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CGE sindacale17

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c. g. a sindacale

a cura del Coordinamento unitario del gruppo CGE

DOPO LA VITTORIA

VALUTAZIONI DELLA SEGRETERIA DEL COORDINAMENTO

Dopo 4 mesi di scontro duro e difficile con la direzione è stato raggiunto un accordo che la Segreteria del Coordinamento valuta positivamente e che coglie nella sostanza le richieste politiche e salariali presentate nell' ottobre scorso.

Alcune importanti valutazioni devono però essere fatte su questa vertenza e sulla lotta che i lavoratori hanno sviluppato all'interno di tutto il gruppo CGE.

La prima considerazione si riferisce al tipo di scontro che si è attuato.

La direzione ha giocato in questa vertenza con mano particolarmente pesante, avvalendosi di un difficile clima politico ed economico come quello attuale e dell'avallo politico dell'attuale governo che ripropone una assurda politica dei redditi per i lavoratori occupati.

E' doveroso notare come lo scontro con la direzione si sia radicalizzato, oltre che sull'aspetto salariale, sui temi relativi all'occupazione ed al mantenimento degli organici ed in particolare come

su quest'ultimo la rigidità della direzione si sia potuta battere solo con una dura lotta.

Un altro aspetto da considerare è che con le richieste presentate i lavoratori ponevano seriamente in discussione il rapporto di potere all'interno delle fabbriche e si andava a costruire su basi concrete l'unità dei lavoratori del gruppo.

Ancora a queste considerazioni si aggiunga il fatto, non secondario, che a questa prima piattaforma di gruppo la direzione ha voluto dare un taglio particolare ricercando persistentemente elementi di divisione fra i lavoratori del gruppo, consapevole che l'unità dei lavoratori avrebbe pesato in modo determinante anche nel futuro.

In questa ottica si coglie l'atteggiamento della direzione che è passata al contrattacco durante la vertenza, presentando una contropiattaforma su problemi quali l'elasticità della forza lavoro, l'utilizzo degli impianti, ecc. che le lasciassero mano libera nella ristrutturazione, volendo patteggiare queste sue esigenze » contro le richieste a-

vanzate.

Non è certo stato facile respingere il tentativo di trascinare la vertenza sul piano dei problemi dei padroni invece di quelli dei lavoratori e la direzione in questa, logica ha adottato il metodo della carota ebastone «: presentando cioè delle offerte che, a suo dire, avrebbero soddisfatto le nostre esigenze, per poi assumere un atteggiamento estremamente duro di fronte alle nostre posizioni, attraverso comunicati minacciosi, lettere di provvedimenti disciplinari, pesanti atteggiamenti repressivi nei confronti dei lavoratori più attivi. '

Queste posizioni hanno provocato qualche momento di riflessione anche nei confronti di alcuni compagni che, tenendo conto anche di talune perplessità nate alla presentazione della piattaforma, ritenevano che difficilmente si sarebbe riusciti a battere una posizione così intransigente.

Tali perplessità, che si riflettevano su certi strati di lavoratori che si lasciavano coinvolgere dai piagnistei della direzione e dai suoi comilirsA M 3*

mimo »n

problemi, venivano superate in modo unitario dal Coordinamento Generale dei delegati del gruppo, dal quale usciva rafforzata la volontà di lotta per il raggiungimento, degli obiettivi prefissati.

L'accordo conquistato deve, oltre ad essere oggetto di una seria valutazione, essere strumento di riflessione per quanti, di fronte alla durezza dello scontro ed alla pressante logica della direzione con i suoi comunicati, hanno dubitato della credibilità delle nostre richieste e della capacità del movimento di conquistarsi gli obiettivi posti.

E' forse questa la migliore dimostrazione che la reale unità dei lavoratori è in grado di superare le manovre della direzione e le difficoltà che via via si presentano.

Non sarebbe però questa una analisi corretta se non facessimo alcune considerazioni su taluni aspetti negativi di questo accordo: l'aver contrattato gli istituti salariali anche per il 1976 pone alcuni limiti politici all'attività sindacale del prossimo anno; per il problema degli scatti di anzianità la soluzione è stata solo parziale; si sono rimandate a data successiva le soluzioni di due richieste, seppur secondarie; si è entrati nel merito delle richieste di mobilità della forza lavoro avanzate dalla

direzione.

Quest'ultimo problema merita una serie di valutazioni.

La Segreteria ritiene possibile gestire questo problema all'interno delle fabbriche del gruppo, perchè se è vero che questo è un nostro cedimento, è altrettanto vero che questo danno si può contenere nella misura in cui i Consigli di Fabbrica non accettino ad esempio l'introduzione dei turni come nuovo modo di produrre, ma vadano a contrattare con la direzione alternative reali quali nuove assunzioni, riorganizzazioni del lavoro, accettando solo come estremo rimedio l'introduzione di turni esclusivamente per sopperire punte di lavoro.•

Chiaramente, mobilità della forza lavoro non significa solo turni, ma anche straordinari e spostamenti.

La Segreteria ritiene che anche in questa materia i compagni dei CdF debbano fare un attento esame della situazione perchè agendo sulla rigidità così come viene intesa e sulla contrattazione degli organici è possibile ridurre al minimo i pericoli, contrattando la ristrutturazione ed evitando che la direzione speculi là dove noi si è meno forti.

Un'ulteriore valutazione deve esseer fatta entrando nel merito degli schieramenti e delle piattaforme contrapposte, cogliendo non solo i dati positivi e negativi ma confrontandoli per trarne una sintesi che ci permetta di andare avanti senza trionfalismi nè falsi moralismi.

Difatti, come è stato detto in precedenza, le nostre richieste tendevano a costruire nel concreto l'unità dei lavoratori del gruppo, mentre la contro-piattaforma della direzione annullava le nostre richieste andando in senso opposto. Questo disegno della direzione è stato pesantemente battuto dalla lotta unitaria dei lavoratori, per cui sotto questo aspetto siamo usciti vincenti ed è possibile senza dubbio affermare che questa è stata una grossa conquista.

L'altro aspetto di valutazione è il confronto fra obiettivi posti e risultati ottenuti: la Segreteira ritiene che questo confronto non possa che indicare una valutazione più che positiva che conferma ancora una volta la validità e la credibilità degli obiettivi che i lavoratori hanno scelto.

La Segreteria del Coordinamento Generale del gruppo CGE

Dalla assemblea aperta

L'assemblea aperta che si è tenuta a Baranzate il 5 febbraio scorso ha visto la partecipazione di oltre venti CdF della zona, oltre alle forze politiche e alle delegazioni giunte dalle fabbriche del gruppo CGE.

l dibattito, oltre a esprimere solidarietà con la nostra lotta (numerose sono state le dichiarazioni di disponibilità a scendere in lotta con noi nel caso fosse perdurato l'atteggiamento di chiusura della direzione), si è esteso con contenuti particolari delle forze politiche ai temi generali della crisi e della risposta operaia.

L'esigenza della costruzione di una strategia unitaria sul tema della difesa dell'occupazione è emersa con forza dagli interventi dei compagni della Elettronvideo (che occupano la loro fabbrica a difesa del posto di lavoro) e della Fargas (la cui dura lotta è riuscita a battere il disegno di smantellamento della fabbrica voluto dalla Monte-

dison).

L'intervento dei compagni operai cileni che lavorano nel gruppo CGE ha infine sottolineato il carattere internazionalista della manifestazione e l'assemblea ha rinnovato l'impegno antifascista di appoggio alla resistenza cilena. Per questioni di spazio limitiamò a queste succinte note il resoconto che meirterebbe ben altro spazio.

Abbiamo scelto la scaletta dell'intervento del compagno Soave della FLM provinciale:

Ve la sottoponiamo perchè, anche se in modo schematico, esprime una sintesi efficace dei temi principali sui quali si è articolato il dibattito dei CdF e delle forze politiche intervenute alla manifestazione. Inoltre in questo intervento sono contenuti spunti di riflessione e di discussione da approfondire per cui valutiamo sia utile riportare integralmente la traccia dell'intervento scritta dallo stesso compagno Soave senza aggiunte o integrazioni.

dall' intervento del compagno Soave

« Per la prima volta affrontiamo con la lotta un periodo di crisi e di recessione. Questo ha fermato i disegni antioperai, non solo economici del padronato.

Che cosa sarebbe capitato, in questo periodo, nel nostro paese se non vi fosse stata la mobilitazione dei lavoratori? Come sarebbe avanzato il disegno repressivo e le trame fasciste? (Catanzaro, Miceli).

Non abbiamo un governo fascista e abbiamo sventato il disegno

di scioglimento del Parlamento. Abbiamo però un governo pieno di contraddizioni, incapace di proporre una vía realistica di sviluppo produttivo, capace soltanto di porre vincoli e ostacoli persino ai risultati della lotta operaia e agli accordi sindacali.

Nella linea di La Malfa — la politica dei redditi — è l'espressione italiana dello "sviluppo zero" (soprattutto dei salari), della linea di Rockfeller che, mentre rinuncia alla teoria del capitalismo capace 3

di nuovi sviluppi (la nuova frontiera), vuole fermare la storia e reprimere il motore della storia, cioè la lotta di classe.

Noi non accettiamo questa prospettiva, per questo proseguiamo la lotta. a vertenza generale non è conclusa. Non lottiamo soltanto per i lavoratori occupati, lottiamo per i pensionati, per un nuovo sviluppo dell"occupazione e per crearne le condizioni economiche e produttive.

La lotta per l'occupazione non si

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può fare soltanto in trincea, e questo non vuoi dire che molleremo senza combattere neanche un centimetro, nè sulle ristrutturazioni, nè sull'occupazione, nè sulla difesa del salario. E non solo di difesa, ma anche di sviluppo del salario si deve parlare, proprio se vogliamo cambiare le basi della situazione economica.

Il dibattito che è aperto nel movimento su come si cambiano le cose, se attraverso i consumi o gli investimenti, non può che avere una soluzione pratica, di lotta. Noi vogliamo uno sviluppo dei consumi sociali e investimenti in questi settori; la strada per ottenerli è l'espansione della domanda popolare ,attraverso aumenti salariali e Io sviluppo dell'occupazione.

Su queste questioni: pensioni, mezzoniorno, agricoltura, scuola, energia è ancora aperta la lotta, si tatta di condurla vittoriosamente.

Rispondendo a questi impegni costruiremo nei fatti un livello di

lotta, una coscienza politica unita ria che è la migliore garanzia per l'unità sindacale.

Se vi è difetto nel dibattito politico per l'unità sindacale, non è stata la ricerca sistematica della convergenza di tutte le forze reali del movimento sindacale, anche quelle moderate, perchè non vogliamo fare due sindacati, ma uno solo. Ma ciò che è mancato, che è stato offuscato è il dibattito sulle scelte del sindacato, sulle lotte per il mezzogiorno, per uno sviluppo diverso, per le riforme Per affermare ancora una volta, come nella Resistenza, come nella lotta democratica contro il centrismo, come nell'i'niziativa antifascista, per la pace, contro l'imperialismo, la capacitàdirigente ed egemone della classe operaia in Italia. Come sviluppare oggi la lotta unitaria. Sull'esempio della lotta degli elettromeccanici per la costruzione delle centrali elettriche troveremo altre strade. E intanto insisteremo nella difesa della con-

trattazione articolata.

Per evitare la volontà di rivalsa del padronato, per togliergli l'illusione che basti l'ombrello forato di La Malfa per difendersi dalle iniziative dei lavoratori. In questa fabbrica, in questa città devono sapere che non passeranno. Devono sapere che la piena unità e responsabilità dei lavoratori ín lotta sono forze invincibili. Devono riflettere a questo anche quei signori che hanno studiato in america come sconfiggere la classe operaia italiana (pensando ad esempio di piegare la lotta della CGE ricorrendo ai provvedimenti disciplinari). Hanno scelto una cattiva scuola, dove non si insegna, non si conosce la storia del movimento operaio daNano, dove non si conoscono i nomi di Gramsci, di Matteotti, di Di Vittorio, di don Milani. Questi nomi e questi esempi la classe operaia italiana li conosce, li vive nelle sue lotte, per questo ne sa più del padrone americano, per questo vincerà -.

OPINIONI E DIBATTITI

CRITICHE SULLA PIATTAFORMA

Una valutazione sull'esito della piattaforma aziendale appena conclusa, per essere il più possibile completa, non può non tener conto della situazione generale che il movimento operaio si trova a dover affrontare in questo momento.

Sottoposta ad un attacco concentrico da governo a padronato (l'uno con la recessione selvaggia, l'altro con l'attacco all'occupazione) la classe operaia mal come in questo periodo si è vista mettere in forse le conquiste degli ultimi anni. Con un'inflazione che avanza al ritmo del 25% all'anno le condizioni di vita delle masse popolari diventano sempre più precarie e purtroppo l'unificazione del punto di contingenza, data la dilazione nel tempo, non riuscirà a difendere tempestivamente i redditi più bassi che sono poi quelli più colpiti.

Questa intransigenza e questa volontà di eludere le richieste dei

lavoratori l'abbiamo trovata anche nella CGE, una spa cui partecipa anche Agnelli presidente della Confindustria, quindi, da questo dato, si può capire l'atteggiamento dell'azienda.

Una valutazione dell'accordo aziendale, globalmente positivo, mi trova però discorde su alcuni punti, e cioè:

1) la questione dei nuovi assunti con contratto Teomr anzichè Fiar andava risolta nell'ambito di questa vertenza aziendale, poichè era chiaramente un sopruso da parte della ditta, che all'atto dell'assunzione ha usato un linguaggio mentre all'atto della retribuzione ne ha usato un altro, andava risolta oltretutto per una questione di giustizia, perchè si lotta per eliminare le sperequazioni tra stabilimenti dello stesso gruppo e non è giusto lasciare permanere queste sperequazioni tra compagni di ufficio;

1) l'aver lasciato cadere il di o -

scorso dello spaccio aziendale in una situazione di grave crisi come quella attuale è negativo perchè la difesa del salario va fatta sia a livello di fabbrica, ma anche a livello sociale creando quel minimo di strutture che permetta la difesa del potere di acquisto dei redditi più bassi;

3) stesso discorso va fatto per quanto riguarda gli investimenti sociali (venti milioni sono pochi) per permettere il funzionamento di quelle strutture (ad es. i CUZ) che possano utilizzare i fondi conquistati nelle varie aziende per costruire quelle strutture, asili nido, scuole, trasporti, per cui i fondi sono stati stanziati, arrivando a fare pressione — se necessario — sugli enti locali al fine di poter imporre un nuovo punto di vista, quello operaio, anche nella realtàfuori della fabbrica.

p.m. impiegato di Montefeltro

OPINIONI E DIBATTITI

SUI DECRETI DELEGATI

12-2-1975. Trattative all'Assolombarda. Tra un round e l'altro di queste famose trenta ore 'ci sono lunghi intervalli, in cui i cervelloni della direzione si spremono le meningi per decidere se è meglio fare il braccio di ferro per un altro mesetto o metterci d' accordo.

Accanto all'Assolombarda c'è l'Università statale dove si vota per i decreti delegati e molti compagni usano questi intervalli per andare a curiosare, a vedere. Questo è lo spettacolo che si offre. Caos indescrivibile: una decina di vigili urbani cerca bonariamente di calmare gli animi.

Gli studenti riempiono la loggia dell'Università, e appena si avvicina uno sparuto drappello per votare lanciano slogan alle stelle.

Una fitta schiera di sindacalisti, funzionari di partito e attivisti di fabbrica fa cordone per far passare la gente a votare. Nascono discussioni, per lo più a livello molto basso, perchè gli animi sono esasperati.

Andì a laurà! ■ grida un operaio agli studenti che stanno urlando slogan. Gli rispondono: perchè siete qui a impedire le nostre scelte? Ieri abbiamo deciso in assemblea... ».

Macchè assemblea, l'è minga ca' tua l'università! ■.

Incontro un compagno della mia zona che conosco. E' lì in permesso sindacale a fare votare. E' incazzato, mi dice. « lo vedi? sono fascisti ,impediscono di entrare a chi vuol votare! •. E un vecchio compagno incalza: « queste cose le ho viste soltanto nel '24!

Gli rispondo: « ma gli studenti sono contrari ai decreti delegati •.

Ciascuno è libero di non votare. Ma non si può impedire a chi vuole di votare •.

Come se tu non avessi mai fatto picchetti in fabbrica • — gli rispondo — « quando in assemblea decidiamo collettivamente uno sciopero, il picchetto non serve poi a questo? A far sì che tutti i lavoratori rispettino quella decisione collettiva e non danneggino i loro compagni? •.

Ma cosa vuol dire, sai come sono democratiche le assemblee degli studenti! ».

sia in termini di quadri e delegati ha avuto il movimento sindacale dalle lotte degli studenti.

Penso ai rapporti difficili, di diffidenza ma che si stavano allacciando nel 70, 71 e 72 tra le organizzazioni degli studenti e l'organizzazione sindacale in fabbrica. E adesso siamo al punto di chiamare gli operai a fare i contropicchetti! Non è il caso di fare autocritica da parte del sindacato su tutta la faccenda della scuola, decreti delegati, parlamentini, comítatone?

Milano: le "FORCHE CAUDINg" alle elezioni studentesche

Mah, non bazzico più la scuola da molti anni, e ho anch'io il sospetto che non siano uno specchio di democrazia, però so che í crumiri in fabbrica dicono lo stesso delle nostre assemblee, e usano l'argomento per fare il cazzo che vogliono! •.

S'era fatta ora di tornare all'Assolombarda e siamo tornati indietro sotto la pioggia, pensosi.

lo penso '69, quando il mondo della scuola è esploso, quando l'ingresso di molti figli di lavoratori e la crisi di egemonia del padronato ha trasformato gli studenti da serbatoio di capetti e dirigenti a strato ribelle e rivoluzionario, anche se con tutte le sbandate che si vuole. Penso a quante cose abbiamo insegnato agli studenti e quante cose abbiamo imparato da loro; penso a che enorme impulso, sia in termini di idee, 5

Quei compagni che picchettarono hanno mai discusso nei CdF, nei CUZ i problemi della scuola? I CUZ non erano proprio nati per allargare il discorso sindacale ai problemi del territorio? Perchè da tre anni si stanno imputrendo senza nessuna iniziativa creativa e stimolante?

E' stato giusto accettare questa legge truffa nelle scuole, che nelle medie e alle elementari crea un rapporto popolazione-scuola che è mistificato perchè il lavoratore ci entra in quanto genitore preoccupato dei voti e della "carriera" del figlio, anzichè in quanto forza del lavoro sindacalmente cosciente?

Questa legge che nelle università ricreano i parlamentini trampolini di lancio per onorevoli e assessori che gli studenti avevano soazzato via nel 68?

Noi che abbiamo creato i delegati eletti su scheda bianca, revocabili. andiamo a proporre (e a imporre) nella scuola il piccolo arrivista in erba eletto su liste patteggiate, non revocabile e non controllabile, e relegato a un ruolo di cogestione subordinata con i baroni universitari?

Faccio una domanda provocato-. ria dopodomani il governo decide lo scioglimento dei C.d.F., impone di eleggere un organismo composto di in dirigenti, 4 lavoratori eletti con liste, preferenze ecc. e 4 papà di lavoratori, e gli studenti vengono davanti ai cancelli a difendere 1'8% che si recherà a votare...

g.p. delegato Fiar

RIFLESSIONE DI UN CAPO

Negli anni '60 quando sono entrato nel mondo del lavoro in me è subito maturata l'idea di essere un capo nato, così come una volta i nobili nascevano con il sangue blu.

Erano i tempi che i dirigenti intravisti ogni tanto in reparto o in corridoio costituivano una presenza grata a tutti: quasi sovrano era il mio potere di capo nel mio reparto.

Lo stesso accadeva nella comunità dcve giorno per giorno avevo conquistato una posizione ed ero riconosciuto come uno che contava perchè avevo un buon posto e responsabilità.

I miei collaboratori mi stimavano e mi consideravano perchè avevo polso: ero considerato un duro dentro e un arrivato fuori.

Non sto qui a fare la storia perchè non sono capace, ma il maggio francese, la contestazione e le nuove parole di lotta nelle fabbriche hanno contribuito a mettere in crisi il mio ruolo. Da noi è stato battezzato autunno caldo.

In questo contesto anch'io ho visto mettere in discussione le mie certezze, le mie posizioni e lo stesso modo di rappresentare l'autorità. Tutto troppo repentino, troppo non motivato: in pochi mesi da capo mi sono sentito « lavoratore Da colui che davr lavoro sono diventato uno che subiva il proprio lavoro senza la soddisfazione del comando. Mi dicevo: io che sono nato per comandare mi trovo ad essere comandato. Quale giustizia è questa?

In ogni caso mi sto mobilitando, perchè lavorando alla FIAR-CGE, grosso colosso americano, mi sento molto importante. Sto studiando bene la lingua inglese per poter andare un giorno a EI Paso a dimostrare agli americani come sono stato bene ammaestrato. E' sempre stato il mio sogno andare in America.

Sì, perchè sto seguendo tutti i corsi di perfezionamento e di ammaestramento. Finalmente sono stato selezionato per seguire il

corso di perfezionamento della lingua che si tiene a Montefeltro dopo l'orario di lavoro. Quale lingua? Quella inglese, quella parlata dalla nobiltà impiegatizia del DSD.

Qui non vorrei fare il pettegolo. Ma sapete quanti capi al corso non superano gli esami? Che risate!

Qualcuno in aula mi ha sussurrato:

« Vedrai che per far carriera non servirà molto l'inglese, ma molto più la lingua

Questo è il mio ambiente: non è colpa mia se sono nato per comandare.

DA TORTONA

VI RICORDATE DEL MERLO

DAGLI STABILIMENTI DA MONTEFELTRO

Il crumiro pendolare

Dopo i crumiri che restano a dormire in ufficio, che scavalcano i muri di cinta in direttissima, che si travestono da turisti amerikani, alla CGE si è aperta la caccia al crumiro pendolare.

Sono crumiri, questi, molto raffinati e scaltri, appartenenti alla classe nobile (6° e 7° livello), quella che, dopo le 8 ore si ferma per fare qualche ora di collaborazione.

Sono crumiri veri, tutti di un pezzo, che riescono a fregarci e

che passano la giornata in sala riunioni.

Ma chissà che cosa faranno e che cosa si diranno in quei lunghi "meeting" (incontri)?

La loro fantasia stupisce (ma non troppo) e ogni giorno escogitano nuove procedure per non fare gli scioperi e aumentare così i loro demeriti.

E' aperta quindi fa caccia perchè vorrei premiare il primo dei migliori.

Per aiutarvi vi informo solo della loro frasologia. Al mattino controllano il cartello che segnala l'orario degli scioperi e programmano quindi la loro giornata di "lavoro".

Chiamano la ragazza e dispongono:

Signorina, mi faccia un permesso per via Tortona dalle... alle...»

Signorina, mi faccia un permesso per via Montefeltro dalle alle ».

Signorina, mi faccia un permesso per via Goriiza dalle alle ».

Quando non vedono in tempo i! cartello esclamano:

Signorina, mi faccia la comunicazione di non adesione! ■.

Quando arrivano in ritardo:

Signorina, mi faccia un permesso perchè ho lavorato presso la mia abitazione, durante lo stato di agitazione, dalle alle ».

Ma guarda un po' sempre durante lo sciopero.

Questo, signori, è il colmo, perchè si sa che quando ci sono le agitazioni, e per qualcuno anche quando non ci sono, nessuno lavora. Allora anche quelli che fanno finta, fanno veramente finta di lavorare. A questo punto voglio rivolgermi all'autorità costituita:

Signor Figini, voglia Ella far controllare bene i permessi di servizio e le comunicazioni di giustificazione, o di non adesione delle ore di sciopero.

Non basta la firma di qualche Leone o di qualche Bassotto! Non si faccia prendere in giro! Se poi Ella vuol pagare persone che non lavorano è liberissimo di farlo_ chissà cosa penserà di Lei il Casini.

Sarebbe interessante scoprire chi è stato ad autorizzare il lavoro a domicilio nelle ore di sciopero.

Ma di quale lavoro si tratta?

Presso quale abitazione è stato svolto? E in che stanza? In salotto, in corridoio, in camera da letto, o in gabinetto?

DAGLI STABILIMENTI
DA BARANZATE

AMBIENTE DI LAVORO

Parlare dell'ambiente di lavoro, dei problemi della salute può sembrare fuori luogo — o per lo meno non prioritario — in questo momento di pesante attacco alle condizioni di vita dei lavoratori.

La risposta è venuta recentemente dal convegno di Modena promossso dalla FLM su questi temi e per rilanciare il discorso dell'intervento operaio sull'organizzazione del lavoro.

Intervenire sul terreno dell'am-

biente di lavoro, in difesa della salute significa quindi non solo ribadire una precisa linea di intervento in fabbrica contro una certa organizzazione del lavoro, intervento che non può essere rinviato a ipotetici momenti migliori, ma anche aggredire il problema della salute trasformandolo da questione individuale a terreno di azione collettiva.

In questa logica ci avviamo alla gestione dell'accordo sull'ambien-

te di lavoro che riportiamo integralmente e sul quale riportiamo alcune annotazioni e commenti. Fin da ora bisogna assumere l'impegno a rendere noti e generalizzare problemi ed esperienze che non dovranno rimanere ristretti al gruppo che li avrà vissuti direttamente, ma diventare campo di azione comune per superare sia i limiti propri dell'attuale accordo, sia il vecchio modo di concepire la difesa della salute in fabbrica e fuori.

IL TESTO DELL' ACCORDO

In base all'art. 26 sezione secionda disciplina generale C.C.N.L. 19.4.73:

la CGE provvederà ad accrescere la funzionalità del servizio infermieristico mediante l'inserimento a tempo pieno di personale professionalmente qualificato presso le varie unità produttive.

Le infermiere saranno dotate di attrezzature per le cure aerosol.

Le unità di via Faravelli e di via Stidolbne saranno dotate di cassette di medicazione, Il libretto sanitario e di rischio individuale, il registro dei dati biostatistici ed il registro dei dati ambientali saranno adottati nel formato proposto dalle Rappresentanze Sindacali dei Lavoratori.

Il libretto sanitario viene compilato dal medico di fabbrica in collaboraZibne con il lavoratore e rimane in possesso di questo. Co-

pia dello stesso viene conservato presso l'infermeria.

Il registro dei dati biostatistici ed il registro dei dati ambientali, in quattro copie, sono istituiti per gruppi omogenei.

Le rilevazioni oggettive attinenti all'ambiente di lavoro verranno affidate ad enti terzi specializzati.

Oltre alle visite periodiche di legge tutto il personale verrà sottoposto a visita medica annuale a cura del servizio medico di fabbrica.

A tutto il personale verrà fatto il prelievo del sangue per la determinazione del gruppo sanguigno e del fattore RH a cura della Società e previ opportuni accordi con gli enti a ciò preposti.

Secondo la frequenza suggerita dal servizio medico di fabbrica e presumibilmente una volta l'anno il personale verrà sottoposto a vi-

sita schermografica.

Ogni Divisione della CGE (DEL e DAE/DAC) sarà dotata di strumenti per la rilevazione dei dati ambientali (quali fonometro, luxometro, termometro, igromef-o, strumenti per 1"individuazione di esalazioni nocive).

Essi potranno essere utilizzati dai Rappresentanti dei Lavoratori i quali ne facciano richiesta all'ufficio preposto alla custodia e conservazione e le rilevazioni saranno fatte congiuntamente con un rappresentante della Direzione.

Tali strumenti saranno a disposizione delle varie unità appartenenti a ciascuna divisione.

Le unità periferiche inoltre verranno dotate di strumenti di uso più semplice e per le rilevazioni più ricorrenti da utilizzarsi secondo i criteri di cui al punto precedente.

Adesso che non hai più i denti ti abbiamo cancellato dalla lista per la distribuzione del tacchino per I. feste.

LIBRETTO SANITARIO E DI RISCHIO INDIVIDUALE

In esso saranno raccolti i dati relativi a malattie o disturbi di cui soffre o ha sofferto il lavoratore, oltre a indicazioni relative al tipo di lavoro svolto e a eventuali rischi che esso comporta per poter intervenire in fase di prevenzione con visite e analisi particolari (vedi VISITE PERIODICHE).

La compilazione del libretto, così come il suo aggiornamento, avviene da parte del lavoratore unitamente al medico di fabbrica.

A questo proposito si devono dire alcune cose.

In primo luogo è importante che ogni lavoratore compili senza reticenze il proprio libretto, perchè i dati che in esso si richiedono (e che non sono il frutto di uno sforzo di memoria in merito a tutti i possibili accidenti che ci possono capitare) hanno una loro base scientifica che mira a creare un diretto collegamento tra le condizioni di salute e quelle di lavoro (e quindi alla condizione sociale, alla condizione familiare e così via) e puntare a far sì che, quando ciò si renda necessario, la prestazione medica sia costretta a prendere in esame l'intera persona e non limitarsi a circoscrivere la situazione al semplice organo presunto malato.

In altre parole si tratta di far diventare il libretto sanitario individuale uno strumento attraver-

so il quale iniziare a cambiare il modo di essere « curati •, un metodo che oggi si traduce troppo spesso nel subire senza saperlo cure che per metterci a posto il fegato, tanto per fare un esempio, ci scassano il cuore o viceversa. Inoltre uno strumento che il lavoratore deve usare per modificare l'ambiente (reparto o ilnea) che è la causa maggiore delle proprie malattie.

Per far questo è necessario quindi che ogni lavoratore instauri un nuovo rapporto con il medico di fabbrica, sia per ottenere l'accuratezza delle visite, sia per richiedere ulteriori analisi o prestazioni specialistiche.

In tal modo anche la funzione del medico di fabbrica risulterà rivalutata e potrà uscire da un ruolo troppo di routine nel quale finora è stata relegata.

Inoltre l'uso del libretto sanitario non dovrà limitarsi all'interno della fabbrica, ma ognuno di noi dovrà gestirlo anche nei confronti del proprio medico « della mutua ». Oggi, infatti, troppo spesso chi si presenta al medico spiegandogli esaurientemente sintomi e disturbi corre il rischio di passare per nevrotico, per malato immaginario, per l'assenteista in cerca di giorni di riposo.

Il libretto sanitario sarà pertanto il terreno concreto con il quale ribaltare questo stato di fatto e potrà servire inoltre a liberare il lavoratore dal completo stato di soggezione e subordinazione nei confronti del medico.

on si tratta tanto di fare in modo che ognuno sia il medico di se stesso, quanto di capire che cosa ci succede, da che cosa dipende e quindi poter intervenire attivamente nel processo di prevenzione.

Un'ultima considerazione. Eventuali reticenze nel compi;are o usare il libretto potrebbero nascere dalla paura che l'ammissione « di essere malato « possa mettere in pericolo le prospettive di lavoro.

E' superfluo dire che la riservatezza dei dati personali è fuori discussione (solo il medico ne sarà a conoscenza). In ogni caso basta ricordare che la difesa della salute la intendiamo come un aspetto della difesa del diritto al lavoro, non certo come strumento di emarginazione, per cui certe paure non hanno ragione di essere.

VISITE PERIODICHE

Tutti i lavoratori saranno sottoposti a visite di controllo annuali. Dal momento che tali visite verranno effettuate in fabbrica, è importante attuare quanto detto a proposito dei libretti individuali affinchè tali visite non diventino un cerimoniale, ma consentano realmente di intervenire con visite più specialistiche (presso la Clinica del lavoro, ad esempio) se ve ne è bisogno.

Per tutti i lavoratori che per particolari condizioni ambientali sono sottoposti a particolari rischi dovuti alla nocività, sono previste visite di controllo con frequenza trimestrale o semestrale.

Anche in questo caso l'iniziativa dei lavoratori è fondamentale per potersi allacciare alle strutture sanitarie all'esterno della fabbrica e in modo particolare allE. unità sanitarie locali. Da questa collaborazione dovrà poi nascere una linea di intervento eventuale sull'ambiente più precisa di quanto non lo sia stata finora.

REGISTRI DEI DATI BIOSTATICI E AMBIENTALI

Il primo passo per la loro istituzione è l'identificazione delle aree omogenee nelle quali sviluppare l'indagine.

Queste aree non si identificano con i gruppi omogenei attraverso i quali si giunge alla elezione del Consiglio di fabbrica, tanto per capirsi. Le aree omogenee dovranno infatti rispondere a criteri di omogeneità ambientale prendendo co-

9
Certi tipi farebbero qualsiasi cosa pur di oda lavorare_ Adesso queste ha ameeeso di respirare. Vediamo ora cosa significa tutto ciò e che cosa si deve fare.

me metro di riferimento situazioni di luce, calore, rumore, condizione di lavoro in generale.

Il registro dei dati biostatici che verrà messo nelle aree identificate, servirà per la rivelazione delle aree stesse per quanto riguarda le condizioni oggettive del reparto e dar così modo al gruppo omogeneo di intervenire per meglio modificare le aree in base alla valutazione del gruppo insieme al servizio di medicina del lavoro.

Per la rilevazione dei dati ambientali si dovrà procedere in due distinte fasi. La prima a livello di gruppo omogeneo, che realizzeremo attraverso assemblee, con le quali saranno i lavoratori a esprimere valutazioni in merito ai fattori di nocività o disagio ambientale sia quelli derivati da particolari ritmi produttivi, dalla ripetitività, dalla monotonia, dall'impegno fisico o mentale, da particolari posizioni di lavoro.

In un secondo momento i dati derivati dall'indagine diretta dei lavoratori saranno verificati attraverso l'intervento di personale specializzato (SMAL, servizi dl medici-

na del lavoro) per giungere alla definitiva stesura dei registri e definire eventuali modifiche a situazioni ambientali o lavorative.

Vogliamo sottolineare in modo particolare la prima fase, attraverso la quale si dovrà prendere come metro di riferimento la cosiddetta "soggettività operaia".

Con questo si intende che, pur volendo condurre un'indagine su basi scientifiche, non intendiamo subire questa indagine, anche se questa fosse svolta da tecnici di nostra assoluta fiducia. Siccome in fabbrica ci siamo noi, siamo noi che dobbiamo acquisire la capacità di intervenire sull'ambiente per modificarlo.

Per questo pensiamo che sia il personale tecnico a dover lavorare partendo dalle rilevazioni soggettive fatte direttamente dai lavoratori di un reparto, e non viceversa. Per iniziare sarà sufficiente che non ci lasciamo imbrigliare da presunte incapacità nostre di esaminare l'ambiente in cui lavoriamo. Tanto per dare qualche idea un'indagine soggettiva si può iniziare ad esprimere sulla base di valori per così dire elementari come il

rumore, la polvere, il caldo o il freddo.

Attraverso l'espressione di queste condizioni si potrà poi giungere a condurre l'indagine in modo più sistematico, imparando ad esempio ad usare direttamente gli strumenti che con l'accordo stipulato sono a nostra disposizione per misurare temperatura, umidità, luce, esalazioni nocive e così via. In questo modo si potrà anche meglio indirizzare e controllare eventuali altre rilevazioni che dovessero essere condotte da personale tecnico di enti esterni alla fabbrica.

Una breve conclusione a questa prima esposizione.

Pensiamo sia emerso come i registri individuali e di gruppo stabiliti con l'accordo possono diventare dei validi strumenti per meglio qualificare il nostro intervento sulla fabbrica. Diciamo possono, perchè vogliamo sia chiaro a tutti che è necessario un grosso impegno per non far sì che tutte le visite o le rilevazioni diventino solamente un nuovo rituale buono tutt'al più a compilare nuove statistiche.

film Western americano

Ricordo i miei capell biondi e riccioluti.

Lo sguardo fisso sullo schermo di un cinema.

Gli indiani assalivano in massa (con il loro abituale grido) i poveri bianchi costretti a ripararsi sotto la carovana.

I bianchi, pur essendo in pochi, combattevano fino alla gloriosa morte. Le loro pistole sembravano canoni o bombe ad alto potenziale. Sparavano un colpo e morivano dieci indiani. Ma mentre i prodi eroi bianchi erano vicini alla morte, ecco • puntualmente • arrivare la cavalleria del colonnello X che metteva in fuga questi indiavolati

indiani.

Un boato e scroscianti applausi si levavano nel cinema. Tutti noi eravamo felici e contenti dell'arrivo dei salvatori.

Ormai i capelli biondi e riccioluti non ci sono più, ma in compenso sono rimasti i nostri amati films di un tempo. Infatti ogni tanto, la nostra mamma TV ci fa vedere questi capolavori che ha mandato in onda l'anno scorso, l'anno precedente e che rivedremo il prossimo anno.

Niente paura, li impareremo a memoria. Che gioia... bella gioia.

In questi giorni ho rivisto un film west. Strano caso non era lo

affatto uguale. Il titolo era quello. gli attori anche, e il film mi sembrava diverso. Strano a dirsi ma questa volta partecipavo per gli indiani, eppure mi sono stati sempre antipatici. Allora perchè tutto questo. Forse ho trovato la spiegazione logica.

Gli indiani avevano delle terre che coltivavano a loro piacimento, quando sono arrivati i bianchi si sono impadroniti con la forza di questi poderi cominciando a sfruttare tutto quanto era conveniente. Se qualche tribù si ribellava veniva massacrata. Chiunque si sarebbe ribellato. Allora è giusto che gli indiani cercano con tutti i mezzi di

riuscire a riprendere le terre che erano stata rubate con la violenza.

Nei films queste cose non le fanno vedere, ma danno molto risalto all'eroe bianco che viene colpito a morte. Centinaia, migliaia di questi dardi coprono la povera carovana, ma mai il nostro eroe bianco.

Da allora tante volte il sole ha battuto su quella terra. Qualcosa

è cambiato.

Ormai tutti noi abbiamo un pezzetto di terra « nel nostro vaso tutti possono comprare un campo per farci l'orto. Come? Costa tanto? Non preoccuparti, ci sarà sempre qualche » signore » che lo comprerà per piantare degli alberi.

Si certo... «UN ALBERO DI TRENTA PIANI».

La poliziotta

in una sperduta pretura di Linosa giù di lì.

Il filone della « critica di costume » pare che faccia molta cassetta da noi in questi ultimi anni, in cui la fiducia della gente verso le istituzioni crolla giorno per giorno più in basso.

Film come Inchiesta su un cittadino al di sopra di ogni sospetto hanno tracciato una scia che è divenuta ormai un autostrada.

(Mimì metallurgico, Pane e cioccolata, Il medico della mutua, ecc.).

Si va a vedere coli arnia! • La Poliziotta » con Mariangela Melato.

E' un filmone, vedrai; poi la Melato, che tocco! ».

A te piacerà perchè è un film di denuncia, coraggioso ».

Beh, per essere divertente, lo è. E la Mariangela Melato, nessuno può negare che sia un gran tocco.

Impiegata in una piccola ditta in cui tutti la palpeggiano, va per ribellione nel corpo dei vigili, e vi porta la sua carica di rivolta femminista nonchè di acceso spirito missionario: in quattro e quattrotto mette sottosopra il tranquillo comune di Novedrate; fa partire denuncie contro tutti gli assessori per abusi nel macello, per inquinamento dell'Adda, per corruzioni varie etc.

Il caso si fa grosso e va sui giornali. Si mobilita da Roma l'onorevole coinvolto negli scandali del suo collegio elettorale: il « potere » organizza la contro-offensiva usando le consuete armi, la persuasione, la minaccia, il ricatto, la violenza vera e propria. Il finale lascia indovinare per Mariangela e per il pretore che ha seguito la sua battaglia e di cui si è nel frattempo innamorata, una vita tranquilla

Un cittadino al di sopra di ogni sospetto, metteva a nudo le strutture ancora fasciste esistenti dietro alcune nostre istituzioni • repubblicane », parlava di un assassinio commesso dalla polizia e della manomissione delle prove quando Pinelli era stato assassinato e Valpreda era il mostro sanguinario.

La poliziotta, contrariamente alle apparenze, a me sembra che invece che mettere a nudo, stenda un velo pietoso.

La denuncia, per esserci, c'è, ma chi sia l'accusato non si capisce troppo bene; il consiglio comunale è coinvoltoci completo negli scandali, e solidale al 1000/0 nel coprirli; il parlamento è ovviamente come il consiglio comunale con la sola differenza che tratta un giro di affari più colossale; la magistratura ha la funzione di coprire tutto; i pretori d"assalto? macchè: il film ci spiega che sono come gli altri, se grattano le rogne ai petrolieri agli industriali dell'olio, lo fanno solo per il culo di Mariangela Melato; quanto ai padroni, nel film producono i biscottini con la merda e avvelenano i fiumi, con la compl:icita dei loro operai.

A questo punto, non di denuncia parlerei, ma di qualunquismo.

Tutta la società appare come

qualcosa dl indifferenziato contro cui solo due pazzi combattono urna battaglia donchisciottesca, mentre la verità è che all'interno di tutte le cellule della nostra società c'è la molla che la farà scoppiare: nella fabbrica padrone e lavoratori non sono la stessa cosa ma i due contrari; nella magistratura c'è chi arresta il capo del Sid e chi trasferisce i giudici democratici; nei consigli comunali c"è la mafia e c'è compagni impegnati a far marciare iniziative socialmente utili.

Dei protagonisti di tante battaglie democratiche non c'è traccia, e neppure del mondo del lavoro (appare solo l'emigrato che fa un discorsetto stile Cuore di De Amicis e il vecchio operaio che aiuta il padrone a buttar veleni nel fiume). Questa ragazza che combatte una battaglia isolata, ci viene descritta come un po' fissata, ogni tanto ha le visioni e crede di essere Giovanna d'Arco, e quanto al suo pretore ho già detto prima.

Chi viene fuori più inquinato dell'Adda è il lavoratore, che entrato per rilassarsi da una giornata faticosa, esce convinto che:

Il « potere » è troppo forte e indistruttibile.

Ciascuno, sia in alto, sia nei gradini più bassi, ha qualcosa da difendere, e perciò niente cambiamenti.

La battaglia è perduta, ma la cosa più sacra, cioè il lieto fine, è salva: tutta questa vicenda è servita a suggellare un nuovo amore.

Perciò su tutti quei problemi si può far quattro risate e poi andare a mangiarsi una pizza.

Peppin e Mariett

M. - Ciao Peppin.

P. - Tel chi el Mariet. Cosa ti è successo?

M. - Niente. Perchè?

P. - Te ghe la bucca che arriva fino ai urecc (agli orecchi). Te set cuntent?

M. - Abbastanza caro el me Pepp.

P. - Te vinci alla Sisal?

M. - Non basta vincere alla Sisal per essere contento.

P. - A parte che mi sarìa cuntent, allura cosa hai?

M. - Sono soddisfatto della piattaforma interna • Inter nos » l'è stata una grande VITTORIA.

P. - Vu3a no Mariett. Mi hai rotto un timpano.

M. - Perchè l'è minga vera?

P. - Certo che è vero. Abbiamo PIEGATO con la nostra forza di gruppo l'intransigenza padronale.

M. - Pepp, a dire la verità non mi aspettavo una così bella piattaforma.

P. - Te se semper un om con poca fede.

M. - Non prendermi per i fondelil, non ero il solo. Pensa ti che c'era qualcuno che girava per gli uffici cunt una petisiun de firma per accettare le briciole!

P. - Che non eri il solo siamo d'accordo perfettamente, ma adess che t'è vist i risulta cosa ne dici? Avevamo ragione di accentuare di più la lotta?

M. - Sì. tutti quanti sono contenti e si sono ricreduti come me. Da ora in poi sarò più fiducioso.

Però non dimentichiamo che abbiamo fatto circa 80 ore di sciopero. Non potevamo farne di meno?

P. - Però dovevamo accettare quel che ci offriva la diresiun. Tu eri d'accordo?

M. - Assolutamente no.

P. - Alura? Cosa altro potevamo fare se non accentuare la lotta? Te capì no che el Casin voleva misurare le nostre forze? Non hanno ancora capito che nessuno può piegare la grande forza dei lavoratori quando si è tutti uniti. Tutto possiamo avere dalla direzione, l'i'mportante è che marci uno a fianco all'altro. Te capì Mariett?

M. - Sono convintissimo di quello che dici. Speri che el Casin e company si siano convinti di tutto ciò e che in altre occasioni non facciano il pugn de ferr e i Pi....

P. - Mariett, se po no dire delle parolacce.

M. - Ma cosa hai capito? Volevo dire pignoli.

P - A be, allora puoi ben dirlo, pensa che per una parola siamo stati a discutere per circa tre ore.

M. - Però Pepp, n'han persa de produsion.

P. - Altrochè. Chissà quanti danè han perdù.

M. - In un certo senso me ne dispiace.

P. - Te se semper col coeur in man. Adess, vorrà dire che diminuiranno gli aumenti di • merito ».

M. - D'accord, però devi tener presente che ghan la concorrenza

spietata e che...

P. - Va ben ti ho capito, vorrà dire che la prossima volta el Casin e company visto che noi non scherziamo ci verranno subito incontro. Mi sembra che ti dico sempre le solite cose. Noi non vogliamo mai fare scioperi per tante ragioni, ma se ci costringono sappiamo reagire. L'abbiamo dimostrato e lo dimostreremo sempre.

M. - Giusto Pepp, una delle ragioni che non vogliamo scioperare è che de danè ghe n'è semper de men. Però pensandoci bene, in tre mesi circa, recupero tutto, senza contare di tutte le normative e altri danè che prenderemo con la perequazione.

P. - Bravo mio caro amico, sono proprio contento che hai capto bene.

M. - A proposit de capì ben, te leggiù l'ultimo volantino in data 26 febbraio 1975?

P. - Come no, ghè scritt che l'accordo è positivo solo se adesso ci diamo da fare.

M. - Guarda, l'abbiamo criticato tante volte quel ragazzo, ma ora ci ha proprio ragione schietta!

P. - E' vero, Mariett, ghe n'è insci de fà, bisogna rimboccarsi le maniche e non riposare sugli allori: c'è da lavorare perchè l'accordo non diventi lettera morta, offrontare il problema degli appalti che è importantissimo, fare andare avanti i problemi dei libretti, dell'ambiente di lavoro, dei Fas, le categorie, e poi ci sono tutti ouei problemi di stabilimento che abbiamo dovuto rimandare per la vertenza aziendale, c'è...

M. - Ma ti te set ousseè realista del re! Non so se il Casini diceva di lavorare così tanto... Se vede che le pigli così alla lettera, la prossima volta non ti fa più i comunicati.

P. - Adess basta, vu a laurà.

M. - Ma non dobbiamo regalare niente alla direzione?

P. - Non li vorrai prendere ancora per i fondelli, però dato che siamo buoni ci regaliamo un bei ciclostile per altri volantini.

M. - Ciao Peppin, te saludi.

P. - Ciao Mariett, se vedum.

D QUEST'ANNO ABBIAMO vAcq*.tzm il 25 DiC.C1EYRE••.
SKr,Stur• LA DIREZIOgE HA Fissaitnehire CAPITO LO SP"To DEL NP►TAI.e

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