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MENSILE DI INFORMAZIONE-POLITICA-CULTURA - ANNO II - MAGGIO '77 - N. 5 - L. 250
IN QUESTO NUMERO Case: lo sporco trucco delle vendite frazionate
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Pane nero a refezione
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Sport: speciale bocce
pag. 8 e 9
Riciclaggio storico all'ANAP pag. 10
Radiografia del «Carducci» pag. 6
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Consigli di Zona: hanno più potere Dopo una seduta-fiume il Consiglio comunale ha approvato il nuovo regolamento dei C.d.Z. Elezioni dirette nell'aprile 1978 - Le minacce dei democristiani Dopo tre estenuanti sedute e un dibattito durato oltre un mese, il Consiglio Comunale ha approvato il nuovo regolamento "sulla partecipazione e sul decentramento ai sensi della legge n° 278 dell'8 aprile '76", ovvero il nuovo regolamento dei Consigli di Zona. Hanno votato a favore comunisti, socialisti e socialdemocratici (36 consiglieri). Si sono astenuti demoproletari, repubblicani e liberali (9 consiglieri). Hanno votato contro democristiani e missini (20 consiglieri). Vediamo alcune novità del regolamento. Aumentano i componenti dei consigli: per le zone fino a 75 mila abitanti sono 26; per le altre (fra cui la nostra, che ne conta circa 120 mila) sono 32. Alcuni poteri: ora i Consigli dì Zona possono deliberare l'approvazione dei progetti di opere pubbliche, come scuole, attrezzature sportive, centri sociali, centri civici, sistemazione a verde; decidono l'uso e le affittanze dei beni di patrimonio comunale; hanno la gestione diretta dei servizi sociosanitari, sportivi, culturali e ricreativi; esprimono parere obbligatorio sulle licenze edilizie. Le elezioni dirette dei consiglieri sono state previste per il 9 e il 10 aprile dell'anno prossimo. Al momento di andare in macchina registriamo la DC, che vuole anticipare le elezioni a novembre di quest'anno, ha annunciato che, se le sue richieste non verranno soddisfatte, darà istruzione ai presidenti dei Consigli di Zona e ai consiglieri del partito di dare le dimissioni. Sarebbe una decisione gravissima che porterebbe alla paralisi dei consigli proprio nel momento in cui potrebbero funzionare meglio a aumentare la loro utilità per tutti i cittadini.
NEPPURE IL « VOTO UNICO » GUARISCE LA SCUOLA
TUTTI PROMOSSI? Anche alla fine di quest'anno scolastico si ripropone il problema della corretta valutazione degli allievi. Il voto tradizionale è superato; il voto unico è insoddisfacente. La soluzione corretta sarebbe far lavorare le classi in èquipe e dare un giudizio collettivo Pro e contro il voto unico a scuola? Il problema si propone periodicamente suscitando vivaci dibattiti, ma senza arrivare a una soluzione. Sono favorevoli al voto unico gli studenti e una parte degli insegnanti i quali sostengono che esso tende ad annullare fra gli alunni le differenze che non dipendono dall'impiego e dallo studio ma che precedono e condizionano la sua vita scolastica: il voto unico è insomma un'arma contro la selezione di classe che si attua ancora oggi nella scuola. Sostengono il voto differenziato molti genitori e una parte cospiqua degli insegnanti che pensano che a scuola si debba "premiare" l'impegno personale, le capacità individuali del singolo studente. Nonostante le differenze sostanziali fra le due posizioni, entrambe non soddisfano perchè pongono il problema del voto, e più in generale della valutazione, come momento conclusivo e decisivo della vita scolastica. Bisogna lottare contro il voto unico e differenziato così come esso è oggi dato a scuola. Esso tende a giudicare una situazione di fatto senza tentare di modificarla. È necessario invece introdurre il concetto che il voto (sarebbe meglio un giudizio articolato) deve essere la valutazione sintetica di un lavoro ampio e articolato nel tempo, fatto da un gruppo di studenti che partendo da situazioni culturali e capacità personali diverse tutti insieme contribuiscano a migliorare le loro conoscenze e il loro metodo di apprendimento. Il voto cioè deve essere il giudizio di un lavoro esistente, tangibile, valutabile in qualsiasi momento anche da persone diverse dagli stessi insegnanti. A questo punto il voto tende ad essere unico perchè l'insegnante sarà intervenuto durante lo svolgimento del lavoro per correggere, aiutare e consigliare. Nella scuola di base il giudizio deve essere chiaro, semplice, comprensibile per il bambino ma deve evitare qualsiasi suggestione di premio o punizione. La scuola, anche per il bambino deve diventare un momento di serio impegno di lavoro, e il lavoro si giudica con obbiettività e serenità. Punire l'allievo vivace, discolo, poco attento, con voti insufficienti è pedagogicamente scorretto perché impedisce al bambino la lettura chiara del giudizio. Il bambino capisce di aver un voto diverso dagli altri studenti non perchè ha lavorato in maniera non corretta, ma perchè la sua "vivacità" non piace al maestro o al professore. L'ideale sarebbe spingere fin dai primi anni di scuola gli alunni a valutare collettivamente il proprio e
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Questi tre disegni illustrano, enfatizzandoli i tre modi di concepire il voto di fine anno. In alto il voto classico, che si basa esclusivamente sul rendimento dell'allievo senza tenere minimamente conto delle condizioni sociali, economiche e psicologiche che possono averlo influenzato. In questo modo il voto acquista valore di premio o di punizione, ma non esprime assolutamente una valutazione sulle capacità reali dell'allievo. In mezzo vediamo la situazione opposta: voto unico, sei (o sette) a tutti. Chi lo applica sostiene che se qualcuno e più bravo o più dotato degli altri, lo rimane, senza bisogno che intervenga la scuola a sancire questa sua superiorità. Il rischio connesso a questo tipo di valutazione è di disencentivare gli allievi allo studio. Qui sopra, in fine, la situazione ideale: lo studio concepito come lavoro di equipe, al quale tutti (insegnanti ed allievi) danno il loro contributo e che va valutato globalmente.
l'altrui lavoro non solo come risulato finale, ma anche come impegno, come interesse, come fatica. Se il giudizio dato dagli allievi coincide con quello dell'insegnante significa che quest'ultimo ha giustamente analizzato nella valutazione fattori oggettivi e fattori soggettivi. Le perplessità dei genitori sulla validità del voto unico che secondo loro finisce per livellare le capacità e le perplessità degli studenti perchè non li stimola attraverso una forma di emulazione la spinta ad impegnarsi maggiormente, possono essere facilmente superate attraverso un'organizzazione dello
studio e della vita scolastica diverse in cui i genitori stessi possano di persona seguire il lavoro di gruppo degli alunni e discutere con gli insegnanti i criteri e i metodi di valutazione. Infatti non solo il voto unico non modificherà l'atteggiamento e l'impegno degli studenti ma il giudizio sostenuto del dibattito sulla sua determinazione da parte delle componenti della scuola (insegnanti alunni e genitori) valorizzerà il lavoro comune di tutta la classe. Un'annotazione è necessario fare sul voto di condotta che è un retaggio della scuola gerarchica voluta
ed attuata dal regime fascista. È discutibile che si debba guidicare la buona o cattiva educazione di un soggetto in formazione come il bambino e l'adolescente; il problema resenta il ridicolo quando si da voto differenziato ai componenti di una stessa classe che insieme formano un corpo sociale di cui tutti sono parte. Il voto differenziato in questo caso non colpisce chi commette "infrazioni" ma chi è vivace non conformista, chi polemizza con gli insegnanti, chi, in fondo, vuole a scuola essere sè stesso e non quello che gli altri vogliono sia. Ugo Siciliano