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PERIODICO DI INFORMAZIONE POLITICA E CULTURA
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ANNO 3 - N. 5/6 Giugno/Luglio 1979
LIRE 300
Quali prospettive dopo il 3 giugno giungere. Ci preme invece un'altra cosa: anche a rischio di venire immediatamente ed ingiustamente catalogati tra quelli che vogliamo sempre forzare la realtà con la teoria, vogliamo dire che oggi in Italia la partita è ancora, ci sembra, del tutto aperta e che, anzi, l'obiettivo di una trasformazione democratica e rivoluzionaria della nostra società non solo è possibile ma è anche necessaria. Rimane infatti oggi aperto il problema della crisi e delle risposte che a questa dovranno essere date nei suoi vari aspetti: da quello economico a quello politico o culturale. La gente vuole più giustizia, vuole che vengano attuate le riforme, continua a volere una nuova politica della casa, pensioni decorose, assistenza sanitaria migliore. Ci sono poi le masse giovanili deluse dai risultati della legge per l'occupazione e dal fatto che la scuola continua nella sostanza a rimanere quella di sempre. C'è infine il bisogno, prevalentemente sentito dai giovani, ma che ovviamente non riguarda solo loro, di potersi riconoscere in un insieme di forze che riescano ad elaborare un progetto complessivo che dia una risposta alla crisi non solo a livello politico, ma anche in termini culturali ed ideali. Sono tutte queste questioni e la loro urgenza — oltre naturalmente all'aritmetica — quelle che, all'indomani del 3 giugno, ci fanno dire che rimane del tutto aperta la questione comunista. Noi non sappiamo in questo momento quale governo verrà costituito quale conseguenza del voto, ma una cosa però ci appare chiara: il Paese ha bisogno e alla lunga non potrà fare a meno delle capacità di governo della classe operaia nel suo complesso. Ferma dunque restando l'esigenza di una politica di unità nazionale, ci auguriamo che al più presto la sinistra riesca ad aprire su questo tema un dibattito al suo interno che sia, rispetto al passato, più aperto e costruttivo e che colga tutte le potenzialità di cambiamento oggi presenti nel Paese ma forse non sfruttate sino in fondo.
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MENSILE
Quale prospettiva emerge per il Paese dopo il voto del 3 giugno? Quali sono state le forze che hanno vinto? Quali gli interessi che verranno premiati? Sono queste, a nostro .awiso, le domande e interrogativi che sorgono spontanei in chi oggi riflette sul voto e si accorge che questo è sicuramente più difficile da interpretare di quanto non poteva sembrare nelle prime analisi compiute a caldo. Un dato colpisce anzitutto: il fatto cioè che la quasi totalità delle previsioni o delle aspettative che le forze politiche avevano riguardo al voto sono state in tutto o in parte stravolte dal risultato reale. La D.C. si aspettava un aumento consistente ed invece non solo non ha raggiunto questo obiettivo ma è addirittura arretrata, sia pure di poco. L'indebolimento della D.C., d'altra parte, non ha condotto, come ci si sarebbe potuto aspettare, ad un rafforzamento del P.C./. che, pur conservando gran parte dei suffragi del 76, subisce tuttavia un arretramento sensibile. Arretrano dunque insieme i due partiti maggiori; tra i due litiganti non è però il terzo a godere e fallisce nella sostanza l'aspirazione del P.S.I. a porsi e a diventare una autentica "terza forza" dello schieramento politico italiano. Siamo così dinanzi al fatto nuovo delle elezioni del 79: per la prima volta la sinistra nel suo insieme perde posizioni dinanzi non ad una avanzata ma… ad un arretramento della Democrazia Cristiana. Fa da supporto a questo risultato, da un lato, una rilevante avanzata radicale su tutto il territorio nazionale, dall'altro, una buona tenuta dei partiti minori, fatto questo importante, anche se appare del tutto ridicola e fuori luogo la chiassata che si è fatta sul cosiddetto "successo del centro". Comprendiamo che a questo punto il lettore spazientito potrebbe chiedersi: — ma insomma chi ha vinto queste benedette elezioni? Onde dissipare il sospetto di essere noi, per perversione intellettuale od interesse di parte, a voler complicare le cose, lasciamo la parola alle cifre: queste ci dicono — ed ognuno può verificarlo — che i rapporti di forza usciti dal voto del 3 giugno non modificano nella sostanza la fisionomia del Parlamento. Continua oggi a non essere possibile una maggioranza D.C. — estrema destra, nè è attualmente possibile una maggioranza D.C. — centro: come prima delle elezioni dunque per la Democrazia Cristiana, l'unica alternativa rispetto alla ricostruzione di un governo di unità democratica, rimane quella di una maggioranza col P.S.I.. Non vogliamo con queste considerazioni dire che non è successo nulla, negare la necessità di un dibattito autocritico nella sinistra che sicuramente in queste elezioni ha mancato un obiettivo che invece avrebbe potuto anche rag-
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PORTA
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La sinistra si rafforza a Porta Venezia Anche noi siamo stati presi dalla curiosità di analizzare i risultati elettorali della nostra zona per il Parlamento nazionale. In un periodo frenetico di alchimie statistiche, di previsioni, di sentenze ci par utile riflettere, sugli umori degli elettori di P.ta Venezia. Elettori che per le loro caratteristiche socio economiche rappresentano un campionario interessante per l'intera città. Prendendo in esame i risultati per la Camera. registriamo anche nella nostra zona una flessione comunista (seppure più contenuta rispetto alla media cittadina: 3,1% contro 3,9%) e un consistente guadagno radicale. Ma il dato più sorprendente è fornito dall'arretramento impressionante della DC che perde ben 4563 voti. pari al 5,7%, e il clar loroso recupero del PLI del 4,8% (questo partito incassa tanti voti nelle elezioni europee che in zona diventa il terzo partito mentre la DC perde rispetto al 1976 ben il 13,5%). La risultante complessiva dell'orientamento dell'elettorato vede in zona un consistente rafforzamento delle forze di sinistra che governano la città più la componente radicale. Infatti questo schieramento passa dal 41,8% al 43,9%; mentre la DC con il PLI scende dal 41,8% al 40,9%. Per la prima volta le sinistre superano la DC e il PLI in zona e con il PRI raggiungono il 50,5% dei consensi dell'elettorato. La politica di contrapposizione frontale della DC alla giunta di sinistra non ha dunque pagato. La ricerca dello scontro ad ogni costo, il disinteresse per il bene comune della città pur di ottenere una rivincita ha fortemente penalizzato i democristiani. Anche per la DC locale viene un monito perchè non insista in una politica costellata di ambiguità e tentennamenti (e qualche volta anche di arroganza) ma perchè si impegni lealmente con le altre forze democratiche per la soluzione dei problemi della zona. Le sinistre e in modo particolare il PCI, devono invece, tra le altre cose, riflettere attentamente sull'esteso e pericoloso fenomeno dell'astensionismo che ha penalizzato duramente queste forze nei quartieri più po-
I RISULTATI DELLA ZONA PER LA CAMERA 1979
1976
CAMERA
48.523
53.057
—4.534 (9,3%)
P.C.I.
10.091 (20,8)
12.695 (23,9)
— 3.1
D.C.
16.074 (33,1)
20.637 (38,8)
— 5,7
P.S.I.
4.105 (8.4)
4.638 (8,7)
— 0.3
P.R.
3.754 (7,7)
1.508 (2,8)
+ 4.9
M.S.I.
3.741 (7,7)
4.520 (8.5)
D.N.
307 (0,6)
—
P.R.I.
3.159 (6.5)
4.100 (7.7)
—
P.L.I.
3.793 (7,8)
1.552 (2,9)
+
4,8
P.S.D.i.
1.750 (3,6)
1.551 (2.9)
«
0.7
P.D.U.P.
856 (1,7)
N.S.U.
788 (1,6)
Voti validi
— 0,2 1.2
D.P. — 0.07
1.829 (3.4) Schede bianche
692 (1.4)
419 (0,80)
+
Schede nulle
678 (1.3)
461 (0.7)
-« 0.6
polari. Infatti negli isolati di P.ta Venezia dove più drammatici sono i problemi quotidiani (la casa, il vitto, l'assistenza sanitaria, la violenza) le sinistre, ma soprattutto il PCI, perdono consensi che non si traducono in uno spostamento verso il centro e la destra ma che sono determinati dall'alta percentuale dei non votanti, dalle schede bianche e nulle. Guardiamo per esempio il seggio 591 che raccoglie le vie Castaldi, Palazzi e Tadino. Sono vie decisamente popolari caratterizzate da vecchi caseggiati in condizioni igienico sanitarie precarie. La popolazione residente è eterogenea: vi sono operai, disoccupati (soprattutto giovani), piccoli bottegai, sottoproletariato, gente di colore. È molto alta la presenza di immigrati meridionali. Analizzando i dati di questo seggio ci si accorge che il forte arretramento della sinistra, solo in misura ridotta compensato dal PR. è dato dal fortissimo astensionismo, dalle schede bianche e nulle. Questi cittadini con il loro 16,79% potrebbero costituire un terzo partito.
0.6
E necessario meditare sul distacco che si va acuendo tra certi strati sociali (soprattutto giovani) e la sinistra, ma soprattutto sul diffondersi della sfiducia e disaffezione verso le stesse regole del sistema dem ocr fico. Dopo un decennio caratterizz to dalla ricerca di nuove e più inci ve forme di democrazia e di parte pazione popolare è il momento p la sinistra di fare un bilancio cora gioso dei risultati conseguiti e di cercare strumenti e canali origina di costruire una politica in grado rendere le masse popolari pien mente protagoniste della vita d paese. Per la nostra zona significa p esempio rivedere il ruolo e il funzio namento del Consiglio di zona, co come si è mosso in questi anni, l'o perato degli organi collegiali dell scuola. Ma ancor più per la sinistra significa impegnarsi in un riesame critico del modo di lavorare e di lottare per rafforzare la sua unità e la sua capacità di proposta e di governo.
La vita P. G. della gente di colore nel quartiere
In questo numero: a pagina 5: il verde pubblico a pagina 6: bilancio dell'anno scolastico a pagina 7: intervista all'on. Aniasi
Gli immigrati dei Terzo Mondo: in quali zone di Milano vivono Non si può parlare a Milano di ghetti o di zone riservate a stranieri. In genere si sono mescolati a noi un po' dappertutto, ovunque fosse possibile trovare alloggio a basso costo. Possiamo individuare comunque alcune zone più frequentate a causa delle abitazioni più vecchie e quindi meno costose. Una prima si situa nel triangolo Stazione Centrale - Porta Venezia Piazzale Loreto, con presenze anche intorno a viale Monza; una seconda, la più numerosa, che vedetta iona Venezia alla Romana; una terza dalla zona Romana alla Ticinese.
Il problema dell'abitazione È enorme. Diventa sempre più difficile trovare appartamenti, anche piccoli e senza servizi interni. a basso costo. Quasi sempre quindi chi ha un alloggio ospita uno o più connazionali. Alcuni gruppi rivivono qui in Italia il senso dell'ospitalità africana, asiatica o latino - americana. In mancanza di un alloggio proprio vi sono altre soluzioni: il dormitorio di viale Ortles. dove vi è sempre un centinaio di stranieri, specie egiziani; nei casi più disperati i vagoni ferroviari nei depositi; talvolta la Stazione Centrale. Spesso si dorme nel luogo di lavoro (in particolare (segue in ultima)