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Affori Bovisasca 10(2)

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FFORI - BOVISASCA RUZZANO OMASINA L. 300 ANNO 1 - N. 9 NOVEMBRE 1978

C

Equo canone Le legge n° 392 del 2718/1978, più nota come "equo canone", è entrata in vigore il l'agosto scorso. È questa una legge destinata a creare motivi di soddisfazione e recriminazione al tempo stesso, ma una cosa è certa: è la prima legge organica in materia di locazioni dal dopoguerra ad oggi. L'esigenza di un superamento di quel complesso di leggi e leggine diventate nel tempo sempre più incomprensibili era fortemente presente nelle parti sociali e politiche. È stato sul come superare l'ormai inadeguata ed incomprensibile "giungla di norme legislative" in materia che si è scatenato lo scontro spesso con toni drammatici tra proprietà ed inquilinato.

Milioni di uomini hanno avvertito una svolta, nell'uomo, nelle sue origini, nel suo dire. Alcuni "segni" sostengono questa novità. "Siate sempre contro ciò che umilia l'uomo". "Non abbiate paura: aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo". Il nuovo papa pone molti interrogativi. Tali interrogativi però vanno ricercati non nelle origini storico - politico - religiose di Karol Wojtyla, nell'essere straniero, nel non essere italiano, nell'essere della chiesa polacca, bensì in quegli interrogativi che riguardano la storia mondiale. Quali? Lo sterminato popolo della fame, della miseria e della disperazione. Uomini, donne e bambini che invocano la loro liberazione da oppressori materiali, morali, fisici e psicologici. Lo sterminato "popolo ebraico" dell'Africa, Asia, America Latina che attende, che soffre, che lotta per la sua liberazione.. Sterminato interrogativo! Gli uomini, i loro problemi hanno confini sconfinati. Le risorse, l'appropriazione di tali risorse, la loro distribuzione. Opulenza di popoli interi e fame, fame da morte di immense masse umane ... milioni e milioni. I sistemi di difesa: nazioni con arsenali di morte e distruzione a misura planetaria. L'uomo distruttore di pianeti .. di sé stesso ... Questi gli interrogativi dell'intera umanità. Il nuovo papa è dentro questi interrogativi. La fede cristiana è dentro questi interrogativi. Posti tali problemi chi sarà il nuovo papa? Che cosa il papato? La Chiesa cattolica? I confini della cristianità? li Vaticano, sterile dimora di sé stesso, che cosa sarà? La parola evangelica è: "andate". Uscite da voi stessi, dalla cristianità, dai partiti cristiano - catto-

Gli interessi in campo erano di lapalissiana evidenza. Un giro di 2.900 miliardi l'anno, che coinvolge 7.500.000 famiglie. Il risultato di così aspro contendere è stato il raggiungimento di un accordo compromissorio, ampiamente presente in tutta l'impalcatura della legge e che non ne favorisce certo la chiarezza di interpretazione. Il risultato va comunque valutato positivamente, come dimostrazione della possibilità concreta di trovare soluzioni accettabili a problemi sottovalutati ed accantonati per anni (30?) La legge n° 392 segna quindi una svolta sul modo di legiferare in materia di locazioni e per la prima volta in modo organico si tenta di organizzare un sistema (il più possibile automatico) di determinazione del canone da pagare per ciascuno degli alloggi esistenti e di quelli che verranno edificati nei prossimi anni. In sostituzione quindi da una parte del regime di blocco che vedeva presenti affitti estremamente contenuti e certamente sperequati tra le diverse fasce di inquilini e dall'altra del libero mercato che rendeva spesso inaccessibili le nuove abitazioni, la legge ha introdotto il principio del controllo pubblico sugli affitti. Non ci si deve però illudere, questa legge non è la panacea dì tutti i mali che affliggono il settore delle locazioni ed edilizio più in generale. È necessario operare affinchè l'edilizia riprenda con vigore: occorrono nuove costruzioni, soprattutto costruzioni da destinare ad abitazioni; assistiamo invece ad un rilancio delle costruzioni da destinare ad uffici e ciò perchè questo tipo di scelta in chiara evasione allo spirito dell'equo canone consente ancora rendite incontrollate. Più che mai indispensabile quindi una rimessa in funzione dell'attività edilizia che da anni langue creando disagi e danni incalcolabili: importante sarà intervenire per indirizzare opportunamente ed a fini non speculativi le risorse disponibili. Bisognerà puntare soprattutto sull'e-

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CONSIDERAZIONI

Un nuovo Papa

Tribuna aperta pag. 2

I giovani vogliono lavorare pag. 3

mensile di politica,cultura,attualita'

Il doposcuola è un lusso?

Via Chiasserini, 14: I vigili del fuoco recuperano le poche cose rimaste. 11 servizio a pag. 6

Gli `stravolti" del sabato sera Molta gente di sinistra considera l'ambiente della discoteca come un qualcosa di frivolo, lo condanna, se necessario gli da fuoco e poi se ne lava le mani. Credo però che un esame appena appena approfondito di questo fenomeno di evasione possa servire per farsi un'idea di com'è la gioventù italiana oggi. Non voglio dire che tutti vadano nelle discoteche, ci sarebbe da spararsi se così fosse, tuttavia è un fenomeno troppo vasto e soprattutto interessa molto anche la nostra zona. Ogni domenica molti giovani migrano dalla periferia alle discoteche del centro. Si dice che siano le palestre del disimpegno. ma non è vero. Non sono le discoteche che generano il disimpegno, semmai è il contrario. Di chi è la colpa? Si accusa il

Riforma della media superiore pagg. 4/5

Movimento di non aver saputo infondere nuovi ideali nei giovani e di non averli distolti dai falsi miti, ma non mi sembra esatto. Certo, gli errori ci sono stati: spezzettamenti ideologici, discorsi fumosi, infarciti di retorica socialista, ma nel complesso si è fatto quel che si poteva. Il 68 è troppo lontano per tutti, è nato troppo improvvisamente perchè lasciasse una traccia duratura, infine ora siamo nel tipico periodo di riflusso ... ed è crollato definitivamente tutto: dai miti di libertà (ricordiamo: f ree love, free f ree joint) si è pasmusic. e sati al menefreghismo più deteriore, dai miti comunitari, dalla bellezza di crescere tutti assieme si è passati all'individualismo esasperato. Su tutto questo desolante pa(segue a pag.

Il programma del C.d.Z. pag. 6

Come tutti gli anni anche quest'anno nelle nostre scuole mancano gli insegnanti. Come ogni anno i genitori hanno dovuto fare la spola, in Provveditorato, in delegazione per "elemosinare" gli insegnanti. Nel nostro Circolo Iseo - Gabbro ne mancano 11:8 per il doposcuola più 3 di appoggio (nella nostra scuola sono accettati i bambini portatori di handicaps). Per la seconda volta i genitori hanno occupato la scuola e autogestiscono il doposcuola; se così non fosse 150 alunni del nostro Circolo non potrebero frequentarlo. In questa situazione si trovano anche tutte le altre scuole della zona 8, di Milano e Provincia. Varie denunce sono state fatte anche attraverso i giornali. A livello di Circolo Iseo - Gabbro sia dai genitori che dalla sezione sindacale insegnanti sono stati stilati diversi documenti in cui si riafferma la volontà di avere un doposcuola non di assistenza ma produttivo e integrato con la scuola del mattino. Inutile dire che sia i genitori che i docenti. che già operano nella scuola, rifiutano soluzioni di comodo tipo dividere gli alunni eccedenti nelle altre classi. lasciare a casa i bambini i cui genitori non lavorano entrambi. Tutte queste difficoltà rischiano di vanificare il discorso che da anni si sta facendo all'interno del nostro Circolo sulla scuola del pomeriggio. Infatti, il Gruppo di Lavoro Refezione e Attività Parascolastiche, composto da genitori insegnanti e personale non docente, sta lavorando affinchè il doposcuola diventi un momento di scuola veramente produttivo. Un documento, elaborato da questo Gruppo, è stato approvato dal Collegio Docenti e fatto proprio per competenza e mediante voto unanime dal Consiglio di Circolo. Alcune delle proposte contenute in quel documento sono: - formulazione di un programma di lavoro che abbracci l'intero arco della giornata, elaborato nei consigli di interclasse con la partecipazione di tutti gli insegnanti e verifica collegiale periodica; - presenza dell'intera classe anche il pomeriggio; nel caso si debbano ancora formare sezioni con più classi del mattino tenere almeno uniti quelli che già lavorano insieme; - le sezioni di attività pomeridia(segue a pag. 2)

Di films per ragazzi ne fanno ancora? pag. 6


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Novembre 1978

dalla prima pagina * dalla prima pagina Un nuovo Papa lici, dalla Chiesa - Istituzione, da questi sistemi teologici, filosofici, morali perchè l'uomo lì non abita più ... è fuori ... "Andate". Uscite dalla Religione, cercate gli uomini e le donne per costruire, liberare, amare Vescovo di Roma, la tua Roma sono i poveri, gli oppressi, la loro voce e il loro silenzio, la loro disperazione e la loro angoscia. Solo così, Karol Woityla diventerai "fratello".

Il doposcuola è un lusso? ne e i relativi insegnanti diventino parte integrante dell'organico della scuola così da poter stabilire in anticipo il numero dei posti necessari; sensibilizzare i genitori sulle vere funzioni e sull'utilità delle attività pomeridiane; la sperimentazione di "classi aperte" e di intergruppi dovrebbe essere realizzata già il mattino se si vuole attuarla anche il pomeriggio; - organizzare assieme alla Commissione Educazione e Commissione Cultura del Consiglio di Zona dei momenti cultuali (teatro - cinema - biblioteca);

Tesseramento Intervista a Pizzi (Comasina) Si è aperta la campagna del

tesseramento al partito comunista italiano, in questa occasione poniamo alcune domande a Salvatore Rizzi, segretario della sezione R. Grieco del quartiere Comasina. Ci vuoi spiegare come la tua sezione affronta questo importante lavoro? Innanzitutto vorrei precisare che il tesseramento è un fatto organizzativo estremamente importante anche se spesso viene tralasciato a causa della rutine quotidiana. Quest'anno ci si è sforzati come segretari di sezione di affrontare meglio la tematica. individuando, al fine di superarli, ritardi ed errori. Come sezione, abbiamo discusso in direttivo i nostri obiettivi dandoci le linee operative attorno alle quali coinvolgere tutto il quadro attivo. Abbiamo formato alcune squadre di compagni che andranno casa per casa a trovare tutti gli iscritti; sarà questo un momento di verifica e di discussione al fine di raccogliere anche quelle eventuali critiche che sono indispensabili al partito per operare sempre meglio. Il tutto ha avuto inizio il 1° novembre con le 10 giornate straordinarie e proseguirà per tutto il mese, anche se il tesseramento è da intendersi come un fatto continuativo nell'azione dei comunisti. Quali sono le ragioni che differenziano il tuo partito, visto che il tesseramento diviene un fatto politico che coinvolge tutti i cittadini e non solo i comunisti? Prima di tutto vorrei che la differenza del PCI nei confronti degli altri partiti venga chiarita in modo esplicito. I comunisti non è che sono diversi dagli altri: anzi sono come gli altri in carne ed ossa, con pregi e difetti, e questo ce lo ricordava anche il compagno HO - CHI MINH capo rivoluzionario del PC Vietnamita. Quello che li fa diversi dagli altri partiti è nel modo di operare, dettato da

- il Consiglio di Circolo dovrebbe fare un censimento delle strutture sportive esistenti in zona per farne richiesta al Consiglio di Zona per poterle utilizzare (piscina, palestre, campi sportivi). Ci si chiede a questo punto quando si potrà iniziare questo effettivo collegameno mattino pomeriggio, poiché a tutt'oggi siamo ancora in attesa di insegnanti. Purtroppo come genitori dobbiamo lamentare il silenzio (per noi grave) dei partiti della nostra zona, e dei sindacati scuola a livello cittadino. Salvo l'adesione del C.D.Z. 8 e l'appoggio, più che altro morale, del Distretto 31, a livello di sezioni di partiti s'è fatto solo un gran silenzio. Forse che il figlio del democristiano, del socialista o del comunista non hanno tutti lo stesso diritto ad avere una scuola migliore? Perchè i lavoratori che pagano mese per mese le tasse si vedono costretti a iscrivere i loro figli alle scuole private per avere un servizio completo? Come genitori impegnati costantemente nella scuola dobbiamo dire che siamo rimasti parecchio delusi. Rossana Barbieri Luciana Borro

convinzioni ideologiche, politiche e pratiche. Mi spiego meglio: un partito come il nostro è fondato, appunto, sulla capacità rivoluzionaria di intessere contatti con grandi masse di popolo che lo seguono, altrimenti verrebbe meno la sua stessa sopravvivenza di partito nuovo e di massa, come diceva Togliatti, quindi marxista e leninista con o senza trattino che amano spesso usare i pseudi rivoluzionari. Altri partiti come DC, PSI, PRI e anche DP si sforzano per certi versi di fare il nostro stesso lavoro, ma a mio modesto avviso, questo loro incontrarsi con la base il più delle volte è falso, distorto ed elettoralistico. Vedi! Nonostante i 30 anni di malgoverno la DC raccoglie 14 milioni di voti, così come pure dicasi per altri partiti, anche se diverse sono le responsabilità. Ecco credo che questa elementare osservazione sia abbastanza sintomatica del modo distorto che questi partiti hanno del fare politica. Quali i temi di fondo coi quali vi presentate agli incontri coi cittadini? Cerchiamo soprattutto di uscire dalla sezione con iniziative esterne anche perchè non tutti sono disponibili ad un confronto nella nostra sede. I temi che presentiamo all'attenzione e al dibattito sono necessaria-

TRIBUNA APERTA Queste colonne sono a disposkione di tutte le forre politiche e sociali. Non necessariamente l'impostaYone e il contenuto degli articoli rispecchiano l'opinione della Redayone.

La DC dov'è? Da otto mesi invitiamo le forze politiche ad intervenire su queste colonne per esprimere - e portare a conoscenza dei lettori - le loro posizioni su vari problemi. Tutto ciò con la garanzia di nessun intervento "censorio" da parte della redazione. Dopo insistenti e continue richieste sembrava che la D.C. di zona fosse pronta a far sentire la sua voce: c'eravamo sbagliati.

Infatti sebbene una parte dei dirigenti di zona ritenesse opportuno utilizzare questo strumento d'informazione, è però prevalsa la posizione di chiusura nei suoi confronti. Questo atteggiamento ci porta a qualche riflessione. Si potrebbe magari dedurre che la D.C. di zona non abbia niente da dire. Noi invece siamo più propensi a pensare che anche a livello di base e su problemi

così piccoli - come può essere lo scrivere un articolo per ABC vi siano quelle lotte interne tra correnti che caratterizzano il modo di far politica della D.C. A meno che essa sia così gelosa delle proprie idee che non voglia diventino patrimonio pubblico ma continuino a circolare solo tra gli "amici". Quando si parla di privatizzazione!

Via Terracina: risponderanno? È avvenuto nei mesi scorsi il rinnovo del Consiglio di Zona: sono cambiati molti consiglieri, sono cambiati i coordinatori delle Commissioni di Lavoro. Unica eccezione è stata la Commissione LL.PP. che, pur rinnovandosi e aumentando il numero dei suoi componenti, vede ancora confermato il suo coordinatore e una parte degli esperti. Penso che queste riconferme saranno utili al lavoro della Commissione, proprio per le esperienze acquisite nei precedenti due anni di lavoro.

mente anche quelli sulle recenti leggi che il parlamento ha approvato grazie all'apporto fondamentale del PCI, come ad esempio l'equo canone. Una manifestazione è prevista sul problema degli anziani e una sul consultorio, che ancora trova difficoltà ad essere presente in tutta la sua realtà. Abbiamo inoltre programmato iniziative che toccano i problemi dei giovani, delle donne, i problemi internazionali e in particolare la lotta dei popoli latinoamericani oppressi da feroci dittature di tipo militare e fasciste. A breve periodo inoltre vorremmo andare ad una iniziativa per combattere sul piano morale, culturale e sociale la piaga grave della droga che investe in modo particolare la Comasina. A tuo giudizio esistono possibilità che i risultati rispondano agli obbiettivi che vi siete dati? A mio avviso se si riesce a

Mi rendo conto, tuttavia, che non possiamo affrontare una molteplicità di problemi come quelli di nostra competenza, senza un costante rapporto con tutti i cittadini, proprio perchè sono problemi che la gente vive, sente giorno per giorno. Per rendercene conto pensiamo ai problemi dei Servizi, delle manutenzioni delle Scuole, delle Strade, del Demanio e patrimonio Comunale, dei Campi - gioco, dell'Ecologia. Saranno tanti i cittadini che su tutti o su alcuni di questi momenti avranno qualcosa da suggerire e che vorrebbero intervenire per dare il loro

coinvolgere il maggior numero di attivisti del partito su questo terreno, si avranno certamente dei buoni risultati. E certo che tutto ciò per me non è scontato; da materialista quale sono, credo che solo se il partito riesce a fare partecipare di più i suoi iscritti e i suoi elettori alla vita democratica, nasceranno le premesse per la soluzione dei molteplici problemi che abbiamo di fronte per affermare quindi in modo irreversibile una crescita civile sociale e umana che porti ad una seppur graduale ma certa trasformazione in senso socialista. Per realizzare tutto ciò occorre un Partito Comunista sempre più forte di idee e di uomini e in questo senso è il nostro sforzo per rompere la spirale della disgregazione politico - sociale che trova la sua maggiore espressione nel terrorismo armato.

contributo con proposte, idee; ma come fare? Manca al cittadino il punto di riferimento perchè in molti casi il Consiglio di Zona è ancora uno strumento sconosciuto. Avere uno strumento di informazione capace di penetrare in molte famiglie, che permetta alla gente di impossessarsi della problematica della Zona dando loro le indicazioni sul come affrontarli e risolverli, sarebbe un grosso contributo alla crescita democratica per lo sviluppo civile dei nostri rioni, della nostra città. Chiedo allora alla Redazione del giornale A.B.C. di permettere alla Commissione LL.PP. di aprire questo dialogo con i cittadini concedendoci mensilmente di trattare tutti gli argomenti che la Commissione affronta. In questo numero mi pare giusto parlare della Via Terracina. Un forte movimento si è sviluppato in passato fra tutti gli abitanti di questa via a fondo stradale in terra battuta, senza marciapiede e senza luce, più adatta al passaggio di mezzi cingolati che al passaggio di persone. In estate ad ogni passaggio di automezzi si alza un polverone che penetra nelle case obbligando i cittadini a tenere le finestre chiuse; quando piove la situazione peggiora perchè si formano grossi specchi d'acqua e fango che rendono difficile e precario il passaggio degli abitanti. Il Consiglio di Zona, attraverso la Commissione LL.PP. e in accordo con gli abitanti della Via Terracina, si è mosso per tentare di risolvere in modo positivo questo problema cercando di superare anche molti ostacoli. La buona volontà dei proprietari frontisti ha reso possibile di risolvere in via provvisoria il problema con beneficio di tutti gli abitanti della via stessa; infatti i proprietari sono disposti ad assumersi l'onere per la sistemazione provvisoria della strada. È stato affidato alla Coop. Selciatori l'incarico di predisporre preventivo; è stata chiesta la licenza per poter iniziare i lavori. È stata consegnata all'ufficio del protocollo una lettera indirizzata al Sindaco Tognoli: questo alla fine di giugno. Verso il 20 luglio ho poi informato personalmente l'Assessore ai LL.PP. Polotti consegnando anche una fotocopia del preventivo e pregando l'Assessore di intervenire per sollecitare il rilascio dei permessi occorrenti per iniziare i lavori.

di via Iseo I genitori sostituiscono gli insegnanti mancanti in una 5 -zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFED (segue a pag. 5)


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Mediolanum Storia di Affori e Comasina

Ma i giovani vogliono lavorare? Non è raro sentir dire, aggirandosi per negozi e bar, da taluni individui, una frase ormai classica che dice: "I giovani non hanno voglia di lavorare". È una frase che proviene da persone, spesso frustrate dalla vita che conducono (è una vita emarginata completamente dalla società produttiva o è meccanizzata a tal punto che le doti personali sono schiacciate dai ritmi di un processo produttivo inumano), e sfiduciate dalla realtà che le circonda. È una frase inoltre, che trova largo seguito anche in quelle forze politiche che per trent'anni hanno governato insensatamente, senza voler mai risolvere i problemi giovanili, e proprio per nascondere questa loro grave carenza hanno sempre teso a imputare "all'essere giovane" e alla "voglia di far niente" — categorie puramente astratte — lo stato di grave malessere in cui oggi versa l'intero mondo giovanile. L'origine di questo malessere ha molte cause, di vario genere, ma senza alcun dubbio la realtà della disoccupazione giovanile, accentuatasi in maniera incredibile soprattutto negli ultimi anni di crisi economica, con tutte le implicazioni sociali e politiche che questo comporta, ha creato all'interno dello stesso mondo giovanile una situazione esplosiva che molto spesso — abbiamo visto — è sfociata in violente reazioni, strumentalizzate poi dalla destra o dall'autonomia (il divario è breve) per alimentare odio politico contro il sindacato e i partiti della sinistra storica.

Come supponevo e avevo già preannunciato nella scorsa puntata di ABC, la Comasina non ha un suo passato storico, è impossibile, quindi, parlare della sua storia "vecchia". Il quartiere è, infatti, relativamente nuovo. Sorto nel 1950 dove una volta non c'erano che campi prende il nome - non occorre davvero essere molto perspicaci per capirlo - dalla vecchia arteria di grande traffico diretta verso Como. E' un tipico insediamento residenziale voluto dall'edilizia sovvenzionata che in teoria avrebbe dovuto essere "un quartiere modello di una città proiettata nel futuro" cioè un quartiere esemplare per le classi meno abbienti. In pratica si è tradotto, e mai slogan è stato più giusto, in un vero quartiere dormitorio. Un insieme di grandi casermoni che hanno accolto le massicce ondate migratorie nonchè i milanesi di basso ceto espulsi dal centro per gli affitto troppo alti e per questa ragione riservati solo ad una certa categoria di persone. Rispetto agli altri due grandi quartieri della zona: Affori e Bruzzano che hanno una loro storia ben precisa alle spalle e quindi tutta una tradizione, la Comasina soffre della malattia della civiltà industriale in un modo più accentuato: l'incomunicabilità. Troppo lontano dalla città per esserne parte viva e troppo vicina per ambire ad una vita autonoma la Comasina soffriva e soffre ancora (anche se in questi ultimi anni sono state create alcune strutture come il centro sociale, il consultorio, etc.) della carenza di alcune infrastrutture che promuovono una vita comunitaria, come il verde attrezzato dove far svolgere ai bambini ed ai giovani attività sportive e ricreative o adeguate attrezzature commerciali: banca, ufficio postale, supermercato o ancora mancano cinema o qualsiasi altro luogo di ritrovo. Insomma gli abitanti vivono

in Comasina più le ore del sonno che della veglia, ma con il nuovo piano regolatore qualcosa sarà fatto per portare il quartiere ad una dimensione più umana. Altro discorso, almeno per la parte storica, è Affori. La quale ha un passato storico ricco ed interessante e perciò... vi dovrete sorbire ben due puntate della sua storia. Il suo nome deriva dal latino Ad Forum e, anche se su alcuni documenti si sono trovate denominazione come Aforo, Afero, Afro devono considerarsi errate trascrizioni di amanuensi (amanuense era colui che, poveretto!, trascriveva a mano libri, etc. quando non era ancora stata inventata la stampa). Ad Forum quindi. Ci sono sulle sue spalle ben più di mille anni di vita e:a conti fatti, probabilmente è sorta intorno al 950 d.C. Già nell'anno Mille era un borgo molto conosciuto soprattutto da chi proveniva dalle campagne della alta Lombardia e qui trovava ospitalità in una specie di ospizio che era stato creato per i vecchi ed i derelitti ma che aveva poi dovuto la sua fama al fatto che era divenuto, appunto, un luogo dove potersi fermare a riposare e rifocillare durante i viaggi che, milanesi e non, intraprendevano in quei tempi. Questo porta a pensare che anche l'antica Ad Forum altro non era, in quei tempi, che un centro di convergenza degli agricoltori della zona, che però vivevano nelle catapecchie e nelle fattorie disseminate nelle campagne circostanti. Finisco qui nell'ospizio la brevissima, invero, introduzione alla storia di Affori. Data la fama di ospitalità non vi lascio, poi, in cattive mani. Ci sentiamo il prossimo numero. L'S.O.S. lanciato a suo tempo vale sempre, se avete notizie inviatemele!!! Non vorrei fare errori madornali e situare edifici, nomi, strade in posti diversi da quelli reali. Maura Ceccaroli

Di fatto comunque non si può non notare un distacco dei giovani dal lavoro (soprattutto quello manuale) che ha la sua origine in fattori di ordine sia strutturale che ideale. Per quanto riguarda il lavoro sindacalmente inquadrato, che mette a disposizione il mercato dell'industria, si nota una continua flessione dei livelli occupazionali (basti pensare che il tasso d'occupazione è in continua, se ben lenta, fase decrescente, andando a colpire la stessa classe operaia occupata), con un restringimento della base produttiva e controverso va sviluppandosi un tessuto occupazionale molto frammentario, costituito da lavoro nero e precario incredibilmente vasto e di difficile controllo da parte del sindacato', si noti bene che questo fenomeno, succede nel migliore dei casi, tenendo presente Milano e Nord in genere, perchè se .solo pensiamo al Sud (Napoli è l'esempio più classico) la situazione diventa ancor più contraddittoria e drammatica. Quindi per i giovani risulta approcciabile soltanto, o un lavoro nero. senza "libretto", non sindacalizzato, ed esposto ad ogni genere di rischio e dove la personalità del giovane è nelle mani di mercanti senza scrupoli, o un lavoro precario esposto alle incostanti fluttuazioni dell'offerta monetaria e cui il giovane non può fare affidamento che per poco tempo. Questa situazione occupazionale. comunque è la diretta conseguenza di tutto uno sviluppo economico, attraverso il tempo, e di un determinato "modo di gestire" dell'apparato produttivo, mai programmato e mai razionalizzato in cui l—anarchia" della produzione è sempre stata l'ideale storico di questo tipo di società capitalistica dalla sua nascita ad oggi. In Italia poi, la situazione di crisi economica, — alla luce di quello che è lo storico divario tra Nord e Sud pagato in termini di differenziazione di sviluppo strutturale e di conseguenza anche di divari nella crescita del reddito — ha assunto toni sempre più acuti, accentuando disgregazione ed emarginazione sociale. C'è, però, anche un fattore di ordine "ideale" che ha contribuito in seno al mondo giovanile, soprattutto quello studentesco, che rimane pur sempre una grande fetta, ad accentuare il fenomeno del distacco dal lavoro manuale. Le radici di atteggiamenti come questo, vanno ricercati in una concezione ancora arcaica e liberale della scuola, dove la figura dell'operaio o del "manovale" in senso lato, è sempre stata degradata e brutalizzata di fronte agli studenti o al massimo è stata fatta oggetto di paternalismo e populismo meschini, mentre quella del lavoratore intellettuale (es. la figura dell'ingegnere o del dottore) ha subito una mitizzazione in termini di massimo grado di posizione sociale cui aspirare.

È chiaro che ormai queste concezioni cominciano a tramontare idealmente tra gli studenti, e il fermento eccezionale del '68 l'ha dimostrato; ma una formazione scolastica che ha sempre ideato e teorizzato un rapporto inferiorità - superiorità, anche in termini generici, tra lavoro manuale - lavoro intellettuale ha lasciato segni profondi nella formazione culturale dei giovani: e scrollarsi di dosso questa falsa "coscienza", proprio perchè fin dalla tenera età viene impartita, risulta assai difficile. Si è così creata, per le ragioni sommariamente esposte, una filosofia giovanile che trova la sua espressione nell'"arte dell'arrangiarsi" o nel "vivere alla giornata" (per esempio vendere collane, spille o tutta quella serie di lavori che ognuno di noi conosce), che costituiscono un momento comprensibile su un piano umano, ma non giustificabile politicamente nel momento in cui questo non implica lotta organizzata e propositività conflittuale, bensì rassegnazione politica e delusione morale. Bisogna poi, aver ben chiaro che questa filosofia "rinunciataria" all'interno di taluni strati del mondo giovanile torna utile a quel tipo di strategia padronale fondata come si diceva più sopra, sul "decentramento" produttivo, lavoro nero e precario, forniti oggi in risposta alla crescita del potere dei lavoratori in fabbrica e alle loro conquiste politiche. D'altro lato il "decentramento" produttivo serve al padronato, proprio perchè risulta estremamente difficile al sindacato controllare questo tessuto occupazionale così frammentario ed eterogeneo, mentre il giovane lontano dalla realtà conflittuale e organizzativa della grande fabbrica vive in solitudine la sua emarginazione e la sua rabbia sociale. È facile, allora, capire come l'enorme spinta antiborghese e la sua potenziale carica progressista. venga così frenata e rintuzzata e trasformata invece, o in mera e cupa rassegnazione, intimistica e pessimistica, verso la storia e i suoi possibili sviluppi di prOgresso (da qui può svilupparsi il fenomeno della droga), o in cieca ribellione individuale contro tutto e tutti, quindi anche contro le stesse organizzazioni storiche del movimento operaio. Le stesse proposte politiche sorte ultimamente nei settori della sinistra giovanile, sulla lotta per una nuova "qualità del lavoro", inteso come lavoro socialmente utile e rispecchiante le doti personali e psicologiche dell'individuo. quindi un lavoro in cui il giovane si senta partecipe e responsabile, e dal punto di vista psicologico pienamente convinto che il suo personale contributo al lavoro vada a beneficio della collettività, cozzano contro la sfiducia e la delusione provocata da decenni di squilibri e ingiustizie sociali, di pro-

messe mai mantenute e di risultati economici mai constatati nella realtà.‡Avendo ormai acquisito. per forza di cose, questa "filosofia dell'inganno perpetuo da parte del governo" che fra l'altro sta diventando ormai una forma culturale tipicamente italina, non è facile per i comunisti. che ora si trovano nella maggioranza di governo e non più nel ghetto dell'opposizione (fortunatamente dati i tempi correnti), ribaltare queste idee così radicate tra la gente e i giovani, anche se primi segni di cambiamento, che bisogna valorizzare. ci sono senza dubbio stati. L'impegno per dare una nuova spinta politica, conflittuale rispetto alla controparte, ma anche propositiva sul piano del programma di lotta, deve vedere la FGCI e tutte le altre componenti politiche giovanili della sinistra e della nuova sinistra impegnate assiduamente su questo terreno alla luce soprattutto dei prossimi rinnovi contrattuali, che dovranno costituire un momento di lotta e di unione tra disoccupati - occupati, tra classe operaia e giovani disoccupati per costruire un nuovo blocco sociale di sinistra e per far uscire il paese in crisi da sinistra, visto e constatato che le forze conservatrici hanno dimostrato inevitabilmente che le crisi economiche sono una contraddizione ciclica e costante del capitalismo. Mi scuso vivamente se sono stato molto sommario e poco analitico nell'esposizione, dato che molti punti toccati richiederebbero molto più spazio e analisi di quello dedicato, ma come FGCI comunque garantiamo su questi temi altri futuri interventi su ABC in modo da chiarire sempre meglio gli argomenti sopra esposti. Non ho neanche analizzato la situazione in zona 8 dato che mancano dati precisi sull'articolazione della sua struttura produttiva, e d'altra parte credo che questa non sia un'isola al di fuori della più vasta realtà nazionale, ma anzi ne sia pienamente condizionata anche se certo con talune sue proprie peculiarità. È proprio per quest'ultimo motivo che come FGCI e tenendo presente la necessità di mobilitare i giovani sul problema occupazione - lavoro, abbiamo stilato un programma di zona su questi argomenti. Alcune iniziative come i PHESIDI SIMBOLICI DAVANTI ALLA FABBRICHE sono già state attuate (lunedì 6-11 davanti alla Sasea, venerdì 10-11 alla Max mayer, mercoledì 15-11 al- Rotocorriere) e verranno effettuati inoltre volantinaggi e speakeraggi e sabato 2-12; e Domenica 3-12 a Villa Litta: iniziativa di lavoro volontario, assemblea, spettacolo. Il dibattito e l'intervento per queste e altre iniziative è aperto a tutti. Walter Cristiani FGCI Zona 8


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equo canone

dalla prima

dilizia pubblica e sull'edilizia convenzionata al fine di ricreare le condizioni oggettive di mercato che non consentano agli ancor troppi speculatori presenti di farla ancora una volta da padroni. Vediamo ora, dopo queste brevi note e considerazioni di carattere generale, come si calcola l'equo canone. La prima cosa da considerare e da calcolare è la superficie dell'alloggio. A tal proposito all'art. 13 (superficie convenzionale) la legge cita: La superficie convenzionale è data dalla somma dei seguenti elementi: l'intera superficie dell'unità immobiliare: il 50 per cento della superficie delle autorimesse singole; il 20 per cento della superfice del posto macchina in autorimesse di uso comune; il 25 per cento della superficie di balconi, terrazze, cantine ed altri accessori simili; il 15 per cento della superficie

Decentramento e informazione

Tabella 2. Calcolo rapido della vetustà

I coefficienti di cui alle lettere b) e c) del quinto comma non si applicano agli immobili il cui stato di conservazione e di manutenzione è scadente ai sensi dell'art. 21. Determinata come sopra la superficie convenzionale dell'alloggio. è relativamente semplice, riferendosi alla tabella 1, che evidenzia tipologia, stato di manutenzione, ubicazione e piano che individua il costo della locazione mensile per mq., determinare l'equo canone privo soltanto del coefficiente di vetustà (art. 20). Il coefficiente di vetustà è ricavabile dalla tabella 2.

scoperta di pértinenza dell'immobile in godimento esclusivo del conduttore; il 10 per cento della superficie condominiale a verde nella misura corrispondente alla quota millesimale dell'unità immobiliare. È detratto il 30 per cento dalla superficie dei vani con altezza utile inferiore a metri 1,70. Le superfici di cui alle lettere a), b) e d) si misurano al netto dei muri perimetrali e di quelli interni. L'elemento di cui alla lettera e) entra nel computo della superficie convenzionale fino ad un massimo non eccedente la superficie di cui alla lettera a). Alla superficie di cui alla lettera a) si applicano i seguenti coefficienti: 1,00 per l'unità immobiliare di superficie superiore a metri quadrati 70; 1,10 per l'unità immobiliare di superficie compresa fra metri quadrati 46 e metri quadrati 70; 1,20 per l'unità immobiliare inferiore a metri quadrati 46.

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Novembre 1978

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Età dell'immobile: anni

Coefficiente di vetustà

Età dell'immoblle: anni

Coefficiente di vetustà

1 2 3 4 5

1,0 1,0 1,0 1,0 1,0

26 27 28 29 30

0,820 0,815 0,810 0,805 0,800

6 7 8 9 10

0,990 0,980 0,970 0,960 0,950

31 32 33 34 35

0,795 0,790 0,785 0,780 0,775

11 12 13 14 15

0,940 0,930 0,920 0,910 0,900

36 37 38 39 40

0,770 0,765 0,760 0,755 0,750

16 17 18 19 20

0,890 0,880 0,870 0,860 0,850

41 42 43 44 45

0,745 0,740 0,735 0,730 0,725

21 22 23 24 25

0,845 0,840 0,835 0,830 0,825

46 47 48 49 50

0,720 0,715 0,710 0,705 0,700

partamento a Milano, Appartamento con una superficie convenzionale di 105 mq., di tipologia "civile", ubicato in zona periferica di Milano (oltre 400.000 abitanti) non qualificata di "particolare degrado", al 2° piano di un edificio costruito nel 1974, in stato di conservazione normale non ammobiliato. Operazioni da fare Superficie convenzionale per 105 x costo della locazione mensile al mq. 1203 - costo della locazione mensile al mq. riferito alle caratteristiche dell'alloggio preso ad esempio, rilevabile dalla tabella 1. - costo della locazione mensile dell'alloggio per 126.315 x - coefficiente di vetustà 1,0 coefficiente di vetustà rilevabile alla tabella 2 che tiene conto del degrado dovuto all'età dell'immobile.

L'equo canone mensile si può ottenere quindi, moltiplicando la superficie convenzionale per il costo della locazione mensile per mq. (tabella 1) per il coefficiente di vetustà (tabella 2).

Equo canone mensile 126.315 x 12 mesi Equo canone annuo 1.515.780

Un esempio può forse meglio dare l'idea di quanto detto: - Ap-

Per conoscere con una sola operazione lo «sconto» per vetustà è sufficiente moltiplicare l'equo canone altrimenti determinato per il coefficiente che corrisponde all'età dell'immobile, cioè al numero degli anni successivi alla sua costruzione. Se l'età è maggiore di 50 anni si applica comunque l'ultimo coefficiente (0,700).

Bruno Panzeri

Tabella 1. Regioni: Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Lazio. Città con oltre 400 mila abitanti edificato prima del 31.12.75. La zona 8 è stata considerata con delibera della Giunta Comunale del 20.10.'78 come zona periferica.

Signorile (A/1)

Tipologie

Economico (A / 3)

Civile (A/2)

Popolare (A/ 4) e tipico dei luoghi (A/11)

Ultrapopolare (A/5)

Rurale (A/6)

Villini (A/7)

stato normale

stato mediocre

stato scadente

stato normale

stato mediocre

stato scadente

stato normale

stato mediocre

stato scadente

stato normale

stato mediocre

stato scadente

stato normale

stato mediocre

stato scadente

stato normale

stato mediocre

stato scadente

stato normale

stato mediocre

stato 5C8dente

Attico

2310

1848

1386

1444

1155

866

1213

970

728

924

739

554

577

462

346

808

647

485

1617

1294

970

Intermedio e ultimo

1925

1540

1155

1203

962

722

1011

808

606

770

616

462

481

285

289

674

539

404

1347

1078

808

Terra

1732

1386

1039

1083

866

650

910

728

546

693

554

416

433

346

260

606

485

364

1213

970

728

Seminterrato

1540

1232

924

962

770

577

808

647

485

616

493

370

385

308

231

539

431

323

1078

862

647

Periferia

Riforma della media superiore L'attuazione negli ultimi periodi di importanti norme nella scuola di base (leggi 348 e 517 del '77, nuovi rogrammi per la scuola media), la recente approvazione alla Camera della legge di riforma della scuola media superiore, l'avanzata fase di discussione ed elaborazione della riforma dell'istituzione professionale e dell'Università stanno per mutare - certo, non a brevissimo termine - sostanzialmente tutto l'assetto del nostro sistema educativo, formativo e culturale. In questo processo trasformativo di portata storica riveste notevolmente importanza, oggi, la riforma della scuola media superiore. Ormai sono passati 55 anni da quando Giovanni Gentile varava una riforma della scuola, che sostituiva quella risorgimentale di Casati (1859), per adeguare il sistema educativo e formativo alle nuove esigenze poste dal regime fascista. Non a caso la organizzazione

scolastica era rigidamente classista, con canali destinati ai figli dei ceti più poveri (operai e contadini) e canali destinati ai figli delle classi medie e superiori: chiusi i primi, in vista di un rapido inserimento nel mondo del lavoro; aperti i secondi a più vaste acquisizioni culturali, proprie di chi sarebbe dovuto diventare classe dirigente. Di qui anche un diverso assetto qualitativo degli studi, funzionale alla logica classista: poca "cultura" e molta pratica (attività manuali) nei primi. molta "cultura" e niente pratica - anzi, disprezzata come propria delle classi subalterne - nei secondi. Se la riforma della scuola media inferiore ha fatto giustizia di questa separazione, ancor oggi - seppure in modo non così esasperato come ancora una decina di anni fa, grazie anche alle lotte degli studenti, dei partiti di sinistra, delle forze progressiste - nelle sue strutture di fondo la scuola media superiore ne risente. Come se non bastasse l'impostazione gentiliona, ad aggravare e complicare la situazione della scolarità superiore, soprattutto nel settore dell'istruzione tecnica, è intervenuta alla fine degli anni '50 inizio '60 una incredibile frammentazione nelle specializzazioni, che avrebbero dovuto rispondere alle esigenze di particolari profili professionali richiesti da un'economia in fase di tumultuoso sviluppo. Esaurito ben presto il "boom economico", iniziata una fase di complessivo ristagno nello sviluppo dei settori produttivi, aumentata notevolmente la scola-

rità, incrementata la rapidità di acquisizione e di possesso di conoscenze scientifiche e tecnologiche al di fuori della scuola, ci si è trovati con un sistema formativo intermedio e superiore incapace, oggettivamente, di svolgere i compiti che aveva assolto in passato: di formazione di quadri sia per le classi dirigenti sia per l'inserimento nei processi produttivi. La perdita di "credibilità" nell'istituzione divenne inevitabile e a nulla sono serviti per ridargliela nè gli interventi repressivi nè quelli di eccessivo "liberalismo", ovviamente inadatti a riportare la scuola nel contesto del reale; e se accanto a molti effetti negativi (scuola parcheggio, anacronismi culturali e didattici ecc.) vogliamo aggiungere un altro, spesso purtroppo sotto o non valutato, ricordiamo il silenzioso incremento delle scuole private che sembrano garantire - ma la cosa è tutta da dimostrare una maggiore e più seria preparazione ai frequentanti. Ora non v'è chi non veda un rapporto tra il non funzionamento dei canali di formazione statali e lo sviluppo di quelli privati, una sorta di rivincita di quelle forze che male hanno accettato lo sviluppo della scolarità per tutti e che invece di adeguare le strutture pubbliche alle nuove esigenze - rispondendo al dettato costituzionale del diritto all'istruzione - hanno preferito sviluppare canali paralleli in proprio. Inderogabile era perciò divenuta l'esigenza di una riforma dell'istruzione media superiore, che mutasse radicalmente la situazione di marasma esistente.

Ma la riforma approvata recentemente alla Camera sarà in grado di rispondere alle aspettative, già da lungo maturate nelle forze progressiste, di una scuola di massa ma qualificante, culturalmente avanzata ed ugualitaria, adeguata alle necessità di sviluppo produttivo del paese? I presupposti fondamentali ci sono, per poterlo affermare. I punti cardine del testo approvato sono i seguenti: l'unificazione di tutti i vari tipi esistenti di scuole superiori (esclusi gli istituti d'arte), che sancisce per norma la scomparsa della vecchia separazione classista; una nuova articolazione degli studi, che prevede tre aree disciplinari: comune, caratterizzata da un asse culturale storico scientifico connesso al campo della ricerca scientifica e tecnologica; di indirizzo, caratterizzato da brandi aree disciplinari tese a fornire non più conoscenze strettamente specifiche e rapidamente superabili, ma conoscenze di "base" su cui innestare poi le esigenze di ulteriore professionalizzazione a seconda delle esigenze produttive e della mobilità del lavoro; elettive, che contribuiscono ad arricchire la formazione culturale degli studenti; la ricerca di un nuovo rapporto tra "cultura" e "professionalità", che superi la separazione oggi esistente tra scuole tutte "cultura" (licei) e scuole tutte "professionali" (istituti tecnici e professionali); introduzione della possibilità di compiere esperienze di lavoro produttivo e socialmente uti-

le, concorrenti alla completezza del processo formativo. Come si vede gli spazi aperti al rinnovamento (e abbiamo elencato i fondamentali) non sono di poco conto, se già da più parti sono iniziati gli attacchi: diamo per scontati quelli provenienti dall'area conservatrice (con compiacenti appoggi editoriali. ad es. dell'editore Armando), che certamente non vanno ignorati, ma non sottovalutiamo neppure quelli provenienti dai settori più irresponsabili dell'estremismo "rivoluzionario", per la facile presa che possono avere tra le masse studentesche solitamente poco o per niente informate. Ancora una volta la posizione di costoro è una posizione "contro" - contro tutto il testo di legge, non solo le parti manchevoli contraddittorie -, senza che sia sostenuta da una prospettiva di costruzione di qualcosa ÷ sono anni che si battono "contro" la scuola nei suoi vari momenti operativi, ma non indicano nulla di concreto e organico su cui far muovere le masse studentesche. I risultati di tali atteggiamenti - senza infingimenti e senza giri di parole - sono sotto gli occhi di chi opera nella scuola da diversi anni: niente di sostanziale è cambiato, i metodi e i contenuti degli insegnamenti sono ancora arretrati, la selezione continua a colp;re soprattutto i figli degli operai, la "politicizzazione" e la presa di coscienza della propria condizione immediata e futura stanno notevolmente atterunadosi tra gli studenti. Se tutto questo lo si vuol far

Abbiamo più volte affermato, con scritti di vario genere apparsi su ABC in tempi diversi, il ruolo e l'importanza del decentramento amministrativo per il movimento democratico. Si tratta di una convinzione che trae origine da una visione di carattere più generale che mira ad allargare l'area del potere decisionale alle masse organizzate del mondo del lavoro, storicamente tenute lontane da questi gangli vitali dello Stato e che quindi hanno finito col considerare lo Stato stesso come un nemico, piuttosto che come uno strumento di partecipazione per la costruzione di una società più giusta. Da questa impostazione è nata la battaglia alla concenzione tipicamente liberale dello Stato accentratore, nel quale i centri decisionali, gelosamente in mano alla classe dominante, calavano alle periferie le direttive prese sulla base di motivazioni che generalmente consideravano poco le esigenze e le aspettative della popolazione amministrata. La funzione degli organismi decentrati dello Stato si riduceva quindi alla pura applicazione delle direttive medesime. Gli stessi Enti Locali, in mancanza di un chiaro quadro di riferimento formato da un robusto "pacchetto" legislativo che ne legittimasse il ruolo effettivo di "governo", si sono trovati, nella generalità dei casi, in uno stato di umiliante impotenza di fronte al potere economico e di dipendenza via via crescente di fronte allo Stato burocratico - accentratore. La battaglia per un effettivo decentramento della Pubblica Amministrazione che rispondesse positivamente alla domanda di partecipazione delle masse, vedeva nella nascita delle regioni a statuto ordinario a livello di autonomie locali, e nelle esperienze di decentramento

passare come vittoria, liberi di farlo: però lo si dica chiaramente agli studenti! Ora il pericolo di una posizione politica "contro" la riforma non sta tanto nel respingere delle critiche tese a modificarla in meglio - come del resto hanno già fatto alcune organizzazioni giovanili e sindacali e alcuni partiti - quanto nel perdere un formidale strumento di cambiamento offerto a chi vive nella scuola e la usa per lasciare in definitiva le cose come stanno. Che certamente non sono a favore né degli studenti, né dei lavoratori, né dell'interesse generale delle forze progressiste; vogliamo qui ribadire un concetto espresso altrove, che crediamo di validità generale: sia sempre ben presente a chi pratica la politica del "tanto peggio, tanto meglio", che questa storicamente è sempre andata a vantaggio delle classi e degli interessi dominanti, mai di quelle delle masse popolari. Certo anche il testo approvato non è perfetto: ricordiamolo che è frutto di compromessi, necessari per imboccare -, e far imboccare al altri, piuttosto restii - unitariamente una strada di rinnovamento; ed a nostro parere le lotte degli studenti, dei sindacati, dei genitori, delle forze della sinistra vanno proprio indirizzate su quei punti suscettibili di miglioramento. Tra questi ricordiamo: l'attuazione del biennio come conclusione della scolarità di base; elasticità dei canali di indirizzo, con possibilità di mobilità interna; maggior definizione ed incisi-

cittadino a livello comunale, i momenti più significativi. Bisognava però attendere le leggi dello Stato 382 e 278 perchè si giungesse finalmente ad avere quel quadro legislativo che desse al sistema delle autonomie locali la legittimazione di livello di governo cui si accennava prima. Per Milano il regolamento recentemente entrato in vigore che, anticipando di due anni i tempi previsti dalla legge nazionale, dà effettivi poteri ai Consigli di Zona, rappresenta nella vita politica della città una svolta la cui importanza apparirà sempre più chiara nel prossimo futuro. Tralasciando per ora l'analisi dei numerosi problemi che la nascita degli organismi del decentramento cittadino hanno posto, e accentueranno in futuro, alla macchina amministrativa, cerchiamo di esaminare quale è stato il ruolo della informazione nella Pubblica Amministrazione e se e come questo ruolo si sta evolvendo, in riferimento anche alle esigenze dei Consigli di Zona. La Pubblica Amministrazione è stata da sempre una fonte insostituibile di informazioni che si è premurata di raccogliere, catalogare e pubblicizzare in forma via via più sistematica. Sono nate col tempo intere sezione che si sono prevalentemente occupate della raccolta delle informazioni, nonchè della ricerca di norme tendenti ad omogeneizzare le catalogazioni, i modi ed i tempi della raccolta delle informazioni stesse, al fine di renderle comparabili territorialmente e storicamente. Se ad esempio si vogliono raccogliere informazioni riguardanti le forze di lavoro nel Paese, è necessario fissare criteri omogenei di rivelazione nonchè criteri di identificazione (dei settori di attività economica, del concetto di occupato, ecc.)

vità del rapporto studio - lavoro; restrizione e controllo delle deleghe al governo per la definizione dei programmi d'insegnamento. Ma occorre anche - per chi crede negli effetti positivi della riforma - uscire da ottiche quali: credere che un testo legislativo, anche buono, possa di per sé cambiare le cose, senza che ci sia un movimento che lo gestisca e lo faccia rendere operativo; credere che un testo che riguarda, dopo tutto, un settore specifico possa produrre cambiamenti anche in altri settori che richiedono invece interventi peculiari; che portano a risultati deleteri. È urgente invece fin da ora "impossessarsi" della riforma, conoscerla, studiarla e lottare perchè sia migliorata prima e applicata poi; e rispondere senza tregua e con forza a quanti da sponde opposte vogliano - per proprio meschino tornaconto conservare le cose come stanno. Andrea Colombo

da pag. 2

Via Terracina: risponderanno? Sono passati 4 mesi e ancora non abbiamo ottenuto una risposta. Questo ritardo ha creato: 1) un danno di ordine finanziario per i proprietari frontisti, in

maggior parte lavoratori dipendenti che alla buona volontà per risolvere ilproblema si sono fatti carico di uno sforzo finanziario non indifferente e i continui aumenti dei costi dei materiali comporteranno un ritocco del preventivo, 2) crea sfiducia negli interessati che vedono avvicinarsi l'inverno senza avere quel miglioramento viabilistico sperato, crea disagio anche in chi come noi ha dato un doveroso contributo per tentare di realizzare questa opera. Cosa ci resta da fare? Non certamente arrendersi di fronte agli ostacoli che la burocrazia non sblocca. Il 27/10, in un incontro col presidente del Consiglio di Zona, Signora Marilena Adamo, l'ho informata della situazione. Il presidente si è impegnato ad intervenire con urgenza presso l'Assessorato e presso la Divisione Strade per sapere quali sono le ragioni del ritardo al rilascio dei permessi. Il nostro interessamento non verrà meno; di questo devono esserne certi i cittadini abitanti della via Terracina. Devono però anche essere coscienti che il movimento intrapreso due anni or sono per realizzare la strada non può spegnersi e se le cose non si sbloccheranno ci troveremo e studieremo insieme il da farsi. Nel frattempo la Commissione lavorerà per fare inserire nel bilancio pluriennale 79-80 la pubblicizzazione della via Terracina per la sistemazione definitiva della via stessa.. Peppino lasoni Coordinatore della Coni. Demanio Ecologia - Lavori Pubblici

se si vuole poter comparare tra di loro i dati delle varie regioni e fare confronti temporali. È sorta e si è sviluppata una struttura pubblica centrale (l'ISTAT - Istituto Centrale di Statistica) col compito eslcusivo di provvedere alla raccolta e pubblicizzazione delle informazioni, al fine di presentare una "lettura", più coerente possibile alla realtà, della situazione economica - sociale del Paese. Le tecniche di rilevazione si sono affinate col tempo, così come col tempo gli Enti Locali e, fra i primi, i comuni più grandi, si sono via via strutturati a loro volta per fornire dati aggiornati e contribuire a formare il quadro conoscitivo dei rispettivi territori. L'introduzione di strumenti di calcolo sempre più potenti che permettevano di effettuare calcoli sempre più sofisticati, hanno dato un ulteriore impulso all'utilizzo delle informazioni da parte di utenti divisi (Enti pubblici, Università, Istituti specializzati, ecc.). Tutta questa massa di informazioni però ha avuto da subire scopi puramente conoscitivi, nella migliore delle ipotesi illustrativi di una fetta di realtà. Lo Stato burocratico - accentratore di tipo liberale non avvertiva la necessità di identificare altro tipo di utilizzo delle informazioni raccolte. Dagli Enti Locali e dallo Stato che via via andava democratizzandosi sono venute le prime esigenze di definizione di un'ipotesi di utilizzo della informazione non solamente per fini conoscitivi, ma anche programmatori. Tale esigenza è andata via via accentuandosi ed oggi essa deve stare alla base degli sforzi di ripartizione delle risorse pubbliche che gli Enti di governo di qualsiasi livello vanno definendo. Informazione intesa quindi come strumento non più comunque non solamente di conoscenza, ma come elemento

da pag. 1 Gli ''stravolti'' del sabato sera norama dapprima è calata la crisi economica e poi il travolgente John. La crisi e la morte dei nuovi valori hanno cacciato la gente nelle discoteche Perchè? Perchè per quelle poche ore non si pensa alla propria vita di morti di fame, alla propria vuotezza interiore, allo squallore che si trova nel proprio ambier te. Qui è tutto più bello, più brillante, pieno di vita e poi ci sono gli incentivi sessuali. Se ci facciamo caso nel dopoguerra si è ballato solo perchè non si aveva niente di meglio da fare. Perchè il rock'n'roll si è cominciato a ballare in America? Perchè in quella società piatta e sostanzialmente infantile non c'era nulla di cui preoccuparsi, nulla da pensare, nulla da fare. E ora è lo stesso. John Travolta ha messo solo la cigliegina sulla torta, l'ambiente era già maturo prima. L'individualismo che è latente in ogni discoteca (devo essere il "più" bravo, il "più" duro, il "meglio" vestito che poi tante ragazzine sbaveranno ai miei piedi) ha toccato il culmine. Se prima un idolo non c'era, ora c'è e si cerca di essere come lui. Si vedono così tanti Travoltini fatti in serie, burattini insomma, larve che bevono acriticamente gli dei di un sistema che li tiene apposta in una perenne atmosfera di festa, o di nostalgia (vedi "Grease"), per non fare loro vedere tutto lo schifo che li circonda ed

di scelta nella definizione della politica economica centrale e come elemento di identificazione di criteri di priorità nella politica di intervento degli Enti Locali. Questa visione comporta una revisione critica del modo con cui nasce l'informazione stessa e del modo con cui viene "trattata nonchè del modo e dei tempi di "messa a disposizione" degli operatori. A livello comunale la ricerca ed il trattamento dell'informazione vanno intesi anche come servizio alla popolazione e, in comuni con il nostro dove operano gli organismi del decentramento, come strumenti a disposizione dei Consigli di Zona e delle realtà democratiche di base, per facilitarne la comprensione del fenomeno economico - sociale e contribuire alla scelta delle priorità di intervento della spesa pubblica cui si accennava prima. La sperimentazione dei Bilanci Sociali di Area (su cui ci soffermeremo in altro momento), nonchè la ristrutturazione in corso al SED (Servizio Elaborazione Dati) del Comune per la fornitura in tempi sempre più brevi di dati "ragionati" rientra in questa ottica. Così come rientra in questa ottica la decisione dei Consigli di Zona 7 e 8 di effettuare la ricerca sulle realtà produttive presenti nei rispettivi territori, di cui ABC ha dato notizia in un numero precedente e che è ormai prossima a prendere il via. Riteniamo sia questa la strada da seguire per rendere più agevole il cammino del decentramento e contribuire alla determinazione dei bisogni della popolazione ed al loro soddisfacimento, specialmente in tempi di effettive difficoltà come quelli attuali. Adolfo Cervelli

è uno schifo che ha creato lui e che cerca di nascondere. Sono delle vittime in fondo, che però alla lunga diventano colpevoli perchè finiscono per trovarsi bene in un mondo falso e reazionario. Reazionario perché ritornano in voga idee, usi e costumi che parevano superati. La corsa al successo, il disprezzo per chi non è "figo" (o "figa"), il rapporto di coppia su basi di dominio. E in questa faccenda le ragazze diventano personaggi patetici. Se perlomeno quasi tutti gli habituè di sesso maschile si immunizzano ai discorsi umani (ed è un bene perchè se un giorno dovessero avere la rivelazione e scoprire quanto tempo hanno perso, cadrebbero in feroci crisi depressive) e finiscono per assomigliare a tanti robot, non tutte le ragazze ci riescono. Al fondo di se stesse si rendono confusamente conto che così non va, che una vita soddisfacente sul piano umano non si sa dove sia, ma che senz'altro non è la vita che esse conducono. Continuano a farla, perchè non sanno, non possono o in fondo non vogliono cambiare, ma ne sentono l'insufficienza e soffrono. A prima vista possono essere motivi futili: "Mi piace un casino, ma lui non mi guarda". "Sa che gli piaccio. ma mi tratta male". "Mi ha dato uno schiaffo". "Pensa solo a se stesso". "Quando non ci sono io, mi fa le corna". Ma al fondo di tutte queste amenità, c'è un reale bisogno, una ricerca disperata di affetto e considerazione, che però va continuamente delusa. Fiorenzo Baini


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Novembre 1978

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Un incendio è una tragedia Periferia milanese. Uno stabile di tre piani, abitato da 22 famiglie in una notte piena di nebbia è bruciato. Un incendio ha distrutto la maggior parte del tetto e reso inabitabile l'ultimo piano. Via Chiasserini 14, dopo la ferrovia venendo da Affori: una casa di lavoratori, vecchia, con le ringhiere, con i "cessi" sul ballatolo, è bruciata. Un incendio è una tragedia. Un incendio di memorie umane, di cose costruite, dí ricordi, di libri vecchi, di fotografie, di storie umane materiali e morali. Un incendio... gente che non sa dove andare, dove dormire, dove far da mangiare, dove sedersi... Gente angosciata con le sue ultime cose in mano... senza casa! Un evento, questo incendio, originato da stufa di riscaldamento, sembra, che provoca una lacerazione nel tessuto del nostro territorio. La risposta è arrivata dal Comune, dal Consiglio di Zona, dai responsabili pubblici. Risposta pronta, necessaria. Sufficiente? Vorremmo rispondere tramite questo giornale con le parole che gli inquilini di Via Chiasserini ci invieranno, che andremo a sentire perché le parole diventino immediatamente fatti.

Alla

Via Chiasserini, 14: Disperazione di chi ha perduto tutto

Il programma del C.d.Z. della pelletteria

Fino alla scadenyt del mandato (1980 Il rinnovo dei Consigli di Zona nel mese di giugno ha portato notevoli ristrutturazioni nella loro composizione, che hanno fatto emergere importanti dati positivi: nella nostra zona ad es. è stata proclamata da tutti i partiti la volontà di collaborazione - superando le contrapposizioni ideologiche - al fine di perseguire obiettivi programmatici concreti fino alla scadenza del mandato e al rinnovo diretto del 1980. In questa ottica la Presidenza del C.d.Z. ha steso un programma che, sottoposto al giudizio del Consiglio, è stato approvato all'unanimità. Questi, in sintesi, i punti A) Obiettivi Impegno nella difesa delle istituzioni democratiche e della convivenza civile contro il fascismo e la violenza. Piena attuazione del processo di decentramento amministrativo che veda il CdZ strumento reale di governo e di partecipazione alle scelte politiche, sociali e culturali della città. Contributo effettivo alla formulazione del bilancio della città suddiviso per zone.

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4) Difesa delle caratteristiche produttive e occupazionali della zona (posti di lavoro, occupazione giovanile ecc.); lotta al carovita e difesa del potere d'acquisto dei cittadini (controlli sulle concessioni di autorizzazione alle vendite. sulla attuazione del piano di distribuzione commerciale, sugli interventi della So.Ve.Co. ecc.). 5) Gestione del Piano Regolatore Generale per garantire la presenza del tessuto produttivo ed evitare l'espulsione dei ceti popolari (risanamento edilizia degrata, salvaguardia patrimonio IACPM, creazione di nuovi alloggi favorendo le cooperative ecc.). 6) Soluzione dei problemi più urgenti nel settore trasporti (collegamento tra le zone 20 e 9, alleggerimento dell'asse Maciachini - Comasina). 7) Realizzazione dei servizi socio - sanitari previsti dalla riforma sanitaria perseguendo i seguenti obiettivi prioritari: superamento dei fenomeni di emarginazione presenti nella zona (delinquenza minorile, droga, disadattamento); razionalizzazione e integrazione dei servizi per un loro miglior utilizzo (es. utilizzo, già deliberato, delle strutture del "Paolo Pini' che si rendono libere) istituzione, già deliberata, dei servizi per anziani; gestione pluralista e democratica dei servizi. 8) Stretta collaborazione col Distretto scolastico nelle programmazioni; intervento migliore e più efficiente per i servizi di competenza diretta del CdZ (trasporto aiunni, manutenzioni scolastiche, refezione ecc); promozione e sviluppo di iniziative autonome e culturalmente pluralistiche di educazione permanente.

9) Sviluppo di attività autonome culturali, sportive e ricreative, favorendo la costituzione di realtà nuove che promuovano le cooperative, le libere associazioni e tutte le forme di aggregazione dei cittadini e in particolare dei giovani: gestione sociale dei centri sociali e degli altri servizi pubblici che operano nei settorio predetti (es. biblioteca) valorizzando le realtà di interesse socio - culturali esistenti e favorendo l'emergenza di nuove. B) Metodo di lavoro Collegialità dei lavori e delle verifiche sul programma per mezzo di riunioni mensili dei capigruppo e dei coordinatori delle commissioni. Informazione interna pei Consiglieri ed Esperti di commissione mediante la documentazione che perviene in CdZ; messa a disposizione anticipata per i Consiglieri di relazioni che accompagnano ordini del giorno; individuazione di strumenti di informazione per i cittadini che rendano noti tempestivamente le più importanti delibere o iniziative del C.d.Z. Partecipazione e rapporto coi cittadini - per evitare che il CdZ diventi un organismo burocratico, ma promuova la partecipazione dei cittadini alle scelte e al governo della città - per mezzo di: assemblee zonali e di quartiere su temi specifici e generali; apertura delle commissioni di lavoro alla partecipazione dei cittadini e delle loro organizzazioni; disponibilità continua dei Consiglieri, e in particolare coordinatori e capigruppo, a ogni tipo di contatti e incontri con la popolazione. Tutti i temi elencati saranno ulteriormente approfonditi e specificati nelle modalità, nel di-

battito per l'elaborazione del nuovo regolamento interno che la Presidenza si impegna a concludere entro dicembre. A. C.

A Bruzzano succede anche questo Il 12 ottobre scorso a Bruzzano in Via Alberico da Barbiano al n. 5, (si tratta di una vecchia Cascina riadattata ad abitazione) è crollato il soffitto del ballatoio Un grosso calcinaccio è caduto addosso alla sig.ra Plasti Stefanelli che è dovuta ricorrere alle cure del medico. Gli inquilini della cascina, da noi andati a trovare, ci hanno mostrato le condizioni invero pietose in cui si trova lo stabile: grosse macchie d'umido nelle pareti degli interni, i pavimenti puntellati dal di sotto con grosse travi per evitare di trovarsi con i mobili al piano sottostante, larghe crepe nei muri esterni, tetti da dove piove etc. Tutti i lavori di ripristino, a detta degli inquilini, sono a carico loro, persino le lampadine delle scale quando bruciano. Per far sì che il padrone di casa si muovesse c'è voluto, oltre l'intervento dei vigili, che una persona rischiasse di morire per il crollo del soffitto.

Dove sono finiti i films per ragazzi? Domenica scorsa volevo portare al cinema mio figlio, di dodici anni. Ho preso il giornale, l'ho aperto alla pagina degli spettacoli ed ho cominciato a far scorrere sotto il mio indice l'elenco dei cinema, pronto a fermarmi al film che ritenevo giusto. Sono arrivato in fondo all'elenco ed ho ricominciato da capo, con pazienza. A Milano ci sono centoventinove cinematografi. L'unico film che mio figlio potesse vedere, a parte un paio di cartoni animati, era "Lo chiamavano buldozer", con Bud Spencer. Non ho assolutamente nulla contro il cosiddetto cinema d'evasione, ma mi chiedo se sia proprio impossibile fare un film divertente ed indirizzato ai ragazzi senza dover ricorrere obbligatoriamente alle botte da orbi ed a chi picchia più forte. È desolante dover constatare tra l'altro l'inflazione di film erotici, con titoli che offendono il buon gusto e l'intelligenza. Personalmente sono contrario ad ogni forma di censura, in quanto ritengo assurdo che siano gli altri a stabilire che cosa io possa vedere o meno, ma è decisamente sconfortante constatare come questo genere di film abbia successo. I produttori giocano con la nostra inesistente educazione sessuale e con la morbosa curiosità del proibito. I canali di distribuzione poi, tengono in frigorifero per anni film culturalmente impegnati per acquistare a scatola chiusa filmetti porno che vengono immediatamente messi in circolazione, con la giustificazione che il mercato chidde questo tipo di prodotto. Si tratta invece di un prodotto imposto, chè le mode varie (spaghetti - western, orrore, catastrofico) non sono certo scaturite da esigenze degli spettatori. In momenti di crisi particolare si cerca poi di risolvere il problema della scarsa affluenza di pubblico nelle sale cinematografiche con la riesumazione di vecchi film di successo, ai quali si dà una spolveratina, si rifà magari il doppiaggio con voci nuove (vedi il caso di "Via col vento") e via con la programmazione. Così nelle sale sta tornando un po di tutto: Scandalo al Sole, Easy Rider, Fantasia, Il Corsaro dell'Isola Verde ecc. — C'è poi un altro sistema per sfruttare un film di successo: dargli un seguito. In un prossimo futuro assisteremo così allo Squalo n. 2, al secondo Guerre Stellari e via di seguito. Nel caso del film Butch Cassidy, dato che i due protagonisti alla fine muoiono, si è pensato addirittura di inventare un episodio anteriore a quello narrato nel film conclusivo. Altra idea veramente poco brillante è quella di far esordire alla regia attori già scarsi come tali, con risultati deprimenti, come nel caso di Renato Pozzetto in "Saxofone". Se i produttori investissero i loro soldi in opere più intelligenti, otterrebbero due risultati: primo, contribuirebbero ad una crescita culturale dello spettatore; secondo. probabilmente si risolverebbe la crisi di affluenza, invogliando la gente a disertare per qualche sera la restrittiva televisione. A proposito di revival e di censura, c'è una cosa che mi lascia perplesso: i nostri figli sono a quotidiano contatto con la triste realtà dei nostri quartieri; vanno a giocare in bici nelle cave dove le prostitute ricevono i clienti; guardano i film erotici delle varie tv libere, ma se non hanno compiuto i 14 anni non possono assistere alla visione di un film come "Amarcord". Non ho capito bene perchè. Mario Longagnani


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Novembre 1978

posta Una poesia Che bello correr nei prati, tra nuvole bianche e un ciel azzurro. Se poi i cartelli dicono: corri, gioca e fai quello che vuoi! Giocar con gli animali e con gli altri bambini, prendere un pallone e giocare! Quando arriva l'inverno giocare con la neve e poi buttarla via; senza quelle macchine che rombano in ogni via... Peccato! Era un sogno senza fine. Adesso vado a scuola e vedo: vietato calpestare il prato, vietato giocare nel prato, vietato qui, vietato là; che barba sembra il mondo del "vietato"! I bambini allora dicono alla mamma: - Voglio quel prato!Ma sei matto è del sindaco quel prato! Se ci fosse per sindaco un bambino, di gelato la città farebbe o di prato; come non importa, basta che non sia come quella di prima: - Ma Chiara che pasticcio, hai parlato di una cosa del tutto diversa! dice la maestra. Non importa se ho sbagliato a scrivere, io ho detto quello che mi pare giusto o sbagliato. Maria Chiara - anni 9

Al Sig. Sindaco Al Consiglio direttivo zona 8 All'I.A.C.P. 4° zona gestione Alla redazione di A.B.C.

L'annoso problema della droga e della conservazione del verde nel nostro quartiere, ha assunto un livello di gravità tale da giustificare il legittimo risentimento di tutti i cittadini per l'immobilismo che caratterizza tutte le forze politiche e sociali che operano nel quartiere. È abbastanza noto a tutti, (stampa compresa), la situazione della Comasina, sede di un ramificato consumo e spaccio di droga, è altrettanto noto a tutti con quale disinvoltura giovani e giovanissimi ne fanno uso in presenza di gente e spesso anche di bambini che si trovano colà passare: Le considerazioni da trarne, è evidente non sono solo semplicemente di ordine morale quanto di ordine sociale e di rispetto della covivenza civile. Le preoccupazioni che prevalgono sono quelle che i bambini e adolescenti assistendo giornalmente a questo triste spettacolo di auto - distruzione, in cui si esibisce il tossicomane, finiscono con l'abituarsi a ritenere la droga un prodotto di normale consumo, e non vedere in esso il nemico da combattere, il vedere bambini che giocano con siringhe sparse dappertutto è il sintomo chiaro che avvalora queste preoccupazioni. Naturalmente l'assenza totale di un pur timido controllo ha permesso il depauperamento dell'intero patrimonio pubblico del quartiere; il verde è in certe zone seriamente danneggiato da un via vai continuo di gente a piedi e in bicicletta e addirittura con motociclette, lungo i viali è diventato pericoloso camminare per le motociclette di grossa cilindrata che ci circolano (in un mese si sono registrati due incidenti), la pulizia e l'igiene lasciano sempre più a desiderare. Detto questo è bene ribadire con chiarezza che non è nelle in-

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tenzioni di nessuno incitare il linciaggio dei giovani; vittime palesi di questo meccanismo infernale che è la droga, semmai repressione ci deve essere, essa va adottata contro coloro che sono i veri responsabili della diffusione, ovvero dell'avvelenamento dei giovani. È in questo quadro che va inserita l'iniziativa di una petizione da parte di un gruppo di cittadini del quartiere i quali lanciano un appello attraverso il giornale di zona a tutti i cittadini invitandoli a firmare per far sentire il proprio sdegno a quanti finora hanno ignorato o esorcizzato una situazione resa ormai esplosiva dai gravi problemi che affliggono la Comasina (come per esempio la mancanza totale di strutture sociali che evitano la disgregazione dei giovani, e permettono loro di ritrovarsi, di divertirsi, di esprimere la loro personalità e in ultima analisi che permettono loro di affrontare e risolvere i loro problemi in modo collettivo). Lo scopo per il breve termine di questa posizione è quello di sollecitare le autorità politiche e sociali del quartiere, in rapporto alle proprie competenze a promuovere iniziative finalizzate: a scoraggiare l'uso disinvolto della droga, (per esempio istituendo un servizio di vigilanza per il rispetto e la conservazione del verde si potrebbe così mettere anche un freno alla circolazione delle moto lungo i viali); a sensibilizzare i giovani attraverso massicce propagande circa le conseguenze dannose e distruttive della droga, aiutandoli il più possibile ad uscire dal ghetto della emarginazione, tentando così anche e soprattutto un recupero psicologico del tossicomane. I cittadini firmatari si impegnano a collaborare con le autorità e a dare quanto è necessario, affinchè sia affrontato in modo concreto e corposo il problema della droga nel nostro quartiere. Nell'auspicare che ci sia un pronto interessamento da parte di tutte le forze politiche e sociali si rende altresì noto che qualora non dovessero verificarsi fatti nuovi che lasciano intravvedere la volontà di operare in positivo i cittadini firmatari si riservano la facoltà di valutare forme di lotta evidentemente più incisive e opportune. Ossequi I cittadini della Comasina

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LE NOTIZIE UTILI DI ZONA Chiamate d'emergenza 7733 Autoambulanze, servizio di Pronto Soccorso. 3883 Servizio medico urgente 680029/602874 Croce Viola Dergano 192 Servizio guardia farmaceutica 723291/593341 Guardia ostetrica permanente 113 Polizia 6220 Carabinieri, pronto intervento 34999 Vigili del fuoco 7727 Comando centrale vigili urbani 314080 Guasti acquedotto 8830 Guasti gas 117 Taxi

Servizio pubblici e sociali comunali Consiglio di Zona n. 8 - V.le Affori 21 Comitato Sanitario di Zona n. 8 - V.le Affori 21 6464762 Servizio anagrafe - V.le Affori 21 Certificato a domicilio Ufficio informazioni e reclami Vigilanza urbana di zona - V.le Affori 21 Biblioteca comunale "Villa Litta" - V.le Affori 21 Centro di prestito - Via del Tamigi Ufficio d'Igiene - V.le Affori 21 - Medico dirigente - Vaccinazioni obbligatorie - Condotta medica, Dispensario farmaceutico e Centro per la diagnosi precoce dei tumori dell'utero Centro S.M.A.L. - Servizio Medicina preventiva Ambienti di Lavoro - V.le Affori 21 E.C.A. - Ente Comunale di Assistenza, Centro Sociale - V.le Affori 21 Ricovero sfrattati - Via Novara 19 Centro pre-addestramento al lavoro - V.le Affori 21 Servizio sociale comunale - V.le Affori 21 Centro sociale - Via del Tamigi 7 Centro sociale - Via Spadini 15 Consultorio F - Via Val di Bondo Centro Sportivo "Ripamonti" - Via Iseo, 4 Piscina - Via V. da Seregno-Fermi Centro Soc. - V. Val. di .Bondo 13 Vendite controllate SO.VE.CO Lunedì pomeriggio: Via Assietta angolo Via Gabbro Martedì pomeriggio: Via Fabriano angolo via Chianciano Via Val di Bondo Venerdì pomeriggio: V.le Affori angolo via Faccio Via Val di Bondo Sabato pomeriggio: P.za Bruzzano

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Il latte senza controindicazioni Alcune persone presentano difficoltà digestive nei confronti del latte: in questi casi si parla di intolleranza. La Centrale del Latte di Milano ha compiuto lunghe ricerche per stabilire le ragioni di questo fenomeno e ne ha individuato la causa di gran lunga più frequente nella mancanza della lattasi, un enzima che a livello intestinale permette l'assimilazione del lattosio, lo zucchero del latte. Accertato che questo enzima è presente in alcuni lieviti, è stato prelevato da questi ed imprigionato in fibre di cellulosa. Su queste fibre viene fatto scorrere il latte ad una temperatura di circa 7°C; l'enzima, a contatto con il lattosio, lo scompone in due zuccheri più semplici, il glucosio e il galattosio, permettendone così la perfetta assimilazione.

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A cura dell'Ufficio Pubbliche Relazioni della Centrale del Latte di Milano.

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