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Milano 19(61)

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ittiliaitto 119 L. 500

Anno VIII - N. 2 - febbraio 1984

Mensile di informazione politica e cultura

L'elemento cardine è la partecipazione al governo della città

Quindici anni di decentramento Milano dal fascismo a piazza Fontana

Debito pubblico: la colpa è degli anziani?

Si rischia una "guerra per errore" PiazzaBonola sarà sistemata?

Guerra dei parcheggi al S. Leonardo? Lo sport nella nostra zona I mestée de la Milan de semper

nella Zona 19 Le cose fatte e quelle da fare in un'attenta analisi del presidente del Consiglio di Zona Al termine della prima legislatura che ha visto i Consigli di Circoscrizione eletti, si dovrà fare il punto — oltre che sulla politica delle cose — soprattutto sulla presenza delle Circoscrizioni nel contesto delle assemblee elettive che formano l'assetto istituzionale della nostra Repubblica. E soprattutto, della loro funzione e della loro capacità complessiva di governo della cosa pubblica. Non sarà facile dare giudizi. Ma alcuni punti fermi si potranno individuare, ad esempio: i poteri; il coordinamento con i Consigli comunali; la qualità di governo della cosa pubblica, a prescindere dalle maggioranze che reggono i Consigli — siano essi comunali o circoscrizionali. I tre punti ricordati sono valutabili indipendenti e interdipendenti fra di loro. Ma la convinzione che deriverà da quelle analisi sarà che la legislatura 1980-1985 passerà alla storia come una sorta di "sacro esperimento". Sicuramente, essa sarà la base concreta per inserire la "questione decentramento" nelle grandi città nel quadro più ampio della riforma degli Enti locali e della costituzione dei governi delle aree metropolitane, da troppi anni ormai sul tappeto. Se poi da oggi alle prossime elezioni amministrative avremo già risolto questo nodo importante, dal 1985 in poi il termine "Decentramento" perderà quel significato che questi 15 anni di presenza a Milano gli hanno dato; significato per alcuni ancora legato a forme arcaiche di proteste, per altri a riforme non attuate, per altri ancora a un'immagine di piccole repubbliche presidenziali delle quali, però, la partecipazione consapevole al governo della città è elemento cardine e lo sarà ancora per molto tempo. La politica delle cose in zona 19 non è liquidabile in poche battute. Ma una sintesi di essa ci si sforza di farla indicando due filoni di lavoro: a) le questioni

del territorio; b) la politica dei servizi. Il territorio: non è pianificazione ma attuazione e controllo democratico delle previsioni di PRG, fatti che in parte cambieranno l'immagine della zona. Circa 520.000 metri cubi di interventi privati, previsti e programmati nel PPA, che possono dare dai 15 ai 20 miliardi di oneri di urbanizzazione con i quali (si spera tutti) attuare opere pubbliche pregresse (Centro sociale Harar, viabilità, scuola a Figino, impianti sportivi, verde); il Centro Commerciale al Gallaratese ormai maturo a decollare e, realizzato, a soddisfa-

Perché la revisione per il Gallaratese?

Il piano particolareggiato deve adeguarsi alla realtà Alle insinuazioni di un articolista de l'Avvenire risponde l'assessore all'Urbanistica ed al Piano Regolatore Maurizio Mottini

(segue in ultima)

È apparso nel dicembre scorso sul quotidiano cattolico "Avvenire" un articolo a firma G.T.,

Dibattitto all'ECER

Sistemazione urbanistica della Cascina Cottica e delle via Lampugnano, Trenno, Omodeo La Sezione G. Di vittorio del PC1 il 20/ 12/ 83 ha tenuto un dibattito pubblico, presso il salone sociale dell'Ecer, sul tema: "La sistemazione urbanistica della Cascina Cottica e delle Vie Lampugnano, Trenno, Ornodeo". Hanno partecipato Maurizio Mottini, Assessore all'Urbanistica del Comune di Milano, Danilo Pasquini presidente CdZ 19 e Claudio Calerio, capogruppo PCI al CdZ. La presenza di un nutrito numero di cittadini del quartiere Gallaratese ha animato il dibattito che si è soffermato principalmente su due temi fondamentali: 1 problemi urbanistici del quartiere. I problemi dell'assistenza sanitana. Soddisfazione hanno generato tra i cittadini presenti le noti-

Ai piedi del Monte Stella

Via Cimabue: perché chiusa al traffico? Perché l'Amministrazione comunale ha fatto chiudere al traffico la via Cimabue nel tratto che, provenendo dagli svincoli delle autostrade nord si immette nel QT8? È la domanda che molti cittadini si sono posti ed hanno posto all'Amministrazione comunale, al Consiglio di Zona alla Vigilanza Urbana ed ai Vigili del Fuoco. A tali domande ha risposto l'Amministrazione comunale illustrando i motivi che hanno portato alla chiusura della strada in questione. Le motivazioni addotte non hanno però convinto gli abitanti del QT8 e della zona Fiera, che hanno ribattutto con una lettera alla stampa. (a pagina 8 e 9)

zie relative alla sistemazione della Cscina Cottica e delle Vie Lampugnano, Trenno, Omodeo utilizzando gli oneri di urbanizzazione e i contributi provenienti dalle concessioni edilizie di nuove costruzioni che sorgeranno in Zona. Si tratta di una soluzione globale che restituisca un aspetto urbano delle aree compreso tra le Vie sopracitate con la formazione di una piazza su cui affacceranno alcuni servizi commerciali e artigianali oltre alla sistemazione delle vie adiacenti: allargamento della Via Ornodeo e nuovo tracciato della Via Trenno. In attesa che tali sistemazioni saranno attuate è stato proposto un senso unico dall'incrocio pericoloso e con scarsa visibilità. Notevole interesse ha suscita-

in cui sotto il titolo "Molti interrogativi sulla revisione del piano particolareggiato al Gallaratese" si afferma che "il Piano Particolareggiato del Gallaratese sta per essere rivisto alla "chetichella", senza una precisa delibera di revisione" e che "si stanno ricalcolando gli standard urbanistici di un piano approvato nel '73 e reso vigente nel 1980; e col ricalcolo degli standard molte localizzazioni riviste e molte soluzioni, apportate dai progettisti con la collaborazione e la partecipazione degli abitanti del quartiere di fatto disattese. E prime fra tutte le strutture parrocchiali le cui aree sembrano andare in fumo!".

to la notizia del prossimo funzionamento in Via Ojetti del Distretto Sanitario con l'assistenza agli anziani anche se permangono notevoli difficoltà soprattutto di collegamento con il mezzo pubblico tra le varie attrezzature sanitarie su cui gravitano i cittadini del Quartiere. Il dibattito ha evidenziato che gran parte delle disfunzioni potrebbero essere alleviate con una migliore redistribuzione, anche sui nuovi tratti di viabilità, utilizzabili dai mezzi pubblici di superficie: si potrebbe così più facilmente collegare il quartiere dell'Ospedale S. Carlo, la SAUB di Via Novara ecc. Inoltre gli interventi dei participanti hanno messo in evidenza la necessità che rAmmi-

reale dietro tutte queste manovre (quelle da lui indicate con punti interrogativi, n.d.r.) che non trovano giustificazione alcuna?", per poi affermare che

(segue in ultima)

(segue in ultima)

Dopo aver posto vari interrogativi, senza dar loro alcuna risposta, e dopo aver insinuato (ma con quali prove?) che dietro al piano commerciale al Gallaratese possano esservi operazioni non del tutto corrette (quali?), restessore dell'articolo si chiede ancora "Cosa c'è di

pwillo Il La proposta di presentare formalmente la candidatura del Presidente della Repubblica Sandro Pertini al premio Nobel per la pace, accolta con favore da tutti i partiti politici italiani (fatta eccezione soltanto per il MSI, il che fa onore a Pertini), non può che avere anche il nostro convinto e caloroso consenso. L'impegno di Sandro Pertini per la pace è difatti a tutti noto ed è un impegno che nasce da una sensibilità e da una preoccupazione vivissima e profonda, che non si limita ad un appello generico, ma non esita a cimentarsi coraggiosamente con i nodi concreti e drammatici da sciogliere per garantire la pace. E tale impegno Pertini lo ha dimostrato ancora una volta nel suo recente messaggio di fine d'anno,anche se ha suscitato le critiche di qualche esponente democristiano e social-

a Pertini

democratico, giunti persino ad affermare che esso apriva problemi istituzionali. Ma quali problemi? Il fatto che il messaggio non coincidesse con il pensiero di questo o quell'esponente di partiti di governo non è certamente motivo sufficiente per impedire a Pertini di parlare. Del resto basterebbe chiedere alla gente cosa ne pensa dei problemi da lui sollevati della pace, della guerra, del Libano, del lavoro, della disoccupazione giovanile. Siamo certi che la maggior parte di quanti lo hanno ascoltato gli sono grati perché egli ha parlato senza infingimenti, al di fuori del linguaggio politico corrente, con l'onestà e la voce di un'indiscussa saggezza che gli sono proprie e che legittimano ampiamente la candidatura di Pertini al premio Nobel per la pace.


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