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Quartieri5

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quartieri BICOCCA - NIGUARDA - PRATOCENTENARO

Sommario Pag. 2 - Guerra alla Bomba N Pag. 3 - Aperta la campagna di tesseramento dei partiti Pag. 4 - Problema casa Pag. 5 - I burattini non muoiono mai Pag. 6 - Da Niguarda alle Baleari Pag. 7 - Milano verso gli anni '80 - Rubrica pensioni

N. 6 — ANNO 1 — L. 300

Copia in attesa di autorizzazione

UNA MOSTRA FOTOGRAFICA

IL CONTRATTO DEI METALMECCANICI

Aprire al più Una piattaforma d'attacco presto i tre nuovi asili-nido Un "progetto politico" per uscire il Paese dalla crisi

Superare gli ostacoli che ancora si frappongono

Vivo interesse ha riscosso nei giorni scorsi l'iniziativa di una mostra fotografica nella quale la sezione "F. Rigoldi" del P.C.I. ha illustrato l'importanza ed i contenuti degli asili - nido. Grossa conquista del movimento delle donne e dei lavoratori, l'asilo - nido è, come ricorda la mostra, un servizio educativo che si rivolge alla prima infanzia. In esso i bambini da zero a tre anni sono al centro di un'attività di stimolo dello sviluppo sia fisico che psichico, attività basata sull'attento studio ed analisi del loro comportamento, delle loro reazioni e necessità. È inoltre un servizio strettamente collegato alle altre strutture socio - sanitarie presenti nel territorio (es; il pluricentro di via Cherasco, il Consultorio, il "servizio di igiene mentale dell'età evolutiva" ecc.) per poter favorire una corretta opera di medicina preventiva e di educazione sanitaria. Va anche ricordato il collegamento con le scuole materne al fine di garantire una continuità nell'intervento educativo. Ogni asilo - nido inoltre viene gestito da un comitato di gestione, nel quale sono presenti sia i rappresentanti del Consiglio di Zona, sia quelli dei genitori, del personale, dei sindacati.

Nella nostra zona, gli asili nido costituiscono un'importante realtà: oltre ai cinque già funzionanti (Viale Fulvio Testi, 119 e 302, Viale Suzzani 264, Via Paletta e Via Ciriè), altri tre sono in fase di apertura (Via Adriatico/ Lotto 41, Via Hermada e Viale Sarca) e uno in costruzione (Via Pianell). In tal modo non solo si esaudiranno le esigenze dei notri quartieri, ma ci si potrà rivolgere anche a quei lavoratori provenienti da altre zone (es. Ospedale Maggiore). Per quanto riguarda l'apertura dei tre nidi di Via Adriatico, Via Hermada e Viale Sarca, ricordiamo che il Consiglio della Zona 9 ha approvato ultimamente l'affissione di un manifesto in cui, oltre a comunicare i termini per la presentazione delle domande di ammissione, si ricordava l'urgenza di una soluzione al problema dell'arredamento e del personale-e impegnava la giunta municipale ad aprire al più presto i tre nidi al fine di soddisfare le giuste richieste della popolazione. La Sezione "F. Rigoldi" del P.C.I., come si indicava nella mostra, chiede che ogni problema o difficoltà vengano risolti con la massima urgenza affinché si possano aprire questi servizi entro breve tempo. Stefania Zambelli

Plastico del Quartiere Segnano. La Commissione Cultura del Consiglio di Zona ha realizzato anche numerose cartine topografiche.

Il grande sciopero nazionale dei metalmeccanici e di tutta l'industria del 16 novembre ha rappresentato l'avvio della battaglia per il contratto della categoria più avanzata ed importante dei lavoratori italiani. È una battaglia che si preannuncia lunga e difficile, che si inquadra in un momento particolarmente delicato sia per il sindacato sia per il paese, l'uno e l'altro alle prese come sono con una crisi dalla quale è difficile uscire. Leggendo la bozza di piattaforma contrattuale dei metalmeccanici si ha appunto la sensazione che questa voglia essere un contributo alla risoluzione della crisi del paese, oltre che ad essere un mezzo per migliorare le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori. Questa impostazione, però, trova un'opposizione fortissima nei settori più conservatori della vita politica italiana. La linea politica del Governo, ad esempigi, soprattutto sulla base del documento Pandolfi, risulta invece riduttiva rispetto alle esigenze del Paese, non risponde alla strategia ed agli

obiettivi sindacali definiti all'EUR ed è fondata essenzialmente sulla riattivazione dei tradizionali meccanismi di accumulazione capitalistica, sostenuti, come chiede la Confindustria, da corrispondenti iniziative tese al controllo e contenimento dei salari ed alla riduzione del costo del lavoro. In tale direzione il documento Pandolfì, insieme al vuoto propositivo circa i programmi settoriali (i cosiddetti "piani di settore") e territoriali di investimenti, che dovrebbero concretizzare l'ipotesi di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, non si qualifica per una proposta di programmazione. Nel contempo emerge invece una linea politica che si pone l'obiettivo della riaggregazione di un blocco politico moderato da contrapporre alla classe operaia nel tentativo di ridurre l'influenza politica e di modificare i rapporti politici e di forza costruiti con le lotte di questi anni. Ne vanno sottovalutate, da parte del movimento sindacale, le spinte autonomistiche presenti in molti

settori di lavoratori e non assenti nemmeno tra i Metalmeccanici, come hanno testimoniato le recenti elezioni per il rinnovo dei consigli di fabbrica dell'Alfa Romeo. In questo quadro e sulla base di una analisi critica ed autocritica dei ritardi, della caduta del movimento e delle insufficienze di direzione della Federazione CGIL-CISL-UIL e della stessa FLM, deve essere rilanciata con forza l'iniziativa dei Metalmeccanici e dell'insieme del movimento sindacale per fare dei piani di settore (siderurgia, cantieristica, materferro, impiantistica, elettronica ecc.) l'asse di una linea di attacco sulla duale realizzare obiettivi concreti di occupazione e di risanamento a partire dalla risposta urgente ai più acuti punti di crisi della struttura industriale del paese e particolarmente del Sud. Per questo motivo il sindacato considera necessario far sì che la piattaforma dei Metalmeccanici sia anche un "progetto politico" capace di saldare i contenuti rivendicativi

(segue in ultima)

UN'INTERESSANTE INDAGINE CONOSCITIVA A CURA DELLA COMMISSIONE CULTURA DEL C.d.Z. 9

Segnano dentro il quartiere per migliorarlo La collaborazione degli studenti del XII Liceo Si è costituito, a cura della commissione culturale del Consiglio di Zona e di alcuni studenti del XII Liceo scientifico, un gruppo di lavoro che ha messo in cantiere un progetto ambizioso: un'indagine conoscitiva sul quartiere di Segnano come avvio per un eventuale progetto di ristrutturazione. Riteniamo questo lavoro di una notevole importanza sia per la qualità che ci si è prefissa di raggiungere sia per il metodo con cui si intende procedere, cercando cioè di coinvolgere attorno al lavoro delle istituzioni il maggior numero di abitanti e di cittadini. Per questo motivo vorremmo dedicare, come giornale, più articoli a questo tema che cerchino di cogliere il senso del lavoro e i risultati man mano conseguiti. Apriamo perciò questa serie con un articolo di carattere generale ed introduttivo. Il quartiere ha profonde radici storiche che, senza risalire a molti secoli addietro, possiamo focalizzare, per quello che ci interessa, attorno alla fine del secolo scorso, quando lo sviluppo della città, fino ad allora rimasto nell'ambito della "cerchia dei navigli", cominciò ad intaccare la campagna circostante. Questa aveva avuto, fino a quel momento, il classico aspetto di un circondario di una città importante come era Milano: una campagna intersecata da vie di comunicazio-

ne, ricca di prodotti agricoli, di cascinali e piccoli centri che gravitavano attorno alla città. La tardiva rivoluzione industriale trasformò il paesaggio urbano: poco sopra "Segnarin", come veniva e viene ancor oggi chiamato in dialetto il quartiere, sorgeva uno dei più grossi complessi industriali, la Pirelli, con tutto ciò che questo insediamento comportò nel modificare radicalmente l'aspetto urbano. La continua, sicura crescita, nei decenni successivi, degli insediamenti e delle strutture che sfioravano Segnano si inseriva nella inarrestabile crescita della periferia come luogo privilegiato per la produzione. Per queste grandi linee possiamo saltare all'ultima fase di espansione, quella del dopoguerra, con la definitiva occupazione dello spazio urbano periferico come luogo in cui relegare grandi masse di cittadini espulsi dal centro o immigrati. È facile immaginare quindi l'aspetto fisico e sociale di un quartiere come Segnano: accanto a vecchie case a ringhiera nuovi insediamenti; la presenza di qualche fabbrica e laboratorio artigiano; una popolazione molto varia che va dal vecchio raro abitante del quartiere all'ultimo immigrato ceto medio. Una caratteristica di Segnano è invece la sua rigorosa delimitazione geografico - urbana: a rafforzare infatti la sua diversità da un quar-

fiere attiguo, residenziale, "La Maggiolina", contribuisce in maniera determinante la linea della ferrovia che sembra rimarcare questa differenza. Con il resto della zona, più affine, i limiti sono invece dati da una parte dall'asse di viale Sarca, arteria con traffico veloce ed ininterrotto; dell'altra con il cavalcavia che porta a Greco e con il parco ferroviario della omonima stazione; è infine chiuso a Nord dalla Pirelli. Queste caratteristiche fanno del quartiere un agglomerato un po"chiuso", in cui l'unico asse viario veramente importante è costituito da via Pianell, percorsa dalla linea d'autobus "44" che collega la Bicocca a viale Monza. Questa delimitazione, un po' atipica per un quartiere di periferia, se da un lato ha contribuito a mantenere in vita un minimo di vecchio agglomerato rubano, evitando la completa "omogenizzazione" alla periferia e all'hinterland, dall'altra ha messo in evidenza tutte le deficienze strutturali in cui è piombato il quartiere negli ultimi anni. Salta subito all'occhio, infatti, a chi lo attraversa anche solo velocemente lo stato di abbandono (ghetto, se vogliamo usare ancora una volta questo termine) degli isolati più vecchi e in genere di tutte le strutture, dalel strade agli spiazzi non ultilizzati. (segue in ultima)


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