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Anno V - Nuova serie - N. 5 - Aprile 1978 - L. 300
In difesa dello stato democratico
GLI ABITANTI DELLA ZONA
Uno su sette è milanese Nel corso degli ultimi cento anni la città di Milano, come è noto, è stata interessata da importanti fenomeni migratori. Poco più di quaranta cittadini su cento sono nati a Milano; di essi molti sono figli di immigrati. Secondo calcoli attendibili, la proporzione dei milanesi che hanno (o hanno avuto) entrambi i nonni "nati a Milano" non supera il 15% de:la popolazione. Vi sono state quattro grandi ondate immigratorie. La prima, in ordine di tempo, si è verificata tra il 1886 ed il 1889; essa comprendeva, per lo più, popolazioni provenienti dalle zone rurali della bassa padana e dalle regioni montane dell'alta Lombardia. Si trattava, in larga misura, di lavoratori addetti all'edilizia e ad attività manuali connesse con la trasformazione dell'assetto urbano milanese. Poi, tra il 1905 e il 1916, in conseguenza dell'espansione del settore industriale, si è determinato un forte afflusso di manodopera proveniente, in gran parte, dal Veneto e dall'Emilia. Nel decennio 1926 - 1936, in seguito alla chiusura delle tradizionali vie di emigrazione transoceanica e alla crisi legata alla grande depressione, sono apparsi a Milano i primi consistenti nuclei di immigrati meridionali. Infine, in anni a noi più vicini, tra il 1959 e il 1962, il boom economico ha richiamato nella nostra città grandi masse di lavoratori dalle regioni più povere del Paese. Le ondate immigratorie hanno coinciso (con la parziale eccezione di quella prodottasi negli anni "30", con periodi di grande espansione dell'economia cittadina. La struttura produttiva milanese ha tratto enor-
mi vantaggi dalla possibilità, che le era offerta, di utilizzare masse cospicue di giovani lavoratori al cui sostentamento avevano provveduto negli anni improduttivi le comunità d'origine. È dunque vero che lo sviluppo di Milano non sarebbe stato così rapido e intenso senza l'apporto degli immigrati. D'altro canto, tale sviluppo, che non trovava sostegno in una razionale programmazione d'interventi, assumeva sovente l'aspetto di uno sfruttamento indiscriminato della manodopera a buon mercato reperibile nelle zone sotto - sviluppate del Paese e si traduceva in un disordine urbanistico suscettibile di pregiudicare gravemente le possibilità di integrazione e di maturazione culturale delle classi lavoratrici. I costi sociali del caotico sviluppo della città sono stati, in altri termini, troppo onerosi sia per i vecchi residenti che per i nuovi arrivati. Ma l'immigrato non è mai stato respinto o isolato, nè è stato costretto, com'è accaduto in altre città, a vivere in comunità costituite esclusivamente da conterranei. A motivo della sua stessa struttura economico produttiva, la metropoli si è "aperta" ai suoi nuovi cittadini, ne ha rapidamente assimilato modi di vita e caratteristiche culturali. I lavoratori immigrati hanno introdotto nel movimento di classe i grandi temi del raccordo tra aree industriali e zone sottosviluppate, tra nord e sud. In questo quadro interpretativo, si colloca l'analisi della struttura etnico - culturale della popolazione della nostra zona.
Regione di nascita
Zona 2 Milano
Piemonte Valle d'Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna
3,05 0,04 58,07 0,73 5,23 1,68 1,13 4,99
2,43 0,03 59,98 0,61 5,05 1,57 1,01 4,56
TOT. ITALIA SETT. Toscana Umbria Marche Lazio
74,92
75,24
2,11 0,42 0,88 1,23 4,64 0,76 0,23 3,07 5,32 0,62 2,06
1,78 0,33 0,82 1,05 3,98
TOT. ITALIA CENTR. Abruzzi Molise Campania Puglia Basilicata Calabria TOT. ITALIA MERID. Sicilia Sardegna TOT. ITALIA INSUL. Estero
Alessandro Buzzi Donato (segue in ultima)
12,06 4,04 0,96 5,00 3,38
0,68 0,25 2,90 6,55 0,72 1,89 12,99 3,71 0,96 4,67 3,12
Nel grave momento che il oggi, con estremo rigore, gli Paese attraversa, si registra- interessi generali della colno con allarme prese di po- lettività nazionale. sizione di uomini politici. di A questi principi si sono intellettuali, di professionisti, che rivelano una inammissi- richiamati con risolutezza i bile incertezza su questioni partiti dell'arco costituzionavitali per la sopravvivenza le, e tra essi con uguale e l'avvenire della democrazia fermezza la DC, nonostante le angosciose difficoltà della sua italiana. Il dramma umano dell'un. posizione. A questi principi i Moro è presente alla coscien- partiti dell'arco costituzionale devono continuare a rimaneza di noi tutti, ed è di noi re fedeli, se non vogliono tutti l'auspicio per la sua liberazione. questi sentimenti tradire la loro funzione di difesa intransigente delle istinon possono e non debbono oscurare il dovere, doloroso tuzioni e delle leggi dello Stato democratico. Non si tratta ma non eludibile, di tutelare
di difendere un'astratta dignità, ma di assicurare che non vengano concesse neanche indirettamente garanzie di impunità o legittimazioni o riconoscimenti a coloro che già tanto sangue hanno fatto e ancora seguitano a far scorrere. E non M tratta nemmeno di rimaner sordi alle voci che invocano umanità, ma di impedire che bande di terroristi sanguinari si erigano a contropotere di fronte alla Repubblica democratica, Solo uno Stato che 'non venga meno ai tuoi principi e ai suoi liberi ordinamenti è in condizione di assicurare, in modo efficace. le basi prime della convivenza civile e sociale. contro gli spettri della guerra civile che è evocata dai terroristi e che viene di fatto avallata da ogni irresponsabile cedimento.
in questo numero Dove andare a scuola? pag. 2 Greco: operazione verde pag. 3 Speculazione: via Ressi e dintorni pag. 3 Cronaca fotografica del 25 Aprile 1945 nella zona 2 pagg. 4-5 Scuole superiori: dove va il "movimento"? pag. 6 Maggio buffo al Teatro Verdi
pag. 7
SCUOLE MATERNE IN AGITAZIONE
Asilo selvaggio Giorni di tensione e nervosismo nelle scuole materne comunali di tutta la città e della nostra zona: ogni giorno, dalla materna di via Arbe a quella di Porta Nuova, e così in tutte le altre, abbiamo assistito a scene inconsuete. In alcune scuole, tra il comprensibile disorientamento dei bambini (da tre a sei anni), tutti gli orari, ingresso, uscita, refezione, sono stati sconvolti. Abbiamo visto padri in tuta blu accompagnare i figlioletti ad ore assurde, alle 9 e 30 del mattino, o riprenderli all'ora della "pappa" per portarli in fretta e furia in fabbrica a mangiare in mensa e poi riportarli indietro per tempo. Oppure vecchie zie e vicine di casa recuperate per l'emergenza impegnate a decifrare comunicati oscuri (e a volte minacciosi) affissi sulle porte d'ingresso. Tutto è cominciato la mattina dell'i 1 aprile: un gruppo di educatrici con l'avallo del Sindacato CISL - enti locali ma senza quello della Federazione Unitaria, ha proclamato una serie di scioperi articolati in alcune ore ogni giorno per ben due settimane. I motivi, che abbiamo letto sui comunicati, si rifanno in generale ai problemi delle scuole materne: sovraffollamento, qualificazione del servizio, attività integrative e didattiche, inserimento handicappati. Parlando però con i genitori veniva fuori un fatto molto più preciso. L'Amministrazione Comunale per i 12.000 bambini presenti in città a luglio, ha deciso di adibire le educatrici anche al servizio "estivo" (con turni di circa 10 giorni ciascuna) e non assumere per l'occasione personale precario non specializzato come è avvenuto in passato. Un genitore particolarmente informato ci chiariva poi che questi dieci giorni in più porteranno le educatrici a lavorare circa 200 giorni in tutto l'anno perchè oltre al normale mese di ferie di tutti i lavoratori degli enti locali, le educatrici hanno sempre beneficiato di un mese in più, oltre ai
'ponti" scolastici di Natale e Palqua, le feste abolite e i due giorni a disposizione del Provveditore. "Vero è che si tratta di un lavoro del tutto particolare e delicato" affermava in via Fara una giovane madre, "ma l'orario è di 30 ore settimanali e quasi mai i bambini sono tutti presenti. Noi genitori siamo disposti a discutere tutti questi temi di riforma e miglioramento del servizio, sia per le educatrici delle materne sia per i nostri figli. Però tirare fuori ora queste motivazioni, solo per far fumo negli occhi e difendere il "luglio", ci sembra scorretto e strumentale". Il personale docente delle scuole materne però rifiuta questa interpretazione di questa
agitazione. Il luglio è solo una goccia che ha fatto traboccare il vaso hanno scritto in un manifesto affisso in tutte le scuole. Il disagio della categoria è profondo e comprensibile, le carenze e le insufficienze nella scuola italiana, non solo in questo settore, sono note nella loro gravità. Si tratta di vedere se questo tipo di lotta contribuisce a risolvere i gravi problemi della scuola o non rischia di creare divisione tra i lavoratori scatenando una sorta di 'guerra tra poveri': per tentare di salvare e rinnovare la scuola è necessario un impegno comune di lavoratori e cittadini teso a individuare la soluzione che garantiscano un servizio efficiente e qualificato. Luigi Tomasso