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Milano 19(10)

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ANNO II - N. 11 - FEBBRAIO 1978

MENSILE DI INFORMAZIONE POLITICA E CULTURA

L. 300

in questo VERTENZA UNIDAL numero

In fabbrica* e meglio che all'università

UN QUARTIERE AL MESE

S. Leonardo: le cascine si trasformano in palazzi Pa9. 3 Il consultorio in zona 19 pag. 4 La scheda di valutazione pag. 5

La lunga vertenza dell'UNIDAL pagg. 6-7 che cos'è il gioco della zona 19 pag. 9

Ciò che più colpisce nei commenti che gli organi di informazione (televisione, radio e giornali) ci stanno fornendo al riguardo della vicenda UNIDAL è che per la quasi totalità si considera la vertenza conclusa. Dal "Corriere della Sera" del 24-1 ad esempio leggiamo "LA VERTENZA DELL'UNIDAL (Ex MOTTA e ALEMAGNA) è stata finalmente risolta". Dal "GIORNO" sempre del 24-1 "... La vicenda si è conclusa nelle prime ore del pomeriggio..." Se ciò è vero, è vero solo in parte; più corretto è dire che si conclude in questi giorni una parte della vicenda UNIDAL: quella che è iniziata il 23 settembre 1977 con la messa in liquidazione della società e con l'attuazione dell'esercizio provvisorio sino al 31 Dicembre 1977 e che vedeva nella proposta SME la formazione di una nuova società (la SIDALM) che a partire dalli Gennaio 1978 avrebbe riassunto 3747 degli 8417 occupati nella UNIDAL in liquidazione. Ponendo i restanti 4670 in un forma di cassa integrazione senza serie garanzie di futura ricollocazione, altro non era che l'anticamera dei licenziamenti che fra l'altro potevano anche rappresentare un pericoloso precedente ed un'arma in mano agli imprenditori privati per presentare a loro volta una catena di richieste di licenziamenti. I lavoratori decidevano a questo punto di intraprendere la forma più dura di lotta vale a dire "L'OCCUPAZIONE". Questa decisione, seppure dolorosa, devo dire che è stata presa da tutti con la consapevolezza che fosse la forma più consona al duro attacco padronale portato all'occupazione. Termina quindi con l'accordo raggiunto la fase di lotta rappresentata dall'occupazione ma inizia una fase meno drammatica ma non meno dura, in quanto qualitativamente qualificante della gestione dei risultati per non far vanificare i risultati e per percorrere con decisione la strada del risanamento e dello sviluppo dell'occupazione. Al di là di quelli che sono i positivi risultati legati al numero e ai diritti intrattabili di chi sarà impiegato nella nuova SIDALM o collocato in altre aziende (cifre e dati peraltro ampiamente esposti su tutti i giornali) occorre analizzare i contenuti politici di questo accordo e l'originalità della lotta sindacale svolta. Originale perchè si tratta di uno dei primi fatti concreti di ristrutturazione industriale nel quale il sindacato sia riuscito, tramite le proprie proposte, non dico a ribaltare il piano SME ma ad evitare che la logica del "prendere o lasciare", in un primo tempo confortata dall'avallo

che il governo aveva dato al piano SME, mettesse i lavoratori nella condizione di dover continuare in questa occupazione che avrebbe portato alla scadenza ormai imminente del fallimento chiesto da piccoli creditori che avrebbero rappresentato un grosso rischio non tanto per la cifra globale di indebitamento ma in quanto spinti all'istanza di fallimento dai grossi creditori. Si aggiunga a questo la grave posizione debitoria nei confronti dell'INPS e la perdita del mercato delle Colombe (per le uova la campagna è ormai quasi completamente compromessa) di difficile recupero poi negli anni a venire. Un altro punto qualificante della vertenza era il forte contenuto meridionalistico dato alle proposte sindacali e sulle quali

la vertenza si chiude con un grosso successo. Il mantenimento dei livelli occupazionali al nord con le concrete prospettive di sviluppo al sud, date dal governo, sono un contributo reale a quella politica di unificazione fra nord e sud in nome della quale molti si sono fatti tanta propaganda elettorale senza poi farne seguire i fatti. Altrettanto importante è la conquista dell'ente unico di gestione delle partecipazioni statali nel settore agroalimentare che permetta una seria programmazione degli investimenti ed uno stretto collegamento fra l'agricoltura e l'industria alimentare di prima e seconda trasformazione in modo tale che non si debba importare derrate alimentari dall'estero, sgravando sensibilmente la bilancia dei pagamenti.

Alla ricerca della verità

Per riassumere, il lato positivo di questa vertenza è che il sindacato si è posto nei confronti del piano SME in modo estremamente costruttivo allacciandosi ai temi più generali del nostro paese vale a dire: piano agricolo-alimentare, funzioni delle Partecipazioni Statali, sviluppo del Mezzogiorno. Non entriamo qui nel merito dei dati tecnici dell'accordo in quanto ampiamente illustrati dalla stampa e dalla televisione ma una cosa però ci preme di fare. Ringraziare tutti quei giornali e la RAI TV che hanno voluto darci una prova della loro solidarietà sostenendo la nostra lotta; ma vogliamo altresì denunciare il misero e squallido tentativo di voler ridurre il significato della nostra lotta da parte del "Corriere della Sera" che (segue in seconda)

Organizzata dal consiglio di zona 19 sabato 14 gennaio è stata tenuta una assemblea presso la sala parrocchiale del paese per discutere sull'incremento dei tumori e sull'eventuale rapporto con l'inceneritore di rifiuti del"A.M.N.U..


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