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Milano dodici15

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milano/dodici Carnia - Cimiano - Feltre - Lambrate - Ortica

26 giugno 1982 - L. 400

Pubblicazione mensile - Anno 111/n. 6-7 - sped. in abb. post. gr. III (70%)

Scala mobile e contratti: scontro politico

Tornano in piazza i lavoratori — di Silvano Campioni — della Camera del Lavoro di Lambra te Quella in corso è sicuramente tra le più difficili, e allo stesso tempo più importanti, stagioni contrattuali degli ultimi anni, soprattutto se si considera la situazione di grave crisi economica strutturale in cui versa il paese e il pesante attaco che il padronato a tutti i livelli sta portando al movimento dei lavoratori nel suo complesso. Questa manovra risponde all'esigenza eterna dél padronato di far pagare la crisi ai lavoratori ed ha raggiunto il suo zenith con la provocatoria disdetta dell'accordo sul punto unico di contingenza. Il fine della Confindustria è chiaro: si vogliono scaricare sui lavoratori e sul sindacato responsabilità che non sono loro e mirare a recuperare potere contrattuale, obbligando il sindacato a lasciare sul terreno anni di lotte e di conquiste legittime. Lo scontro è politico e sarà probabilmente molto duro, anche se la capacità di lotta e di mobilitazione dei lavoratori la dicono lunga sulla loro volontà di non farsi trascinare a discutere di scala mobile o contratti mettendo l'una in alternativa agli altri. In questo contesto va rimarcata la grave latitanza del Governo, che fornisce così spiragli e avvalli politici molto pericolosi ai cosiddetti "Falchi" della Confindustria.

Se a tutto questo aggiungiamo che la tanto decantata diminuzione del tasso di inflazione è solo il frutto di una politica recessiva che costa migliaia di posti di lavoro in meno, abbiamo un quadro per lo meno drammatico della situazione italiana. È lampante che piattaforme contrattuali varate in una fase come questa devono essere in grado da un lato di dare strumenti adeguati per governare le massicce ristrutturazioni in atto nelle aziende e rispondere a problemi di produttività e di innovazione tecnologiche, dall'altra di soddisfare legittime aspirazioni dei lavoratori individuando a questo proposito delle priorità assolute: difesa dell'occupazione e recupero del potere d'acquisto del salario reale. Le piattaforme denotano sulla base di questi criteri coerenza e rigorosità anche se appare chiaro che non sarà uno scontro giocato su qualche soldo in più o in meno. Nel dettaglio si cerca di dare un'efficace risposta ai problemi occupazionali, determinando una politica di investimenti finalizzata ad un progetto di reindustrializzazione del Mezzogiorno e attraverso una manovra di riduzione di orario che sta suscitando soprattutto tra i chimici un animato dibattito. Infatti mentre si riconosce alla riduzione articolata per realtà una validità per governa-

Ho sognato il Parco, non solo i laghetti — di Sauro Sagradini — Dare sfogo alla propria fantasia non e peccato grave, anche se l'età che ci portiamo addosso consiglierebbe una triste saggezza, noi, in ogni caso, preferiamo continuare a rischiare l'utopia. Lasciatevi perciò prendere per mano e, tra albero e albero, seguiteci con pazienza in queste nostre fantasticherie sul Parco Lambro. Poi forse il vostro discutere sulle discariche (che brutto termine usano i tecnici per chiamare due laghetti! Bisognerà stargli appresso altrimenti il Lambro, che pur sempre è fiume, da loro, sarà subnominato a fogna), il vostro discutere, dicevamo, sui laghetti del Parco Lambro diverrà più accorato e l'urlo più forte si farà ascoltare dai milanesi tutti, comprese le autorità. E questa è la nostra prima speranza, mentre stendiamo queste note. Del resto, ci diciamo, in quindici anni che viviamo a Lambrate, sul Parco di timidi mormorii, di insoddisfazioni bisbigliate ne abbiamo sentite tante, da tanti e da sempre. Tutto sembrava spegnersi sotto il peso che una questione del genere riguarda i ben più vasti interessi delle grandi città. E così tutto, per anni, è rimasto sotto terra. Ora, per una semplice questione di laghetti, ha preso voce e noi ci stiamo augurando che assurga a canto spiegato, a coro squillante che svegli e metta al lavoro il buon amministratore (continua a pag. 8)

Lambro vuoi dire Mediterraneo — di Ernesto Sada — Dobbiamo essere più che soddisfatti di quanto abbiamo iniziato come Comitato promotore della "Battagliera" con la raccolta delle prime 180 firme contro la trasformazione dei laghetti del Parco Lambro in discarica. È da anni che si chiedeva di immettere acqua dell'Adda nella falda freatica per i pozzi dell'acquedotto milanese attraverso i "laghetti" (che poi laghetti non sono, ma più esattamente un "tipo ideale di impianto tecnico e paesaggistico di recupero delle acque piovane per alimentare la sete di Milano"), ma senza risultato alcuno, malgrado le richieste fatte proprie dal decentramento (Consigli di zona) e le lettere aperte agli assessori (Ecologia) anche attraverso la stampa. Risultato: zero. (continua a pag. 8)

re processi di ristrutturazione e quindi dare risposte immediate a problemi di utilizzo flessibile della manodopera e di produttività, appare senz'altro meno automatico il rapporto tra riduzione generalizzata e occupazione. Per quanto riguarda il salario si pone con convinzione la richiesta differenziata per livello, da una parte per coprire effetti diversi che l'inflazione ha avuto sugli stipendi e dall'altra per retribuire le effettive differenze di professionalità già esistenti o che si determinano attraverso le modifiche di organizzazione del lavoro. L'appuntamento è adesso per tutti i momenti di lotta che verranno e che permetteranno attraverso la mobilitazione dei lavoratori di all'atteggiamento contrapporsi provocatorio della Confindustria, di ribadire che le piattaforme vanno discusse senza pregiudiziali e che va quindi ritirata la disdetta della scala mobile. È logico però che lo scontro è su due fronti, perchè va ricordato che qualsiasi contratto per buono che sia, ha bisogno di una politica economica seria che vada verso una ripresa industriale e di sviluppo che affronti seriamente l'inflazione. In sostanza qualcosa di molto diverso da quello che l'attuale Governo sembra avere la volontà di fare.

Nè adesso nè in futuro armamenti nucleari

Consegnate in Comune le prime 2000 firme Erode è tornato in Galilea Immagini tragiche ci giungono dal Libano. Fra le altre quella di hambini. fra i cumuli di macerie in cui sono ridotti i campi dei profughi palestinesi. che alzano piccole bandierine bianche all'avanzare dei carri armati israeliani. Ci siamo indignati di fronte al "golpe" polacco. alle stragi in Salvador. alla guerra per le FalklandMalvine. Ma cosa sono quegli avvenimenti di fronte al genocidio di un popolo? Cacciati dalla loro terra, i palestinesi vengono oggi inseguiti nei campi profughi, casa per casa: contro di essi vengono scaricate tonnellate di bombe per terrorizzarli, per disperderli. annientarli. Per risolvere il problema palestinese eliminando il popolo palestinese. L'hanno chiamata operazione "pace in Galilea".

Superate le prime duemila firme il Comitato per la pace ha deciso di cominciare a trasmetterle al Consiglio di zona e a quello comunale. La raccolta di firme perchè gli Enti locali (zona, Comune e Provincia) dichiarino la zona di loro competenza non disposta "nè adesso nè mai" ad ospitare armamenti nucleari non si ferma però con queste prime firme. L'obiettivo è raccoglierne ancora. La situazione nelle fabbriche — apertura della vertenza contrattuale e disdetta da parte della Confindustria della "scala mobile" — hanno fatto sì che fino ad ora solo in pochi posti di lavoro è stato possibile far girare la petizione (Rizzoli, Gorla Siama, Faema). Più capillare è stata invece la raccolta nei quartieri Lambrate e Ortica, grazie soprattutto all'iniziativa delle Acli di via dei Canzi e alle dueˆ feste dell'Unità di via Rombon e via Pitteri. Nel frattempo altri Enti locali hanno fatto dichiarazioni analoghe a quella chiesta dal Comitato; poche settimane fa è stata la volta-del Consiglio comunale di Bologna.

ACLI: "ma quella è la nostra proposta" a pag. 3

Tempo di feste, tempo di incontri a pag. 5


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