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Megafono6

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Giornale sindacale del C. d. F. F.L.M. degli stabilimenti Borletti

Supplemento dedicato ai problemi della salute in fabbrica

Lo SMAL e la fabbrica

Lavoratori, la Commissione Antinfortunistica e Ambiente del C.d.F. ritiene indispensabile aprire un dibattito sull'importanza degli SMAL (Servizio Medicina Ambiente di Lavoro) in fabbrica, per affrontare in modo più concreto il problema della salute.

Tutto il movimento sindacale ha proposto in questi ultimi tempi, nei contratti di lavoro e nelle vertenze aziendali, il problema della difesa della salute e delle condizioni di vita all'interno e all'esterno della fabbrica.

E' da rilevare come negli ultimi anni insieme ad una grande crescita di coscienza e di sensibilità attorno ai problemi della medicina ín generale, da parte dei lavoratori si sta affermando sempre di più la necessità di uno sforzo di indagine e conoscenza sulle specificità delle malattie, non nella vecchia logica medica della specialità, ma nella ricerca delle cause e dei rischi che i lavoratori subiscono e che possono essere individuati alle origini.

I Consigli di Fabbrica ed il Sindacato hanno svolto decine e centinaia di inchieste, proposto questionari, effettuate indagini sulla condizione, sull'ambiente di vita e di lavoro, (es. indagine conoscitiva dello SMAL sulla nocività in fabbrica; sui rischi specifici per la donna con particolare riferimento al periodo di maternità).

Da tutte queste inchieste sono emerse chiaramente che le maggiori responsabilità per le malattie professio-

nali e generali, sono da attribuirsi alla insensibilità del governo e dei padroni.

Mai come in questi ultimi tempi i lavoratori hanno battuto la vecchia logica padronale (cioè quella di dare qualche lira in più nella busta paga come indennità di rischio e di nocività) richiedendo fermamente la salvaguardia della salute in tutti i suoi aspetti.

La strada imboccata è giusta e deve continuare perchè. soprattutto, in collaborazione coi medici dello SMAL, vengono a galla le contraddizioni tra un ambiente di lavoro a misura del profitto e la salute dei lavoratori.

I padroni hanno sempre imposto una rigida opposizione al riconoscimento di questi istituti conquistati nel contratto nazionale di lavoro del 1974.

Sanno benissimo che con il funzionamento dello SMAL in fabbrica, molto probabilmente saranno costretti, con la mobilitazione dei lavoratori, a modificare il loro modo di produrre.

Per questi motivi, la proposta di molti C.d.F., fra cui quelli della Borletti, di inserire nella piattaforma aziendale la richiesta del riconoscimento degli SMAL trova la ferma opposizione dei padroni.

Diventa perciò sempre più importante la ferma decisione e la mobilitazione dei lavoratori per conquistare al più presto il diritto della difesa della salute e condizioni dí vita migliore in fabbrica e fuori.

luglio '77

LA COMMISSIONE ANTINFORTUNISTICA AZIENDALE

Dopo tanta pressione, il 5-2-1975 è stato steso un verbale fra la Direzione ed il Consiglio di Fabbrica con il quale si dava vita ad una Commissione Antinfortunistica Aziendale.

Non è passato molto tempo da allora ma già grandi passi si sono fatti affinchè quell'iniziativa diventasse sempre più uno strumento al servizio della salute dei lavoratori.

Non è stato facile far comprendere alla Direzione che nostra prima intenzione era quella di affrontare assieme I problemi della sicurezza del lavoro e degli ambienti.

Il lavoro paziente, costante, condotto anche su un piano di autocritica continua sta dando i primi risultati positivi.

Una ancora non accentuata sensibilità dei lavoratori rispetto i problemi più generali della salute ed una costante diffidenza aziendale ci hanno però portato a battere una strada valida ma non sufficiente a risolvere tutti i nostri problemi.

Puntando quasi esclusivamente sulla nostra capacità di pressione rispetto la Direzione siamo riusciti ad impostare una politica antinfortunistica nella quale anche i delegati ed i lavoratori hanno diritto di parola e possono condizionare le soluzioni che, non sempre, trovano nella controparte disponibilità per soluzioni che vadano innanzitutto nella direzione di considerare la salute dei lavoratori il primo obiettivo da raggiungere.

Per superare i limiti di incontri verbali e inconcludenti abbiamo istituito un registro sul quale segnaliamo tutte le nostre richieste ed osservazioni alle quali la Direzione deve poi dare risposta scritta motivando le risposte stesse.

Altra novità è quella di esaminare periodicamente i verbali degli infortuni rispetto i quali prevedere il più presto possibile la rimozione delle cause.

It lavoro che svolgiamo è serio ed impegnativo e nell'interesse di tutti, proprio da questo foglio, sollecitiamo dai rappresentanti l'Azienda un maggior impegno a risposte più tempestive e più complete nonchè soluzioni più puntuali.

Più sopra abbiamo detto che la strada che battiamo non è sufficientemente valida, ma perchè?

Perchè abbiamo bisogno di un maggior sostegno da parte dei lavoratori per fare in modo che il nostro impegno possa tramutarsi in realtà in tempi più brevi e perchè risposte che possono essere imbarazzanti o per le quali l'Azienda è costretta a rimuovere delle cause che ribaltano modi di lavorare già esistenti, possano giungere puntuali nell'interesse di tutti.

L'istituzione del registro e l'esame degli infortuni è un esperimento che si è tentato nello stabilimento di Milano ove la presenza della Direzione e dellUfficio del Personale ha reso più facile la cosa ma è forse giunto il momento di vedere di allargare questa esperienza anche agli altri stabilimenti. .

Un caso risolto ( o quasi )

Nella nostra azienda una delle cose più difficili da far capire è che per cambiare l'aria di un ambiente è necessario togliere l'aria cattiva e immettere quella buona in egual misura e che il tutto deve essere fatto senza creare altri problemi a chi lavora nell'ambiente.

Esempio unico di realizzazione per ora positiva è quello del nuovo reparto di produzione della spoletta, al « 53..

Ricostruito di sana pianta, con l'interessamento di tutti si è giunti a togliere e immettere aria in modo abbastanza regolare e costante.

Vi è una parentesi nel titolo di questo articolo che è legata ad un naturale concetto di collaudo: il passare cella stagione estiva dirà se l'impianto è valido anche rispetto la temperatura ambiente. Ce lo auguriamo.

E' un caso urgente, dottore, dobbiamo ~taperare la perforatrice.

IPCA : LA FABBRICA DEL CANCRO

Nel silenzio, rotto poi dal pianto di una vedova, in una aula stipata di lavoratori, il Collegio giudicante ha letto le condanne ai due padroni dell'IPCA, un loro nipote, il direttore amministrativo e, fatto veramente importante, al medico di fabbrica.

Il caso dell'IPCA è noto: 130 dipendenti sono morti per cancro e le cause della malattia erano note sia ai padroni che al medico di fabbrica.

E' la prima volta che nel chiamato a pronunciarsi su visto. sempre per la prima dacati come parte civile in lettivi.

nostro paese un tribunale è un caso del genere, che ha volta, l'accoglimento dei sinquanto titolari di diritti col-

Il caso dell'IPCA, a parte la nuova fase che dovrà essere aperta per il risarcimento dei danni, può considerarsi chiuso con le sei condanne inflitte ai « padroni delle ferriere » ma purtroppo continua per i lavoratori.

Infatti, il professor Rubino, in una relazione, ha così

CONFUSIONE ?

Nell'articolo » Lo Smal in fabbrica » si parla di una Commissione Antinfortunistica e Ambiente del Consiglio di fabbrica e poi in quello intitolato » La Commissione Antinfortunistica Aziendale » si parla di un'altra commissione. Come si spiega? Prima che il lavoratore ce lo chieda è meglio chiarire questa che può sembrare confusione ma non lo è.

La COMMISSIONE ANTINFORTUNISTICA E AMBIENTE è una delle diverse commissioni esistenti nel Consiglio di Fabbrica e fino ad oggi ha lavorato dando un buon contributo alla soluzione dei problemi generali della salute dei lavoratori ma in modo poco coordinato, forse ancora confuso, basato più sullo spontaneismo che su una più approfondita analisi e conoscenza dei problemi. Inoltre questa commissione non si pone i limiti del lavoro in fabbrica ma tende ad investire tutta la sfera ove viviamo.

Ne scaturisce subito una considerazione: c'è ancora molta strada da percorrere ma si potrà fare se tutti i lavoratori si renderanno maggior conto di quanto sia minacciata la loro salute, sia dentro che fuori la fabbrica.

La COMMISSIONE ANTINFORTUNISTICA AZIENDALE è composta da tre membri del Consiglio, da tre membri cella Direzione e da un Segretario. E' aperta al contributo di tutti ma è vincolata da un accordo che, pur essendo in positiva evoluzione, la vincola a schemi che non sempre rendono facile il lavoro dei rappresentanti dei lavo- ratori.

E' aperta anche a contributi tecnici esterni ma ciò avviene solo per contributi che vanno in favore delle tesi aziendali e come si può ben capire ciò è per noi un gros- so limite.

I tre nostri rappresentanti di questa commissione fanno parte anche della prima.

scritto: « Si prevedono per i prossimi vent'anni almeno una trentina di decessi per malatttie attualmente allo stato latente ».

La sentenza esemplare del Tribunale di Torino non deve però passare nel dimenticatoio, deve essere sempre presente perchè nel nostro paese troppi padroni fingono di non conoscere la salute dei lavoratori per conoscere solo i loro profitti; troppi padroni, così come quelli dell'IPCA, girano per i corridoi dei Tribunali per comperare il silenzio delle vedove e degli orfani, ricchi dei soldi guadagnati a scapito della salute dei lavoratori stessi; troppi sanno che nel nostro paese la legge è forte con i deboli e debole con i forti.

La sentenza di Torino, superando anche i limiti di leggi inadeguate ha reso per la prima volta giustizia ai deboli condannando i forti. Rimane però amaro in bocca, sia perchè questa giustizia è giunta tardi sia perchè non solo i soldi ma neanche gli anni di galera ai responsabili, possono restituire la vita ai lavoratori morti.

UNA NOTIZIA

Si è tenuto nei giorni scorsi un seminario organizzato dalla Federazione CGIL-CISL-UIL sulla salute della donna entro e fuori la fabbrica.

Al corso, nonostante il limitato numero di posti, hanno partecipato anche 5 delegate del nostro consiglio.

Appena in possesso del materiale scaturito dal dibattito sarà nostra cura e premura distribuirlo a tutti, donne in particolare.

— Forza, tirate I Siamo nella Messe barca

Qualche esempio di caso ancora irrisolto

Fino al momento di scrivere, il caso irrisolto più amblematico e che maggiormente deve farci riflettere è quello di un piccolo locale posto nel nuovo reparto della spoietta: il locale ove viene fatto il riempimento in resina della spoletta.

Visitato molti mesi addietro è dal dicembre 1976 che aspettiamo di vedere in concreto delle soluzioni atte a garantire la salute di chi vi lavora, ma ciò che è più grave, è che aspettiamo anche di conoscere i risultati di analisi dell'aria effettuati in quel localino, ma questi dati non ce li vogliono dare anche se dicono sempre che ce li daranno • domani •.

Cosa sono le sostanze che si usano in quella lavorazione? Quali reazioni provocano? Quali conseguenze possono avere sulla salute di chi vi è a contatto? L'aria che viene scaricata fuori dal reparto inquina forse l'ambiente esterno?

Sono domande che da troppo tempo non trovano una risposta anche se qualcuno la risposta la possiede e se la tiene ben stretta.

Questo comportamento è quanto meno sospetto e merita un approfondimento di analisi per vedere la possibilità di soluzione diversa da quella battuta fino ad oggi. Altro- esempio.

Crediamo che quasi due mesi siano sufficienti per fare un elenco di tutte le sostanze nocive usate in azienda ed il loro impiego.

Visto che questo elenco esiste già in qualche ufficio preposto all'analisi dei consumi aziendali perchè renderci sospettosi e diffidenti?

Se non vi sono pericoli da nasconderci basta copiare e consegnare.

E per finire (ma se ne potrebbero fare altri), quando sapremo se il rumore di certi ambienti, in modo particolare a Corbetta è nocivo?

Entro il 25 scorso avremmo dovuto conoscere un piano di rilevamenti da farsi in tutti gli stabilimenti. Il piano ritarda ad esserci presentato. Speriamo non ritardino poi

anche i rilievi altrimenti, ancora una volta, i lavoratori dovranno trarre da ciò tutte le conseguenze, per spiacevoli che possano sembrare.

COLLABORAZIONE

La cosa che non deve mai venire a mancare a chi si interessa dei problemi che abbiamo esposto e che, in ogni caso non basta mai, è la COLLABORAZIONE.

Spesso la collaborazione è difficile da ottenere perchè la nostra presenza • irrigidisce • l'elasticità mentale di certi preposti e certamente anche di qualche alto dirigente ma è indispensabile che la collàborazione venga da tutti, anche dai lavoratori.

Collaborare vuol dire segnalare le cose che non vanno bene, nella giusta misura, senza ingigantirle artificiosamente; vuole dire, anche se a volte significa qualche piccolo sacrificio, adattarsi alle cose nuove che risolvono alcuni problemi; vuole dire non ostacolare le innovazioni; vuole dire anche sapersi porre in contrasto con chi non capisce o non vuol capire i problemi delia salute dei lavoratori.

Collaborare, per esempio, significa anche fare in modo che i corridoi di passaggio siano sempre sgombri e che le merci non vadano oltre le righe segnaletiche; significa usare gli occhiali o gli schermi protettivi; significa segnalare se le parti pericolose delle macchine sono protette (es. i punzoni caldi di ribaditura); significa rispettare le norme e chi le fa rispettare.

Di esempi se ne potrebbero fare tanti ma in fondo tutti tendono ad una cosa sola e fondamentale: il rispetto, innanzitutto, della personalità umana.

L P c IE P cl ré ir, v( sc m vorrebbero (da Le Monde di Parigi)

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