I. S. R. M. O. Sesto S. G.-Milano
A CURA DELLA CELLULA P. C. I. FABBRICA INNOCENTI
MAGGIO 1972
IL VOTO PER a CONSOLIDAMENTO DELLA DEMOCRAZIA E PER II RINNOVAMENTO DELLA SOCIETÀ
IL SOCIALISMO CON IL P. C. I. I recenti clamorosi avvenimenti (incidenti dell'U marzo u.s. a Milano, caso Feltrinelli, vicenda Rauti-Freda-Ventura) hanno offerto il pretesto alla stampa cosiddetta d'informazione di riprendere l'aberrante teoria degli « opposti estremismi », strumentalizzandola cinicamente, com'è suo costume, ai fini della propaganda elettorale. Viene così imputato al nostro
Partito — ed in prima fila, in questa menzogna, si colloca la D.C. — d'aver fatto da copertura all'estremismo di sinistra e si mette l'accento sulla parola « sinistra », nel tentativo di coinvolgere il P.C.I. negli assurdi e provocatori disegni dei gruppi extraparlamentari. I rapporti del nostro Partito con questi gruppi sono sempre stati di vivace e rigorosa polemi-
ca, anche se riconoscemmo che, pur tra limiti e contraddizioni, questi movimenti contestatari esprimevano una crisi di alcuni ceti sociali (piccola borghesia, studenti, intellettuali). Ma quando questi gruppi affrontarono il terreno dello scontro sociale e politico, della coscienza e dell'organizzazione delle masse, ignorando i processi reali della lotta di classe, noi comunisti denunciammo subito e con chiarezza questi errori di analisi, che rivelavano come neppure la fondamentale lezione leninista consistente nel riferire sempre l'azione rivoluzionaria all'analisi concreta di una situazione concreta fosse sta-
LOTTARE COSTRUENDO Sappiamo del vivo interesse che ha suscitato la lettura del nostro ultimo numero e ringraziamo innanzitutto i lavoratori che ad esso hanno voluto dedicare parte del loro tempo libero. Era nostra intenzione dedicare questa edizione interamente alla campagna elettorale illustrando i punti salienti del programma col quale il nostro partito si presenta al corpo elettorale per chiederne ancora maggior fiducia. Eravamo spinti a questa scelta dalla necessità che il partito comunista italiano ha di dare par ticolare cura alla divulgazione dei suoi programmi e della sua azione anche in questa maniera capillare. Soprattutto in considerazione dell'« eccezionale spazio » che gli organi d'informazione (televisione, radio) ben controllati e diretti dal partito di maggioranza, la Democrazia Cristiana, riservano al secondo partito d'Italia, che riceve il consenso del 27% del corpo elettorale. Aggiungasi il modo come viene presentata all'opinione pubblica la nostra azione, con la collaborazione in questo, della quasi totalità dei quotidiani e periodici, proprietà ormai assoluta dei maggiori gruppi capitalistici del nostro paese. Ma nel nostro partito si insegna che l'impegno a conoscere e contribuire alla soluzione dei grandi problemi è indissolubilmente legato all'importanza di quelli aziendali, del quartiere, della città, della Regione perché è in questi luoghi che il comunista si lega all'operaio, all'impiegato, al tecnico, al contadino, al professionista, all'esercente, impara
a conoscerne le idee ed i bisogni trasmette la propria volontà risolverli assieme; ecco percht anche in questa eccezionale occa-1 sione abbiamo voluto mantenere la consueta impostazione. Alla Innocenti Meccanica è in corso una dura lotta: i lavoratori sono duramente impegnati dalla resistenza ingiustificata dell'Intersind, manovrata da un ministro democristiano il quale sta illustrando il significato della definizione del stlii partito. « La Democrazia Cristiana è un partito di centro che va verso sinistra » (si vede che lungo la strada ha trovato delle buone osterie. Speriamo non sia ormai alcolizzato e sia solamente una solenne sbornia). All'Innocenti Motori si sono solte con lotte meno cruente problemi aziendali, ma permane tutti l'incertezza del domani: in questo periodo scoppiano tante bombe, ne potrebbe scoppiare una anche qui ma con conseguenze ben più gravi. Altri problemi rimangono insoluti. Allora, prima di ogni cosa, qui è il nostro posto, con amici e compagni socialisti, cattolici e democratici. Ecco perché invitiamo i nostri militanti a mantenere ed approfondire ancor più il legame coi compagni di lavoro, a confrontare democraticamente le nostre scelte con le loro, a fare propri i loro bisogni e le loro difficoltà, a dimostrare la nostra volontà e serietà a costruire perché essi abbiano sempre piú fiducia nel nostro partito.
àI
riin
ta compresa da costoro, che pur si definiscono leninisti. Questo brusco distacco dalla realtà dello scontro sociale fa quindi entrare in crisi questi gruppi e la loro esperienza si esaurisce ed involve fino alle attuali punte regressive. La crisi inizia dapprima nelle Università e, in seguito ma rapidamente, anche nei rapporti più generali con il movimento delle masse. Così questi gruppi (« Manifesto » compreso) giungono ad affermare che ogni prospettiva rivoluzionaria passa obbligatoriamente attraverso la crisi del Partito Comunista nel suo rapporto con la classe operaia e, più in generale, attraverso la crisi di tutti gli istituti operai esistenti, primo fra tutti il sindacato, giudicato riformisti e subalterni alla borghesia. Ma ben più grave è l'involuzio-
ne dei comportamenti politici, ideologici e pratici: vengono travisate nozioni di grande valore storico, teorico e pratico come « avanguardia », la lotta politica giunge all'atto provocatorio, diventa un insieme di azioni che si esauriscono in se stesse. Il concetto stesso di « rivoluzione » diventa un sussulto spontaneo, un confluire di spinte anarchiche sul terreno delle fabbriche e delle piazze, eludendo del tutto i problemi del potere politico, del fare politica.
Non è un regresso solo teorico, ma anche pratico, in cui tutto si confonde e si disperde in azioni senza principio, nelle quali ogni cosa diventa lecita: perfino i contatti più ambigui (vedi ad es. « Lotta Continua » a Reggio Calabria e la recente conferenza stampa di « Potere Operaio » sul caso Feltrinelli), _nei quali tutte le maglie dell'organizzazione si aprono ad infiltrazioni provocatorie. Valga per tutte la manifestazione dell'U marzo a Milano, conclusasi tragicamente con l'uccisione di un ignaro passante, manifestazione nella quale fu provata la presenza di provocatori. A cosa servono queste manifestazioni, soprattutto a chi giovano? Di certo non alla causa dei lavoratori. La verità è che ormai questi gruppi sono diventati agenti della separazione tra studenti e movimento operaio: nel loro comportamento e nella loro ideologia è diventato impossibile riconoscere una connotazio(continua a Pa/. 4)