Consiglio di Fabbrica della Fit - Ferrotubi -
giugno '78
LE TESI DEL SINDACATO E' da ritenersi, che i rischi incombenti di peggioramento della situazione, in termini di occupazione e di reddito reale dei lavoratori, devono essere scongiurati con una decisa volontà, nell'affrontare i principali problemi di scelta nella politica economica. Le lotte che abbiamo portato avanti in questi ultimi periodi, in particolare quelle sul piano generale e •aziendale, indicano quale grossa insoddisfazione e preoccupazione esiste fra la classe lavoratrice. Gli obiettivi principali che sono presenti nelle nostre rivendicazioni, sono quelli di andare verso la piena occupazione della forza lavoro, in particolare il recupero di grosse sacche di disoccupazione nel mezzogiorno, tra i giovani e le donne. Per realizzare tali obiettivi, occorre determinare le condizioni per una reale ripresa produttiva ben più elevata e stabile di quella realizzata negli ultimi anni. Bisogna spingere per incentivare il tasso di produzione e degli investimenti e dare quindi risposte concrete al crescente numero di giovani che si affacciano al mercato del lavoro, altrimenti si rischierebbe di rendere insopportabile il problema della disoccupazione e di privare questo potenziale produttivo dì ogni possibilità innovativa e di crescita economica, creando anche momenti di confusione, di degenerazione e di ribellione sul piano sociale e politico. In questo caso dobbiamo sempre costruire dei momenti che si aggancino coerentemente con la politica sindacale emersa in particolare dalla assemblea dell'EUR, cogliendo gli elementi di novità in atto nel paese e utilizzando le prossime scadenze contrattuali come momento di realizzazione di aspetti qualificanti, in materia di sviluppi settoriali, di politica per l'occupazione giovanile, e di perequazione salariale. C alandoci all'interno della fabbrica, non si può non valutare l'ultimo accordo raggiunto e vederlo per i suoi contenuti, per il travaglio che ha su-
bìto e per le prospettive che andiamo a creare, nel senso di una nostra maggiore possibilità nell'affrontare e risolvere i punti principali che nell'accordo sono previsti, ma non dati per acquisiti in modo definitivo. E' però da ritenere che siamo usciti (e bisognerà rimanerci) da una spirale che ci ha bloccati con non poche difficoltà, relegandosi ad un ruolo difensivo nei confronti della direzione e creando così un rallentamento nella nostra capacità di iniziative nell'affrontare le questioni. Ora si tratta, partendo da questi risultati raggiunti, mantenere intatto il potenziale che abbiamo costruito nelle discussioni attraverso le assemblee (le quali ci hanno permesso con maggiore concretezza di individuare le vie obbligate che la fabbrica deve percorrere) di saper sfruttare questi momenti ed adoperarli come un trampolino di lancio per il ruolo che abbiamo assunto, proiettandoci con capacità di iniziativa nella gestione di questo accordo. Pur con tutte le difficoltà e carenze, va anche detto che siamo riusciti a mantenere valide le nostre posizioni, a mantenere intatto il nostro potenziale di contrattazione e di lotta e, sosoprattutto, a sconfiggere il tentativo della direzione di ridurre ulteriormente i posti di lavoro e costringendo la stessa a riaffermare le scelte di sviluppo produttivo verso la specializzazione del prodotto. Dobbiamo però impegnarci nell'accrescere la fiducia in noi stessi, considerare questo accordo come qualcosa di nostro e muoverci per applicarlo fino in fondo, altrimenti creeremmo degli spazi entro i quali la direzione cercherà di entrare, ponendoci nuovi problemi, magari strumentali, ma nell'intento di vanificare I' applicazione dei contenuti previsti. In questo senso, già si colgono le prime avvisaglie, da parte della direzione che mira a spostare l'asse del confronto su nuove richieste (recupero turni persi sulla produzione, al sa-
bato), prima ancora di aver applicato nei tempi previsti, le soluzioni concordate recentemente per quanto riguarda gli interventi sulle macchine di produzione e per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro, come momenti di reale recupero della produttività e competitività della fabbrica. Comunque non intendiamo estraniarci dai problemi, se questi sono reali, ma bisogna, parimenti, uscire dalla logica di affrontare le cose giorno per giorno, ma collocarle in una visione più ampia, legandole alle esigenze dei piani produttivi In un'ottica di garanzia di quelle che Sono le aspettative dei lavoratori, previste negli accordi. Quindi dobbiamo prendere posizione se la direzione intende perseguire questa strada del ricatto, ricollegare i lavoratori sul piano della mobilitazione, chiedere soluzioni immediate ai problemi che diventano sempre più urgenti (turn-over. organizzazione del magazzino spedizioni, sviluppo reparto trafila) e dimostrare che gli obiettivi sui quali ci siamo già battuti non intendiamo farli diventare delle generiche affermazioni, ma dei punti sui quali costruire le nostre iniziative. Nell'ambito delle iniziative per dare concretezza ai nostri obiettivi, grande importanza deve assumere il ruolo dell'organimo sindacale, nelle sue branche di attività. Le commissioni di lavoro esistenti, devono appropriarsi di un ruolo operativo, per contribuire a rendere più agevole e positiva la risoluzione delle questioni aperte. Devono diventare momenti di partecipazione dei delegati e di responsabilizzazione alla vita politica in fabbrica. Siamo in una fase delicata, nei confronti dei lavoratori, che non può consentire momenti di smarrimento o di rincorsa a spinte individuali, ma dobbiamo ricercare un terreno comune di impegno, sulle cose che contano e dimostrare nel concreto che si fanno passi in avanti negli interessi della fabbrica. IL C.d.F.