c. g. e. sindacale
marzo 1976
a cura del Coordinamento unitario del gruppo CGE
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CONTRATTO Lottare per resistere, lottare per cambiare Il governo Moro è caduto; il governo Moro è risorto: le incertezze politiche ed economiche rimangono, al pari del perdurare dell'atteggiamento padronale nei confronti delle vertenze aperte. Il dibattito politico seguito all'apertura della crisi di governo è stato caratterizzato da forti polemiche sulle quali è poi piombata la mazzata della svalutazione della lira che ha ridato voce agli appelli per la tregua sociale ecc. In fondo, che la crisi avrebbe toccato le punte attuali se non si fosse attuata una diversa politica economica, è una previsione fatta dal movimento già molto tempo fa e su questa base si è costruita una strategia che ha alimentato sia le piattaforme contrattuali che le lotte per l'occupazione. Il punto che si pone oggi non può quindi essere quello di far arretrare tale strategia, piuttosto bisogna far cessare le oscillazioni di chi tentenna. Ad esempio, bisogna far marciare, partendo dai lavoratori, le analisi e le decisioni che il sindacato ha formulato in merito al rifiuto della logica di slittamento dei contratti o di una loro chiusura a tutti i costi in tempi brevi. A questo proposito è chiaro che non è una questione di tempi, ma di contenuti e che se questi ci sono ci sarà contemporaneamente anche l'accordo. Di certo non possiamo accettare la formula vuota, così come l'ha proposta Moro, di chiudere in fretta quando il padronato non ha spostato di una virgola il suo atteggiamento (che va
dal dilatorio all'intransigente): in questi termini è un ennesimo ricatto mosso al movimento dei lavoratori. Una nostra linea esiste, ma su essa pesa fortemente la situazione politica, per cui l'insicurezza sulle dimensioni dello schieramento che si trova, o si troverebbe a fianco dei lavoratori in lotta nel caso di radicalizzazione dello scontro ha impedito finora di afferrare il toro, cioè il padrone, per le corna. Nessuno afferma che queste cose non sono reali, però si tratta di fare un passo avanti, altrimenti i contratti che sono partiti come proposta che unifica i problemi degli occupati e quelli dei disoccupati e coinvolge nel complesso gli interessi delle masse popolari fallirebbero proprio nei punti fondamentali.
Il superamento dello stallo può avvenire partendo da quella che è la situazione nuova che si è determinata nelle fabbriche. L'attacco e la pratica della ristrutturazione messa in essere dai padroni fa sì che nelle fabbriche nascano automaticamente i problemi che il contratto ha posto come obiettivi centrali. Per questo si rende necessario un maggior dibattito tra i lavoratori sui temi contrattuali, mettendo soprattutto a nudo gli ostacoli principali, cercando di attuare nuove forme di lotta che vadano nella direzione che come movimento ci si è preposti, che mirino ad un rafforzamento delle lotte generali sapendo che è lì la posta in gioco più arossa. La crisi pone tutti in grosse dif-