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Porta Venezia(9)

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PERIODICO DI INFORMAZIONE POLITICA E CULTURA MENSILE

ANN03-K3 APRILE 1979

LIRE 300

PORTA VENEZIA

25 aprile oggi In realizzazione il consultorio Ricorre in questi giorni l'anniversario del 25 aprile. Questa data storica che ricorda l'insurrezione nazionale è per tutti noi non solo il simbolo della riconquista libertà, ma rappresenta anche e ricorda il momento in cui ci si rese pienamente conto di quanto, nel nostro Paese, la concquista e la difesa della democrazia sia strettamente legata alla necessità di porsi come obiettivo e di realizzare profonde trasformazioni economiche e sociali. Questa ricorrenza cade oggi in un momento ancora difficile in cui la crisi appare irrisolta, tanto nel suo aspetto economico, quanto in quello politico e sociale. Vogliamo entrate nel merito di questi due aspetti della crisi per dire anzitutto che, a nostro avviso, rimane preoccupante la situazione economica. Noi non condividiamo le analisi di quanti cercano oggi di minimizzare l'aspetto e l'entità delle difficoltà nelle quali continuiamo a dibatterci. È vero che i dati relativi alla produzione industriale del quarto trimestre del 78 evidenziano un aumento produttivo del 6%, ma noi riteniamo che ci voglia ben altro per poter parlare di mutamento qualitativo stabile della situazione economica del Paese. Della stabilità di questo risultato ci fa dubitare una analisi della situazione economica internazionale e le ovvie considerazioni dei possibili futuri effetti di un aumento, facilmente prevedibile, dei prezzi del petrolio e delle materie prime. Non vediamo poi come si possa pensare di stare andando verso una ripresa stabile al di fuori di un discorso di seria programmazione economica. L'attuale ripresa in atto, in assenza di un intervento che la orienti e la diriga, non potrà infatti non tradursi in un fatto transitorio che non solo non risolverà i problemi ma che anche accentuerà gli squilibri della nostra economia. Occorre allora capire quale è la natura del conflitto in atto: l'aspetto del contendere è oggi la distribuzione del reddito e, correlativamente, la scelta di chi debba avere il governo del processo economico. La maggioranza che si è costituita dopo il 20 giugno, forte dell'appoggio esterno del Partito Comunista, ha insomma portato ad alcuni risultati, ha creato una nuova disponibilità di risorse ed è proprio questa la

questione sul tappeto: come devono essere utilizzate queste risorse, a chi bisogna togliere e a chi bisogna dare, a favore di chi e verso quali fini deve essere orientato lo sviluppo economico. Bisogna risollevare il mezzogiorno, allargare e garantire l'occupazione, compiere riforme come quella del sistema pensionistico, dei contratti agrari, della scuola, della pubblica sicurezza, o bisogna invece tentare di riprodurre il vecchio distorto meccanismo di sviluppo e riprodurre i vecchi privilegi? Noi crediamo che solo partendo dalla considerazione di questo conflitto "strutturale", riguardante cioè le condizioni materiali di vita di grandi masse, si possa cogliere fino in fondo la natura reale della crisi politica in atto. La crisi del monocolore Andreotti che la democrazia cristiana stessa ha provocato rompendo tutti gli accordi di maggioranza, non ha insomma la sua spiegazione in una astrusa questione di formule, ma

nella lotta di interessi contrapposti

che in questo momento è in atto nel Paese. In questo contesto, la D.C., dopo i segni di cambiamento manifestati l'indomani del 20 giugno, torna oggi a schierarsi sfacciatamente dalla parte di chi ha sempre esercitato il potere, di chi ha sempre goduto di impunità e privilegi e si assume cosi, di fatto, tutte le responsabilità delle elezioni anticipate. Ci auguriamo dunque che dinanzi ad una consultazione elettorale anticipata le sinistre lascino questo partito dinanzi agli elettori solo con le sue responsabilità. Formulando questo auspicio abbiamo in mente il recente comportamento del gruppo dirigente del partito Socialista che dimostra di non rendersi conto dei pericoli insiti nell'aprire una disputa fratricida nella sinistra e dei varchi che una simile situazione potrebbe aprire a chi oggi è contro gli interessi del movimento operaio italiano. Siamo infatti convinti, e questa crediamo sia la lezione dell'aprile, che l'unità nella classe operaia debba essere la premessa per l'unità della classe operaia col più vasto schieramento possibile di forze politiche e sociali, quale unica strada, oggi come ieri, per rafforzare la democrazia e fare della crisi l'occasione di un grande disegno trasformatore.

P.G.

IN QUESTO NUMERO Tutta la pagina 6 dedicata al SUNIA a pagina 2: Cresce la lotta per il centro culturale

a pagina 5: Inchiesta sulle radio private nella zona

Gli ultimi due mesi sono stati, per quanto riguarda i problemi connessi alla realizzazione e alla localizzazione del consultorio familiare in via Settembrini 32, mesi piuttosto "caldi". Gli inquilini dello stabile di via Settembrini 32, sollecitati dà alcuni incresciosi episodi hanno manifestato legittime preoccupazioni circa la mancanza totale di controllo e di servizio di vigilanza degli utenti dei servizi socio - sanitari che girano per lo stabile disturbando e a volte anche spaventando gli inquilini stessi; alcuni operatori dei servizi hanno d'altra parte denunciato una situazione insostenibile di conflittualità tra operatori ed inquilini, addossando a questi ultimi la responsabilità di alcuni atti vandalici cui sono stati fatti segno i servizi territoriali. Tutto questo mentre il C.d.Z. cerca di trovare una soluzione al problema ritenuto ormai indilazionabile della localizzazione e realizzazione del Consultorio come struttura integrata al S.I.M.E.E.. È stata infatti di Lunedì 26.2. la manifestazione indetta dal Coordinamento femminile per av-

viare a soluzione nel senso sopra indicato il problema del Consultorio, esercitando a tal fine tutta la forza che può esprimere un movimento pubblico ed unitario. Gli operatori del S.I.M.E.E. hanno perfettamente colto II senso della manifestazione e in un primo documento del 28.2. hanno sottolineato come il tipo di intervento degli operatori del consultorio sia complementare alle funzioni del S.I.M.E.E. stesso che sono focalizzate sulla tutela dello sviluppo psicofisico del bambino. In un secondo documento del 14.3., a seguito di una richiesta di incontro del C.d.Z. col S.I.M.E.E. e la Provincia per individuare una disponibilità sia pur parziale di spazi attualmente occupati dal S.I.M.E.E. e destinabili a consultorio, è emersa chiaramente la disponibilità del S.I.M.E.E. ad ospitare sia pure in una sistemazione prowisoria la struttura iniziale del consultorio di zona. Nel corso di due successive riunioni tenutesi sia nella sede del S.I.M.E.E. che nella sede del C.d.Z. è stata dichiarata la disponibilità del Comune ad organizzare il necessa-

Gli eritrei a P.ta Venezia Nella nostra città, negli ultimi anni, è andata sempre più crescendo la presenza di cittadini stranieri, provenienti soprattutto da alcuni Stati africani (Tunisia, Marocco, Egitto, Etiopia). Milano è diventata cosi la seconda città d'Italia quanto a numero di immigrati stranieri, superata solo da Roma con 80 - 100 mila presenze complessive. A Porta Venezia numerosi sono i gruppi etnici africani, attirati dalla posizione particolare della nostra zona, a ridosso della stazione Centrale e dal suo ricco tessuto di attività commerciali e di pubblici esercizi. Molti sono coloro che svolgono i lavori più umili nei ristoranti, o vengono assunti come domestici nelle abitazioni private, o praticano una

Siamo andati a trovare un giovanissimo frate eritreo,padre Andemariam, che opera nel convento dei Cappuccini di viale Piave, con il quale abbiamo avuto un cordiale colloquio sui problemi delle comunità africane in zona. Padre Andemariam che ha abbandonato il proprio Paese nel '74, divide il proprio tempo tra il convento e gli studi (recentemente si è laureato in teologia). Secondo il frate sono almeno mille gli Eritrei stabilitisi a Milano; essi sono presenti in numero consistente anche in altre grandi città, come Firenze, Bologna, Roma. La maggior parte dei suoi connazionali ha trovato un lavoro e viene assunta con contratti annuali rinnovabili. Il lavoro che viene loro offerto è prevalentemente quello domestico, per il quale fino a qualche anno fa c'era una forte richiesta in Italia, non soddisfatta da un'adeguata risposta da parte del mercato interno. Era più facile trovare, osserva il frate, mano d'opera straniera. Ed è in questa direzione che si è rivolta la ricerca di collaboratori domestici, anche per la maggior disponibilità da parte della gente di colore, che spesso si, trova nella condizione di dover svolgere qualsiasi la-

attività commerciale ambulante. Tra le comunità africane, alcune sono organizzate, altre del tutto prive di punti di riferimento. Una delle più compatte è senza dubbio la comunità eritrea; altri gruppi etnici invece non si sono costruiti strutture di sostegno e vivono in modo più disgregato. Ma quanti sono esattamente i cittadini di colore che si sono insediati a Milano e perchè, quali sono i problemi che ogni giorno debbono affrontare in una realtà tanto diversa da quella della loro terra d'origine? "Porta Venezia" inizia con questo numero una inchiesta sulle comunità africane in zona, allo scopo di fornire dei primi dati conoscitivi su questo nuovo e consistente fenomeno che interessa la nostra città, ma del quale scarsa e approssimativa è la conoscenza.

voro, il più delle volte senza tutela sindacale, ad accettare le condizioni poste dai datori di lavoro. Ma come mai, chiediamo, si è verificato proprio in questi ultimi anni il fenomeno sempre più esteso della immigrazione di lavoratori africani? Per quanto riguarda il proprio paese, ci risponde il frate, ciò che ha spinto numerosi eritrei ad abbandonare la propria terra, è rappresentato da quanto sta avvenendo in Etiopia e in Eritrea, dalle desolazioni e dalle stragi cui da anni sono sottoposte quelle popolazioni. In queste settimane, prosegue padre Andemariam, si parla del conflitto tra Cina e Vietnam che ha destato profonda impressione, ma il dramma di quei lontani paesi dell'Africa non è certo minore, anche se di esso la stampa non si occupa molto. Esistono, domandiamo, particolari problemi tra la comunità eritrea e i cittadini milanesi? Il frate ci risponde che gli unici problemi con gli Italiani sono dovuti o a incompatibilità tra datori dl lavoro e lavoratori, o a fraintendimenti generati più che altro da diversità dl tradizioni, storia e cultura. Gli Eritrei ad esempio con II termine famiglia intendono qualcosa dl profondamente diverso da quanto (segue in ultimai

rio servizio di portierato almeno nelle ore di funzionamento dei centri, la disponibilità del S.I.M.E.E. alla creazione di un servizio integrato S.I.M.E.E./Consultorio, la iniziale ristrettezza dell'area per ora disponibile al servizio S.I.M.E.E./Consultorio relativamente al numero degli operatori attuali e potenziali, l'impegno quindi del C.d.Z. presso la Provincia affinché, quando a qualsiasi titolo si liberi uno spazio nello stabile, questi venga assegnato al servizio S.I.M.E.E. / Consultorio. Se quindi si stanno creando delle solide basi per una agibilità sia pur parziale di spazi da destinare a consultorio, tenendo conto che ormai (segue in ultima)

Lettera del C.d.Z. al sindaco per la lotta alla criminalità 11 Consiglio di Zona 3 di fronte all'estendersi del fenomeno della criminalità a Milano, e in particolare nella Zona 3, ribadisce la necessità di un intervento tempestivo e coordinato delle forze preposte alla difesa della convivenza civile e dell'ordine democratico. Il Consiglio di Zona 3 intendendo dare un serio contributo a questa battaglia, ha costituito da tempo una commissione di studio sul fenomeno della criminalità politica e comune nella zona elaborando alcune proposte per sconfiggerla e ponendosi come punto di riferimento per la cittadinanza. In questo quadro il Consiglio di Zona 3 mentre ribadisce la centralità dell'intervento degli enti locali e dello Stato, per dotare i quartieri di strutture che permettano la ricomposizione del tessuto sociale, rileva l'opportunità di una indagine precisa per evidenziare le caratteristiche del fenomeno della criminalità nella zona. Per questo il Consiglio di Zona intende condurre una ricerca attraverso questionari da preparare e distribuire secondo criteri precisi e scientifici a categorie economiche, sociali e culturali operanti in zona. Il Consiglio di Zona chiede pertanto la piena collaborazione dell'Amministrazione Comunale attraverso la commissione da questa istituita per la difesa dalla criminalità. Crediamo che particolare attenzione debba essere rivolta al fenomeno della emigrazione straniera la cui presenza complessa genera reazioni sempre più preoccupanti di rigetto e razzismo. Inoltre il Consiglio di Zona ritiene essenziale utilizzare pienamente la vigilanza urbana e soprattutto il vigile di quartiere, secondo le nuove competenze stabilite dal D.P.R. 616. Il Consiglio ritiene necessario riflettere sulla esperienza dei vigili di quartiere e rivederne a fondo i compiti e la qualificazione. Il Consiglio di Zona ritiene opportuno organizzare a questo riguardo un convegno specifico su questo tema, ed iniziative conseguenti, a cui invitare anche le rappresentanze sindacali della vigilanza, oltre ai responsabili della sede locale. Avvertiamo infine una sentita esigenza di coordinamento, secondo le competenze specifiche, tra le forze dell'ordine, Amministrazione Comunale (in particolare Vigilanza Urbana) e istituzioni democratiche decentrate. Per questo il Consiglio di Zona invita l'Amministrazione Comunale ad organizzare un incontro congiunto tra Amministrazione Comunale, Questura e Consiglio di Zona, per verificare le possibili soluzioni.


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