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Milano dodici12

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MILANO DODICI ANNO III - N. 29 GENNAIO 1980

FELTRE -CIMIANO LAMBRATE ORTICA

L. 300

MENSILE DI CULTURA POLITICA E ATTUALITA'

Anni '80: l'Italia in conserva? Matteo è venuto in redazione con una sua elaborazione fotografica. «Ecco come vorrebbero l'Italia: in conserva». L'immagine ci è piaciuta, abbiamo deciso di usarla per la prima pagina di questo numero. gennaio 1980. Compagni e amici lettori, provate a ricordare che immagine vi facevate dieci, venti anni fa degli «anni '80». Non certo quella che invece vi offriamo oggi: l'Italia in un barattolo di vetro, per una ~serva all'antica, simbolo di nostalgie del passato. Eppure li vedete. i segni di un passato «anni '50» si moltiplicano attorno a noi. Pensate alla cosiddetta campagna «liberista» in economia, all'esaltazione della libera iniziativa imprenditoriale pensate ai licenziamenti alla Fiat; alla posizibne di allineamento subalterno dell'Italia agli Usa sulla questione dei missili, il ritorno alla «guerra fredda». C'è chi vorrebbe cancellare la grande ondata di lotte iniziata nei primi anni sessanta e esplosa nel 68/69, annullarne le conquiste economiche, politiche. culturali. Possiamo trionfalisticamente dire che non ce la faranno? In realtà si vanno accumulando molte condizioni favorevoli a quel progetto. Non è un'invenzione il riflusso di cupi tanto si parla, il rinchiudersi nel privato; e non si tratta solo di singoli, prima impegnati nei partiti o nelle organizzazioni di sinistra e nel sindacato, attivi nella vita democratica dei quartieri, che hanno mollato. Si tratta anche di ampi strati sfiduciati verso le possibilità di partecipazione. di trasformazione; pensate — ma è solo un esempio — al crollo della mobilitazione dei genitori attorno alla scuola. A qualcuno sembra sia servito l'aver lasciato marcire irrisolti i problemi, il non aver fatto le riforme, o l'averne boicottato la realizzazione. A qualcuno è servito lo sfascio, è servito il terrorismo. Ne sono nati sbandamento, sfiducia e, insieme, nuovi corporativismi. Adesso — dopo l'indebolimento elettorale dei comunisti — pensano di poter realizzare il loro sogno: mettere l'Italia in conserva, chiudere con le speranze di cambiamento, con le richieste di maggior giustizia sociale, di trasformazione del modo di vivere e di produrre. Nostalgia del passato, ho scritto. Ma nostalgia è il sentire che si è perso qualcosa che non può più tornare. Il movimento operaio può anche essere ricacciato indietro, ma gli anni cinquanta non possono essere riprodotti: non può essere riprodotto quel tipo di sviluppo industriale. Pensate a un solo problema, quello delle materie prime e, fra queste, delle fonti energetiche. Un meccanismo di sviluppo basato sul basso costo delle materie prime —.sul furto imperialistico delle materie prime al terzo mondo — non è più possibile; come non lo è un sistema industriale basato sullo spreco — nell'arco di pochi decenni — di risorse.energetiche come il petrolio, accumulate in milioni di anni, basato sulla distruzione dell'ambiente. O qualcuno pensa che finito il petrolio ci si possa limitare a sostituirlo con l'uranio? Il sogno di un'Italia in conserva può affascinare molti, ma solo fra coloro che sperano di ricavarne ricchezza o potere: forse anche fra i nostri lettori. È, in fondo, un'immagine di tranquillità, di pace... Ma in quel barattolo l'Italia non si conserverebbe, andrebbe in putrefazione. Alle soglie degli anni '80 l'Italia, l'Europa, l'intera comunità delle donne e degli uomini di questo pianeta, è chiamata a scelte decisive. Molti ci sembra non se ne rendono conto. Riflettete: ogni giorno, si può dire, vengono alla luce le conseguenze — medicinali per la vita — di uno sviluppo economico basato sulla legge del profitto. In quanti casi si è scoperto che le morti per cancro erano da addebitarsi a particolari processi produttivi. Quante volte si è scoperto, in ritardo, che dei «micidiali» o degli additivi dei cibi — i famosi «coloranti.> per esempio — sono nocivi alla vita! Tutti stiamo misurando le conseguenze de/la scelta di privilegiare il trasporto privato — auto, camion, autostrade — a quello pubblico autobus, treni. I livelli di inquinamento dell'aria, dell'acqua, della terra stanno diventando insostenibili. E il contraltare di questo sviluppo sono oltre 800 milioni di persone costrette a vivere in condizioni di malnutrizione cronica. Intanto, dopo aver accumulato armi sufficienti a distruggere la Terra intera — e a distruggerla ben più di una volta — continuiamo la corsa agli armamenti, e tornano reali i pericoli di guerra. Cari lettori, iniziano gli anni ottanta; è inutile nascondercelo, non saranno anni facili. Che siano anni di progresso e non di rovina dipende da voi, da noi. Ma non si può aspettare. Pierfranco Ravotto

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Il problema dell'energia

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