SINDACATO E AUSTERITA'
Lotta per l'unità contro la sfiducia-andare a fondo del problema dei rapporti col governo e il quadro politico
Con gli scioperi definiti « spontanei », « di protesta » e così via, seguiti al varo dei primi provvedimenti economici del governo Andreotti, si è avuta una svolta nell'iniziativa sindacale, con gli scioperi regionali e di settore, e con questa una ripresa del dibattito interno. Un dibattito che sembrava essersi fermato al 20 giugno e che proseguiva stentato e dominato dalla preoccupazione, anche legitf ma, di non turbare troppo il fragile equilibrio politico uscito dalle elezioni. Nondimeno il « che fare », ma soprattutto « come fare » ad articolare in obiettivi a breve termine la strategia generale del movimento, resta ancora al centro dell'impegno di discussione tra i lavoratori.
Il punto focale è quello di ribaltare la logica del primato assoluto dell'economia con la quale tecnici ed esperti ci bombardano quotidianamente mettendo a segno alcuni colpi (sarebbe ipocrita il negarlo). Non si tratta con questo di affermare che ce ne freghiamo in assoluto delle cosiddette esigenze dell'economia, ma di rifiutare l'austerità a senso unico, i provvedimenti che non si curano dei bisogni delle masse popolari ma ne programmano unicamente i sacri-
fici.
Si tratta di lottare per un'austerità che venga fatta pagare anche alle classi dominanti, avendo sempre presente che l'esperienza storica vissuta anche recentemente nel nostro paese (vedi le lotte per le riforme) ci insegna che non esistono proposte credibili e agibili solo perchè sono anche economicamente razionali.
Su un altro punto è necessario essere chiari. La DC ha assunto una posizione defilata che tenta di scaricare le responsabilità nel mucchio (e anche sul sindacato): questa posizione va smascherata perchè deve pagare, anche politicamente, chi è responsabile di aver portato lo Stato al limite dell'attuale bancarotta.
Questo va detto perchè non ci siano dubbi sul fatto che imporre scelte diverse comporta uno scontro politico di grossa portata e deve essere visibile contro chi e contro quali interessi si lotta. Inoltre non va sottovalutata l'azione di quei settori ultrà democristiani capitanati da tipi come De Carolis (l'ex marciatore silenzioso che durante la campagna elettorale esaltava i piloti dell'ANPAC come esempio di sindacalismo veramente autonomo) che cercano di coagu-
lare gli interessi degli strati parassitari e reazionari nutrendo l'ambizione di costruire uno schieCONTINUA IN 2.
ramento di destra di tipo cileno, Inutile dire che il nostro impegno in difesa delle conquiste democratiche non può essere in secondo piano rispetto all'azione sul terreno economico.
E veniamo al discorso sulle contropartite. L'obbiettivo fondamentale resta sempre quello dell'occupazione e si può affermare che se su questo terreno conquisteremo risultati avremo conquistato veramente più potere e avremo cambiato meccanismi importanti. Saremo, cioè, andati ben oltre il terreno puro e semplice delle contropartite. Come sindacato affidiamo l'obbiettivo dell'espansione della base produttiva principalmente al piano di riconversione industriale per produrre di più e per produrre quello che oggi viene essenzialmente importato. Ebbene, in meri, to a questo esiste un abbozzo di disegno di legge del governo. Un solo punto può bastare ad illustrarne l'indirizzo politico: quello dove si dice che il finanziamento alle imprese per ristrutturazioni tolfe, ra di fatto un calo del numero dei lavoratori occupati fino al 20%.
Siamo di fronte ad una riedizionè dei passati progetti che incentivavano e coprivano i licenziamenti e non sono necessari commenti per giustificare e spiegare la necessità di lottare.
Un discorso analogo potrebbe essere fatto sul progetto per l'occupazione giovanile in merito al quale occorrerà l'impegno diretto del controllo da parte dei consigli e dei lavoratori per evitare che il progetto legalizzi semplicemente un doppio mercato del lavoro (uno tutelato e l'altro no) oppure sia solo un espediente per recuperare mobilità della forza lavoro svincolata da ogni contrattazione.
Accennavamo all'inizio al quadro politico. è vero che il sindacato non deve ritenersi respontabile solo nei suoi confronti, non può nemmeno non tenerne conto. D'altra parte non rientra nella storia del sindacato italiano il ritenersi estraneo alla vita e alla evoluzione politica del paese, e a maggiar ragione non lo deve essere adesso. Tuttavia occorre che il sindacato riesca a collocarsi in questo quadro politico, cosa che finora non sembra essere riuscita appieno.
Non ci sono alternative all'attuale equilibrio politico, almeno nell'immediato? Anche se è vero, que-
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sto non può significare la paralisi o il ripiegamento ad una posizione subalterna, ma a maggior ragione è l'occasione per rivitalizzare gli organismi di massa soprattutto per la gestione delle iniziative sul terreno sociale per costruire quella diversa gestione dell'austerità che abbiamo elaborato come sindacato. Infine, dato che è emerso in più occasioni che i lavoratori non hanno fiducia e non credono che il governo monoclore di Andreotti abbia le carte in regola per chiedere i sacrifici alle masse, è forse &Sto che il movimento affronti apertamente la discussione sul tema: reggé ancora il concetto della posizione “ neutrale » per cui il governo va giudicato dai contenuti e non dagli schieramenti disgiungendo due concetti che la storia ha dimostrato essere non troppo rispondenti alla realtà politica?
Per quanto riguarda invece il dibattito interno al movimento occorre investire i consigli e le assemblee dei lavoratori delle proposte avanzate dal direttivo unitario delle Confederazioni affinchè si definiscano i margini della trattativa sia nei confronti della Confindustria sia del governo. Inoltre, a
fianco delle proposte sull'azione dì fabbrica e quelle generali di riforma, pensiamo che sia necessaria una seria iniziativa sul campo dei prezzi per salvaguardare i consumi popolari minacciati non solo dai provvedimenti attuati, ma dalle prospettive che già vengono avanzate per quel che riguarda l'andamento dell'inflazione nel prossimo anno. Nel sollevare queste esigenze non si vuole riproporre il falso antagonismo che contrapporrebbe le strutture di base ai vertici confederali, bensì fare in modo che il sindacato nel suo complesso riesca realmente a gestire la direzione del movimento per impedire che solo i più forti riescano a difendersi recuperando in fabbrica le briciole di quello che i padroni stanno recuperando.
Scala mobile, scatti, liquidazione, mobilità, organizzazione del lavoro, produttività: dovremo imparare a parlare meno di » confronto » e tornare alle dizioni « trattativa » o « vertenza » per fare in modo che su questi temi tutto il movimento. dei lavoratori si muova unitariamente e coerentemente alle scelte e alle priorità già definite.
e LA SoLlTA VoLiTtcA DEL BASTONE E DELLA CAROTA ISASTotssE SUL cikpo3to E CASt.oT A, 1.5EL CULO _Campionato di stile libero
( Storia di una disavventura di un coccodrillo in via Tortona )
Le foglie cadono ancora e sempre in autunno.
Gli alberi fioriscono in primavera.
L'acqua viene sempre giù dal cielo e non viceversa.
I cani pisciano ancora sull'unico albero della città e i Padroni sono sempre Padroni.
Forse sto facendo una confusione, prima inizio con delle belle frasi poetiche e poi vado a parlare dei padroni; adesso che ci penso si chiamano « Datori di lavoro ».
La mia mente va indietro nel tempo e penso a quando lavoravo nelle piccole officine. Il padrone poteva licenziare a suo piacimento tutto il personale che voleva, ma noi con il passare del tempo e con la forza del sindacato, i lavoratori si sono rafforzati respingendo ed attaccando il padrone. Ogni tanto tentano di venire fuori con qualche bravata e tutte le volte vengono ricacciati al loro posto.
Quando poi venni assunto dalla cara mamma C.G.E. questi problemi non pensavo minimamente che ci fossero, ma dai responsabili di via Tortona che sono degli irresponsabili ci si può aspettare di tutto.
Circa un mese fa, la d'rezione chiamò ura dipendente e con voce e pianto disperato disse circa così: « Illustrissima signora, in questi anni di lavoro lei ha saputo dare tutta se stessa alla società » (il capo del personale mise la mano al cuore e prendendosi il fazzoletto continuò): « Siamo stati veramente fieri della sua opera » (cominciò ancora a singhiozzare)
« purtroppo dobbiamo cessar e il raoporto di lavoro e le ripeto che alla società dispiace moltissimo... » A questo punto non riuscì a dire altro singhiozzando come un coccodrillo e grandi lacrime scendevano per terra. (Abbiamo saouto che ci sono state delle infiltraioni nel pavimento).
La lavoratrice disse che se la società era veramente dispiaciuta poteva strappare la lettera anche perchè per legge non poteva essere licenziata.
Vi fu ancora un pianto disperato da parte della direzione e senza dare risposta cominciò a nuotare a
stile libero tra le lacrime.
Dopo due giorni le lacrime cessarono. Infatti il C.d.F. e la FLM costrinsero la direzione ad assumere la lavoratrice che continuò e continua tuttora a prestare la sua opera in via Tortona.
Ogni altra parola è superflua.
Un diligente dirigente
Il nostro dirigente soffre di disturbi ambientali e non tollera che i suoi collaboratori abbandonino l'ufficio qualche minuto prima delle 12 e che nell'ufficio stesso non hanno un contegno rispettoso.
Ma diamine, quale riconoscenza è questa per delle brave persone quali sono i nostri dirigenti!
Per chiarire il problema è stato convocato un « miting » nel quale alcuni dirigenti si sono lamentati con i propri addetti ricordando loro i doveri e il rispetto delle regole.
Il « miting » (ovvero al riunione)
è stato introdotto dal diligente dirigente che ha invita`o, nella lingua inglese, tutti a prendere nota di:
— non parlare ad alta voce in ufficio
— non abbandonare il posto di lavoro prima del suono acustico non bere molti caffè durante il giorno non sporcare la « moket » perchè è costata sacrifici agli americani.
Il « mitinq » si è svolto a porte chiuse e alla fine gli addetti sono stati invitati a riprendere subito il lavoro in silenzio.
Ma diamine, quale riconoscenza è questa per degli ottimi collaboratori!
un collaboratore
AMBIENTE DI LAVORO :
LA LOTTA NEL REPARTO CABLAGGIO IN FIAR
Tutto è incominciato per un « eccesso di zelo » di un sostituto del medico del mattino che ha fatto effettuare su un ristretto numero di operai del reparto cablaggio alcune analisi del sangue e delle urine; il risultato è stato che due di questi avevano preoccupanti tracce di piombo nel sangue e nelle urine.
In molti operai era presente il dramma di Seveso, l'angoscia di quelle donne costrette ad abortire, la ribellione di quella gente, la lotta non contro mali oscuri che avevano inquinato quella città, ma contro l'organizzazione capitalistica del lavoro, la sua logica, le sue priorità.
E' da questi elementi che è partita la lotta degli operai del reparto cablaggio contro la nocività dell'ambiente.
La prima cosa che il consiglio ha deciso, oltre a dare l'indicazione di bloccare tutte le operazioni di saldatura (fonte dell'inquinamento da piombo), è stata quella di estendere le analisi a tutti i 144 operai del reparto, efefttuando poi una serie di assemblee per dare il massimo di informazione ai lavoratori.
Le assemblee sono state uno dei fattori che hanno deciso la nostra lotta: nartecinate da tutti gli operai e operafe dei reparti, dec'sionali sia per le forme di lotta che per le proposte da fare alla direzione, sono state anche momento fondamentale di unità, che non sempre vi è stata, tra i lavoratori del reparto.
Non vi è stata solo una Pratica collettiva della gestione della salute, abbiamo cercato di compiere e far compiere a tutti un passo avanti rispetto ad cena abitudine alla delega (verso il tecnico, verso il delegato), alla passività, per quanto riguarda la salute.
Ogni lavoratore si è fatto cari il del problema, non solo per autodifesa, ma soprattutto come gestione non delegata, ma vissuta, della lotta contro la nocività.
Questa lotta è stata anche un momento di analisi e di verifica di ché cosa è la scienza oggi e da
che parte è schierata.
Nonostante le analisi avessero riscontrato che 30 operai su 144 avevano limiti al di sopra o tangenti a quelli di sicurezza, tra cui 4 con sospetta malattia professionale (saturnismo), la direzione, dopo aver consultato suoi medici di fiducia, ostinatamente affermava ed afferma ancora oggi che l'ambiente era idoneo per lavorare.
Certamente non possiamo esaurire il problema della non neutralità della scienza in una lotta o in un articolo, ma la nostra esperienza ha messo in luce come la struttura medica tradizionale, quella fondata sui lauti guadagni, sulle baronie, sulle cliniche di lusso, e sull'esclusione dei lavoratori da qualsiasi possibilità di intervento, certamente non è al servizio delle masse.
Invece, come ha dimostrato la
nostra esperienza con lo SMAL, l'unica medicina al nostro servizio è quella che ci aiuta a comprendere la fonte delle malattie, quasi sempre dovute alle mansioni che si svolgono in fabbrica, cioè all'organizzazione del lavoro, e ci permetta di gestire in prima persona la tutela della salute intervenendo porpiro sul modo di produrre.
Questo ha insegnato questa vertenza oltre al fatto che investimenti che non riproducono profitto, ma ad esempio tutelano solo la salute dei lavoratori, come i 35 milioni che occorrono per mettere le bocchette di aspirazione alla fonte dei fumi di saldatura, si possono ottenere solo con la lotta dei lavoratori, costringendo la direzione a mettere, una volta tanto, la saltue al primo posto.
CdF FiarSULLA DIFESA DELLA SALUTE
/l 7 ottobre si è tenuta a Milano al Teatro Lirico una grande assemblea sui problemi della salute, organizzata dalla CGIL-CISL-UIL alla quale hanno partecipato i delegati dei C.d.F. e con la presenza dei
dirigenti sindacali provinciali e nazionali.
Da questa assemblea, la prima grande manifestazione dopo fa conquista del contratto che prevede per quanto riguarda l'ambiente di
lavoro un elenco di tutte le sostanze nocive che ci sono nell'azienda ed una reale verifica degli ambienti soggetti a rischio (galvano, verniciatura, plastica. posti di saldatura, trance, carpenteria, ecc.) sono scaturite numerose iniziative articolate in assemblee di fabbrica e manifestazioni di zona culminate nella grande manifestazioen tenutasi a Cesano Maderno; manifestazione che ha rappresentato un momento importante ed un significativo impegno nella lotta per la risoluzione dei problemi inerenti la tutela della salute.
Gli ultimi fatti accaduti nel nostro paese, quali per esempio la nube tossica dell'ICMESA di Seveso, la nube di arsenico a Manfredonia, hanno certamente lasciato un segno profondo nelle persone, nei beni e nell'economia dei paesi più colpiti, in quanto hanno aperto angosciosi problemi per la integrità delle popolazioni e per l'equilibrio ecologico.
I noti drammi delle donne incinte, poste davanti al dilemma della continuazione o interruzione della maternità, i casi di intossicazione da diossina che hanno colpito i bambini, l'inagibilità del territorio, l'inabitabilità degli edifici sospetti di inquinamento, le pesanti conseguenze per le attività produttive, artigianato, agricoltura e per l'occupazione sono aspetti nuovi e preoccupanti che rischiano di sfociare in drammi irrimediabili qualora la loro soluzione non venga affrontata decisamente dalle istituzioni democratiche con il concorso attivo e determinante delle popolazioni e degli organismi di massa.
Il Movimento Sindacale è già da tempo impegnato su questo terreno, occorre però che tutti i lavoratori si facciano carico in prima persona dei problemi dell'ambiente e della prevenzione sia in fabbrica che fuori ed applicando le conquiste ottenute con l'ultimo rinnovo del contratto esercitino un maggior controllo sugli investimenti inerenti l'ambiente di lavoro.
Il grave perdurante fenomeno degli infortuni, degli omicidi bianchi e delle malattie professionali incombe sempre più sul territorio, sull'atmosfera, sulle acque e collega sempre più la lotta operaia per l'ambiente di lavoro alla difesa ecologica-,- fonde sempre maggiormente gli interessi vitali dei lavoratori e quelli di tutti i cittadini;
accresce cioè di continuo I esigenza di una saldatura della lotta per la salute dentro e fuori la fabbrica.
E' quindi necessario che i lavoratori in fabbrica rivendichino più aggressivamente la difesa della salute, la rimozione dei rischi, l'approntamento delle norme di sicurezza.
Discutere di investimenti deve anche significare discutere di nuovi investimenti per le macchine, di processi lavorativi e dell'organizzazione del lavoro, della bonifica degli ambienti di lavoro dagli agenti nocivi sia fisici che chimici. Per fare questo i lavoratori debbono far valere le loro conquiste, ciò significa saper gestire i libretti sanitari nel gruppo omogeneo per un reale controllo del proprio ambiente di lavoro.
Per questo il libretto oltre a portare i dati clinici ed i risultati di laboratorio segnati dal medico di fabbrica, dovrà contenere anche quei dati soggettivi elaborati dal gruppo omogeneo, i risultati degli accertamenti ambientali ricavati dal registro dei dati ambientali e biostatistici del reparto di appartenenza; dati che sarà cura della Commissione Ambiente mettere al più presto possibile a disposizione delle singole linee. Questo significa che la risoluzione dei problemi ambientali è affidata ai lavoratori, ciò vuol dire non delega e non monetizzazione dell'ambiente nocivo come vorrebbe il padrone.
Entrando più da vicino nel meri-
to della nostra fabbrica, vogliamo portare a conoscenza di tutti i lavoratori che la Commssione Ambiente sta affrontando con la Direzione alcuni problemi specifici dei reparti: nocività in galvanica, pericolosità in carpenteria, necessità di aspiratori sui banchi del reparto schede e ai posti di saldatura e verniciatura, conoscenza della composizione e provenienza delle vernici e di tutte le altre sostanze di sospetta nocività. Alla Direzione abbiamo tra l'altro ribadito l'esigenza di riprendere le visite periodiche, stabilite anche per legge, per tutti i lavoratori a contatto di sostanze nocive.
Finora però non possiamo sentirci soddisfatti: la Direzione ci ha sì assicurato la soluzione a breve scadenza di alcuni problemi, su altri invece, come il reparto trance per il quale si era precedentemente impegnata, non si è pronunciata. A nostro avviso l'azienda non ha ancora dimostrato volontà di affrontare seriamente le questioni e di prendere in considerazione le sollecitazioni e le indicazioni del C.d.F.; forse perchè pensa di poter liquidare con impegni generici la tensione che sui problemi della nocività esiste oggi nelle fabbriche e nel paese. Deve sapere invece che la tutela della salute è un obiettivo talmente importante che tutti i lavoratori non sono disposti nè a svendere nè a sottovalutare.
Un delegato della Commissione Ambiente di Via Tortona
TUTTO DA -RICOMINCIARE
PARTIRE DALLA CRITICA DI COME CI SI E' MOSSI PER IMPOSTARE UNA DIVERSA GESTIONE DELLA PRIMA PARTE DEL CONTRATTO
Sul tema degli investimenti si scrive molto e spesso piuttosto confusamente; varremmo tentare di dare un contributo originale ed autonomo, anche ,se critico e parzialmente limitato alla nostra realtà di gruppo CGE.
Sentiamo parlare spesso di « gestione della prima parte del contratto » che altro non è se non l'attuazione in pratica del diritto di essere informati delle situazioni degli investimenti e dei temi occupazionali da parte delle aziende.
E qui il primo grosso nodo: applicare il contratto significa informare i C.d.F. di situazioni e scelte che aziende già hanno compiuto ed in modo unilaterale, e non certamente contrattare con i lavoratori queste scelte.
Anche se non dobbiamo disconoscere l'importanza politica di una conquista contrattuale che costringe i padroni, per la prima volta, a parlare di tali problemi con i lavoratori (e quanti sacrifici è costato questo risultato), dobbiamo essere consci che il diritto di contrattare gli investimenti, i livelli occupazionali, ecc. è ancora tutto da conauistare e solo allora si potrà parlare realmente e politicamente di gestione della prima par-
te del contratto.
Infatti (ed ecco il secondo grosso nodo) l'esperienza sin qui realizzata, anche da noi come gruppo CGE, ha dimostrato che i C.d.F. sono sì in possesso di dati su investimenti, ecc. ma che poi non riescono ad utilizzare questi dati concretamente, limitandosi spesso ad alcune valutazioni del tutto superficiali.
Questo è dovuto sostanzialmente al fatto che il movimento sindacale non è ancora riuscito ad elaborare un « suo » quadro complessivo di evoluzione industriale, un suo progetto di « nuovo modello di sviluppo », un suo piano di riconversione, con i quali confrontare i dati che le direzioni forniscono ai CdF, per confrontare e capire perlomeno se le scelte compiute dalle aziende vanno nel senso che il sindacato vuole od in senso diametralmente opposto.
Si è quindi gravemente in ritardo rispetto ai partiti politici della sinistra, i quali (chi più, chi meno) hanno già elaborato proposte e piani abbastanza precisi.
Il sindacato nel suo insieme ed in tutte le sue strutture, a partire quindi dai CdF, deve recuperare rapidamente questi ritardi se non
si vuole sprecare altro tempo ed energie dei compagni ed ingenerare sfiducia fra i lavoratori che non vedono concretizzarsi nella realtà di tutti i giorni i discorsi « complessivi » e piuttosto fumosi che facciamo.
La strada per uscire da questa situazione di stasi c'è ed è quella di dare finalmente corpo a quelle strategie di settore (energia, elettronica, elettromeccanica, ecc.) che unifichino le scelte e gli indirizzi delle fabbriche interessate, che propongano obiettivi precisi settore per settore rispetto ai quali poi i lavoratori ed i consigli sono impegnati a lottare.
Ma questo non è possibile realizzare se non si dà una svolta precisa all'attuale metodo con il quale vengono affrontati i problemi di settore: convegni, che raccolgono pochissimi dei CdF interessati, e soprattutto poco produttivi in termini di proposte.
Anche per far fronte a questa carenza una via di uscita c'è ed è quella di realizzare un quadro reale delle situazioni fabbrica per fabbrica, partendo dalla discussione con i lavoratori delle sinaole realtà di reparto, dei loro problemi, delle sorti che hanno subito questi reparti, per poi concentrare queste informazioni confrontandole con le situazioni delle altre fabbriche, tenendo sempre ben presente che il senso e l'obiettivo centrale di tutto questo sforzo è l'occupazione.
Un lavoro enorme, questo, senza avviare il quale però non si può uscire dal genericismo che ci ha guidati sino ad oggi e dare concretezza alle affermazioni di controllo operaio sugli investimenti.
In previsione dell'incontro in novembre con la nostra direzione e della elaborazione con i lavoratori della piattaforma di gruppo, il Coordinamento CGE si sta muovendo in questo senso e più precisamente in due direzioni: a racco-
Investimenti fissi lordi in Italia ( miliardi di lire a prezzi 1970 )
gliere, partendo dai reparti e dai lavoratori e non dalle tabelle forniteci dalla direzione, i dati relativi alle ristrutturazioni, agli invegtimenti, ai livelli occupazionali; in secondo luogo promuovendo direttamente incontri con altri CdF del settore, con le Organizzazioni Sindacali, con le forze politiche.
Trarre un bilancio ora di tutto questo è difficile e certamente prematuro; un lavoro di tale portata ha bisogno di tempo e di elaborazioni certo non indifferenti.
La . sità che i lavoratori, tutti, ccn,r1,iiscano al massimo fornendo t-iat ed elementi, discutendo nelle assemblee, è fondamentale per poter far fronte al più presto con nostre posizioni precise alle rapide evoluzioni delle situazioni in fabbrica.
L'attuale processo di ristrutturazione della Divisione Elettronica (che ancora una volta vede lo stabilimento di via Montefeltro nell'occhio del ciclone), le voci allarmanti di vendite di alcune fabbriche della Divisione elettronica del gruppo, l'uso che la direzione fa dell'attuale situazione economica, ci impongono tempi stretti e decisioni concrete che devono nascere però da una reale partecipazione dei lavoratori alla loro elaborazione se non si vuole rischiare, ancora una volta, di avere molta buona volontà ma di fare « fumo » e basta.
Lo strappo della farfalla
Si racconta di un tizio, che lavora a Montefeltro, il quale molto tempo fa si portava a casa un po' di lavoro per fare le ore piccole.
Un giorno allo sventurato è capitato di dimenticarsi di restituire il lavoro il mattino seguente ed è caduto nella trappola che gli aveva teso il « responsabile ».
« Signorina, mi chiami subito il síg. Marvatini! » tuona il direttore. La ragazza si percipita al telefono per convocare il collaboratore.
Dopo appena pochi attimi Marvatini è dal signor Direttore che non ha mezze parole per il suo collaboratore.
« Lei mi ha fatto fare una figura
di con gli americani perchè ha dimenticato il lavoro a casa ».
li direttore è infuriato e continua:
Non si permetta più oppure le strappo la farfalla! »
Dell'accaduto è informato subito l'ufficio competente che convoca una conferenza stampa. L'incaricato di turno legge il comunicato congiunto:
Dichiariamo la nostra estraneità ai fatti e precisiamo che il sig. Marvatini non era autorizzato ufficialmente a portarsi a casa il lavoro; ha quindi agito a titolo personale. Tuttavia gli sarà rimborsata la farfalla ».
PEPPIN E MARIETT
P. - Ciao Mariett come la va?
M. - Và mal, molto male.
P. - Ueu mai una volta che la dis che va ben. Te se semper el solit pessimista.
M. - Come puderia di che la va ben? EI noster paes l'è indebità fin denter al cool. Mi che vu a fa la spesa mi accorgo che non rietic° più a comprare niente.
P. - Ma car el me Mariett, nel paese ghè la crisi, el guernu el gha bisogn de danè e...
M. - Ed allora li prendono da noi?
P. - E da dove dovrebbero prenderli seconte te?
M. - Madona che discors senza sugh. I danè li devono prendere da chi li hanno. Basta una bella spassulada ai sciuri e vedrai che il governo non chiederebbe soldi a num.
P. - Varda però che l'Italia è il paese che consuma più sciampagn di tutta l'Europa.
M. - Questa l'è la solita sulfa. Quello che dici è vero, ma andiamo a vedere chi beve lo sciampagn. Nuialter lauratur n'anca I' ombra. Mi ad esempi non ho visto neanche la bottiglia.
P. - Allura ti te se vun che non vogliono fare sacrifici?
M. - Ma che menada. Ma l'è tutta la vita che me disen de fa i sacrifisi.
P. - Mi sun dispost. Basta che mi diano le garanzie.
M. - Ecco questo è un ragionamento giusto che val la pena di discutere. Vedi Peppin se tutti i soldi che paghiamo in più andassero nella direzione giusta allora sarei il primo a dire di sì, ma mi me fidi no del noster guernu che non fa altro che dire « bisogna lavorare di più » magari con meno personale.
P. - A proposit de laurà pusee, te leggiù la carta che hanno messo i padroni in via Tortona?
M. - Rob de matt succeden tiuc in via Tortona. Da quando hanno messo il « ciclista » han fa semper delle cappellate. « Venire in orari. Laurà piussè. Produrre. Produrre •.
P. - Mariett, devi ammettere che per qualcuno quella carta è azzeccata. Non fanno niente tutto il giorno.
M. - I lauratur han sempre mandà avanti l'azienda. Parlo dei lavo-
ANIMO CRISSti CoME 5A9,43;
I SACRIFICI SARANNO DuRo PER AC,NEW
U4UAL1 P€R TUTTI LAVORARE ANCHE IL gloRtoo DI SAWSEPPE
ratorí. Alla sera, tutti hanno fatto il proprio lavoro; però sono d'accordo con te quando dici che qualcuno non fa niente tutto il giorno.
P. - Te vist che avevo ragione?
M. - Si è vero. Per esempi c'è il sig. Bruttotti che nonostante è in pensione gli passano un bel gruzzolo al mese senza fare niente, viene quando vuole e poi parlano di ridurre i costi.
P. - Te se una cannonata Mariett e a proposit di ritardo il ciclista arriva sempre o quasi in ritardo, bisogna richiamarlo e fargli leggere la carta.
M. - Peppin, va che la carta l'ha scritta lui.
P. - A già me ne ero dimenticato, però lo richiamiamo ugualmente e a proposit dei costi te sentì cosa la fa el dirigent riccioluto?
M. - Su no. Se la fà?
P. - Ho sentito (voci di corridoio) che diversi lavoratori sono a sua disposizione.
M. - Peppin, parla ciar.
P. - Ma si che lo sai anche tu. Quando deve cambiare le ruote alla macchina o deve aggiustarla, non va del meccanico ma chiama qualche lavoratore e li fa lavorare dalla mattina alla sera.
M. - Tass Pepp. Mi viene in mente l'uomo dalle 1001 idee.
P. - Se la fa?
M. - Quando ha visto la carta ha preso la palla al balzo e ha gridato: « AVETE LETTO LA CARTA? AVETE LETTO IL FOGLIETTO? «. Tutti han-
M. - Ciao Peppin.
no risposto di sì smettendo di lavorare... evidentemente avevano letto la carta dello sciopero.
P. - Mariett, mi sun pussé vec de ti in C.G.E. e vorrei dirti due cose a proposit dell'uomo delle 1001 idee.
M. - Dimm Peppin, non farmi stare sulle spine.
P. - EI discurs è lungo, mi ci vorrebbe una giornata intera per dirti tutto quello che so e quante cose belle faceva quell'uomo compreso il teatrino dei burattini per la sua famiglia.
M. - Perchè invece dei nomi contorti non diciamo i nomi cognomi e indirizzo di questi ed altri signori?
P. - La prossima volta Mariett. Comunque credo che tutti hanno capito.
M. - Adess, andem a laurà.
P. - Cosa regaliamo al ciclista e compagni?
M. - Direi di regalare la stessa lettera, ma dove c'è scritto: lavoratori cambierei con dirigenti, responsabili del personale e certi capetti.
P. - Sono d'accordo Mariett. Nelle fabbriche gli unici che lavorano e producono sono i lavoratori sia impiegati che operai.
M. - Bravo Pepp, i sciuri non hanno diritto di richiamarci perchè il nostro dovere lo facciamo sempre.
P. - Bene adess te saluti.
M. - Ciao Peppin se vedum.