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Il Diciassette11

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PARTITO COMUNISTA ITALIANO Comm. Stampa e Propaganda Via Volturno n. 33 20124 - MILANO

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ette Anno III - N. 3 Marzo/Aprile 1979

mensile di politica cultura attualità della zona17 Esce il primo di ognii.m3e0s0e DELIBERE QUADRO E PIANO POLIENNALE

LEGGENDO TRA LE RIGHE DEL PENTAGRAMMA POLITICO

Il partito della crisi Per molte settimane ormai la crisi di governo ha infierito, travolgendo anzitempo, in un momento particolarmente delicato per le future sorti del paese, l'ottava legislatura repubblicana. Il ricorso ad elezioni anticipate non rappresenta certo una novità, anzi rischierebbe di perpetuare un cabalistico rituale: per la terza volta consecutiva negli ultimi dieci anni, il Parlamento dichiara la propria impotenza, la propria incapacità a garantire la formazione di una maggioranza stabile, omogenea, sufficientemente rappresentativa. Al popolo italiano, nuovamente convocato alle urne, si richiede un'ulteriore, difficile prova di maturità civile, di coscienza democratica: una prova storica, decisiva di fronte all'incalzare del terrorismo, alla precarietà di una situazione economica strutturalmente 'malata, al crescente discredito in cui versano le istituzioni, alle rinvigorite spinte disgregatrici e corporative. Va salvaguardata, nonostante tutto e prima di tutto, la fiducia nella democrazia, strumento indispensabile ad ogni progetto politico profondamente riformatore che si ponga come obiettivo la costruzione d'una effettiva giustizia sociale, fondata sul consenso e la partecipazione delle grandi masse lavoratrici alla gestione dello stato. Per questo è necessario dipanare l'intricata matassa delle responsabilità: additare con chiarezza, nel paradossale valzer delle reciproche accuse, le forze politiche e sociali che, attraverso un complicato e pericoloso gioco d'azzardo, hanno contribuito e contribuiscono tuttora alla logica della contrapposizione frontale, trascinando il paese verso le elezioni anticipate. Vale perciò ribadire la posizione comunista, inequivocabilmente limpida e priva d'ambiguità: la formula del monocolore democristiano appoggiato, attraverso l'astensione, dalla maggioranza "a cinque", si è logorata soprattutto per la progressiva rivelazione delle sue contraddizioni e delle sue inadempienze (una politica di "solidarietà nazionale" perseguita a parole e mai realizzata nei fatti). La formazione di maggioranze diverse in occasione di decisioni importanti (SME e nomine), che ha permesso alla D.C. di far passare la propria linea con l'appoggio della destra demonazionale; la mancata realizzazione del programma concordato nel marzo '78; l'impotenza dimostrata dal governo nel fronteggiare l'escalation del terrorismo e della recessione economica; il progressivo inasprimento delle posizioni integraliste e reazionarie espresse all'interno del partito di maggioranza relativa: alla luce di tutti questi avvenimenti, il PCI ha ritenuto necessario rilanciare la richiesta di un governo di effettiva unità nazionale, autorevole e rappresentativo, capace di affrontare e risolvere i gravi problemi della società italiana. Come ha risposto la D.C.? Rispolverando ed irrobustendo la trentennale pregiudiziale anticomunista e, al tempo stesso, tentando la carta del progressivo logoramento del PCI, neutralizzandolo nel limbo del non - governo e della non - opposizione. Tutte le piste atte ad evitare il ricorso alle urne sono state bruciate, immolate sull'altare dei "veti" e dei "limiti" democristiani. L'interesse generale del paese è stato colpevolmente accantonato, anteponendo pretestuose "ragioni

internazionali" e proclamando fedeltà ad un presunto mandato elettorale: la D.C., in realtà, si è schierata sulle posizioni più conservatrici del proprio composito elettorato, ribadendo la propria tradizionale arroganza e rinnegando la linea del "confronto" su cui Aldo Moro, che pure era guidato dal concetto di una inamovibile centralità democristiana, aveva proiettato il blocco progressista dello schieramento politico italiano. Su di essa ricade quindi interamente il peso della difficilissima situazione odierna. Da parte sua il PSI non si è dichiarato disponibile a far da sponda in questo gioco, rifiutando l'ipotesi di un governo organico contro i comunisti, nel timore di riesumare una rinnovata, discutibile edizione del centrosinistra. Ma non possiamo dimenticare quanto alcune avventate iniziative socialiste abbiano contribuito nei mesi scorsi ad incrinare i rapporti fra i partiti della defunta maggioranza: soprattutto l'ambigua posizione assunta nel periodo caldo del caso Moro, le intempestive polemiche ideologiche di Craxi sul leninismo e sulla"affidabilità" democratica del PCI, per giungere, infine, alle sortite prenatalizie contro il temuto e presunto isolamento socialista di fronte al rapporto preferenziale fra le due maggiori forze politiche italiane. Rispetto a queste scelte il PCI, richiamando tutti i partiti alla necessità di una politica autenticamente unitaria, si è sentito in dovere di difendere gli interessi delle classi lavoratrici, di tutti i ceti che si attendono un inderogabile, profondo rinnovamentoƒ democratico della nostra società. Daniele Calvi

Intervista alla D.C. A PAGINA 3

Per amare Milano pAG 6 Pittura in ZORCIPAG. 7

SPAZIO APE

PAGINA 8

UN PIANO PER CAMBIARE MILANO E LA ZONA Un'attività paziente e tenace del consiglio di zona assicura concreti passi avanti ed anche successi (Villaggio dei Fiori e case nuove) che non sono frutto di sterili e dannosi strumentalizzazioni estremistiche. L'attività del consiglio di Zona e le notizie relative ad esso non hanno quella diffusione capillare che sarebbe necessaria: questo però non significa che il lavoro del decentramento stagni, anzi, pur tra molte difficoltà, esso va avanti positivamente. Del bilancio predisposto per la zona 17 nel quadro di quello milanese, abbiamo già parlato, anche se sarà necessario in futuro tornarvi sopra. Le cose non si fermano al bilancio di zona e a quello comunale, altri risultati sono stati conseguiti attraverso l'impegno del consiglio di zona. Sono state approvate e sono state proposte alcune modifiche riguardanti le cosidette "delibere - quadro", formulazione linguistica un po' ermetica che specifica le procedure e i mezzi attraverso i quali i consigli di zona finalmente possono esercitare dei poteri veri e propri, dei poteri decisionali sulle scelte che riguardano le zone. Non entro nel merito di ciascuna delibera perché il discorso si farebbe troppo pesante: voglio soltanto fare un esempio. Nei limiti delle disponibilità finanziarie, se mancherà un asilo, si potrà decidere se, dove e quando costruirlo, lo stesso varrà per una scuola, per un campo giochi, per un consultorio ecc. Naturalmente questo esempio non coglie l'articolazione e la complessità dei poteri deliberativi e di proposta su cui il decentramento può esercitare il proprio peso, nè si può dimenticare che il fatto di dotare il consiglio di zona di nuovi poteri non lo può far rinchiudere in una specie di neutralità quartieristica (nuova e aggiornata versione del municipalismo) che si illude di risolvere i problemi della zona prescindendo dal governo comunale e perfino nazionale. Un esempio pratico potrebbe essere questo: il piano dei trasporti deve tenere conto di Milano, della provincia e della regione, e dunque al piano dei trasporti il consiglio di zona deve dare e ha dato il proprio contributo in un'ottica però milanese non esclusivamente zonale. Un'altra considerazione di importanza essenziale, sottolineata dal consiglio di zona è questa: per esercitare poteri reali è necessario un apparato amministrativo previsto, ma ancora inesistente. L'attività paziente e tenace (il che non vuol dire priva di difetti) del C.d.Z. ha permesso di conseguire successi concreti e specifici, come quello della assegnazione della abitazione nuova a gran parte degli inquilini del Villaggio dei Fiori (casette in legno), che non sono dovuti all'avventùrismo ƒ o all'estremismo ma all'impegno tenace e unitario del decentramento e delle forze po(segue a pag. 2)

I comunisti a congresso Quattro domande a Gianni Moriggla Responsabile di zona del P.C.I. Nel mese di febbraio i comunisti delpo. Sul tema del "centralismo demola zona si sono riuniti a Congresso nelle cratico", non è affatto emersa l'esigenza tre sezioni esistenti, per discutere attordi una revisione dei suoi principi organo ai problemi che, trascendendo le nizzativi, che sono parte integrante del prospettive di partito, investono tutti gli patrimonio politico del PCI e il cui abaspetti, le vicissitudini, le contraddiziobandono aprirebbe il varco a pericolose ni dell'intera società italiana. Abbiamo spinte opportuniste e disgreganti; si è rivolto alcune domande al responsabile discusso invece sugli strumenti atti a di zona, per approfondire e conoscere realizzare le condizioni per una circolaulteriormente i loro metodi, la linea zione di idee sempre più ampia che perpolitica, le proposte, sicuri di adempiemetta al Partito scelte precise, decisioni re ad un corretto criterio d'informazionon equivoche, senza rinunciare alla tene locale, che non vuole esaurirsi in una nace ricerca della unità interna. Certi ristretta dimensione quartieristica e setgiornalisti si meravigliano dell'unanitoriale. mismo che i comunisti dimostrano atNella prospettiva di un congresso nazioD. zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA torno alle proposte di tesi; probabilnale a tesi, come si è svolto il dibattito nelle mente non hanno mai partecipato ad sezioni, quali differenze si sono riscontrate riun nostro congresso, altrimenti oggi spetto al passato? sottolineerebbero la vivacità con la R. "Ho presenziato ad assemblee pre quale i comunisti si confrontano e dicongressuali, ai congressi di sezione battono. Si vedano ad esempio le decinella nostra zona e al 17° congresso delne di emendamenti alle proposte di tesi la Federazione Milanese, constatando il presentate dalle sezioni, dai delegati e salto di qualità che ha caratterizzato il dalla commissione politica al Congresdibattito nelle diverse sedi. Difatti, il riso Provinciale Milanese. Presso la seziotorno ad una discussione incentrata su ne Battaglia, nella nostra zona, la diproposte di tesi sottoposte a minuziosa scussione attorno al documento politianalisi, ci ha permesso di evidenziare e co si protrasse fino a notte inoltrata. di valutare appieno l'intreccio dei reNon si scordino i denigratori del PCI centi avvenimenti nazionali ed internache le nostre assemblee si nutrono di zionali, che ha determinato una situalinfa democratica". zione profondamente nuova, complessa, aperta a diverse possibilità di svilup(segue a pag. 2)

I problemi della scuola discussi all'Xl liceo Servizio pagg. 4-5


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