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Quartiere e politica13

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quartiere 2 zona e olitIca

Mensile dei quartieri Isola • Fontana • Istria GrecomPonte Seveso Spedizione in abbonamento postale Gruppo 111/70%

Anno V - Nuova serie - N. 4 - Marzo 1978 - L. 300

Contro il Le donne si organizzano terrorismo per contare di più UN CIRCOLO UDI NEL QUARTIERE

impiegate, legate però da una realtà comune, il quartiere, e dalla comune condizione di donne. E da discutere c'è parecchio per arrivare a coinvolgere tante altre donne nella richiesta di servizi sociali che nella zona sono certamente molto carenti. Per ora le donne del circolo sono state al congresso provinciale dell'UDI che si è tenuto a Milano tra il 10 e il 12 marzo e che ha visto la partecipazione di 600 donne e un dibattito molto ampio sui temi della crescita di un grande movimento delle donne. Claudia Borsano

in questo numero Scuola: è partito il distretto Villa Mirabello chiaccherata

Votazione finale al Congresso Provinciale dell'UDI L'idea di formare un circolo UDI nel quartiere è venuta subito dopo il congresso nazionale di Roma a fine gennaio. Un appuntamento importante, perchè il X congresso dell'Unione Donne Italiane ha portato ancora una volta l'attenzione del Paese e delle donne in particolare sul problema femminile e sul movimento delle donne. Accanto a 2.000 delegate, erano presenti centinaia di donne che dell'UDI non sono: un congresso aperto quindi, unitario e pronto ad accogliere le esperienze di vita e di lotta anche di chi non ha la tessera. Donne del Nord e del Sud, di ogni ceto sociale, di generazioni diverse e con differenti orientamenti Ideali e politici hanno discusso per quattro giorni esprimendo tuttavia l'impegno unitario, la volontà ferma di rifiutare il destino e il ruolo storicamente assegnato, di contare come persone che possano sviluppare completamente le loro potenzialità, oggi nella maggior parte dei casi indirizzate solo alla cura della famiglia. Ma per ottenere questo risultato, le masse femminili devono diventare protagoniste in prima persona di un cambiamento reale della società, passando dall'analisi e dalla testimonianza pura e semplice alla affermazione concreta della loro forza politica, entrando in un rapporto con le istituzioni non per accettarle o negarle in modo acritico e preconcetto, ma con proposte e richieste precise. Protagoniste si, ma non isolate nella loro battaglia che è parte della battaglia più generale

per lo sviluppo democratico anche sotto il profilo di nuovi valori morali e per una vita migliore e più umana. Il diritto al lavoro e ad avere servizi sociali sono le richieste essenziali e immediate del movimento unitario delle donne. Avere un posto di lavoro vuol dire non solo raggiungere un'autonomia personale, ma uscire da una vita vissuta tra le mura della casa, quasi in un ghetto. E battersi per l'occupazione femminile in questo momento di crisi non significa sottrarre lavoro a qualcun altro ma aumentare le prospettive dello sviluppo dell'occupazione e opporsi al tentativo di ricacciare le donne al ruolo di casalinghe o ad altre forme di sfruttamento: lavoro nero, lavoro a domicilio rappresentano soltanto un nodo per sancire il ruolo domestico della donna. Dopo aver partecipato al congresso di Roma, un gruppo di donne, arricchite anche dall'esperienza di un dibattito molto ampio e approfondito, ha dato vita recentemente al circolo UDI nel nostro quartiere, che per ora ha la sua sede provvisoria presso il SUNIA in Via Volturno 35 e si riunisce tutti i mercoledì sera alle 21. Sono una quarantina circa, ma soltanto quindici hanno la tessera dell'UDI, proprio perchè hanno sentito l'esigenza di ritrovarsi non in un piccolo gruppo omogeneo, ma per discutere, conoscersi e confrontarsi. Alcune sono giovani, altre meno giovani, sono casalinghe, operaie,

Licenziamenti alla Gutter Questionario per le donne

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La casa del ragazzo della via Gluck

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Qui ci vuole una biblioteca

La sede milanese della Montefibre

Abbiamo appena archiviato il marzo 1978: lo ricorderemo come un mese di terrore. li giorno 10 a Torino viene ucciso il maresciallo Rosario Berardi, li 18 a Roma viene rapito Aldo Moro e massacrati gli uomini della sua scorta, il 18 a Milano vengono uccisi Fausto Tinelli e Lorenzo lannucci del centro sociale Leoncavalio, li 24 viene ferito a Torino l'ex sindaco Giovanni Picco. Un giornale come il nostro è chiamato a fotografare abitualmente fatti e problemi della zona 2, ma ci sono avvenimenti che ci coinvolgono nel più profondo. Ci aspettiamo una risposta adeguata a questa strategia del terrorismo da parte degli organi competenti: governo, parlamento, forze politiche e sociali. Ma c'è una risposta che possiamo dare anche noi: battersi per l'allargamento della democrazia nelle scuole, nelle fabbriche, nei quartieri è creare un argine contro chi questa democrazia la vuole smantellare.

I LAVORATORI DENUNCIANO

Oscure manovre alla Montefibre Nei mesi scorsi gli abitanti della zona fra p.le Lagosta e via M. Gioia e gli occasionali passanti sono stati coinvolti, anche con qualche disagio, nelle manifestazioni dei lavoratori della Montefibre di via Pola. L'occasione di tali manifestazioni era il ritardato pagamento degli stipendi: in realtà il problema ha dimensioni' ben più ampie. La società Montefibre già al suo nascere, nel 1972, dovette affrontare gravi problemi di struttura dei propri impianti (ricevuti da precedenti gestioni separate). Se allora la Montedison, che della Montefibre è la principale azionista, si assunse il compito di ristrutturare il settore delle fibre, in cui era presente anche con una partecipazione nell'altra principale azienda del setto-

re, la Snia Viscosa, non fu per scopi benefici: da una parte era condizionata dal clientelismo politico e da problemi di sottogoverno che le imponevano di affrontare la questione; dall'altra era convinta che una accorta modificazione delle strutture produttive avrebbe potuto portare la società Montefibre al livello delle maggiori concorrenti europee e mondiali e ricreare margini di guadagno. La società intraprese il risanamento dell'apparato produttivo, basandosi sul criterio di concentrare gli impianti in un numero limitato di stabilimenti di grosse dimensioni, dando inizio alla lunga odissea delle ristrutturazioni aziendali, che sono costate ai lavoratori della Montefibre in termini di cassa integrazione, dequalificazione, riduzio(segue in ultima)


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