meccanico
GIORNALE UNITARIO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA D ELLA INNSE-MILANO
Forse qualcuno rimarrà stupito per la distribuzione di questo giornalino: verrà infatti di chiedersi il motivo di questa uscita, visto che da tempo or mai il giornalino viene fatto solo in occasione di motivi con tingenti (accordi, vertenze, ecc.):
Un altro motivo di stupore può essere il fatto che in esso siano contenuti argomenti diver si tra loro senza un immediato filo logico e che non riguarda no solo la fabbrica. Il lettore attento noterà anche che la maggior parte degli articoli sono firmati (anche se solo con la sigla).
Come mai queste novità?
Perchè pensiamo che il criornal4 no possa avere una sua funzione specifica: quella di contribuire ad aumentare il dibattito sui temi generali di natura sin dacale e politica, dibattito cEe in una fabbrica come la nostra è alquanto carente, contrariamente al movimento sindacale nel suo complesso.
Esso può essere infatti uno stru mento valido per il confronto delle idee di tutti ed essere portavoce di idee nuove che do vessero sorgere.
E' questa una funzione importasi tissima soprattutto nel momento attuale, momento di crisi profonda di valori, di sfiducia nelle istituzioni e nella possi bilità di cambiare, momento che può facilmente sfociare in una logica rinunciataria per qualsiasi cosa che si presenti come nuova, in un conservatorismo bA sato t;rulllarte di arrangiarsi, in una mentalità qualunquista ed opportunista.
Per questo motivo si darà molto spazio al contributo di tut ti: la redazione fissa, forma ta dalla "commissione stampa e formazione" del C.D.2., dovrà Soprattutto curare l'impagina zione, la stampa, la distrib2 zione.
La maggior parte degli articoli sarà dei lettori, di chiunque vuol contribuire delegato o non delegato, di chiunque vuol far sentire la sua opinione. (Forse in assemblea è diffice interveni re: si può essere contestati, c'è il microfono, ecc. Scrivere tranquilli a casa è senz'altro Più facile anche se richiede un certo sforzo).
Questi articoli saranno riporta ti il Più possibile integralmen _
IN QUESTO NUMERO:
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GENNAIO FEBBRAIO 1978
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3 Commissioni di lavoro. Intrigo a Palazzo. Contratto aziendale: illusione o realtà di Variazione organici 1977. Lo straordinario deve essere eccezionale.
una conquista?
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Per una effettiva parità uomo-donna.
La crisi la devono pagare i lavoratori?
Per un nuovo modo di essere. Il rischio di essere...."delegato".
URLA IN MENSA (?!)
"Sai perchè I.M. urla in mensa? "Perchè spera di farsi assumere dalla televisione come Tarzan!"
"Mah! Io penso che andrebbe me glio.nella famiglia Addams'.
Questa ed altre battute dello stesso tipo sono circolate in fabbrica: per alcuni giorni le urla in mensa di I.M. sono sta te al centro dei discorsi durar_ te e dopo il pasto. Porse è proprio quello che I.M. si aspettava. A chi gli chiede va infatti perchè urlasse, rispondeva che si sentiva "repres so" e che solo urlando non si sentiva una "nullità".
Queste dichiarazioni suscitava no i sorrisi ironici, le batto tine, le derisioni di collesbi ed amici (pochi tra le altre cose avevano il coraggio di dir gli in faccia quello che pensa vano).
A NOI INVECE QUELLE RISPOSTE CI HANNO FATTO DrvENTARE I.M. SIM PATICO.
Diciamo sul serio: preferiamo infatti questo personaggio di .fantozziana memoria ma che bene o male cerca in qualche modo di prendere coscienza, piuttosto che quelli che per tanti sono stati ed ancora sono degli "impiegati modello" (sempre in senso fantozziano) e che si vantano di essere tali. (Parliamo di impiegati perchè Fan tozzi ed I.M. sono impiegati, ma lo stesso discorso si può fa re anche per alcuni operai).
Quelli, tanto per parlar chiA ro, che non hanno il coraggio di dire NO al capo, quelli che non sanno opporsi a niente; quelli che sanno parlare solo
dietro le spalle e dietro alle spalle parlano male di tutti: dello stesso capo che due minu ti prima hanno ossequiato, del collega di ufficio con cui van no a prendere il caffè, del consiglio di fabbrica o del sindacato perchè vogliono can biare le cose.
Quelli che sono dei conservatori per natura, che temono qualsiA si modifica dello "status quo", che sono mappati a delle ma vinzioni di cui non sanno le origini e neanche si pongono il problema di verificare, e mette re in discussione.
Preferiamo a questi di gran lun ga I.M. : almeno lui si rende conto di non essere nessuno. Anche ad I.M. però vorremmo di re qualcosa.
Ton basta, caro I.M.; questa oc scienza. Non basta cacciare un urlo ogni tanto per essere libe ri. Individualmente non si riga.. ve nulla.
te derisioni dei colleghi ben presto ti disarmeranno. Le minac ce e le promesse dei capi ti re primeranno ancora di piu.
(Infatti ti hanno già fatto smet tere di urlare: cosi, è già finita tutta la tua contestazione?
Se si, era ben poca cosa!). . Solo con gli altri è la tua liberazione.
Solo essendo coscienti che i tuoi, problemi sono quelli degli altri, che la tua alienazione dipende de un certo modo di lavorare e di impostare la vita, solo, in altri termini, con una coscienza di classe e solo con una lotta coma ne con gli altri della tua stessa condizione, potrai cambiare il tuo modo di vivere.
NUOVA SERIE NO1
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te ed entreranno a far parte della rubrica "Tribuna Anerta" oppure in "Lettere al meccanico". Naturalmente se gli interventi saranno tanti sarà necessaria una certa selezione per via del lo spazio e dei costi. Non met tiemo però il carro davanti J buoi: se gli interventi saranno tanti vi informeremo e vedremo di adattare lo strumento alle esigenze discutendo insieme il da farsi. Se dagli interventi scopriremo interessi particolari e specifi ci, vedremo di contribuire con pareri di esperti tratti dai loro scritti oppure andando, se possibile, ad intervistarli di persona. spazio sarà anche dedicato al lA voro del consiglio di fabbrica. Pi sarà anche una rubrica cura, ta dalla redazione intitolata "leggi, accordi, sentenze" che toccherà in ogni numero questio ni importanti riportando testi di leggi, di sentenze, di accor di ed interpretazioni varie. Cile sto per fornire tutti gli strumenti per reagire al superiore o alla direzione in modo corretto e per potersi comportare nel modo migliore in ogni momento della vita lavorativa. In questo numero lo spazio di questa rubrica è totalmente oca pato dal problema del lavoro straordinario.
Per finire due parole su chi è "Up il sovversivo". tip è essenzialmente un lavoratore che crede ancora nella pos, sibilità di cambiare. Per questo lo chiamano sovversivo.
Egli vede il dissesto sia poli tino-eoonomico sia culturale in cui siamo, è un disilluso ma non è uno sfiduciato: pensa che con il contributo di tutti si possa cambiare. E' un pochino la "buona coscienza" (di classe) che ci dovrebbe essere in noi. •
L'abbiamo visto nelle vignettedurante la vertenza (è quello che sta sempre a testa in giù): sul giornalino avrà un suo pic colo spazio per farci possibil mente sorridere, avendo però sempre in testa la realtà che ci circonda e gli obbiettivi che ci dobbiamo dare.
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DAL C. d. F.
Strutture interne
Le commissioni di lavoro
Il giorno 10 gennaio 1978 durante la riunione del C.D.F. si è discusso delle commissioni di lavo re.
E' stata essenzialmente accettata la proposta dell'esecutivo uscen te di una verifica ed un rinnov7, delle commissioni di lavoro al fi V e di meglio gestire l'accordo. erifica e rinnovo dovuti anche allo scarso funzionamento delle stesse nello scorso anno.
Ricordiamo che le commissioni non hanno potere decisionale, ma sono strumenti tecnici: esse devono, salvo mandato diverso, elaborare proposte da porre al C.D.F., che deciderà le iniziative da intraprendere.
Ogni delegato può entrare in una o due commissioni nelle quali si sente di impegnarsi seriamente.
L'eSecutivo farà da coordinatore tra le commissioni: a tale scopo è bene che in ogni commissione vi 'sia un membro dell'esecutivo.
Al fine di meglio curarne la formazione è stato nominato un coordinatore provvisorio per ogni com missione. Una volta formate,saran no le commissioni stesse a darsi la struttura che più ritengono opportuna decidendo eventualmente un nuovo coordinatore.
E' utile che la prima riunione sia dedicata ad una verifica con la commissione precedente al fine di analizzare i problemi che si sono dovuti affrontare.
Le commissioni proposte sono sette
ORGANIZZAZIONE E RISTRUTTURAZIONE DEL LAVORO
COMITATO AMBIENTE
VERIFICA PARTI NORMATIVE
150 ORE
SERVIZI SOCIALI
STAMPA E FORMAZIONE
TESSERAMENTO
Illustriamo brevemente i compiti principali delle varie commissioni di lavoro:
ORGANIZZAZIONE E RISTRUTTURAZIONE
DEL LAVORO: verifica la corretta applicazione della prima parte del contratto e dell'accordo (organici, investimenti, decentramento, straordinari, organizzazione del lavoro). E' la commissione più im pegnativa, per cui se possibile,
potrà suddividersi in sottocommis sioni. Coordinatore provvisorio: Boffelli.
COMITATO AMBIENTE: è stato ottenu to con l'ultimo accordo. E' impor tante il fatto che ad esso posso: no partecipare anche non delegati. Si hanno già alcune persone dispo nibili.
Data la sua particolarità e dato che dovrà assere comunicata alla direzione, la formazione di questa commissione dovrà essere deci sa dal C.D.F. su proposta dell'ese cutivo in una prossima riunione. Il compito è quello di dare attua zione pratica all'art. 23 sez.ger7. parte III del C.C.N.L., di estendere cioè le indagini ambientali a tutti i reparti utilizzando gli strumenti dell'azienda. Dove questi non risultino sufficienti si ricorrerà allo SMAL. Inoltre dovrà verificare che vengano applicate le norme antinfortunistiche. Coor dinatore provvisorio: Burlini. VERIFICA PARTI NORMATIVE: ha il compito di verificare le giuste spettanze del lavoratore (busta paga, liquidazione, ecc.). Coordi na la verifica annuale dell'inquìdramento. Coordinatore provvisorio: Granata.
150 ORE: cura l'organizzazione del le 150 ore con un ruolo propulsivo mantenendo i collegamenti con la zona, le scuole, ecc. Coordinatore provvisorio: Di Marti. SERVIZI SOCIALI: segue gli istitu ti sociali presenti ín fabbrica (Cral, Fiamli, Fip, Patronato, co lonie estive); deve confrontarsi periodicamente con i vari consigli di amministrazione sugli obiettivi i modi di gestione, così da tene re aggiornato il C.D.F. Coordinato re provvisorio: Bogino.
STAMPA E FORMAZIONE: cura la produ zíone del materiale informativo del C.D.F. in fabbrica ed i rappor ti con la stampa esterna, distri= buirà ai delegati i documenti sin dacali più importanti. Possibilmen te dovrà dare una periodicità men sile al GIORNALINO DI FABBRICA. Coordinatore provvisorio: Tarantola.
TESSERAMENTO: promuove tutte le iniziative necessarie a favorire l'adesione al sindacato. Cura la distribuzione delle tessere. Coordinatore provvisorio: Barelli.
A prima vista può sembrare il titolo di un romanzo di oappa e spada. Invece non è che la sintesi dei fatti avvenuti per sostituire Benevento. La solu zione non deve essere stata fa cile, non tanto perchè è diffi cile trovare uomini capaci (di ventano sempre più rari), ma perchè in certe occasioni si scatena o passioni ed ambizio ni da tempo represse.
In queste circontanze, per "ar rivare, l'aristocrazia azienda le si è agitata non poco. Quel li che nel gruppo l'hanno spun tata pare che abbiano avuto dalla loro partechi S.Bisadlia e chi S.Boyer...(avere i Santi protettori è ancora un metodo vincente!).
Non scriviamo queste cose per essere comunque contestatori. Analizziamo i nomi e le posi-. zioni che le persone ad essi corrispondenti occupano ai massimi vertici aziendalis è abbastansa evidente che c'è carenza di contenuto tednico professionale e,perchè no,di quel poco di fantasia innovativa che un manager deve possedere.
Non sappiamo nemmeno se avran no la capacità di contempera re"l'intraprendenza" del pre sidente.
Si vocifera che si tratta di "intrapendenza" eccessiva...
Se è vero e se tale rimarrà non potrà non diventare un problema aziendale.
Vorremmo anche parlare di
Intrigo a palazzo
strabilianti ritorni...allo ovile con ponti d'oro! e anche di veloci carriere...cosa dovrebbe dire un lavoratore che dopo quindici o venti anni di mestiere si sente dire che non è maturo? Non è con questi metodi che si ricostruiscono credibilità e entusiasmo in seno alla fabbrica.
U' evidente la riprova che le nostre preoccupazioni sull'in staurazione del carrozzone non sono infondate.
Nel sistemare i vertici Azien• dali ci si è dimenticati del ruolo che le PP.SS. debbono assumere per dire basta agli intrallazzi politici di clien telismo e di nepotismo.
Vale la pena di ripetere a questo proposito,quanto abbia mo già avuto occsione di dire: i nemici nostri non ci iarannc mai una mano per cambiare le cose:parlano male delle PP.SS ma nel mare delle PP.SS. navi gano e si ingrossano.
Stà a noi,con il nostro impegno e con la nostra. coerenza modificare le cose.
Non possiamo più continuare a giocare la part.ta di pingpongs noi diciamo che è la classe dirigente,con le sue manchevolezze,a determinare situazioni negative ed inso-.' etenibil4i dirigenti dicono che sono i lavoratori a non aver più voglia di lavorare. Se non tikiamo la forza di cambiare quello che c'è da cambiare,assisteremo
kuttabile fine della fabbrica
Per ohi trae i suoi proventi da essa lavorando,il problema è essenziale.
Come si vede abbiamo avuto il coraggio di dire la nostra opinione.
Ora gradiremmo sentire quella degli altri,per cambio quella dei dirigenti minori.
Santo elele,signoril uscite dalla torre di avorio! i tem pi son cambiati,non ve me siete accorti?
DALLA FABBRICA pag. 3
Accordo aziendale :
ILLUSIONE O REALTA' DI UNA CONQUISTA ?
L'assemblea generale fatta per l'ap provazione del contratto aziendale, ha sancito un passo avanti, rispetto alla "contrattazione delle informazioni".
Ciò ha concluso un ciclo di dure Jot te impostate(tenendo conto delle preoccupazioni dei lavoratori) su o biettivi come : investimenti, decentramento, organizzazione del lavoro, abbattimento del malcostume, che all'interno dell'INNSE sono messi continuamente in dubbio dalla stessa gestione aziendale non garantendo così la continuità produttiva.
Ma se da un lato l'assemblea ha sancito l'obiettivo positivo della contrattazione delle informazioni dall'altro risulta più sfuocata o ad dirittura nulla, quello dell'individuazione di obiettivi che scaturisco no da quelle informazioni per una reale gestione della contrattazione aziendale o di gruppo, al di là di individuare alcune date di incontro per verificare alcune scadenze. Ora viene da domandarci l'informa zione in se stessa è una conquista?
Permette cioè ai lavoratori e alle loro organizzazioni di migliorare le situazioni anomale e modificare le impostazioni errate (volute e non )? Già dalle resistenze dimostrate dalla direzione sul decentra mento, si è potuto intuire che la di razione sulla quale marciavamo era giusta, (120 ore di sciopero dimostrano quanto sia stata lunga e dura la battaglia). Comunque una volta ottenute queste informazioni bisogna andare oltre, ricollegarle
VER.
con le motivazioni di fondo espres se all'inizio della vertenza quando si chiedevano le informazioni : per capire la situazione aziendale ed eventualmente trasformarla ciò non vuol dire che non ci sia sta ta una grossa carenza che, né durante l'assemblea conclusiva, né a tutt'oggi (siamo già alla fine di gennaio) sia stata ancora risolta. Oppure il C. d. F. ha già esaminato questi dati, ne ha dato un'interpretazione, elaborato una strategia di gestione e di controllo, chiesto mag, giori chiarimenti a più alti livelli (coordinamento dell'impiantistica)?
Ora per far si che le conquiste fatte non rimangano illusioni o parole scritte e basta (molto ci sarebbe da dire sull'accordo aziendale del 74 che già accennava a questi problemi). Si tratta di esaminare con tutti i lavoratori queste precise richie ste.
Questo articolo scritto non da delegati ma da due lavoratori, vuole es sere un primo tentativo di scambio con il C. d. F. sia per avere una map i giore chiarezza sui dubbi che andre mo ad esporre sull'accordo, sia per stimolare l'intervento di altri lavo ratori sui problemi specifici, affin chè si apra un dibattito di come affrontare il dopo accordo. Entriamo nel merito. Leggendo la prima parte dell'accordo si nota che su alcuni punti c'è una covergenza tra Organizzazione dei Lavoratori e direzione , mentre su altri punti non si arrivati alla solt oscrizione da parte del-C. d. F. Sugli investimenti: questi sono fina
lizzati al miglioramento qualitativo e quantitativo della produzione con il mantenimento del programma di produzione del 74; non è chiaro se il miglioramento qualitativo e quan titativo sia fatto su tutta la gamma di produzione (V. accordo Aprile74. settori produttivi. Nel caso fosse così, viene da domandarci dov ' è che si svilupperebbe la produzione di quella gamma che sarebbe impor sibile costruire nteramente negli Stabilimenti di MI/BS per mancanza di spazio materiale.
Basti vedere l'attuale mancanza di spazio che si registra in carpen teria e montaggio. Sarebbe molto utile capire se l'azienda è intenzio nata in un prossimo futuro a recuperare il capannone affittato alla Nuova Innocenti (ciò vorrebbe dire tendere all'espansione produt tiv4. Oppure l'azienda vuol mantenere l'apparato produttivo attuale decentrando la produzione esuberante in fabbriche dislocate nel me ridione? In alcuni momenti vi è stato un certo collegamento con la Mecfond, era solo Clientelare?
Ebbene passando ad analizzare gli indirizzi produttivi e la ricerca, si'nota che l'azienda per quanto ri guarda la siderurgia; macchine utensili, presse, cilindri, è tutta propensa ad una ricerca autonoma e questo anche per quanto riguarda l'innovazione tecnologica e la concorrenza internazionale, ma vi è una grossa carenza per ciò che concerne l'attività produttiva inter na; i tipi di investimenti fatti sui macchinari recupera solo in parte
pag. 4 TRIBUNA APERTA
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il depauperamento del parco macchine. Qualora l'azienda riesca a realizzare investimenti quale sareb be il risultato visto che lo stabilimento non è in grado di far fronte almeno ad una parte della produzio ne. Forse l'azienda sta accarezzar .do una vecchia logica, cioè rendere operante il famoso progetto di esportatrice di ingegneria restringendo sempre di più l'apparato pro duttivo (il non avvenuto turn-over, la svendita del parco macchine pic cole, medie; gli stabilimenti spagnolo e brasiliano lo dimostrano). Infatti lo stabilimento spagnolo è specializzato in costruzioni di pres se ed è pronto ad essère allargato qualora si sviluppi il mercato delle presse(ormai anche le riviste pa dronali dicono che le maggiori fabbriche di automobili europee devono rimodernare la propria gamma). Lo stabilimento del Brasile è predisposto a fare tutta la gamma siderurgica dell'INNSE, qualora pro_
da piede il consorzio americano per la produzione di autovetture. (la FIAT importa motori dal Brasile) inoltre nella prima parte del contratto aziendale si nota, " nonostante alcune affermazioni positive che riguardano una collaborazione sem pre più stretta con alcuni settori delle partecipazioni statali, la tendenza alla privatizzazione del dena ro pubblico, (confermata dalla detfinizione che si dà dell'INNSE - libera di scegliere i propri mercati e prodotti senza inserirsi in una pro grammazione a livello nazionale e governativo (vedere accordo aziendale nella premessa dalla parte pro spettive produttive - InvestimentiRicerca).
Questo vuol dire agire come azienda al di fuori di ogni controllo pubblico.
Giunti a questo punto avanziamo l'ipotesi (riguardo alla prima parte dell'accordo) che l'indirizzo produt tivo dell'azienda non è ancora chia-
ro.
Ma possiamo ancora sbagliare, ave re analizzato male, interpretato an che male ed allora ecco che chiedia mo questi chiarimenti al C. d. F. Terminiamo qui il nostro articolo riguardo ai punti dell'accordo: Prospettive produttive - Ricerca - Inve stimenti, con la prospettiva di continuare nel prossimo numero, chie dendo l'intervento di altri lavoratori, per contribuire all'analisi appro fondita degli altri punti dell'accordo. quali, organizzazione del lavoro (che comprende l'attività formativa) condizioni ambientali di lavoro, criteri di crescita professionale, la salute in fabbrica, decentramen to, occupazione.
Tutti punti che debbono essere analizzati singolarmente e comples sivamente, perchè solo un quadro. d'insieme ci permette di gestire positivamente le conquiste fatte.
A b s G.S.
TRIBUNA APERTA pag. 5
VARIAZIONE ORGANICI
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1977
I
Contro gli abusi, per occupazione Lo straordinario deve essere eccezionale
La Legge 30 ottobre 1955 n° 1079 vieta l'esecuzione di lavoro straordinario che non abbia carattere meramente saltuario, salvo casi di eccezionali esigenze tecnico produttive e di impossibilità di fronteggiarle attraver so l'assunzione di lavoratori Anche il Contratto Nazionale é quanto mai lapidario: "Il lavoro straordinario deve avere carattere eccezionale".
Nella nostra Azienda invece l'abuso di lavoro straordina rio é sempre stata una grossa piaga, tanto é vero che la stessa Direzione in più occasioni ha parlato di un suo utilizzo in alcuni setto ri come "rendita".
Nei primi quattro mesi del '77 ci sono state comunicate preventivamente ( i dati a consuntivo sono certamente maggiori) più di 20.000 ore di straordinario.
La vertenza con il blocco degli straordinari (con il controllo dei lavoratori) ha permesso che non si continuasse in questi abusi che senz'altro avrebbero fatto superare i limiti contrattua li individuali (chi fa gli straordinari sono sempre gli stessi).
In fase di accordo si era ottenuto che sugli straordinari ci sarebbe stata una più corro
retta applicazione della norma contrattuale.
A questo scopo si svolgeva in direzione un incontro il 15.12.77 tra esecutivo e direzione, dal quale scaturiva una lettera in cui si precisa va che, in occasione di comandate per lavoro straordinario l'azienda fornirà i se guanti dati previsionali: direzione e area di appartenenza dei lavoratori interessati n° lavoratori n° ore motivazioni
Si concordava anche che ci venissero forniti i dati a consuntivo per mese delle ore effettivamente svolte suddivise per n° lavoratori e per reparti.
Come si vede ancora una volta l'azienda si ostina a non volerci dare i nomi delle persone che effettuano eli straordinari.
Così non ci é permesso di controllare fino in fondo la norma contrattuale che prevede dei massimi annuali individuali.
In azienda si é anche cominciata una procedura nuova: quella della discussione, servizio per servizio, del carico di lavoro a medio termine, così da informare i rappresentanti dei lavora-
Art. 6. Lavoro straordinario, notturno e festivo.
E' considerato lavoro straordinario, fatte salve le deroghe e te eccezioni di legge, quello eccedente l'orario normale giornaliero derivante dalla ripartizione dell'orario contratuale settimanale nell'ambito della normativa di cui all'art. 5 (Orario di lavoro) della Parte Generale, Sezione 3.
Il lavoro straordinario deve avere carattere eccezionale.
L'Azienda darà preventiva comunicazione, anche in via breve, alle Rappresentanze sindacali aziendali del lavoro straordinario, con - esclusione dei casi dí forza maggiore e di quelli non preventivabili. Al riguardo potrà aver luogo un esame tra le parti, a richiesta di una delle stesse, da esaurirsi con la tempestività connessa alle singole fattispecie.
li lavoro straordinario sarà contenuto nei limiti massimi individuali di 2 ore giornaliere, 8 ore settimanali e 170 ore annuali.
A far tempo dall'1-1-1977 il predetto limite annuale sarà ridotto a 120 ore; nondlmeno potranno essere richieste prestazioni oltre il suddetto limite annuale, non superando comunque quello di 160 ore annue. In ogni caso; per le attività di riparazione navali, aeronautiche ed impiantistiche, nonché per le operazioni varo e prove di collaudo a mare, il limite massimo annuale di cui ai due commi precedenti è fissato in 220 ore e, a -far tempo dalli-1-1977, in 130 ore annuali; nondimeno potranno essere richleste'prestazioni oltre il suddetto limite di 130 ore, non superando comunque quello di 200 ore annue. A decorrere dall'1-1-1977 il lavoratore potrà usufruire di riposi non retribuiti in misura corrispondente alle ore di straordinario effettuate, rispettivamente, oltre la 120' e la 130". Tali riposi saranno usufruiti entro l'anno in misura non inferiore a una giornata e tenendo conto delle esigenze tecniche e produttive dell'Azienda.
tori della necessità di ore straordinarie, di lavoro da dare all'esterno ecc. per permettere una reale discussione preventiva.
A nessuno sfugge l'importanza di questa procedura e di come sia necessaria la partecipazione di tutti per poter discutere i piani aziendali e per poter influire su di essi.
Per ora siamo riusciti a farne uno con il caposervizio e guarda caso sul carico di lavoro dei reparti di produzione (operai). Per gli altri reparti (impiegati) promesse dalla direzione che si coinvolgono i responsabili di servizio ma per ora ancora niente. Si andrà a finire come l'anno scorso per l'inquadramento e l'organizzazione del lavoro? Anche allora chiedevamo che i responsabili di servizio dessero spiegazioni del loro agire; adesso la scusa della vertenza allora solle vata non c'é più: come mai questa riluttanza a discute re con i rappresentanti dei lavoratori? Si teme un controllo? Cosa c'é sotto?
Senza questi confronti si é autorizzati a pensare di tutto. Le voci che circolano sono tante: clientelismo, giochi di potere, addirittura qualcuno parla di cose mafiose.
Le carenze però sono anche nostre: se il capo servizio della produzione viene a confronto non é perché sia sindacalmente più aperto degli altri o cose del genere, bensì é perché gli operai gli impongono un controllo effettivo giorno per giorno, discutono le cose che devono fare e le loro modalità, questo grazie ad una lunga tradizione sinda cale, che é invece ancora agli albori tra gli impiegati. Comunque giovani tec nici ci sono che vogliono impegnarsi e a questi diciamo di darsi da fare in prima persona per coinvolgere tutti in questi discorsi: solo con un diverso modo di lavorare, con una effettiva politica occupazionale si possono risolvere i problemi dei gio vani, perché non degenerino in disperazione.
M.T.
pag. 6 LEGGI ... ACCORDI . CONTRATTI...
Dall'Enciclopedia dei diritti dei lavoratori, edizioni Teti di CARLO SMURAGLIA docente di diritto del lavoro.
Orario di lavoro
Intorno al 1830 in Inghilterra e in Francia ha inizio da parte del movimento operaio una grande battaglia per la riduzione dell'orario di lavoro giornaliero, la cui determinazione fino a quel momento era stata lasciata alla più totale e indiscriminata libertà del datore di lavoro (ciò significava per i, lavoratori, compresi donne e bambini, un orario di 14-15 ore giornaliere). E evidente che in queste condizioni la rivendicazione di una riduzione dell'orario di lavoro, così come le rivendicazioni di una regolamentazione dei minimi salariali, sia stata tra le prime a porsi.
In Italia il problema si pone con un certo ritardo rispetto al resto dell'Europa, così come in ritardo avviene tutta la fase di trasformazione industriale del Paese; nel 1902 lal. n. 242 stabilisce un limite massimo di 11 ore di lavoro giornaliero per le donne e i fanciulli e solo a partire dal 1919 alcuni contratti collettivi prevedono il limite massimo di 8 ore di lavoro giornaliero o 48 ore settimanali. Nel 1923 si arriva alla emanazione del r.d.l. n. 692 (convertito in legge con I. 17-4-1925 n. 473), che estende a tutte le categorie di dipendenti, tranne alcune eccezioni, il limite massimo di 8 Ore giornaliere o 48 ore settimanali. E questa ancora oggi l'unica fonte legislativa per la regolazione generale dell'orario di lavoro, dal momento che l'art. 36 Cost. e l'art. 2107 c.c. ccintengono soltanto un rinvio in materia di determinazione dell'orario massimo giornaliero e settimanale; ma attraverso i contratti collettivi moltissime categorie di lavoratori hanno ormai un orario giornaliero e settimanale meno lungo. E stato in particolare durante i rinnovi contrattuali del 1969-70 che si è attuata una sostanziale riduzione di orario (da 43-44 ore a 40, e in alcuni casi anche meno, come nelle aziende di credito) senza riduzione di retribuzione. Ma il problema che dall'autunno caldo in poi è emerso ed è divenuto particolarmente importante per il movimento sindacale è anche quello del controllo del lavoro straordinario e dei ritmi di lavoro. Perché è evidente, e il movimento operaio ne è sempre più consapevole, che una riduzione di orario di lavoro può tradursi in un aumento di fatica se a esso corrisponde un aumento di rioni di lavoro, e in un semplice aumento retributivo se l'imprenditore può usare indiscrimina-
tamente lo strumento del lavoro straordinario. Questo in teoria non potrebbe accadere contro la volontà dei lavoratori, poiché il decreto del 1923 (art. 5) autorizza «quando vi sia accordo tra le parti, l'aggiunta alla giornata normale dí lavoro di un periodo straordinario, che non superi le due ore al giorno e le dodici ore settimanali, od una durata media equivalente entro un periodo determinato, a condizione, in ogni caso, che il lavoro straordinario venga computato a parte e remunerato con un aumento di paga, su quello del lavoro ordinario, non inferiore al 10 per cento o con un aumento corrispondente sui cottimi»; ma è noto che spesso i singoli lavoratori accettano volentieri le richieste di lavoro straordinario, data l'esiguità delle retribuzioni. Con I. 30-10-1955 n. 1079, composta di un unico articolo, è stato aggiunto al decreto del 1923 l'art. 5 bis, che per le imprese industriali vieta l'esecuzione di lavoro straordinario che non abbia carattere meramente saltuario «salvi i casi di eccezionali esigenze tecnicoproduttive e di impossibilità di fronteggiarle attraverso l'assunzione di altri lavoratori». Inoltre l'esecuzione di lavoro straordinario deve essere comunicata all'Ispettorato del lavoro competente per territorio entro 24 ore dall'inizio; l'ispettorato stesso può ordinare la cessazione o la limitazione del lavoro straordinario «quando ritenga che non sussistano le condizione richieste dal primo comma». La violazione di queste disposizioni costituisce reato e comporta il pagamento di una modesta ammenda; vi è tuttavia un altro aspetto sanzionatorio, anche se non penale, costituito dall'obbligo per l'imprenditore di versare, in ogni caso di esecuzione di lavoro straordinario, a favore del fondo per la disoccupazione una somma pari al 15 per cento della retribuzione relativa alle ore straordinarie compiute, oltre, naturalmente, al pagamento delle maggiorazioni previste dai contratti collettivi. Il lavoro straordinario, dunque, deve avere carattere effettivamente eccezionale e temporaneo, sia per tutelare il lavoratore e stesso possa essere sfruttato oltre il lecito», (Cass., 24-5-1962 n. 1209), sia per fronteggiare la disoccupazione, favorendo l'occupazione in tutti quei casi in cui un aumento di lavoro nell'impresa lo consenta. Come si è detto, il
lavoratore ha diritto di rifiutarsi di prestare lavoro straordinario; ma molto spesso lo straordinario è divenuto quasi obbligatorio, previsto come tale da numerosi contratti collettivi; tanto che l'art. 10 dello statuto riafferma (anche se già l'art. I del decreto del 1923 parla di accordo delle parti) che i lavoratori studenti «non sono obbligati a prestazioni di lavoro straordinario o durante i riposi settimanali».
Molto numerose sono le trasgressioni alle disposizioni di legge, perché per gli imprenditori è quasi sempre più conveniente (anche a fini organizzativi, fiscali, oltre che strettamente economici) ricorrere alle ore di lavoro straordinario, piuttosto che ricorrere a nuove assunzioni.
Il decreto del 1923 (arte. 1 e 4) prevede alcuni rapporti di lavoro subordinato per i quali i limiti di orario sono diversi, e precisamente:
1) il lavoro del personale direttivo, nel quale normalmente la giurisprudenza ricomprende anche gli impiegati di prima categoria; 2) il lavoro domestico; 3) il lavoro dei commessi viaggiatori; 4) il lavoro a bordo di navi; 5) il lavoro svolto in uffici pubblici o per servizi pubblici, anche se «gestiti da assuntori privati»; 6) il lavoro in aziende agricole (tranne che l'avventiziato) e le altre lavorazioni, elencate in apposita tabella elaborata dal ministero del lavoro, per le quali ricorrano necessità imposte da esigenze tecniche o stagionali; 7) il lavoro che non richiede un'applicazione assidua e continuativa, come i lavori discontinui di semplice attesa o custodia, pure elencati in apposita tabella del ministero del lavoro.
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IL PARERE DELL' ESPERTO pag. 7
E' necessario un impegno comune
Per un' effettiva parità uomo - donna
Noi donne siamo ormai parte inte grante ed attiva del mondo del la varo; ecco perchè vale la pena di soffermarci brevemente ad esamina re:
in che modo ci siamo entrate ed a costo dí quali sacrifici, come ci muoviamo, proprio in quanto donne, al suo interno, quali sono le nostre reali pos sibilità nell'ambito di una azienda, dato per scontato che quella che noi donne viviamo è una condizio ne "storica" e non una condizio ne "naturale".
NOI DONNE CIOE' PAGHIAMO PER PRI ME IL PREZZO DI UNA SOCIETA' QU-ALE ATTUALMENTE E' STRUTTURATA. — La nostra società infatti cresce e si sviluppa sul principio della produttività a vantaggio di pochi: essa ha quindi interesse a tenere la donna a casa perchè su di lei ricadono tutte le carenze di servizi che questa società di ce invece di garantire.
Per esempio: il padrone dice che le donne co- , stano di più e producono di meno, ma noi sappiamo che la maternità in senso stretto incide ben poco sul costo globale del lavoro. La realtà è che se ci assentiamo, se siamo meno disponibili allo "straordinario" è perchè ci occu piamo dei figli e facciamo quei
servizi che la società ed i padro ni non vogliono pagare.
Ed è proprio perchè la figura fem minile è ancora per molti soprat tutto "moglie e madre" che sul 30 sto di lavoro dobbiamo spesso ac cettare il ruolo di provvisorie che l'azienda ci impone; ed in no me di questa provvisorietà ci ri troviamo in ufficio con compiti in genere non qualificanti, con scarsa professionalità e nessuna possibilità di acquisirne: in ogni caso responsabilità zero.
Ci è parso opportuno tracciare questo quadro generale, senz'altro molto approssimativo della questione "donne" per meglio aiu tare a capire il quadro partic&r lare "donne Innse" in quanto nonostante le varie sfumature che il discorso può assumere, rimane il dato di fatto che la maggior parte di noi è insoddisfatta del la propria realtà lavorativa. Questo contrariamente a ciò che pensa la nostra direzione per la quale il problema donne, pare che nella nostra ditta non esista af fatto, oppure sia già stato brii lantemente superato a livello in díviduale.
Per noi donne invece il problema esiste, eccome, ed abbiamo comin ciato a parlarne nel maggio scor so in una prima assemblea, non a caso fittissima di interventi che riguardavano principalmente la no
stra posizione all'interno dei va ri uffici ma che inevitabilmente si riallacciavano alle rivendica zioní più generali delle donne e mettevano in evidenza come alla base, ci fosse una tale carenza di strutture e di collaborazione, da non permetterci di vivere anche il mondo del lavoro in prima per sona.
Il riunirci per la prima voltahlra di noi, ci ha aperto subito una dimensione diversa dello stare in sieme, più libera ed umana, meno stressante e competitiva.
Infatti, nonostante la "tradizio vale" disabitudine a questo tipo di intervento, che ci portava'poi ad avere un atteggiamento passivo nelle assemblee comuni, è stato per noi quasi piacevole lo scopri re che sebbene i compiti svolti fossero diversi, i problemi che ne derivavano erano simili se non uguali.
A nostro avviso però, questa seri saziane comunitaria non ci può aiutare molto, anzi è.assai peri colosa poichè finirebbe per ghe. tizzarci,per esempio,al ruolo di eterne dattilografe e si trasfor merebbe automaticamente in accet tazione totale della propria pas sività.
Non possiamo quindi permetterci di dimenticare l'insoddisfazione generale emersa nel corso di que sta prima semmblea sia rispetto
la fedele compagna di tutte le lavora trici INNSE: la macchina da scri vere.
pag. 8 TRIBUNA APERTA •
al nostro lavoro, sia di conseguenza rispetto a noi stesse.
Una precisazione: il nostro scopo è lo stesso che si prefigge il mo vimento dei lavoratori, quindi, quando chiediamo la parità dei la vori "interessanti", non perdiamo mai di vista che l'obbiettivo fi nale è principalmente quello del la diversa organizzazione del la voro.
Pertanto anche le nostre rivendi cazioni si inseriscono nell'ambi to più vasto della piattaforma aziendale e nella nuova legge sul la parità di trattamento tra uomi ni e donne in materia di lavoro entrata in vigore il 18 dicembre Scorso.
E' questa una legge che arriva con molti anni di ritardo a sanci re e tutelare una parità tra lavo ratori "senza distinzione di ses so" già enunciata nel 1948 dalla Costituzione Repubblicana e che provvede all'attuazione del prin cipio di parità di trattamento fra uomini e donne per quanto ri guarda l'accesso al lavoro, alla formazione ed alla promozione pro fessionale e le condizioni di la voro.
TRIBUNA APERTA pag. 9
"E' vietata qualsiasi discrimina zione fondata sul sesso" dice dun que la legge, soprattutto per quan to riguarda orientamento, formazione, perfezionamento ed aggior namento professionale.
Pertanto la qualificazione profes sionale dovrà aprirsi ad uomini e donne senza distinzione alcuna, con il risultato che anche le don ne potranno qualificarsi e prepa rarsi a svolgere quelle attività che fino ad oggi sono state riser vate agli uomini.
Non devono essere quindi attribui te alle donne mansioni, qualifiche, retribuzioni inferiori o diverse da quelle che verrebbero date ad un uomo con i medesimi requisiti professionali.
A questa parità iniziale deve poi seguire una uguale possibilità di avanzamento professionale e di piani di carriera.
Questa legge, affatto rivoluziona ria ma senz'altro innovativa, cor re però il rischio di essere vani ficata: tocca a noi donne infatti vigilare sulla effettiva applica zione del principio di parità e perchè lo spirito della legge non venga distorto con abili giochi
MA PROPRIO PERCHÉ VOI DONNE 51E1 E SUPERIORI VI DOBPAMO TRAftARE DA INFERIO RI .. PER ESSEREru-r-ri PARI!
di prestigio.
A questo scopo, abbiamo deciso di distribuire entro la fine di gen naio un questionario per tutte le lavoratrici dell'Innse che ci for nirà un quadro completo del curir culum lavorativo di ciascuna di noi.
Il questionario infatti è nato co me esigenza (anche se è molto sin tetico e schematico) di reale ve rifica della posizione delle lavo ratrici nell'ambito dell'azienda ed ha soprattutto lo scopo di met tere in luce i rapporti, i proble mi, le discrepanze e gli sbocchi professionali che noi donne abbia mo all'interno dell'Innse.
Riteniamo che i dati che emergeranno da questo questionario, che il CDF si impegna ad elaborare con l'aiuto di tutte noi ed a ren dre pubblici attraverso assemblee, volantini od articoli del giorna le, siamo la migliore base per portare avanti un discorso comune che ci porterà al collegamento con le donne delle altre fabbriche di Lambrate per le quali la FLM della zona sta preparando un questionario simile al nostro.
L. B.
NEL PROSSIMO NUMERO: LA LEGGE SULLA PARITÀ
UOMO—DONNA
Situazione politico - economica
La crisi la devono pagare i lavoratori ?
La crisi economica e sociale ha radici nei problemi lasciati irrisolti da sempre. Troppi sono gli anni di riforme mancate!
Con il ricorrente sbandieramento di saldi mensili attivi della bilancia dei pagamenti il Governo cerca di contrabbandare i pochi risultati conseguiti (attraverso il fisco) come segni di ripresa e di speranza, mentre la realtà di fatto si aggrava ogni giorno che passa.
L'eccezionale surplus registrato in ottobre e in novembre ha essenzialmente due motivazioni.
Una è da ricercarsi nell'indebolimento del dollaro che ha concorso a qualificare con segno positivo i nostri conti con l'estero, la seconda è data dalla progressiva caduta delle importazioni dovuta in parte al contenimento di acquisto di petrolio e soprattutto alla diminuzione dell'attiviti produttiva.
Ciò significa che i consumi interni e la produzione sono praticamente congelati, mentre il flagello della disoccupazione e dell'inflazione si aggrava in maniera drammatica.
Le vittime sicure di questa congiun tura sono sempre e soprattutto i lavoratori. Sulle nostre spalle piovono gli effetti molteplici e perversi della progressiva riduzione del potere d'acquisto del salario e della mancanza di prospettive produttive sicure. Con tutte le conseguenze ormai visibili: disoccupazione soprattutto giovanile e femminile, mancan za di finalità o di scopo dello studio, disgregazione sociale, aumento della criminalità ecc. Sono queste le conseguenze degli enormi ritardi con cui sono stati affrontati i problemi del nostro Paese.
Dopo 30 anni di governo a maggioranza (relativa o assoluta, a secondo del periodo) DEMOCRISTIANA, si hanno questioni importanti ancora irrisolte: è da 20 anni che si par la di riforma tributaria e solo oggi si incomincia a fare qualcosa; per la scuola sono ancora aperti i più grossi problemi (medie e superiori e università).
Il sistema della pubblica amministrazione è arretrato di mezzo secolo, quello bancario è fermo da 40 anni e l'elenco potrebbe continua re all'infinito.
Lo stesso benessere degli anni sessanta non è mai approdato a niente di serio sul piano delle cose fatte e delle riforme strutturali.
Il boom economico degli anni 60 è stato sbandierato come risultato chi l'azione del Governo, ma sarebbe corretto ricordare che fu possibile grazie agli enormi sacrifici e alle dure lotte della classe lavoratrice che procurò grosse risorse le quali, sottraendole all'uso della collettività nazionale, finirono per alimentare rendite parassitarie e profitti.
Molta parte dei profitti e delle rendite parassitarie, com'è ormai noto, hanno preso la via dell'emigrazione in banche svizzere o di altri Paesi •simili alla Svizzera.
Basti pensare che in 30 anni più di 30.000 miliardi sono stati esportati clandestinamente.
L'Italia è scesa frattanto al 25' posto nella graduatoria del reddito na zionale dal 6' che occupava all'inizio dell'ultimo decennio (e non certo per le rivendicazioni dei lavoratori). La verità è che nonostante lo impegno e i sacrifici della classe lavoratrice sostenuti nell'arco dell'ultimo anno appena terminato, la programmazione economica non è riuscita a diventare operante, nean che nei settori in cui più diretta do vrebbe essere l'azione del Governo (P. P. S. S. ).
Non a caso oggi le P. P. S.S. sono il settore maggiormente colpito dal la latitanza governativa, latitanza non solo nelle direttive degli indirizzi produttivi, ma altresì grosse carenze ed inettitudine di molta par te della dirigenza nominata dal potere politico e legata pressochè totalmente al partito di maggioranza relativa. Personaggi come Crociani (per limitarsi ad un esempio) hanno brillato e brillano come becchini delle aziende di stato.
Per anni abbiamo assistito alla man canza di qualsiasi forma di controllo politico sulla destinazione dei fon di di dotazione.
Denaro che avrebbe dovuto servire agli investimenti, al mezzogiorno, all'occupazione, alla ricerca scientifica, alla riconversione produttiva, si è troppo spesso perso in operazioni che evocano scandali su scandali.
Ora i nodi dell'Italsider, della Mon tedison, dell'Unidal ed altri ancora (basti pensare che solo a Milano sono 130 le aziende in crisi) sono venuti al pettine.
E mentre i lavorateti.' interessati sono costretti a misurarsi con la cassa integrazione e a fronteggiare la minaccia di licenziamenti, assistiamo ogni giorno a sterili quanto squallide disquisizioni fra ottimisti e pessimisti, mentre la necessitàè quella di muoversi concretamente e immediatamente per dare una soluzione positiva e rassicurante a tutte quelle famiglie di lavoratori che intanto aspettano con ansia. Governo e forze politiche devono impegnarsi a contenere la piaga del la spesa pubblica corrente avviando, con il risparmio conseguito, incisivi interventi per opere pubbliche. Solo così il sistema verrà stimolato e lo spostamento di risorse delle spese correnti agli investimenti riuscirà positivo in termini sia di produzione che di occupazione, dando cioè quelle contropartite che da anni la classe lavoratrice sta aspettando, ma che sinora è l'unica ad avere pagato pesantemente in termini di sacrifici e di conquiste. Sono convinto che solo con la lotta (con risposte date in occasione della vertenza aziendale e quella vasta mobilitazione dei metalmeccanici di tutta Italia che in massa erano presenti a Roma il 2 dicembre 1977) riusciremo a dare una svolta reale ai problemi lasciati irrisolti, allo stato di incertezza ed alla subordinazione economica che si è creata nel nostro Paese,
Gb. B.
pag. 10 TRIBUNA APERTA
Qualche osservazione sui giovani dell' INNSE Per un nuovo modo di essere
E' già qualche tempo che rifletto sui motivi che spingono buona parte dei giovani occupati all' INNSE ad accettare, più o meno passivamente, la realtà nella quale vengono a trovarsi dal momento dell' as sunzione. Quest' atteggiamento consiste nell' agire secondo schemi già stabiliti da chi lavora da ali_ ni all' INNSE, cioè dalla vecchia guardia. Spesso quindi i giovani non si chiedono nemmeno se esisto no dei problemi all' interno della area in cui lavorano ed accettano il ruolo che gli viene assegnato, Punto e basta.
Ci sono casi in cui il giovane abban d ona qualsiasi principio morale (dignità) per tuffarsi a capofitto nel più cieco opportunismo al fine di "fare carriera". Quest' ultimo è certo l' atteggiamento più comodo ma è anche quello percorso sem pre meno in generale. (Nella nostra realtà infatti è ancora tutt' altro che sparito).
Se quanto detto sopra non è vero, è bene chiedersi; quanti giovani si son trovati e si trovano a proprio agio nell' ambiente in cui lavorano?
Quanti possono dire che il proprio rapporto con i compagni ( o colleghi ) di lavoro è soddisfacente? E quanti ancora ritengono di poter dire con tutta franchezza che professionalmente sono soddisfatti, che I' organizzazione del lavoro è agile, ordinata e permette di crescere tecnicamente? Personalmen te ritengo che i privilegiati siano pochi, molto pochi.
Non ho posto queste domande perchè esistono delle risposte alternative già pronte. Al contrario siamo nella condizione più prossima al punto di partenza.
Ed è necessario che ognuno faccia la propria parte.
Io, come giovane, mi pongo tutta una serie di problemi (e quindi vo glio dare, nel mio piccolo, un con tributo per risolverli). Vorrei sapere però quanti dei giovani del 1' INNSE si pongono dei problemi e quali.
Ad esempio sarebbe interessante sapere quanti giovani occupati si pongono il problema della disoccu pazione giovanile e della disoccupazione in generale; a quanti dei
giovani dell' INNSE interessa una riforma dell' attuale ordinamento scolastico (dalla scuola media all' università) ed a quanti interessa un rapporto nuovo tra scuola e mondo del lavoro. Le risposte a queste questioni possono essere tante e se esistono tra i giovani dell' INNSE è bene che emergano. Giovani comunque ce ne sono tanti qui all' INNSE e si spera che il loro pensiero non sia rivolto esclu sivamente al ben vestirsi, pettinarsi e nutrirsi.
E' auspicabile che anche i giovani dell' INNSE comprendano che esi ste la tendenza alla disgregazione sociale, all' isolamento, all' errar ginazione. Tutto ciò porta a chiu dersi nel proprio "piccolo mondo" ed a scordare che intanto nella società decidono gli altri i cambiamenti.
Ritengo perciò che tutti (non solo i giovani, ma soprattutto i giovani) debbono prendere coscienza che esiste una grave crisi economica, si riducono i posti di lavoro, cadono vecchi valori ideali e spesso mancano quelli alternativi, aumenta la criminalità politica e comune, etc.
E' ORA dunque che anche noi giovani dell' INNSE facciamo pesare attivamente la nostra presenza. E' ora che cominciamo a fare del le proposte per cambiare la vita in fabbrica: (oltre che fuori della fabbrica), 1' organizzazione del lavoro, la figura professionale tradizionale.
Fuori della fabbrica ci sono centinaia di migliaia di giovani (figli di lavoratori soprattutto) che aspettano un posto di lavoro, molti altri che ancora studiano, voglio no sapere per cosa studiare.
Tanti giovani infine ricercano sempre con maggiore determinazione modi nuovi di vivere, di fare cultura. Noi giovani della INNSE vogliamo forse continuare col nostro tran-tran quotidiano in attesa della domenica? Sa. ha.
TRIBUNA APERTA pag. 11
"Bisogna scegliere un delegato del nostro reparto; secondo te chi scegliamo?
Ma? ! ? Ci sarebbe el "Luis"
Mi sembra preparato, parla sempre di questioni sindacali, poi ho visto che nella lotta s'è dato da fare; sentiamo gli altri, poi andiamo a chiedere al Luis se ci stà "
"Hai visto? C'è fuori il cartello per l'elezione del delegato del nostro gruppo.
Adesso ogni momento si fanno elezioni: elezioni per la scuola, per il Governo, per i delegati; è diventata un po' una menata. Tu cosa ne pensi?
.... Hai ragione, stà diventando una menata. Oggi eleggiamo il delegato, domani magari è già qui a rompere per farti fare sciopero. Mai che vengano a dirci che è aumentata di tanti soldi la retribuzione (e bisogno, detto francamente, ce ne sarebbe, visto come aumenta il costo della vita).
Vengono a contarcela che bisogna controllare gli investimenti, gli in-•Carizzi produttivi, l'occupazione e via di seguito con queste menate. A proposito tuo figlio ha trovato il posto?
Questi e tanti altri sono i discorsi che si sentono fare tra i lavoratori nei ricorrenti momenti di impegno e nei periodi in cui c'è da eleggere il proprio delegato "A proposito del delegato, andiamo da lui, dal Luis a chiedergli se ci stà a prendersi questo impegno. D'accordo, andiamo.
Luis, noi in occasione dell'elezione del delegato del nostro gruppo abbiamo pensato che .... l'unico che secondo noi .... potrebbe fare il nostro rappresentante sei tu; ci stai?. Abbiamo chiesto ad altri, ma uno ha la moglie che non sta bene, l'altro è pendolare, l'altro ancora non vuole prendersi questo im pegno perchè dice di non capire niente di questioni sindacali; poi non gli interessa niente di queste faccende, di queste "scemate". Invece di te, caro Luis, sappiamo che le questioni sindacali le conosci e "t'interessano" i problemi di tutti i lavoratori ....
"Mah, -tien so, è un bell'impegno, anch'io ho qualche problema in famiglia. Fare il delegato è una cosa seria non so se sono in grado di .... Va bene, va bene, vedrai che te la cavi bene, e poi anche noi ti daremo una mano per le cose più difficili."
E' fatta, el Luis è stato eletto, ha avuto i voti di quasi tutti. Ciò vuol dire che tutti condividono le scelte fondamentali che come rappresentante sindacale el Luis farà.
Magari fosse vero! La realtà è che spesso anche el Luis è visto come una controparte non solo dalla Direzione, ma anche da una parte dei suoi stessi compagni di lavoro.
Passato qualche tempo dal mandato che ha ricevuto, el Luis comincia a sentire la pesantezza dell'impegno, s'accorge che esistono un mare di difficoltà per far comprendere ai propri compagni problemi che vanno al di là dell'interesse immediato, a far comprendere cioè problemi che oggi sono molto impor-
tanti e che non risolvendoli a lungo • andare comprometterebbero gli stessi interessi immediati: il riferimento è a questioni come gli indirizzi produttivi, l'organizzazione del lavoro, ecc.
Infatti i compagni del Luis vorrebbero che si parlasse sempre di pas saggi di cate g oria, di cottimo, dell'orario del pullmann che crea pro blemi ecc. Certo, sono problemi importanti anche questi, ma dobbiamo sapere però quali sono in assoluto i più imprtanti oggi.
L'atteggiamento di molti suoi compagni non aiutano Luis ad affrontare con efficacia i vari problemi (anche perchè questi compagni sono quelli che gridano di più).
Ecco che comincia a sentirsi un altro, eppure è tanti anni che il nostro amico delegato si trova in quel rereparto, è tanti anni che lavora assi me ai suoi compagni e ne condivide il malessere e l'alienazione della fabbrica. Perchè ha queste sensazioni di essere diventato estraneo ai propri compagni di lavoro??
pag. 12 DALLA FABBRICA i
E' necessario un rapporto costante gruppo omogeneo - delegato Il rischio di essere . " delegato "
E. 15.