Skip to main content

CGE sindacale25

Page 1

c g. e. sindacale

ripartiamo: ecco perché

Quando ci si é riproposti di uscire nuovamente con questo giornale sindacale del gruppo, non poche sono state le perplessità; ed a ragione.

Torniamo in mezzo ai lavoratori dopo più di un anno e mezzo di assenza con una situazione nelle fabbriche profondamente cambiata: la Cassa Integrazione, oltre 500 lavoratori in meno, una profonda ristrutturazione in atto, una nostra difficoltà complessiva nel fornire risposte Opidacali efficaci.

proprio per questa drammatica situazione pensiamo che lo sforzo che si vuole compiere di ritornare ad essere uno strumento in mano ai lavoratori per la loro organizzazione é certamente difficile ma assolutamente indispensabile. La nostra assenza di oltre un anno e mezzo (dopo aver raggiunto una periodicità di uscita quasi "normale") la dice lunga anche sui nostri limiti e le nostre difficoltà interne, sia come coordinamento dei delegati che come lavoratori; ma é anche un segnale di come l'iniziativa del padrone CGE abbia colto piú di un risultato nel colpire la nostra u n ité di classe e capacità di organizzazione.

L'esigenza di costruire con i lavoratori della CGE uno strumento di informazione che coprisse l'area di azione del giornalino dell'azienda "contatto" (falsamente al di sopra delle parti, ma profondamente padronale ed antisindacale nei suoi articoli piú politicizzati e nel taglio) é soltanto un ulteriore motivo ai già tanti che ci spingono a questa "impresa".

Come sempre, gli obiettivi che ci proponiamo sono ambiziosi e forse troppo ottimistici, ma ci si vuole riprovare: da una parte contribuire a ricostruire la nostra organizzazione di lavoratori usando sempre piú e sempre meglio l'informazione vera della situazione nelle fabbriche, dall'altra essere momento di collegamento e di "presenza" per le ormai centinaia di lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione da molte settimane.

—NELL'INTERNO:

La lotta per la vertenza pag. 2

Un anno di Cassa Integrazione pag. 3

Gli obiettivi di una trasformazione pag. 4

Denunciata la CGE pag. 6

Repressione in Uruguay: un fatto che ci riguarda pag. 8

Il "taglio" di questo nostro giornale sindacale (al di là di questo "numero O") rimane quello tradizionalmente già sperimentato nel passato con qualche lieve modifica: ci sarà la parte dedicata alle varie situazioni delle fabbriche del gruppo, una parte alle attività del coordinamento e poi naturalmente le notizie e le informazioni piú attuali anche di tronte alla scadenza contrattuale della nostra categoria. Ed a proposito di questo, del contratto metalmeccanici, pensiamo all'opportunità di aprire il nostro giornale anche sui problemi nati durante la consultazione fra i lavoratori e sui contenuti delle richieste. La collaborazione attiva dei lavoratori alla sopravvivenza ed alla continuità di questa rinnovata esperienza "giornalistica" é, come sempre, fondamentale; parallelamente crediamo peró che l'impegno dei lavoratori possa venire a fronte di un nostro impegno a mantenere con costanza la nostra impresa. E con questa duplice valutazione, ripartiamo.

La Redazione della Comm. Stampa del gruppo C.G.E.

a cura del Coordinamento
CGE febbraio 1979
unitario del gruppo

coordinamento

PROSEGUIAMO FERMAMENTE LA NOSTRA LOTTA PER RISOLVERE LA VERTENZA CON LA CGE

A seguito della rottura delle trattative in Assolombarda il 4.12.1978 la CGE ci ha costretto a riprendere la nostra lotta con piú vigore e fermezza.

La FLM provinciale e il Coordinamento erano andati a quell'incontro per concretizzare, con la piú ampia disponibilità, un accordo sui seguenti punti di vitale importanza per tutti i lavoratori del gruppo:

chiarire cosa comporta la costituzione della Holding in relazione ai livelli occupazionali e al futuro delle attività produttive. quantificazione degli investimenti in correlazione all'ampliamento della ricerca indipendente con un cambiamento graduale della produzione elettronica da quella applicata agli armamenti ad elettronica civile.

piani chiari per gli organici complessivi del gruppo e degli stabilimenti in relazione all'accordo del luglio 1977.

rotazione della CI G che garantisca la presenza dei lavoratori in fabbrica almeno una settimana su quattro.

ritiro delle decine di provvedimenti disciplinari inflitti contro le nostre lotte per questi obiettivi.

sviluppo e prospettive della ex Divisione Elettromeccanica nei singoli stabilimenti con una attenzione particolare per Nnovara.

esame congiunto del piano riguardante il futuro dall'azienda (piano quinquennale esistente come ha confermato Casini al Pretore di Milano) e quindi in correlazione a tale piano il rinnovo delle garanzie dei non licenziamenti collettivi e integrazioni alla CI G che scadono al prossimo giugno. conferma del Coordinamento sindacale del gruppo CGE, quale organismo sindacale rappresentante l'insieme di tutti i lavoratori del gruppo stesso. Nell'incontro all'Assolombarda, l'azienda non solo non ha voluto sentir parlare di nessuno di questi punti per noi vitali, ma provocatoriamente dichiarava che non riconosceva piú il Coordinamento sindacale CGE e proseguendo la provocazione ci consegnava il piano di un altro anno di CIG comprendente tutto il 1979,

A quel punto, ovviamente, l'incontro si interrompeva e la FLM provinciale con i delegati constatavano, con disappunto ma anche con fermezza, che l'unica via per riportare l'azienda al tavolo delle trattative e conseguire l'accordo su quei punti era una ferma iniziativa di mobilitazione e di lotta, integrate alla lotta nazionale per il contratto.

IL COORDINAMENTO DEL GRUPPO RIUNITOSI IL 15 GENNAIO CON LA FLM PROVINCIALE hanno deciso lo sviluppo delle INIZIATIVE DI LOTTA come segue:

1) Una ora e mezza di sciopero settimanale articolandole al meglio nei vari stabilimenti per

lassieme ai lavoratori in CIG) per incidere al meglio verso la direzione nelle situazioni dove é possibile esercitare meglio un nostro rapporto di forza.

Interessare la FLM nazionale sulla nostra situazione e sull'uso della CIG che ne fa la CGE.

Ripresa della pubblicazione costante di questo nostro giornale sindacale che deve adempiere al suo ruolo di controinformazione, bollettino di lotta e aggiornamento costante della situazione a tutti i lavoratori.

Proseguo del coinvolgimento dea' Forze Politiche e organisTWO Parlamentari sulla nostra vicenda. UNA MANIFESTAZIONE GENERALE DI TUTTO IL GRUPPO davanti alla Direzione Generale in Via Bergognone il 20 febbraio.

Quindi riunione FLM e Coordinamento per mettere a punto il proseguimento delle INIZIATIVE E LOTTA SINO ALL'ACCORDO.

6 DISOCCUPATI AUMENTIAMO

IL MOVIMENTO hINDACALE DECISO A DIFENDERE I SALA RI DALL' INFLAZIONE...
2
B142OGNA CHE hIA CHIARO, NOI IMPRENDITORI NON P0h5IAMO AUMENTARE I SALARI !...NEMMENO UNA LIIRA!..PRIMA DEI 'ALARI CI ''.,ONO I DISUCCUPA-0 c.g.e. sindacale

dalle ric e

CASSA INTEGRAZIONE: COME E PERCHE'

La Cassa Integrazione Guadagni (CIG) é quel "meccanismo" che consente alle aziende di allontanare i lavoratori dalle fabbriche per periodi piú o meno prolungati di fronte a veri od artificiosi vuoti produttivi dichiarati (la superficialità del controllo della Commissione Provinciale addetta lascia passare molte richieste almeno discutibili); la legge poi consente che questo allontanamento sia attuato su ision e unilaterale dell'azienda che ha il Wo obbligo dell'informazione al Sindacato.

Ecco perché in questi anni le O 0.SS. ed i lavoratori hanno lottato per conquistare accordi che limitassero perlomeno i maggior danni causati dalla CIG.

Anche nelle fabbriche CGE furono fatti piú accordi in tal senso.

L'accordo del 12.11.1971 contemplava che nell'ipotesi di riduzione dell'orario settimanale di lavoro fosse previsto: "...un preventivo accordo tra le parti circa le modalità della riduzione e circa l'ammontare del trattamento aziendale integrativo alla CI G"; e l'accordo del 1 1.4.1 9 7 2 : "... l'a zienda esaminerà mensilmente con l'esecutivo il numero e le rotazioni dei lavoratori interessati".

La direzione CGE non sta rispettando

questi accordi, spesso neppure formalmente.

Le conseguenze di ció sono evidenti: chi fa lunghi periodi di CIG e chi non ne fa neppure un giorno, o quasi, attuando quindi pesanti discriminazioni fra i lavoratori; gli esempi sono molti e clamoroso é il caso di alcuni lavoratori del reparto "potting" della FIAR di G.B. Grassi che in un anno hanno fatto solo 4 o 6 settimane in CIG contro le 23 o 24 settimane di altri loro compagni di lavoro. Violando inoltre l'accordo che prevede l'intesa preventiva circa le modalità di pagamento, la direzione pratica una palese discriminazione nella retribuzione in quanto chi subisce la CIG a 40 ore

TOTALE ORE DI CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI 1978: 227.946 ORE

DATI REPERITI AGLI STABILIMENTI NEL 1978:

FIAR dal 23.1.1978 al 31.12.1978

AQUILEJA (2) dal 23.1.1978 al 31.12.1978

MONTEFELTRO dal 23.1.1978 al 31.12.1978

VIA MILANO dal 28.8.1978 al 31.12.1978

Sono esclusi lavoratori dei servizi-fattorini-sorveglianza-infermeria

I dati di via Aquileja sono riportati insieme a quelli di Via Montefeltro

settimanali perpecisce piú salario di chi ha una riduzione di orario di sole 16 ore settimanali! Ma vediamo come é possibile.

Sul periodo pagato in CIG (rimborsato alla CGE dall'INPS fino all'80°,10 non vanno fatte le trattenute previdenziali (7,80% circa); di conseguenza chi é a zero (continua a pagina 6) c.g.e. sindacale

I N. LAVORATORI IN CIG A ZERO ORE N. LAVORATORI IN CIG A 16 ORE N. LAVORATORI IN TOTALE CHE VENGONO MESSI IN CIG TOTALE (1) LAVORATORI DIRETTI (OPERAI) PUNTA MASSIMA SETTIMANALE DI LAVORATORI IN CIG FIAR 128 125 253 283 81 a O ore 94 a 16 ore MONTEFELTRO 134 25 159 184 94 a O ore 18 a 16 ore VIA MILANO 88 88 92 62 a O ore TOTALI e 350 150 500 559 237 a O ore 112a 16 ore MASSIMA LUNGHEZZA IN SETTIMANE DI CIG SETT. LAVOR. SETTIMANE E ORE DI CIG DEI LAVORATORI A O ORE SETTIMANE ORE SETTIMANE E ORE DI CIG DEI LAVORATORI A 16 ORE SETTIMANE ORE FIAR 6 x 14 1871 74.840 1623 25.968 MONTEFELTRO 6 x 22 2251 90.040 273 4.368 VIA MILANO 7 x 1 6 x 5 821 32.840 TOTALI 4943 197.720 1896 30.336
3

direzione CGE: dalla riconoscimento del sinda

Di questa Holding molto si é parlato e spesso con poca chiarezza anche da parte nostra, che di chiarezza e semplicità dovremmo farne una bandiera. Tentiamo, perlomeno, di dare qualche elemento in piú alla questione legandolo al primo e gravissimo risultato che la direzione CGE vuole imporre: cioé quello di non riconoscere più il Coordinamento dei C.d.F. degli stabilimenti del gruppo come legittimo rappresentante di tutti i lavoratori della CGE.

Ma cerchiamo di andare con ordine.

COSA E' UNA HOLDING?

Potremmo definirla come una struttura finanziaria (nel nostro caso la Comp. Gen. Elettricità) con pochi dipendenti non in produzione ma che controlla totalmente diverse società "autonome" attraverso il possesso del pacchetto azionario di maggioranza di questa (nel nostro caso la FIAR, la Comp. Gen. Elettromeccanica e la SADELMI) e che quindi rappresenta il vero padrone, così come il vero padrone della CGE é la multinazionale General Electric che ne possiede 1'80% delle

azioni.

La dimostrazione di ció é che - per ammissione inevitabile dell'azienda - le azioni della FIAR, della Comp. Gen. Elettromeccanica e della SADELMI sono totalmente possedute dalla finanziaria CGE e che queste tre società hanno un capitale sociale interamente versato puramente formale ed irrisorio (24 milioni ciascuna a fronte di diveffi miliardi della Comp. Gen. Elettricità).

PERCHE LA CGE HA VOLUTO COSTITUIRSI IN HOLDING?

Per suo esclusivo interesse e tornaconto, certamente non per garantire la sopravvivenza delle fabbriche o per mantenere il livello dell'occupazione nella CGE.

Ma vediamo con piú esattezza.

E' opportuno ricordare che in nome della stessa razionalità e della stessa efficienza che oggi la CGE reclama per sostenere la sua scelta di scorporo delle fabbriche, pochi anni fa (esattamente alla fine del 1974) sosteneva invece di dover unificare tutte le sette fabbriche di sua propriel per uniformare e migliorare le condiziogp produttive, separando gli stabilimenti solo in Divisione Elettronica ed Elettromeccanica.

La scelta della Holding si puó motivare soltanto come una scelta politica (ed il trasparente riferimento alla FIAT nella comunicazione ufficiale della CGE su tale operazione ne costituisce la conferma) tendente ad attuare il vecchio motto "divide et impera" cioé "separa (le forze altrui) e comanda (ciascuno)".

Che questa operazione comporti sgravi di natura fiscale per la CGE e facilitazioni di vario genere pensiamo che sia solo un aspetto - certamente importante - ma secondario.

Ti a s ii p li q IE n sc sE

(c

c.g.e. sindacale

PER REALIZZARE QUESTO PIANO E' NECESSARIO CHIUDERE. LE INDUSTRIE NON PRODUTTIVE .
PER GARANTIRE LA PIENA OCCUPAZIONE CI VUOLE LA RICONVERSIONE INDUSTRIALE. PER ATTUARE LA RICONVERSIONE CI VUOLE UN PIANO ORGANICO CHE RILANCI LA NOSTRA INDUSTRIA...
e . ..PER GARANTIRE LA PIENA OCCUPAZIONE DOBBIAMO ANDARE AVANTI COI LICENZIAMENTI
A E
La "autonomia" finanziaria, organizzativa, produttiva dei vari stabilimenti (o gruppi di stabilimenti) consente molto piú facilmente la politica dei cosiddetti "rami secchi" e le conseguenze relative: non c'é piú la possibilità di prevedere, in caso di difficoltà di un settore, il riequilibrio all'interno di una situazione piú ampia (si rii pr cc di

holding' al non iato come gruppo

pensi quando furono trasferite quasi La segretaria sempre più "tuttofare" ed i 500mila ore di lavoro del programma richiami per i troppi "caffé" sono solo Helip alle fabbriche elettromeccaniche in alcuni emblematici esempi. difficoltà) ma si opera invece Terzo: spezzare in questo modo l'unità e drasticamente solo nel settore indicato e la parità di condizioni del gruppo CGE chi ci va di mezzo sono solo e piú che mai che é stata, attraverso il coordinamento, i lavoratori. la piú efficace delle forme di D'altra parte basta pensare come la CGE contropotere in mano ai lavoratori. algrado le numerose denuncie fatte dal Proprio in merito a ció la direzione ha !ordinamento del gruppo e dai C.d.F.) fornito la dimostrazione migliore delle abbia negato fino all'ultimo istante le sue sue reali intenzioni non volendo piú intenzioni sulla Holding per capire che riconoscere dal 1°gennaio di quest'anno il tipo di volontà ci fosse alle spalle della coordinamento dei C.d.F. dei vari direzione. stabilimenti CGE.

i, L'obiettivo, già detto, é chiaro: dividerci a MA SE LE "MAESTRANZE" SONO LE al nostro interno e creare contraddizioni e r STESSE, LE FABBRICHE LE STESSE E lacerazioni che annullino la nostra a NEGLI STESSI POSTI, I CAPI capacità di risposta unitaria.

SOSTANZIALMENTE GLI STESSI, CHE COSA CAMBIA PER NOI PER CONCLUDERE LAVORATORI?

Moltissimo! e non solo per quello che abbiamo detto sopra, che é pure importante, ma anche per altri aspetti; spieghiamoci meglio.

Primo: praticamente tutti i lavoratori eino subito un passaggio di proprietà (anche se formale) che rimette in discussione tutti gli accordi sindacali sottoscritti come gruppo; a dimostrazione e nell'ultimo incontro di dicembre con la il direzione questa ha affermato (dietro a precisa nostra richiesta) che si era e ''d i m enticata" dell'accordo sui non ) licenziamenti collettivi e sul reintegro al 93';'0 del salario in caso di CIG e che e quindi non era in grado di rispondere.

Secondo: individuare (come dicono loro) li le situazioni difficili in determinate aree o li . stabilimenti, ma soprattutto (diciamo n noi) rimediarvi costringendo i lavoratori a a sempre peggiori condizioni di lavoro con sempre piú pesanti ricatti.

A dimostrazione nella ex Divisione i Elettronica i vari capi e capetti tengono ) assemblee ai lavoratori invitandoli a a maggiore responsabilità e collaborazione e (da una parte) ed operano controlli molto a rigidi sui movimenti e sui tempi di li Produzione (dall'altra parte) procedendo contemporaneamente ad imporre cumuli ;i di mansioni e mobilità assurde.

La magistratura condanna la direzione CGE

Sarebbe ridicolo se da parte nostra opponessimo un rifiuto pregiudiziale alla costituzione della Holding (che fra l'altro é già definita ed attuata), ma partendo dalle cose dette ed analizzate sta a noi contrapporre obiettivi che rendano inattuabili gli scopi contro i lavoratori di questa operazione.

Cioé mantenere e difendere il diritto a discutere di tutti i problemi della CGE e di tutti i lavoratori di tutti i suoi stabilimenti, riconoscendo quindi la nostra organizzazione sindacale che abbiamo scelto; non solo, ma lottare per difendere e confermare gii accordi e i diritti acquisiti per tutti, impedendo che la ristrutturazione generale già in atto si riversi pesantemente sui lavoratori. Solo in questo modo sarà possibile confrontarci con la direzione non partendo battuti.

QVE11A CRISI E.1REMENDA... SPERIAMO CHE PURI!!

I 22 lavoratori sospesi illegalmente dalla direzione CGE a causa di una manifestazione all'interno della fabbrica di via G.B. Grassi, hanno visto la magistratura annullare i provvedimenti disciplinari stessi e condannare così l'azienda alla restituzione delle giornate trattenute.

I fatti

Nel mese di ottobre la direzione riprendeva le chiamare ai lavoratori per proporgli forti incentivazioni (7 milioni oltre la liquidazione) per autolicenziarli, ad una di queste chiamate una lavoratrice dell'officina elettrica della FIAR, spaventata dal modo intimidatorio in cui le venivano fatte le proposte da un capo del personale ("veda di accettare é l'ultima occasione poi fiiiiremo male"), si sentì male e fu portata in infermeria. A questo punto la pronta mobilitazione di un gruppo di lavoratrici e lavoratori compagni di lavoro che con alcuni delegati diedero luogo ad una manifestazione in direzione e nell'ufficio del direttore di fabbrica per conoscere le assurde motivazioni di tale ripresa delle incentivazioni.

L'azienda rispose con 22 lettere di sospensione di 3 giorni ai lavoratori e per 12 di questi con decorrenza immediata a partire dal giorno seguente alla comunicazione, violando così la normale procedura che consente al lavoratore di difendersi sospendendo il provvedimento disciplinare stesso.

Da qui il ricorso della FLM in magistratura e nell'udienza di lunedì 8 gennaio la sentenza che condanna la CGE 'alla restituzione delle giornate trattenuta ed al pagamento delle spese processuali; i provvedimenti disciplinari venivano • quindi annullati.

e J a
....."--• • • • • •
a a a e h D
c.g.e. sindacale 5

ora non ha alcuna trattenuta previdenziale, ma chi lavora 24 ore ha la trattenuta su queste ore lavorate.

Pertanto a pari percentuale lorda (93% con integrazione a carico CGE) c'é un netto diverso, inferiore per chi lavora di

MA CHI PAGA LA CASSA INTEGRAZIONE?

Questa é un'altra beffa per i lavoratori. infatti vengono pagati con i loro stessi soldi in quanto viene versato all'INPS l'1 per mille del monte salari per costituire un fondo per la CIG, fondo che quando si esaurisce viene alimentato dallo Stato, cioé sempre con i nostri soldi.

,u ar

la CIG in corso, ed é sufficiente che l'azienda ne richieda l'applicazione dell'articolo 11 per lasciare a casa anche gli impiegati.

La CGE, fra l'altro, nell'incontro in Assolombarda il 4 scorso non ha escluso questa ipotesi. Tale articolo di legge prevede, per chiedere la CIG straordinaria, la presentazione di un piano di ristrutturazione aziendale. Ma noi sappiamo come quando fa comodo ai padroni ogni minima riorganizzazione possa essere "venduta" come ristrutturazione!

LA CIG PUO' ESSERE L'ANTICAMERA DEI LICENZIAMENTI?

DENUNCIATA LA CGE ALLA MAGISTRATURA PER ATTIVITA' CONTRO IL SINDACATO

La F.L.M. provinciale e il Coordinamento dei delegati del gruppo CGE hanno denunciato alla Magistratura la direzione per attività antisindacale.

MA PER L'ANZIANO?

Per chi é vicino alla pensione la CIG comporta ulteriori disagi?

No per quanto riguarda la copertura del tempo in Cassa Integrazione, in quanto c'é l'Istituto dei "contributi figurativi" che comunque coprono un massimo cumulabile di CIG di 36 mesi nell'arco della vita lavorativa.

Ma per il calcolo del salario ove riferirsi per la percentuale della pensione, l'anziano é penalizzato. Poiché la percentuale di pensione si calcola sulla media dei tre anni migliori degli ultimi cinque, (e per i noti motivi di massima, i migliori sono gli ultimi 3) se in questi ultimi tre anni si fa CIG, l'INPS riconosce per il calcolo del salario per la pensione solo la quota da lei erogata (80%) per le ore relative e non anche la integrazioni aziendali (fino al 93% per la CGE) con il risparmio delle trattenute previdenziali. Nel nostro caso (dove integrazione a carico CGE e risparmio sulle trattenute previdenziali portano il salario di fatto attorno al 100% anche con la CIG) il conteggio per la pensione non sarà fatto su quanto realmente percepito, ma su una quota nettamente inferiore come sopra indicato.

IN CIG POSSONO ESSERE MESSI ANCHE GLI IMPIEGATI?

L'azienda puó mettere anche gli impiegati in CIG, richiedendo la CIG straordinaria, retribuendoli (secondo la legge) all'80'1 dello stipendio con un massimo di 300.000 lire mensili.

Non é una cosa automatica, né una norma di legge, ma un problema politico. In questo senso purtroppo si, se non si ricercano possibili tutele preventive e sbocchi produttivi per il tempo che seguirà la CIG stessa. Tenendo presente che non é prevista in eterno la durata delle integrazioni (anche se la legge viene usata dai padroni con il massimo di elasticità ed a questo proposito si dice tutto ricordando che il comitato di controllo é previsto dal decreto luogotenenziale 9.11.1945, n. 788), le aziende possono praticarla per un massimo di dua anni.

Ecco perché i lavoratori ed il sindacato hanno proposto e rivendicato sia ampliamenti e diversificazioni produttive ed al contempo garanzie e tutele contro i licenziamenti collettivi.

Anche noi alla CGE non a caso abbiamo sempre rinnovato contemporaneamente l'accordo sulle integrazioni salariali aziendali in caso di CIG e la garanzia della non richiesta dei licenziamenti collettivi. Ma queste garanzie stanno per scadere! Ecco percció l'importanza fondamentale di praticare una vera mobilitazione e lotta, come la FLM ed il Coordinamento hanno indicato, per definire con l'azienda i piani e le prospettive per il futuro e rinnovare queste garanzie.

La possibiliité di realizzare questa concreta mobilitazione é attuabile solo con l'impegno di tutti, nessuno escluso, ed ecco perché i lavoratori in CIG non possono esimersi da una vera partecipazione. Anzi, in particolare loro devono sentire l'esigenza di mobilitarsi per realizzare l'accordo sulla futura sicurezza del posto di lavoro, rendendosi anche conto che dopo questo lungo periodo di CIG il posto é veramente in pericolo.

In altra parte del giornale sindacale sono indicate le iniziative alle quali TUTTI i lavoratori in CIG é estremamente importante partecipino.

Le motivazioni che ci hanno spinto a questa scelta sono molteplici: difendere anche a livello di magistratura gli accordi sindacali firmati, le strutture sindacali, la libertà di lottare dimostrare la strumentalità della CIG per diminuire l'occupazione dimostrare che i provvedimenti disciplinari tendono a colpire solo 1 1 piú sindacalizzati

ma anche sfruttare questa denuncia per rimettere in moto il rapporto con i lavoratori e rilanciare la lotta nelle fabbriche del gruppo.

Lo scopo di questa nostra denuncia, non é quindi solo difendere i piú colpiti dalla repressione, quanto dimostrare che la cassa integrazione puó essere ridotta, che la CGE sta sfruttando il fondo dell'INPS per ristrutturare pesantemente le fabbriche, che la CGE ha dato in periodi appena antecedenti ed anche durante la CIG lavori a fabbriche in appalto che potevano essere benissimo fatti nei nostri stabilimenti.

Dimostrare anche come da parte della direzione CGE vi sia un piano orchestratili per battere pesantemente la strutturffi sindacale delle fabbriche per trasformare i C.d.F. in organismi di consenso alle scelte del padrone CGE.

Data la pesantezza con la quale si sta muovendo la nostra direzione é facile ipotizzare come questo piano sia stato concertato con l'Associazione Industriali. Una grossa e complessa denuncia quindi che vuole essere il tentativo di porre un freno ad un grosso piano di ristrutturazione che sta mutando livelli occupazionali, indirizzi produttivi, e minando la stessa resistenza delle fabbriche.

Per questo non é un caso che il pretore che esamina e giudicherà questo processo, sin dalle prime battute, ha dato l'impressione di non voler approfondire le domande che i nostri avvocati facevano alla direzione in merito alla richiesta e durata dell'intervento della CIG, dei lavori dati in appalto, alla non osservanza degli accordi sindacali ed alla pesante selettivva repressione contro delegati e lavoratori.

ar q P n L q q C q C ri sc d u C la P P rii di P( ( 6 c. e.
sindacale

questo deve veder moltiplicati gli sforzi, l'azione del sindacato e dei lavoratori perché si dimostri la fondatezza della nostra denuncia.

Un primo risultato, comunque vada, questa denuncia l'ha già ottenuto: e cioé quello di ricostruire il contatto tra i C.d.F. ed i lavoratori in CIG, tra quest'ultimi e il resto della fabbrica. Questa é la premessa per poter tentare di ripristinare i rapporti di forza che ora sono in maggioranza a favore della direzione.

Un altro aspetto positivo é che irle udienze vi é stata una importante presenza dei C.d.F. della Zona Sempione, quali ad esempio l'IMPERIAL, ALFA ROMEO, SECI, BANFI, CROUZET, CARBOLOY, VEAM, ALTTERI-VIOLINI, ecc. che é un'altra ndizione per non tenere isolati i lavoratori della CGE.

Crediamo che i lavoratori della CGE, a partire da questo processo ed a prescindere dall'esito, debbano riappropriarsi della volontà di decidere e di lottare per i propri interessi che sono poi le vere condizioni per modificare questa difficile situazione.

confronto

DUE PAROLE A PROPOSITO DI QUESTA "RUBRICA FISSA"

Pensando ad uno spazio riservato alla cosiddetta posta viene subito in mente a qualcosa tipo "lettere al direttore"; niente di tutto quello che di "sfogatoio" e spesso rivendicativo c'é in una rubrica come quella, vuole essere nostra intenzione.

Crediamo semplicemente che sia opportuno che una pubblicazione sindacale di fabbrica preveda uno spazio che possa accogliere il contributo di tutti i lavoratori anche, e soprattutto, non sotto forma di articoli veri e propri.

L'orientamento é di partire anche da alcuni temi e suggerimenti di questa "rubrica" per svilupparli meglio con vere e proprie inchieste.

Non abbiamo bisogno né della "gloria della firma" di chi (speriamo) ci consegnerà gli scritti, né dell'anonimato

di chi teme il riconoscimento: conosciamo i lavoratori e quindi anche chi ci porterà il proprio apporto e non abbiamo bisogno né tanto meno vogliamo la falsa libertà delle cassettine di "Contatto".

In questo senso, ogni delegato dei vari C.d. F. della CGE é impegnato a raccogliere contributi, scritti e non, dei lavoratori. Per questi motivi ogni "lettera" sarà firmata soltanto dallo stabilimento di appartenenza del lavoratore o lavoratrice.

Per concludere: niente lettere fasulle scritte dalla redazione a tavolino o articoli camuffati da "breve corrispondenza"; é un impegno che vogliamo mantenere rigidamente e per questo "numero O" pensiamo di non pubblicare alcuna lettera, anche se ci sono pervenute due brevi note da un lavoratore di Montefeltro.

L'appuntamento é per il prossimo numero.

UN MOMENTO DELL'UDIENZA IN TRIBUNALE
c. e. sindacale 7

Il 12 dicembre scorso 5 uomini armati fanno irruzione in un piccolo appartamento di Porto Alegre (Brasile) e qui sequestrano un uomo, una donna e due bambini.

Perché ci interessiamo di questa notizia che, seppur tragica, é purtroppo all'ordine del giorno in numerosi paesi dell'America Latina governati da dittature militari?

Perché la donna che é stata sequestrata é Liliana Celiberti, moglie di un profugo politico uruguajano - Ugo Casariego - che é stato assunto circa 3 anni fa in CGE per un accordo sindacale grazie alla mobilitazione dei lavoratori e della FLM. Insieme a Li liana (esponente del sindacato scuola uruguajano) sono stati arrestati i suoi due figli (Camillo di 8 anni e Francesca di 3) e un esponente del movimento degli studenti universitari uruguajani Universindo Rodriguez Diaz. Subito dopo l'arresto i due figli vengono trasferiti in Uruguaj mentre i due adulti restano in stato di sequestro per una decina di giorni nell'appartamento e quindi spariscono letteralmente.

Il "commando" che si occupato di questa operazione é composto da 3 uomini della polizia politica brasiliana e da due uomini di uno speciale corpo uruguajano non nuovo ad imprese del genere.

Questo aumenta la gravité dell'operazione stessa.

A questo punto scatta la solidarieté e la mobilitazione dei profughi politici uruguajani in Italia, dei C.d.F. e dei lavoratori della CGE (che formano un comitato per la scarcerazione ed il rimpatrio di Liliana) e della FLM provinciale e Nazionale.

La prima iniziativa é indirizzata al Presidente della Repubblica Pertini che, tramite le Ambasciate italiane in Brasile ed in Uruguaj, chiede sia notizie ufficiali di Liliana che l'immediata scarcerazione e rimpatrio in quanto cittadina italiana.

Da questo momento si sono susseguite le iniziative promosse dal Comitato di Sostegno della C GE, dalla FLM provinciale, da Amnestj International, dai Comitati cristiani di base della zona dove abitavano ed andavano a scuola i due bambini di Liliana.

Una delegazione si é recata al Consolato brasiliano per chiedere notizie ufficiali sulla sorte di Liliana ed il suo immediato rimpatrio.

Nel frattempo le iniziative (spedizione di telegrammi, aerogrammi, ecc. alle varie autorité brasiliane ed uruguajane e italiane, articoli sulla stampa nazionale e mondiale) avevano dato i primi frutti: la

liberazione dei bambini Camillo e Francesca che furono affidati ai nonni materni con I'imnosizione peré di non lasciare I'Uruguaj.

Sabato 13 gennaio si é svolta nella sede della FLM Provinciale un'altra conferenza stampa con la partecipazione dell'avv.

Jean Louis Weill (della centrale sindacale francese) tornato dall'Uruguaj dopo aver raccolto informazioni da alcuni giuristi democratici sulla sorte di Liliana e di Diaz.

E' in programma per il 1 febbraio una manifestazione al Consolato brasiliano per ottenere risposte ufficiali da questo governo.

Inoltre entro la prima metà di febbraio una delegazione si recherà a Roma per parlare con il Presidente Pertini ed il Papa Giovanni Paolo II affinché si interessino, anche personalmente, di questo caso. L'unica possibiiité perché Liliana possa essere liberata e rimpatriata é che si sviluppi il massimo di solidarieté dei lavoratori, dei democratici, delle organizzazioni politiche e sindacali.

Il governo uruguajano é il responsabile dell'arresto, ma il governo brasiliano ha dai.o tutti gli appoggi del caso: IL NOSTRO IMPEGNO DEVE ESSERE RIVOLTI CONTRO QUESTI DUE GOVERNI.

Il comitato di sostegno della CGE e la FLM provinciale invitano tutti i lavoratori della CGE ad aderire a tutte le manifestazioni ed a tutte le pressioni in atto per liberare e rimpatriare Liliana ed i suoi due figli.

URUGUAY: UN PAESE SOTTO UNA

DITTATURA FASCISTA

Superficie: 187.000 Kmq.

Popolazione: 2.800.000 circa (1.300.000 a Montevideo) così occupati: Operai di industrie grosse 50.000 Lavoratori di industrie medie, piccole, del commercio, servizi e agricol 400.000

- Disoccupati piú di 200.000

Emigrazione: Negli ultimi 10 anni circa 700.000 emigrati; giovani, operai qualificati e specializzati e laureati.

Colpo di stato: 27 giugno 1973. Da questa data tutti i partiti politici ed i sindacati vengono considerati fuori legge.

Prigionieri politici: Circa 7.000 (1 ogni 400 abitanti). E' la percentuale più alta in tutto il mondo.

Forze della repressione: Un poliziotto o militare ogni 50 abitanti.

Uso della Mura: La tortura viene usata contro tutti i cittadini incarcerati non soltanto per strappare informazioni quanto per distruggere fisicamente e psicologicamente i torturati e terrorizzare tutto. popolo.

600 famiglie sono proprietarie dell'Uruguay

Ogni mese 20 persone muoiono di fame

Tasso d'inflazione nel 1974: 100%

9a :parti r e dal febbraio 1975:

Elettricità

prezzi

Inflazione: aumento dei :30

Acqua

Benzina +

Carne + 22 %

Consumo di carne (alimento base): diminuito del 25%

Dal 1968 al 1974:... valore reale del salario diminuito del 50%

Nel 1974:

- aumento del costo della vita: 100%

- aumento medio del sa;ari 42°I0

Valore del cambio col dollaro in pesos

1° marzo 1972 (Elezioni a Presidente di Bordaberry)

270 pesos dopo 36 svalutazioni

8 febbraio 1975 2350 pesos

th, I ‘r e t , Mt 'TEVl0E0>‘ O d ti B RASI t
• • • •
o
8 c e. sindaca!

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook