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CGE sindacale8

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c. g. e. sindacale

a cura del consiglio unitario di fabbrica

luglio 1972 ,

VIETNAM

Fortunatamente la parola guerra per noí ha perso significato anche se quelli che si sono trovati in mezzo la ricordano ancora.

Anche i Vietnamiti erano in guerra quando eravamo in guerra noi. Ma la loro guerra continua ancora, anche se sono cambiati i nemici.

Da 50 anni il popolo vietnamita combatte per la propria indipendenza, prima contro i colonialisti francesi e ora contro i pirati americani.

Eisenhower negli anni '50 prepara la sostituzione degli americani ai francesi sconfitti: non riconosce gli accordi di Ginevra e inizia la penetrazione attraverso « gli aiuti all'estero », la CIA, i consiglieri.

Con la presidenza Kennedy gli USA iniziano a intervenire pesantemente sulle sorti del VietNam, i « consiglieri » inviati da Kennedy oltre che consigliare danno anche il buon esempio ammazzando.

Johnson affonda nel pantano lasciatogli in eredità: i pochi consiglieri » diventano un esercito che tocca i 580.000 uomini, il Viet-Nam del nord viene bombardato (senza che qualcuno si prenda il disturbo dí dichiarare guerra). In questi anici le bombe cadute sul Viet-Nam del Nord (estensione poco superiore alla Svizzera e alla Lombardia) superano in tonnellaggio

Tutto è inutile. L'offensiva del Tet oltre che travolgere l'esercito più potente e meglio armato del mondo, travolge Johnson.

Il popolo americano per la prima volta si ribella ai suoi ipnotizzatori, nascono ovunque manifestazioni pacifiste. Johnson fa buon viso a cattivo gioco e annuncia alla TV di non presentarsi più candidato. — Nixon inventa la vietnamizzazione: visto che gli americani non vogliono più morti, si cambia colore della pelle dei cadaveri. L'esercito fantoccio viene rimpinzato di cannoni che sparano 3.000 colpi al minuto, mirini ai

raggi infrarossi, elicotteri, carri armati, congegni elettronici per vedere i nemici sotto terrA e per riconoscere i Viet Cong dall'odore, e tutti i ritrovati più sofisticati che i moderni mercanti di morte gettano sul mercato.

Ma anche questa non funziona: L'esercito fantoccio tenuto insieme dalla paura, dalla prospettiva di bottino, dalla paga alta, si squaglia ogni volta che entra, suo malgrado, in contatto con i partigiani.

Segue in ultima pay.

TUTTE LE BOMBE CADUTE IN EUROPA DAL 1939 AL 1945!!!
Sono passati gli aerei americani.

DAL CONSIGLIO DI FABBRICA

— E' stato firmato l'accordo per il PATRONATO il giorno 26 giugno. Il Patronato serve a dare a tutti i lavoratori le spiegazioni e le informazioni per malattia, infortunio, pensioni e simili. I due rappresentanti del Patronato, Galione e Para, si occupano anche delle varie pratiche relative a questi problemi. Il Patronato è aperto tutti i giorni dalle ore 12 alle ore 12,25 negli ex uffici del D2.

In caso di malattia si raccomanda a tutti í lavoratori, sia per non dare alla Direzione qualsiasi cavillo per poi prendere provvedimenti disciplinari e repressivi (vedi ultimi episodi in fabbrica), MA SOPRATTUTTO IN CASO DI MANCATA RETRIBUZIONE I.N.A.M.; di spedire il certificato medico tramite RACCOMANDATA (all'Ufficio Mutua C.G.E.), il cui scontrino postale è utile per qualsiasi reclamo o ricorso da parte del Patronato.

I Patronati INCA/CGIL - INAS/CISL - ITAL/UIL

A.V.I.S. - GRUPPO AZIENDALE C.G.E.

— Ricordiamo a tutti i lavoratori che vanno in ferie di portare con sè il libretto della mutua. Anche chi si reca all'estero ha diritto all'assistenza malattia; deve però recarsi in Corso Italia 25 per compilare gli appositi moduli.

La TV in CGE

Con l'avvicinarsi dell'autunno il mondo ufficiale scopre l'esistenza degli operai, delle tute, delle mense di fabbrica.

Per ora noi ufficialmente non esistiamo: chi guarda Carosello può pensare che l'Italia sia fatta solo di architetti, professionisti che bevono Pilla, sportivi, giovani dalla professione incerta, ma sicuramente ben avviati, padrone di casa con il drammatico problema di dare una festa ben riuscita nelle loro 16 stanze.

Nelle trasmissioni della sera esistono i cantanti, i calciatori, le attrici, e se ci sono i quiz ci sono i dottori, le casalinghe dell'alta società, i farmacisti e al massimo i tabaccai. Qualche volta si intromette lin inferiore, ma viene subito sbeffeggiato e rimandato nei suoi ranghi.

Un'occhiata ai settimanali: le principesse. i parlamentari; Petrilli e Cefis, Gigi Riva.

Quindici milioni di Italiani che lavorano non esistono ufficialmente. Sono cancellati dalla vita del

Cogliendo l'occasione che ci è gentilmente offerta dal notiziario aziendale, vogliamo informare tutti i lavoratori che da circa un anno, nella nostra azienda si è costituito il gruppo « Donatori di Sangue ». Esso conta già oltre 50 soci.

Dato il continuo bisogno di plasma per soccorrere ammalati ed infortunati, lanciamo un invito a tutti coloro che sono sensibili verso questa solidarietà umana e civile, ariinchè entrino nella Associazione come Donatori e indichiamo le modalità semplici da seguire:

Compilare il modulo d'iscrizione (si può richiedere a qualsiasi donatore).

Sottoporsi a visite mediche e controlli clinici. Se si è idonei si diventa DONATORI DI SANGUE. Quali sono i doveri del donatore?

a)mantenere l'anonimo nei confronti dei beneficiati.

b) Presentarsi alle visite di controllo almeno una volta l'anno. Per ulteriori informazioni rivolgersi ai seguenti donatori:

BOSSI Giovanni (Rep. Elettronica)

FINIS Roberto (Rep. Apparecchi 1° pìano)

ROSSI Giuseppe (Rep. Annarecchi piano rialzato)

oppure al Segr. Amm. GALLI Augusto presso Rep. Elettronica.

paese, dalla cronaca.

Però noi ci siamo. Siamo qui.

Siamo i veri produttori della ricchezza nazionale dell'Italia di cui poi ci tocca l'ultima fetta. E adesso che si avvicina l'autunno saliamo

anche noi alla ribalta, sí parla di noi. Naturalmente per dire che manderemo in rovina con le nostre richieste assurde tutti quelli che non lavorano campando alle spalle dei lavoratori.

L P E N 0 L T A L E

LE CINQUE LIBERTA'

Libertà di Pensiero, di Stampa, di Riunione, dalla Paura, dal Bisogno. Questo dovrebbe essere il fondamento della nostra Repubblica ed è su questi diritti che ci siamo conquistati con la resistenza, che si dovrebbe basare la vita sociale al!' interno del nostro paese.

Purtroppo il cittadino italiano costretto dal lungo periodo fascista a credere, obbedire e combattere; sottoposto per tanti anni all'autoritarismo, non ha potuto impadronirsi di questi strumenti democratici dall'oggi al domani, e, causa la carenza di partecipazione, ha lasciato ai potenti la facoltà di esprimere belle parole e nel contempo continuare a godere dei loro privilegi. Prima cosa efficiente che la borghesia ha istituito sono state le squadre di polizia istruite con il preciso intento di contenere le giuste istanze delle masse.

Dopo l'autunno caldo del '69 un'opera di distruzione e di espressione (dalla Strage di Piazza alle bombe sui treni, all'uccisione di Feltrinelli) per finire con l'attacco al Movimento Studentesco, che è una spina nel fianco della borghesia. E' evidente a tutti che le lot-

te portate avanti dagli studenti si concretizzano a favore delle masse popolari.

L'ultimo vile assedio all'Università Statale, è avvenuto venerdì 16.6.1972; così hanno scritto i giornali dei padroni; così hanno esercitato il diritto di libertà di stampa.

Non hanno detto perchè.

Non hanno detto per chi.

Eppure è chiaro e facile da capire anche se è più difficile da spiegare almeno restando dalla parte della borghesia.

Chi voleva estromettere il Movimento Studentesco dall'Università, ci ha provato più volte invano, ci sono riuscite le forze dell'ordine. In verità per la polizia è stato abbastanza facile, non c'è stata reazione se non quella provocata dall'indignazione di vedere come per certi fini si usi uno strumento nato per difendere la libertà.

L'assemblea era in pieno svolgimento. libera e aperta al contributo di tutti, non c'era motivo alcuno per intervenire, si sono cercati pretesti, un pretesto si trova quando si deve portare a termine un piano preordinato. La polizia è arrivata armata sparando lacrimogeni in

mezzo all'aula magna, piena di studenti, di rappresentanti, dl partiti democratici, di delegazioni di vari C.d.F. e di personalità culturali.

L'attacco era spietato, contro uomini e donne inermi e senza difesa!

Ammanettati come malfattori, increduli di quanto accadeva ci si domandava dove erano finite le 5 libertà conquistate con dolore lotte!

Solo la maturità democratica dei partecipanti impediva l'irreparabile contrapponendola alla preordinata e decisiva azione della pubblica sicurezza.

Per chi l'hanno fatto?

Semplice per sostituire quelli che ci avevano provato inutilmente, i vari De Carolis, le maggioranze silenziose, la destra nazionale e altri che come loro si riempiono la bocca li libertà democratiche e nel contempo gli si rizzano i capelli quando vedono la bandiera rossa.

Ebbene noi dietro queste bandiere siamo ben lieti di marciare.

Il disegno dei reazionari è stato spezzato e tutto questo è servito da stimolo per creare le premesse di un consolidamento di unità operai studenti per nuove strutture sociali e per la vittoria del Socialismo.

La Direzione, considerato l'affollamento giornaliero ai gabinetti ed avendo esaurito le prenotazioni a tutto luglio invita i lavoratori dei tre reparti Elettronica e del reparto attrezzeria a presentarsi al lavoro muniti di apposite attrezzature (pappagalli, orinari, secchielli, ecc.) per poter far fronte alle esigenze cor-

porali.

Un incaricato, addestrato a rendimento 160, passerà a ritirare i recipienti per vuotarli nella vicina fragrante Olona.

Chi non fosse già provvisto in casa dell'attrezzatura necessaria si può rifornire da Artsana; il F.A.S. rimborserà il 75 per cento della spe-

sa totale.

Per i casi più urgenti la direzione si fa carico di piazzare un pitale in vicinanza della barella.

Per i regolari turni ai gabinetti affrettarsi a fare le prenotazioni per dopo le ferie.

La Direzione

29) etlo,
AVVISO

LETTERA GIUNTA DAL FAS

In merito a quanto pubblicato sul Vostro giornaletto « CGE Sindacale » nei mesi di marzo e aprile '72 ci sembra doveroso, al di fuori di ogni polemica, precisare quanto segue:

dal 1° gennaio 1972 il pacco viveri per i Soci ammalati da oltre 30 giorni viene regolarmente distribuito a tutti coloro che ne facciano richiesta.

Pertanto il Consiglio di Amministrazione del FAS, non ha disattesi quanto stabilito dallo Statuto provvisorio, semmai la divergenza verte sulla data di partenza del pacco stesso: si precisa che il punto « O » del regolamento provvisorio non era stato definito completamente nelle riunioni dei Rappresentanti Sindacali e delle Direzioni Aziendali, sia per quanto riguarda il valore del pacco viveri, che per le modalità di distribuzione. Non è certo colpa del Consiglio FAS se si è dovuto arrivare all'assemblea annuale dei Soci del 15.12.1971, per chiarire tale punto.

A conferma di quanto sopra, ribadiamo che prima di tale data nessun Socio e nessun Rappresentante Sindacale aveva mai chiesto o sollecitato la distribuzione del pacco:

l'eroaazione nel 1972 di pacchi viveri per i Soci ammalati nel periodo febbraio-dicembre 1971 non sarebbe che uno spreco di fondi in considerazione del fatto che ì Soci, in quel periodo ammalati, o hanno superato direttamente tale disagio o hanno fatto a suo tempo, richiesta FAS per un contributo di assistenza generale. Il dare oggi dei pacchi viveri a Soci che hanno già superato un certo momento critico costituisce, a nostro giudizio. una inutile uscita di fondi e snatura lo scopo per cui è stato istituito il pacco stesso. Con nuesto scritto il Consiglio di Amministrazione del FAS ritiene di aver chiarito a tutti i Soci il proprio nunto di vista per Guanto riguarda la decorrenza dell'erogazione del pacco viveri.

RISPOSTA AL FAS

Come i nostri lavoratori vedono, pubblichiamo la lettera del Consiglio FAS, anche se lo spazio era programmato altrimenti, che per il tono (quasi autoritario) della lettera, che accompagna questa a cosidetta » risposta, meritava ben altra destinazione. Ma, saltando a piè pari sulle polemiche rispondiamo al Consiglio (che pare abbia in testa tutto fuorchè l'interesse dei soci) che il contenuto della lettera, oltre falsificare i termini del problema, è offensivo per i soci e per le organizzazioni sindacali abiendali. Difatti, ed andiamo per punti, scrivere che dall'1/1/72 l'accordo viene rispettato, conferma quanto noi diciamo che l'accordo stesso è stato disatteso perchè lo statuto provvisorio fu firmato il 3/2/71 e da quella data doveva andare in vigore.

Poi, in sede di trattative fu detto con chiarezza che doveva essere eliminata qualsiasi forma caritatevole, mentre, per il Consiglio l'obiettivo da inseguire è sempre quello del lavoratore che a piange » e non, come noi sosteniamo, del lavoratore che ha il a diritto ».

Per il punto b) della lettera: altra falsità, già fatta notare all'assemblea annuale del 15.12.71, perchè la definizione del valore-pacco fu demandata al Consiglio, confidando nella sua esperienza accumulata in tanti anni di gestione. Dire poi, che nessuno ha chiesto niente e che i rappresentanti sindacali non hanno chiesto né sollecitato l'applicazione dell'accordo è oltremodo falso, perchè non era mai accaduto che quanto pattuito fosse disatteso dal Consiglio (il cui compito — lo ricordiamo — è solo di amministrare i fondi secondo statuto e regolamento), anzi ignorato in maniera assoluta, tant'è che nessun annuncio fu affisso agli orologi, mentre per ogni altro accordo — come tutti i lavoratori possono osservare — si affigge un comunicato FAS con le migliorie realizzate. Abbiamo raccolto nella sede del Consiglio di Fabbrica tutti i comunicati del genere e sono a disposizione di chiunque.

oA questo punto vien da domandarci se dobbiamo controllare che tutti gli a accordi » vengano rispettati dal Consiglio FAS a favore dei soci? Intendiamoci: non è che la

cosa ci impressiona o ci meravigli, perchè le direzioni padronali sono costituzionalmente refrattarie al rispetto degli accordi, ma un Consiglio (a maggioranza di lavoratori ed eletto dagli stessi) crediamo debba avere ben altra sensibilità. E poi, passando al purito c) », quale senso ha dire che ormai è passato del tempo e le situazioni di disagio sono alle spalle?

Questo è un tipico ragionamento da a pie dame della carità » e noi in C.G.E. siamo risolutamente contro le tendenze caritatevoli, anzi, proprio con quell'accordo, ed altri, volevamo e vogliamo stabilire dei diritti per tutti i soci e non elemosine. Piuttosto rileviamo, ancora una volta dalla lettera, la contrarietà di una parte del Consiglio a questa linea osteggiata oltre il lecito.

Pensando a tale modo di agire ci vie 7e in mente un esempio: immaginiamo un lavoratore a sessant'anni in età pensionabile, tenendo presente il lungo tempo di attesa per ottenere la pensione a spesso oltre l'anno ». Ebbene, in quel caso, col ragionamento del nostro emerito Consiglio, non si deve dare nulla ai sessant'anni ma da quando finalmente avranno fatto i conti, perchè quel lavoratore anziano ha passato quel periodo, ha superato il disagio..., magari ha tolto anche l'incomodo essere lì ad attenderla... una cosa incredibile e penosa!!

Ma, cari lavoratori, non pensate che sia solo questo il motivo dell'attrito, altre pastoie burocratiche (di cui non abbiamo affatto bisogno) il Consiglio trova nel quotidiano lavoro verso i soci.

Inventa scadenze per la richiesta dell'indennità-figli che il regolamento non prevede, bilcncl da chiudere categoricamente pur di non dare ai soci, addirittura si contesta ad una altra lavoratrice madre di aver fatto il figlio a cavallo di due leggi. per cui ha beneficiato di entrambe (al Fas tocca una modesta integrazione), intendendo magari che la nascita di un bambino possa essere accelerata o frendta come una qualsiasi macchina.

Alla nrotesta del C.d.F. per questi fatti, il Consiglio rimanda sdegnato la lettera richiamando articoli dello statuto con ben altro significato, °onore, dichiara ad un nostro ranoresentante che stiamo conducendo a una guerra demagogica » nei confronti del loro operato. Cose da ridere.

Noi non facciamo alcuna demago-

gia, ma vogliamo solo che il Consiglio del Fondo Solidaristico dei lavoratori sia gestito democraticamente, che i soci eletti alla carica dia Consigliere » siano dalla parte dei lavoratori, garantendoli ogni giorno dei propri diritti ben codificati (altro che richieste di assistenza generale).

Questa è la linea che portiamo avanti nelle trattative con la controparte padronale, ogni altra interpretazione, autoritaria o burocratica ci troverà decisi oppositori, disposti a qualunque azione soprattutto se il Consiglio si pone tanto lontano dai lavoratori come sta dimostrando.

Uomini ed eminenze in fabbrica

Car i mé sciuri, questa è una storia da Pepin e Mariet, ma siccome i noster dei bell'om sono a riposo, anzi han propri dumandà un po' de terie, sem chì noialtri a raccontarvela perchè l'è verament gustosa.

Dunca in cigié, dopo un gran lavorare e soprattutto un gran pensà, par proprio che ormai la sistemazione abbia da considerarsi definitiva sia come luogo (e cioè restiamo in via Tortona, ma dall'altra parte: ex D2 e ex D4) e sia come dipartimenti (i noster cervelloni 'I ciamen inscì); per capirsi fra noi lavoratori la fabbrica apparecchi e la fabbrica elettronica. Questi dipartimenti oltre ai gran capi, ghan

poi due capi sezione (me par sia questo il nome ufficiale) che sono, come si dice, le nostre care Eminenze.

Tanto per non far torto a nessuno (sapete che la cigié vuol bene all'ovest come all'est) ghem sia sua eccellenza Beatitudine Bellotti (già, la B.B. c'è anche in cigié), che sua eccellenza il Cardinale Caimi (per patriottici casalinghi non manca la C.C. nostrana).

Manco a farlo apposta il primo l'è tanto ortodosso che è ben circondato di «-vassalli e valvassori » (anzi, attenzione a questi ultimi, perchè da un'indagine Doxa, par che ghan i calli e come tutti sapete, a pestarli fan male); il secondo però non è meno curiale (Santa Romana...), tant'è che a mio modesto parere l'era senz'altro più apprezzato oltre-Tevere, ma la vita l'è quel che l'è e bisogna sorbirselo anche al di qua.

Ma la storia l'è minqa finida, perchè ghem da contarvi le famose gesta dei p...relati nostri; il B.B. l'è tutto ciapà dal ruolo ed ogni qualvolta in C.G.E. si firma un accordo collettivo, par propri che i soldi li sborsa lui, perciò: guai a chiedergli un qualsiasi, anche piccolo, riconoscimento. I lavoratori, suoi dipendenti. son quasi dei ladri che ghan diritt a gnent; e badate, cari miei, che in certi momenti, esclusi i diletti figli, non guarda in faccia neanche qualche capo, insomma tanto per intenderci è il cubo e più del facoso Mereghetti (già caro... ohi quanto... ai lavoratori e discepolo fedele dell'ortodosso felicemente regnante).

Per capire bene l'uomo, pensate che ad un'operari che ingenuamen-

te chiedeva molto meno del dovuto, gli rispondeva che aveva fin troppo; che, anzi, con uno degli ultimi accordi (esattamente quello del '71) avevamo fatto sborsare a loro decine e decine di milioni, che invece, poverini, avevano bisogno di una nostra colletta. L'alter, il curiale C. C. è più sottile, insomma l'ha imparà ben la lesiùn da santa madre... e la pratica fin troppo. Tant'è che quando ghe parli insema el dis tutt fuorché el necessari.

Gli operai si lamentano delle paghe e li.i el parla dell'ALFA ROMEO, gli operari se lamenten del caldo e lú el parla della Siberia, gli operari si lamentano dei gabinetti e Iú respond che una volta bastavano inscì ( è chiaro che cont'i studi sottili fatti, si riferisce al medio-evo). Insomma el par un'anguilla, ma da un mons... (pardon, è la permanenza all'estero) dicevo: da un tal signore non si può pretendere altro.

E pensà che questi due eminentissimi sono a diretto contatto con noi lavoratori, e, non dico tutti, ma un po' dei nostri problemi dovrebbero almeno sfiorarli; invece, ed è l'unico punto in comune fra i due uomini, per loro c'è solo un dio da onorare sempre e comunque: el profitto del loro padrone americano. Ed allora, miei prodi, eminenze. vassalli e valvassori, lancia in resta Per aumentare la produttività ed il profitto.

Ma, ed il compito di cantastorie è finito, di qua della barricata ci sono dei cervelli ben pronti a funzionare per far fallire tutte le manovre di ogni eminenza, tanto grigia da non essere Più utilizzabile per il progresso dell'uomo.

MARK

IL TEMPO LIBERO

In fabbrica ci stiamo attualmente 41 ore alla settimana; e ce n'è che ne basta: si arriva a sera con la nausea. Al suono del campanello delle 17,30 tutti si precipitano fuori allontanandosi velocemente ognuno per la propria strada, dopo frettolosi arrivederci; per ritrovarsi l'indomani mattina mezzi addormentati e con gli occhi ancora a forma di schermo televisivo.

Eppur un tempo i lavoratori della C.G.E. s'incontravano anche al dl fuori dell'orario di lavoro. Gli anziani raccontano che un tempo si facevano gite, si ballava, si andava a vedere qualche spettacolo. Avevamo insomma una vita associativa all'interno e all'esterno delle mura della fabbrica che oggi non c'è più.

Da quando AGEN e C.G.E. si sono divise c'è stata una dratica riduzione delle spese « non produttive n e anche il nostro dopolavoro è stato sacrificato ed abolito (ovviamente senza consultarci). Eppure un nostro organismo che si occupi del tempo libero sarebbe un passo avanti verso una maggior comorensione e conoscenza reciproca, verso un divertimento come lo vogliamo noi verso una maggior unione dei lavoratori sarebbe un antidoto contro l'incasellamento e l'isolamento a cui sono sottonosti tutti i lavoratori e che fa sì che snesso uno conosca solo la strada dall'orologio al Posto di lavoro, alla mensa, al gabinetto e viceversa.

Certo un tirava ostacolo al funzionamento di un dopolavoro è che oggi un'elevata percentuale di lavoratori abita lontano dalla fabbrica e che quindi allo scoccare della campana deve per forza dirigersi subito verso casa se vuole arrivarvi ner cena, né ha poi voglia di uscire di nuovo più tardi.

Nella nostra società si parla molto sesso di tempo libero. ma guardiamo la realtà: anche fuori dalla fabbrica ci accorgiamo come le barriere costruite intorno a noi riescano ad isolarci e a ricreare la stessa re•Atà esistente in fabbrica.

Tuttavia malgrado queste difficoltà oagettive riteniamo che la creazione di un'organizzazione per il tempo libero da noi aestita sia una esigenza che comincia a farsi sentire e che sia uno degli obbiettivi da porci per il futuro.

I DOVETE corni bk•LARE

CNL 54"Voi ht4tAlt A

v N ?ALI!' toirToiv i L.Vt-

f». : voi sd ibT4, l SoTTb, E, i ‘0141)

Lo SviLvrtKro

Ci hanno insegnato e continuano a insegnare nelle scuole che la storia è fatta dai grandi uomini, dagli eroi, dalle persone illustri che appunto, come si dice, passano alla storia A.

Non è così.

La storia »- vera » è fatta dal po-

polo, dalle masse. Bertold Brecht, di cui pubblichiamo qui una poesia..., dice appunto questo: sono le masse dei lavoratori, dei subalterni che fanno la storia; sono le masse che da comparse della storia devono divenirne i protagonisti coscienti.

DOMANDE DI UN LETTORE OPERAIO

Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?

Ci sono i nomi dei re, dentro i libri. Son stati i re a strascicarceli, quei blocchi di pietra?

Babilonia, distrutta tante volte, chi altrettante la riedificò? In quali case, di Lima lucente d'oro abitavano i costruttori?

Dove andarono, la sera che fu terminata la Grande Muraglia, i muratori? Roma la grande è piena d'archi di trionfo. Su chi trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio aveva solo palazzi per i suoi abitanti? Anche nella favolosa Atlantide la notte che il mare li inghiottì, affogavano urlando aiuto ai loro schiavi.

Il giovane Alessandro conquistò l'India. Da solo?

Cesare sconfisse i Galli.

Non aveva con sè nemmeno un cuoco?

Filippo di Spagna pianse, quando la flotta ali fu affondata. Nessun'altro pianse?

Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi, oltre a lui, l'ha vinta?

Una vittoria ogni pagina. Chi cucinò la cena della vittoria?

Chini dieci anni un grand'uomo. Chi ne pagò le spese? Quante vicende, tante domande.

V
B. Brecht

Questa pagina è aperta a tutti i lavoratori, i quali possono scrivere di qualsiasi problema della fabbrica

BILANCIO DI UN' ESPERIENZA

Le valutazioni che sono state fatte e che tuttora vengono date sulle scelte e sull'operato del centro Mark, sono oggetto di inesattezze e di incomprensioni che tra lavoratori devono essere superate, quindi l'esigenza da parte nostra di fare un discorso il più possibile chiaro e franco con i nostri compagni di lavoro.

I risultati e gli obiettivi raggiunti sono a nostro avviso estremamente positivi. La conquista di una agibilità politica, lo spazio anche fisico per una discussione, il confronto delle idee, l'analisi delle situazioni in cui si trovava di volta in volta ad operare concretamente; in ultima analisi la coscienza di costruire una realtà di democrazia operaia. Gli obiettivi che ci siamo dati sono del resto gli obiettivi di tutto il movimento operaio; (la garanzia del posto di lavoro, l'occupazione, il cottimo, le qualifiche).

Noi non abbiamo la presunzione di poterli risolvere da soli, ma crediamo di aver dato un piccolo contributo in questo senso molto parziale, ma estremamente valido. Con la scelta del rendimento 100 noi abbiamo inteso contribuire a risolvere il problema del cottimo e del posto di lavoro; scelta che è stata determinata da una ristrutturazione dei metodi di lavorazione. Per fare un esempio concreto la lavorazione che eseguivamo prima richiedeva un impegno qualitativo perchè ogni lavoratore poteva impostare il proprio lavoro come meglio riteneva opportuno. in quanto il auadro lo cablava dal primo all'ultimo filo; ora con il mark LC2 abbiamo il precablagqio e più che avvitare autofilettanti e collegare capicorda alle morsettiere non facciamo.

Da tutto questo ne esce una considerazione: hanno reso il lavoro più semplice per facilitare l'applicazione dei metodi di valutazione

del cottimo, il tutto significa aumentare lo sfruttamento sia nel tempo che nell'impiego di manodopera sempre più dequalificata.

Ultima manovra in ordine di tempo che riguarda la dequalificazione è lo spezzettare le lavorazioni. Il collegamento del logik stack è stato tolto con la motivazione di riqualificare altri lavoratori. Noi non crediamo che il padrone favorisca sviluppare le capacità dei lavoratori e si offra spontaneamente per riqualificare il lavoro e quindi l'operaio; però ciò non toglie che noi siamo con questi lavoratori affinchè ottengano quello che è un loro diritto, il passaggio di categoria.

Le realtà aui sopra descritte non sono altro che le ultime manovre in ordine di tempo, però sono il risultato di tutte le trovate dei nostri superiori, fedeli galoppini della politica padronale, che hanno escogitato contro il centro. Da noi la posta arriva regolarmente; lettere di sospensione coi pretesti più squallidi, con l'intento di colpire e di fiaccare l'unità e la coscienza del centro. Come tutte le volte accade che il padrone alza una pietra, gli ricade sui piedi; così le manovre da lui attuate sono state ridimensionate e sconfitte, ottenendo risultati opposti a quelli desiderati. La nostra esperienza ci ha insegnato che tutto quello che abbiamo ottenuto, l'abbiamo conquistato con la lotta; il frutto di questa è l'unità e la consapevolezza di aver acquisito una coscienza operaia. Tutto quello che abbiamo ottenuto è un diritto di tutti i lavoratori perchè la fabbrica dove noi produciamo ricchezza nell'interesse della società, deve essere l'istanza insostituibile da dove parte la spinta per il formarsi di una società migliore. Questa è la strategia di fondo che è patrimonio storico di tutta la classe operaia. Noi crediamo che la nostra esperienza limitata e parziale possa contribuire a portare chiarezza e a rafforzare col metodo della dialettica l'unità dei lavoratori.

I lavoratori del Centro Mark finale

Il C.d.F., ringraziando innanzitutto i lavoratori del centro Mark finale per il contributo dato al nostro giornaletto, ritiene opportuno chiarire alcuni punti.

Nella nostra fabbrica diversi gruppi omogenei hanno compiuto varie esperienze (con positivi risultati) sul problema del cottimo e la discussione a proposito dell'organizzazione padronale del lavoro (pseudoscientifica) è aperta per trova,e la linea migliore e sconfiggere questa forma di a supersfruttamento padronale ».

In questo senso è positiva sia l'esperienza del centro Mark come di altri centri.

Riguardo alla volontà padronale di far avanzare professionalmente i lavoratori, siamo senz'altro d'accordo che la direzione non lo faccia spontaneamente, ma ricordiamo ai lavoratori del centro che la rotazione è stata ed è un obiettivo delle nostre lotte, e, sia pur a fatica, questo principio cerchiamo tutti insieme » di far passare.

Piuttosto crediamo che la divisione delle lavorazioni faccia parte di un più ampio disegno disgregatore del centro, attuato coscientemente dal già famoso Bla-Bla, attuale capo del reparto.

Infine la repressione in fabbrica non è solo un problema di filo postale diretto fra la direzione e il centro Mark, anzi come in altri giornaletti e volantini abbiamo scritto, questa è una tendenza generale della nostra direzione (possiamo dire con sicurezza di tutti i padroni).

Le lettere di ammonizione, multe, minacce di sospensioni sono frequenti in tutta la fabbrica e già diverse volte abbiamo risposto con le forme di lotta più adeguate.

Ribadendo perciò il nostro apprezzamento per il contributo di idee del centro Mark Finale, ci aumiriamo che questo sia il lievito di una discussione feconda fra tutti i grunoi omogenei di lavoratori per rendere sempre più vivo questo nostro giornaletto.

POSTA DAI REPARTI
o

DALLA PRIMA

— Cade la funzione della vietnamizzazione: solo l'aviazione americana tiene in piedi il traballante regime di Vanthieu.

Di nuovo sono gli USA in pripersona a condurre questa guerra che è la loro guerra: la guerra della maggiore superpotenza contro un popolo contadino.

Questa volta ogni contatto con il nemico è accuratamente evitato: mentre rimpatriano ì contingenti di truppe USA, aumentano gli effettivi nelle basi aeree della Tailandia, accorrono nuove portaerei.

La guerra assume l'aspetto del aenocidio.

Centinaia di missioni giornaliere compiute dai B.52, superfortezze stratosferiche, sul Viet-Nam del Nord. Si giunge a crimini che Johnson non si era mai sognato di fare: minare i porti per affamare la nazione, bombardare le dighe su cui si regge tutta l'agricoltura del paese; il tribunale di Norimberga ha condannato i gerarchi tedeschi che hanno ordinato di bombardare le dighe olandesi.

Bombardare le dighe vietnamite porta alla medesima catasfrofe: i giudici si sono trasformati in imputati.

Gli USA si sono impantanati in questa guerra, e più sprofondano nel pantano e più si agitano in tutte le direzioni fuorchè verso l'uscita.

Cosa li tiene inchiodati in quel paese povero, privo di quelle succulente risorse che rapinano in Sud-America, in Africa? Nel Viet Nam non ci sono le miniere di sta,-!no e di argento come in Bolivia, di rame come in Cile, di uranio come nel Congo, non c'è petrolio come nel Venezuela, nel Medio Oriente, nella Malesia, non ci sono piantagioni di banane e di caffè. I francesi ci cavavano parecchio caneciù, ma tutte le piantagioni sono state distrutte dai bombardamenti a tappeto.

Nel Delta del Mekong la pesca era abbondantissima, ma le acque sono state avvelenate.

Il riso era la principale coltivazione. e ora Io esnortano dagli USA n0t- tenere in piedi l'esercito di Van Thie- Nel Viet Nam non c'è più niente da raninare.

Nel Viet Nam gli USA non difendono i profitti locali di una piccola colonia ma tutti i loro possedimenti mondiali.

II Mondo è diviso in « aree dì

influenza » e di sfruttamento economico, le aree si decidono nei trattati tra superpotenze; le popolazioni interessate sono pregate di non mettere il becco in affari più grandi di loro; se qualcuno alza la cresta l'esempio potrebbe essere contagioso.

E' meglio non creare pericolosi precedenti: tutte le nazioni potrebbero avere pretese assurde come quella di autodeterminarsi.

Questo spiega i miliardi profusi in questa guerra e la cocciutaggine americana. E' in gioco per gli USA la loro posizione politica in tutto il Sud-Est Asiatico, in America Latina, in tutto il mondo; la loro azione è un monito a tutti gli alleati che volessero tentennare.

Ma occorre anche ricordare una cosa: questa (n'erra degli americani è un sacrificio per noi più che per gli americani.

E' dal '40 che l'economia americana è una economia « bellica ».

Dalla fine della 2' Guerra gli USA hanno sempre tenuto in piedi guerre locali (Corea, Cuba, S. Domingo, Vietnam, Laos, ecc.) e molte ne hanno sostenute senza esporsi in prima persona, senza parlare di tutte le basi che mantengono nel Pacifico, e anche in Spagna, Germania e Italia sotto l'etichetta NATO.

Il mercato di armi è negli USA il mercato che tira meglio; basti pensare che il maggiore cliente dì tutte le r'nlossali imprese americane è il Governo degli Stati Uniti.

E il Governo compra armi e beni leaati alla difesa che incidono più di ogni altra voce nel bilancio: ae-

rei (Lockeed, Boeing ecc.), carri armati, camion, jeeps (General Motors, Ford ecc.); benzina (Esso, Texaco ecc.); gomme, pneumatici (Goodyear); napalm, esplosivi, defoglianti (Dow chemical ecc.). Congegni di puntamento, materiali elettrici ed elettronici (Computer, General Electric, Honeywell, IBM).

La guerra è una iniezione ricostituente nell'Industria USA, mentre il costo viene ripartito tra tutti i dodici alleati, attraverso la svalutazione continua del dollaro, che tutti noi paghiamo visto che gli USA hanno saputo imporli come moneta internazionale, e che le banche di tutti i paesi occidentali sono stracolme.

Il dott. Bassi alla nostra richiesta di introdurre in busta paga un'autotassazione, volontaria, ci ha guardato come degli ingenui, e forse aveva ragione.

Infatti sappiamo che il nostro padrone la G.E. è tra i primi fornitori del Pentagono, cioè nella guerra si arricchisce.

I padroni sono solidali e uniti tra loro. Il dott. Bassi ce lo ha insegnato una volta di più. Impariamo da loro. Applicando l'unità e la solidarietà anche noi, sopra le frontiere.

Aiutiamo la lotta del popolo del Viet Nam!!!

Sottoscriviamo un'ora di lavoro simbolica del valore di L. 500 in suo appoggio. Questi soldi saranno soldi che arriveranno ai compagni vietnamiti senza contro partite o ipoteche. Sono soldi di altri sfruttati, di altri lavoratori.

PER ESEMPIO: VIA LE MANI ML VIETNAM @Lo gsh.ft TIRESIA BASTA CON LE CALUNNIE ANTIAMERICANE NIXON E ii QUARDIANO DELL'OCCIDENTE, LA SALVEZZA DELLA CIVILTA BISOGNEREBBE' DEDICARCILI UNA VIA...

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