I. S. R. M. 0. Sesto S. G.- Milano
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A CURA DELLA SEZIONE DEL P. C. I. FABBRICA INNOCENTI
LA
DEI Cf Non che ci fosse bisogno di una verifica o di una conferma di quanto avevamo previsto nell'articolo intitolato « Per il socialismo con il PCI » apparso sull'ultimo numero di « Fabbrica sul Lambro »: la conferma comunque è venuta dal voto del 7 maggio, chiara ed inequivocabile. La dura sconfitta delle liste di disturbo del Manifesto e degli altri gruppetti sedicenti di « sinistra » ha segnato il clamoroso fallimento del tentativo di dare una consistenza elettorale all'avventura scissionista. Hanno seminato divisione e calunnie e la classe operaia li ha condannati senza possibilità di appello. Il voto del 7 maggio ha quindi confermato che non è possibile costruire qualcosa di serio e di valido alla « sinistra » del PCI: in quest'area ci sono solo avventurismo ed utopistici deliri, anche se bisogna riconoscere che tra gli aderenti dei gruppuscoli c'è una parte di energie sane, sinceramente di sinistra ed anticapitalistiche, verso cui è doveroso un atteggiamento di chiarimento di recupero. Purtroppo i voti andati perduti hanno contribuito all'esclusione del PSIUP dalla Camera dei Deputati. Ecco le conseguenze della dispersione del voto di sinistra provocata dalle liste di disturbo di pro3 ocazione! Un milione di voti di sinistra non hanno rappresentanza parlamentare: davvero un eccellente servizio reso, non certo gratuitamente, alla DC ed ai fascisti! Nonostante ciò, nonostante una situazione aspra e difficile ed alla crociata sanfedista della DC, la scelta della stragrande maggioranza dei lavoratori e dei giovani è stata chiara ed univoca: no al fascismo, no alla sedicente sinistra extraparlamentare, no alla svolta moderata. I lavoratori e le nuove generazioni riconoscono nel PCI la più autentica forza di classe e la loro fondamentale organizzazione di lotta per la democrazia ed il socialismo. Questo conferma la validità di una linea che ha fatto leva sui principi antifascisti e democratici della Costituzione ed ha indicato nella politica delle riforme e di sviluppo democratico, di unità a sinistra, la via di uscita dalla crisi da tempo aperta in Italia. Ed ora? Di fronte al perdurare della strategia della tensione, al-
le continue provocazioni, alle minacce del fucilatore Almirante, al gravissimo tentativo di formare un governo di centro-destra contrario alla volontà ed al bisogni del Paese, noi comunisti ribadiamo l'impegno di condurre avan-
LUGLIO 1972
ti la battaglia per una svolta democratica e per una trasformazione della società italiana. Sul nostro Partito possono contare anche quegli elettori di orientamento socialista e progressista che, avendo voluto votare a
sinistra, non hanno tuttavia ottenuto una rappresentanza parlamentare e tutti coloro che, dopo esperienze deludenti ed amare, vorranno riprendere una giusta coerente posizione di lotta nel movimento operaio.
PER UNA ALTERNATIVA DEMOCRATICA ROVESCIARE IL GOVERNO ANDREOTTI Così la Democrazia Cristiana proseguendo nella sua politica di rottura e di spostamento verso destra, ha formato un nuovo governo presentandolo come strumento capace di superare la grave crisi economica e politica apertasi ormai da tempo nel nostro Paese. Nulla di più falso. Trattasi infatti di un governo debolissimo sia dal punto di vista parlamentare perché ha sulla carta pochissimi voti di maggioranza (4 voti soltanto al Senato!) che dal punto di vista politico perché privo dell'appoggio dei socialisti, profondamente diviso e sfiduciato nella sua stessa maggioranza: divisi e sfiduciati sono i socialdemocratici (« Il peggior governo che si potesse fare» ha detto Saragat) ed i repubblicani, apertamente dissenzienti le correnti della sinistra della Democrazia Cristiana. Questa debolezza porta in sé come conseguenza due tipi di pericoli: 1) ottenuta la fiducia, cercherà
in seguito di evitare ulteriori votazioni, proponendo soluzioni . parziali — cosiddette di emergenza — e sottraendosi al confronto in provvedimenti qualificanti, aggravando la paralisi legislativa; 2) cercherà inoltre forza fuori dal Parlamento, fra i settori extra costituzionali, tra i gruppi di pressione, tra i cosiddetti corpi speciali ed in primo luogo fra le forze della destra fascista. Non bisogna quindi sottovalutare la possibilità che un governo costituzionalmente debole, discreditato e sostanzialmente minoritario, guidato da un uomo politico spregiudicato, capace di imprevedibili azioni trasformistiche, diventi forte trovando appoggio in forze eversive ed in indirizzi dapprima moderati e poi reazionari. Ecco perché è necessario spazzare al più presto dalla scena politica questo governo. Attraverso la più larga mobilitazione di lotta, in un fronte di forze più vasto possibile che vada dai comunisti, ai socialisti, ai cattolici.
Si crei una opposizione netta, convinta, non di tipo massimalistico ma basata su un concreto programma di alternativa democratica: riconferma del più intransi gente antifascismo per togliere spazio alla manovra eversiva fascista; difesa del dettato costituzionale e della democrazia per stroncare il rischio di alimentare la spirale di tensione e repressione contro il movimento operaio popolare; ripresa produttiva impossibile senza l'attuazione delle riforme in direzione dell'agricoltura, dell'industria, del Mezzogiorno, della scuola; politica estera di indipendenza ed autonomia che miri ad instaurare rapporti di convivenza democratica tra tutti i popoli ed a spegnere i focolai di guerra in particolare a riportare la pace nel martoriata Vietnam dove si sta compiendo il più grande genocidio della storia dell'umanità.
ANTONIO GRAMSCI, IL NOSTRO MAESTRO Trentacinque anni fa moririva, spento dal carcere fascista, Antonio Gramsci. Dire cosa rappresentino per Il movimento comunista e per la cultura il pensiero e l'opera di Gramsci è, nello stesso tempo, facile e difficile. Difficile perché qualsiasi giudizio non può che essere parziale, incompiuto, limitativo; facile perché il pensiero e l'opera di Gramsci hanno l'immediatezza, la chiarezza e l'acume propri di chi ha vissuto la realtà delle cose non soltanto idealmente, ma nella pratica della esistenza quotidiana. La canaglia fascista volle impedirgli, incarcerandolo,
non soltanto d'agire, ma soprattutto di pensare: poté solo fiaccarne e minarne il fisico, non già la mente, non lo spirito, non la statura morale che, anzi, uscirono ingigantiti dal calvario del carcere. Noi comunisti dell'Innocenti, che abbi amo intitolato la nostra sezione di fabbrica ad Antonio Gramsci, ricordiamo con commozione a tutti i lavoratori il suo sacrificio e riconfermiamo il nostro impegno di lotta contro il fascismo vecchio e nuovo, contro ogni tentativo di restaurazione moderata ed antipopolare, per un reale progresso civile e sociale della classe operaia.