MILANO — Novembre 1958
Redasione: Corso Lodi 58
Una copia L. 20
Abbonamento sostenitore L. 300
Periodico dei lavoratori dell'O. M. - Milano
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MILANO — Novembre 1958
Redasione: Corso Lodi 58
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Periodico dei lavoratori dell'O. M. - Milano
Non solo ogni lavoratore, ma chiunque segua l'evolversi della situazione nelle fabbriche sa che questa situazione oggi ha assunto aspetti di aperto sovvertimento della convivenza democratica. A tale proposito l'O. M. è da considerarsi una punta avanzata.
La difesa della libertà sindacale, la garanzia del posto di lavoro, l'elevazione delle condizioni di vita dei lavoratori, il potenziamento del potere contrattuale e delle prerogative della C. I., sono i problemi di fondo che stanno di fronte ai lavoratori. Tutto questa non disgiunto dai nuovi ed importanti compiti connessi al rinnovo e al miglioramento del contratto nazionale dei metallurgici e alla richiesta di una nuova politica di sviluppo economico e produttivo e di riforme di struttura.
La cocciuta intransigenza padronale è nota; note sono anche le mire di chi vorrebbe peggiorare una situazione già insopportabile. Tutti i lavoratori debbono capire che se le grandi consorterie economiche (quelle stesse che portarono il fascismo al potere e lo utilizza. rono a difesa dei loro privilegi) potessero riuscire a costringere milioni di
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lavoratori italiani a subire lo schiavismo padronale, tutto l'ordinamento dello Stato e della stessa Repubblica sarebbe in pericola.
Dall'unità di tutti i •lavoratori nasce non soltanto la possibilità materiale di soluzione di ciascuna questione, ma la forza medesima che da a uomini di vario orientamento la speranza, la fiducia, l'entusiasmo necessari per condurre e vincere' le battaglie del la. voro e del' progresso.
La bandiera della intimidazione e della discriminazione è stata issata dal padrone e dai suoi servi per impedire che questo avvenga. Questa è anche la bandiera che da tempo viene fatta sventolare dalla direzione dell'O. M.
A voi lavoratori dell'O. M., cui spetta il compito di ammainarla, ci sembra utile ricordare qui, che l'unità dei lavoratori non si realizza sul terreno della rinuncia, della passività e del compromesso, ma si conquista in un clima di vivace ripresa dell'iniziativa sindacale e si rinsalda nel vivo della lotta.
Esempi ce ne sono: a Milano, in alcune fabbriche importanti come la Pirelli, il Tecnomasio Brown Boveri, si sviluppa una azione comune; nella prima,
per promuovere una azione legislativa contro l'uso arbitrario dei vergognosi licenziamenti per « malattia », nella seconda, attorno a motivi salariali. Alla fabbrica Everest l'unità, nata intorno all'esigenza di lottare contro decurtazioni salariali, si estende alla difesa delle libertà contro licenziamenti di rappresaglia.
Tranvieri, vetrai, ceramisti e numerose altre categorie conducono la mobilitazione e la lotta per migliori salari in una completa unità.
La spinta possente all'azione nasce dal malcontento generale e trova nella organizzazione sindacale unitaria e nelle organizzazioni politiche popolari precise indicazioni di obiettivi e di pro-
spettive. Questa carica positiva è decisiva per la riscossa operaia a condizione che si estende a tutte le aziende di ogni categoria.
Gli operai dell'O. M. non possono rimanere assenti da questa poderosa ripresa unitaria. Gli operai dell'O. M. hanno un compit6 importantissimo nella lotta contro lo strapotere del monopolio FIAT. Non rassegnarsi quindi, ma muoversi. Potenziare l'organizzazione sindacale unitaria, e sviluppare le lotte.
Il cammino sarà lungo e faticoso, ma è certo che, se si lavorerà per la ricostruzione dell'unità, i lavoratcri dell'O. M. potranno guardare con serenità all'avvenire.
G. B. BOSIOnativo.
Per chi avesse avuto bisogno di una conferma sul modo di comportarsi della CISL nelle fabbriche italiane può considerarsi soddisfatto dopo il Convegno Nazionale delle rappresentanze di fabbrica indetto dalla stessa CISL.
In questo Convegno se ne sono sentite delle belle da parte dello stesso Segretario generale Onorevole Storti. Prima di tutto, il rifiuto al riconoscimento giuridico delle Comm. Interne. Questo riconoscimento imporrebbe nelle fabbriche sempre trattative unitarie e con ciò la CISL non potrebbe più stabilire una divisione pregiudiziale nella Comm. Interna e, bisogna aggiungere, divisione che costituisce la base dell'aziendalismo di comodo, delle trattative
separate e del rifiuto di far funzionare collegialmente la Comm. Interna.
L'On. Storti dopo aver definito qualunquista l'attuale tendenza delle Comm. Interne (senza naturalmente darne colpa al comportamento della CISL) propone il superamento di tutte le difficoltà indicando che trattative nella fabbrica passino attraverso non più alla Comm. Interna e nemmeno ai sindacati, ma soltanto attraverso il suo sindacato aziendale, l'S.A.S. (Sezione Sindacale CISL). Ciò naturalmente equivale a dichiarare: mettiamo in liquidazione le Comm. Interne! Ma non basta: egli continua invitando la CISL a battersi per l'ordine aziendale (frenare i lavoratori nelle agitazioni) e per lo sviluppo
Qualche giorno fa il gabinetto Fanfani si è riunito oltre che per esaminare una quantita di " grane " siciliane e Medio Orientali, anche per stilare un bilancio dei 5 mesi di attivismo govereconomico respingendo in sostanza l'appello unitario dei lavoratori.
Qui risulta evidente la subordinazione completa al governo in contraddizione con la tanto sbandierata autonomia sindacale della CISL, presentata come un sindacato non ideologico e non di parte.
Ma è ora che questa gente la smetta di far finta di trapiantare l'America in Italia. I padroni di tutto il mondo non si arrendono che a un metodo, quello delle vigorose azioni sindacali.
Noi riteniamo che i fallimenti della politica sindacale della CISL non possono che rafforzare l'istituto delle Comm. Interne. Come rappresentanza elettiva delle maestranze dell'Azienda.
Ne è uscito un lungo elenco di iniziative, leggi, provvedimenti che tutti i giornali, la radio e la TV non ci hanno risparmiato. Vogliamo fare anche noi un piccolo bilancio su questa attività. Ci sembra • parecchio indicativo.
L'iniziativa di maggior rilievo è stata, probabilmente, quella del "piano per la scuola italiana". Centinaia e centinaia di miliardi stanziati al proposito. Ne è conseguito: il Politecnico di Milano blocca le iscrizioni perchè non può accettare tutte le candidature a causa della mancanza di mezzi. 600 studenti di istituti medi milanesi devono restare a casa perchè le scuole non possono ospitarli.
Fanfani stanzia. Le scuole chiudono.
Un secondo gruppo di provvedimenti che viene accompagnato dagli osanna di tutta la stampa " libera " è quello relativo alla diminuzione dei prezzi. Provvedimento che si articola sui cardini delle disposizioni in materia di finanza locale e sui mercati generali. « Liberalizzazione! » squillano le trombe del governo e « Libertà di azione per gli operatori continua a pag. 2
Noi lavoratori della O.M. siamo profondamente sdegnati per la nuova ondata di licenziamenti che ci colpisce. Vogliamo dire basta! Dobbiamo gridare basta! con tutta la forza di cui possiamo essere capaci, per la ingiusta condanna alla fame e alla miseria, che, alle soglie dell'inverno, colpisce tanti nostri fratelli.
La catena dei soprusi, delle ingiustizie delle beffe, si è fatta troppo lunga insopportabile, dobbiamo unirci per spezzarla, nell'interesse delle nostre famiglie e anche nell'interesse generale.
Se il regime repubblicano deve essere fondato sul lavoro, e non sul prepotere dei Valletta, bisogna che si ponga fine ai licenziamenti di rappresaglia, alle pressioni mascherate per ottenere il licenziamento " volontario" , le dimissioni allo stillicidio dei licenziamenti individuali non motivati da giusta causa, Ma rispondenti ad un piano preciso del padrone, fin troppo chiaro.
La dura esperienza che ci è toccata in questi anni non deve andare dispersa; le illusioni sono cadute. Le promesse padronali, l'invito
alla " collaborazione " nella più completa sottomissione, per risolvere nel " nostro " interesse tutti i problemi, si sono rivelati per quello che erano, un volgare inganno. E la prova più convincente della natura di questo inganno perpetrato ai nostri danni, è che una volta ottenuta la divisione dei lavoratori, il padrone si è messo a colpire tutti senza riguardi, compresi i più creduli e i più sottomessi.
Di quanto è aumentato il ritmo di lavoro? Come è salita la prepotenza di guardie e... cavalieri? Quanti gli infortuni? Quale prezzo hanno dovuto pagare i membri della Commissione Interna per la fedeltà dimostrata ai lavoratori?
Il padrone ha voluto più lavoro di prima, più profitti, più potere, ed oggi vorrebbe organismi dei lavoratori di suo gradimento e a lui sottomessi.
Sono i fatti che rimettono all'ordine del giorno l'esigenza della lotta, sia per por fine ai licenziamenti, per garantire al lavoratore il posto di lavoro, sia per ottenere leggi chiare che regolino
la procedura dei licenziamenti, che stabiliscano „il rispetto dei contratti, che diano il /riconoscimento giuridico alle commissioni interne e permettano a questi organismi di funzionare quali che siano le correnti che in essi prevalgono per volontà dei lavora tori.
Sono ancora i fatti che ripropongono il problema della riduzione dell'orario di lavOro a parità di salario, dell'aumento dei salari adeguati all'aumentato ren dimento, e tali da riparare alle continue decurtazioni operate dall'incalzante aumento del costo della vita.
E il persistere, l'aggravarsi della condizione degli operai nelle fabbriche, esigono che sia ripresa la vasta azione di informazione della opinione pubblica, sull'operato di coloro che portano la responsabilità di quanto accade.
Noi lavoratori della O. M. sapremo ritrovare il senso dell'unità, anche per il solo bisogno di comune difesa contro i licenziamenti contro l'attacco delle nostre condizioni di vita. Troveremo anche la strada del dibattito fraterno dei nostri problemi, della reciproca comprensione; vinceremo la sfiducia e sapremo unirci anche per migliorare le nostre condizioni di vita.
Lo abbiamo sempre detto agli amici della UIL, non sforzatevi a sfornare rivendicazioni. Questi sforzi procurano l'ernia. State buoni e pensate alla salute.
Loro no. Non hanno voluto darci ascolto e, cos'è cosa non è, ti succede l'incredibile.
Con tono solenne, quasi che si trattasse di un Conclave, se ne escono con la rivendicazione delle riduzione di orario e subito la direzione li accontenta: orario ridotto prontamente.
Appena si muove l'UIL, tracchete, tutto è fatto. Le 44 ore invece delle 48 sono subito ottenute.
C'è però un particolare che ci impedisce di proseguire nella celia.
Conosciamo troppo bene le nostre tasche e il contenuto del borsellino delle nostre donne, per poter scherzare sulla perdita di 16 ore mensili.
E' tempo che queste arbitrarie, profondatamente ingiuste e ingiustificate decisioni padronali, trovino una degna risposta.
La risposta che possono dare solo gli operai uniti, fraternamente solidali tutti in nome della dignità e della difesa dei lavoratori.
Potrebbe venire un giorno in cui il lavorare al 300% sarebbe giudicato dalla direzione " scarso rendimento ".
Questa considerazione, in apparenza assurda, ci è suggerita dal caso di 8 lavoratori del reparto tappezzeria cui è appunto arrivata la lettera di " scarso rendimento " a seguito di un risultato mensile, e quindi accezionale del 106% invece del normale 120.
Si tratta, evidentemente, di un risultato che è dovuto a fattori oggettivi e non soggettivi. La volontà e la capacità degli 8 lavoratori non può essere messa in discussione, bensì occorrerà considerare le condizioni in cui questa produzione mensile si è svolta.
Non si può partire lancia in resta, come fa-la direzione, contro gli 8 lavoratori. Se c'è un colpevole da ricercare questo è il sistema organizzativo, sono le disfunzioni che dipendono dalla capacità dei dirigenti. Non si può far pagare alle maestranze le ' magagne " della direzione, anche perchè l'abbarbicarsi a norme e disposizioni come quelle che regolano il rilievo dei tempi, significa soltanto accampare delle ben magre scuse.
Le condizioni "ideali" create a bella posta durante la " visita " del tempista, lo sanno anche i sassi, non si possono riprodurre
perchè sono artificiose.
Le lettere di scarso rendimento hanno, quindi, una sola motivazione : l'animo e le finalità di chi intende riproporre agli uomini che vivono solo del proprio lavoro, il Credo del potere monopolista, la religione del " padrone ha sempre ragione ", dei nuovi Comandamenti fra i quali troverebbe il suo posto quello che recitasse : " una produzione del 300% è frutto di scarso rendimento ".
Egregio Sig. Ing. Calzolari, dolente di quanto è accaduto in relazione alle due pubblicazioni apparse sui n.i 4 e 5 del 1956 del giornale di f abblica « El Caminun », per la lealtà e volentieri riconosco di non avere alle medesime prestato la dovuta preventiva attenzione, che, se ciò avessi fatto, non le avrei consentite, giacché, nei suoi confronti, mi consta non rispondere a verità i commenti che a Lei si riferivano.
La prego di voler prendere atto di ciò, e sono disposto a sostenere le spese di giustizia. Con distinti saluti Leonardo Banfi.
(continuazione dalla pag. 1) economici, libertà per l'iniziativa privata fonte di benessere per tutto il popolo ».
All'indomani il prezzo del burro sale alle stelle, quello della carne lo segue a ruota, mentre sulla benzina viene mantenuta la sopratassa di 14 lire (ridotta a 7 a seguito della pressione popolare), mentre viene istituito il superbollo per gli automezzi a gas liquido, mentre si appronta l'aumento del prezzo del telefono, dell'energia elettrica, del servizio postale e mentre quel brav'uomo del ministro socialdemocratico Preti consiglia ai dirigenti dell'intendenza di finanza di au mentare le tasse ai lavoratori milanesi perchè guadagnano troppo.
Contemporaneamente le amministrazioni comunali soprattutto dei piccoli comuni, vengono costrette in ristrettissimi margini di libertà di azione così da non poter provvedere ai programmi di costruzione, di installazione di servizi, ecc. e obbligate a lasciare mano libera ai grossisti nel
trattare merci, fissare prezzi, rispettare le regole igieniche, ecc.
Fanfani... libera; i grossisti e gli speculatori si prendono... delle libertà e noi, queste strane libertà senza le quali la civiltà occidentale e cristiana crollerebbe, le dobbiamo subire.
Abbiamo fatto anche noi un piccolo bilancio. La radio non lo trasmetterà, di sicuro, il « Corrierone » non ne parlerà, certamente. Eppure servirà a qualche cosa perchè a leggerlo saranno dei lavoratori uomini e donne, cioè, che non hanno particolari privilegi da difendere e possiedono, come individui e come classe, tanta onestà e tanta dignità da giudicare esattamente, e da comportarsi in conseguenza anche se comporta un sacrificio della lotta. Lotta contro il carovita e contro la situazione interna della fabbrica che — proprio mentre si alzano i prezzi e, come afferma anche l'Istituto Centrale di Statistica, il costo' della vita aumenta — riduce l'orario di lavoro e crea delle condizioni di produzione che riducono anche il salario giornaliero.
Fabbrica! te seret vègia, ma te vurevum ben cume adès che te set nova e frèsca de vernis. pensi ai mè cumpagn, ai mè amis che denter o "fóra" spetten i temp che ven. Un guai viin el spètta coni' i man in man (e propri quèst l'è '1 fatt che me rattrista) ma el rèst, el lotta per un mund de sucialista un mund seren, tranquill, per el duman. niinc sarem el mund che vegnarà.
Mine, ch'èmm rifaa la fabbrica sura i maceri che nessuna forza podarà fermà, perchè sèmm FORT, CUSCIENT, UNEST e SERI.
A simbul fedel de 'sti quater agettiv che sventula idealmente sii el "Caminun", gh'è el nom d'un lavuradur, che semper viv, « Gian Battista Bosio » ghe fu l'esaltaziun.
I soo ubbiettiv? EI ben di uperari fà rispettà i diritti de chi fà vita dilra. Decis, ma rispettus cont' i soo avversari che, de la sua lealtà, g'hann semper avii paiira.
E tanta l'è stada, la paiira di "padrun" per i omenn giiist, che anca lii l'hann licenziaa, ma el soo fardèll de esperienz, el v'ha lassaa cunt la parola « Unità » a incitaziun.
Forza lavuradur ! iinivess in de la lotta : Strepèmegh ai « avoltoi » i ultim pènn.
Tant g'hèmm nagott de pèrd a dagh la botta! Cioè... sì! un qualcosa ghè perdumm... i cadènn!!
G. A. RIVATrent'anni passati in fonderia. Sono un vita. Sono giorni e giorni impiegati a creare ricchezza. Quanto ha reso ai padroni della O. M. un operaio che vi ha lavorato 30 anni?
Trent'anni in fonderia. Una h.nga specializzazione ùn lungo e lento stillicidio di energia.
Trent'anni in fonderia. La fabbrica che ti si trasforma ai sotto le dita, che muta, che si sviluppa.
E un giorno ti cambiano il lavoro, 30 anni di esperienza non contano più.
Perchè? ti chiedi. E forse non riesci nemmeno a spingerti avanti nella ricerca dei veri motivi. Ti fermi subito sconcertato a constatare che non è giusto, che non serve a nessuno nè a te nè alla direzione.
Poi il nuovo lavoro non rende, non lo conosci bene come quello che facevi prima, e il gruppo nel quali lavori produce degli scarti Chi è stato?
UN ESEMPIO DEL FALLIMENTO DELLA CLASSE DIRIGENTE ITALIANA
Un campo dove la classe dirigente italiana, il padronato e il governo dimostrano di aver fatto fallimento è quello dei rapporti economici con l'estero.
Questa realtà è facilmente riscontrabile anche esaminando la situazione della produzione O.M. le sue prospettive.
Da un po' di tempo gli operai della nostra fabbrica lamentano una perdita di salario che giunge anche a 20-30 lire all'ora, e ciò in relazione, afferma la direzione, alla mancanza di nuove commesse di lavoro.
Si afferma cioè che non v'è richiesta di auto motrici o di trattori, ad esempio, quando è cosa nota che di questi trumenti della tecnica moderna v'è un gran bisogno non solo nei Paesi che iniziano il processo di industrializzazione, ma anche in Italia.
Il padronato non negherà certo che la linea di sviluppo dell'agricoltura passa attraverso la meccanizzazione: è stato scritto,
detto, proclamato in mille modi da migliaia di autorevoli dirigenti. E del pari nessuno potrà negare l'assoluto bisogno di trattori che v'è nel nostro Mezzogiorno. Eppure la fossati di Genova chiude e la O.M. non ha commesse.
Nessuno potrà negare che un propramma di sviluppo delle strade ferrate continua ad essere una pressante esigenza nell'Italia e centrale e meridionale, eppure l'O.M. non ha commesse in questo senso.
E' addirittura ovvio che in decine di Paesi dellAsia, del Sudamerica, del Medio-Oriente i prodotti che è in grado di fornire l'O.M. sono assolutamente indispensabili. Eppure la nostra ditta non ha commesse.
Cosa occorre per dimostrare il fallimento della classe dirigente italiana e del suo governo che si ostina a negare, ad esempio l'esistenza di un paese come la Cina?
Rivendicando una ampia par-
tecipazione delle classi lavoratrici alla direzione della cosa pubblica, rivendicando una legislatura operaia e un governo delle classi lavoratrici, noi chiediamo che all'incapace classe dirigente italiana si impedisca di proseguire in una politica che, anche nel campo che stiamo esaminando, per superare le proprie difficoltàtà, ricorre solo e sempre al sacrificio dei lavoratori
Rivendichiamo, cioè, non solo il dovere di mantenere e sviluppare rapporti con tutti i Paesi del mondo e in questo modo contribubuire ad edificare la coesistenza pacifica, ma l'utilità di commerciare coi Paesi dell'est europeo, con la Cina popolare. Non vè ragione di proseguire nell'autocastrazione. Solo l'ottusità del padronato italiano e la " cupidigia di servilismo " nei confronti degli USA, hanno reso possibile la politica che si traduce oggi, ad esempio, nella mancanza di commesse all'O. M.
Gli altri fanno quel lavoro da più tempo, sono più esperti, magari sei stato tu. Non ti sembra, sei sicuro di averci messo una grande attenzione, eppure... forse.
Perchè ti hanno cambiato lavoro? Nel TUO lavoro non c'erano scarti. Poi ti agguanta il Capo. Un chiarlissino uomo che viene da Torino. Per lui tu non sei più un operaio con 30 anni di esperienza, sei un peso morto che danneggia l'azienda e i propri compagni di lavoro.
Non è vero, non è così, lo sai bene. I tuoi compagni di lavoro non hanno mai avuto modo di lamentarsi di te ; la ditta ha sempre e solo guadagnato con te. ma il Capo urla che hai sbagliato.
Poi ti chiama uno degli uffici. Ti chiede se vuoi andare in pensione e non capisci se è una forma di rimprovero, se è un consiglio, una proposta o è una prospettiva di prossima attuazione.
C'è qualcuno che può capire che cosa provi? Sei un uomo nel pieno delle sue forze capace di svolgere un lavoro specializzato e ti parlano di lasciare la fabbrica. Hai quattro figli, quattro figli e tano in infermeria, il medico ti
C'è qualcuno che può capire cosa senti in te quando riprendi il lavoro? Le mani che ti hanno servito per tanti anni adesso possono sbagliare, sbagliano.
Il Capo urla, ancora ; quello dell'ufficio ti dice se vuoi andare in pensione. Tu hai quattro figli, quattro figli. Perchè le mani sbagliano? Perchè ti hanno cambiato lavoro? Tu hai quattro figli.
Poi piangi. Poi ti accasci giù, per terra, vicino alla macchina che non è la tua.
Lo saprai poi : i compagni ti portano in infermeria, il medico ti visita, ti cura. Torni a casa.
Chissà se il chiarlissino Capo di Torino ha dei figli. Chissà cosa avrà detto a casa, lui, quella sera. Non so.
Nemmeno so ciò che hai detto tu a tua moglie e ai tuoi figli. So solo quello che ho detto io ai miei.
Ho parlato della lotta degli operai, ho parlato dei momenti difficili, durissimi che viviamo, ho parlato dei « padroni » e dei ro metodi, ho parlato della bontà, dell'amore, della solidarietà che legano coloro che vivono del proprio lavoro senza sfruttare il lavoro degli altri.
Ho parlato anche di coloro che i padroni riducono a strumenti malvagi e ottusi della loro volontà, ma sono riuscito a parlare senza odio, perchè mio figlio, come tutti i bambini, era curioso di sapere « come va a finire ».
Gli ho detto come andrà a finire. I nostri sacrifici, le nostre lotte, creeranno, stanno già creando, un mondo migliore una società senza sfruttati e senza sfruttatori.
Il quadrante della politica internazionale registra parecchi elementi di grande importanza per la pace.
La installazione di basi per missili in Italia, il problema della cessazione degli esperimenti atomici, sono gli argomenti che voglamo considerare per contribuire, con una azione propagandistica e di mobilitazione dell'opinione pubblica, a dare ad essi una positiva soluzione.
Linstallazione di basi per missili in Italia, dopo le molteplici promesse, dopo i solenni impegni a non trasformare il nostro Paese in una base militare straniera, promesse e impegni presi, confermati da tutti gli esponenti governativi da Fanfani a Zoli a Saragat a Pella il quale ultimo ancora nel maggio di quest'anno riconfermava che « nessun impegno militare di questa natura è stato assunto », è in realtà un fatto compiuto.
Il governo afferma che le basi per missili, i missili atomici, sono una necessità per la difesa del nostro territorio. Si inquadrano cioè, e questa è la realtà, in una politica che si basa esclusivamente sulla corsa al riarmo, sulla minaccia atomica e non sulla trattativa e la collaborazione con tutti i Paesi.
E' ancora la politica della pace all'ombra delle baionette di infausta mussoliniana memoria. E' la politica « sull'orlo dell'abisso » di Foster Dulles.
Siamo vincolati a decisioni di questo genere, dicono Fanfani e Saragat dalla alleanza atlantica. Noi lavoratori rispondiamo che, a parte il fatto che il patto atlantico l'hanno voluto proprio loro e non noi, ci sono diversi Paesi atlantici quanto noi, che i missili atomici non li vogliono.
Nessuna alleanza dovrebbe convincerci della utilità di fare da bersaglio ad una inevitabile rappresaglia atomica, quando i missili che abbiamo installato dovessero venire utilizzati. In realtà siamo il primo Paese del Patto atlantico che installi le basi per missili.
E siamo il Paese che ha ricevuto ben precise e vantaggiose offerte per fare un'altra politica senza uscire dall'alleanza atlantica.
Non avere i missili in Italia avrebbe voluto dire non avere missili in Albania; partecipare ad una fascia di stati disatomizzati avrebbe voluto dire non dotare di armi corrispondenti l'Albania, la Polonia, la Germania Est, la Cecoslovacchia.
Queste le estremamente concrete e vantaggiose proposte, che ci sono state fatte.
Ma il nostro governo le ha respinte. La decisione di installare missili in Italia provocherà, probabilmente, una analoga decisio. ne nei Paesi che si sentono, e sono, minacciati. E continuerà così la spirale del riarmo, la corsa alla distruzione atomica.
I lavoratori dell'O. M. come tutti i lavoratori non hanno
niente da guadagnare da questa politica, hanno tutto da perdere. Perchè questa politica vuol dire progressiva militarizzazione dell'economia, vuol dire maggiori profitti per gli industriali e peg giori salari per gli operai, vuol dire peggiorare l'intera economia nazionale che non può sostenere il peso della politica di preparazione alla guerra.
Ma, ci si obietta, i missili impediranno lo scatenarsi del conflitto perchè tutti gli Stati avranno paura e nessuno vorrà dare inizio alla distruzione dell'umanità.
In effetti la politica di forza non serve più, l'hanno dimostrato e l'Egitto che senza missile alcuno ha potuto, grazie alla solidarietà del campo socialista e dei popoli tutti, respingere l'aggressore, l'ha dimostrato, e il Libano e l'Irak' e l'Indonesia contro i quali l'imperialismo non ha potu. to realizzare i propri disegni.
, Ma a parte questo, se uno di quegli aviatori americani, perennemente in volo coi loro apparecchi carichi di bombe atomiche dovesse, per un qualsiasi banale errore, non accorgersi che deve tornare alla sua base di partenza e proseguisse il volo verso l'obiettivo che da anni gli è stato assegnato, che conosce a menadito e scaricasse il suo carico di morte, in questo caso, purtroppo possibilissimo a cosa servirebbero le nostre basi?
A che cosa se non a lanciare atomiche sul * nemico sovietico-»?
E a che cosa se non a ricevere quella che sarebbe una certamente terrificante risposta sovietica?
A questa politica noi contrapponiamo una tenace azione in difesa della pace. 'Ci battiamo e chiamiamo a battersi un sempre maggior numero di uomini e donne per affèrmare il principio che ogni controversia va risolta col metodo delle trattative e non con la forza. Ci battiamo per il disarmo e, in primo luogo, per la sospensione definitiva degli esperimenti con armi atomiche.
A Ginevra gli scienziati e i diplomatici che stanno trattando debbono sapere che nessun gioco di parole potrà mai coprire un fallimento della conferenza. Essa deve non solo dimostrare che è possibile sospendere e controllare la sospensione delle esplosioni atomiche, ma che è indispensabile concordare la definitiva eliminazione del pericolo di distruzoine atomica e radioattiva iniziando una politica di disarmo effettivo e controllato.
Riportiamo i risultati delle elezioni, per le Commi[sioni Interne di alcune fabbriche, svolte in questo ultimo periodo.
MILANO
Falck
Operai e impiegati .
Trafilerie e Laminatoi
Operai
Impiegati . . .
Angeletti e Ciucani
Operai
Impiegati .
Siri Chamon
Operai . •
Impiegati •
Galleni
Operai . ••
Impiegati . .
Dell'Orto
Operai
Impiegati
Gazioli
Operai
Impiegati . .
Officine Galileo
Operai
Impiegati •
Tonolli
Operai
Impiegati •
LA SPEZIA
Cantiere Ansaldo
Operai
Impiegati
LECCO
Ditta Badoni
Operai
Impiegati
AOSTA
Acciaierie Cogne
Operai , Impiegati
GENOVA Ansaldo Fossati:
La Fiom è passata rispetto allo scorso anno dal 74 per cento al 75,4 per cento fra gli operai e dal 27,3 per cento al 34,2 per cento fra gli impiegati.
VENEZIA Sava Alluminio Fiom 489 - Cisl 102
Operai
Rispetto allo scorso anno i voti della Fiom sono passati dal 75,8 per cento all'81,7 per cento e quelli della Cisl dal 24 per cento al 17 per cento. Gli impiegati non hanno votato.
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