974, pretura Pignataro Maggiore 16 dicembre 1974, tutte pubblicate nella rivista Orientamenti di giurisprudenza del lavoro, annate 1974 e 1975. Si noti che le ultime tre precisano che ìl lavoratore, dopo la malattia che ha interrotto le ferie, non può senz'altro proseguire queste ultime al di la del periodo prestabilito, potendo II datore di lavoro, per esigenze dell'impresa, stabilire un nuovo e diverso periodo di godi• mento. Occorre, poi, cosa che non era stata fatta nella precedente risposta, ricordare le sentenze che, sul punto, si sono pronunciate in senso sfavorevole al lavoratore. Esse sono: pretura Milano 24 marzo 1954, in Foro padano. 1955, parte prima, colonna 549; appello Milano 27 luglio 1955, in Massimario di giurisprudenza del lavoro, 1955, Pag184; e. pii& recentemente. pretura Pavia 3 aprile 1967, in Orientamenti dl ainrisprudenza del lavoro, 1967, pag. 727.
Tali sentenze non bastano, a nostro avviso, a togliere fondatezza alla soluzione da noi indicata, ma impongono una revisione degli argomenti adottati per sostenerla. In particolare, non sembra possa farsi troppo affidamento sulla considerazione che la malattia, a norma dell'art. 2110 codice civile, sospende il rapporto di lavoro, perchè il significato di tale norma è quello di non accollare al lavoratore le conseguenze che in un normale contratto deriverebbero dalla impossibilità dl eseguire la prestazione dovu-
ta, e ciò presuppone appunto l'attualità dell'obbligo di est>. guirla, attualità che invece non sussiste nel periodo fe- riale. Inoltre, in questa sede di ripensamento critico e di rigorosa ricerca di obiettività, deve ammettersi che an-. che il ragionamento del pre- tore di Genova (v. sopra), II' quale si limita a rilevare l'iniquità di una diseguaglianza dipendente dal caso, è pia seducente che convincente.
Il vero argomento dl fondo (ancora più importante, a parer nostro, della citata Convenzione internazionale, il cui testo letterale potrebbe lasciare spazio a qualche :dubbio) e dato danari. 36 della Costituzione e dallo scopo sociale che questo attribuisce alle ferie, tanto da farne un diritto Irrenunciabile. Se è vero — afferma la sentenza 27 giugno 1974 del Tribunale di Milano, citata nella precedente rispotta — che *le finalità sociali cui si ispira l'istituto delle ferie al passo; no compendiare nel principio secondo cui le ferie hanno come scopo preciso quello di' offrire al lavoratore un periodo dl riposo durante il qua- le possa reintegrare le proprie forze fisiche ed intellettuali a, ne consegue, che, inse si ammettesse che l'insorgen1 za della malattia nel corse5 delle ferie non sospende la decorrenza delle medesime,.1(4 scopo prima Illustrato verrebbe ad essere sostanzialmente frustrato, in quanto le ferie sono decurtate a causa dl una malattia che incide negativamente sull'organismo n. Insomma, non è soltanto que- stione di diseguaglianza per il lavoratore che abbia la sfortuna dl ammalarsi durante le ferie, ma questione di necessità che lo scopo sociale, attribuito alle ferie dalla Co! stittizione, sia oggettivamente raggiunto. E tal necessità ai impone di per- se stessa. per i valori costituzionali (dl salute e di dignità) che essa esprime, anche indipendentemente dalle argomentazioni tecniche che sl è ritenuto di poter desumere dal ricordato art. 2110 codice civile.
" I giorni di malattia documentati interrompono il godimento delle ferie anche quando non vi é ricovero ospedaliero ".
Ci si basa su quattro argomenti:
13
VERBALE DELLE RIUNIONI DEL 28 GENNAIO E DEL 16 MARZO 1976
La Direzione ha riesaminato, come previsto, la situazione dei livelli con particolare riferimento alle posizioni non risolte nel precedente accordo del 9.7.1975 ed ha concordato con il Consiglio di Fabbrica quanto segue:
Passaggi da 2° a 30 Livello = n. 1
11 30 a 4° II = n 9 + 3
It n 40 a 50 n = n 8
5° a 50 S n = It 1
Decorrenza 1 Febbraio 1976.
Passaggi da e a 50 Livello 1
Decorrenza 1 Luglio 1976.
2) Ambiente di lavoro - Riscaldamento
La Direzione provvederà ad accendere la caldaia alle ore 19 della domenica o dei giorni festivi precedenti il primo giorno lavorativo.
Nel reparto Verniciatura si metteranno in funzione n. 2 aereotermi aggiuntivi.
Nel reparto Magazzino si studieranno eventuali canalizzazioni per convogliare l'aria calda nelle zone più fredde.
Si provvederà alla revisione delle serpentine del boiler dello spogliatoio.
Detti lavori saranno completati entro il 30 Settembre 1976.
3) Infermieri
Sarà allestito nello spogliatoio impiegati officina un armadietto con l'occorrente per l'intervento immediato quando non sia necessario l'allontanamento dell'infortunato dall'Azienda. In caso contrario la medicazione verrà effettuata in infermeria.
In caso di incidenti gravi l'infortunato sarà portato in barella nell'Ufficio della Direzione di Produzione in attesa del trasporto al Pronto Soccorso.
31 Marzo, 1976
14
Ai soccorritori chiamati ad operare saranno garantiti tutti gli elementi retributivi.
Attualmente il soccorritore diplomato è l'operaio EZZA che darà la sua assistenza su ri/chiesta.
Il prossimo corso sarà frequentato dai Sigg. Croci e Bianchi; al corso successivo parteciperà il Sig. Rini.
L'infortunato si rivolgerà ad una delle persone elencate.
Tute
Per la tuta di competenza 1975, si prevede la distribuzione entro la fine di febbraio; per la tuta del 1976 la distribuzione verrà effettuata entro dicembre 1976.
Ferie
Le ferie collettive 1975/76 si svolgeranno dal 2/8 al 20/8.
Le ferie individuali dovranno esaurirsi entro il 31/1/77.
Natale 1976
Per la vigilia di Natale 1976 è previsto un orario di lavoro di 4 ore con servizio mensa per chi avrà regolarmente prenotato.
l; 6( l 1G, c. I (24 ty. n j$11 • 15 Foglio n. 2
VERBALE DELLA RIUNIONE DEL 13.4.76
A transazione della vertenza sull'indennità di "turno" e sull'indennità "notturno", si è stabilito quanto segue: Tali indennità saranno riconosciute dal 1'1.1.1976, oltre che sulle ore effettivamente lavorate, su tutti gli istituti contrattuali e cioè tredicesima mensilità, ferie, festività, malattie ed infortuni nella misura di £. 100/h. per l'indennità di turno e nella maggiorazione del 3,75% per l'indenità notturno.
A quei dipendenti che nel 1976 hanno lavorato o lavoreranno in turno solo una frazione di anno, le indennità sulla 13* e sulle ferie saranno riconosciute in proporzione al periodo lavorato in turno (la frazione di mese superiore ai 15 giorni»-matura un dodicesimo): per quanto riguarda le malattie e gli infortuni le maggiorazioni saranno riconosciute a chi ha lavorato nei 15 giorni precedenti in turno ed ultimo per quanto riguarda le festività le maggiorazioni saranno riconosciute a chi era in turno il giorno lavorativo precedente.
Si è pure stabilito di concedere la cifra forfettaria di £. 48.000.= a stralcio degli arretrati: cifra che verrà riconosciuta a chi nel 1975 ha lavorato in turno tutto l'anno; agli altri verrà riconosciuta in proporzione ai mesi lavorati in turno.
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14 Aprile, 1976
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