APPELLO AI LAVORATORI DELL' INNOCENTI
Dopo le grandi lotte vittoriose di quest'autunno per il rinnovo del contratto e le lotte attuali per le riforme, i lavoratori e cittadini italiani sono chiamati il 7 GIUGNO a dare con il voto il proprio giudizio alle forze politiche del nostro Paese.
Noi che abbiamo già fatto la nostra scelta riteniamo nostro dovere rivolgerci a quanti come noi hanno pagato e pagheranno il prezzo di una politica antioperaia e anti-sociale fatta dal padronato e dalle forze politiche del governo che mai hanno scelto la strada degli interessi sociali delle masse lavoratrici.
L'esperienza delle nostre lotte per conquistarci una migliore condizione di vita e di lavoro ha sempre trovato nello Stato e nelle forze governative, al pari del padronato, una resistenza caparbia e rabbiosa che ha utilizzato l'apparato dello Stato Polizia e articoli di Codici Fascisti per reprimere e denunciare i lavoratori.
Il Governo di centro-sinistra ha adottato quindi nei confronti della lotta operaia una linea di contenimento che vedeva i suoi punti di forza negli interventi della polizia, dei prefetti, dell'apparato repressivo dello Stato e che non ha disdegnato provocazioni, come la ingiustificata carica della polizia contro gli operai che uscivano dal teatro Lirico il giorno dello Sciopero Generale del 19 novembre.
Anche gli uomini che in questo Governo avevano adottato una linea meno rigida nei confronti delle rivendicazioni operaie, come il ministro Donat Cattin, oggi sono costretti a far quadrato attorno alla linea anti-operaia e anti-sindacale espressa da Rumor - Ferri - La Malfa, e dai più conseguenti servi di Agnelli, di Pirelli e di Innocenti.
Di fronte alle rivendicazioni di riforma: casa, tasse, sanità, caro-vita portate avanti dalla nostra lotta, il centro-sinistra, dopo aver mentito per 8 anni sostenendo di essere il Governo delle Riforme, risponde seccamente di NO!
Tutti coloro che si erano illusi, come i socialisti e la « sinistra » D.C., che si potevano fare le riforme a favore dei lavoratori nel governo dì centro-sinistra, strumento dei padroni, oggi mostrano chiaramente di aver sbagliato politica ma non hanno il coraggio di ammetterlo, di abbandonare la « barca » di Rumor, per riprendere il loro posto nello schieramento di lotta dei lavoratori.
Solo una imponente avanzata del PCI, della forza che più conseguentemente ha saputo sostenere i contenuti della lotta operaia, metterà definitivamente in crisi il governo fallimentare di centro-sinistra e aprirà nuove vie alla lotta operaia sbarazzando il campo dagli intralci delle forze conservatrici.
Votare per il P.C.I. significa cioè far avanzare anche sul piano politico la soluzione di quei problemi per cui, con tanta decisione e tanti sacrifici si battono gli operai dell'Innocenti, e di tutta Italia.
Votare per il PCI vuol dire anche rifiutare la politica di asservimento del nostro Paese all'imperialismo americano, rifiutare di essere complici dell'assassinio di migliaia di uomini, donne, bambini del Vietnam e della Cambogia, battersi perché ai giovani italiani non sia riservata l'amara sorte che manda i giovani americani a morire nel Vietnam.
La conquista del contratto di lavoro è una battaglia vinta ma la lotta continua. I padroni restano, hanno perso una fetta del loro potere ma già lavorano per riguadagnarla.
L'ondata di repressione e provocazioni reazionarie in atto è un loro disegno concentrato con gli uomini annidati nei gangli vitali dell'apparato statale, della economia, della politica, del Diritto, dell'Insegnamento, della stampa, della TV.
L'obiettivo è di ricacciare indietro il movimento, affossare le riforme, ricostruire i margini di profitto persi, mantenere l'Italia nel ruolo di supporto dell'Imperialismo americano' e delle sue guerre di rapina (vedi Vietnam e la Cambogia).
I grandi padroni portano miliardi in Svizzera, nel 1969 circa il 32% rispetto ai capitali esportati nel '68.
Felice Riva sverna tranquillo e beato nel Libano dopo aver messo sul lastrico ben 8.000 lavoratori tessili, l'industriale sparatore, Sindaco DC di Vanzago è libero mentre sono stati denunciati i lavoratori da lui presi a fucilate e sono stati condannati a 1 anno di pena i quattro operai milanesi rei di avere partecipato alla manifestazione contro la RAI-TV e la Fiat.
I ricchi contestano le aliquote di « tassa » famiglia fissate dai comuni e non pagano.
I lavoratori a fine mese si vedono taglieggiati parte dei miglioramenti contrattuali dalla
«Ricchezza mobile» e della «Complementare» senza possibilità di appello, perché lo Stato affida ai padroni privati, l'esazione (e manipolazione) dei loro quattrini.
Pirelli e Agnelli, potenze super nazionali hanno alzato d'imperio il prezzo dei pneumatici e delle auto, è aumentato l'acciaio e tutto il materiale da costruzione edile, Pesenti vende il cemento a « borsa nera » e quindi salirà ancora il prezzo della casa.
Rincarano gli elettrodomestici e la Ignis, assorbita dalla Philips monopolio internazionale del settore, la E. Marelli si fonde con la Westinghouse e così via.
Intanto la polizia, specie a Milano, viene scatenata contro ali studenti e i cittadini che chiedono la fine delle repressioni e la piena libertà di espressione e di manifestazione.
Il Governo che riconosce l'esistere di circa 17 mila denuncie si trincera dietro la Magistratura e la Polizia, mentre si sa che molte denuncie siano partite dai Pubblici Ministeri (lunga mano del potere esecutivo) e che la polizia non è né autonoma né indipendente dal Ministero degli Interni e dal Governo.
Dai conciliaboli dei quattro partiti di centro-sinistra arrivano solo parole incomprensibili, non si risponde alla domanda di riforme posta dai lavoratori con gli scioperi, riguardanti la casa, la piena occupazione, la riforma fiscale e quella sanitaria.
Le Direzioni aziendali cercano (condiamo a pag.4)
ANDARE AVANTI I. S. R m, O.
Sesto S. G.-Milena fondo-UdeuiL
A CURA DELLA CELLULA DEL P. C. I. FABBRICA INNOCENTI GIUGNO 1970
Hanno sottoscritto l'appello: G. lucchetto, E. Sartirana, T. Salvi, F. Fumagalli, E. Bellini, M. Rurale, D. Noiosi, F. Granata, R. Bernardi, L. Merceri, L Merlini, G. Favara.
DALLA
FFABBRICA LA VOCE DI TUTTI PANSIIIIIACALISMO....
Spesso ci capita di sentire lavoratori esprimere sfiducia, amarezza, rancore, contro tutte le forze politiche esistenti nel nostro paese, facendo semplicemente di ogni erba un fascio.
Spesso essi si buttano ad esaltare il sindacato unitario di domani, lo vedono e lo descrivono idealisticamente come una forza politica e sociale capace di dare una soluzione positiva a tutti i problemi e a tutti i nodi sociali che oggi travagliano la nostra società.
Il sindacato viene da essi ad essere considerato come una nuova forza politica intesa magari a sostituire i partiti o a sovrapporvisi. Altri lavoratori ancora corrono dietro a contestazioni anarcoidi o velleitarie, prive di valori sociali e di fondamenti concreti.
Possiamo benissimo comprendere la delusione e l'amarezza di questi lavoratori. Essi sentono il vuoto fallimentare di quegli alti ideali politici cui erano stati indotti a credere dal fallimento dell'interclassismo di ispirazione cattolica, mito e sostegno della DC; a quei socialismi che saliti al potere di governo con grandi velleità di riforme sociali, hanno finito poi per scivolare via via su posizioni socialdemocratiche di destra o a copertura della politica e degli interessi borghesi.
Dicevamo che gli possiamo capire ma non certo giustificare.
Perchè vi è stato sempre nel paese un grosso partito come il PCI che si è battuto e si batte per i lavoratori; esso è il partito di chi lavora ed è formato e diretto da chi lavora e le sue battaglie sono per modificare e cambiare proprio quelle strutture e quelle condizioni sociali che tutti i lavoratori vorrebbero vedere cambiate.
Per constatare ciò basterebbe che questi lavoratori si interessassero più da vicino alla vita e ai fatti politici del nostro paese.
Quello che però più ci preme di dire ad essi è di non cadere in falsi ideali o miti. Il sindacato unitario che anche noi vogliamo e ci adoperiamo per realizzare, potrà aiutarci a risolvere anche grossi problemi sociali, esserci di guida nelle lotte, potrà tutelarci nei nostri diritti nella fabbrica e fuori, ma qui cessa il compito del sindacato, ed inizia, il compito dei partiti primo fra tutti il nostro, il compito cioè di promuovere leggi e istanze in Parlamento e tradurre in termini di potere politico le conquiste delle lotte dei lavoratori perché è su questo piano che si potrà veramente cambiare a fondo la società e abbattere quelle ingiustizie sociali che oggi pessano sui lavoratori. Comprendiamo che scegliere politicamente per taluni non è facile, ma pensiamo sia meglio una scelta difficile e impegnativa, perché priva di contraddizioni e falsità.
A-POLLO 13 E I PREGI DELLA TV
I teleabbonati si struggono nell'attesa, fanno voti affinché la NASA decida e comunichi al più presto la data di partenza dell'A-pollo 14, non per niente il cittadino italiano che tanto ci tiene allo spasso dopo un'impresa A-pollo, è più calmo più rilassato e anche più ben disposto verso i, dirigenti della RAI-TV., gli italiani sono disposti a contribuire alle spese della NASA, perché solo in quella occasione riescono a godere a pieno del duetto « fessatiro » che tradotto vuol dire satirico fessacchiotto che, con impeccabile recita di Tito nazionale e il nostro Ruggero di là, imbastiscono via satellite.
Immaginate quanti mesi bisogna ancora attendere, ma pazienza poi li vedremo sui teleschermi tesi emozionati, usano tutto l'autocontrollo di cui dispongono e poi le fatidiche parole: Ciao Ruggero... Ciao Tito. Come va Ruggero. Bene Tito.
Ciao Ruggero - Ciao Tito.
Tutti i teleabbonati ridono soddisfatti lieti che due « stars » (traduzione stelle) si sono esibiti, ringraziano i dirigenti della RAI-TV per il loro acume, non potevano trovare di meglio, chissà che fatica hanno fatto per darci il nostro Tito nazionale e il nostro Ruggero internazionale, quasi li proponiamo per un aumento di stipendio, poveretti loro e speriamo che Dio ce li conservi. Mentre i dirigenti TV ci conservano le registrazioni che riguardano i lavoratori e tutte le loro rivendicazioni ci conservano anche le dichiarazioni di certi uomini poltici quando nel 1967 si disperavano per Israele PROSSIMO alla distruzione, forse queste ultime registrazioni le hanno distrutte, in compenso ci parlano dei generali Cambogiani e dei loro esperimenti sui cadaveri naviganti del Mecong, ecco perché Tito e Ruggero sono ben graditi ai teleabbonati almeno loro ci tengono allegri e se disperazione c'è nel loro reportage è per i piloti che non fanno uso di napalm e non bombardano le fabbriche e non fanno esperimenti di tipo cambogiano.
Lunga vita a Tito, al nostro simpatico Ruggero.
GIUSEPPE TOCCHETTO operaio, Segretario della Sezione del Partito
Comunista Italiano della Innocenti, candidato al Consiglio Provinciale per I Collegio di Lambrate.
LE MENZOGNE della pubblicità padronale
Viviamo in una società molto avanzata industrialmente, ma ar retrata dal punto di vista socile e culturale; tipico prodotto d: questo sistema è la pubblicità che, attraverso giornali e televisione, ci indirizza sui tipi di prodotti che dobbiamo consumare.
Chi di noi non è influenzato dalla pubblicità, che talvolta ci fa acquistare cose non indispensabili, condurre un tipo di vita che non si addice alle nostre condizioni, ma soprattutto ci fa fare scelte politiche sbagliate?
Ad esempio, perché si costruiscono soprattutto automobili, televisori e autostrade (cose di secondaria importanza per i lavoratori) o si finanziano fondi comuni di investimento, sovvenzionati dallo Stato? E non invece case, ospedali, scuole? Perché tutto ciò non fa altro che aumentare, il potere politico ed economico dei padroni, i quali attraverso la pubblicità le fanno apparire cose di primaria importanza per i lavoratori, per ricavarne maggiore profitto.
I padroni attraverso la pubblicità, la televisione (due dei tanti mezzi di persuasione che essi possiedono) non fanno altro che aumentare l'ignoranza e il disinteresse per la politica della massa, per poter esercitare un maggiore e indisturbato sfruttamento, e imporre più facilmente le loro scelte politiche ed economiche.
Per esempio: La televisione agli scioperi dell'autunno, avrà dedicato si e no due minuti al giorno, che fra l'altro venivano utilizzati per mascherare con quale spirito di sacrificio i lavoratori affrontano l'intransigenza padronale, che la televisione ad-
dossava agli stessi lavoratori; così per l'invasione americana nella Cambogia. In compenso la televisione dedica larghi spazi agli avvenimenti agonistici; il Cagliari ha vinto lo scudetto ed ecco che la televisione ne trae spunto per portare avanti un discorso che ha come fine la mistificazione della realtà, essa infatti sottolinea che questa vittoria dimostrerebbe l'avanzamento culturale e sociale compiuto dalla Sardegna.
Quale progresso sociale? Quale avanzamento culturale? Se ci sono pastori, agricoltori che vivono in condizioni animalesche, ai quali è negato persino il diritto all'istruzione, all'assistenza sanitaria, se si pensa che per trovare un medico bisogna andare da un capo all'altro dell'isola.
Che cosa si deve fare per cambiare questa società?
Tutti gli operai devono sganciarsi da quella mentalità borghese che ancora sopravvive in alcuni. Capire una volta per sempre che per risolvere i problemi che ci travagliano non è giusto dare il 7 giugno il voto ai partiti di centro-sinistra, i quali hanno detto d no alle rivendicazioni avanzate dagli operai, quali la riforma della casa, tributaria, sanitaria, anche se questi partiti governativi attraverso i loro comizi manifestano a parole una politica a favore della classe lavoratrice. Bisogna dare il voto ai partiti di sinistra perché solo con una politica operaia (quale quella del PCI), la classe lavoratrice potrà essere la protagonista della vita del nostro Paese e non dovrà più, come ora, subire i disegni già programmati per il rafforzamento dei padroni.
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E'11NA610VENTU'CHELOTTACONTROL'IMIVIORA-
LITI' BORGHESE PER UNA SOCIETA' SOCIALISTA
E' di questi giorni la campagna dei giornali borghesi contro « l'immoralità dilagante », sulla onda di episodi della cronaca scandalistica.
In questo modo, come al solito, i giornali borghesi cercano di fare confusione, parlando di una gioventù immorale, preda del vizio, della droga e di chissà quali altre diavolerie, che invece di studiare e lavorare fa scioperi e manifestazioni.
Ma noi ci ricordiamo che questi stessi giornali borghesi chiamavano « teddy boys » i giovani che avevano costituito il nerbo della protesta popolare contro il tentativo di colpo di stato reazionario di Tambroni nel luglio del 1960.
Per questo non crediamo a questi affrettati giudizi, perché abbiamo visto maturare proprio in questi anni una grande maturità di coscienza nei giovani.
La coscienza dell'immoralità dello sfruttamento, in primo luogo, la ribellione all'autoritarismo e la rigorosa difesa della dignità dell'uomo, l'amore per la libertà e la solidarietà per i popoli oppressi.
Questa è soprattutto l'immoralità che i borghesi condannano, quella che non possono sopportare; e ancora non possono sopportare che i giovani facciano politica.
La politica è una cosa sporca, immorale, sembrano dire: si vede che conoscono troppo bene la loro politica, quella della menzogna sistematica a difesa del profitto. Ma c'è un altro modo di far politica, quello degli operai, dei contadini, dei braccianti, degli studenti; un modo di lottare uniti per il bene comune invece che isolatamente per il proprio singolo interesse a detrimento di quello altrui, un modo di far politica che è solidarietà contro un modo di far politica che è egoismo.
In questa esperienza, in questo impegno, in questo non tirarsi indietro, in questo non lasciar fare agli altri i giovani raccolgono gli insegnamenti più alti del nostro popolo, gli insegnamenti della Resistenza, della lotta operaia, delle epiche battaglie per l'occupazione delle terre e contribuiscono alla costruzione di una nuova morale.
CONTRO L' IMPERIALISMO
« L'imperialismo è il capitalismo giunto a quella fase di sviluppo in cui si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l'esportazione del capitale ha acquistato grande importanza, è cominciata la ripartizione dellfintera superficie terrestre tra i più grandi paesi capitalistici ».
E' trascorso più di mezzo secolo da quando Lenin con queste parole dava la definizione del termine « Imperialismo » ma ancora una volta in questi giorni il suo pensiero e il suo insegnamento tornano d'attualità.
L'estensione della guerra nel sud-est asiatico l'invasione della Cambogia da parte di truppe americane e mercenari Sud-Vietnamiti per soffocare la rivolta di un popolo che è insorto contro il tentativo di costituire, come già nel Vietnam del Sud un Governo fantoccio e dittatoriale al servizio degli Stati Uniti è una ulteriore dimostrazione di quali barbare sopraffazioni siano capaci gli attuali dirigenti politici americani.
Dietro questi criminali politicanti prezzolati si nascondono i gruppi finanziari del grande capitale abituati ad accrescere i loro profitti nei Paesi sottosviluppati dove alleandosi alle caste privilegiate si tenta di protrarre nel tempo quelle condizioni di sfruttamento costruite sulle spalle di intere popolazioni.
Dietro costoro si nascondono i proprietari di fabbriche di ma-
seriale bellico per i quali ogni aereo abbattuto, ogni bomba che miete vite umane rappresenta un aumento del fatturato, un aumento di guadagno.
Contro queste barbarie, si batte la coscienza dei democratici
La vecchia morale aveva la funzione di conservare i vecchi rapporti sociali, di dissimulare e giustificare con mezzi ideologici le basi immorali degli sfrutta tori.
La morale socialista ha un compito opposto: ha il compito di dissolvere questa vecchia società, di mutarla, trasformarla e rivoluzionarla.
La base della vecchia morale era l'umiltà ipocrita, la rassegnazione di fronte al destino; la base della morale socialista e la solidarietà, l'impazienza, insoddisfazione per ciò che esiste.
La morale socialista è la mo-
rale della trasformazione della rivoluzione di tutti i rapporti sociali, sulla base di una solidarietà sempre più larga tra gli uo- • mini.
Il socialismd infatti non è una cosa che si possa fare semplicemente seguendo un programma.
E' un movimento nell'umanità, il cui progresso dipende dalla misura in cui sempre nuove persone acquistano la cognizione del contesto sociale e quindi decidono di collaborare attivamente alla trasformazione della società.
Secondo me non si può costruire il socialismo con mezzi meramente tecnico-economici.
La costruzione del socialismo è più di un processo industriale ed economico, è in larghissima misura anche un processo che si svolge nella nostra mente, un processo di consapevolezza crescente.
Letteradiunoperaiodellamacchina
Nei primi giorni del mese di aprile la Direzione dell'Innocenti ha dato una ventina di qualifiche ma come sempre non ha guardato con obbiettività e merito, ma bensì la facoltà del capo che giudica lui a chi darla e a chi no.
Ma io dico che è ora di finirla con il paternalismo dei capi perché gli operai sono stufi di questi tirapiedi della direzione. E se non guardano con coscienza e merito nel futuro avranno a che fare con gli operai che non vogliono essere giudicati dal capo se sono meritevoli o no perché certi capi sono sempre parziali, e troppo spesso dalla parte del padrone.
di tutto il mondo, negli stessi Stati Uniti dilaga la protesta contro Nixon ed assume aspetti di sconvolgente drammaticità.
Quattro giovani studenti elle durante una manifestazione di protesta urlavano il loro sdegno contro questa sporca guerra sono stati uccisi galla guardia nazionale U.S.A.
Imponenti manifestazioni di condanna all'aggressione avvengono ovunque, noi comunisti condanniamo l'atteggiamento del governo italiano che per quanto sta accadendo si è limitato a di-
clziarare la sua preoccupazione dimostrando così il suo totale asersvimento alla politica di Nixon. Non saranno certamente i silenzi dei vari Rumor-Forlani-Ferri che impediranno al popolo italiano di prendere coscienza di quanto sta accadendo nel SudEst Asiatico, di capire che laggiù si combatte la lotta di sempre degli sfruttati contro gli sfruttatori, la lotta di popoli che attraverso prove tremende vanno verso la loro indipendenza, verso il SOCIALISMO.
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SI SVILUPPA
LA LOTTA DEI POPOLI
IL VOTO DEI PENDOLARI
traffico automobilistico.
I comunisti sostengono moltre la necessità di aprire gli organi dirigenziali delle aziende di trasporto pubblico alle rappresentanze dei lavoratori e degli utenti per consentire una permanente e puntuale verifica dei bisogni della popolazione.
CONDANNI LA POLITICA DELLA
D.(. E DEL CENTRO-SINISTRA
I comunisti intendono affermare nei comuni, nelle province e nelle regioni una nuova politica dei trasporti per risolvere i gravi problemi del traffico urbano, comprensoriale e regionale, per ridurre al minimo il disagio dei lavoratori che abitano lontano 'dal posto di lavoro.
Da tempo i comunisti si battono per recuperare l'eccessivo perditempo che i pendolari (ben 400.000 in Lombardia) spendono tra casa e lavoro e per ridurre l'incidenza della spesa di trasporto sulla retribuzione, al fine di liberare i lavoratori da una condizione di sfruttamento che è anche esterna alla fabbrica.
Perciò è necessario battere la Democrazia Cristiana che è lo
nisti ormai urgenti per la città di Milano e la Lombardia al fine di alleviare la pendolarità: collegare i comuni della cintura a Milano e tra di loro con un intenso ed efficiente servizio di tram, filobus e autobus; portare i capolinea della metropolitana oltre l'area della città; potenziare e ammodernare gli impianti ferroviari delle FF. SS. istituendo contemporaneamente dei servizi molto celeri e frequenti con materiale rotabile moderno su tutte le linee della regione; collegare le ferrovie Nord alle FF.SS. per eliminare la ne-
Ai lavoratori della Innocenti VENERDÌ5GIUGNOALLEORE11.30
COMiZIÓAD3iiirsiP. C. I.
Parleranno: Giuseppe TOCCHETTO e l'On. Franco ROSSINOVICH
strumento della FIAT, della 'talcementi e dei gruppi finanziari del petrolio e della gomma, sostenitori dell'esclusivo sviluppo delle autostrade e della produzione automobilistica.
Per questo' dobbiamo mandare alle Regioni, alle Province e ai Comuni i più coerenti rappresentanti degli interessi dei lavoratori, per dare ad essi la possibilità di realizzare l'impegno che sin da ora si assumono di potenziare il trasporto collettivo su strada e su rotaia affidandone la gestione agli Enti Pubblici.
Nel quadro di una nuova politica dei trasporti rientrano provvedimenti ritenuti dai comu-
cessità di trasbordo su tale direttrice di traffico; dare in gestione ad un Ente Pubblico le Ferrovie Nord e le autolinee private; ridurre le tariffe di trasporto su tutti i mezzi pubblici fino a raggiungere la gratuità.
Offrire un trasporto pubblico conveniente sotto ogni punto di vista consentirà di evitare l'eccessivo e dispendioso uso della automobile, liberando l'area stradale dagli intasamenti e dal caos, limitando notevolmente i gravi pericoli rappresentati per la salute (cancro, malattie della circolazione, nevrosi. ecc.) dal
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Sarà però soprattutto dalla politica dei consigli regionali che andremo ad eleggere per la prima volta, che potrà scaturire un nuovo ordinamento dei trasporti in tutta la regione, in dipendenza anche dello sviluppo econo-
mico delle zone più arretrate della Lombardia.
La pendolarità infatti non può essere ritenuto un fenomeno necesario e inevitabile.
E' possibile offrire a gran parte dei lavoratori una occupazione vicino ai luoghi di abitazione, decentrando l'attività industriale ed economica in tutta la regione attraverso un intervento diretto del nuovo governo regionale.
PER UNA NUOVA POLITICA DEI TRASPORTI VOTA COMUNISTA
ANDARE AVANTI
(continuazione da path 1) di ridimensionare le conquiste contrattuali con tentativi di assorbimento di certe migliorie aziendali.
Noi lavoratori non possiamo stare a guardare o attendere gli eventi per difenderci come abbiamo fatto nel '64-'65.
Dobbiamo rintuzzare colpo su colpo subito in ogni azienda, così come hanno fatto i lavoratori di molte fabbriche milanesi, dalla Sit-Siemens alla E. Marelli, dalla Breda Siderurgica, all'Alfa Romeo, alla FACE ecc. i quali oltre a respingere gli atti unilaterali della Direzione, nelle asemblee e durante gli scioperi hanno chie-
sto 'la ripresa della lotta per le riforme.
Da questi problemi e da ouesta spinta operaia deve partire il dibattito sulla politica unitaria e sulla costruzione di un sindacato unico, del sindacato capace di fare politica per difendere gli interessi sociali della classe operaia capace di trasformare il consenso di migliaia di lavoratori in partecipazione attiva, creativa alla elaborazione alle scelte e aprire un dialogo costruttivo con tutte le forze politiche che si ispirano agli ideali ed agli interessi della classe operaia e di costruire alleanze con tutti i ceti laboriosi della popolazione che si battono per il rinnovamento della società italiana.
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