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CGE sindacale23

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c. g. e. sindacale

giugno 1976 a cura del Coordinamento unitario del gruppo CGE

CONTRATTO: UN'AVANZATA VERSO NUOVE RESPONSABILITA'

La lotta ha respinto gli attacchi padronali e ha difeso il ruolo del Sindacato - sta ora ai lavoratori impadronirsi del contratto per imporre una diversa gestione della crisi

La polemica sui presunti attentati alla libertà imprenditoriale, le pregiudiziali sugli aumenti salariali, sull'assenteismo e la contrattazione articolata sono state le direttrici dell'attacco padronale durante la recente lotta contrattuale. Lo scopo era quello di battere il sindacato per costringerlo a tornare a una contrattazione ridimensionata negli obiettivi e subordinata alle esigenze dei padroni.

Da anni questi sono elementi naturali » di contorno di ogni nostra lotta, ma nessuno può oggi affermare che sia stato altrettanto naturale » il fatto che questo pro-

getto anti operaio non sia passato. Cosi come non è passato il tentativo di esasperazione dello scontro per creare contrapposizioni tra occupati e disoccupati. Il movimento ha saputo invece mantenersi unito e ha terminato la lotta in crescendo nonostante l'aggravarsi della crisi economica e dello scioglimento anticipato delle Camere. Di questo va dato atto alla maturità dei lavoratori, ma anche alla capacità di direzione dimostrata dai consigli di fabbrica, e non solo sul piano organizzativo, che ha consentito ií superamento delle difficoltà di mobilitazione iniziali.

UN CONTRATTO DA CONSOLIDARE

Le assemblee di fabbrica, oltre alle valutazioni nel merito dei singoli obiettivi raggiunti che non stiamo a riprendere, hanno fatto emergere il carattere nuovo di questo contratto, sottolineando giustamente le prospettive e anche le difficoltà che si presentano alla gestione dell'accordo.

E' un sintomo della consapevolezza, a volte anche solo embrionale, delle nuove responsabilità che ci attendono. Questo contratto giunCONTINUA IN Its

ge a chiudere una stagione di lotte eccezionale per intensità, durata e qualità e la nuova fase che si apre pretenderà un sempre più coerente impegno per concretizzare la strategia di riforma impostata dal sindacato.

In altre parole, è chiaro che questo contratto non è di per sè una di quelle conquiste che Gramsci chiamava le « casamatte « del contropotere operaio e popolare, ma, più realisticamente, rappresenta le fondamento su cui costruire questa casamatta. Si pone allora il solito quesito di come utilizzare questo nuovo strumento di partecipazione.

Molto dipenderà dalla capacità di iniziativa dei consigli di fabbrica, a cominciare dal coinvolgimento di quelle fasce di lavoratori che hanno vissuto la lotta stando ai margini (per non dire che l'hanno subita) e che quindi non vedono come poter gestire il contratto.

Fuori della fabbrica sarà poi importante la struttura che il sindacato saprà costruire soprattutto per coinvolgere direttamente le fabbriche più piccole che non devono certo essere tagliate fuori, ad esempio, dalla contrattazione .Sugli investimenti. Un contributo i'ondamentale può venire dai lavoratori delle fabbriche più grandi nella misura in cui questi sapranno rinsaldare l'unità con i lavoratori delle unità più piccole e con gli strati emarginati affrontando la ge-

stione del controllo sugli appalti, il decentramento e il lavoro a domicilio. Naturalmente senza dimenticare che il tema dell'organizzazione del lavoro all'interno della fabbrica è un terreno sul quale siamo ben lungi dall'aver esaurito la nostra iniziativa.

LA LOTTA

ALL'INFLAZIONE

I sintomi di una ripresa accelerata dell'inflazione ci dicono che questo sarà uno dei problemi prioritari da affrontare nei prossimi mesi ed è pacifico che sarà una battaglia dura.

E' altrettanto pacifico che gli esiti di questa battaglia dipendono fortemente dalla situazione politica e dalle volontà che questa è in grado di esprimere ed attuare. A chi oggi parla in termini generici di programmazione economica dobbiamo essere in grado di contrapporre una programmazione dal basso, che parta cioè dalle esigenze popolari e che si realizzi con la partecipazione del movimento dei lavoratori. In questo ambito va collegata la gestione dei contratti. Come movimento sindacale dovremo però porci con estrema chiarezza rispetto agli obiettivi centrali dell'occupazione e degli investimenti soprattutto per quanto riguarda quantità e tempi di realizzazione.

E creando a tutti i livelli, anche di fabbrica, gli strumenti per controllare e verificare i risultati.

LA NOSTRA FORZA PER L'UNITA'

Questi compiti rilanciano automaticamente l'esigenza dell'unità organica di tutto il movimento. Con la lotta contrattuale conclusa da poco abbiamo dimostrato di aver raggiunto un livello di unità molto grande. Questa unità nella diversità delle posizioni ci ha consentito di mantenere una direzione corretta alla lotta e di chiudere positivamente la vertenza.

I Consigli Generali della FLM tenuti due giorni prima dell'inizio dell'estenuante tornata di trattativa sono divenuti un punto di riferimento di come praticare l'unità a diretto contatto con i consigli dí fabbrica. E' anche sorto al nostro interno una sorta di rammarico in quanto l'assemblea nazionale del metalmeccanici è giunta forse troppo tardi per portare un contributo alla conclusione di altri contratti. Si tratta allora di impedire che questa nostra forza, questo nostro patrimonio unitario resti solamente all'interno della nostra categoria. Noi pensiamo invece che si debba accentuare il nostro contributo alla battaglia per l'unità, per la costruzione del sindacato dei consigli.

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IN CILE IL GOLPE INFURIA E INFURIANO ANCHE LE CONSEGUENZE PER LE MASSE POPOLARI:

DISOCCUPAZIONE, SUPERSFRUTTAMENTO, AUMENTO DEI PREZZI

Una

testimonianza di una compagna cilena che lavora nel nostro gruppo

Le condizioni di vita delle masse

Secondo dati ufficiali nel settembre '75 la disoccupazione in Cile era del 16,8"/o il che si traduce in 600.000 senza lavoro. Complessivamente quindi si può calcolare che circa 1 milione e 900 mila cileni non hanno entrate salariali mensili.

Questo consente ai padroni di ridurre i salari agli occupati accumulando enormi profitti con il supersfruttamento della manodopera, cosa che è legalizzata dal piano governativo per a l' impiego provvisorio » che prevede la stipulazione di contratti di durata di 30 giorni (rinnovabile fino a 90) con salari inferiori ai minimi stabiliti e senza alcun diritto all'assistenza medica, sociale.

In un documento del Partito Socialista giunto dal Cile sono elencate le condizioni in cui versano i singoli settori produttivi: il settore delle costruzioni è inutilizzato al 70%; al 90% le opere pubbliche; al 60% le miniere; il commercio al 30%; l'industria al 30%; trasporti al 40%; salute e educazione al 26%. Sono dati confermati anche da fallii ,dustriali e

sindacali.

Il 21 % della popolazione vive in condizioni di estrema povertà e un terzo percepisce un salario equivalente a 30 mila lire mensili. Secondo i dati pubblicati dal « Servizio nazionale dell'impiego » nel 36% delle industrie si è registrato un calo dei livelli occupazionali, mentre per il 50% si parla genericamente di mantenimento dei vecchi livelli di occupazione.

A tutto questo va aggiunto l'inflazione e la svalutazione del 90% del potere di acquisto dei salari. E' evidente che questa politica di supersfruttamento e di miseria si regge con i fucili e la repressione più spietata contro ogni « apertura » sia pur minima che desiderano anche i settori della borghesia che mirano ad offrirsi come alternativa al disastroso « sviluppo » causato dalla dittatura di Pinochet. La situazione politica ed economica

Pinochet ed il suo ineffabile superministro Eduas si dichiarano molto soddisfatti della politica economica attuata. Secondo loro infatti il carovita ha rallentato la sua crescita e il Cile è « più indipendente che mai » e si è riguadagnato la fiducia del mercato internazionale.

In effetti, esaminando i dati ufficiali, il carovita è aumentato del 34% nel 75 rispetto al 375°/o di aumento registrato nel '74. Questo è stato ottenuto riducendo il deficit dei pagamenti statali ed è in questa operazione che è emersa pienamente la natura di classe della giunta al potere.

E' risaputo che due sono i sistemi per ridurre il deficit dello stato: o si riduce la spesa pubblica o si aumentano le entrate, cioè le tasse. Stante la situazione produttiva e occupazionale illustrata è chiaro che aumentare le entrate

significa tassare le rendite e i profitti. Questo avrebbe comportato per la giunta andare contro gli interessi delle classi che l'hanno voluta e che la sostengono. Infatti Pinochet ha scelto la strada della riduzione della spesa pubblica che non contrasta con gli interessi del capitale speculativo e monopolistico, in quanto questa scelta si traduce nella riduzione drastica di tutti i servizi sociali: trasporti, sanità, educazione, edilizia.

Prezzi che ricadono dunque sulle classi più povere e aprono nuove strade alla speculazione privata anche nel settore pubblico.

La repressione

Pinochet ha dichiarato che sarebbe disposto a concedere l'amnistia a 160 prigionieri politici. La realtà ufficiale dichiara l'esistenza di 1398 processati, 2117 già condannati e 494 arrestati per reati politici.

Nessun dato ufficiale circa gli « spariti ». Pinochet ha detto di non saperne niente. Noi sappiamo che solo a Santiago gli « spariti » sono 1052.

Quanti saranno a livello nazionale?

Lici LOTTA DEL POPOLO CILENO CONTRO 3

FILIALI: DA CENTRI DI POTERE AZIENDALE A CENTRI DI IMPEGNO SINDACALE

Si spezza l' isolamento voluto per molto tempo dai padroni al fine di rompere I' unità di lotta dei lavoratori del gruppo

Come già tutti sanno, la C.G.E. oltre alle grosse unità di stabilimento come Milano, Baranzate, Torino, Rovato, ha una serie di reti ,di distribuzione e di uffici commerciali in tutta Italia. Tali centri che vengono comunemente chiamate Filiali si trovano a Padova, Verona, Bologna, Roma, Firenze, Genova, Torino, Milano.

Queste unità periferiche erano sempre state dei centri sindacalmente staccati dalla fabbrica madre, con conseguenze sul piano organizzativo sindacale disastrose. Erano veri e propri centri di incontrastato potere della Direzione e dei rispettivi capi. Infatti non si erano mai potuti organizzare, venendo così a creare uno stato di disinteresse per tutti i problemi della fabbrica e del Sindacato.

Ultimamente queste unità periferiche si sono risvegliate da questo torpore anche perchè si sono accorti che la Direzione ne aveva approfittato di questo isolamento non concedendo alcuni diritti che a loro spettavano come l'applicazione dell'inquadramento unico, le mense, ecc....

Ma più importante ancora, era nata l'esigenza di sconfiggere il potere assoluto che all'interno di queste filiali avevano i dirigenti, i quali facevano il bello e il cattivo tempo, passando sopra le teste dei lavoratori.

D'altra parte anche i problemi delle fabbriche e le lotte che i lavoratori facevano, grazie proprio a questo isolamento, erano completamente ignorati; ignorati pure tutti gli altri problemi sindacali (or-

ganizzazione ideale per i padroni!!!).

Di qui la volontà da parte di tutti di organizzarsi. Sono state fatte le assemblee (diritto mai usufruito dalle filiali: pensava tutto il buon popà che voleva creare una famiglia...) e ci si è dati una struttura con dei rappresentanti sindacali per ogni filiale. Quasi tutti i lavoratori si sono iscritti al Sindacato e ci si è creati subito degli obiettivi: mensa, categorie, orario, riuscendo così a portare a casa alcune cose concrete. Inoltre si è stabilito un maggior collegamento con le fabbriche per poter seguire con maggior impegno i problemi e creare una maggiore unità anche nella lotta da condurre insieme. Il risveglio che si è avuto in questo ultimo periodo è dovuto an-

DALLE FABBRICHE

che al fatto che nei vecchi ceppi sono venuti ad innestarsi nuove firme, sia con la fusione TEOMR, sia con nuove assunzioni. Questa nuo-

va « Avanguardia » ha saputo far leva sulle esigenze e sulle risorse recondite dei colleghi più esperti.

Certamente nessuna unità periferica diverrà un centro propulsore di prima linea, ma sarà sufficiente che divenga un centro dove la geni te possa discutere apertamente dei propri problemi del lavoro e della classe lavoratrice.

Per far questo e per poter realizzare una maggiore unità occorre una maggiore collaborazione per una organica informazione che ci permetta di avere documenti, proposte, iniziative su tutti i problemi aziendali e sindacali, anche perchè siamo convinti che in questo momento le unità periferiche hanno un'importanza grandissima in

DA ROVATO

MENU' PER DOBERMANN DI DUE MESI

ore 7: un bicchiere di latte caldo e pane tostato

ore 11: 80 gr. di carne tritata cruda con aggiunta di un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo; 80 gr. di pastasciutta al dente con carne cotta e formaggio grattugiato ore 19: carne trita con riso ben cotto e carota cruda grattugiata ore 22: un bicc!-,iere di latte zuccherato.

N.B. dopo i pasti una passeggiata di circa 10 minuti, non uno di più.

Vi domanderete che cosa voglia dire tutto questo: non temete, non abbiamo spostato il nostro interesse sugli animali. Questo non è altro che il menù servito a un cane dobermann di due mesi di proprietà del sig. Parodi.

Orbene, il cane, affidato alla custodia dei guardiani (e ci va benissimo, meno tempo per questi ultimi per rompere le scatole ai lavoratori) ha tutto il diritto di farsi un pranzo simile, ma tale diritto sarebbe ancor più legittimo se nel-

quanto sono l'organo operativo della politica di vendita della C.G.E..

Vi presentiamo l'organico delle filiali:

FIPI/TORINO 31 dipendenti

FIPI/PADOVA 14 dipendenti

URPI/FIRENZE 11 dipendenti

CEVI/BRESCIA 3 dipendenti

FIPI/ROMA 11 dipendenti

URPI/BOLOGNA 12 dipendenti

CEVI/VERONA 4 dipendenti

Come si può notare, non abbiamo elencato FIPI/MILANO, in quanto collegata direttamente con la fabbrica e con l'organico sindacale della stessa.

Come si è detto dunque noi delle filiali per molto tempo siamo rimasti nell'assenteismo più completo sui problemi che in questi ultimi tempi hanno coinvolto i lavoratori. La maggior parte delle persone infatti hanno vissuto, e bisogna dirlo, sulle spalle dei lavoratori delle fabbriche che hanno

lottato e che hanno potuto strappare così dei miglioramenti che anche noi abbiamo usufruito. Ma ora, come è stato detto anche da noi è iniziato un discorso critico che ci ha portato a prendere coscienza a discutere dei vari problemi che sono sul tappeto come livelli, mensa, orario, contratto, occupazione, mobilità, ecc....

Ma ora che si è creata la struttura sindacale e la coscienza politica occorre andar avanti. Perciò, lo ripetiamo, chiediamo un rapporto di collaborazione, di informazione di collegamento con tutto il resto del Gruppo in modo non solo di conoscere i problemi ma anche di contribuire ad elaborarli e portarli avanti.

Solo così possiamo uscire dall'isolamento e dall'individualismo finalmente condurre unitariamente le battaglie all'interno e all'esterno della fabbrica.

la mensa dove mangia chi produce il plusvalore, e più in generale nella società, si potesse consumare sempre un pranzo simile a quello riservato al cane. Sì, siamo invidiosi del dobermann (in verità un bel cane) perchè a noi propinano quitidianamente quanto segue:

— passeggiata di corsa dal posto di lavoro alla mensa (chi im-

piega più di due minuti è penalizzato a fare la coda per due chilometri)

100 gr. di pasta stracotta senza ragù e con poco pomodoro; 80 gr. scarsi di carne dura e solo 2 volte la settimana; qualche volta anche formaggio puzzolente.

L'olio di fegato di merluzzo cé lo risparmiano (grazie ) passeggiata dopo il pasto di non più di 20 minuti, perchè poi bisogna lavorare e non dormire come fa il dobermann. Si sono aperte le iscrizioni tra i lavoratori per sostituire il cane di Parodi, almeno si mangerà decentemente e si potrà riposare dopo if pasto per meglio digerire.

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DA VIA TORTONA

In occasione del 1° Maggio il CRAL C.G.E. ha organizzato una festa popolare. Vi è stata una discreta partecipazione a causa dei tram che sono rimasti fermi per tutto il giorno, ma tutto sommato diremmo che è. stato un ottimo risultato.

I compagni Zamperlini Zicconi e Tomaini hanno dato vita ad una mostra di quadri. Nel pomeriggio sono stati chiamati due critici di Brera dove hanno riferito che tutti i

quadri erano interessanti, perciò abbiamo degli artisti in C.G.E.

Il compagno Zamperlini ha regalato un quadro al CRAL. Si è fatta una lotteria vinta da una donna. l lavoratori e il CRAL ringraziano.

ll compagno Zicconi Francesco (gli anziani potrebbero ricordare il suo povero papà che era un sindacalista della C.G.E.) ha regalato un suo dipinto al Consiglio di Fabbrica.

Il dipinto raffigura una manife-

stazione con lo striscione delle C.G.E. Speriamo che in una grossi• ma manifestaizone, le persone sia• no tante quante l'artista ne ha dipinte.

Questo quadro rimarrà appese in C.d.F. vita natural durante.

I lavoratori e il C.d.F. ringraziano. In chiusura della festa popolare sono intervenuti due compagni del l'Eritrea dove hanno spiegato lt loro condizione politica e le lotte per creare il Socialismo.

INTERVISTA AI GIOVANI

Pubblichiamo la seconda parte dell'intervista realizzata in via Tortona sul problema dei giovani rispetto alla fabbrica e del rapporto tra operai e studenti.

Marco: Da quanto tempo lavorate?

Giorgio: lo lavoro da sei anni e ho cambiato mestiere per la paga, siccome i miei sono in pensione.

Claudio: lo lavoro da cinque anni. A scuola ho dimostrato di essere un fallimento. Ho fatto altri lavori meno redditizi e poi ho trovato posto qui.

Valeria: lo ho iniziato a lavorare controvoglia: mia mamma ha deciso che dovevo lavorare perchè in casa c'era bisogno. Mi ha mandato a fare la scuola per segretaria e... questo è il terzo lavoro in sei anni e può anche essere l'ultimo perchè economicamente mi rende di più.

Marco: A che età hai incominciato?

Valeria: A sedici anni.

Fausto: lo ho incominciato prima per motivi diversi. Provengo da una regione meridionale dove non ci sono possibilità. Ho interrotto oli studi e sono venuto su.

Marco: C'è qualcuno che studia la sera?

Giorgio: lo lavoro da sei anni e da sei anni studio la sera, sebbene sia molto scomodo studiare la sera. Abito fuori Milano e non ci

sono mezzi comodi.

Marco: Come vi siete inseriti nel mondo del lavoro?

Claudio: Provenendo da una famiglia di operai la mia scelta è stata molto condizionata; sono stato costretto a venire a lavorare.

Massimo: lo lavoro da cinque anni e ho potuto studiare fino alla terza media; dopo, si sa, non hai molto da scegliere, o meglio hai da scegliere, ma fai sempre la scelta sbagliata. Mi sono messo a studiare di sera e a lavorare di giorno. Ci sono quelli che riescono e quelli che no. lo non sono riuscito. Da due anni lavoro qui, ma non è che mi trovo bene. Non mi sembra un posto adatto a un giovane; anche se finanziariamente si sta bene non ti da niente, questa ditta qua. Per me è stata una cosa forzata perchè usciti dalla media in Italia non c'è un modo giusto di andare avanti e scegliere un lavoro che voui fare veramente.

Enzo: Anch'io mi sono trovato a far scuola la sera. Tutti quelli che lavoravano con me facevano un certo tipo di scuola e allora anch'io, come tutti gli altri, dietro !a scia a fare questa scuola. Due anni di scuola serale durissima, tu sai come va a finire. Tra il lavoro, una cosa e un'altra alla fine ho smesso, non solo per mancanza di volontà, ma anche perchè in tutti i modi cercavano di buttarti fuori. Allora ho smesso.

Marco: Avete mai sentito l'esigenza di uno scambio di idee con gli studenti?

Massimo: Forse gli studenti dovrebbero provare, ecco, a entrare In fabbrica e vedere la realtà della fabbrica per capire alcune cose.

Claudio: Perchè non dovrebbero? Se noi accettiamo l'idea che uno studente venga qua per vedere come si lavora...

Fausto: Un anziano non l'accetterebbe, la prima cosa che direbbe è: sì, é uno studente, ma non fa niente.

Claudio: Esatto. Non riescono a comprendere che se uno studente entra in fabbrica anche solo a vedere come si lavora dopo potrà anche imparare meglio. Loro pensano che in fabbrica chissà cosa combina.

(Interviene a questo punto nel dibattito un insegnante che chiameremo Professore).

Professore: lo non c'entro con la vostra discussione, ma vorrei dire alcune cose su quello che mi ha colpito: gli interventi dei più giovani. Se questi temi li avessimo toccati a scuola, con giovani della vostra età avremmo riscontrato Io stesso orientamento. Questo mi ha colpito; quella capacità di affrontare i problemi come li avete affrontati, di portare ragioni come le avete portate. Nei ragazzi della scuola c'è una maturità che voi sareste sorpresi, se avessimo ro-

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della

e ha Ipesc lana olare i del o la lotte

vesciato le cose e voi foste venuti a scuola a sentire che c'è comprensione per i vostri problemi, come voi comprendete quelli degli studenti. Non c'è più stacco. Ho insegnato trenta anni al Feltrinelli: quello stacco c'era una volta, oggi non c'è più.

Valeria: Onesto sarà anche perchè tutti noi abbiamo provato a fare lo studente...

Professore: Non solo, perchè la trasformazione della scuola è dovuta proprio a voi, a partire dalle lotte del '68. I discorsi che passano a scuola sono molto vicini a quelli che passano qui con voi. Capite?

Giorgio: Loro seguono i nostri oroblemi perchè tra fabbrica e scuola i problemi sono diversi, ma al fondo uguali. Parlavo con un t mico che va ad una scuola privata: dice che anche lì ti fanno studiare sempre le stesse cose, e tu non vai avanti, così come non vai avanti in fabbrica. Lavori su una cosa che ti danno loro e metti, fai, ad occhi chiusi. A scuola hai più reazioni, studi, ti fai una cultura: ma è una cultura antica, vecchia. Ti sembra di non andare avanti. Hai il diploma, ma non è niente. Si sa la disoccupazione che c'è quando si esce da scuola.

Valeria: Gli studenti sensibilizzati questa cosa la sentono, così come la sentono i giovani operai: non c'è questa grande differenza. L'operaio che è passato per queste cose capisce che lo studente non fa a casino » per negligenza...

Professore: E' l'alienazione, il

non realizzarsi nel lavoro, il fatto di non sapere come utilizzare il tempo libero. Lo studente fa lo stesso discorso, in questo kaiser di scuola che è rimasta la scuola di un tempo. « Ci prepariamo e non sappiamo cosa andremo a fare, dove andremo a lavorare ». Quell'alienazione, quel disagio gli studenti lo sentono come voi, tale e quale.

Fausto: Gli studenti hanno capito che se sono dure le nostre 8 ore di lavoro lo sono altrettanto le loro 6 di scuola; anche questo ci unisce. Ma prendi una persona di 40 anni, gli poni il discorso degli studenti e cosa ti dice? Lo studente che sciopera, lo studente che scalda il banco, lo studente che va a scuola per il pezzo di carta. Ma non capisce che lo studente di adesso, dopo le sei ore di scuola, cosa va a fare? Lo studente pensa sì, adesso studio, ma quando sono perito cosa vado a fare nelle ditte? Vado a fare come ha detto prima Giorgio: sono perito ma faccio un lavoro che non mi dà soddisfazione. Questo noi lo capiamo, noi giovani ex studenti.

Valeria: Viene fuori una profonda insoddisfazione, non solo riguardo all'esperienza sul luogo di lavoro, ma anche riguardo l'esperienza di vita all'esterno...

Marco: Vedete una via di uscita da questa situazione? Per voi questa situazione è immutabile o avete una speranza motivata, non astratta, che non solo in fabbrica, ma anche fuori ci sia una possibilità di cambiare la situazione?

Giorgio: La nostra gioventù ormai va così. Forse le nuove generazioni possono far qualcosa, ma noi non penso. Ci vuole del tempo per cambiare le cose...

Marco: Secondo te la via qual'è?

Giorgio: Stiamo già facendo, ma non per noi, per le generazioni che vengono.

Fausto: lo spero che qualcosa arrivi.

Claudio: Comunque io ho notato una cosa. Una volta a un giovane gli davi una sala da ballo, un cinema, un divertimento e non voleva più niente. Invece adesso...

Fausto: ... cerchi qualcosa di diverso. Magari non lo trovi.

Giorgio: E' come è successo per il calcio: adesso non ha più credibilità.

Savina: lo ho fatto un'esperienza che riguarda il problema dei giovani o meglio del rapporto tra giovani e anziani in fabbrica. Il problema è questo: si portano avanti le questioni egualitarie, ma almeno da 2000 buchi nella fabbrica si ricreano le spinte per riperpetuare le vecchie cose, magari sotto altri modi o valori.

La grande spinta l'abbiamo portata avanti come avanguardia; abbiamo dovuto combattere molto spesso con i lavoratori per fargliela digerire.

Mi ricordo ad esempio che avevamo fatto un discorso di perequazione e per dei mesi, passando in reparto ,tutti i vecchi operai mi hanno fatto un culo così, perchè i giovani avevano troppi soldi e voi non fate niente per i vecchi.

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Poi quando c'è stata un'altra piattaforma e si è combattuto per gli automatismi subito sono nate di risposta altre richieste: noi siamo gli attrezzisti, siamo i migliori, ci vogliono 20 anni per fare l'attrezzista e non vogliamo che il primo pirlino che passa per la strada dopo due anni abbia il 5° livello. Penso che queste discussioni le abbiamo fatte tutti quanti e non so se effettivamente dal di fuori della fabbrica alcune volte si fanno delle analisi esatte. Perchè in effetti oggettivamente i lavoratori sono fortissimi perchè sono in contrapposizione oggettiva al padrone e fanno bellissime lotte, ma molto spesso non ne afferrano l'essenza.

Da sette anni faccio lavoro sindacale e vi è stata per me un'esperienza scioccante: nella nostra fabbrica ci sono 600 impiegati e almeno la metà di questi sono di derivazione operaia. Nel momento in cui questi diventano impiegati c'è uno svuotamento totale di volontà di lotta, sono diventati i più reazionari, bisogna spingerli fuori, sono quelli che riescono a combatterti meglio di altri. Una delle cose che mi deprime è di dover fare delle grossissime lotte per le conquiste essenziali, posto di lavoro, ambiente ecc. che vengono sistematicamente dimenticate. Magari si ricorda il discorso delle 30 mila lire e forse non si riesce

più a fare il discorso degli organici. D'accordo, adesso siamo in un momento di crisi abbastanza acuta nella nostra fabbrica, però anche nei momenti in cui si andava bene quelle che sono conquiste essenziali non si riusciva a farle andare avanti.

Forse facciamo come i preti: parliamo in modo simbolico e non riusciamo a farci capire troppo bene dagli operai su queste cose. E dietro di noi non c'è quella forza e politicizzazione che appare a chi guarda dall'esterno. Forse gli studenti dovrebbero provare, ecco, a entrare in fabbrica, a vedere la realtà della fabbrica per capire alcune cose.

CONCLUSA LA VERTENZA DI GRUPPO

Un primo passo nella gestione di Investimenti e Occupazione nella CGE

Prima di esprimere le valutazioni su questo accordo, crediamo debbano essere analizzati con chiarezza due elementi:

- la difficoltà ed i limiti di impostazione di questa vertenza che non riguarda alcuno aspetto salariale; - il livello di scontro che le nostre richieste hanno suscitato.

Sul primo aspetto é opportuno dire come é difficile elaborare una piattaforma di questo tipo su occupazione ed investimenti, su materie nuove per i lavoratori, molto piú difficilmente concretizzabili che non ad esempio un aumento di salario.

E questa difficoltà di analisi ed elaborazione non é stata solo di qualche lavoratore meno politicizzato, é stata una realtà ben presente anche per gli "addetti ai lavori" dei CdF e del Sindacato, il quale per la prima volta si muove in concreto sul terreno del controllo degli investimenti attraverso i consigli.

Da qui una prevedibile difficoltà da parte dei lavoratori a mobilitarsi; é quindi ancor piú importante e valido l'aver saputo superare questi problemi e ritrovare, nelle battute finali della vertenza, l'unità di classe contro il padrone.

Lo scontro che la direzione ci ha imposto é comprensibile perché la CGE, come l'insieme del padronato nel rinnovo del contratto nazionale, ha perfettamente capito il significato politico vero delle nostre richieste: la conquista cioé di un maggior potere da parte dei lavoratori, la conquista di un controllo operaio sulle fabbriche che veda i Consigli di Fabbrica non come strutture di cogestione, bensì come autonomi strumenti di controllo dei lavoratori.

Anche se questa vertenza ha portato a sole due ore di sciopero con assemblee, non dobbiamo dimenticare tutte le altre forme di lotta come l'articolazione accentuata delle ore di sciopero per il rinnovo contrattuale, il blocco dc: turni e della mobilità, oltre al fatto, fondamentale, di aver aperto questa vertenza nel pieno della lotta contrattuale.

Analisi dell'accordo

Oltre al rinnovo delle garanzie in merito al reintegro del 93 per cento del lordo in caso di CIG ed al non ricorso a riduzioni collettive di personale, che da quasi tre anni fanno parte del patrimonio di conquista dei lavoratori della CGE, due sono gli aspetti importanti di questo accordo: sul mantenimento del livello occupazionale e sul tema degli investimenti. Sul mantenimento dei livelli occupazionali (il punto di scontro maggiore durante la vertenza), se é vero che si deve registrare negativamente il fatto di non essere riusciti ad ottenere il reintegro automatico del

turn-over, va peró visto nella sua giusta importanza l'accordo raggiunto che nei fatti, attraverso le 67 nuove assunzioni (le rimanenti 13 delle 80 di cui all'accordo sono per i turni e le aree critiche di Via Montefeltro), attesta il valore occupazionale del gruppo CGE sulle 4010 unità.

Ciò significa consolidare nella sostanza il nuovo livello occupazionale del gruppo che é di circa 200 lavoratori in piú rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Sul tema degli investimenti si é costretto l'azienda ad uscire da una sua tradizionale genericità in materia (vedi gli incontri d'informazione alla Sala del Grechetto) per impegnarsi con dati precisi in un accordo sindacale sottoscritto dalle fabbriche.

Soprattutto per quanto riguarda lo stabilimento di Via Montefeltro ed il programma Helip, l'aver costretto la direzione (ripetiamo, in un accordo aziendale) a riconoscere i suoi errori di gestione, a scrivere e concordare i piani e gli interventi di recupero, a garantire la sopravvivenza .dello stabilimento attraverso la riconversione produttiva che si contratterà con il CdF, é un fatto di rilevanza politico-sindacale decisamente notevole.

Chiaramente questo non significa aver contrattato i piani di investimento della CGE, ma questo accordo é un primo passo fondamentale perché da questi dati si possa autonomamente elaborare una nostra strategia da contrapporre, con tempi e modi opportuni, alla direzione.

In questo senso il previsto incontro nel novembre di quest'anno dovrà essere per noi un'ulteriore tappa verso l'obiettivo del controllo dei lavoratori per un maggior potere.

Valutazioni

Il primo e piú significativo risultato non riguarda l'accordo in sé, ma i lavoratori tutti.

E cioé la maturazione politica dei lavoratori che hanno lottato per obiettivi difficili da capire e da conquistare, acquisendo fino in fondo la convinzione che le scelte produttive, gli investimenti, l'occupazione sono problemi nostri, sono problemi dei lavoratori come il salario o come le condizioni ambientali, sui quali i lavoratori hanno il diritto di decidere e di esercitare un potere di controllo dal basso.

In secondo luogo le prospettive che questo accordo e la nuova coscienza dei lavoratori aprono.

Ancora una volta prospettive di lotta, ma una lotta tesa verso un obiettivo fondamentale: conquistare il diritto di di decidere delle scelte che ci riguardano, conquistare un maggior potere in fabbrica per poter 9 modificare, partendo dalla fabbrica, questa società.

TESTO DELL' ACCORDO

Nell'ambito delle precedenti riunioni e di quella odiérna, sono state ampiamente esaminate le prepsettive di sviluppo, produttive, commerciali ed occupazionali dela Società CGE, rispetto alle quali la Direzione in fatto presente che : la situazione produttiva del programma Helip, per quanto riguarda il calendario delle consegne, dovrà, salvo cause di forza maggiore, normalizzarsi entro il presente anno (veda si all. 1 e 2) e potrà presentare eventuali situa: zioni anomale entro tale ambito di tempo;

le lavorazioni proprie del prograníma Helip potranno continuare presso il DVE secondo quanto indicato dagli allegati 3 e 4 che costituiscono l'attuale ipotesi di tale programma produttivo;

la situazione dei carichi di lavoro, come risulta dall'attuale portafoglio ordini, é quella riportata nell'allegato 5 .

Tutto quanto sopra premesso, sulla base dell'attuale portafoglio d'ordini e sulla base di una quota di investimenti decisi (di cui all'ali. 6 e 7) di f. 1.651 milioni per l'anno 1976, e confidando inoltre in adeguate (tenendo conto della situazione complessiva della CGE) future acquisizioni di nuovi ordini e su una piena utilizzazione diimezzi produttivi e delle risorse della Società, la Direzione : riconferma il punto 2 dell'accordo del 7/11/1975, relativo agli stabilimenti di Novara, Rovato, Grugliasco e la possibilità di utilizzare lo stabilimento di Via Montefeltro per lavorazioni diverse da quelle del programma Helip; proroga sino a tutto il 31 luglio 1977 le garanzie di cui all'accordo aziendale

21/2/1975, relative : al mantenimento del livello occupazionale complessivo della CGE, operando a questo scopo attraverso l'assunzione entro il 30/6/1977 di 80 lavoratori; all'integrazione alla C. I. G.;

-. al non ricorso alla procedura interconfederale del 5/5/1965 per riduzione di Personale;

3. rispetto al programma Helip, nell'ambito della normalizzazione di cui al punto A. :

farà. rientrare entro il mese di luglio 1976 i lavoratori in forza a•DVE attuai*ente distaccati presso lo stabilimento di Via Montefeltro; inserirà 5 lavoratori a fronte della temporanea articolazione dell'orario di lavoro su due turni per il reparto collaudi; detta articolazione di orario ›• cesserà entro il 31/12/1976;

- esaminerà preventivamente con il Consiglio di Fabbrica le azioni correttive, che potranno interessare il Personale, derivanti dalle progressive fasi di completamento délprogramma Helip stesso; completerà l'organico nelle aree riscontrate critiche attraverso l'inserimento di 8 lavoartori entro luglio 1976

Le particoncordano che entro il mase di novembre 1976, avrà luogo un incontro sugli ulteriori piani di investimento e sui loto riflessi rispetto ai livelli occupazio vali, produttivi ed 4 eventuali riconversioni con particolare riferimento al periodo di tempo successivo alla conclusione del programma Helip.

Le parti concordano inoltre che, ove-si presentasse la necessità di equilibrare sia scompensi nel carico di lavoro tra le singole unità sia altre situazioni anomale, i relativi provvedimenti correttivi, qualora interessassi:re il Personale, saranno oggetto di esame preventivo nel merito con i Consigli di Fabbrica, al fine di poter

• io Milano, 26 maggio 1976 essere decisi ed attuati rapidamente.

UV Aim n t t l hihn ik i A ME

Il sindacato di fronte al quadro politico

UN PROBLEMA SERIO CHE VIENE TRATTATO IN MODO UN PO' MAGICO

Queste elezioni hanno non poche probabilità di segnare una svolta nel sistema politico: forse segneranno la nascita di nuove formule dí governo, mettendo fine ad una più che decennale preclusione nei confronti del P.C.I.. Non è assolutamente una certezza: è comunque la prima volta in cui tate possibilità si affaccia in modo estremamente concreto. La FLM non affronta questa evenienza con timori e preoccupazioni particolari, anche perchè la fase dei grandi cambiamenti sociali è iniziata assai prima del 15 giugno con le grandi lotte unitarie dei lavoratori, dei giovani e con le battaglie per

la democrazia e le libertà civili. Chi è stato protagonista consapevole di un cambiamento nei rapporti sociali non ha certo motivi di paura.

E' chiara una sola condizione: che il sindacato e i lavoratori saranno protagonisti anche loro e a maggior ragione. Protagonisti vuol dire negare ogni delega in bianco, vuol dire usare della propria autonomia per indirizzare il programma di rinnovamento effettivo della società.

E' per questo che tanto spesso nei comizi e nelle assemblee aperte il termine « quadro politico » viene usato in modo magico, quasi a significare che la modifica degli schieramenti è tutto, che ci sarà chi pensa per noi, che è finito il tempo delle lotte.

Questo modo fideistico di considerare il quadro politico è il modo migliore di non far parlare di politica alla gente pur fingendo di proporlo; rientra in quel modo di parlare che taglia in partenza li partecipazione dei lavoratori e che ferisce la più grande conquista di questi anni, la coscienza di migliaia e migliaia di lavoratori di poter contare, di avere una forza propria, di avere un destino importante nello sviluppo della vita collettiva.

Dobbiamo finalmente superare la vecchia divisione che esiste nel modo di far politica: da una parte lo schieramento, la tessera, la bandiera, il voto; dall'altra i problemi quotidiani e gli obiettivi di lotta. Tutte due le cose sono essenziali ma se vengono separate distruggono la partecipazione. E in una società dove la forza del capitale e del profitto si fonda sulla presa che ha nelle coscienze degli uomini, senza partecipazione non si

cambia nulla di sostanziale. Per questo il 20 giugno è proprio il contrario della fine del nuovo sindacalismo. Dopo il 20 giugno sono certo che il sindacato non si dividerà in « vincitori e vinti », ma con la forza della sua unità e del suo pluralismo democratico sarà un pilastro centrale per la costruzione di una democrazia più avanzata.

M, Ciao Peppin.

P. Ciao Mariett. Dove sei stato tutto questo tempo?

M. Come dove sono stato? Sun semper a laurà come un negher.

P. Di no stupidà, passo sempre nel tuo reparto e non ti vedo. Lavori forse sotto i tavoli?

M. Pep, va a ciappà i rat. Te se no che vu a Montefeltro?

P. Non avevi detto che era solo per due mesi?

M. Questo era quanto diceva la diresiun.

Vogliate concedere per un po' di tempo lo spostamento di qualche lavoratore ». Per i lor signori « Poco tempo » significa circa un anno.

P. Esagera minga come al solit.

M. Non esagero affatto; mister Casini ha fatto capire che si prolungherà sino alla fine di giugno.

P. A proposit de Casin te sentì che durante la cuntrattasiun aziendale le andà in escandescenza? La fà un sciow personale.

M. Sì lo sentito anch'io a Montefeltro.

P. Però disem la verità che te fe un laurà interessant a Montefeltro.

M. Questo è vero, a volte me fan cuntà dei pezzi, pensa che ho imparà a cuntà fin a cent sensa usa fa biro.

P. Perbacco Mariett che bel laurà. Non te la devi prendere, devi capire che forse non sono capaci di contare, parlo dei capoccioni.

M. Certo i loro sciuri cunten sino a 100... milioni per i so propri interess, mentre non riescono ad andare pussè del solit quan riguarda la nostra busta.

P. Oggi te se propri arrabbia. non ti rendi conto che la busta le stada aumentada? Sensa cuntà del trentamila una tantum.

M. A parte il fatto che io volevo una semper. Tu dici ci hanno dato Cosa ci hanno dato? Una miseria in confronto a quanto è stato decurtato il nostro salario per i continui aumenti dei prezzi.

P. Comunque me sembra che deum cantà vittoria.

M. Pian con la vittoria grida minga. Non è tutto oro quello che luccica.

P. Ma perchè non ti piace questo t ofit-ratto?

M. Vedi si avrebbe potuto portare a casa molto di più, ma tutto sommato con le pregiudiziali che aveva messo la confindustria con la situazione critica che attraversa il paese disem che è un contratto senza toni trionfalistici.

P. Mariett, ricordes che el cuntratt le sta sigla al di prima dello scioglimento delle camere, se rischiava de andà a settembre.

M. Questo era da vedere, comunque a proposit dello scioglimento delle camere sun cuntent che se vada ai elesiun anticipà.

P. Anche a me sembra che ghe sia minga altra alternativa se non quela de andà ai elesiun anticipà. Chef gueren chi, el ga minga la forsa, più che la forsa l'è la volontà de guernà un paese a favore dei lauradur.

Ciapa ad esempi i tass, pagano le tasse solo i lavoratori mentre i gran sciuri non pagano niente.

M. Bravo Pep, hai sentito dei fratelli Lefebvre uno ha denunciato nel 1973 circa tre milioni, l'altro Invece le un contribuent inesistent.

P. Come te vedet me car Mariett i vari Lefebvre i Crociani ecc. sun semper liber de fa quello che

vogliono senza essere molestati dal caro governo; ma se la se gira... Insomma la classe lavoratrice ha dimostrato nelle ultime votazioni che deve cambiare qualcosa.

M. Va ben cambia, ma in che senso?

P. Pudaria ves pussè ciar ma non ho tempo dico soltanto che il cambiamento che gli italiani si aspettano non potrà esserci se il 20 giugno il partito che ha comandato per 30 anni non prenda una bella batosta fatta bene.

M. Sono d'accordo con te Pep. Abbiamo vissuto nel fascismo e l'abbiamo distrutto, non siamo riusciti a fare il nostro amato socialismo per ora ma vedrai che un giorno o l'altro riusciremo nel nostro intento. Adess vu via Pepp.

P. Abbiamo sempre regalato qualcosa alla direzione o al governo...

M. Cosa proporresti?

P. Per la direzione proporrei di reaalare un bromuro al Casini.

M. Per el gueren proporrei una sottrazione.

P. Sono d'accordo.

M. Ciao Pepp, te saludi.

P. Ciao Mariett, se vedum.

IL MIO AVVERSARIO Ei N-_,NI PROMETTE L'ALIMENTO DEI errArzco eut TEMPI! .4.LLIc2t,E..4 RIDUZIONE DELLE T455E, IL L4VORO E L4 PACE! Tle 61~ Fotirc4 SoNo PROPRIO Le cose ... c44E Io VI HO PROME-990 1JEGL.1 ULTIMI 30 ANA. /
PEPPIN E MARIETT

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